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domenica 16 marzo 2025

Datato nuovamente il bambino di Lapedo, in Portogallo

Portogallo, frammenti del bambino ritrovato a Lapedo
(Foto: Cidalta Duarte)
E' stato ridatato il controverso scheletro del bambino di Lapedo, in Portogallo. I resti del bambino furono scoperti per la prima volta nel 1998 nel rifugio roccioso di Lagar Velho, nella valle di Lapedo, nel Portogallo centrale.
Quando gli esperti esaminarono le ossa, rimasero perplessi, poiché il bambino aveva un mento prominente come gli esseri umani moderni, ma gambe corte e tozze come un Neanderthal. Suggerirono che l'individuo potrebbe essere il prodotto di un incrocio avvenuto in qualche momento del passato tra Homo Sapiens e Neanderthal.
Da allora i progressi della genetica hanno permesso di dimostrare che le due specie, infetti, si accoppiavano occasionalmente e si riproducevano e che ancora oggi gli umani recano tracce del DNA neanderthaliano. La datazione al carbonio tradizione è impossibile perché attraverso le ossa erano cresciute delle piccole radici che le hanno contaminate.
Una nuova tecnica, l'analisi radiocarbonica specifica per composto, che misura le proteine trovate nelle ossa umane, ha recentemente datato, in modo approssimativo, i resti del bambino a circa 28000 anni fa.

Fonte:
archaeology.org


sabato 20 aprile 2024

Portogallo, rinvenute tre sepolture di età romana

Portogallo, i resti rinvenuti nelle sepolture
(Foto: ERA Arquelogia)

Uno scavo archeologico a Faro, in Portogallo, ha portato alla luce tre tombe dell'antica città romana di Ossònoba. Si tratta di sepolture contenenti i resti di un uomo, una donna e un bambino unitamente ad alcune strutture romane. L'area di scavo è di 5000 mq. Si ritiene che i resti risalgano al V-VI secolo d.C.
Le tombe sembrano essere state saccheggiate in passato per asportare piccoli braccialetti, collane e anelli, dal momento che i defunti sembrano essere di status sociale agiato, dal momento che vennero sepolti in tombe accuratamente costruite e non in tombe aperte.
I resti del defunto di sesso maschile, ad una prima indagine, sembrano essere appartenuti ad un uomo più vecchio della donna, la quale si ritiene fosse un'adolescente oppure una giovane adulta intorno ai 25 anni. Il bambino, invece, era un neonato di non più di sei mesi.
L'area, secondo i ricercatori, è archeologicamente molto interessante, dal momento che ad ovest si trova un convento del XVII secolo e ad est vi è l'area dove è stato rinvenuto il mosaico del dio Oceano, ora tesoro nazionale portoghese. Quello che più ha sorpreso i ricercatori è l'ubicazione delle sepolture. Sulla base di studi precedenti questa era un'area residenziale o, in alternativa, legata ad attività industriale. Ci sono molte tracce di saline. Le tombe si trovano in piena zona urbana.
Le sepolture dell'uomo e della donna erano sigillate con lastre di pietra calcarea che si pensa siano parti riutilizzate di alcuni degli edifici più emblematici presenti nella zona. 
Gli scavi hanno permesso anche il ritrovamento di centinaia di oggetti utilizzati nella vita quotidiana del centro romano: frammenti di ceramica comune, stoviglie, anfore, un dado in osso, chiodi, spilli, un cucchiaio, vasi e molta ceramica sigillata, provenienti per lo più dalle regioni della Gallia del Sud e della Spagna.
Tra le monete ritrovate ne spicca una, coniata durante il regno dell'imperatore Costantino I Il Grande (307-337 d.C.). In un'area meridionale del sito, inoltre, è stata rinvenuta una struttura romana dove sono stati trovati resti collegabili alla produzione metallurgica: in particolare una grande concentrazione di conchiglie frantumate, un materiale da cui veniva estratto il pigmento, la porpora, per la tintura dei tessuti. L'assenza di un serbatoio collegato a questa attività, però, impedisce al momento di confermare che ci fosse, all'epoca, uno stabilimento per la tintura dei tessuti.

