| Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) |
Nel sito archeologico di Casas del Turunelo, nella provincia di Badjoz, in Spagna, è stato rinvenuto un carro votivo in bronzo di grande complessità decorativa ed iconografica, ritenuto un esemplare senza confronti noti nella penisola iberica. Il reperto è stato individuato all'interno di un passaggio di un edificio a carattere rituale, un'area oggetto già di precedenti scoperte, tra le quali un altare con forma di pelle di toro.
Il carro, databile al V secolo a.C. e riferibile all'ambito culturale di Tartesso, si conserva in forma parziale: è stata recuperata circa la metà del manufatto, con due ruote e parte della cassa principale. Nonostante l'incompletezza, lo stato di conservazione consente la lettura di un apparato decorativo articolato e di una tecnologia costruttiva basata sull'assemblaggio di più elementi in bronzo, uniti mediante componenti in ferro.
Tra le figure rappresentate compare una divinità fluviale identificata come Acheloo, figura diffusa nei contesti greci ed etruschi, affiancata da due grifi collocati agli estremi della struttura. Sono presenti, inoltre, due figure maschili di tipo atlante con funzione di sostegno della cassa del carro. L'insieme iconografico rimanda ad un programma simbolico complesso, collegato a contesti rituali e votivi.
Secondo gli studiosi, non esistono attualmente confronti diretti nella penisola iberica. Alcuni elementi trovano analogie parziali nell'ambito etrusco, ma nessun esemplare noto presenta la stessa combinazione di soluzioni decorative e costruttive. Dopo una prima fase di pulizia e documentazione, il reperto sarà sottoposto ad ulteriori analisi specialistiche finalizzate a chiarirne la funzione, cronologia e significato all'interno del contesto del sito.
La campagna di scavo ha interessato i settori nord e sud del tumulo che copre il complesso archeologico, una struttura del diametro di circa 90 metri ed alta sei metri, sotto la quale l'edificio venne sigillato intenzionalmente alla fine del V secolo a.C.
Le indagini si sono concentrate anche nell'area della stanza H-100, un ambiente di circa 70 metri quadrati, il più ampio finora portato alla luce. Nel settore nord sono stati recuperati due bracieri e un calderone in bronzo, elementi che confermano la ricchezza materiale del contesto. La quantità di ceramica rinvenuta nel corso della campagna risulta tuttavia inferiore rispetto alle stagioni precedenti.
Il carro, databile al V secolo a.C. e riferibile all'ambito culturale di Tartesso, si conserva in forma parziale: è stata recuperata circa la metà del manufatto, con due ruote e parte della cassa principale. Nonostante l'incompletezza, lo stato di conservazione consente la lettura di un apparato decorativo articolato e di una tecnologia costruttiva basata sull'assemblaggio di più elementi in bronzo, uniti mediante componenti in ferro.
Tra le figure rappresentate compare una divinità fluviale identificata come Acheloo, figura diffusa nei contesti greci ed etruschi, affiancata da due grifi collocati agli estremi della struttura. Sono presenti, inoltre, due figure maschili di tipo atlante con funzione di sostegno della cassa del carro. L'insieme iconografico rimanda ad un programma simbolico complesso, collegato a contesti rituali e votivi.
Secondo gli studiosi, non esistono attualmente confronti diretti nella penisola iberica. Alcuni elementi trovano analogie parziali nell'ambito etrusco, ma nessun esemplare noto presenta la stessa combinazione di soluzioni decorative e costruttive. Dopo una prima fase di pulizia e documentazione, il reperto sarà sottoposto ad ulteriori analisi specialistiche finalizzate a chiarirne la funzione, cronologia e significato all'interno del contesto del sito.
La campagna di scavo ha interessato i settori nord e sud del tumulo che copre il complesso archeologico, una struttura del diametro di circa 90 metri ed alta sei metri, sotto la quale l'edificio venne sigillato intenzionalmente alla fine del V secolo a.C.
Le indagini si sono concentrate anche nell'area della stanza H-100, un ambiente di circa 70 metri quadrati, il più ampio finora portato alla luce. Nel settore nord sono stati recuperati due bracieri e un calderone in bronzo, elementi che confermano la ricchezza materiale del contesto. La quantità di ceramica rinvenuta nel corso della campagna risulta tuttavia inferiore rispetto alle stagioni precedenti.
Fonte:
finestresullarte.info
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