sabato 24 luglio 2021

Turchia, le stanze segrete della "Casa delle Muse" di Zeugma

Turchia, le scoperte di Zeugma
(Foto: hurriyetdailynews.com)

Nel corso degli scavi a Zeugma, situata nella provincia sudorientale del distretto di Belkis a Gaziantep, in Turchia, sono state portate alla luce due camere rupestri nell'area chiamata "Casa delle Muse" per i mosaici del pavimento.
Gli scavi sono iniziati nel 2005. Zeugma si trova sul fiume Eufrate. La "Casa delle Muse" è stata portata alla luce nel 2007. Il Professor Kutalmus Gorkay, responsabile degli scavi, ha affermato che le camere scavate nella roccia sono state rinvenute dopo lo scavo di 16 metri di terra di riempimento all'interno della "Casa delle Muse".
Queste stanze rupestri erano utilizzate come sale da pranzo. I mosaici rinvenuti sul pavimento fanno riferimento ad una vita intellettuale molto viva. Le muse erano le personificazioni più importanti dell'educazione nella Grecia classica. Nel mosaico sono raffigurate dee e personificazioni della letteratura, della storia, della poesia e della musica greca.
La città di Zeugma era una delle città più importanti dell'Anatolia, sul confine romano orientale. Gli scavi hanno permesso agli archeologi di raccogliere importanti informazioni sulla vita privata, le preferenze personali e l'identità degli antichi abitanti. Le case hanno uno o due cortili, aree in cui dove veniva raccolta anche l'acqua piovana in appositi bacini. Questi cortili erano anche utilizzati per allestire banchetti.

Fonte:
hurriyetdailynews.com

Venezia, una strada romana sotto la laguna...

(Fonte: AGI)

I resti di una strada romana sono stati trovati sotto la città di Venezia, secondo un nuovo studio degli archeologi.
L'indagine, condotta dai ricercatori dell'Istituto di Scienze Marine del Centro Nazionale delle Ricerche (ISMAR-CRN) e dell'Università IUAV di Venezia, è stata pubblicata sulla rivista Scientific Reports.
Il ritrovamento, che comprende i resti di una darsena romana nei pressi del canale Treporti, mostra l'esistenza di insediamenti umani nella zona secoli prima della fondazione di Venezia, nonché un sistema viario tra l'attuale città di Chioggia e l'antica città di Altinus.
"Abbiamo effettuato la mappatura con il sonar perché volevamo studiare la morfologia dei canali in 3D", racconta all'ANSA la geofisica del Cnr Fantina Madricardo. "Esaminando i dati raccolti, abbiamo notato la presenza di 12 strutture di natura antropica, allineate per oltre un chilometro in direzione nordest e ad una profondità di circa quattro metri. Dopo aver parlato con i subacquei che hanno trovato simili resti negli anni '80, e parlando con l'archeologa Maddalena Bassani", ha proseguito la Dottoressa Madricardo, "abbiamo dedotto che ci troviamo di fronte a zolle di basalto che pavimentano la strada romana posata lungo il litorale sabbioso che oggi è sotto il mare".
In epoca romana, spiegano gli autori, vaste aree della laguna oggi sommerse erano accessibili via terra. Sono stati trovati manufatti romani nelle isole e nei corsi d'acqua, ma non era chiaro il legame tra questi reperti e l'occupazione da parte dei Romani.
Le strutture rinvenute, alte fino a 52,7 metri e lunghe fino a 134,8 metri, rappresenterebbero le evidenze più concrete della presenza di un antico corso romano percorribile. Gli scienziati ipotizzano che la più grande di queste strutture sia stato un molo
In epoca romana il relativo livello medio del mare era più basso di quello attuale. Gran parte della laguna, oggi sommersa, era accessibile via terra. Le sorti della laguna di Venezia, la sua origine ed evoluzione geologica sono sempre state strettamente legate al relativo innalzamento del livello medio del mare, che oggi minaccia l'esistenza stessa della città storica e dell'isola lagunare.