Fonte:
portugalresident.com


lunedì 28 giugno 2021

Lomba do Mouro, trovate le tracce di un accampamento romano

Portogallo, l'accampamento romano di Lomba do Mouro
(Foto: Romanarmy.eu)
Una tecnologia pionieristica ha aiutato gli esperti a trovare un campo perduto, costruito ed utilizzato da migliaia di soldati romani inviati a conquistare l'Iberia nordoccidentale.
Si tratta del più antico e grande recinto fortificato militare romano scavato finora in Galizia e nel nord del Portogallo. Le fondamenta del muro di cinta risalgono al II secolo a.C. circa. Gli esperti hanno analizzato una serie di sedimenti dalle fondamenta del muro utilizzando la tecnica di datazione a luminescenza stimolata otticamente (OSL). Questo ha permesso di datare l'ultima volta che i cristalli di quarzo sono stati esposti alla luce solare e per quanto tempo sono rimasti sepolti sotto le mura.
Lomba do Mouro, così si chiama l'accampamento, può collegarsi alle prime campagne militari romane in Galizia. Venne costruito da circa 10.000 soldati romani ed è stato progettato per essere una fortificazione temporanea, utilizzata per qualche giorno o qualche settimana, al massimo nei mesi più caldi. Venne realizzata molto rapidamente, mentre l'esercito era in procinto di attraversare un'altura. Fonti scritte riferiscono combattimenti durante questo attraversamento, ma anche accordi con le comunità locali.
I campi temporanei sono difficili da individuare, poiché ne sono rimaste prove archeologiche scarse a causa della loro natura non permanente ed anche perché vennero distrutti di proposito quando l'esercito abbandonava il luogo. La superficie del campo di Lomba do Mouro è di oltre 20 ettari ed è stata oggetto di un'indagine archeologica nel settembre 2020, campagna condotta dall'archeologo Joao Fonte, dell'Università di Exeter.
Finora il più antico accampamento romano in Galizia e nel nord del Portogallo era Penedo dos Lobos, dove si sono rinvenute anche monete che lo collegavano alle campagne di guerra conosciute come guerre Cantabriche (29-29 a.C.), con le quali Ottaviano Augusto pose fine al processo di conquista della Spagna. Lomba do Mouro venne costruito cento anni prima.
Nel 137 a.C. il console romano Decimo Giunio Bruto entrò in Galizia con due legioni, attraversando i fiumi Douro e Lima e raggiungendo il Minho. La datazione delle mura, insieme alle grandi dimensioni del recinto, supportano l'ipotesi che il campo possa essere stato eretto da un contingente di quel periodo, anche se a causa del grado di incertezza delle date è difficile stabilire una diretta associazione con la campagna di Decimo Giunio Bruto.

Fonte:
archaeologynewsnetwork.blogspot.com


lunedì 10 settembre 2018

I viaggi mediterranei dell'ambra

Ambra (Foto: ISTOK)
L'ambra è una pietra preziosa, ricavata dalla resina di alberi fossilizzati, apprezzata sia per il colore che per la sua naturale bellezza fin dai tempi antichi. L'ambra ha giocato anche un ruolo chiave nel Mediterraneo. Mercedes Murillo-Barroso, archeologa dell'Università di Granada, in Spagna, ha scoperto la prova che l'ambra ha viaggiato attraverso le rotte di scambio mediterranee già nella tarda preistoria.
Per questa ricerca gli archeologi hanno utilizzato una tecnica nota come spettroscopia infrarossa, sottoponendo ad esame 22 campioni di ambra proveniente dal Portogallo e dalla Spagna, la cui datazione è compresa tra il 4000 e il 1000 a.C., al fine di risalire all'origine della preziosa resina. I risultati hanno dimostrato che nel nord della penisola iberica l'ambra era prodotta localmente, mentre nel resto della penisola è stata trovata ambra proveniente principalmente dalla Sicilia e dalla regione del Baltico.
L'ambra proveniente dalla Sicilia è arrivata in Spagna almeno nel 4000 a.C., molto prima di quanto si era pensato finora. All'inizio dell'Età del Bronzo, però, vi fu un calo nel commercio della pietra, mentre nel 1000 a.C. circa, l'ambra baltica ha progressivamente sostituito quella proveniente dalla Spagna.
I ricercatori spagnoli hanno inoltre dimostrato che l'ambra rinvenuta nel sud della Spagna aveva una distribuzione simile all'avorio, giungendo, al pari di quest'ultimo dall'Africa del nord attraverso la mediazione siciliana.

