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mercoledì 4 febbraio 2026

Francia, scoperto un insediamento gallo-romano ed una necropoli

Francia una delle sepolture della necropoli di
Annay-sous-Lens (Foto: ilgiornaledellarte.com)

Nel nord della Francia, un'équipe di archeologi intenti in uno scavo di archeologia preventiva in un quartiere della cittadina di Annay-sous-Lens, nella regione Hauts-de-France, ha ritrovato, su una superficie di 9.500 metri quadrati circa, un insediamento rurale di epoca gallo-romana, risalente all'inizio del I secolo d.C., nonché un'antica necropoli composta da 38 sepolture. Gli scavi hanno riportato alla luce anche vari resti della Prima Guerra Mondiale.
Una delle scoperte più importanti è quella di una strada gallo-romana lunga 155 metri. Il tratto viario risalirebbe all'inizio del I secolo d.C. e sarebbe stato perpendicolare alla grande via antica che collegava Lens a Tournai. La strada presupporrebbe una via secondaria, utilizzata per collegare le abitazioni locali alla strada principale. I ricercatori hanno rinvenuto diversi strati di battuto. Nella vicinanze della strada, gli scavi hanno anche portato alla luce fosse e fossati relativi ad appezzamenti agricoli. La loro funzione esatta rimane difficile da determinare, anche perché, purtroppo, questi resti sono in cattivo stato di conservazione.
Ad est del tracciato gli archeologi hanno scoperto un'antica necropoli comprendente 38 sepolture. La maggior parte delle tombe risalirebbe al I secolo d.C. e sarebbe in ottimo stato di conservazione. Tra queste strutture, 35 sono state classificate come depositi secondari di cremazione, due come roghi funerari ed una come sepoltura. In quest'ultima il defunto è stato sepolto in posizione supina in una fossa quadrangolare lunga 2,65 metri e larga 1,40. Dei chiodi indicano la presenza di una bara, intorno alla quale sono stati deposti un vaso ed un paio di scarpe. Questa tomba è stata datata tra il III ed il IV secolo d.C. e si trova lontano dalla necropoli.

Fonte:
ilgiornaledellarte.com


domenica 3 agosto 2025

Francia, scoperta una cattedrale ed un battistero paleocristiani

Francia, scoperto un battistero paleocristiano a Vence
(Foto: F. Blanc Garidel)

A Vence, nel dipartimento delle Alpi Marittime in Provenza, gli scavi archeologici iniziati quest'anno continuano a riservare sorprese. Dopo l'individuazione delle strutture di una cattedrale paleocristiana del V secolo, gli archeologi hanno recentemente riportato alla luce un battistero risalente allo stesso periodo, situato all'esterno dell'edificio di culto.
Le indagini archeologiche sono condotte dal Servizio Archeologico della Metropoli Nizza Costa Azzurra, nell'ambito di alcuni lavori relativi all'edificazione di centri commerciali nel centro della città.
Le strutture emerse hanno un notevole valore dal punto di vista architettonico e sono in buono stato di conservazione. Il battistero, rinvenuto a pochi metri dalla cattedrale paleocristiana, presenta una vasca battesimale destinata ai riti d'iniziazione cristiana.
Accanto al battistero sono state rinvenute una trentina di sepolture, in parte all'interno della cattedrale, che erano destinate ai defunti di alto rango, probabilmente dignitari ecclesiastici oppure nobili laici. Tra i resti ossei sono stati identificati quelli di tre bambini sepolti anch'essi in prossimità dell'edificio di culto.
Si attendono, ora, i risultati delle analisi isotopiche in corso che potranno stabilire con maggior precisione l'età, il sesso e, forse, anche alcuni tratti biografici dei defunti.
La struttura originaria venne abbattuta in occasione della cattedrale attuale, risalente al IX secolo. All'interno dell'antica navata sono stati individuati due stampi per campane risalenti ad una fase successiva all'abbandono dell'edificio paleocristiano.

Fonte:
finestresullarte.info

sabato 12 aprile 2025

Francia, libri avvolti in pelle di foca

Francia, il libro medioevale avvolto in pelle di foca
(Foto: E. Lévèque)

Decine di rari volumi ricoperti di pelle, provenienti dai monasteri francesi del XII e XIII secolo, sono avvolti in pelli di foca che potrebbero provenire dalla Groenlandia.
I ricercatori pensano che venissero utilizzati non solo materiali di provenienza locale, ma che si attingesse ad una vasta rete commerciale.
I libri provengono dall'Abbazia di Clairvaux, fondata nel 115 d.C. dai monaci cistercensi nel nord della Francia e dai monasteri ad essa collegati. Alcuni tomi hanno quasi 900 anni. Dapprincipio si pensava che i libri fossero avvolti in pelle di cinghiale.
L'esame di specialisti ha permesso di accertare che le coperture primarie erano fatte di pelle di pecora, ma, confrontando le proteine dei campioni del rivestimento con proteine animali, si è scoperto che le pelli che avvolgevano i libri appartenevano a foche. Quattro delle copertine esaminate erano geneticamente simili alle foche comuni di Scandinavia, Danimarca e Scozia, mentre la quinta copertina è geneticamente simile alla pelle delle foche della Groenlandia o dell'Islanda.
I cacciatori norreni di quelle regioni potrebbero aver catturato le foche ed aver portato le loro pelli nel nord della Francia attraverso le rotte commerciali.
L'uso della pelle di foca sulle copertine dei manoscritti non era del tutto sconosciuto in Scandinavia ed Irlanda. Tuttavia, la sua diffusa presenza nei monasteri francesi dell'entroterra ha colto di sorpresa i ricercatori. Si riteneva che le copertine, tradizionalmente considerate di materiali locali come cinghiale o cervo, riflettessero la disponibilità regionale, ma questa scoperta ha rivoluzionato la storia del commercio medioevale. Tutti i libri rilegati in pelle di foca, affermano i ricercatori, provenivano da abbazie situate lungo corridoi commerciali medioevali.
Lo studio, in definitiva, mette in discussione ipotesi consolidate sulla produzione di manoscritti medioevali, evidenziando il legame dei monasteri con una rete economica di vasta portata che si estendeva dall'Artico all'Europa centrale.

Fonti:
sciencenews.or
iltempionews.com

sabato 5 aprile 2025

Francia, forse scoperto il canale fatto costruire da Caio Mario

Busto di Gaio Mario
(Foto: wikipedia.it)

Gli archeologi francesi hanno dichiarato di essere sulle tracce di una delle più importanti opere architettoniche-militari della storia antica, realizzata dal console romano Gaio Mario durante la guerra contro i Cimbri e i Teutoni.
Mario è stato sicuramente uno dei comandanti più importanti e influenti della storia antica, oltre ad essere stato uno dei due principali contendenti della prima guerra civile romana (l'altro contendente era Lucio Cornelio Silla) e zio del più famoso comandante romano della storia, Giulio Cesare.
Mario oggi è ricordato principalmente per aver riformato completamente l'esercito romano, consentendo a tutti i cittadini romani di entrare a far parte delle truppe al di là del loro censo e della loro condizione economica. Egli fu però anche colui che difese la Repubblica dall'invasione dei popoli germanici, nel 104 a.C., scegliendo di affrontare l'esercito nemico nell'allora Gallia transalpina.
Per fare questo fece costruire alcune opere idrauliche, tra le quali un famoso canale a lui dedicato nel delta del Rodano, che aveva lo scopo di supportare gli sforzi bellici e rifornire il fronte di truppe fresche.
Questo è lo stesso canale a cui stanno dando la caccia gli archeologi francesi coordinati da Joé Juncker, docente dell'Università di Strasburgo. Secondo le testimonianze romane, questo canale venne usato almeno fino alla seconda metà del I secolo d.C. Gli archeologi avrebbero trovato tracce del canale nei pressi delle paludi di Vigueirat, a sud di Arles, dove un decennio fa sono state trovate delle ceramiche antiche, alcuni ciottoli e un paio di pali di legno.

