domenica 1 dicembre 2019

Iraq, corrispondenza...mesopotamica

Iraq, frammento di busta dagli scavi di al-Qadisiyyah
(Foto: Università di Pisa)
Dagli scavi in Iraq condotti dalle Università di Pisa e di Siena nel sito di al-Qadisiyyah, sono emersi frammenti di contenitori sottili sulla cui superficie esterna era impresso l'argomento delle missive. Con l'argilla, 4000 anni fa, dunque, non si realizzavano solo supporti per scrivere ma anche delle "buste" per inviare lettere di ogni tipo.
Dagli scavi sono emerse tre grandi porzioni di queste "buste", parte di un eccezionale ritrovamento, per quantità e stato di conservazione dei reperti. In particolare, gli archeologi hanno trovato un centinaio di frammenti con testi cuneiformi databili all'inizio del II millennio a.C. (fra cui ben otto tavolette intere o quasi) oltre ad un ricco repertorio ceramico e a più di novanta "cretule", cioè blocchetti di argilla con impronte di sigillo o corda applicate a chiusura di contenitori.
Le indagini archeologiche concluse a metà novembre hanno riguardato il sito di Tell as-Sadoum nell'Iraq centromeridionale. Il sito di 50 ettari, ad est di Najaf, su un ramo del fiume Eufrate è stato identificato con Marad, una antica città della Mesopotamia meridionale, la cui storia copre un lungo arco cronologico che va dal III al I millennio a.C.
Iraq, cretula in argilla con impronta di sigillo da al-Qadisiyyah
(Foto: Università di Pisa)
"In generale le tavolette testimoniano la ricchezza e vivacità della vita economica e amministrativa delle antiche città della Mesopotamia e ci parlano spesso di transazioni contabili, questioni amministrative e giuridiche" spiega il Dottor Anacleto D'Agostino, docente di Archeologia del Vicino Oriente all'Università di Pisa che ha coordinato il progetto. "Le tavolette inoltre potevano essere inglobate in buste; noi ne abbiamo ritrovati decine di frammenti cioè dei contenitori in strati sottili di argilla sulla cui superficie esterna era impresso l'argomento delle missive mentre l'impronta dei sigilli, con nominativi o immagini, serviva a vidimare i contenuto e ne garantiva l'autenticità".
La complessità della civiltà dell'epoca è testimoniata infatti anche dai sigilli, spesso realizzati in pietre semipreziose, di fatto dei contrassegni univoci con cui personaggi importanti e funzionari si firmavano. Le scene che vi sono intagliate riproducono vari temi e sono spesso eseguite con grande attenzione e perizia da abili artigiani.
Nelle impronte frammentarie ritrovate durante gli scavi, che datano probabilmente al III millennio a.C., ci sono ad esempio scene in miniatura che rappresentano eroi in lotta con animali selvatici ed esseri fantastici, divinità in trono, un leone che aggredisce una gazzella o capridi rampanti ed un elefante.
Gli scavi ad al-Qadisiyyah hanno interessato le fasi più antiche di un edificio templare che occupa la sommità del tell principale Bint ish-Shaikh e lo scavo di due quartieri, uno residenziale e l'altro produttivo. La vita dell'edificio, in particolare, ricostruito nel corso dl tempo, attraversa gran parte della storia dei paesi di Sumer e Accad dal III al I millennio a.C. L'edificio fu oggetto di ricostruzioni da parte dei sovrani cassiti e neobabilonesi. Nel cilindro di Nabucodonosor II (629-539 a.C.), conservato presso i Musei Vaticani, in cui vengono commemorate le attività edilizie del sovrano nella città di Marad, si riferisce anche del ritrovamento del deposito di fondazione del re accadico Naram-Sin, che fu conservato nelle nuova fondamenta del tempio insieme ai depositi di Nabucodonosor II.

Fonti:
Avvenire
Università di Pisa

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