Fonte:
newsweek.com

domenica 29 maggio 2016

Le magnifiche pitture rupestri di Atxurra, in Portogallo

L'archeologo Diego Garate osserva le pitture rupestri di Atxurra
(Foto: Provincial County of Bizkaia)
Nei Paesi Baschi, nel nord della Spagna, sono state scoperte una serie di pitture rupestri preistoriche. Si tratta di una di quelle scoperte eccezionali che avvengono una volta sola in una generazione.
Le pitture raffigurano bisonti, cavalli e capre. La scoperta è stata fatta dall'archeologo Diego Garate ad una profondità di 300 metri nelle grotte Atxurra, a circa 50 chilometri da Bilbao. Le pitture hanno tra i 12.000 e i 14.000 anni e raffigurano scene tradizionali di caccia e la prima rappresentazione rupestre, in Europa, del bisonte.
"Scoperte di questo calibro non si fanno tutti gli anni, al massimo vengono effettuate in un decennio. Si tratta di una scoperta importante per la quantità di dati rappresentati, per l'eccellente stato di conservazione e per la presenza di altri materiali associati come strumenti in carbone e selce", ha affermato Garate. "Senza dubbio è la scoperta più importante della mia carriera", ha aggiunto.
Le grotte Atxurra sono state scoperte nel 1929. La Spagna vanta una serie di importanti pitture rupestri, tra le quali quelle di Altamira, definite la "Cappella Sistina dell'arte paleolitica". Nel mese di marzo 2015 sono state scoperte più di 20.000 pitture rupestri in Cantabria, nel nord della Spagna. 

Fonte:
The Local

martedì 16 dicembre 2014

Il santuario del misterioso Endovelicus

Statua ed iscrizione del dio Endovelicus
Nella regione di Vila Real, nel nordest del Portogallo, a 460 metri di altezza, si trova uno dei templi pagani più affascinanti e misteriosi d'Europa, il Santuàrio de Panòias.
L'area era già abitata nel Paleolitico. Il tempio è considerato un monumento nazionale, dal governo portoghese ed è stato meta di pellegrinaggi sin dal VI secolo a.C.. E' costituito da un complesso di tre grandi massi, sui quali sono presenti diversi pozzi di vari dimensioni, accessibili tramite una scala scavata nella roccia. Le rocce sono incise con tre iscrizioni in latino ed una in greco: descrivono il rituale che qui veniva celebrato.
Gli archeologi pensano che la costruzione del luogo sacro sia iniziata tra la fine del II secolo a.C. e l'inizio del III secolo d.C., anche se alcuni ricercatori pensano che sia molto più antico. I Romani utilizzavano il luogo con scopi rituali. Il ricercatore Geza Alfoldy ha tradotto le iscrizioni incise sulle rocce, che parlano di un antico rito di iniziazione celebrato in nome delle divinità ctonie. La scelta del luogo non è stata casuale, ma venne accuratamente studiata e stabilita. Il culto infero venne introdotto dal funzionario romano Calpurnio Rufino, che si rifece ad un culto ben più antico.
Tra le ipotesi più interessanti vi è quella che il tempio sia stato utilizzato per il culto di Endovelicus, divinità dell'Età del Ferro, venerato in Portogallo in epoca pre-romana. Il culto si diffuse, dopo l'epoca romana, per tutto l'impero. Endovelicus era un dio solare deputato alla guarigione. Era una divinità ambivalente, buona e cattiva.
Si è pensato che il nome Endovelicus sia di origine celtico e fenicio. La radice "end", in lingua celtica, corrisponde al fenicio "bel" e significa Signore. La parola originale celtica era, probabilmente, Andevellicos, che significa "molto buono". A Endovelicus si sacrificava un maiale.

