mercoledì 7 ottobre 2026

Agrigento, interessantissime sorprese dagli scavi del 2026

Agrigento, parte di un volto maschile dallo scavo del 2026
(Foto: Scuola Normale Superiore di Pisa)

Nella Valle dei Templi stanno emergendo nuove tracce dell'Agrigento Romana. Durante gli scavi condotti dalla Scuola Normale Superiore di Pisa all'interno del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, sono stati rinvenuti resti di affreschi, elementi architettonici e stucchi risalenti al I secolo a.C., che testimoniano l'esistenza di un edificio costruito quando la Sicilia era ormai pienamente inserita nella sfera del dominio di Roma. I reperti provengono da ciò che resta di un antico edificio situato poco a sud dell'ekklesiasterion, la cavea destinata alle assemblee dei cittadini liberi dell'antica Akaragas. Gli elementi decorativi potrebbero appartenere al peristilio di una domus oppure a un portico monumentale realizzato in età romana.
Gli archeologi della Scuola Superiore di Pisa hanno rinvenuto diversi frammenti di intonaci policromi che hanno classificato al secondo e terzo stile della pittura parietale romana. Resta da decifrare se l'edificio a cui appartenevano i fregi avesse un utilizzo privato, come domus di dimensioni imponenti, o forse pubblico, come terrazza porticata in connessione con il tempio romano, data la dismissione delle funzioni pubbliche dell'attiguo ekklesiasterion. Inoltre quest'area fu a lungo frequentata come testimoniano i resti di un'abside di una piccola basilica paleocristiana.

Fonte:
finestresullarte.info


Aquinum e le sorprese degli scavi del 2026

Castrocielo, il cippo ritrovato
(Foto: ilgiornaledellarte.com)

Il sito archeologico di Aquinum, al centro della Valle del Liri, nel comune di Castrocielo, sono emersi, durante la diciottesima campagna di scavo, un cippo riccamente decorato ed un altare votivo in marmo.
Gli scavi, diretti dal Professor Giuseppe Ceraudo, docente di topografia antica all'Ateneo salentino, vengono condotti in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina e con i comuni di Castrocielo e Aquino.
Il cippo è stato ritrovato in una posizione di riutilizzo. Il monumento, infatti, era stato reimpiegato come elemento della pavimentazione nei pressi di uno dei principali incroci di Aquinum. Sul manufatto compare il nome del dedicante, probabilmente Caius Ammius Cammarus, anche se gli archeologi sono prudenti nella lettura completa dell'iscrizione.
Interessante è la decorazione del cippo: ghirlande, festoni e bucrani incorniciano le raffigurazioni di tre animali, un bue, un montone ed un maiale. Una combinazione che potrebbe richiamare il suovetaurilium, uno dei più importanti sacrifici della religione romana, nel quale venivano immolati un maiale (sus), un ovino (ovis) ed un toro (taurus). La scena potrebbe rievocare un rito legato alla purificazione, alla consacrazione o alla delimitazione rituale dello spazio.
L'altare votivo marmoreo, invece, apre alla conoscenza della dimensione religiosa e politica della colonia. Si tratta di un altare del quale sono stati recuperati, nel tempo, diversi frammenti che hanno permesso di ricostruire l'iscrizione ed identificare i destinatari della dedica: il Genio di Augusto, i Lari di Augusto ed il Genio della colonia. A commissionare l'altare fu Manius Popidius Anteros, facoltoso liberto che ricoprì la carica di seviro augustale.
Nel teatro romano, inoltre, è stata individuata una lastra marmorea con la formula FUL(GVR) C[ONDITUM], collegata al rituale con cui i romani consacravano un luogo colpito da un fulmine. Il rinvenimento potrebbe indicare che anche il teatro di Aquinum sia stato interessato da un fenomeno atmosferico interpretato come manifestazione della volontà divina.