Fonti:
ansamed.info
agi.it
greenme.it

venerdì 23 luglio 2021

Egitto, trovati i resti di un vascello

Egitto, i resti di un vascello militare trovato nell'antica
città sommersa di Thonis-Heracleion
(Foto: Reuters)

I sommozzatori hanno scoperto, nell'antica città sommersa di Thonis-Heracleion, i resti di una nave militare. Thonis-Heracleion era, un tempo, il più grande porto egiziano sul Mediterraneo, prima della fondazione di Alessandria.
Distrutta e affondata insieme ad una vasta area del delta del Nilo a causa di numerosi terremoti e maremoti, Thonis-Heracleion è stata riscoperta nel 2001 nella baia di Abu Qir, vicino ad Alessandria.
Il vascello militare è stato scoperto da una missione egiziano-francese guidata dall'Istituto europeo di archeologia subacquea (IEASM). Si pensa sia affondato quando il tempio di Amon, al quale era ormeggiato, subì un crollo nel II secolo a.C. Uno studio preliminare mostra che lo scafo della nave, che aveva un fondo piatto di 25 metri e che era dotata di remi e di una grande vela, è stato costruito secondo la tradizione classica ed aveva caratteristiche proprie degli arsenali dell'antico Egitto.
In un'altra parte della città sommersa, la missione ha trovato i resti di una vasta area funeraria greca risalente ai primi anni del IV secolo a.C. Questa scoperta è una riprova della presenza dei mercanti Greci che vivevano a Thonis-Heracleion. I Greci, infatti, avevano ottenuto il permesso, durante le ultime dinastie faraoniche, di stabilirsi in città. Qui costruirono i loro templi vicino al grande tempio di Amon. Tutte queste strutture sono state distrutte e sono state rinvenute, mescolate tra loro, con i resti del tempio egizio.

Fonte:
reuters.com

domenica 18 luglio 2021

Eunus, il precursore di Spartaco

Spartaco è, oramai, una figura leggendaria nella storia. Guidò una rivolta contro i Romani durante la Terza Guerra Servile. Tuttavia vi fu un'altra guerra servile, nel 135-132 a.C., che impegnò i Romani contro un certo Eunus di Enna e Cleon, che conquistò vaste aree della Sicilia e scatenò diverse rivolte minori in Italia e in Grecia.
Eunus era uno schiavo proveniente da Apamea, in Siria. Si diceva che avesse poteri soprannaturali, che potesse emettere oracoli e soffiar fuoco dalla sua bocca. Si diceva, anche, che ricevesse dalla dea Atargatis, corrispondente alla Demetra greca, visioni divine.
Dopo l'espulsione dalla Sicilia dei Cartaginesi in seguito alla loro sconfitta nella seconda guerra punica, gli speculatori provenienti da Roma acquistarono vasti appezzamenti di terreno in tutta l'isola e sfruttarono brutalmente gli schiavi abbandonati dai feudatari cartaginesi. I poveretti venivano sfruttati all'inverosimile e spesso lasciati morire di fame. Questa situazione portò gli schiavi a darsi al banditismo per poter sopravvivere.
Nel 135 d.C. gli schiavi che lavoravano nelle piantagioni che sorgevano nelle proprietà di Damofilo di Enna, insorsero e si rivolsero ad Eunus che aveva più volte detto di aver avuto delle visioni. Eunus organizzò gli schiavi in un manipolo di guerrieri e prese d'assalto la città di Enna, in cui catturarono e massacrarono Damofilo dopo aver torturato sua moglie ed i suoi schiavi.
Dopo la caduta di Enna la rivolta si diffuse rapidamente ed Eunus si proclamò "re Antioco di Siria", attraversò i territori siciliani conquistati e coniò monete con la sua immagine. Sul versante sud dell'isola, altri 5.000 schiavi si ribellarono sotto il comando di Cleon, che avrebbe assunto il titolo di "generale", e presero la città di Agrigentum, portando altri schiavi ad ingrossare la rivolta di Eunus. Dagli iniziali 10.000 le truppe di Eunus e Cleon salirono a 70.000.
Il pretore Lucius Hypsaeus marciò con un corpo composto da soldati siciliani per sedare la rivolta, ma gli schiavi misero facilmente in rotta questo esercito e sconfissero in successione altri tre pretori giungendo, alla fine dell'anno, ad occupare vaste aree dell'isola.
Nel 133 a.C. il Senato inviò il console Lucio Calpurnio Pisone in Sicilia. Questi riconquistò la città di Messana e mise a morte 8.000 prigionieri. L'anno successivo, il console Publio Rupulio riconquistò la città di Tauromenium e marciò su Enna, provocando la morte di Cleon e la crocifissione di circa 20.000 prigionieri in tutta l'isola.
Eunus venne catturato dopo la presa di Tauromenium da parte dei Romani. Venne trovato nascosto in una fossa. Fu portato nella città di Morgantina in attesa della punizione, ma morì di malattia prima di essere giudicato.