lunedì 27 maggio 2013

Cimitero medioevale in Portogallo

Il luogo della scoperta dello scheletro (Foto: Algarve Resident)
In Portogallo, sulla spiaggia di Sant'Eulalia ad Albufeira, gli archeologi hanno riportato alla luce uno scheletro quasi completo risalente al XV o XVI secolo. Gli studiosi pensano che nei dintorni possa trovarsi un antico cimitero medioevale.
Lo scheletro è stato seppellito nella zona in cui sorge la cappella di Santa Eulalia, dove si pensa sia stato costruito, in precedenza, un sepolcreto. Non è la prima volta che, in questa zona, emergono resti umani. Le braccia dello scheletro ritrovato ultimamente - forse un uomo - erano posizionate sulla zona addominale.
Oltre allo scheletro sono emersi i resti di una fattoria romana specializzata nella produzione del garum, antica salsa a base di pesce che i Romani consideravano essenziale. Sono stati ritrovati anche molti reperti quali vasi, coppe, brocche e anfore di epoca romana. Gli scavi vanno avanti dal 2004.

sabato 12 gennaio 2013

Tesori dalle fognature

Pompei, antica piscina
Uno studio sugli oggetti "perduti" dagli antichi Romani durante le loro abluzioni alle terme, ha permesso di conoscere un pò di più sulle abitudini dei nostri antenati. I Romani avevano l'abitudine di andare alle terme con ogni sorta di ornamento.
Le terme, costruite quasi in ogni parte dell'Impero, erano frequentate sia dai militari che dai civili. Gli antichi testi danno qualche indizio sulle attività che si svolgevano all'interno delle terme ma sono piuttosto vaghi sui particolari più interessanti. Proprio per questo gli archeologi sono andati alla ricerca degli oggetti perduti negli scarichi e tra le rovine delle terme romane.
Le tubature e gli antichi impianti idraulici contengono ogni genere di oggetto, perso o gettato via durante i bagni dei nostri antenati. L'archeologa Alissa Withmore ha esaminato i reperti recuperati da 11 bagni civili e militari in Italia, Portogallo, Svizzera, Germania e Portogallo, tutti databili tra il I e il IV secolo d.C.. Sono moltissimi, tra gli oggetti ritrovati, quelli strettamente legati alla balneazioni: flaconi di profumo, strumenti per la pulizia delle unghie, pinzette, contenitori di oli.
Gemma intagliata (212 d.C.). Gemme come
questa sono state ritrovate nei balnea
La Withmore ha anche ritrovato tracce della presenza di medici nelle terme. In uno scarico, per esempio, è stato rinvenuto un bisturi e nei bagni di Caerleon, in Galles, gli archeologi hanno scoperto tre denti appartenuti ad adolescenti e due denti di adulti, che fanno pensare anche alla presenza di un dentista.
Sono stati trovati, anche, frammenti di piatti, ciotole e bicchieri nelle fognature, segno che i Romani usavano prendere anche i pasti alle terme. A Caerleon i bagnanti si nutrivano di cozze e crostacei, per esempio; a Silchester, in Gran Bretagna, sono stati ritrovati semi di papavero, ossa di manzo, montone, capra, maiale, pollo e cervi selvatici.
Gli archeologi hanno rinvenuto anche reperti inerenti giochi d'azzardo nelle saune: si tratta per lo più di dadi e monete. Il ritrovamento più sorprendente è stato quello di aghi in osso e bronzo che sta ad indicare lo svolgimento, all'interno dei bagni, di un'attività tessile di qualche tipo.
Ma i Romani hanno perso anche pezzi di gioielleria, durante i rilassanti bagni. Sono stati ritrovati forcine per capelli, perline, spille, ciondoli, gemme incise soprattutto negli scarichi. Probabilmente, pensano gli archeologi, le persone indossavano questi oggetti durante il bagno per paura di subire un furto.