Fonte:
ilgiornaledellarte.com


martedì 6 ottobre 2026

Tuscia, rinvenuta una spada di 3000 anni fa nel lago di Mezzano

Tuscia, lago di Mezzano, la spada rinvenuta sul fondo
(Foto: Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio
per la provincia di Viterbo e per l'Etruria meridionale)

Una spada di oltre 3000 anni ancora ben conservata da presentare il filo della lama tagliente, è riemersa dalle acque del lago di Mezzano, nella Tuscia. Il reperto, databile al XIII secolo a.C., è stato scoperto durante le ultime fasi della campagna di ricerche condotta nell'antico insediamento palafitticolo e rappresenta uno dei risultati più importanti delle recenti indagini archeologiche subacquee.
La scoperta è stata compiuta dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l'Etruria Meridionale, guidata da Margherita Eichberg. Alle operazioni hanno partecipato anche i Carabinieri del Nucleo Subacquei di Roma, impegnati nelle operazioni di prospezione e documentazione e nella sicurezza delle attività in ambiente sommerso.
Il ritrovamento è avvenuto lungo la sponda meridionale del lago, un settore finora interessato solo marginalmente dalle indagini. La spada appartiene al Bronzo Recente e costituisce la terza spada rinvenuta nel sito di Mezzano dagli anni Settanta del Novecento, e conferma l'eccezionale valore archeologico del contesto. Il suo stato di conservazione è particolarmente significativo: nonostante sia rimasta immersa per migliaia di anni, la lama conserva ancora il filo tagliente.
Per caratteristiche, tipologia e cronologia, il manufatto rientra pienamente nella produzione metallurgica dell'Italia centrale durante la tarda Età del Bronzo e testimonia l'elevato livello di specializzazione raggiunto dalle comunità protostoriche. La spada offre, inoltre nuovi elementi per comprendere il modo in cui il bacino di Mezzano veniva frequentato ed utilizzato oltre tremila anni fa. Nel corso della stessa campagna sono stati infatti recuperati numerosi vasi integri e diversi manufatti in bronzo, tra i quali asce, punte di freccia, pugnali, punte di lancia, spilloni e un rasoio.
Il lago di Mezzano occupa il cratere di un antico vulcano e costituisce uno dei più importanti archivi archeologici e paleoambientali della Tuscia. Le ricerche condotte nel corso degli ultimi decenni hanno portato alla luce le tracce di un vasto insediamento palafitticolo dell'Età del Bronzo, frequentato già all'inizio del II millennio a.C. La posizione del sito, inserito in un ambiente particolarmente favorevole, contribuì allo sviluppo di attività produttive, scambi e forme articolate di organizzazione sociale. 
La spada appartiene ad un periodo (XIII-XII secolo a.C.) nel quale le comunità dell'Italia centrale erano inserite in una fitta rete di contatti che collegava diverse aree della penisola e del Mediterraneo. In questo scenario le armi di bronzo non venivano utilizzate solamente nei combattimenti ma potevano rappresentare anche status, prestigio, identità e potere.

Fonte:
finestresullarte.info


domenica 27 settembre 2026

Vulci ed i suoi tesori, emerge una grande sepoltura con un corredo quasi intatto

Vulci, nuovi scavi archeologici
(Foto: ritorno a Vulci 2026)