Fonte:
tech.everyeye.it

domenica 21 aprile 2024

Antichi rituali di sacrifici umani: l'incaprettamento femminile

Francia, le sepolture neolitiche rinvenute in grotta
(Foto: stilearte.it)

Uno studio, pubblicato da Science advances, ha portato alla luce un fenomeno inquietante nell'Europa neolitica: più di una dozzina di omicidi rituali di donne, sacrificate secondo un rituale apparentemente legato alle pratiche agricole del tempo.
Il sacrificio delle vittime tramite "incaprettamento" costituiva una pratica frequente nelle regioni dell'Europa neolitica. Il rituale consisteva nel legare il collo delle vittime alle loro gambe piegate dietro la schiena, causandone l'asfissia. Un metodo che faceva della vittima il carnefice di se stessa.
L'indagine che ha portato a questa scoperta ha avuto inizio con lo studio di un'antica sepoltura scoperta a Saint-Paul-Trois-Chateaux, nel sud della Francia, più di venti anni fa. Le due donne sepolte in quel luogo circa 5500 anni fa, sono state ritrovate in una struttura a sezione circolare simile ad un silo, suggerendo una connessione simbolica con le pratiche agricole dell'epoca. Secondo gli studiosi, le donne erano state incaprettate, così da causare l'asfissia, suggerendo che almeno una di esse potrebbe essere stata sepolta viva.
Questo studio ha portato alla luce altri casi simili di sepoltura insolita in Europa durante l'Età della Pietra, con corpi disposti in modo anomalo. Gli archeologi hanno cercato prove supplementari per comprendere se questi omicidi, sebbene violenti, facessero parte di una più ampia tradizione rituale legata all'agricoltura neolitica.
Secondo i ricercatori, la pratica dell'omicidio rituale potrebbe essere iniziata come una consuetudine sacrificale prima dell'avvento dell'agricoltura, per poi essere adottata come parte dei rituali sacrificali legati all'agricoltura durante il neolitico.
Le incisioni rupestri mesolitiche dalla Grotta dell'Addaura, vicino a Palermo, mostrano undici esseri umani e un cervo, in una scena che suggerisce la pratica dell'incaprettamento. alcuni individui sono adornati con maschere a becco di uccello, mentre due figure sono disposte in posizione prona con una corda tesa tra le caviglie e il collo, suggerendo un atto di strangolamento.

Fonte:
stilearte.it

sabato 2 marzo 2024

Francia, la coppa diatreta di Autun svela il suo segreto...

Francia, la coppa di vetro scolpito con, al centro,
le lettere applicate per la scritta "Vivas feliciter"
(Foto: Hamid Azmoun/Inrap)

Trovata nel 2020, in Francia, in un sarcofago romano, ai piedi di un defunto, una coppa di vetro detta diatreta è stata ora studiata e restaurata. Il prezioso, raffinatissimo contenitore di vetro che reca la scritta "Vivas feliciter" (vivi felicemente) conteneva tracce di ambra grigia, il "vomito di balena", una sostanza preziosa utilizzata in profumeria, ricavata dai resti digestivi dei grandi cetacei.
Questo rarissimo oggetto è stato portato alla luce dall'Inrap, in collaborazione con il Servizio Archeologico della città di Autun (Saone-et-Loire) che ha scavato parte della necropoli situata nei pressi dell'antico insediamento paleocristiano della chiesa di Saint-Pierre-l'Estrier. 
Gli scavi hanno portato alla luce un sarcofago in pietra che conteneva questa coppa diatreta, risalente al IV secolo d.C., completa anche se molto frammentata. La coppa è stata affidata al Romisch-Germanisches Zentralmuseum di Magonza, in Germania che, dopo il restauro, l'ha riportato in Francia, ad Autun.
La coppa diatreta è una tipologia estremamente di pregio di coppa romana in preziosissimo vetro, diffusasi intorno al IV secolo d.C. circa e considerato il vertice delle potenzialità romane nella lavorazione del vetro. Le coppe di questo tipo consistono in un contenitore interno e in una gabbia o un guscio decorativo esterno, che si distacca dal corpo della coppa al quale resta attaccata tramite dei corti supporti.
Questi capolavori dell'arte vetraria romana, scolpiti a partire da un blocco di vetro, sono piuttosto rari a trovarsi e richiedevano diversi mesi di lavoro da parte di un esperto vetraio. La coppa di Autun è, pertanto, un oggetto molto prestigioso e venne offerto come dono ad una persona importante, molto probabilmente vicina all'imperatore romano. Il diametro della coppa è di 15 centimetri per 12,6 di altezza, è leggermente inclinata su un lato ed il bordo non è perfettamente circolare. Sulla fascia laterale si sviluppa la scritta latina "Vivas feliciter", sormontata da un collare decorato con ovuli. Una rete in filigrana composta da otto ovuli cuoriformi con rosetta circolare costituisce la base del vaso.
L'iscrizione, composta da grandi lettere in rilievo, trova rari confronti nel mondo antico. Le lettere, circostanza eccezionale, sono molto ben conservate, con un arco a coste o un separatore a forma di "V" che segna la fine della frase. Il vaso ha un difetto sorprendente: la lettera C sembra, infatti, essere stata aggiunta in seguito. Il vetro in cui viene eseguita questa riparazione è chimicamente identico ma visivamente diverso nel suo aspetto opaco, quasi lattiginoso. Secondo gli studiosi, si sarebbe verificato un incidente durante la produzione della lettera: il vetro venne, quindi, fuso per sostituire la C e questa circostanza, probabilmente, ha contribuito all'aspetto insolito e alla consistenza del vetro.
Per conoscere il contenuto della coppa sono state effettuate diverse indagini. Queste hanno rivelato la presenza di una miscela di oli, piante e fiori oltre all'ambra grigia. Quest'ultima deriva dalla concrezione intestinale del capodoglio e viene solitamente raccolta sulle spiagge. Si tratta di un prodotto estremamente raro e prezioso, chiamato a volte "tartufo di mare" o "vomito di balena", utilizzato per le sue proprietà aromatiche e medicinali. Ezio d'Amida, medico greco vissuto a cavallo tra il V ed il VI secolo d.C., lo cita come componente di una ricetta a base di nardo, un profumo destinato alla chiesa. Le analisi effettuate sul contenuto della diatreta di Autun ne fanno attualmente la più antica testimonianza archeologica dell'utilizzo di questa sostanza.
L'ambra grigia è una secrezione a base di una molecola chiamata ambreina e secreta dal capodoglio. Si tratta di un lubrificante che protegge le mucose dello stomaco e dell'intestino del cetaceo da frammenti indigesti. Il capodoglio rilascia ambra grigia quando vomita o diluita nelle feci. Il prodotto è profumatissimo ed è utilizzato dall'uomo per fissare e rendere più durature le fragranze volatili delle essenze di fiori o piante.
La necropoli in cui è stata rinvenuta la coppa diatreta fu attiva dall'inizio del III secolo alla metà del V secolo d.C., con la maggior parte delle tombe che sono del IV secolo d.C. Testi antichi ci dicono anche che i primi vescovi di Autun furono sepolti in questo vasto spazio funerario di tre ettari. Tra i defunti vi erano probabilmente cristiani ma anche individui di altre religioni. I sarcofagi in pietra rinvenuti nel sito contenevano pochissimi oggetti, ma tutti molto preziosi: tessuti d'oro e porpora, spille d'ambra, gioielli d'oro.

