Nel governatorato tunisino di
Béja, gli archeologi stanno riportando alla luce una città romana rimasta per secoli quasi intatta sotto la vegetazione ed i terreni agricoli.
La
collina di Henchir Matria ospita la città di
Numluli, che è ancora leggibile nella sua struttura urbana, con il foro, il
Capitolium, gli
edifici termali, l'
acquedotto, altri luoghi di culto e complessi cristiani. Il sito è noto anche come
Sidi Akrout mentre il nome antico, ricostruito attraverso l'epigrafia, è Numluli o
Numlulis.
La campagna di scavo appena conclusa, condotta dall'
Institut National du Patrimoine tunisino insieme all'
Università di Sassari, si è concentrata su due settori che mostrano, come fotogrammi sovrapposti, la trasformazione dell'antica città: da una parte il
Capitolium, centro religioso della comunità romana; dall'altra una
basilica cristiana di età vandala, costruita intorno alla
metà del V secolo. Nel primo settore sono emersi il
pavimento della piazza pubblica, una
fontana,
colonne,
capitelli,
decorazioni geometriche e
frammenti di statue. Nel secondo sono tornati alla luce
tombe di personaggi di rilievo della comunità cristiana, ambienti diversi,
muri,
contenitori funerari,
grandi recipienti infissi verticalmente nel terreno per la conservazione delle provviste e
pannelli musivi.
L'esistenza del
Capitolium era nota grazie alle
iscrizioni ed alle esplorazioni archeologiche avviate tra Ottocento e Novecento. Gli scavi attuali stanno restituendo il monumento al suo contesto urbano, riportando alla luce la piazza sulla si affacciava e gli elementi architettonici che permettono di ricomporne progressivamente l'immagine. La
dedica del tempio consente di collocare la costruzione al
170 d.C., durante il regno di
Marco Aurelio.
La storia del monumento nasconde anche una vicenda particolarmente rivelatrice. Il
Capitolium era legato all'
evergetismo di
L. Memmius Pecuarius Marcellinus e del figlio
L. Memmius Marcellus Pecuarianus, quest'ultimo
decurione di Cartagine e flamine di Nerva. L'opera aveva un costo, indicato dalla documentazione epigrafica, e nasceva dall'iniziativa di una famiglia inserita negli ambienti privilegiati della società africana romanizzata. Il tempio diventavano così anche una dichiarazione pubblica di prestigio, appartenenza e rapporto con la comunità.
L'evergetismo era la pratica, diffusa nel mondo classico ed ellenistico, che consisteva nell'elargizione benevola e apparentemente disinteressata, di doni e beni materiali alla collettività da parte di singoli cittadini facoltosi o governanti
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| (schema tratto da stilearte.it) |
La decorazione del
Capitolium rende il monumento oltremodo interessante. Nei materiali architettonici sono documentati
rilievi con armi disposte attorno a un olivo, interpretati in rapporto a
Giove e
Minerva. L'olivo possiede qui un valore particolare: rimanda alla fertilità, alla produzione agricola ed a una delle grandi ricchezze dell'Africa romana. Il santuario, quindi, non era un elemento isolato dal territorio: rappresentava anche l'
immagine monumentale di una comunità inserita in un paesaggio agricolo produttivo.
Numluli occupava una posizione significativa nella rete delle città dell'interno dell'
Africa Proconsularis. Il territorio era densamente urbanizzato e caratterizzato da una successione di centri di dimensioni diverse, fattorie, impianti produttivi e strade. La ricchezza agricola della regione contribuiva alla crescita di queste comunità e alimentava un sistema nel quale le élite locali investivano una parte delle proprie risorse in templi, terme, infrastrutture e monumenti pubblici.
Per una fase della sua esistenza, Numluli presenta una
doppia identità istituzionale: da un lato
pagus civium Romanorum, legato alla pertica di Cartagine; dall'altro la
civitas della popolazione locale. Le due componenti vivevano nello stesso spazio urbano e potevano operare separatamente oppure congiuntamente. Una dedica ad
Antonino Pio, databile
tra il 138 ed il 161 d.C., conserva proprio la memoria della
Civitas Numlulitana.
Questa situazione è utile per comprendere meglio il significato politico del
Capitolium del 170. Il tempio, dedicato alla
Triade Capitolina Giove, Giunone e Minerva, dava forma monumentale alla comunità nel momento in cui le sue componenti istituzionali stavano progressivamente avvicinandosi. La documentazione epigrafica permette di seguire questo processo fino alla probabile fusione nel
municipium Numlulitanorum, collocata dagli studiosi nell'età di
Settimio Severo. Quando una città dell'impero costruiva un
Capitolium non stava semplicemente edificando un tempio, stava riproducendo, in scala locale, uno dei
simboli fondamentali dell'ordine romano. Il culto capitolino, inoltre, unificava simbolicamente Roma e le città provinciali. Un abitante di Numluli, di Dougga, di Cartagine o di un'altra città africana poteva trovarsi davanti ad un tempio costruito secondo lo stesso modello ideologico del Campidoglio romano.
