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venerdì 9 maggio 2025

Svizzera, trovato un antico sito di età romana

Svizzera, scavo di un seminterrato nel sito di Kaiseraugust
(Foto: Freigelegter Keller/Kanton Argovia)

Nel nord della Svizzera, a Kaiseraugst, vicino al confine con la Germania, gli archeologi hanno portato alla luce un'antica strada romana ed una rara statuetta in bronzo raffigurante una pantera. La scoperta offre uno spaccato della vita quotidiana ad Augusta Raurica, fondata quasi 2000 anni fa.
Gli scavi sono stati effettuati tra maggio 2024 e marzo 2025, in vista di un progetto di costruzione di abitazioni residenziali e di un garage.
Il sito si trova all'interno della città bassa di Augusta Raurica, un insediamento romano fondato nel 44 a.C. vicino all'odierna Basilea e noto come una delle città romane meglio conservate a nord delle Alpi. Gli archeologi hanno anche identificato tombe di epoca romana successiva, parte di una necropoli più ampia.
Il tratto di strada tornato alla luce è largo quasi quattro metri. Nel corso del tempo la strada è stata riparata ed ampliata. Era fiancheggiata da fossati di drenaggio ed ombreggiata da camminamenti colonnati su entrambi i lati ed offriva una chiara immagine delle infrastrutture e della pianificazione urbana romana.
Nelle vicinanze, gli archeologi hanno scoperto diversi edifici, tra i quali una grande struttura in pietra con un seminterrato ed una casa parzialmente scavata. Questi spazi sotterranei erano ben conservati ed hanno restituito numerosi manufatti.
I ricercatori hanno trovato diversi fosse e pozzi rivestiti in pietra nei cortili delle abitazioni e stanno tuttora indagando sul loro uso, se come depositi o come latrine. Hanno documentato anche numerose sepolture di neonati situate all'interno delle case e nei cortili. In epoca romana i neonati venivano comunemente sepolti in casa, piuttosto che nelle necropoli pubbliche.
Il sito fu occupato dalla fine del I secolo fino al III secolo d.C., con tracce di un successivo utilizzo romano confermato dalle numerose monete ed oggetti rinvenuti. Tra le scoperte più sorprendenti vi sono una statuetta in bronzo raffigurante una pantera, un altare votivo ricavato da pietra tenera ed una fusaiola in vetro colorato realizzata utilizzando la tecnica del mosaico.

Fonte:
greekreporter.com


sabato 20 gennaio 2024

Svizzera, il castello ed il guanto di sfida

Svizzera, il luogo degli scavi ed uno dei reperti rinvenuti
(Foto: stilearte.it)

Durante la ristrutturazione di una casa unifamiliare nel villaggio di Kyburg, nei pressi del castello omonimo, in Svizzera, sono emerse scoperte inaspettate. Il castello, risalente almeno al 1027, appartenne nel XV secolo, per un periodo, alla città di Zurigo, diventando in seguito proprietà privata. Solo nel 1917 il cantone di Zurigo lo acquisì.
Data la vicinanza del castello, si supponeva che nel terreno di questa proprietà, che doveva essere sottoposta ad interventi di ristrutturazione, potessero trovarsi oggetti di valore storico. 
Gli archeologi hanno scoperto un vano contenente tre telai, ceramiche, utensili in ferro quali martelli e trapani a mano, uno stilo per scrivere e una chiave. La presenza di stampi ed utensili specifici ha suggerito che la lavorazione del ferro avvenisse nelle vicinanze o addirittura all'interno dell'abitazione. Ma sono state 25 piccole tessere a destare particolare interesse.
La responsabile del progetto, Lorena Burkhardt, ha dichiarato che i sospetti sulla loro natura sono stati successivamente confermati in laboratorio: si tratta di frammenti di un guanto da sfida per la mano destra risalente al XIV secolo.
Le parti in ferro del guanto sono incredibilmente ben conservate, mostrando minima ruggine, e soprattutto sono integre. Il guanto di Kyburg è il solo completamente conservato in tutto il paese e, in questa condizione, rappresenta un'esclusività anche oltre i confini nazionali. Il corrispondente guanto sinistro è stato recuperato solo parzialmente.
Lorena Burkhardt ha spiegato che questi guanti facevano parte delle sofisticate armature indossate dai cavalieri nel tardo Medioevo. In Svizzera esistono solo altri cinque esemplari risalenti al periodo compreso tra il 1340 ed il 1400, ma in condizioni ben inferiori a quelle del guanto di Zurigo.
Gli altri guanti svizzeri e lo stile delle ceramiche trovate hanno contribuito a datare l'esemplare di Kyburg, utilizzato durante la Guerra dei Trent'anni fino al XVII secolo. La sua struttura complessa suggerisce che il proprietario fosse un nobile o un guerriero benestante, dato che la produzione di tali armature era costosa e complessa.
Il guanto solleva anche domande senza risposta, come l'identità del suo proprietario, un enigma che i ricercatori sperano di risolvere attraverso ulteriori ricerche documentarie.

