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venerdì 26 dicembre 2025

Scozia, trovate misteriose sepolture dell'Età del Bronzo

Scozia, le urne contenenti resti umani
(Foto: bbc.com)

Recenti ricerche archeologiche hanno rivelato una misteriosa sepoltura comune nel sud della Scozia risalente a circa 3300 anni fa.
Gli scavi condotti in anni recenti hanno rivelato un tumulo dell'Età del Bronzo contenente le ossa cremate appartenenti a diverse persone, custodite in cinque urne. I resti appartenevano ad almeno otto individui, tutti posti lì in una sepoltura di massa risalente ad un periodo compreso tra il 1439 ed il 1287 a.C.
Le analisi hanno rivelato che i resti furono cremati e poi sepolti quasi immediatamente. Di solito le tradizioni dell'Età del Bronzo volevano che si lasciassero i corpi esposti per un certo periodo, com'è testimoniato in un altro scavo a Broughton, nelle Borders. Quella appena scoperta è una sepoltura riutilizzata da una comunità per un lungo periodo di tempo. Gli archeologi pensano che sia riconducibile ad un periodo di carestia che funestò la regione.

Fonte:
bbc.com 


domenica 16 marzo 2025

Scozia, rinvenuta una fibula romana in un insediamento dell'Età del Ferro

Scozia, la fibula romana in bronzo romano di Curragh
(Foto: finestresullarate.info)

Gli scavi archeologici condotti nel 2020 presso la William Grant & Sons Girvan Distillery a Curragh, in Scozia, hanno portato alla luce un insediamento fortificato risalente all'Età del Ferro. L'area si trova in una regione in cui erano già noti precedenti siti preistorici. Le indagini hanno portato alla luce tracce di un insediamento che si estende attraverso diverse epoche storiche. 
Il sito ospitava una grande abitazione circolare in legno, protetto da una solida palizzata con un ingresso monumentale. Probabilmente apparteneva ad una famiglia di agricoltori benestanti. La posizione sopraelevata e le fortificazioni suggeriscono che avesse una probabile funzione difensiva, in un periodo in cui la regione era attraversata da tensioni successive alla ritirata delle legioni romane. Uno dei ritrovamenti più insoliti riguarda una fibula in bronzo smaltato, scoperta alla base della trincea in cui erano fissati i pali della palizzata. L'oggetto, di origine romana, non mostra segni di utilizzo da parte degli abitanti locali. Probabilmente si trattava non di un ornamento personale ma piuttosto di un'offerta votiva. Gli abitanti dell'insediamento potrebbero averlo deposto infatti come atto rituale al momento della costruzione della palizzata, conferendo alla struttura un significato spirituale o propiziatorio.
La presenza della fibula romana suggerisce un'interazione, diretta o indiretta, tra i Britanni dell'Età del Ferro e il mondo romano. Nonostante l'assenza di forti romani nella zona dopo l'abbandono del Vallo Antonino del II secolo d.C., a circa due chilometri dal sito si trova un accampamento militare romano risalente al I secolo d.C. Tutto ciò suggerisce che la regione fosse già stata teatro di presenze e forse di conflitti tra i due gruppi.
Gli scavi hanno rivelato un livello di abitazione ancora più antico, datato al VII secolo a.C., quando il villaggio non era ancora fortificato. Ancora più sorprendenti sono i ritrovamenti di ceramiche risalenti al Neolitico, tra il 3700 ed il 3500 a.C., epoca in cui un grande monumento ligneo venne costruito nella stessa area.

Fonte:
finiestresullarte.info

domenica 5 novembre 2023

Scozia, giardino con...strada romana

Gran Bretagna, lo scavo che ha portato alla scoperta
della strada romana (Foto: Stirling Council)

Una strada romana di duemila anni fa è stata scoperta nel corso di uno scavo archeologico condotto in un giardino in Scozia, vicino Stirling. E' stata descritta come la strada più importante nella storia del Paese e venne costruita all'epoca del generale Giulio Agricola, nel I secolo d.C. Essa portava, si pensa, ad un guado che attraversava il fiume Forth e fu utilizzata tra il II ed il III secolo d.C.
Questo percorso sarebbe stato utilizzato dalle legioni romane che stavano per invadere il territorio scozzese al tempo degli imperatori Antonino e Severo.
Il rinvenimento della strada romana è stato effettuato durante uno scavo nel giardino di un cottage del XVII secolo, chiamato Old Cottage Inn, antica locanda per mandriani.
Questa infrastruttura avrebbe avuto un'importanza strategica nel corso della storia, perché consentiva di guadare il fiume Forth e per la vicinanza a Stirling, ex capitale della Scozia. La strada cessò di essere manutenuta dopo che i Romani lasciarono il Paese e divenne, quindi, una cavità erosa.