Una nuova campagna di scavi nella necropoli della Polledrara, nell'antica città etrusca di Vulci, ha riportato alla luce un importante complesso funerario di età orientalizzante. Al centro della scoperta la Tomba della Camera di pietra, un monumentale sepolcro che offre nuove informazioni sull'aristocrazia vulcente alla fine del VII secolo a.C.
Le indagini, svolte nell'ambito del progetto internazionale "Ritorno a Vulci", hanno consentito di individuare nuovamente il recinto circolare riconducibile al cosiddetto Tumulo Gsell, già portato alla luce dall'Ecole française de Rome nel 1889, ma rimasto finora privo di uno scavo completo.
La Tomba della Camera di pietra è un grande ambiente funerario che permette di ampliare le conoscenze sull'aristocrazia di Vulci alla fine del VII secolo a.C. Si tratta di una fase cruciale nella storia della città etrusca, caratterizzata da una notevole prosperità economica e da intensi rapporti e scambi con il mondo mediterraneo.
Sebbene il sepolcro sia stato interessato da diverse incursioni clandestine durante il XX secolo, le recenti indagini archeologiche hanno evidenziato un sorprendente stato di conservazione delle strutture architettoniche interne. Un elemento di particolare interesse è rappresentato dalle pareti di contenimento della camera principale, costruite con grandi blocchi di nenfro, una pietra vulcanica ampiamente utilizzata nell'architettura dell'Etruria.
La monumentalità della struttura restituisce l'immagine di un complesso funerario di grande importanza, ricavato direttamente nei depositi naturali formatisi lungo l'antico corso del fiume Fiora. Il ricco corredo emerso comprende: importazioni di pregio ed artigianato locale quali ceramiche greche di produzione attica e corinzia, affiancate da raffinati vasi locali in impasto decorato e nel classico bucchero nero; simboli di status e potere: armi in metallo, elementi appartenenti ad un antico carro da guerra, obeloi (spiedi per la cottura delle carni), lamine d'oro e di bronzo, oltre a finissimi oggetti lavorati in osso e avorio; ornamenti personali come diversi accessori di abbigliamento, tra cui spicca una rarissima calzatura femminile, straordinario reperto di costume dell'epoca.
Particolarmente sorprendenti sono i ritrovamenti nelle camere laterali rimasti pressoché intatti nelle loro posizioni originarie. Gli archeologi hanno recuperato un tripode in bronzo associato a una lucerna in gesso alabastrino (probabilmente proveniente dal bacino del Mediterraneo orientale, tra Naucrati e Rodi) e un servizio da banchetto in una rara classe ceramica locale. Il servizio include phialai, olpai, hydriai e dinoi riccamente decorati con motivi policromi, una grattugia per la preparazione rituale del vino speziato ed una coppa policroma in stile ionico.

Fonti:
finestresullarte.info
ilgiornaledellarte.com


Turchia, interpretato un frammento del trattato di pace di Kadesh

Turchia il frammento del trattato di pace di Kadesh
(Foto: Ministero della Cultura della Turchia)
Nell'antica capitale ittita di Hattusa, nell'odierna provincia turca di Corum, è stato identificato un nuovo frammento del trattato di pace di Kadesh, uno dei più importanti documenti della storia della diplomazia. Il reperto, rinvenuto durante gli scavi nell'area archeologica di Bogazkoy/Hattusa, è il risultato appartenere ad una delle copie in lingua accadica dell'accordo stipulato tra il re ittita Hattusili III ed il faraone egizio Ramses II.
Il frammento della tavoletta in caratteri cuneiformi è stato rinvenuto a Buyukkale, l'area in cui sorgeva il palazzo reale ittita, nei pressi dell'edificio denominato "E". La tavoletta, conservata su un lato, è stata sottoposta a circa un anno di analisi scientifiche dettagliate, al termine delle quali è stata riconosciuta come parte di una delle copie del trattato.
Il testo conserva alcune righe relative agli articoli 12-20 dell'accordo, dedicati al trattamento delle persone che lasciavano uno dei due Paesi per rifugiarsi nell'altro. Il frammento presenta diverse lacune e parti spezzate, ma nelle sezioni leggibili sono menzionate persone provenienti dall'Egitto e dal Paese di Hatti. Il testo contiene, inoltre, riferimenti alla necessità di evitare la distruzione delle abitazioni.
La regola di base era piuttosto semplice: i fuggitivi andavano riconsegnati. Subito dopo, però, il testo mette alcuni paletti alla sorte di chi tornava nelle mani del proprio sovrano. Nelle copie già note del trattato compare una clausola molto esplicita: al fuggitivo riconsegnato non dovevano essere mutilati occhi, bocca, piedi ed altre parti del corpo. Nemmeno moglie, figli e case dovevano essere distrutti.
L'accordo venne concluso durante il regno di Hattusili III, successore di Muwatalli, nel ventunesimo anno di regno di Ramses II, generalmente collocato intorno al 1250 a.C.
Il trattato di Kadesh è noto attraverso diverse testimoniante. La versione egizia fu incisa in geroglifici sulle pareti di alcuni templi in Egitto, mentre i frammenti delle copie in lingua accadica su tavolette d'argilla furono rinvenuti ad Hattusa durante le prime campagne di scavo condotte tra il 1906 ed il 1912. I reperti già identificati sono oggi conservati nelle collezioni dei Musei Archeologici di Istanbul, del Museo delle Civiltà Anatoliche di Ankara, del Museo del Vicino Oriente di Berlino e del Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo. 
Il trattato di Kadesh mise formalmente fine ad una lunga fase di rivalità tra le due grandi potenze del Vicino Oriente. L'accordo prevedeva il mantenimento della pace e della non aggressione, oltre a forme di assistenza militare reciproca e disposizioni sull'estradizione dei fuggitivi.