Fonti:
stilearte.it
finestresullarate.infoFr


sabato 3 febbraio 2024

Francia, sepolture gallo-romane raccontano la loro storia

 
Francia, uno dei reperti rinvenuti
nella necropoli gallo-romana di
Plaine de L'Ain
(Foto: stilearte.it)
Si è conclusa la prima fase di studio della necropoli scoperta durante gli scavi preventivi svolti nel contesto dello sviluppo del Parco Industriale Plaine de l'Ain, in Francia. L'Inrap ha condotto l'operazione su un ampio complesso funerario risalente dalla metà del I secolo a.C. alla metà del VII secolo d.C. Notevole il quantitativo di corredi - anche particolarmente preziosi - portati alla luce dagli archeologi.
Questo complesso è posizionato lungo un'antica strada, a 400 metri dall'insediamento antico, coincidente con il villaggio di Sain-Vulbas. Il sito ha rivelato un totale di 1091 strutture, tra le quali 554 tombe, 212 cremazioni, 30 recinti funerari e 195 strutture funerarie di natura indefinita.
Gli approfondimenti successivi agli scavi forniscono oggi numerosi risultati riguardo all'evoluzione delle pratiche funerarie antiche. La lunga occupazione dell'area con fini cimiteriali consente di vedere uniti, nello stesso luogo, i diversi passaggi culturali che ebbero importanti riflessi sulle modalità di accompagnamento dei defunti nell'Aldilà.
L'area sepolcrale scoperta dagli archeologi si trova ad est di una strada preesistente e dei fossati che le scorrevano accanto. Nel corso del tempo, altri elementi sembrano aver contribuito a strutturare lo spazio funerario. In particolare si evidenzia un fossato curvilineo che delimita la parte settentrionale a partire dall'età augustea (27 a.C.-14 d.C.), persistendo per l'intera durata dell'utilizzo del complesso funerario.
Nei pressi di una strada "accompagnata" da corsi d'acqua, a 400 metri dal villaggio, i gallo romani, intorno al 20 a.C. circa, consolidarono un luogo di sepoltura in un campo attiguo alla strada, delimitandolo con un fossato. Questo fossato di delimitazione, che fungeva da protezione del luogo sacro, fu utilizzato anche per lo smaltimento di pentole e brocche, che probabilmente erano state utilizzate per portare cibi e bevande destinati al pasto funebre e alle commemorazioni.
Il fossato doveva segnare, radicalmente, un passaggio fortemente contrassegnato sotto il profilo spirituale. Un fossato tra la vita e la morte. Qui, infatti, oltre alle stoviglie, che probabilmente non venivano regolarmente riportate a casa, sono stati trovati anche materiali votivi, tra i quali una statuetta in piombo, che forse furono eliminati durante le varie fasi di ristrutturazione degli spazi di sepoltura. Il fossato, pertanto, ha svolto anche una funzione di luogo di scarico di materiali rituali.
L'area cimiteriale mostra la presenza di numerose sepolture di bambini di età inferiore ad un anno, circa 160 individui. Una tale porzione di defunti molto giovani si trova raramente in un contesto archeologico. La stragrande maggioranza di loro sono sepolti (solo quattro sono stati certamente cremati). Per i bambini piccoli, infatti, il mondo romano prevedeva il seppellimento del corpo e non la cremazione. Durante il periodo augusteo la maggior parte dei bambini veniva sepolta in un contenitore e mai direttamente nel terreno.
Le pratiche della sepoltura e della cremazione coesistevano nel sito fin dall'inizio della sua occupazione funeraria alla fine del I secolo a.C. La percentuale delle sepolture è, però, molto più elevata delle cremazioni, poiché rappresentano poco meno dei tre quarti della popolazione. Questo rapporto cambiò poco fino alla fine del primo terzo del I secolo.
In seguito l'uso della cremazione divenne prevalente e raggiunse il suo apice tra il 60 e il 100 d.C. Poi il suo utilizzo diminuì rapidamente a partire dal II secolo d.C. Attestata ancora nel III secolo d.C., la cremazione sembra essere scomparsa dallo spazio funerario all'inizio del IV secolo a beneficio della sepoltura.

Fonte:
stilearte.it

domenica 31 dicembre 2023

Francia, frammenti lapidei, necropoli e tracce di un antico villaggio

Francia, parte di una stele trovata nei pressi di una casa
(Foto: Eveha 2023)

La realizzazione di una casa unifamiliare e del relativo garage in rue des Trois Fontaines, a Deneuvre, in Francia, ha richiesto la conduzione di uno scavo archeologico su un'area di 3.300 mq. Questo scavo, condotto da Eveha, ha svelato interessanti scoperte: edifici, un grande spiazzo, cantine, una necropoli forse associata ad un edificio di culto. Originariamente questo luogo era una valletta, che fu poi coperta e livellata.
L'area era forse cruciale come nodo stradale e punto di attraversamento lungo il corso del fiume Meurthe, in relazione con la vicina presenza di un villaggio esteso su oltre 30 ettari.
Il villaggio di Deneuvre ha più di duemila anni. Il villaggio, di origine celtica, fiorì in epoca romana grazie alla costituzione di un prospero vicus che univa i luoghi sacri con un mercato. Il vicus fu scoperto nel 1974, quando un contadino trovò una colonna romana mentre scavava un pozzo. Seguirono dodici anni di lavori di scavo che portarono alla scoperta del più importante sito sacrale dedicato ad Ercole. Qui il culto delle acque confluiva in quello per il dio.
Le indagini archeologiche appena concluse hanno rivelato reperti risalenti al periodo compreso tra il I ed il IV secolo d.C., offrendo testimonianza della diversità e prosperità delle comunità che si sono succedute nel corso del tempo. Gli scavi hanno permesso di portare alla luce strutture sotterranee, un'area sepolcrale gallo-romana, un consistente numero di monete romane e depositi di materiali che potrebbero rivelare una natura offertoriale. Nell'area sono state scoperte anche strutture funerarie, con elementi lapidei scolpiti ed elementi architettonici con iscrizioni.
Le sorprese sono iniziate quando gli archeologi hanno rimosso la terra con la quale l'area era stata coperta, durante i lavori di bonifica idraulica avvenuti durante l'Alto Impero. Lo scavo ha permesso di studiare un'antica valle che attraversava il terreno e riceveva l'acqua dalle molteplici sorgenti presenti in questa zona e probabilmente finiva nel torrente oggi conosciuto come La Pexure, situato a circa 30 metri al di sotto dello sperone roccioso sul quale si sviluppò gran parte dell'antico insediamento.
A livello del primo rilievo, lo scavo di questa valle, interrata volontariamente durante l'Alto Impero, ha permesso di mettere in luce numerosi elementi lignei non lavorati ma anche massicci pali rinforzati rinvenuti in opera, all'interno dei livelli del terrapieno. Nei livelli superiori sono stati rinvenuti anche diversi elementi lapidei in posizione secondaria: frammenti di gambe di una piccola statua a tutto tondo, frammenti di una vasca quadrata, un frammento di una possibile nicchia, un altare scolpito.
Nelle immediate vicinanze dello scavo si è rinvenuta una zona sepolcrale, presumibilmente situata lungo un antico percorso di transito ora sotterrato sotto l'attuale rue des Trois Fontaines. La presenza di due reperti lapidei posizionati in modo secondario in cima allo scavo della valle attesta l'esistenza di questa area sepolcrale. La presenza delle lettere D.M., acronimo di Dis Manibus (agli Dei Mani), su ciascun elemento lapideo, consente di identificarli con certezza come parte dell'ambito funerario. Uno di questi reperti, trovato sopra il muro del canale monumentale, è una stele quadrangolare scolpita su tre lati. Sul fronte sono presenti quattro figure intere, di cui due sulla parte principale (presumibilmente un uomo - forse Ercole - e una donna), e una su ciascuno dei lati corti (rispettivamente una figura femminile, di cui una tiene in mano un recipiente e un'altra un grande specchio recante, inciso, un volto). L'epitaffio sulla facciata principale, che copre interamente l'architrave di un frontone triangolare, menziona il nome di un pellegrino chiamato Bellicus, figlio di Suburo. Un secondo elemento lapidario è un frammento di colonna con un diametro leggermente inferiore a 0,50 metri, dotato di una mortasa su un lato. Sono state incise tre linee per riportare il nome del defunto e dei suoi genitori. L'area sepolcrale sorge nei pressi di una piattaforma della quale non è stata ancora compresa la funzione.
Sul sito sono state raccolte quasi 260 monete, di cui un numero molto elevato vicino all'angolo settentrionale del campo, che copriva circa 5 metri quadrati. Questo ritrovamento unito a quello, nello stesso settore, di una ruota, alcune piccole fibule e campanelli, tutti in lega di rame, potrebbero suggerire la presenza di un edificio religioso nelle vicinanze. 
Una particolarità del terreno studiato è l'ottima conservazione dei materiali organici di epoca romana. Oltre ad alcuni frammenti di cuoio, tra cui diverse suole, nonché rari oggetti quasi integri (un utensile di ferro con relativo manico ed una spilla), da questo ambiente sono stati prelevati non meno di 300 pezzi di legno lavorati.