Fonti:
bbc.com
Tg24.sky.it

sabato 13 maggio 2023

Scozia, individuate le fondamenta di un forte romano

Ricostruzione del forte romano rinvenuto in Scozia
(da mediterraneoantico.it)

Un team di archeologi dell'Historic Environment Scotland ha scoperto le fondazioni di una fortezza romana dietro una scuola nella periferia nordovest della città di Glasgow. L'edificio è una delle 41 strutture difensive facenti parte del Vallo Antonino, ovvero un sistema di fortificazioni costituito da terrapieni e legno che correva per circa 65 chilometri attraverso la Scozia.
Il Vallo Antonino venne fatto realizzare proprio dall'imperatore Antonino Pio nel 142 d.C., per emulare e superare il predecessore Adriano. Antonino Pio fece costruire il suo sistema di forti ben 160 chilometri a nord del precedente, demarcando il confine tra Inghilterra e Scozia. Ben vent'anni dopo la sua edificazione, però, il Vallo Antonino perse importanza e solidità, tanto che i soldati dovettero retrocedere al Vallo di Adriano.
Il forte, le cui fondamenta sono state appena rinvenute, era stato citato nel 1707, ma mai trovato, neppure nelle campagne di scavo degli anni '70 e '80 del secolo scorso. Grazie alla gradiometria, una tecnica geofisica non invasiva che misura piccolissime variazioni nel campo magnetico terrestre per individuare le strutture sotterranee, gli archeologi hanno localizzato le fondazioni sepolte del forte.
La struttura si caratterizzava per la presenza di due costruzioni in legno circondate da un bastione di pietra e torba alto fino a due metri e costruito lungo il lato sud del Vallo Antonino. Il bastione aveva due torri di legno sopra le porte, una delle quali, situata a nord, serviva per il transito di persone, animali e carri attraverso il vallo. Verosimilmente 12 soldati sarebbero stati di stanza nel forte e, dopo l'abbandono di quest'ultimo, sarebbero stati sostituiti da un nuovo distaccamento di soldati proveniente da un forte romano più grande a Duntocher, a circa 1,6 chilometri ad est.

Fonte:
mediterraneoantico.it

sabato 11 giugno 2022

Scozia, scoperta una tavoletta con i nomi di alcuni Efebi

Scozia, lastra in marmo greca con incisi nomi di studenti
(Foto: Musei Nazionali di Scozia/PA/via ITV)

Esperti del Regno Unito hanno scoperto che un'antica lastra di marmo greca che aveva trascorso più di un secolo in un deposito, reca incisi i nomi degli studenti della Scuola degli Efebi, un'accademia d'élite che preparava giovani uomini ateniesi all'età adulta.
Sulla lastra è inciso un elenco di cadetti che hanno frequentato la prestigiosa scuola tra il 41 ed il 54 d.C., sotto il regno dell'imperatore Claudio. Sono incisi nomi nei quali gli studiosi non si erano mai imbattuti prima.
Probabilmente la lastra in marmo era esposta nella sede del collegio degli Efebi allo scopo di creare un senso di cameratismo tra coloro che frequentavano lo stesso programma di formazione e che dovevano sentirsi parte di un corpo scelto.
La tavoletta riporta i nomi di 31 giovani che erano riusciti a superare il rito di passaggio.

Fonte:
ekathimerini.com

giovedì 10 giugno 2021

Antichi cervi...scozzesi

Scozia, incisioni preistoriche 
(Foto: Santiago Arribas Pena /HES/PA)

Delicate rappresentazioni preistoriche di cervi adulti, ritenuti i più antichi del Regno Unito, sono stati rinvenuti in una sepoltura neolitica in Scozia.
La scoperta è avvenuta per caso a Kilmartin Glen nell'Argyll, uno dei siti neolitici e dell'Età del Bronzo del Regno Unito. Gli archeologi stimano che le incisioni abbiano un'età compresa tra i 4000 ed i 5000 anni. L'autore del ritrovamento è l'archeologo dilettante Hamish Fenton, che stava visitando la zona e stava esplorando il tumulo di Dunchraigaig, risalente all'Età del Bronzo.
Il tumulo è stato transennato per consentire ulteriori indagini e per conservare la camera funeraria. La Dottoressa Tertia Barnett, principale responsabile della ricerca, ha affermato che quelle ritrovate sono le prime rappresentazioni su pietra di animali preistorici rinvenute in Scozia. Il loro stile figurativo contraddice l'assunto che l'arte rupestre britannica di questo periodo fosse principalmente geometrica.