Fonti:
finestresullarte.info
greenme.it


Siponto rinvenute sepolture medioevali

Siponto, lo scheletro femminile rinvenuto negli scavi di una
necropoli medioevale (Foto: ilgiornaledellarte.com)

A Siponto, a pochi chilometri da Manfredonia, gli scavi archeologici stanno restituendo una pagina inedita della storia medioevale della città. Nell'area dell'antico porto, gli archeologi dell'Università di Bari e Foggia hanno individuato una struttura muraria lunga circa trenta metri, al cui interno è emerso un vero e proprio cimitero, con una trentina di sepolture che, secondo le prime analisi, risalgono al XII-XIII secolo.
Tra le tombe, in gran parte appartenenti ad adulti, ne sono state rinvenute alcune di bambini. Particolarmente significativa è la sepoltura di una donna la cui età è stata approssimativamente tra i 30 ed i 40 anni, deposta assieme ad un bambino di circa 4-5 anni. La donna lo stringe a sé con il braccio destro. Il ritrovamento è stato illustrato all'Ansa dall'archeologo Giuliano Volpe, docente dell'Università di Bari. C'è ancora molta cautela nel considerare il ritrovamento come quello di una madre e di un figlio.
Le indagini future cercheranno di gettare luce sulla funzione della struttura che ospitava le sepolture per verificare anche l'eventuale presenza di un edificio di culto.

Fonte:
ilgiornaledellarte.com


venerdì 25 settembre 2026

Pirgy, il volto di Uni

Pyrgi, il volto della dea Uni appena ritrovato
(Foto: Anticae Viae)
Nell'area del tempio B del santuario etrusco di Pyrgi, durante la campagna di scavo in corso condotta dall'Università di Roma La Sapienza, è emerso un nuovo frammento di antefissa con il volto della dea Uni.
Le antefisse erano elementi in terracotta che decoravano i bordi dei tetti dei templi, coprendo le estremità delle tegole: una funzione architettonica ed al tempo stesso di devozione, perché il volto della divinità presidiava il limite del sacro. Trovarlo qui, nel tempio che le fu consacrato, ha una coerenza che raramente l'archeologia restituisce con tale precisione.
Il tempio B fu dedicato ad Uni alla fine del VI secolo a.C. da Thefarie Velianas, supremo magistrato di Caere: lo sappiamo dalle celebri lamine d'oro di Pyrgi, tre placche inscritte in etrusco e fenicio, conservate nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Il nuovo frammento si aggiunge al dossier di uno dei santuari più documentati e più discussi del mondo etrusco.
Pyrgi era il porto principale di Caere, una delle città etrusche più potenti del Lazio. Il suo santuario, con tre templi ed un'area sacra di eccezionale ricchezza, era frequentato da Etruschi, Fenici e Greci, crocevia di devozioni e commerci. Le lamine d'oro redatte in due lingue, attestano un'alleanza politico-religiosa tra Caere e Cartagine nel momento di massima tensione nel Tirreno. Trovare il volto di Uni nel luogo esatto in cui Thefarie Velianas la onorò oltre duemila anni fa non è un dettaglio: è la chiusura di un cerchio.

Fonte:
Anticae Viae

venerdì 18 settembre 2026

Pontecagnano, emerge una rara tomba a cubo del VI secolo a.C.