Fonte:
stilearte.it

giovedì 21 dicembre 2023

Francia, il corredo di una donna morta 1900 anni fa

Francia, la sepoltura della donna morta 1900 anni fa
(Foto: stilearte.it)

L'interesse cresce attorno a una straordinaria sepoltura, scavata ad Alba-La-Romaine, un comune francese nel dipartimento dell'Ardèche della regione dell'Alvernia-Rodano-Alpi, al sud della Francia, situato ad un'altitudine compresa tra i 135 ed i 554 metri delle colline retrostanti.
E' la tomba di una donna con un corredo che doveva riflettere pienamente i gusti della giovane signora. E la sua sepoltura si è rivelata, in modo singolare, una volta che il terreno è stato rimosso, come un angolo di spiaggia in cui una bella signora avesse temporaneamente lasciato creme, cosmetici, un libro per scendere sulla battigia. Tutto fa pensare ad una donna elegante, colta, molto femminile.
Una donna così apparteneva ad una classe agiata. Quando il suo corpo fu bruciato e le ceneri disposte nel terreno si scelse una stretta connessione con un mausoleo, cioè un'imponente tomba privata di qualche eminente personaggio della zona. Il ricco corredo e la posizione della tomba lasciano ipotizzare che la giovane avesse un legame familiare con il defunto del mausoleo.
Attorno ad una costruzione circolare in muratura gli archeologi dell'Inrap, l'Istituto nazionale francese per le ricerche archeologiche preventive, ha scoperto più di venti depositi di cremazione, tre sepolture e depositi votivi risalenti all'Alto Impero. Sono presenti soprattutto depositi secondari con residui di cremazione spesso accompagnati da corredi ben conservati, Un deposito in un'anfora ha prodotto una copia di un piccolo coltello in ferro, che serviva per la potatura delle vigne. Diversi depositi hanno consegnato balsamari in vetro soffiato, alcuni dei quali contenevano ancora polvere rosa che i ricercatori analizzeranno a breve.
Il piccolo complesso funerario venne edificato in epoca tiberiana (Tiberio regnò dal 14 al 37 d.C.) e venne utilizzato almeno fino alla fine del II secolo d.C. Tra le tombe un giacimento particolarmente ricco conteneva una ventina di oggetti, tra i quali vasi di ceramica, diversi balsamari di vetro, due specchi in bronzo, i resti di un volumen, un anello d'oro e un eccezionale set di miniature in piombo che simboleggiano gli accessori per la toilette. Un paio di sandali in miniatura abilmente decorati appesi ad un piolo è solo un esempio comparabile fino ad oggi nel mondo romano. Erano associati a quattro strigili in miniatura montati su un anello di cui non si conosce alcun parallelo fino ad oggi. La presenza degli specchi, del volumen, la borsa da toilette ed il piccolo diametro dell'anello d'oro portano a capire che la persona sepolta era una donna.
L'antica città gallo-romana di Alba si estendeva su 30 ettari. Le parti evidenziate attraverso gli scavi hanno permesso di prospettare un centro monumentale di rilievo, costituito da un foro (ancora sepolto sotto le viti), una basilica, due templi, una curia, un piccolo senato locale e due edifici enigmatici poiché la loro architettura non lascia alcuna indicazione tangibile sulla loro funzione. Un'ipotesi è che potessero essere utilizzati da corporazioni note per essere ricche e potenti in Alba. Un mercato coperto, macellum, completa gli ornamenti di questo centro monumentale.
Più avanti, tra i vigneti, il santuario di Bagnols ospita tre templi: un fanum (tempio gallo-romano), un tempio su un podio e un tempio dedicato al culto dell'imperatore romano. E' stata trovata una statua di un imperatore. Infine il teatro. E' l'edificio pubblico meglio conservato del sito. Luogo eccezionale di svago e socialità, permise anche la coesione della città nel quadro dell'impero.

Fonte:
stilearte.it

domenica 10 dicembre 2023

Francia, scoperto un antichissimo recinto funerario

Francia, antichissimo recinto funerario risalente all'Età
del Ferro (Foto: Eveha 2023)

Un'importante scoperta archeologica è avvenuta nel comune di Decize, in Francia. Si tratta di un antichissimo recinto funerario risalente alla seconda Età del Ferro, nota agli archeologi ed agli storici come La Tène Antica, coincidente con il VI secolo a.C.
Gli scavi preventivi sono stati condotti nell'ambito di un progetto di sviluppo per l'ampliamento di una zona di attività commerciali.
Il recinto funerario ha forma quadrangolare, misura approssimativamente 25 metri di lato ed ospita 16 sepolture risalenti all'inizio del periodo La Tène. Il fossato è scavato con un profilo a V, ha una larghezza massima di 1,70 metri ed una profondità di circa un metro. Al suo interno si trovano dei pali che suggeriscono ci sia stata, un tempo, una palizzata. Si trattava, pertanto, di un luogo protetto, difeso, al quale non avevano accesso gli animali mentre gli uomini potevano forse entrare da un cancello.
L'orientamento di 15 delle 16 sepolture presenti nella parte orientale del recinto è nord-est-sud-ovest, la sedicesima sepoltura fa eccezione ed è stata interamente scavata durante l'indagine archeologica. Questa sepoltura è caratterizzata da un orientamento perpendicolare alle altre e dalla presenza di armi che accompagnavano il defunto. Alcune sepolture sembrano essere disposte a coppie, senza sovrapposizioni visibili.
Gli archeologi francesi sottolineano la diversa conservazione delle ossa umane che rende difficile definire con certezza le modalità di sepoltura utilizzate. Alcune sepolture, tuttavia, presentano l'utilizzo di casseri in pietra o materiali deperibili, con una diversità nel posizionamento dei defunti, disposti sulla schiena, sul ventre o sul fianco.
Quasi tutte le sepolture comprendono corredi metallici in condizioni eccellenti. In particolare in una sepoltura, appartenuta ad una figura socialmente rilevante, sono stati rinvenuti ornamenti in lega di rame di notevole varietà e qualità nella manifattura, tra i quali bracciali, torque, fibule e cinture.
Sono state, infine, riconosciute sette buche per pali, di cui tre direttamente collegate alle sepolture, il che suggerisce che forse fossero stati utilizzati degli elementi segnaletici sul terreno. Due di queste buche, distinte per dimensioni e posizione, collocate a nord e sud della parte interna del recinto, potrebbero essere parte di elementi architettonici legati allo spazio sepolcrale.
La denominazione La Tène, cultura alla quale appartiene il recinto funerario appena ritrovato, trae origine dall'omonimo villaggio situato sulle rive del lago di Neuchatel, in Svizzera, dove, nel 1857, Hansli Kopp fece una rilevante scoperta: un vasto deposito votivo risalente all'Età del Ferro. Il sito ha restituito oltre 2500 manufatti, prevalentemente in ferro, tra i quali spade, scudi, brocche, attrezzi vari e frammenti di carri, oltre a numerose ossa di uomini e animali. La Tène è, dunque, un riferimento temporale per indicare il periodo successivo alla cultura e all'arte dei Celti antichi.
La cultura di La Tène è diffusa nei territori dell'attuale Francia, Belgio, Svizzera, Austria, Inghilterra, Germania meridionale, Repubblica Ceca, Italia settentrionale e centrale, Slovenia, Ungheria, Liechtenstein, nonché nelle regioni dei Paesi Bassi, Slovacchia, Serbia, Croazia, Transilvania (Romania occidentale) e Transcarpazia (Ucraina occidentale). Anche i Celtiberi nell'Iberia occidentale condividevano diversi elementi culturali con la cultura di La Tène, sebbene lo stile artistico non fosse proprio omogeneo.