Fonte:
theguardian.com

domenica 8 luglio 2018

Memorie di Vindolanda, trovata una mano in bronzo di Giove Dolicheno

Scozia, la mano in bronzo di Giove Dolicheno
trovata a Vindolanda
(Foto: Vindolanda Trust)
Gli archeologi hanno scoperto un'antico reperto romano, chiamato "mano di Dio", ma la storia che questo particolare reperto racconta è tutt'altro che celeste. La mano è stata rinvenuta nei pressi del Vallo di Adriano ed è di 2,3 chili di peso. Il materiale in cui è forgiata è il bronzo massiccio. Fu quasi certamente il dono ad una divinità militare che doveva dare ai Romani una grande vittoria prima di un'operazione militare.
Per quanto riguarda quest'ultima, si pensa sia l'invasione romana della Scozia, condotta tra il 209 e il 210 d.C., uno degli eventi più sanguinosi della storia britannica che portò all'uccisione di migliaia di persone appartenenti alle tribù dell'attuale Scozia. I Romani sostenevano che i capi nativi avevano infranto un accordo di pace e li consideravano, pertanto, dei ribelli. E' probabile che la mano di bronzo, un oggetto sacro, sia stata sepolta da un comandante romano che aveva preso parte al conflitto.
Per descrivere la rabbia che i Romani provavano, Cassio Dione pone in bocca all'imperatore romano dell'epoca, Settimio Severo, un discorso particolarmente raccapricciante preso in prestito dall'Iliade: "Non ci accingiamo a lasciar vivo nemmeno un bambino nel grembo della madre, nessuno di loro deve sopravvivere. Tutto il popolo deve essere sterminato, nessuno deve rimanere a versare una lacrima per loro, non devono lasciare traccia". Anche se quasi certamente l'imperatore non pronunciò mai queste parole, esse restituiscono la dimensione violenta e vendicativa con cui agirono le truppe romane.
Moneta romana con ritratto di Settimio Severo trovata a Vindolanda
(Foto: Vindolanda Trust)
La mano in bronzo era stata depositata in una zona paludosa, ritualmente significativa, adiacente ad uno dei forti romani di Vindolanda. E' stata associata ad una divinità di origine mediorientale, Giove Dolicheno, originariamente una versione locale siriana di Giove, signore degli dèi. Giove Dolicheno era particolarmente venerato dai militari romani. La mano in bronzo veniva spesso posta sulla cima di un palo ed utilizzata per benedire o santificare i seguaci del durante i rituali religiosi all'interno dei templi a lui dedicati. I militari che occupavano i forti di Vindolanda erano di origine gallica ed erano prevalentemente militari di fanteria ausiliaria e cavalleria. Erano comandati da un ufficiale benestante di origine borghese, Sulpicius Pudens, che da quanto si conosce era particolarmente devoto a Giove Dolicheno, al quale dedicò due altari all'interno del tempio del forte di Vindolanda, nei pressi di una sorgente di zolfo.
Settimio Severo morì prima che il conflitto fosse completamente risolto ed i suoi successori mostrarono poco interesse per la Gran Bretagna. La mano di bronzo sarà in mostra permanente nel Museo di Vindolanda.

Fonte:
independent.co.uk

mercoledì 4 aprile 2018

Gran Bretagna, la passeggiata del dinosauro...

Isola di Skye, una delle impronte di dinosauro trovate
(Foto: repubblica.it/scienze)
Le impronte di un dinosauro di 170 milioni di anni fa sono state scoperte sull'isola di Skye, una delle Ebridi, vicina alla costa della Scozia, alla quale è collegata da un ponte. Non è la prima volta che su Skye vengono trovate tracce di dinosauri: una precedente scoperta, nel 2015, ne aveva individuate decine. Ma appartenevano tutte alla specie dei sauropodi, corrispondenti all'immagine classica del dinosauro: enormi bestioni dal collo lungo, con la testa piccola e una coda lunghissima, esclusivamente erbivori.
Le nuove impronte rivelano, invece, la presenza di un carnivoro appartenente ai teropodi, di dimensioni più piccole rispetto ai sauropodi, capace di camminare su due gambe, con caratteristiche zampe a tre dita e fauci acuminate e potente. Un cugino, se così si può dire, e un antenato del feroce Tirannosauro Rex che alimenta tante fantasie del cinema.
Naturalmente la presenza di questi giganti su Skye non deve far pensare che scorrazzassero nel territorio destinato a diventare la Scozia, parte della Gran Bretagna. Nel Giurassico medio, il periodo in cui viene collocata la loro era, l'odierna isoletta faceva parte di Pangea, il super continente che includeva tutte le terre emerse del nostro pianesta e che cominciava allora a spezzarsi e separarsi. Skye era allora una più piccola isola subtropicale, molto più vicina all'equatore, costellata di spiagge, fiumi e lagune.
"Un paradiso subtropicale, più simile alla Florida o alla Spagna d'oggi che al Regno Unito attuale", afferma il Professor Stephen Brusatte, paleontologo dell'Università di Edimburgo che ha annunciato la scoperta con un articolo sullo Scottish Journal of Geology. Le impronte sono affiorate durante una bassa marea, quando il mare si è ritirato dalle rocce che ricoprono la fascia costiera dell'isola: probabilmente il dinosauro aveva i piedi nell'acqua. E a fare la scoperta, rivela il Professore, è stato uno degli studenti che lo accompagnavano nella missione esplorativa. Alcune delle impronte sono grandi come la ruota di un'auto.