Fonte:
heritagedaily.com





Agrigento, le continue sorprese dello scavo

Agrigento, la pavimentazione del teatro
(Foto: Ansa)

Gli scavi nel sito del teatro ellenistico che si trova nella Valle dei Templi di Agrigento, hanno portato alla luce importanti reperti che suggeriscono non solo l'esistenza di un variegato complesso di edifici intorno al teatro vero e proprio, ma soprattutto la continua utilizzazione del sito.
Grazie alla collaborazione tra il Parco Archeologico e l'Università di Catania, gli archeologi hanno potuto lavorare su più fronti: è stata aperta una trincea di prova di oltre 300 metri quadrati in direzione est-ovest, dove sono stati scoperti numerosi sedili purtroppo crollati ed altri importanti reperti architettonici, tra i quali un capitello dorico. Nella parte centrale dello scavo è stata rinvenuta una fornace per la calce che fa pensare che l'area fosse abitata anche in età tardoantica; tra i reperti, un interessantissimo frammento di epigrafe marmorea, destinato ad essere trasformato in calce.
I lavori proseguono anche in altre zone del teatro: nell'angolo sud-ovest, nella zona del parodos (l'ingresso laterale al palcoscenico), è emerso un imponente edificio di età tardoantica con pavimento in lastre di calcare. La sua funzione non è ancora chiara, ma sembra sia stato edificato al di sopra delle strutture del teatro, probabilmente quando quest'ultimo aveva già perso la sua funzione.
Il teatro sta lentamente venendo a galla e negli ultimi giorni si sta ripulendo il banco roccioso per poter comprendere meglio la forma dell'antica cavea. Nella summa cavea continuano a venire alla luce nuove strutture, in particolare due absidi di un grande edificio ancora da interpretare. In precedenti campagne di scavo sono stati rinvenuti due sigilli vescovili che fanno ben sperare e incoraggiano gli archeologi a proseguire le loro indagini in quest'area. Altri importanti ritrovamenti sono stati effettuati nell'area esterna al teatro ad ovest, dove si trova un imponente sistema di terrazzamenti e di gestione delle acque legato alla città in epoca classica.

Fonte:
archaeologynewsnetwork.blogspot.com

Svezia, rinvenute sette sepolture cristiane

Svezia, una delle sepolture cristiane
(Foto: Uppdrag Arkeologi)

A Sigtuna, in Svezia, sono state trovate sette tombe cristiane risalenti all'età vichinga. Secondo gli archeologi le sepolture risalgono alla fine del X secolo.
Le sepolture sono state scoperte durante uno scavo per il progetto di costruzione di una villa. "Sono molto probabilmente la prima generazione di cristiani", ha affermato Johan Runer, archeologo di Uppdrag Arkeologi. "Quello che è unico è che molti sono stati sepolti in bare di legno ricoperte di pietra. Non abbiamo mai visto questo tipo di sepoltura a Sigtuna prima", ha aggiunto l'archeologo.
Nelle tombe sono stati trovati otto individui, con coltelli, cinture e pettini deposti come corredi. In una delle sepolture c'erano anche due bambini che sono morti, probabilmente, durante il parto. Mille anni fa le tombe si trovavano su una collina che dominava quella che allora era una baia. C'era un porto che potrebbe aver giocato un ruolo chiave nello sviluppo di Sigtuna. Gli archeologi sperano di trovare le fondamenta dell'antica città e le sue connessioni con Birka, un altro insediamento dell'era vichinga.
Sigtuna è stata fondata da Eric il Vittorioso. La città, in seguito, divenne la sede principale di suo figlio, il primo re cristiano di Svezia, Olof Skotkonung, che fece coniare le prime monete svedesi proprio a Sigtuna. La città ospita i resti di quella che si presume essere una chiesa, risalente alla fine dell'anno 1000. Tra il 1070 ed il 1120, Sigtuna divenne anche sede episcopale.