Fonte:
stilearte.it

sabato 18 novembre 2023

Francia, il santuario gallo-romano e le sue sorprese

Francia, oggetto con l'effige di Giano bifronte emerso
dagli scavi (Foto: Clichés/DAO: S. Lancelot, Inrap)

A Estrées-Saint-Denise, nell'Oise, in Francia, un complesso santuario gallo romano è al centro di studi e di scavi. L'area del sito archeologico è denominata "Moulin Brùlé". Posizionato sulla cima di un'altura naturale, 87 metri sopra il livello del mare, questo luogo ha rivelato tre monumenti principali, ciascuno testimone di diverse fasi storiche che vanno dalla Seconda Età del Ferro al Tardo Impero Romano. Le indagini condotte dall'Inrap hanno illuminato la complessa storia di questo antico centro, svelando dettagli su un recinto consacrato, un tempio e un edificio per spettacoli.
Si è al cospetto di uno spazio protetto e sacrale, collocato su un rilievo del terreno, in cui avvenivano liturgie religiose e che offriva ai fedeli spazi per la preghiera. Un santuario attivo e ricco di iniziative, come dimostra la presenza di un teatro. Parti di depositi rituali di origine militare portano testimonianza del fatto che il luogo era frequentato anche da soldati.
"Una buca di posta lungo il muro sud del tempio iniziale ha rivelato un lotto di 13 monete galliche. - Spiegano gli archeologi dell'Inrap. - Appartengono ad una facies regionale, in un range cronologico -60/+50 (100), ad eccezione di dune monete, forse più antiche, la cui prima data di emissione risale al 150 a.C. Un piccolo oggetto indeterminato completa questo lotto monetario. Realizzato in lega di rame, assume la forma di un nocciolo di oliva. Un secondo oggetto della stessa costruzione è stato rinvenuto in una buca di posta adiacente, mentre un terzo, proveniente dal bottino del tempio, proviene sicuramente dall'una o dall'altra di questa strutture. Si tratta di tre pezzi di forma e dimensioni quasi simili (31x9 mm; circa 8,80 grammi). Può essere paragonato ad un oggetto identico proveniente dal santuario di Fesques (Seine-Maritime)".
Nella seconda fase del tempio i gallo-romani portarono offerte. I reperti archeologici rinvenuti, soprattutto metallici, sono caratteristici dei complessi santuariali. Comprendono monete, ornamenti (fibule), due ruote, anelli, pezzi di armamento (tre rivetti umbone, un grande rivetto a scudo) ed elementi di finimenti ed anche finimenti (morsi, chiodo smaltato, anello guida).
All'altezza della torre del portico, all'ingresso del recinto, è stato rinvenuto un singolare oggetto recante l'effige di Giano, il dio bifronte ma anche degli inizi, dei passaggi e delle porte. Trovato anche un cursore dell'equilibrio, un oggetto militare, deviato dalla sua funzione primaria e bruciato. Molti di questi manufatti furono oggetto di mutilazione intenzionale.
La parte meridionale del sito rivela i resti di un recinto quadrangolare molto antico, il cui angolo sudest è stato accuratamente esplorato. Questo recinto, risalente alla Seconda Età del Ferro (360-210 a.C. circa), suggerisce uno spazio circondato da buche e fosse, con tracce di una palizzata ad est. La presenza di un ampio ingresso, delimitato da quattro buche per pali, indica una funzione significativa. Successive trasformazioni vedono il recinto evolversi in una struttura piena di fossati, con un portico d'ingresso più elaborato e spazi seminterrati. Questa fase, datata tra il 50 a.C. ed il 30 d.C., rivela un edificio circolare, forse di culto, con una pianta di circa 12,50 metri quadrati.
La seconda metà del I secolo segna un cambiamento monumentale, con il recinto che viene trasformato, grazie ad opere in muratura. Gallerie porticate emergono, seguendo in parte il percorso del recinto originale e una torre-porticato sostituisce il portico in legno. Questo complesso, esteso su circa 2.116 metri quadrati, potrebbe essere stato occupato per tutto il II secolo, abbandonato alla fine dello stesso secolo o nella prima metà del III secolo. Reperti archeologici, in particolare manufatti e un oggetto raffigurante Giano, il dio bifronte, forniscono un affascinante affaccia sulla vita e sulle pratiche religiose del luogo.
La porzione settentrionale sito mostra i resti di un tempio in cui sono riconoscibili due fasi costruttive successive. Il primo tempio, in legno, occupa un'area sacra racchiusa da una palizzata. Con una pianta absidata, questo edificio del 50-30 a.C. potrebbe aver ospitato un focolare o un altare. Una buca di posta lungo il muro sud ha rivelato un tesoro di monete galliche, offrendo un'interessante finestra sulle attività economiche della zona. La trasformazione successiva vede il tempio evolvere in una struttura in muratura, con una cella di circa 17 metri quadrati. Un pozzo, forse sormontato da un'edicola circolare, e la presenza di elementi mobili suggeriscono un abbandono alla fine del II secolo o all'inizio del III secolo d.C.
L'edificio degli spettacoli, uno dei soli otto teatri antichi nell'Oise, sorge sul punto più alto del sito. Due sono le fasi costruttive: un'originaria costruzione in legno, datata tra il 50 ed il 27 a.C., seguita da una versione più monumentale in muratura. La facciata diametrale del teatro, lunga 68 metri, comprende un muro scenico decorato con cornici modanate e elementi statuari. Il palco rettangolare, noto come pulpitum, occupa una superficie di circa 60 metri quadrati. L'emiciclo della cavea, sebbene non ancora completamente compreso nelle sue dimensioni, suggerisce una capacità di 3.000-4.000 posti. Il teatro sembra essere stato occupato fino alla fine del II secolo, abbandonato nella prima metà del III secolo.

Fonte:
stilearte.it


sabato 21 ottobre 2023

Francia, scoperta la necropoli di Argentoratae (Strasburgo)

Francia, la scoperta di una necropoli a Strasburgo
(Foto: stilearte.it)

Nelle recenti ricerche condotte nell'area della Porta Bianca, situata nel retro della stazione di Strasburgo, archeologi di Archéologie Alsace hanno riportato alla luce un prezioso tesoro dell'antichità: una necropoli romana contenente numerose tombe e sarcofagi. Questi reperti risalgono principalmente all'ultimo secolo della presenza romana nella regione, prima della devastazione causata dalle incursioni barbariche di Attila.
L'eccezionale scoperta include sarcofagi in arenaria e tombe adornate con preziosi oggetti in vetro e getta nuova luce sul passato di questa antica città. Tra i reperti più sorprendenti recuperati dagli archeologi c'è un obolo, una moneta romana, che è stata estratta con cura dalla mano di uno dei defunti, offrendo un toccante legame con il passato.
Francia, una delle sepolture scoperte nella
necropoli di Strasburgo (Foto: stilearte.it)
Le prime indagini sull'area risalgono al XIX secolo, quando Alexandre Straub condusse ricerche che portarono alla scoperta di 242 tombe, in gran parte risalenti al periodo del Basso Impero, ovvero la seconda metà del III e IV secolo d.C. Tra queste tombe si trovavano 20 sarcofagi monolitici in pietra arenaria, una dozzina di tombe con lastre di terracotta e altre con bare in legno o sepolture dirette. Questa zona, conosciuta come Argentoratae, ospitava un antico castrum romano, il cui nome oggi si associa alla moderna Strasburgo.
La presenza dei Romani in Alsazia iniziò nel 58 a.C. sotto il comando di Gaio Giulio Cesare, quando i Romani riuscirono a fermare l'invasione germanica di Ariovisto. Dopo la conquista e l'organizzazione della regione da parte di Marco Vipsanio Agrippa, generale di Ottaviano Augusto, il confine naturale fu stabilito sul fiume Reno. Argentoratae divenne un importante punto strategico e ospitò la Legio II Augusta fino al 43 d.C., quando la legione partì per la conquista della Britannia. Successivamente la Legio VIII Augusta fu posizionata a Strasburgo durante l'impero di Domiziano.
La necropoli appena scoperta rivela un periodo turbolento nella storia di Argentoratae. Nel 355 d.C., la città fu saccheggiata dagli Alemanni e due anni dopo l'esercito romano di Giuliano sconfisse le truppe alemanne guidate da Cnodomario proprio vicino Argentoratae. Tuttavia la città subì un destino tragico nel 451 d.C., quando fu distrutta durante l'invasione di Attila.