Fonte:
repubblica.it/scienze

sabato 13 gennaio 2018

Antiche fortezze scozzesi

I resti dell'antica casa-fortezza trovata nei boschi scozzesi
(Foto: heraldscotland.com)
In Scozia gli archeologi stanno effettuando ricerche e scavi su alcune rovine che si ritiene appartengano all'Età del Ferro, 2400 anni fa. Si pensa che si tratti di una fortezza o della residenza di un capo locale.
Il sito è conosciuto grazie ad indagini aeree risalenti al 1940, ma è stato a lungo dimenticato, finquando dei taglialegna lo hanno riscoperto durante lavori di ripulitura del terreno. Ora gli archeologi stanno operando per svelare il mistero che avvolge la struttura, che sembra essere stata distrutta da un violento incendio per ben due volte e per due volte ricostruita, per poi essere definitivamente abbandonata.
Una macina per granaglie trovata nei pressi delle rovine
scozzesi (Foto: heraldscotland.com)
La totale mancanza di manufatti fa pensare che questa struttura sia stata utilizzata dai primi abitanti della Scozia come rifugio durante i periodi di conflitti interni. Le rovine si trovano su una collina conosciuta come Comar Wood a Strathglass, non lontano da Inverness. Il luogo è stato parzialmente deforestato per poter mettere bene in luce i resti di questa sorta di fortezza-abitazione, emersi insieme ad altre quattro strutture e ad un grande muro difensivo.
Si pensa che la struttura sia stata in uso per 600 anni, in un momento storico in cui la Scozia era sostanzialmente una società tribale, con comunità sparse su tutto il territorio. La dimora sorge a guardia di una fertile vallata e probabilmente era inizialmente adibita a residenza di un capo locale. In seguito, dopo essere stata conquistata da una tribù limitrofa, è stata adibita a fortezza e come tale riadattata con mura difensive.
Gli archeologi hanno rintracciato segni di lavorazione dei metalli e pietre per la macinazione delle granaglie. Poco rimane per dare una fisionomia storica a chi ha abitato un tempo questo edificio e la mancanza di tracce di legno fa pensare che la struttura sia stata utilizzata di rado.