La scelta di dedicare il
Capitolium di Numluli a Giove, Giunone e Minerva non era, dunque, casuale. In una città caratterizzata dalla convivenza istituzionale tra
civitas e
pagus, il grande tempio poteva rappresentare visivamente l'inserimento della comunità nell'ordine politico e religioso dell'impero. Il
Capitolium non era solo un luogo di preghiera. Attorno al tempio si svolgeva una parte della vita pubblica:
cerimonie,
dediche,
celebrazioni, distribuzioni e
manifestazioni collettive.
Qualche secolo dopo il
Capitolium di Numluli compare, in città, una basilica cristiana. Lo stesso spazio urbano attraversa così tre grandi momenti: la tradizione locale africana, la città romana con il suo
Capitolium e, infine, la città cristiana dell'età vandala.
A rendere ancora più particolare la storia della città di Numluli c'è la storia di un
horologium, probabilmente una
meridiana pubblica. Un'iscrizione ricorda, infatti, un'opera destinata congiuntamente al
pagus ed alla
civitas. La documentazione suggerisce che l'iniziativa fosse legata ad un
lascito testamentario e ad una forma di evergetismo privato. La meridiana potrebbe essere stata collocata nella zona pubblica, probabilmente
nei pressi del foro. Gli archeologi non ne hanno ancora individuato con certezza i resti.
Numluli disponeva anche di un
articolato sistema idrico. Un
acquedotto prendeva origine nell'
area della sorgente di Ain Maatria e conduceva l'acqua verso delle cisterne. Sono stati individuati lo
specus,
pozzi di ispezione, piccoli
bacini e sistemi di raccolta. Le terme conservano
ambienti voltati e strutture collegate alla gestione dell'acqua piovana. Questo insieme conferma ancora di più la caratteristica di Numluli come città romana dotata di infrastrutture che richiedevano progettazione, manutenzione e disponibilità economiche.
Accanto al
Capitolium e agli altri luoghi di culto pagani sono documentati edifici cristiani tra i quali una
struttura a quadrifoglio, interpretata come
possibile martyrium. Il passaggio dal mondo religioso romano a quello cristiano non avveniva attraverso un semplice abbandono della città: gli edifici, gli spazi e le aree funerarie continuavano ad essere utilizzati, trasformati e reimpiegati.
La basilica di età vandala venne costruita intorno al V secolo d.C., quando l'Africa settentrionale stava attraversando una fase di profonda trasformazione politica. I
Vandali erano entrati in Africa
nel 429 e nel 439 d.C. ed avevano conquistato Cartagine, creando un regno che sarebbe durato fino alla
riconquista bizantina del 533-534 d.C. L'antica provincia romana rimaneva una delle aree più ricche e urbanizzate del Mediterraneo occidentale. La nuova dominazione non cancellava automaticamente la vita delle città, le istituzioni locali e le tradizioni culturali precedenti.
La presenza delle tombe di personaggi eminenti all'interno della basilica aggiunge un altro elemento. Lo spazio cristiano diventa un luogo della
memoria delle élite locali. Le sepolture, i mosaici e gli ambienti di servizio restituiscono una comunità nella quale culto, memoria familiare e vita quotidiana convivono nello stesso complesso. Ancora più curioso è il rinvenimento dei grandi recipienti disposti verticalmente per conservare le provviste: elementi apparentemente domestici che permettono di osservare la basilica anche come spazio concretamente inserito nella vita economica della comunità.
Nell'attuale campagna di scavi è stata rinvenuta una
statua in marmo greco policromo, alta circa
55 centimetri, raffigurante un
giovane pastore con tunica, accompagnato da una
pecora e da un
agnello. Accanto è stata trovata una
piccola figura di Eros, che apparteneva allo stesso gruppo scultoreo. Restano ampie tracce di
colore scuro sui calzari del pastore, sul
vello degli animali e sulle
ali di
Eros. La presenza di quest'ultimo rende prudente l'identificazione del personaggio. Potrebbe trattarsi di una figura mitologica oppure di un'immagine idealizzata del pastore legata a valori idillici. Il dato più importante resta il materiale: un'opera in marmo greco policromo di questa qualità è
eccezionalmente rara nell'entroterra tunisino.
Molti dei resti che oggi sembrano appartenere ad epoche diverse sono, in realtà, fisicamente sovrapposti a Numluli. Il podio del Capitolium è stato inglobato in una struttura fortificata successiva; numerosi elementi architettonici romani sono diventati spolia, cioè materiali riutilizzati nelle costruzioni tarde. Anche le terme hanno subito trasformazioni e riutilizzi.