Fonte:
stilearte.it

venerdì 6 ottobre 2023

Francia, una necropoli ed un sarcofago femminile riemergono dal terreno

Francia, il sarcofago appena rinvenuto
(Foto: archeomedia.net)

Reims, conosciuta nell'antichità come Durocortorum, è in questi giorni il palcoscenico di straordinarie scoperte archeologiche che stanno svelando i segreti dell'antica capitale della Gallia dei Belgi, una delle città più importanti dell'impero Romano. La notizia di importanti ritrovamenti è stata data in queste ore dall'Inrap, l'Istituto nazionale francese di ricerche archeologiche preventive.
Il cuore delle ultime scoperte archeologiche si trova in rue Soussillon a Reims, dove gli archeologi hanno portato alla luce una porzione di una vasta necropoli romana. Questa area di 1200 metri quadrati è solo una piccola parte di ciò che un tempo era una necropoli estesa ben oltre i confini urbani. Qui sono state scoperte una ventina di sepolture in feretri chiodati e alcune tombe ad incinerazione, circondate da ampi fossati utilizzati dai Romani per drenare l'acqua proveniente dalla falda freatica in questa zona umida, precedentemente considerata inadatta a qualsiasi insediamento.
La vera sorpresa è stata la scoperta di un imponente sarcofago in pietra calcarea alto un metro e mezzo, lungo 1,65 metri e largo 0,80. Questo sarcofago, composto da pietra calcarea grossolana, potrebbe essere stato realizzato utilizzando blocchi riutilizzati dopo essere stati cavati da precedenti edifici. Il sarcofago è stato sigillato con otto gambe di ferro unite da piombo. Grazie all'uso di una macchina sollevatrice, gli archeologi sono riusciti a separare le due parti sarcofago, rivelando i resti di una donna.
Questi resti sono affiancati da un ricco corredo funerario che include lucerne, contenitori di vetro che recavano forse oli profumati, un piccolo specchio posizionato vicino alla testa della defunta, un anello d'ambra e un pettine. Questi oggetti rivelano dettagli sorprendenti sulla vita e la morte della donna, indicando che la sepoltura risale al II secolo d.C. Il DNA prelevato da uno dei denti dello scheletro verrà confrontato con 80 campioni per stabilire se questa donna appartenesse all'élite locale o provenisse da luoghi più lontani.

Fonte:
archeomedia.net

domenica 9 luglio 2023

Francia, un tessuto ricamato con fili d'oro...

Francia, frammenti del tessuto con fili d'oro
(Foto: Fabienne Médard / Anatex)
Le indagini archeologiche in corso nella città romana di Augusodunum (attuale Autun, Saone-et-Loire) e nella sua necropoli tardoantica, situata nei pressi della chiesa paleocristiana di Sain-Pierre-l'Estrier, da parte dell'INRAP (Istituto Nazionale francese di Ricerca Archeologica Preventiva), in collaborazione con il Servizio Archeologico della città di Autun, iniziati nel 2020, hanno portato alla luce più di 230 sepolture, databili tra il III e il V secolo d.C. Allo stato attuale delle ricerche, quelle di IV secolo d.C. sono in quantità maggiore. Tra queste, in una bara di piombo, è stato rinvenuto un drappo funebre color porpora, ricamato con fili d'oro.
Nel corso del tempo, la bara si è riempita di terra e il drappo, che doveva coprire il corpo del defunto fino al collo, si è amalgamato con essa. Gli archeologi, per recuperare le fibre evitandone il degrado, hanno dovuto refrigerare il terreno in cui è stato rinvenuto il drappo, sottoposto poi all'esame della tomodensiometria presso il laboratorio Cetso di Rennes. Per estrarre le fibre dal terreno, è stato necessario farlo seccare in modo lento, un processo durato circa un anno. Purtroppo le fibre organiche si sono scarsamente conservate.
Le decorazioni con filo d'oro, minuziose e precise, rimandano alla lavorazione degli arazzi e sono di tipo curvilineo presentando una trama di tipo geometrico e di tipo vegetale/floreale. Il drappo funebre rientra, probabilmente, tra i più grandi mai scoperti finora.
La città di Augustodunum, "forte di Augusto", fu fondata dall'imperatore nel 13 a.C. come nuova capitale degli Edui, una tribù celtica alleata dei Romani già dal 121 a.C. Essa divenne uno dei centri più importanti della Gallia, possedendo circa 7 chilometri di cinta muraria, il teatro più grande di tutta la Gallia, un anfiteatro, quartieri manifatturieri, terme pubbliche, un foro, diversi templi, luoghi per il rito cristiano e abitazioni riccamente decorate.
La necropoli tardoantica ha restituito un quadro variegato dei suoi abitanti. Sono stati portati alla luce mausolei, sepolture a tegole, sarcofagi in arenaria e bare in piombo. Una diversità che comprende anche il credo religioso, quale si evince dalle fonti letterarie, nelle quali sono nominati, agli inizi del IV secolo, sia gli dei che Cristo. Tra gli oggetti rinvenuti: spilloni in ambra, vaghi in vetro colorato, fibbie in rame, ornamenti per capelli, altri frammenti di stoffa di colore violaceo, forse porpora, e un'eccezionale coppa diatreta, contenitore di lusso in uso dal IV secolo d.C., di cui si conservano, in tutto, una cinquantina di esemplari, contando sia i frammenti che i rarissimi esemplari integri.

Fonte:
mediterraneoantico.it


lunedì 10 aprile 2023

Francia, scoperto un santuario dedicato a Marte ed una necropoli

Francia, resti di un paio di scarpe chiodate rinvenuti nella
tomba della necropoli gallo-romana
(Foto: Francoise Labaune-Jean, Inrap)
Un santuario dedicato a Marte, alcuni edifici di servizio, attorno, tra i quali terme pubbliche che accoglievano i pellegrini. E una necropoli, nella quale venivano probabilmente collocati i resti di militari, dei loro familiari o dei devoti del dio della guerra. Una scoperta eccezionale, quella compiuta dall'Inrap (Istituto Nazionale Francese per le ricerche archeologiche preventive) in uno scavo durato 8 mesi a La Chapelle-des-Fougeretz, un comune francese di circa 4.000 abitanti situato nel dipartimento dell'Ille-et-Vilaine, nella regione della Bretagna.
Gli scavi hanno permesso di stabilire che il luogo sacro e le sue adiacenze di servizio risalgono all'inizio dell'occupazione romana e che furono frequentati per molto tempo per essere abbandonati nel IV-V secolo d.C., forse per il diffondersi del cristianesimo come nuova religione dello stato romano. Nel 380 d.C., l'imperatore Teodosio I impose, infatti, il cristianesimo come religione ufficiale dell'Impero Romano. L'attribuzione dei resti del tempietto a Marte è stata conferita grazie al ritrovamento di una statua del dio della guerra e per la presenza di armi e materiali d'armamento (spade, punte di lancia, ecc.) probabilmente depositati per devozione dai soldati.
Dal terreno sono stati recuperati materiali in ceramica con i quali sono state riempite 35 casse. Sette casse riuniscono una selezione di elementi architettonici in terracotta. Sono stati, invece, 755 gli oggetti isolati nel campo (vetro, metallo, ceramica). Tra questi una dozzina di spade di ferro, quattro roncole, alcune spille e numerose armi. Sono distribuiti più o meno equamente tra il santuario, che consegnato spade e arredi militari, e la necropoli, che ha consegnato depositi che accompagnano il defunto (vetro, ceramica).
I dintorni del santuario hanno rivelato la presenza di un edificio termale ad uso pubblico ed un piccolo agglomerato composto da case costruite in terra e legno, di cui sono rimaste scarse tracce. Vi sono stati ritrovami molti oggetti di uso quotidiano, compresi vasi in ceramica. E' stata scoperta anche un'inaspettata necropoli composta da 40 sepolture. Se gli scheletri si sono dissolti grazie all'acidità del suolo, gli oggetti depositati con il defunto sono stati trovati ancora nella posizione in cui furono collocati. Tra questi depositi funerari si annoverano: vasi in vetro e ceramica, ma anche scarpe di cui rimangono solo le suole borchiate.
Alcune tombe erano più riccamente dotate di ornamenti in argento (braccialetti, spille e fibbie per cinture), oltre a perle di vetro. La tomba più ricca, probabilmente contenente la sepoltura di un uomo, ha restituito un pugnale ed elementi appartenenti ad un finimento di cavallo. Tra questi, un morso in ferro e numerose applicazioni in bronzo che dovevano decorare la briglia e le redini.