Fonte:
heraldscotland.com

domenica 23 ottobre 2016

Il cavaliere del Castello di Stirling

Ricostruzione del volto dell'uomo sepolto sotto il Castello di Stirling
(Foto: dailymail.co.uk)
Nel 1997 una cripta piena di scheletri venne riportata alla luce durante gli scavi nel Castello di Stirling, in Scozia. Quello che si riteneva, un tempo, essere le cucine del governatore si è rivelata essere la cappella di palazzo, ritenuta perduta, costruita nei primi anni del 1100. La piccola cappella, dedicata a San Michele, cadde in disuso dopo che venne costruita, da Giacomo IV, la grande cappella reale forse per fare penitenza in occasione della morte del padre.
La cripta conteneva gli scheletri di almeno sei maschi, una femmina e due bambini che avevano ricevuto tutti una sepoltura cristiana. Nel medioevo, quando la vita era piuttosto difficile a causa delle guerre che infuriavano tra Scozia e Inghilterra, solo i membri della nobiltà potevano aspirare ad una sepoltura cristiana all'interno di una cripta. Malgrado il passare dei secoli, gli archeologi sono fiduciosi nella possibilità di identificare almeno uno dei defunti, quello al quale apparteneva lo scheletro meglio conservato e più robusto.
La Dottoressa Jo Buckberry, dell'Università di Bradford
esamina i resti dello scheletro femminile rinvenuto accanto
allo scheletro del cavaliere (Foto:dailymail.co.uk)
La squadra di archeologi, guidata dalla Professoressa Sue Black, sta cercando informazioni dalle ossa, al fine di ricostruire l'identità del defunto, che aveva una corporatura simile ad un giocatore di rugby. L'uomo apparteneva sicuramente alla nobiltà ed era alto circa 1,70 metri. Aveva un fisico robusto e alcune scanalature profonde sulle ossa della spalla suggeriscono che doveva aver sviluppato in modo particolare la muscolatura.
La professoressa Sue Black, basandosi sullo stato sociale del defunto e la sua corporatura, ha concluso che l'uomo era, probabilmente, un cavaliere. La formazione del figlio di un nobile dell'epoca cominciava intorno all'età di 15 anni. A quest'età il giovane doveva indossare armature pesanti e brandire spade e scudi. Ulteriori prove rilevate sullo scheletro hanno rilevato che l'uomo trascorreva molto tempo a cavallo. Mentre la parte superiore dello scheletro, specialmente la schiena e le spalle, erano piuttosto sviluppate, la parte inferiore dello scheletro non sembra essere particolarmente forte. Il fatto che si trattasse di un cavaliere è ulteriormente comprovato da segni di traumi ripetuti ai malleoli.
Lo scheletro del cavaliere mostra, inoltre, segni di gravi ferite nella parte anteriore del cranio, dove venne colpito, molto probabilmente, da un'ascia o una spada. Questo colpo non lo uccise ma gli procurò sicuramente un grave trauma cranico. I ricercatori pensano che ad uccidere l'uomo fu, piuttosto, una freccia.
Il Castello di Stirling (Foto: dun_deagh, Flickr)
Una delle sfide più interessanti per gli archeologi era quella di scoprire se l'uomo fosse scozzese o inglese. La datazione al radiocarbonio fissa l'esistenza dell'uomo al 1290-1350 circa. All'interno di questo limitato range temporale, il Castello di Stirling, che si trova al confine tra la Scozia e l'Inghilterra, cambiò di mano diverse volte. Inoltre forze francesi appoggiavano gli scozzesi contro gli inglesi. Le analisi mineralogiche sui denti e le ossa hanno rivelato una dieta basata sul consumo di una grande quantità di pesce salato. Il pesce conservato era l'alimentazione principale delle truppe inglesi lontane da casa.
Un'ulteriore analisi  suggerisce che l'uomo di cui si stanno studiando le ossa è cresciuto in una regione del sud dell'Inghilterra o della Francia occidentale. Gli storici escludono che l'uomo fosse francese, poiché le truppe francesi non si trovavano vicino il Castello di Stirling, all'epoca. Quindi l'uomo doveva essere un cavaliere inglese, ucciso da una freccia scozzese mentre le truppe inglesi occupavano il castello.
Le prove trovate nel castello indicano che quest'ultimo era occupato, all'epoca della morte dell'uomo, da un Sir John de Stricheley, signore di Buckinghamshire, membro anziano della guarnigione del castello, morto nel 1341. Probabilmente è questa l'identità del misterioso scheletro scoperto nel Castello di Stirling. Ora i ricercatori cercano una conferma a questa ipotesi.
Accanto allo scheletro del cavaliere, morto all'età di circa venti anni, è stato rinvenuto quello di una donna, uccisa da un colpo di mazza alla testa. L'identità di questa donna non potrà mai essere scoperta, dal momento che, all'epoca della sua morte, le donne non erano ritenute così importanti da registrarne l'identità.

Fonti:
ancient-origins.net
bbc.com
dailymail.co.uk

giovedì 1 settembre 2016

Ritrovato, in Scozia, il castello di Dun

Particolari degli scavi che hanno permesso di rintracciare l'antico castello
di Dun (Foto: brechinadvertister.co.uk)
Scavi archeologici hanno scoperto a Dun, in Scozia, i resti di quello che si pensa essere un castello del XIV secolo. La baronia di Dun fu acquistata da Sir Robert Erskine di Erskine Renfrewshire nel XIV secolo, il castello venne ricostruito con una cappella dedicata alla Vergine Maria.
Recenti lavori di riparazione che hanno interessato il Mausoleo di famiglia degli Erskine hanno rivelato le fondamenta della cappella. Ora uno scavo condotto dal National Trust nella persona dell'archeologo Dottor Daniel Rhodes, ha individuato la posizione dell'antico castello. La costruzione era, con tutta probabilità, una casa torre circondata da una cortina muraria ed edifici annessi.
Analisi dettagliate del Mausoleo degli Erskine hanno rivelato che dell'edificio faceva originariamente parte una cappella, alla fine del 1300, che si trovava probabilmente a ovest dell'antico castello di Dun. Dopo un'indagine geofisica della località di scavo, è stata rintracciata la posizione del castello medioevale e si spera che presto altri lavori possano contribuire a rivelare più particolari sulla storia del luogo.
John Erskine, V lord di Dun, fu un personaggio molto attivo nel campo della riforma e si pensa che John Knox abbia soggiornato nel castello quando predicava nella cappella di Dun nel 1555. Il castello è stato distrutto durante la guerra civile del 1644 e si diceva che al suo posto fosse stata costruita un'altra tenuta. Sono ancora visibili i resti di un arco all'interno del giardino murato posto ad ovest.