Pontecagnano Faiano, la tomba a cubo appena scoperta
(Foto: archeomedia.net)

Durante le indagini di archeologia preventiva condotte in vista della realizzazione di un complesso edilizio privato, è emersa una rara tomba a cubo del VI secolo a.C. nel cuore della moderna Pontecagnano Faiano, in provincia di Salerno. La tomba restituisce un importante tassello della necropoli occidentale dell'antico insediamento etrusco.
Nel settore meridionale dell'area sono state individuate quattro sepolture, databili alla prima metà del VI secolo a.C. Alcune sono parzialmente compromesse dalla presenza di un moderno impianto fognario. Si distingue, tra le altre, la tomba 10188, sia per tipologia che per corredo.
La sepoltura era costituita da una struttura parallelepipeda in travertino, chiusa da una lastra di copertura. Al suo interno è stato rinvenuto un cratere figurato prodotto a Corinto, utilizzato come cinerario per le ossa combuste del defunto. Si tratta di una cosiddetta tomba "a cubo", tipologia diffusa soprattutto nella Campania settentrionale, ma molto rara a Pontecagnano. Prima di questa scoperta erano note soltanto altre due tombe, la 1840 e la 9954, entrambe conservate ed esposte al Museo Archeologico Nazionale "Gli Etruschi di frontiera", nella stessa Pontecagnano Fagnano.
Secondo gli archeologi, diversi elementi suggerirebbero che la sepoltura appartenesse ad un personaggio di rango elevato. Ad indicarlo sono sia la particolare struttura della tomba, sia il rituale dell'incinerazione con l'impiego, come urna, di un cratere ma soprattutto la raffinata decorazione del recipiente, importato direttamente dalla Grecia.

Fonte:
archeomedia.net


sabato 22 agosto 2026

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio
(Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo)

Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos, in Turchia meridionale, aggiunge un importante tassello alla conoscenza della vita religiosa e sociale della città in epoca romana. Gli archeologi hanno portato alla luce un gruppo scultoreo in marmo dedicato ad Asclepio, il dio greco della medicina e della guarigione, raffigurato insieme al figlio Telesforo, personaggio associato alla salute ed alla convalescenza. Il reperto è stato datato dagli archeologi all'ultimo quarto del II secolo d.C. 
La statua, alta 2,2 metri, restituisce l'immagine di una divinità dall'aspetto solenne. La parte superiore del corpo è per lo più scoperta, mentre l'himation, il tradizionale mantello greco, è appoggiato sulla spalla sinistra. Il tessuto scende lungo il corpo formando ricche pieghe intorno alla vita ed alle gambe, secondo una resa che sottolinea la maestria degli scultori antichi.
Ai piedi della divinità compare Telesforo, rappresentato in dimensioni molto più ridotte rispetto ad Asclepio. La figura, dall'aspetto infantile, è immediatamente riconoscibile per il lungo abito con cappuccio che ne avvolge completamente il corpo.
E' molto importante il fatto che entrambe le figure siano sopravvissute insieme e in gran parte intatte. Asclepio e Telesforo vengono spesso rinvenuti separatamente, danneggiati o del tutto assenti dai reperti archeologici, il che costringe gli studiosi a ricostruire gli studiosi a ricostruire la coppia sulla base dei frammenti e fonti scritte. Il fatto di avere entrambe le figure in un unico gruppo sostanzialmente completo offre ai ricerchi qualcosa di ancora più raro: l'opportunità di studiare l'intero arco simbolico delle antiche credenze sulla guarigione esattamente come lo avrebbe visto un pubblico dell'antichità.
Significativo è anche il luogo del ritrovamento. Il gruppo scultoreo è stato rinvenuto tra i resti della Porta Monumentale collegata alla Piazza Orientale di Aspendos. La posizione suggerisce che la scultura non fosse destinata ad un ambiente privato, ma fosse esposta in uno spazio pubblico di particolare importanza, probabilmente legato alla vita cerimoniale della città.
Il gruppo di Asclepio e Telesforo si inserisce, dunque, nel più ampio panorama della religiosità dell'Aspendos romana e mostra come tradizioni greche legate alla medicina continuassero a trovare spazio nella società dell'epoca. Il ritrovamento, oltre al valore artistico delle sculture rappresenta, quindi, una valida testimonianza della vita quotidiana, delle credenze e delle pratiche sociali di una delle maggiori città dell'antica Anatolia.