Fonte:
stilearte.it


Francia, tracce di un importante infrastruttura romana, forse un campo militare

Francia, una gemma con effige di Pegaso trovata negli
scavi (Foto: nanopress.it)

Sempre più soddisfazione, in questi mesi, per il campo dell'archeologia proviene da scavi preventivi. Si tratta di operazioni di rilievo effettuate prima di alcune lavorazioni, spesso nuove costruzioni, creazioni di infrastrutture, in zone ritenute di possibile interesse archeologico.
Ci troviamo in Francia, in una zona a metà tra Lot e Garonna, nota come Villeneuve sur Lot. La sua storia si intreccia con la nostra in quanto è qui che si insediarono i Romani creando il luogo noto come Excisum.
Nella zona chiamata Eysses, durante una sessione di scavi preventivi, gli archeologi hanno rinvenuto un accampamento romano, immediatamente datato attorno al I secolo a.C. Lo scavo ha immediatamente centrato il cuore del campo, una struttura in pietra molto estesa, basti pensare che l'esplorazione si è diffusa per circa 4500 metri quadri. La scoperta è arrivata in un momento in cui, forse, si erano perse le speranze di rintracciarla.
A parlare di un presunto campo in questa zona sono fonti arrivate a noi dal XVII e XVIII secolo, che parlano del ritrovamento di alcune stele funerarie e, in una zona vicina, anche di alcuni resti. Dalle prime ricostruzioni questo accampamento risulta estendersi lungo una strada. L'equipe di archeologi è stata in grado di identificare anche degli ambienti ben definiti, praticamente delle stanze di uguali dimensioni, nelle quali si presume alloggiassero i soldati. E ancora anche grondaie e pozzi per il raccoglimento delle acque.
Uno scavo ricchissimo, se si pensa che sono emersi anche reperti come monete, mobili, pezzi di ceramiche, cucchiai, piastre per il focolare. Gli archeologi riferiscono anche di attrezzature utili per la produzione e riparazione di armi.
Da una prima ricostruzione si presume che l'insediamento dell'accampamento sia avvenuta in due fasi. La prima vide l'impiego di pali di legno e solo successivamente vennero poste le basi fatte in ciottoli e mattoni. Praticamente il sito di Eysses potrebbe addirittura essere il primo esempio di costruzione romana militare in pietra sul suolo francese.
Tra i manufatti, in particolare, ne emerge uno molto interessante, una bellissima gemma recante la figura intagliata di un cavallo alato. Non un cavallo qualsiasi, ma Pegaso. Figura mitologica di origine greca, Pegaso era un cavallo nato dal terreno bagnato dal sangue di Medusa una volta che Perseo riuscì a tagliarle la testa o addirittura uscito dal collo mozzato della terrificante creatura. Spesso associato al mito di Bellerofonte, l'eroe che riuscì ad addomesticarlo, fu poi ripreso dai Romani come emblema di diverse legioni romane, soprattutto la Legio II Augusta e la Legio II Adiutrix. La gemma ritrovata aveva, presumibilmente, la funzione di portare buon auspicio in battaglia.

Fonte:
viaggi.nanopress.it

domenica 19 marzo 2023

Francia, trovati i resti di un balneum romano

Francia, il complesso termale romano scoperto in Savoia
(Foto: finestresullarate.info)

Importante scoperta archeologica in Francia, a circa 3 chilometri a nordest del comune di Yenne (Savoia), dove nel corso degli scavi di archeologia preventiva imposti dalla Directìon Régionale des Affaires Culturelles, omologa della nostra Soprintendenza, dell'Alvernia e del Rodano-Alpi, in vista della costruzione di una casa unifamiliare, è stato rinvenuto un complesso termale del II secolo d.C. Sono emersi bagni termali occupati per almeno due secoli, fino all'abbandono del sito alla fine del IV secolo d.C.
Questo stabilimento termale si trova ai piedi del massiccio del Giura, sulle rive del letto principale del Rodano. Si trova, inoltre, nelle immediate vicinanze di una cascata le cui acque, cariche di tufo (roccia calcarea) servivano ad alimentarlo, come dimostrano i depositi inerti contro le pareti delle strutture idrauliche ritrovate. L'uso del marmo bianco venato di calcare grigio e da bianco a giallastro sembra prevalere senza che sia stato possibile stabilire se questi colori fossero già presenti nella costruzione originaria o se siano stati adoperati durante il restauro dei locali. Il pavimento di almeno una stanza è decorato con piastrelle di calcare bianco-rosa o rosso.
Il sito appare conservato in modo irregolare. Dopo l'abbandono, il complesso fu, infatti, probabilmente utilizzato come cava di materiale da costruzione. Inoltre, essendo queste terme costruire su un terreno in pendenza, se nel suo tratto a valle sono rimaste solo le strutture interrate, in questo caso la piscina, i pavimenti degli ipocausti (cioè i basamenti degli ambienti riscaldati) e le fondazioni delle mura.
La planimetria generale permette di poter stabilire quale fosse l'uso di tutti i locali portati alla luce. L'intero edificio può essere suddiviso in quattro parti di superficie comparabile. Nell'area settentrionale del sito, la presenza di alcuni pali rinvenuti denota la presenza degli ambienti riscaldati. L'allineamento delle tre stanze osservate in questo luogo è comune per questo tipo di stabilimento: una stanza calda adiacente ad un'altra più temperata, che da' accesso ad una stanza fredda. Un vasto bacino con funzione di piscina occupa la parte orientale, mentre uno spazio aperto, probabilmente un giardino, copre la parte occidentale.
Infine, un edificio con solai in cemento lisciato e pareti rivestite da decorazioni pittoriche coincide con il settore meridionale. Le decorazioni sono di due ordini. Le pareti di un corridoio sono rivestite da un sobrio disegno (fondo bianco segnato da cornici rosse), mentre le pareti di uno dei due ambienti conservano tracce di una decorazione più ricca. Lo studio e il montaggio dei frammenti raccolti non è stato ancora effettuato, ma da una prima analisi sembrerebbero pannelli neri separati da fasce rosse decorate con motivi floreali. La funzione di questi locali rimane più incerta. Se l'ipotesi dei guardaroba rimane possibile, appare più opportuna la possibilità di più funzioni accessorie (biblioteca, negozio, riserva).
Durante il II-IV secolo lo stabilimento termale fu oggetto di un importante restauro. Se le funzioni delle stanze sembrano conservate, ne guadagnarono in superficie. Ovviamente i percorsi tra i diversi spazi risultano modificati e la piscina non era più in uso.
La collocazione prescelta per queste terme è molto probabilmente correlata con gli edifici, tra i quali un probabile fanum (tempio) nei suoi pressi, ma anche con l'approvvigionamento di acqua carica di tufo, naturalmente più calda. Infine lo stabilimento è ubicato non lontano da una zona di attraversamento del Rodano collegata all'antica cittadina di Etanna, forse l'odierna Yenne, citata nella Tavola Peutingeriana.