Fonte:
stilearte.it

lunedì 10 aprile 2023

Svizzera, testimonianze di una battaglia tra Reti e Romani

Svizzera una ghianda in piombo ritrovata sul luogo di una
battaglia (Foto: archaologischer dienst graubunde)

Proseguono gli studi sulla resistenza posta dalle popolazioni alpine all'invasione romana. Negli ultimi anni sono state portate alla luce importanti testimonianze. Un pugnale romano, cento ghiande di piombo per le fionde - che recano impressa la sigla della XII legio - chiodi da calzature, resti di uno scudo e altri reperti sono stati individuati e recuperati grazie all'azione di un ispettore onorario della Soprintendenza, che ha esplorato la zona con un metaldetector, recuperando il prezioso pugnale, e ai servizi archeologici di Stato, che sono intervenuti poi per indagini sistematiche, portando alla luce altri resti di uno scontro militare avvenuto, probabilmente, intorno al 15 a.C. in una gola montana nel Cantone dei Grigioni, in Svizzera.
Da un lato il potente esercito romano. Dall'altro - forse nel tentativo di presidiare la gola, respingendo i nemici - i Reti. I resti di dotazioni militari rimaste sul terreno fanno pensare che la risposta dei legionari romani sia stata violentissima e che abbiano scatenato l'inferno in uno scontro di non lunga durata.
"Sembra che la gente del posto si fosse rintanata e sia stata colpita dai romani con fionde e catapulte", ha detto Peter Schwarz, professore di archeologia romana all'Università di Basilea. Schwarz ritiene che alla battaglia abbiano preso parte 1.500 soldati. Un numero per certi aspetti limitato di militari, ma probabilmente sufficiente ad aver ragione, con risalite strategiche, delle resistenze dislocate dai Reti. Del resto la configurazione del terreno - siamo in una gola, quindi in una strettoia - non avrebbe offerto un fronte molto più ampio e non avrebbe richiesto un impegno maggiore di soldati. Per ora non sono stati trovate sepolture da ricondurre alla battaglia stessa.
Le monete, il tipo di chiodi delle scarpe e i materiali trovati durante le ricerche offrono elementi precisi che consentono di stabilire l'epoca della battaglia. Gli studiosi ritengono che, anche alla luce del programma quinquennale di ricerche, sarà possibile sapere se - come parrebbe oggi - lo scontro sia da collegare all'offensiva romana disposta con decreto dall'imperatore Augusto, nel 15 a.C.
"Questa è la prima volta che i resti di un sito di battaglia romano sono stati trovati in Svizzera", ha detto Schwarz. "Sembra che i romani abbiano attaccato il loro nemico su un lato della valle, li abbiano spinti oltre il fiume, dall'altra parte della gola, prima di attaccare di nuovo". Tutto avvenne nella strettoia del Crap Ses, nel comprensorio della Val Sursette, tra Tiefencastel - 859 metri sul livello del mare - e Cunter - 1.182 metri di altitudine. Una zona che, anche oggi, manifesta chiaramente il collegamento stretto con il mondo latino, quello degli occupanti. Qui si parla, infatti, il romancio, una lingua svizzera che ha grandi affinità con il ladino e con il friulano, entrambi parlati in Italia. In questo comprensorio, al passo del Settimo, gli archeologi hanno evidenziato e studiato le tracce di un accampamento romano.
Questa ricerca deve tanto a Lucas Schmid, ispettore onorario della Soprintendenza che ha rilanciato le ricerche, grazie al ritrovamento, con il metal detector, di un pugnale romano, particolarmente elegante e raro. Oltre alla spada, il pugnale (in latino "pugio") era la seconda arma bianca usata dai soldati romani, sia delle legioni, sia delle truppe di appoggio. Per via della sua impugnatura a forma di croce, il pugnale del Crap Ses può essere datato al periodo compreso tra il 50 a.C. e l'anno zero.
Pugnali di questo tipo sono rari. Finora se ne conoscono solo quattro esemplari, di cui uno proveniente dall'accampamento romano di Vindossia, nel Cantone di Argovia. Il pugnale si trovava nel suolo senza guaina e probabilmente è stato deposto intenzionalmente.