Fonte:
brechinadvertiser.co.uk

sabato 20 agosto 2016

L'isola di Iona prima di San Colomba

Il monastero sull'isola di Iona (Foto: pressandjournal.co.uk)
E' stato uno dei centri del monachesimo gaelico per quattro secoli e la casa di San Colomba, ma ora è stato scoperto che in passato qui vi era un villaggio preistorico. Si tratta di un luogo sull'isola di Iona, in Scozia. Sono tornati alla luce ceramiche, pietre focaie ed altri materiali preistorici che potrebbero retrodatare la storia dell'isola di più 2500 anni.
Gli oggetti rinvenuti, molto più antichi dell'epoca di San Colomba (563 d.C.), sono emersi durante gli scavi per ingrandire l'edificio scolastico dell'isola. L'isola di Iona è prevalentemente nota per il monastero fondato dal monaco Colomba, in gaelico irlandese Colm Cille, "colomba della Chiesa", che era stato esiliato dalla natìa Irlanda.
Un gruppo di archeologi hanno individuato due diversi tipi di costruzione al di sopra dei resti del villaggio originale e una sorta di recinzione prima d'ora sconosciuta, vicino la scuola. Proprio questo muro difensivo potrebbe riscrivere la storia dell'isola, retrodatandola nel tempo. Alcuni dei resti risalgono al VII-VIII secolo d.C. e sono quanto rimane di un terrapieno e di un fossato che appartengono, con tutta probabilità, al confine del monastero, mentre i terreni sottostanti recano tracce evidenti della tarda Età del Bronzo o dell'Età del Ferro.

Fonte:
The Press and Journal

martedì 16 agosto 2016

Ava dei Beaker

Il cranio e la ricostruzione delle fattezze di Ava
Un gruppo di archeologi ed esperti forensi delle Highlands scozzesi ha ricostruito il volto di una giovane donna morta circa 3700 anni fa, in piena Età del Bronzo. Chiamata Ava, abbreviazione di Achavanich, il sito megalitico dove sono state trovate le ossa, si pensa sia appartenuta alla Cultura Beaker, nota per la lavorazione dei metalli e della ceramica con uno stile molto particolare.
I resti di Ava sono stati rinvenuti nel 1987, quando un gruppo di ricercatori trovò il cranio e altre ossa in un pozzo scavato nella roccia, insieme ad un bicchiere e altri manufatti. Secondo Maya Hoole, a capo della ricerca, il ritrovamento è molto particolare, perché i Beaker seppellivano i loro morti nel terreno, dove poi impilavano delle rocce dando origine a tumuli che vengono chiamati cairn. Spiega Hoole che "la stranezza sta nel fatto che per scavare la tomba direttamente nella roccia ci volle di sicuro molto tempo: è difficile che l'abbiano fatto dopo la morte della donna. Forse sapevano che stava lentamente morendo..."
La ricostruzione di Ava è stata realizzata da Hew Morrison, che ha superato non poche difficoltà, per esempio perché al cranio mancava la mandibola. Per definire le dimensioni delle labbra si è basato sul volume dei denti, e dalle labbra è poi risalito allo spessore dei tessuti facciali. Ava, quando morì, doveva avere un'età compresa tra i 18 e i 22 anni ed essere alta 1,67 metri, più o meno come una donna moderna.
Nulla si è potuto dire sulle cause della morte, ma c'è un elemento che colpito i ricercatori: la forma del cranio. E' noto che molti Beader soffrivano di brachicefalia, ossia avevano un cranio piuttosto piccolo e rotondo, ma quello di Ava esce da ogni canone, con la parte superiore e posteriore completamente piatte, tant'è che si pensa che sia stato deliberatamente modificato post mortem da chi la seppellì. Ma perché lo fecero, se lo fecero, è un mistero: forse si tratta di una pratica inusuale tra i Beaker, ancora da decifrare.

Fonte:
Focus.it

sabato 16 luglio 2016

Antico palazzo anglosassone individuato in Scozia

Gli scavi di Aberlady e le fondazioni di un grande edificio di
epoca anglosassone (Foto: East Lothian Courier)
Gli archeologi hanno portato alla luce parte delle strutture di quel che credono essere il più grande edificio anglosassone finora trovato in Scozia. Le fondamenta di quello che potrebbe essere stato un monastero oppure una sorta di palazzo reale, risalgono a 1200 anni fa e sono stati scoperti ad Aberlady.
L'analisi di un osso di animale trovato nei pressi hanno confermato la datazione del complesso ad un periodo compreso tra il VII e il IX secolo d.C.. La struttura, all'origine, doveva essere di 40 x 20 metri. Lo scavo è avvenuto tra aprile e maggio a cura della AOC Archaeology Group con l'aiuto della locale comunità. L'obiettivo fissato era quello di scoprire i resti di un'antica sala in legno anglosassone, dopo che era stata rinvenuta una grande concentrazione di oggetti metallici della stessa epoca.
Aberlady si trovava su un percorso di pellegrinaggio tra Iona e Holy Island e la conferma è arrivata anche dal ritrovamento di un frammento di croce dell'VIII secolo. Lo scavo attuale ha portato ad individuare una grande struttura con fondazioni di pietra di un muro lungo il lato corto.
Durante gli scavi è stata anche individuata un'area pavimentata, probabilmente posta all'aperto, in cui vi è una sorta di fossa. questa potrebbe essere la base in cui veniva inserita una croce di VIII secolo, la Croce di Northumbria, la cui ricostruzione si trova nel Memorial Garden di Aberlady.