Fonte:
finestresullarte.info

sabato 11 febbraio 2023

Francia, riemerge il mosaico pavimentale di una domus romana

Francia, il pavimento musivo della domus romana
(Foto: Antoine Farge, Inrap)

Una domus romana del II secolo d.C. ed un isolato di quell'epoca sono stati portati alla luce nei giorni scorsi dall'Inrap - Istituto Nazionale francese per le ricerche archeologiche preventive - nel centro di Nimes (in latino Nemausus), sotto un parcheggio. 
Il centro abitato ha origini preromane ma assunse caratteristiche urbane in età romana, divenendo una delle più importanti e fiorenti città delle Gallie. I francesi chiamano la città "Roma francese" per il numero elevato di vestigia ottimamente conservate come l'anfiteatro, la Maison Carrée, la Tour Magne, la porta d'Arles, i resti del tempio di Diana e il ponte del Gard.
L'area scavata si trova nello spazio tra le mura antiche della città e quelle fatte realizzare dall'imperatore Augusto, che ampliò lo spazio urbano cingendo anche i borghi, che ospitavano numerose attività artigianali, tra le quali, le fucine.
"Il rione diventa uno spazio dinamico, delimitato dalla via Domizia che ha strutturato la città sin dalla sua costruzione. - Spiegano gli archeologi dell'Inrap. - La metà settentrionale dell'area scavata è occupata dall'impianto di una domus la cui pianta è centrata su un probabile cortile. La maggior parte delle camere ha pavimenti in cemento e intonaco dipinto alle pareti. La stanza più orientale di questa domus mostra un pavimento a mosaico policromo con decorazioni geometriche. Più a sud, anche questa casa è dotata di un locale riscaldato e di un pozzo, probabilmente situato in uno spiazzo attiguo. Tuttavia, questi ultimi resti sono meno leggibili a causa del loro deterioramento".
La fine dell'occupazione di questo isolato sembra segnata da un diffuso incendio. Crolli di costruzioni bruciate sono stati scoperti su tutto il terreno, evidentemente a sud del lotto e anche sui solai in cemento della domus. Questo incendio ha permesso di conservare l'architettura degli antichi edifici, costituita per il 90% da terra cruda, sotto forma di mattoni o terra piena (tecnica costruttiva in terra battuta con compattazione tra due assi). Le costruzioni in pietra diventeranno la maggioranza solo nel medioevo.

Fonte:
stilearte.it

sabato 7 gennaio 2023

Francia, il tesoro della Garonna

Francia, il tesoretto trovato nel fiume
(Foto: archeomedia.net)

Quattromila sesterzi romani trovati tra le sabbie del fiume sono ora a disposizione del pubblico al Museo d'Aquitania di Bordeaux. Quello che è considerato il maggior tesoro monetario di Francia venne trovato da un ragazzo, che si imbatté in alcune monete durante il dragaggio di sabbia della Garonna. 
Era il 1965, a 15 chilometri da Bordeaux nei pressi di Quinsac, Camblanes e Cadaujac, Robert Etienne, ex professore all'Università, chiamato sul posto, salvò gran parte del tesoro attraverso scavi e campagne di recupero, durati 6 anni. Secondo quanto si dice, altre 700-800 monete andarono disperse. Altre finirono nel cemento delle ristrutturazioni dell'epoca.
La nave naufragò nel II secolo d.C. L'ipotesi accreditata è la seguente: tra il 170 ed il 176 d.C., una nave mercantile che viaggia a monte di Burdigala prende fuoco. La barca finisce inghiottita, in fondo alla Garonna. Stava andando in città per un ordine? I sesterzi che compongono questo tesoro furono messi in circolazione in un periodo di tempo compreso tra l'imperatore Claudio (dal 41 al 54 d.C.) e l'imperatore Antonino Pio (dal 138 al 161 d.C.).
Dice Lysiane Gauthier del Municipio di Bordeaux: "Il fiume, la Garonna, permette al Burdigala (nome romano di Bordeaux) di costruire la sua prosperità: la città si espande rapidamente e si sviluppa il commercio, soprattutto quello del vino, che nel tempo diventerà molto fruttuoso. La città diventa un asse importante, un crocevia di incontri di viaggio e di scambi. Affronta il resto dell'impero, il traffico è intenso. Nel II secolo d.C. prende fuoco una nave mercantile che circola a monte del Burdigala. La barca affonda portando con sé la pentola. Cosa stava facendo questo mercante? Stava scendendo in città per un ordine? Per vendere i suoi prodotti? Il mistero rimane. Molto probabilmente l'ipotesi dell'incendio è fondata: sono stati trovati anche pezzi di legno bruciato nel luogo in cui il relitto si adagiò e sono state osservate alterazioni visibili dei pezzi: alcuni hanno leggermente cambiato colore, altri sono caratterizzati da alcuni punti marroni sul rilievo. All'epoca la somma contenuta nella pentola era pari a 125 anfore di vino o a 10 tonnellate di grano, ma il tempo e la storia la rendono oggi un tesoro inestimabile".
I sesterzi (principale unità monetaria romana) furono battuti in oricalco, una lega di zinco e rame simile all'ottone.

Fonte:
stilearte.it

venerdì 6 gennaio 2023

Francia, eccezionale ritrovamento di frammenti di un mausoleo gallo-romano

Francia gli scavi nel luogo del ritrovamento del mausoleo
(Foto: Philippe Busser, Inrap)
L'indagine archeologica condotta in un luogo chiamato Chemin des Buis, a sudest dell'antica città di Néris-les Bains/Aquae Nerii, gli archeologi dell'Inrap hanno portato alla luce antichi resti e blocchi architettonici probabilmente appartenenti a un monumento funerario. Una scoperta senza precedenti in Alvernia.
L'indagine archeologica ha dapprima evidenziato la presenza di resti gallo-romani e diversi blocchi architettonici decorati: un frammento di cornice e l'angolo di un piccolo edificio largo 50 cm per un'altezza di 48 cm. Quest'ultimo frammento raffigura una lesena decorata a foglie ad incastro, sormontata da un capitello corinzio decorato con una figurina. A sinistra del pilastro si trova un busto virile elmato oppure una corazza in bassorilievo.
Lo scavo ha identificato anche un insieme di edifici gallo-romani delimitati da una strada. Due di questi edifici presentano una pianta parzialmente leggibile. Nella zona nordest dello scavo, invece, sono stati identificati diversi strati di occupazione. Quest'area è stata dapprima dotata di diverse condutture di disegno diverso, poi sono stati eretti qui due edifici, dei quali sono stati scoperti due muri accuratamente costruiti con corsi di posa in tegole legate con malta di calce.
La parte nordoccidentale di quest'area è stata disturbata da una grande fossa che ha distrutto i resti precedenti. Alla sommità di questa grande fossa, interrati ad una profondità molto bassa, è stata osservata una serie di blocchi scolpiti. Si tratta di 21 blocchi di arenaria raggruppati senza alcun ordine e senza che le decorazioni fossero visibili. I blocchi sono stati puliti con un getto d'acqua che ha permesso di rivelare decorazioni in bassorilievo che non hanno precedenti per Néris-les Bains e per l'Alvernia in generale.
Collocazione dei blocchi lapidei di Néris sul modello del
mausoleo di Glanum (ricostruzione: Inrap)
L'elemento più importante è un frammento di fregio alto 70 cm x 19 cm, raffigurante un tritone, riconoscibile dai tentacoli che terminano in foglie di palma. La figura ha le braccia spalancate, i capelli lunghi e la barba. Il corpo del tritone è rappresentato con impressionante realismo, con ben evidenziati i pettorali e le pieghe inguinali. Alla destra della figura marina un cavallo di cui sono visibili solo le due zampe anteriori. L'animale sta galoppando verso il tritone. Si tratta, con tutta probabilità di un cavalluccio marino.
Un altro elemento architettonico è stato rinvenuto spezzato in due pezzi. Questo elemento ha una forma conica di 140 cm di diametro per 30 cm di altezza. La superficie è ricoperta di squame finemente scolpite. Il dorso del blocco presenta una cornice in anatirosi (lucidatura parziale della faccia di giunzione in modo da limitare la superficie a contatto con il blocco attiguo) ad indicare che era destinato ad accogliere il suo gemello sul dorso in modo da formare un insieme circolare. Questo blocco è tipico dei mausolei a guglia conica del periodo antico.
I ricercatori ritengono che l'associazione del tetto a cuspide conica con le squame e il tritone marino del fregio possano considerarsi come elementi architettonici d'insieme di un mausoleo. Il tritone, infatti, è un motivo spesso rappresentato sui mausolei del I e II secolo d.C., perché simboleggia il viaggio verso il soggiorno dei beati dopo la morte. Questi elementi possono essere paragonati ad altre strutture identificate come i mausolei in Auvergne, in particolare ad Aulnat, sul sito di Grande-Borne e a Mont-Dore, dove i blocchi presentano anch'essi un tritone.

Fonte:
inrap.fr

Tunisia, Numluli: una città dalle molte vite

Tunisia, gli scavi di Numluli (Foto: Unione Sarda) Nel governatorato tunisino di Béja , gli archeologi stanno riportando alla luce una città...