Fonte:
stilearte.it
 

domenica 8 maggio 2022

Svizzera, il tesoro nella pentola...

Svizzera, le monete romane rinvenute da un
cacciatore di tesori (Foto: Archaeologie Baselland)
Un cacciatore di tesori dilettante ha scoperto, in Svizzera, un vaso di terracotta sepolto pieno di monete romane risalenti al IV secolo d.C. Si calcola che il reperto contenga almeno 1.290 monete, unitamente ad un frammento di pelle bovina. Il rinvenimento è avvenuto nel settembre 2021 non lontano dal castello di Wildenstein, risalente al XIII secolo, nel territorio di Basilea.
Secondo gli archeologi il frammento di pelle era utilizzato con funzioni di separatore tra le monete. Il motivo è ancora sconosciuto.
Le monete riempivano il vaso fino all'orlo. Sono in prevalenza fatte di una lega di rame ed una piccola percentuale di argento. In complesso il loro valore è pari ad un solidus, una moneta d'oro puro introdotta dall'imperatore Costantino che pesava circa 4,5 grammi. Un solidus costituiva circa due mesi di paga di un soldato dell'epoca. Le monete sono state coniate con iscrizioni e disegni su entrambi i lati e risalgono all'epoca di Costantino (306-337 d.C.).
Non sorprende trovare monete romane in questa regione, che faceva parte di una provincia dell'Impero Romano. Sono stati già rinvenuti, in passato, altri nascondigli, dove le monete furono nascoste in tempi di crisi, a differenza di quanto è accaduto per le monete recentemente rinvenute.
Il tesoro di Bubendorf (la località dove è stato trovato il vaso contenente le monete) risale ad un periodo di relativa pace e ad una certa ripresa economica. Rimane il mistero sulle motivazioni per le quali questo piccolo tesoro venne sepolto.

Fonte
livescience.com


domenica 24 aprile 2022

Svizzera, la bambina di Basilea

Svizzera, fibbia in ferro con intarsi in oro
(Foto: Servizio Archeologico Basilea)

In Svizzera, nella parte antica della città di Basilea, collocata sulla riva destra del Reno, durante gli scavi per la posa delle condutture del riscaldamento, è stata rinvenuta una sepoltura altomedioevale di una bambina con un corredo molto particolare.
Grazie alle indagini antropometriche è stato stabilito che la piccola aveva circa 12 anni al momento della morte. Assieme al suo corpo, nella sepoltura, sono state ritrovate antiche collane oppure un corpetto finemente ornato, al collo, con 350 perline multicolori di vetro e di ambra.
E' stata, inoltre ritrovata anche una particolare fibbia da borsa in ferro ed una in materiale ferroso con intarsi in oro. Per questo non si esclude la possibilità che le perline fossero state utilizzate come decorazione esterna della borsa, oppure si trovassero all'interno della stessa, come una sorta di tesoretto. La bambina, quindi, doveva essere di nobile famiglia, vista la ricchezza del ritrovamento.
Le indagini al radiocarbonio potranno accertare l'epoca della morte della piccola che, presumibilmente, deve collocarsi intorno al VI secolo d.C.

Fonte:
mediterraneoantico.it



mercoledì 2 febbraio 2022

Anfiteatro...svizzero

Svizzera, l'anfiteatro di Kaiseraugust appena scoperto
(Foto: Kantonsarchaologie Aargau)