Fonte:
archaeologynewsnetwork.blogspot.com


sabato 17 luglio 2021

Roma, il cippo di Claudio che spostava il pomerio

Roma, il cippo pomeriale rinvenuto in città
(Foto: roma.repubblica.it

Durante i lavori a piazza Augusto Imperatore è riaffiorato uno dei cippi monumentali in travertino che l'imperatore Claudio fece erigere per segnare i punti in cui passava il pomerio di Roma.
Perfettamente conservato, incastonato nel suo terreno d'origine (oggi in piena falda acquifera), scelto dall'imperatore erede di Tiberio e Caligola, quando nel 49 d.C. decise di ampliare il pomerio, ossia quel "limite" perimetrale sacro, civile e militare della città di Roma. Si tratta di un reperto assai raro per l'archeologia romana, che vanta quasi del tutto integra anche l'iscrizione che ha guidato gli archeologi della Sovrintendenza capitolina (lo studio è di Claudio Parisi Presicce), in accordo con la Soprintendenza speciale di Roma, ad attribuirlo con assoluta certezza all'intervento voluto dall'imperatore Claudio.
Lo scenario è quello del cantiere di riqualificazione di piazza Augusto Imperatore, un'area non certo estranea a ritrovamenti archeologici. Durante i lavori di sbancamento e scavo sono stati numerosi i reperti riemersi. Il cippo, lungo quasi due metri per 74 centimetri di larghezza e 54 di spessore, è stato intercettato, ancora infisso nel terreno, durante la messa in opera del nuovo sistema fognario della piazza. Lo si può ammirare già nella Sala Paladino del Museo dell'Ara Pacis, dove si trova il calco della statua dell'imperatore Claudio.
"Il cippo non poteva essere lasciato nella sua posizione perché rinvenuto a una quota troppo bassa e in piena falda acquifera - spiega la soprintendente Daniela Porro - ma troverà una sua sua giusta collocazione museale. Tuttavia, dopo questa scoperta, nella nuova sistemazione di piazza Augusto Imperatore sarà evidenziato il punto esatto del ritrovamento".
Secondo la Dottoressa Porro, l'allargamento del pomerio, cioè del territorio cittadino, aveva un preciso significato e non solo simbolico, ma funzionale ad accogliere nuovi cittadini. Proprio per la sua importanza e per i suoi significati, il pomerio veniva modificato molto raramente. Seneca, parlando dell'ampliamento effettuato da Claudio, menziona Silla come unico precedente. Tacito cita anche Giulio Cesare. Altre fonti ricordano ampliamenti di Augusto, Nerone, Traiano e Aureliano. Ed è proprio questo che, con l'andamento segnato dai suoi cippi, fa Claudio, dopo la conquista della Britannia: rivendica l'ampliamento dei confini del popolo romano, in una visione articolata che, pur segnando il territorio, non guarda solo ad esso, ma consente di comprendere sguardi politici, filosofia, strategia, perfino ambizioni.
"Fu una decisione anche contrastata - racconta Daniela Porro - perché, come ha spiegato in un saggio lo storico Andrea Giardina, che è membro del Comitato Scientifico della Soprintendenza Speciale di Roma, questo atto si inseriva in una più ampia politica dell'imperatore, osteggiata dal Senato. Giardina ha messo in rilievo come l'allargamento del territorio dell'urbs fosse connesso al proposito dell'imperatore di estendere la cittadinanza romana anche alla Gallia Comata, dove peraltro era nato".
Claudio, secondo la formula di rito, viene ricordato con i suoi titoli e le sue cariche e rivendica l'ampliamento del pomerio, non menzionando territori conquistati, ma sottolineando l'allargamento dei confini del popolo Romano. Anche del confine fisico e civico.