sabato 11 agosto 2012

Statuette d'avorio in Portogallo

Circa 20 statuette d'avorio di 4.500 anni fa, sono state scoperte in uno scavo nella parte orientale del Portogallo. E' la prima volta che dei reperti simili sono stati ritrovati in Portogallo. Si tratta, forse, di oggetti a destinazione funeraria, essendo stati scoperti in una zona del complesso archeologico di Perdigoes che era solitamente utilizzata per le cremazioni tra la fine del Neolitico e l'inizio dell'Età del Bronzo.

mercoledì 20 giugno 2012

Il paleolitico a Siega Verde

Siega Verde, rappresentazione di equide
In Portogallo si trova un sito di arte rupestre quasi sconosciuto, Siega Verde, a pochi chilometri da Ciudad Rodrigo, nella provincia di Salamanca. Il sito è stato riconosciuto di notevole importanza solamente nel 2010, dal momento che la fama del vicino complesso di Valle del Coa ne oscurava, finora, la fama.
In diversi punti della valle del fiume Coa e in una piccola insenatura del fiume Agueda, si trovano una notevole quantità di graffiti e incisioni su roccia scistosa, rappresentanti animali (cavalli, cervi, capre) ma anche disegni astratti e alcune figure antropomorfe.
Siega Verde è situata in un paesaggio in cui dominano le rocce di ardesia, non lontano dal fiume Agueda. Si tratta del più importante complesso di arte rupestre paleolitica all'aperto della penisola iberica, il primo ad essere scoperto nel 1988. I graffiti qui presenti sono stati datati ad un periodo compreso tra 20.000 e 10.000 anni fa. A tutt'oggi sono state catalogate 91 rocce con circa 650 figure, delle quali 443 rappresentano animali, 3 uomini, 165 sono disegni schematici e 35 non è stato possibile determinare cosa intendano rappresentare.
Gli animali più rappresentati sono gli equidi, al secondo posto i bovidi, seguono i cervidi, i caprini, i canidi, pachidermi, orsi e felini. La presenza dei cervidi denota un clima, all'epoca, umido e temperato, tipico delle zone boschive; quella del rinoceronte lanoso indica che vi furono anche situazioni di freddo estreme.
I disegni sono stati tracciati mediante una serie di punti e solchi risultato di percussione diretta o indiretta. In alcuni casi sono sovrapposte profonde incisioni che completano il disegno. Non sono presenti tracce di pittura.

mercoledì 30 maggio 2012

Primi ebrei in Portogallo

La lastra ritrovata dagli archeologi tedeschi
Gli archeologi dell'Università Friedrich Schiller di Jena (Germania), hanno trovato alcune tra le più antiche testimonianze archeologiche finora conosciute della cultura ebraica nella penisola iberica. Il ritrovamento è avvenuto nel sud del Portogallo, vicino alla città di Silves, nell'Algarve.
Su una lastra di marmo di 40 x 60 centimetri si possono leggere chiaramente delle lettere ebraiche la cui sequenza non è stata, però, ancora decifrata. Gli archeologi pensano che la lastra possa appartenere ad una sepoltura e stanno cercando di datare il tutto attraverso il materiale trovato nei pressi. Si pensa che, orientativamente, la tomba possa risalire al 390 d.C.
Finora la più antica testimonianza della presenza di ebrei in Portogallo è stata una lastra tombale con iscrizione latina, recante l'immagine della menorah, il candelabro a sette braccia, risalente al 482 d.C.