Gli archeologi svizzeri hanno scoperto le rovine di un anfiteatro di epoca romana, forse il più grande finora rinvenuto in Svizzera, dove gli spettatori assistevano, con tutta probabilità a combattimenti gladiatori e cacce di animali al ritmo dei flauti.
L'anfiteatro appena scoperto ha forma ovale ed è stato costruito in una cava romana abbandonata utilizzata fino alla tarda antichità. Questo indizio, unitamente al ritrovamento di una moneta risalente al 337-341 d.C., indica che l'anfiteatro risale al IV secolo d.C., il che lo renderebbe il più recente anfiteatro dell'impero romano. Anche la composizione dei materiali da costruzione dell'edificio confermerebbe la datazione dell'anfiteatro: blocchi di pietra e malta che ricordano quelli del muro del forte tardo antico.
L'anfiteatro è stato scoperto mentre gli archeologi stavano monitorando i lavori di costruzione di una nuova rimessa per imbarcazioni sul fiume Reno, nel dicembre 2021. Il luogo del ritrovamento è Kaiseraugust, un comune che prende nome dall'antica citta romana di Augusta Raurica, vicino al confine tra Svizzera, Francia e Germania. Si tratta del terzo anfiteatro romano scoperto fino ad oggi ad Augusta Raurica.
L'anfiteatro è lungo 50 metri circa e largo 40 metri. Nelle vicinanze si trova il Castrum Rauracense, un forte tardo romano situato su quello che era il confine settentrionale dell'impero romano nel 300 d.C., vicinissimo alla Germania. Gli archeologi hanno portato alla luce una porta a sud dell'anfiteatro. Sul lato occidentale dell'arena sono stati rinvenuti blocchi di arenaria conservati presso un altro ingresso. Le pareti interne dell'arena erano intonacate ed é visibile anche l'impronta di un palo per tribune o sedili di legno.

Fonte:
livescience.com


sabato 20 giugno 2020

Svizzera, trovato un balneum romano

Svizzera, il balneum romano trovato a Baden
(Foto: Kantonsarchaologie Argovia, Kanton Aargau)
Un balneum romano ben conservato è stato rinvenuto durante alcuni lavori edili nella città svizzera di Baden, a circa 25 chilometri da Zurigo, conosciuta, in epoca romana, come Aquae Helveticae grazie alle sue sorgenti termali.
Gli archeologi ritengono che questo balneum sia parte dei leggendari bagni all'aperto di Santa Verena a Baden, utilizzati dal medioevo fino al XIX secolo. Probabilmente, però, la struttura romana venne sfruttata solo per pochi anni e, in seguito, i bagni di Santa Verena vennero ridimensionati e il balneum romano venne dimenticato. Rimane, comunque, un ritrovamento molto importante per la storia delle terme cittadine che, pensano gli archeologi, sono rimaste in uso in modo continuativo dall'epoca romana all'epoca medioevale.
E' stata trovata, anche, una struttura per convogliare l'acqua dalla fonte termale che venne costruita nel medioevo e che si installò direttamente sull'originale struttura romana.

Fonte:
swissinfo.ch

domenica 12 gennaio 2020

Svizzera, il villaggio palafitticolo di Thun

Svizzera, oggetti in bronzo rinvenuti nel lago di Thun
(Foto: Archaologischer Dienst des Kantons Bern, Badri Redha)
Gli archeologi stanno esplorando il lago svizzero di Thun per capire come poter salvaguardare i resti delle abitazioni dell'Età del Bronzo presenti sotto la superficie del lago. Secondo le autorità del cantone di Berna, l'insediamento lacustre risalirebbe a 3500 anni fa ed è minacciato dall'erosione che rischia di farlo scomparire per sempre.
Le prime indagini hanno rilevato che l'area settentrionale del sito era in condizioni preoccupanti. L'erosione dilava fino a 50 centimetri di sedimenti l'anno ed è causata dalla forte corrente naturale del fiume Aare e dal traffico delle imbarcazioni. Nel 2014 un subacqueo dilettante ha trovato diversi oggetti in bronzo nel lago di Thun e ne ha informato gli archeologi che hanno anche rinvenuto pali dell'Età del Bronzo (1590-1540 a.C. circa). Prima del 2014 non si era a conoscenza della presenza di abitazioni al disotto della superficie del lago, anche se erano state rinvenute a Thun, Hilterfingen, Amsoldingen e Spiez sepolture della prima Età del Bronzo.

Fonte:
Archaeology News Network

sabato 10 agosto 2019

Svizzera, la sepoltura della donna celta

Ricostruzione della sepoltura femminile rinvenuta in Svizzera
(Ricostruzione: Arnt fur Stadtebau. Stadt Zurich)
In Svizzera è stata rinvenuta la sepoltura di una donna celta vissuta nell'Età del Ferro, 2200 anni fa. La donna indossava vesti colorate ed era stata sepolta in un tronco di legno scavato. I ricercatori hanno appurato che, al momento della morte, la donna aveva 40 anni ed aveva lavorato poco, nel corso della sua vita. L'analisi dei denti ha evidenziato che ha mangiato molti amidacei e cibi zuccherati.
La donna è stata sepolta in un tronco d'albero scavato, con la corteccia intatta all'esterno. I resti della donna erano stati rinvenuti nel 2017, durante un progetto di costruzione nei pressi di una scuola in un distretto di Zurigo. Un'analisi isotopica delle ossa ha rivelato che la defunta era nata e cresciuta là dove era stata sepolta.
Gli archeologi si sono incuriositi sulla chiusura della collana che indossava la donna. Entrambe le estremità della collana avevano una spilla che sorreggeva una stringa in vetro blu e giallo con inserti ambrati. La donna indossava anche bracciali in bronzo ed una catena con ciondoli appesi.
I resti della donna erano sepolti a circa 80 metri dalla tomba di un uomo rinvenuta nel 1903, quando era in costruzione la palestra della scuola. L'uomo era stato sepolto con spada, scudo e lancia. Poiché i due sono stati sepolti nello stesso decennio, è possibile che appartenessero alla stessa famiglia.