Fonte:
ilmessaggero.it



Iraq, un'antica città senza nome

Iraq, resti dell'insediamento di 4000 anni fa
(Foto: Institute of Archaeology of the Russian
Academy of Science)

Gli archeologi russi hanno scoperto, in Iraq, quelli che credono siano i resti di un insediamento di 4000 anni sorto dalle ceneri dell'impero babilonese. La città perduta è tornata alla luce nel governatorato iracheno di Dhi Qar, un tempo cuore dell'impero sumero, considerato una delle prime civiltà al mondo.
La città scoperta è un insediamento situato sulle rive di un corso d'acqua, a Tell al-Duhaila. Gli archeologi hanno scoperto numerosi manufatti, tra i quali una punta di freccia arrugginita e rappresentazioni di cammello in argilla risalenti alla prima Età del Ferro. Hanno trovato anche i resti delle mura di un tempio e un antico porto dove dovevano essere state ancorate navi fluviali e marittime.
Si tratta di una scoperta di fondamentale importanza perché fa riferimento al mondo delle città sumere che si affacciavano sui porti marittimi. La maggior parte delle città aveva una vista sul mare, là dove oggi compare solo un vasto deserto.
Tell al-Duhaila ospita centinaia di siti storicamente importanti, tra cui la grande ziggurat di Ur, ed ha resistito al vandalismo di massa, al saccheggio e alla distruzione intenzionale di antichi siti iracheni iniziati nei primi anni '90 del secolo scorso. Si trova anche vicino alla città di Eridu dove, secondo la leggenda sumera, ebbe inizio la vita sulla terra.
Gli archeologi pensano che la città sconosciuta potrebbe essere stata la capitale di uno stato fondato a seguito del crollo politico alla fine del dominio babilonese sulla regione, intorno alla metà del II millennio a.C. Sul sito sono state identificate prove del primo uso agricolo del limo in Mesopotamia, precedente all'emergere della civiltà sumera. Il limo è stato fondamentale per la coltivazione della terra nella regione arida e secca conosciuta oggi come Mezzaluna Fertile.
I ricercatori hanno accertato che gli enormi blocchi utilizzati per costruire le mura del tempio dell'antica città sono stati cavati e lavorati in epoca babilonese. Secondo gli archeologi questo tipo di lavoro rimanda all'utilizzo della schiavitù durante il periodo neolitico e la prima Età del Rame. Il direttore delle antichità di Dhi Qar, Amer Abdel Razak ha affermato che le indagini sul territorio datano l'abitato all'antica era babilonese, ma potrebbe essere ancora più antico a giudicare dalla ceramica e dalle sculture trovate dalla missione russa.

Fonte:
dailymail.co.uk

Israele, le monete della rivolta

Israele, moneta coniata nel 67 o 68 d.C. dagli Ebrei
che si rivoltarono ai Romani (Foto: Tal Rogovsky)