Fonte:
ilgiornaledellarte.com



Turchia, gli stateri di Aspendos


Uno statere di Aspendos (Foto: Wikipedia)

Potrebbero essere quelli di un lottatore di oltre 2400 anni fa i resti che sono stati riesumati ad Aspendos, antica città della Panfilia, nell'odierna Turchia meridionale. 
Un'équipe di archeologi ha individuato uno scheletro all'interno di un sarcofago formato da lastre di pietra, in una necropoli finora poco conosciuta, situata fuori dall'abitato. La sepoltura è stata datata, con ogni probabilità, tra il 475 ed il 300 a.C.
A rendere particolarmente interessante la scoperta sono alcuni oggetti deposti nella tomba, tra i quali alcune monete d'argento, i cosiddetti stateri di Aspendos. Su una delle facce è raffigurata una coppia di lottatori nudi impegnati nel combattimento, immagine che compare molto frequentemente nella monetazione della città. Secondo Mehmet Nuri Ersoy, il ministro turco della Cultura e del Turismo, la presenza di queste monete e degli altri reperti potrebbe indicare che la persona sepolta avesse un legame con lo sport, forse addirittura che fosse un lottatore professionista. Per il momento non esistono, però, prove definitive che consentano di identificare lo scheletro con un atleta.
Aspendos, fondata da coloni greci e sviluppatasi come importante centro commerciale, era dotata di strutture destinate all'attività fisica e alle competizioni. In epoca romana disponeva, inoltre, di un grande stadio, capace di accogliere migliaia di spettatori per gare di corsa, lancio del giavellotto e combattimenti.
Gli stateri con i due lottatori furono coniati per un periodo molto lungo e testimoniano quanto questa disciplina permeasse la stessa identità civica della città. Non si tratta, quindi, solo di un dettaglio decorativo: la ripetizione del motivo nella monetazione suggerisce l'importanza attribuita allo sport nella società locale.
La necropoli orientale, in cui è stata individuata la sepoltura, si trova lungo un'antica strada che dalla zona delle mura conduceva verso il teatro. La scoperta è significativa anche perché il periodo "classico" di Aspendos è ancora relativamente poco documentato dal punto di vista archeologico.

Fonte:
ilgiornaledellarte.com


Egitto, scoperte nuove tombe nell'oasi di Bahariya

Egitto, veduta degli scavi a Bahariya
(Foto: ilgiornaledellarte.com)