Fonte:
livescience.com

sabato 20 ottobre 2018

Tracce di insediamento celtico in Svizzera

Svizzera, spilla in bronzo e frammento di ceramica trovati negli scavi ad
Egolzwil (Foto: Kanton Luzern)
Gli archeologi che stanno lavorando nel cantone svizzero di Lucerna hanno scoperto un raro insediamento celtico nella città di Egolzwil, a circa 35 chilometri da Lucerna. Si tratta di una scoperta molto importante.
Il fatto che i Celti vivessero, un tempo, nell'attuale cantone di Lucerna era conosciuto agli studiosi, poiché sono stati trovati dei resti sacrificali là dove un tempo sorgeva un lago. Questa nuova scoperta, però, è eccezionale poiché è la prima traccia di insediamento trovata finora e può gettare finalmente luce sulla storia dei Celti della zona.
Nello scavo sono stati portati alla luce frammenti di ceramica, resti di abitazioni bruciate ed ossa di animali. Si pensa che una spilla in bronzo, anch'essa trovata negli stessi scavi, fosse stata utilizzata, un tempo, per mantenere insieme mantelli o pastrani. Secondo gli archeologi l'insediamento risale al I secolo a.C.

Fonte:
swissinfo.ch

sabato 28 ottobre 2017

Un menhir svizzero...

Il monolite trovato in Svizzera (Foto: Yann Mamin, Servizio Archeologico
cantonale di Berna)
Nel cantone di Berna, in Svizzera, gli archeologi hanno scoperto quello che ha tutta l'aria di essere un menhir che, forse, faceva parte di un luogo di culto risalente all'Età del Bronzo. La pietra, di 2 metri di lunghezza per 1,3 di larghezza e del peso di 3 tonnellate, è stato rinvenuto durante gli scavi di un sito dell'Età del Bronzo a Breitenacher, vicino Kehrsatz, alla periferia di Berna.
La forma e le dimensioni della pietra hanno immediatamente fatto pensare al menhir, una pietra utilizzata per contrassegnare un luogo di culto o di ritrovo sociale. Le tracce rinvenute sul terreno suggeriscono che la pietra era, un tempo, posta in posizione verticale. La sua collocazione vicino a diverse case dell'Età del Bronzo, potrebbe aver avuto un ruolo fondamentale nella costruzione della città. Si pensa, anche, che sia stato utilizzato nel periodo Neolitico.
In Svizzera sono stati rinvenuti, fino ad oggi, ben 15 menhir.

Fonte:
thelocal.ch

domenica 6 agosto 2017

Cereali e antichissimi escursionisti...