In Cisgiordania sono state rinvenute due monete coniate a circa 70 anni di distanza dai ribelli Ebrei durante due distinte rivolte contro l'impero romano. Le monete possono offrire informazioni su ciò che è accaduto durante la rivolta di Bar Kochba contro i Romani.
Una delle monete, coniata nel 67-68 d.C., raffigura una foglia di vite ed un'iscrizione ebraica tradotta come "la libertà di Sion" su un lato, mentre l'altro lato mostra un'anfora con due manici ed un'iscrizione ebraica che è stata tradotta come "anno 2", secondo quanto ha affermato il Professor Dvir Raviv, docente presso l'Università Bar-Ilan in Israele, che ha condotto un'indagine archeologica nel 2020 che ha portato alla scoperta delle monete a circa 30 chilometri a nordest di Gerusalemme.
All'epoca in cui venne coniata questa moneta, i ribelli ebrei avevano sconfitto le forze romane nella regione e avevano preso il controllo di una parte considerevole di Israele, inclusa Gerusalemme, formando un governo di breve durata che era in grado di coniare monete proprie. Nel 70 d.C. un contrattacco romano avrebbe portato i Romani a riprendere Gerusalemme e a distruggere la maggior parte del Monte del Tempio, il luogo più santo di Gerusalemme.
Gli archeologi hanno scoperto un'altra moneta a meno di un chilometro di distanza dalla prima in una piccola grotta che sembra essere stata saccheggiata in tempi recenti. Venne coniata nel 134-135 d.C., durante la ribellione di Bar Kochba, che durò dal 132 al 136 d.C. Un lato ha un'iscrizione ebraica che si traduce come "per la libertà di Gerusalemme", insieme ad un ramo di palma all'interno di una corona. L'altro lato della moneta è decorato con l'immagine di una lira e un'iscrizione ebraica che si traduce come "Shimon", che era il nome del capo ribelle "Shimon Ben Kosva o Bar Kochba".
All'epoca in cui quest'ultima moneta venne coniata, i ribelli Ebrei si erano nuovamente contrapposti ai Romani, conquistando buona parte di Israele e formando un altro governo di breve durata, anch'esso in grado di coniare una moneta propria. I Romani schiacciarono la ribellione nel 136 d.C., come tramanda lo storico romano Cassio Dione, il quale sostiene anche che oltre 500.000 Ebrei vennero uccisi durante la repressione.
"Simboli e slogan sulle monete ebraiche durante le due ribellioni dichiarano chiaramente gli obiettivi dei ribelli: la libertà politica, la liberazione di Gerusalemme dal conquistatore romano e il rinnovamento del culto nel Tempio", hanno affermato, in una nota, i ricercatori. Le monete possono fornire indizi sulle rivolte, se non altro perché gli archeologi sanno esattamente dove sono state trovate. La maggior parte delle monete risalenti alle rivolte sono state recuperate sul mercato delle antichità, il che significa che non si sa da dove provengano.
Le monete rinvenute dagli archeologi sono tornate alla luce nella regione di Acrabatta, la più settentrionale della Giudea. Fino a poco tempo fa in questa zona non erano state trovate monete della rivolta di Bar Kochba. La moneta relativa a quest'ultima rivolta, trovata a Wadi er-Rashash, indica la presenza di una popolazione ebraica nella regione fino al 134-135 d.C., in contrasto con quanto si pensava precedentemente, cioè che l'insediamento ebraico negli altopiani a nord di Gerusalemme venne distrutto durante la Grande Rivolta conclusasi nel 73 d.C. e mai più ripopolato.
Perlustrando l'area del ritrovamento, inoltre, gli archeologi hanno scoperto resti di ceramiche, oggetti in vetro e manufatti in ferro, tra i quali due coltelli di fattura romana.

Fonte:
livescience.com

venerdì 16 luglio 2021

Iran, arto di pecora mummificato di 1600 anni fa

Iran, l'arto di pecora mummificato
(Foto: Deutsches Bergbau-Museum Bochum e Museo
Archeologico di Zanjan)