Fonte:
East Lothian Courier

lunedì 6 aprile 2015

Padre e figlio deposti insieme a Linlithgow, Scozia

La sepoltura di padre e figlio ritrovata in Galles
(Foto: Past Horizons)
I resti di un padre e di un figlio sepolti insieme duemila anni fa, sono stati rinvenuti di recente a Linlithgow, in Scozia. Gli archeologi hanno appurato, dall'analisi della sepoltura, che i due erano ricchi tessitori.
I resti ossei appartengono ad un uomo di circa 40 anni di età e a suo figlio di circa 20 anni, morti in momenti diversi ma deposti nella stessa sepoltura, una cista in pietra trovata nei pressi dell'attuale House of the Binns, dove è sito il Consorzio Nazionale Scozzese. Da una prima analisi delle ossa si è accertato che il padre morì in un periodo compreso tra il 92 a.C. e il 65 d.C., mentre il figlio morì tra il 44 a.C. e il 79 d.C.. Entrambi gli uomini erano alti circa 165 centimetri ed avevano la medesima malformazione: i piedi rivolti verso l'interno a causa di un attacco difettoso del muscolo della coscia che li faceva camminare con le dita dei piedi rivolte le une verso le altre.
I resti della donna ritrovati sotto la chiesa di S. Maria a Nefyn
(Foto: CR Archaeology)
Lo scheletro più anziano presenta una consistente usura dentale, comune anche al più giovane. Non vi sono segni di malattie, sulle ossa. L'uomo più anziano aveva una spilla ovale in ferro sul petto e sono state trovate anche tracce del suo abito, un ritrovamento estremamente raro.
Il terreno intorno alla House of the Binns è stato abitato per diversi secoli a partire dal XVII secolo. Una leggenda locale vuole che qui sorgesse, un tempo, una fortezza. Al momento sono in corso degli scavi archeologici. La House of the Binns risale al XVI secolo. Per 400 anni fu la dimora della famiglia Dalyell. Thomas Dalyell, mercante di Edimburgo, costruì la canonica nel 1612 e fece affari d'oro alla corte del re Giacomo VI.
Sepolture dell'Età del Ferro, come quelle ritrovate recentemente, sono piuttosto rare in Scozia ma anche altrove, nel Regno Unito. Gli archeologi hanno ritrovato, sotto la chiesa di Santa Maria, che attualmente ospita il Llyn Maritime Museum di Nefyn a Gwennyd, lo scheletro di una donna morta a 60 anni di età. Anche costei era sepolta, come i due uomini, in una cista in pietra.

mercoledì 11 febbraio 2015

Isole Orcadi, scoperti i resti di un bambino di 4000 anni fa

Su un'isola di Orcadi, arcipelago Scozzese, gli archeologi stanno procedendo allo scavo e al recupero dello scheletro di un bambino.
Si ritiene che la sepoltura dell'infante possa risalire a 4000 anni fa. E' stata scoperta a Sanday, dopo alcuni giorni di tempeste ed alte maree che ne hanno flagellato il litorale.
Si pensa che lo scheletro appartenga ad un bambino di età compresa tra i 10 ed i 12 anni.
Il ritrovamento dello scheletro del bambino effettuato su un'isola delle Orcadi (Foto: Roderick Thorne)

domenica 19 ottobre 2014

Un tesoro vichingo ritrovato in Scozia

Uno degli oggetti facenti parte del tesoro vichingo
(Foto: Churchofscotland.org.uk)
Quello che si ritiene essere il più grande tesoro vichingo ritrovato al giorno d'oggi è stato scoperto sul terreno di proprietà della Chiesa in Scozia. L'autore del ritrovamento è un ricercatore dilettante munito di metal detector, Derek McLennan. Alcuni dei reperti facenti parte del tesoro sono un unicum e sono ora sotto custodia.
La croce facente parte del tesoro vichingo
(Foto: Churchofscotland.org.uk)
Tra gli oggetti spicca una croce cristiana del IX o X secolo, in argento massiccio smaltato con decorazioni che gli esperti ritengono piuttosto insolite. Con la croce vi sono decine di anelli da braccio in argento e lingotti, alcuni dei quali di 60 centimetri, una pentola d'argento di età carolingia con il suo coperchio.
Gli archeologi ritengono si tratti del frutto di una razzia vichinga. Al momento gli oggetti sono ancora sottoposti ad esami per confermarne la datazione e l'uso.
La pentola ritrovata in Scozia
(Foto: Churchofscotland.org.uk)