Contenitore in legno dell'Età del Bronzo trovato sulle Alpi svizzere
(Foto: Servizio Archeologico del Cantone di Berna)
Un contenitore in legno dell'Età del Bronzo è stato trovato nel ghiaccio delle Alpi svizzere, a 2.650 metri di altezza. Il ritrovamento potrebbe aiutare gli archeologi a gettare nuova luce sulla diffusione dei semi di cereali. I ricercatori si aspettavano di trovare, nel contenitore, residui di latte, parte del pasto di un cacciatore, ma hanno scoperto, invece, i biomarcatori di grano di frumento o di segala.
La domesticazione delle piante quali il grano è stato uno dei passaggi culturali ed evolutivi più significativi della nostra specie, ma non sono mai state rinvenute prove dirette dell'utilizzo dei cerali nelle pratiche culinarie. Le piante, infatti, sono soggette ad un degrado estremamente rapido, per cui è difficile rintracciarle nei depositi antichi. Per questo, da qualche tempo, gli archeologi ricorrono sempre più spesso a tecniche molecolari per rintracciarne i resti.
Il Dottor André Colonese, della BioArCh, dipartimento di Archeologia dell'Università di York, ha dichiarato: "Si tratta di una scoperta straordinaria se si considera che di tutte le piante domestiche, il grano è la coltura più diffusa nel mondo e la più importante fonte di cibo per gli esseri umani, una coltura che si trova al centro di molte tradizioni culinarie contemporanee".
I ricercatori hanno combinato insieme analisi microscopiche e molecolari per identificare i lipidi e le proteine, servendosi della gascromatografia spettrometrica, una tecnica usualmente applicata ai manufatti in ceramica. Negli ultimi trent'anni migliaia di manufatti del genere, provenienti dall'Europa, sono stati analizzati per individuare il loro contenuto, quasi sempre latte e carne, mai nessuna prova di cereali.
"La prova della presenza di cereali è arrivata dal rilevamento dei lipidi, ma anche dalle proteine conservate. - Ha affermato la Dottoressa Jessica Hendy, dell'Istituto Max Planck per la Scienza della Storia Umana. - Quest'analisi è stata in grado di dirci che questa scatola conteneva non solo uno, ma due tipi di cereali in grani, frumento ed orzo o segale".
Il Dottor Francesco Carrer, dell'Università di Newcastle è convinto che questo ritrovamento getti nuova luce sulla vita delle comunità preistoriche alpine e sul loro rapporto con le elevate altitudini. Quanti viaggiavano attraverso i valichi, infatti, avevano l'abitudine di portare con loro il cibo necessario per il viaggio, come i moderni escursionisti. 

Fonte:
pasthorizonspr.com

venerdì 18 novembre 2016

Svizzera, la pentola dalle ventidue lucerne

La pentola con le lucerne (Foto: Aargau canton archeology department)
Una squadra di archeologi ha scoperto una pentola di terracotta di epoca romana, riempita con 22 lampade a olio, ciascuna contenente una moneta di bronzo in Svizzera. I ricercatori ritengono che il vaso sia rimasto sepolto per duemila anni e risalirebbe all'epoca in cui i Romani installarono un accampamento per la legione Vindonissa vicino a Windish.
Vindonissa venne probabilmente fondata nel 15 d.C.. Qui si stabilì la Legio XIII Gemina, conosciuta anche come Legio Tertia Decima Gemina e vi rimase fino al 44 o 45 d.C.. Questa legione fu una delle unità più importanti, tra quelle che combatterono in Gallia con Giulio Cesare. Fu anche la legione con la quale quest'ultimo varcò il Rubicone nel 49 a.C.. Quello che è più sorprendente è che si hanno notizie di questa legione ancora nel V secolo d.C.
Con l'arrivo della Legio XXI (XXI Rapax), l'accampamento di Vindonissa venne ricostruito con fortificazioni in pietra. Questa legione venne in seguito sostituita dall'Undicesima (XI Claudia) che rimase di stanza nel luogo fino al 101 d.C.. Vindonissa era, all'epoca, un insediamento civile.
Precedenti scavi archeologici nella zona hanno individuato e confermato la presenza di abitazioni ben organizzate risalenti all'epoca romana, tra le quali le fondamenta di una struttura piuttosto grande. La pentola (o piatto) rinvenuta di recente era abbastanza comune tra i soldati di stanza a Vindonissa, ma resta un mistero la presenza delle 22 lampade ad olio, ciascuna delle quali con la sua moneta all'interno. Ogni lampada è decorata con un'immagine, tra le quali spiccano quella della dea Luna, quella di un gladiatore, di un leone, di un pavone ed una scena erotica. Le monete di bronzo all'interno delle lucerne non hanno grande valore e sono state datate al 66-67 d.C., forse il loro posizionamento è dovuto ad un gesto simbolico.
La pentola conteneva, insieme alle lampade, anche resti carbonizzati di ossa animali. Finora non ci sono state scoperte simili in Svizzera e si spera che presto ce ne possano essere per gettare maggior luce sul significato di questi insoliti reperti.