Un team di genetisti ed archeologi provenienti da Irlanda, Francia, Iran, Germania ed Austria ha sequenziato il Dna di una mummia di pecora vissuta 1600 anni fa proveniente dall'antica miniera di sale iraniana di Chehrabad.
Questo straordinario reperto ha rivelato ai ricercatori le pratiche di allevamento delle pecore nel Vicino Oriente Antico ed ha evidenziato come la mummificazione naturale possa influenzare la degradazione del Dna.
La miniera di sale di Chehrabad è nota per la caratteristica di preservare il materiale biologico. E' proprio in questa miniera, infatti, che sono stati recuperati i resti umani dei cosiddetti "uomini del sale", disseccati dall'ambiente salino. La nuova ricerca conferma che questo processo naturale di mummificazione, in cui l'acqua viene rimossa da un cadavere preservando, così, i tessuti molli che altrimenti sarebbero degradati - conserva anche i resti animali.
I genetisti hanno sfruttato questo fenomeno estraendo il Dna da un piccolo taglio di pelle mummificata da una gamba di pecora recuperata nella miniera. Mentre il Dna antico è solitamente danneggiato e frammentato, il Dna della mummia di pecora era estremamente ben conservato. L'influenza della miniera di sale è stata riscontrata anche nei microrganismi presenti nella pelle delle cosce di pecora. L'animale mummificato era geneticamente simile alle moderne razze ovine della regione, il che suggerisce che c'è stata una continuità di almeno 1600 anni, per quel che riguarda questi animali, in Iran.
Il team ha anche sfruttato la conservazione del Dna della pecora per studiare i geni associati al vello lanoso e alla coda grassa, due importanti caratteristiche delle pecore. Alcune pecore selvatiche - come il muflone asiatico - sono caratterizzate da un manto peloso, molto diverso dai manti lanosi presenti, oggi, in molte pecore domestiche. Le pecore dalla coda grassa sono comuni anche in Asia ed in Africa, dove sono apprezzate in cucina e dove si adattano ai climi aridi.
I genetisti hanno scoperto, dall'analisi del Dna, che all'arto mummificato mancava la variante genetica associata ad un mantello lanoso, mentre l'analisi delle fibre al microscopio elettronico a scansione, ha trovato i dettagli microscopici delle fibre del pelo coerenti con le razze pelose o miste. Quindi l'ovino al quale apparteneva l'arto recava varianti genetiche associate alle razze dalla coda grassa e doveva essere molto simile alle pecore oggi visibili in Iran.

Fonte:
tcd.ie


Turchia, trovate due statue ed un'iscrizione nell'antica Euromos

Turchia, una delle statue rinvenute negli scavi
(Foto: hurriyetdailynews.com)

Durante gli scavi nella provincia occidentale turca di Mugla, presso il tempio di Zeus Lepsynos, uno dei templi romani dell'Anatolia meglio conservati, sono state trovate due statue in marmo ed un'iscrizione risalenti a 2500 anni fa. Il tempio venne costruito con le donazioni dei fedeli nell'antica città di Euromos.
Euromos era una delle città più prospere dell'Anatolia, grazie alla sua posizione. Ci sono circa 250 blocchi impilati uno sopra l'altro sulla facciata meridionale del tempio, che aspettavano di essere utilizzati nei lavori di restauro.
Durante lo scavo che mirava a recuperare blocchi architettonici sotto terra, gli archeologi hanno avuto grandi sorprese: due statue ed un'iscrizione. Le due sculture sono state classificate come "kouroi". Uno dei due è nudo mentre l'altro indossa un'armatura ed un corto gonnellino. L'armatura sembra essere di cuoio. Entrambe le statue hanno un leone tra le mani. Iconograficamente il leone ha un significato importante. Probabilmente la statua raffigurante un kouros nudo rappresenta il dio Apollo. L'iscrizione, invece, è di epoca ellenistica e sono in corso studi per interpretarla.
Euromos sorse, con tutta probabilità, nel VI secolo a.C. ed entrò a far parte della Lega Crisaorica, una lega informale di città carie fiorita nel III secolo a.C., dagli inizi della dominazione seleucide in Asia Minore. Tra il II secolo a.C. ed il II secolo d.C. Euromos coniò anche monete d'argento.
Il tempio di Zeus Lepsynos è l'edificio principale e meglio conservato dell'antica Euromos. Come si presenta attualmente il tempio risale all'epoca dell'imperatore Adriano. Gli scavi archeologici, però, hanno permesso il recupero di cocci in terracotta che sembrerebbero indicare un'origine risalente almeno al VI secolo a.C.

Fonte:
hurriyetdailynews.com

Turchia, le stanze segrete della "Casa delle Muse" di Zeugma

Turchia, le scoperte di Zeugma (Foto: hurriyetdailynews.com) Nel corso degli scavi a Zeugma , situata nella provincia sudorientale del distr...