sabato 20 settembre 2014

Romani di Scozia

Punta di giavellotto scoperta nel forte romano in Scozia
(Foto: Guard Archaeology)
Ricerche archeologiche effettuate vicino Dumfries, in Scozia, hanno riportato alla luce reperti relativi all'occupazione della Scozia da parte dell'esercito Romano.
Tra le scoperte vi sono una punta di giavellotto in ferro, ceramiche e frammenti di piastrelle di Samo. Il ritrovamento è avvenuto a Wellington Bridge. Tutti i reperti sono stati datati a più di 1850 anni fa e vanno ad aggiungersi ad altre prove della presenza romana, individuate nel 1939 durante uno scavo.
Nel luogo di questi ritrovamenti sorgeva il forte romano di Carzield, costruito intorno al II secolo d.C.. Il forte era dotato di tabernae e di ogni altra comodità per chi vi viveva. La punta di giavellotto di ferro ritrovata durante la campagna di scavo di quest'anno conserva ancora parte della sua immanicatura in legno. I frammenti di ceramica proveniente da Samo attraverso la Gallia romana, recuperati dagli archeologi, sembrano indicare che una parte dei soldati, forse gli ufficiali solamente, avevano a loro disposizione del vasellame piuttosto pregiato.
Frammenti di tegole indicano anche la presenza di un balneum fornito di un qualche tipo di sistema di riscaldamento centralizzato. Gli archeologi affermano che le forniture alimentari del forte non venivano requisite alla popolazione locale, ma erano fornite direttamente dalle provincie romane del sud della Scozia. In effetti uno dei forti romani che sorge pochi chilometri ad est di Carzield venne chiamato dai Romani Blatobulgium, vale a dire "sacco di farina". Il forte aveva ben tre granai che indicano il suo utilizzo come deposito di approvvigionamento per le altre fortezze romane della regione.

venerdì 11 aprile 2014

Preistoria scozzese

Un esempio degli oggetti ritrovati in Scozia
(Foto: Historic Scotland)
Oltre 5.000 manufatti in selce sono stati recuperati in un campo ad Howburn, in Scozia, nel South Lanarkshire, nel 2005. Studi successivi hanno datato il loro utilizzo a 14.000 anni fa. Prima di questo ritrovamento la più antica testimonianza della presenza umana in Scozia risaliva a 13.000 anni fa e proveniva da una grotta, oramai distrutta, di Argyll.
Gli strumenti in selce ritrovati in Scozia sono molto simili ad analoghi strumenti ritrovati nella Germania settentrionale e in Danimarca meridionale, risalenti allo stesso periodo. I risultati definitivi dello studio dei reperti saranno pubblicati il prossimo anno.
I cacciatori che hanno lasciato per i posteri questi oggetti in selce arrivarono in Scozia probabilmente al seguito delle mandrie di cavalli selvaggi e renne, che si riversarono nel Paese a seguito di un miglioramento delle condizioni climatiche. Condizioni che peggiorarono, però, 13.000 anni fa.

domenica 23 febbraio 2014

Tracce di un antico assassinio in Scozia

Lo scheletro trovato in Scozia (Foto: Addyman Archaeology)
Lo scheletro di un giovane uomo vissuto tra il XII e il XIII secolo è stato scoperto durante uno scavo archeologico in Scozia. Il giovane è stato pugnalato a morte.
L'esame dello scheletro ha permesso di accertare che sono state quattro le pugnalate mortali, tutte alla schiena: due pugnalate sono state inferte alla spalla sinistra e due alla costole. Lo scavo, oltre a riportare alla luce lo scheletro della giovane vittima, ha permesso di accertare la presenza, nel North Berwick, luogo del ritrovamento, la presenza dei resti di un'antica comunità, rappresentati da strumenti in pietra, oggetti in piombo e ceramica, ossa di foche macellate, pesci ed uccelli marini.
Il giovane di cui è stato ritrovato lo scheletro aveva, all'età della morte, all'incirca 20 anni e presentava un'usura ad una spalla, compatibile con l'utilizzo dell'arco. Gli archeologi, che hanno ritrovato altre sepolture in loco, pensano che il giovane sia stato ucciso con un pugnale avente la sezione a forma di losanga simmetrica, con i bordi molto taglienti, di almeno 70 millimetri di lunghezza. Si trattava, forse, di un'arma utilizzata soprattutto dai soldati e questo si combina perfettamente con la precisione delle coltellate inflitte alla vittima.

Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...