Fonte:
ancient-origins.net

venerdì 20 novembre 2015

Tesoro romano in Svizzera

La cittadina di Frick, nel cantone di Aargau, in Svizzera
Un contadino svizzero ha fatto una sorprendente scoperta nel suo giardino. Incuriosito da uno scintillìo fuori dal comune, ha finito per scoprire un vero e proprio tesoro di 4.166 monete romane in bronzo e argento, uno dei più grandi tesori mai trovati in Svizzera.
L'Associated Press riporta che il ritrovamento è avvenuto a Ueken, nel cantone settentrionale di Aargau, a breve distanza da un antico insediamento romano che sorgeva vicino alla città di Fick. Il fortunato agricoltore ha immediatamente contattato il servizio archeologico regionale che ha impiegato diversi mesi per scavare e recuperare, con estrema attenzione, tutte le monete, alcune delle quali erano state sepolte in piccole sacche di pelle.
Il tesoro pesa, in totale, circa 15 chilogrammi e si compone di antiche monete romane coniate a far tempo dal regno dell'imperatore Aureliano (270-275 d.C.) fino al regno di Massimiano (286-305 d.C.), che condusse diverse campagne militari volte ad alleggerire la pressione delle truppe germaniche sulle province del Reno. La moneta più recente è stata datata al 294 d.C.
Le monete sono in condizioni eccellenti, con la stampigliatura ancora ben visibile e leggibile. Gli esperti in numismatica pensano che siano state tolte dalla circolazione immediatamente dopo essere state coniate. Ritengono, inoltre, che siano state conservate per il loro valore in bronzo e argento.
La regione in cui sono state trovate le monete ha una storia molto lunga. Si pensa che qui vi fosse un grande insediamento romano tra il I e il IV secolo d.C.. Resti di una tenuta romana del II secolo d.C. sono stati trovati lungo la strada principale della città di Frick; una fortezza di IV secolo d.C. è stata, poi, scoperta sotto la collina dove sorge un edificio religioso. Il nome romano di Frick era Ferraricia e faceva riferimento ad una miniera di ferro sfruttata dai Romani in questa zona.

mercoledì 19 agosto 2015

Eccidi...neolitici

Fratture su una tibia (Foto: PNAS University of Basel)
I conflitti, nell'Europa del Neolitico, è stato scoperto che sono stati più violenti di quanto si fosse pensato finora. E' questo che emerge da una recente analisi antropologica nella fossa comune di Schoneck-Kilianstadten, risalente a 7000 anni fa.
Le sepolture risalgono al periodo in cui i primi europei hanno iniziato a divenire stanziali e costruire fattorie. Erano le tensioni sociali a scatenare delle vere e proprie guerre. Il sito di Schoneck-Kilianstadten è stato scoperto nel 2006 e l'analisi ha dimostrato che gli aggressori usarono una violenza senza precedenti nei confronti delle loro vittime. Gli scheletri appartengono ad almeno 26 individui, per lo più maschi, ma sono presenti anche scheletri di bambini, tutti presentano lesioni piuttosto gravi.
Le lesioni sono di vari tipi, comprese quelle causate da frecce che, in alcuni casi, hanno portato anche gravi danni alla testa ed al volto delle vittime prima e dopo la morte. Inoltre è stato appurato che chi ha attaccato la comunità di Schoneck-Kilianstadten ha rotto sistematicamente le gambe alle loro vittime. Alcuni scheletri recano tracce anche di tortura e mutilazioni intenzionali. Sono stati trovati solo pochi resti appartenenti a donne, il che fa pensare che queste ultime siano state rapite.
I ricercatori presuppongono che eccidi come questi non fossero fatti isolati, ma rappresentassero eventi frequenti nell'Europa del primo Neolitico. L'obiettivo di queste stragi poteva essere l'annientamento di intere comunità.

sabato 13 dicembre 2014

Sesterzi...svizzeri

Tremila sesterzi in bronzo del II e III secolo d.C. sono stati trovati durante alcuni scavi a Orsellina, vicino Locarno, in Svizzera. E' la più importante scoperta del genere nel Ticino.
Poco lontano, sulle rive del fiume Verbano, vi era, un tempo, un agglomerato urbano di una certa importanza, snodo dei traffici tra il Lago Maggiore e il nord delle Alpi. Le monete si trovavano in un'anfora nascosta nel terreno.