Una missione egiziana ha portato alla luce tre tombe nel sito di Sheikh Sobi, nell'oasi di Bahariya, nel deserto occidentale del Paese. Le sepolture appartengono a periodi differenti e contengono mummie, sarcofagi e altri reperti che potrebbero contribuire a ricostruire aspetti della vita e delle pratiche funerarie della comunità che abitò la regione.
La missione archeologica è guidata da Sabri Farag, direttore generale delle antichità dell'oasi di Bahariya.
Il sito di Sheikh Sobi ospita numerose tombe appartenenti a sovrani e sacerdoti del periodo tardo della civiltà faraonica. Le nuove sepolture aggiungono ulteriori elementi ad un quadro archeologico già ricco e mostrano come l'area si stata utilizzata per scopi funerari anche in epoche successive. La prima delle tre tombe rinvenute risale al Periodo Tardo e presenta un pozzo quadrato profondo circa tre metri, da cui si accede a due camere funerarie. Nella camera occidentale, una piccola stanza rettangolare, gli archeologi hanno trovato un sarcofago in pietra calcarea collocato direttamente sul pavimento. All'interno si trovava una mummia avvolta in bende di lino. Secondo Farag, la disposizione del sarcofago è coerente con le caratteristiche di altre tombe del sito datate alla XXVI Dinastia, una fase della storia egiziana compresa tra il VII ed il VI secolo a.C.
Sul lato settentrionale del pozzo si trova una seconda camera, più grande e anch'essa di forma rettangolare. Gli archeologi ritengono che possa essere stata destinata alla sepoltura di altri membri della stessa famiglia, suggerendo l'esistenza di un complesso funerario condiviso.
Le altre due tombe appartengono invece all'epoca romana. Una presenta una struttura a pozzo con caratteristiche riconducibili ad un modello a scala: un ingresso conduce ad un piccolo ambiente, inserito all'interno di una struttura rettangolare. In base alle evidenze archeologiche raccolte durante gli scavi, gli studiosi ritengono che questa tomba non sia mai stata effettivamente utilizzata per le sepolture. L'assenza di decorazioni e le caratteristiche architettoniche hanno portato a collocarla in epoca romana. Anche questa sepoltura potrà offrire informazioni sulla continuità delle tradizioni funerarie dell'oasi in un periodo profondamente diverso da quello faraonico.
La terza tomba presenta una struttura più articolata. E' costituita da un pozzo rettangolare con, con un ingresso nella parte inferiore che conduce ad una piccola camera priva di copertura. Secondo gli archeologi, questo ambiente potrebbe essere stato utilizzato durante il rito funerario per accogliere temporaneamente la mummia prima del suo trasferimento nella collocazione definitiva, all'interno di una delle camere della tomba. La camera conduce ad altri due ambienti. Il primo, sul lato meridionale, conteneva frammenti di un sarcofago in terracotta. Il secondo, collocato sul lato orientale, conservava, invece, un sarcofago in pietra calcarea, del quale mancavano alcune parti del coperchio.
Interessante è la presenza di quattro piccoli ingressi disposti sui lati est, nord ed ovest del pozzo. Gli scavi condotti presso l'ingresso orientale hanno permesso di individuare una sepoltura laterale. Al suo interno è stato trovato un sarcofago cilindrico in terracotta, frammentato in diversi pezzi. Il coperchio presenta una raffigurazione di un volto umano dai tratti ben definiti, un elemento che aggiunge particolare interesse alla scoperta e fornisce ulteriori informazioni sulle pratiche funerarie dell'epoca.
Particolarmente interessante è il carattere artistico dei reperti provenienti da Bahariya. L'egittologo Hassan Selim sottolinea come gli artisti locali non seguissero sempre in modo rigoroso i modelli tradizionali dell'arte egizia. Le precedenti missioni archeologiche avevano individuato nelle tombe raffigurazioni di persone facoltose rappresentate come sacerdoti, mentre le iscrizioni hanno restituito informazioni sulla vita quotidiana e sulle divinità venerate nella regione.
Tra i reperti recuperati figura una variegata raccolta di vasi in ceramica, piccole bottiglie e piatti di forme e dimensioni differenti. Sono state rinvenute diverse tavolette votive in calcare e arenaria, insieme a numerose piccole statuette votive realizzate in terracotta cotta. Tra queste sono presenti statuette raffiguranti figure materne e altre caratterizzate da forme animali rielaborate.
Il complesso archeologico di Sheikh Subi, considerato uno dei siti più importanti dell'oasi, comprende anche il tempio Bawiti, costruito durante la XXVI Dinastia dal governatore dell'oasi di Bahariya, Djed Khonsu-Iuf-Ankh, in onore del re Ahmose II.
Già nel giugno scorso, sempre a Bahariya, erano stati individuati nuovi elementi architettonici del tempio dell'Antico Qasr, tra cui una camera in arenaria e blocchi iscritti con il nome e i titoli del faraone Psamtik I.

Fonti:
ilgiornaledellarte.com
finestresullarte.com

Agrigento, interessantissime sorprese dagli scavi del 2026

Agrigento, parte di un volto maschile dallo scavo del 2026 (Foto: Scuola Normale Superiore di Pisa) Nella Valle dei Templi stanno emergendo...