giovedì 22 settembre 2011

Tracce di preistoria in Portogallo

Portogallo, Cromlech Almendres
Recenti indagini in Portogallo hanno permesso di individuare un certo numero di siti preistorici che comprendono incisioni varie ed arte rupestre. I siti sono dislocati a Laje da Churra, a Serra de Santa Luzia, nel Portogallo del sud.
Un archeologo della squadra che sta attualmente lavorando in questi luoghi, ha affermato che una pietra da tempo custodita nella chiesa locale rappresenterebbe uno dei più importanti reperti di arte rupestre. Su di essa sono presenti ben 1200 incisioni, delle quale solamente dieci sono state interpretate finora.
Si pensa che il sito dove è stata effettuata la scoperta della pietra sia stato frequentato a partire dal 3000-4000 a.C.. Nel medesimo luogo, oltre alla pietra, sono state individuate incisioni di cavalli, armi ed imbarcazioni.
Laja da Churra è uno dei dieci siti archeologici individuati dagli studiosi a partire dal maggio scorso.

sabato 28 novembre 2009

Una sconosciuta, antica città portoghese

In Portogallo, vi è un'ex città romana, Conimbriga, sorta sul terreno dei Lusitani e distante 17 chilometri da Coimbra.
Sono in molti a ritenere che Conimbriga romana tragga le sue origini da un più antico insediamento celtico, anche se la sola cosa certa è che fu conquistata dai Romani nel 139 a.C., durante la campagna condotta da Decimo Giunio Bruto.
Durante il regno dell'Imperatore Ottaviano Augusto, la città si sviluppò notevolmente, con la costruzione di terme e foro. Alla fine del IV secolo, quando l'impero romano era già in declino, la città venne cinta di mura per oltre 1500 metri, che sostituivano o rinforzavano le mura del tempo di Augusto. La tecnica costruttiva denota una certa urgenza nella realizzazione dell'apparato difensivo, dovuta, probabilmente, all'imminenza di attacchi da parte di barbari. Nel 468 gli Svevi assaltano la città, distruggendo parte delle mura. Da questo momento inizia il declino di Conimbriga che, poi, finirà per determinare il trasferimento della Diocesi a Coimbra, che garantiva una migliore sicurezza.
Nel corso degli scavi archeologici del 1913, emerso alcuni reperti risalenti all'Età del Ferro, che testimoniano l'esistenza di insediamenti umani nel territorio in quel periodo storico. Alcune fonti letterarie, poi, descrivono la Lusitania e la valle del Souro: Caio Plinio Secondo cita proprio la città di Conimbriga; l'Itinerarium di Antonino menziona, invece, un insediamento fra Olisipo, Lisbona e Bracara Augusta Braga.
Le invasioni barbariche non spopolano del tutto la città, che subì dapprima il dominio dei Visigoti e poi quello degli Arabi, come testimoniato da un'iscrizione del VI secolo. Le prime campagne di scavo sistematiche hanno inizio del 1899, ma soltanto nel 1955 viene alla luce la città vera e propria, in tutto il suo splendore. La cinta muraria di Conimbriga è praticamente triangolare. Una grande villa romana conserva notevoli mosaici pavimentali, un peristilio centrale ed una notevole planimetria. Un altro edificio di una certa importanza, ritornato alla luce, sono le terme con le classiche suddivisioni tra tepidarium, calidarium e frigidarium. Tutto il materiale estratto, nel corso degli scavi, dal terreno, è stato disposto nel museo di Conimbriga.
Tra gli edifici privati spicca la Casa Dos Repuxos (Casa delle fontane), che copre un'area di 569 metri quadrati, pavimentata a mosaico e con un giardino centrale con vasche e fontane dotate di 500 cannelle. Vi è, poi, una lussuosa abitazione con terme priva, il foro, le terme pubbliche.
Il foro augusteo fu demolito durante la dinastia Flavia, epoca in cui la città di Conimbriga ricevette uno statuto comunale. Si costruì, al suo posto un foro più grande. Non lontane dal foro, sono state rinvenute abitazioni del periodo Claudio, appartenenti quasi sicuramente a degli artigiani. Un acquedotto di 3 chilometri trasportava, da una fonte vicina, l'acqua nella città.

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...