domenica 20 luglio 2014

Riti primitivi sui laghi svizzeri e tedeschi

Ricostruzione del rito di deposizione dei resti dei
bambini (B. Jennings, 2014)
Alcuni studiosi sostengono che i crani di bambini ritrovati ai margini degli insediamenti lacustri dell'Età del Bronzo  in Svizzera potrebbero essere stati macabri doni ai locali dei del lago. Crani di bambini sono stati scoperti sul perimetro di antichi insediamenti umani che circondano laghi svizzeri e tedeschi. Alcuni dei teschi mostravano segni di colpi d'ascia, altri di traumi cranici.
Anche se i bambini non erano stati sacrificati per placare gli dèi, essi possono essere stati offerti dopo la morte come doni al fine di scongiurare le inondazioni. E' dal 1920 che gli archeologi conoscono la presenza di antichi insediamenti sui laghi alpini in Svizzera e Germania. Ma è dal 1970 e dal 1980 che si è cominciato lo scavo di questi siti e si sono ritrovati strumenti da caccia, ossa di animali, ceramiche, gioielli e più di 160 resti di abitazione. Gli anelli del legno, visibili sui manufatti in legno pervenuti dai diversi siti, suggeriscono che questi insediamenti furono abitati in un periodo di tempo compreso tra i 3800 e i 2600 anni fa.
Durante l'Età del Bronzo, gli insediamenti posti lungo le rive dei laghi dovettero affrontare periodiche inondazioni. Ogni volta che il livello dei laghi si innalzava, gli abitanti di questi villaggi dovevano prendere le loro cose e spostarsi verso la terraferma. Tornavano alle loro case solo dopo che il livello delle acque si era nuovamente abbassato. Le case erano solitamente costruite su palafitte o su robuste basi di legno, circondate da palizzate o recinzioni.
I crani dei bambini ritrovati lungo il perimetro dei villaggi, sostengono i ricercatori, vi sono stati collocati in un momento successivo alla loro morte, quando, probabilmente, i villaggi hanno dovuto affrontare alcune terribili inondazioni.

domenica 10 febbraio 2013

Dolmen... svizzeri!

I dolmen durante le prime fasi dello scavo
Una scoperta sensazionale è stata fatta in Svizzera, nella regione di Berna. Si tratta di una fossa comune con dei dolmen risalente a oltre 5000 anni fa e contenente ben 30 steli e manufatti neolitici. Si tratta della prima camera sepolcrale intatta ritrovata a nord delle Alpi.
Le indagini sono iniziate nel 2011, partendo dalla grande lastra in granito di 7 tonnellate di peso per tre metri di lunghezza e due di larghezza che copriva la sepoltura di una comunità neolitica. Il sito è stato individuato da un agricoltore che aveva preso a rimuovere uno dei dolmen per tagliare l'erba del suo campo. Il masso risale a circa 20.000 anni fa ed è stato utilizzato dagli agricoltori del IV millennio a.C. per i loro riti funerari.
Al di sopra degli strati che ricoprivano le antichissime sepolture sono stati ritrovati manufatti di epoca romana e medioevale. I dolmen erano visibili fino al XIII secolo d.C.. La maggior parte dei sedimenti che coprono il sito sono i depositi alluvionali del vicino fiume.
Nel frattempo gli archeologi stanno recuperando la sepoltura neolitica. I montanti sono stati incrinati dalle inondazioni del fiume ma, se si esclude questo, la sepoltura collettiva sembra intatta. Lo scavo ha rivelato una camera funeraria per più di 30 persone e quanto rimane dei corredi funebri dell'epoca, incluse perline in vetro, punte di freccia in selce e persino gusci d'uova. Nei prossimi anni saranno effettuati i test sul Dna degli occupanti.

lunedì 29 ottobre 2012

Gli avi degli tsunami

Il lago di Ginevra
Geologi dell'Università di Ginevra hanno scoperto le prove che circa 1500 anni fa il Lago Lemano (o Lago di Ginevra) creò uno tsunami alto 13 metri.
Nel 563 d.C. una enorme frana cadde dalle montagne che si trovano a 70 chilometri di distanza da Ginevra: la frana di Tauredunum. Questa frana cancellò, in men che non si dica, abitazioni e un fortino costruito sul lago. Il materiale roccioso precipitò nel lago di Ginevra spostando un'enorme massa d'acqua che diede vita ad una gigantesca onda che andò a frantumarsi contro la cinta muraria della città di Ginevra, provocando morte e distruzione.
Questo evento tragico è stato tramandato da due vescovi dell'epoca: Gregoire de Tours e San Mario di Avenches, i quali riferiscono che la base del monte Taurus franò improvvisamente durante una processione.
La conferma della veridicità di quanto affermato da queste fonti è stata trovata proprio in fondo al lago, dove è stato rilevato un vasto deposito di sedimenti, lungo 10 chilometri e largo 5, che comprende 9 miliardi di metri cubi di roccia con uno spessore di 5 metri. I campioni estratti hanno dato una data di formazione tra il 381 e il 612 d.C., periodo corrispondente con l'evento di Tauredunum.

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...