mercoledì 24 giugno 2026

Antica Saepinum, una città...imperiale

Sepino, la villa romana riportata alla luce
(Foto: archeomedia.net)

La recente scoperta di una domus di età imperiale cambia la storia di Saepinum , lo sostiene Enrico Rinaldi, direttore del Parco Archeologico di Sepino e della Direzione regionale Musei nazionali Molise.
"Prima non avevamo testimonianze abitative che documentassero in età imperiale la presenza stabile in città di élite che avevano rapporti privilegiati con il potere centrale. - Ha dichiarato il Dottor Rinaldi. - Le indagini stratigrafiche insieme allo studio dei materiali e dei contesti, consentono di identificare Saepinum come centro non isolato, bensì pienamente integrato nelle reti amministrative ed economiche dell'Italia romana".
Nel sottosuolo sono state individuate anomalie riconducibili a potenziali strutture murarie ed infrastrutture ancora sepolte. Queste informazioni, ha detto il Dottor Rinaldi, aiutano a ricostruire la topografia di Saepinum. Stanno emergendo tracce di un insediamento sannitico precedente, non solo luogo di scambio e commercio, ma insediamento specializzato in attività legate alla transumanza, in particolare alla filiera della lana con la messa in luce di vasche probabilmente destinate al lavaggio della stessa.
Le nuove ricerche hanno permesso di riportare alla luce una domus di eccezionale rilievo, caratterizzata da un ingresso monumentale affacciato sul decumano e interessata da numerose trasformazioni nel corso del tempo. L'edificio restituisce un articolato palinsesto architettonico che documenta una lunga continuità di vita, dalla prima età imperiale fino al VI secolo d.C.
Le fasi più antiche del complesso sono documentate da antefisse architettoniche e ceramiche di età augustea e tiberiana, che indicano l'alto livello della residenza nel I secolo d.C. Nella piena età imperiale e fino al III secolo d.C. prevalgono, invece, ceramiche comuni e sigillate africane d'importazione, a conferma dell'inserimento di Saepinum nei circuiti commerciali del Mediterraneo. Nella tarda antichità, tra il IV ed il VI secolo d.C., i materiali segnalano un cambiamento nell'uso degli ambienti, destinati ora ad attività produttive e di stoccaggio.
Accanto alle monete, il repertorio dei piccoli oggetti restituisce uno spaccato concreto della vita quotidiana: lucerne in terracotta, un raro bruciaprofumi anch'esso in terracotta, piccoli contenitori ceramici ed oggetti personali in bronzo, tra i quali anelli ed una piccola chiave di scrigno.
Di particolare rilievo è il recupero di un grande contenitore in piombo appartenente ad un sofisticato sistema domestico per il riscaldamento dell'acqua. Il recipiente, di forma cilindrica, è decorato in rilievo con motivi solari stilizzati e teste di Gorgone. La scoperta, insieme ai frammenti di tubature e valvole rinvenuti nello scavo, offre una rara testimonianza delle tecnologie idrauliche utilizzate nelle residente di alto livello nel mondo romano.
Nel 2025, inoltre, sono stati recuperati frammenti architettonici in marmo ed un'importante iscrizione onoraria risalente al 139 d.C., durante il regno dell'imperatore Antonino Pio. L'epigrafe testimonia un intervento della casa imperiale in città, confermando il legame privilegiato tra Saepinum e l'amministrazione centrale dell'Impero.

Fonti:
archeomedia.net
cultura.gov.it


Torre del Greco, presentate le meraviglie appena scoperte a Villa Sora

Torre del Greco, i resti di Villa Sora (Foto: archeomedia.net)

A Torre del Greco sono stati presentati i risultati delle indagini 2025-2026 a Villa Sora, vale a dire affreschi con ittiocentauro alato, capitelli, cistae plumbee ed un cantiere che era in piena attività al momento dell'eruzione del 79 d.C.
Villa Sora era un complesso di età tardorepubblicana e primo imperiale, affacciato sul Golfo di Napoli, a Torre del Greco. Si tratta di una tra le più sontuose ville di otium di rango senatorio ed imperiale sorte lungo la costa campana.
Venne edificata intorno alla metà del I secolo a.C. e fu oggetto di successivirifacimenti. Si sviluppava lungo la linea di costa con un impianto scenografico articolato su terrazze digradanti verso il mare, per un'estensione stimata di circa 150 metri lungo il litorale.
Le indagini condotte tra il 2025 ed il 2026 sono le prime indagini sistematiche condotte sul sito dopo oltre trent'anni ed hanno preso avvio dalla necessità di messa in sicurezza del fronte nord-est del settore già scavato a cielo aperto tra gli anni '80 e '90, cogliendo nel contempo l'opportunità di ampliare le conoscenze del complesso.
L'intervento si è concentrato sull'ambiente 22, di circa 10 mq ma di eccezionale qualità decorativa, già parzialmente visibile attraverso un cunicolo. I numerosi frammenti di intonaco affrescato di pareti e soffitto attestano un programma decorativo di grande raffinatezza ricondotto al 50 d.C. Le pareti su fondo nero, scandite da fasce in cinabro, presentano il motivo del candelabro metallico in oro animato da aironi. Il soffitto a fondo chiaro era ornato da ghirlande, fregi e figure mitologiche, tra le quali grifi inseriti in un ricco repertorio ornamentale.
Tra i ritrovamenti più eccezionali, i frammenti del soffitto ricompongono la figura di un ittiocentauro alato, una raffigurazione di eccezionale unicità iconografica, trattata non come ornamento accessorio ma come figura protagonisca, ricca di chiaroscuri e lumeggiature, in una posa dinamica e plastica di significativo impatto scenico.
All'interno l'ambiente ospitava tre cistae plumbee finemente decorate, insieme ad elementi architettonici in marmo bianco di elevata qualità. Tra questi ultimi spicca il capitello corinzieggiante con motivo liriforme, rinvenuto in stato di conservazione sorprendente, eseguito interamente a scalpello. La presenza di ulteriori frammenti marmorei e la qualità della lavoraione indicano uno stoccaggio intenzionale di elementi destinati a lavori edilizi in corso: la villa era in pieno cantiere al momento dell'eruzione del 79 d.C.

Fonte:
archeomedia.net


lunedì 25 maggio 2026

Pompei, l'ultimo respiro di un medico

Pompei, alcuni dei calchi delle vittime
(Foto: archeomedia.net)

A Pompei, a distanza di sessant'ani dallo scavo dell'Orto dei Fuggiaschi, una nuova scoperta consente di dare un'identità professionale ad una delle vittime dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: era probabilmente un medico, colto dalla tragedia mentre tentava la fuga portando con sé alcuni strumenti del mestiere.
La svolta è arrivata dallo studio di un piccolo astuccio rimasto nascosto all'interno del gesso di un calco umano, rinvenuto durante le indagini dirette da Amedeo Maiuri nel 1961. In quell'area, allora occupata da un vigneto, furono individuati i calchi di quattordici persone sorprese dalla nube piroclastica nel disperato tentativo di mettersi in salvo.
Le recenti analisi sui materiali conservati nei depositi del Parco Archeologico di Pompei hanno riportato alla luce un corredo personale di eccezionale interesse: una piccola cassettina in materiale organico con elementi metallici, una borsa in tessuto con monete in bronzo ed argento ed una serie di strumenti compatibili con un set medico. Le indagini diagnostiche, condotte tramite radiografie e tomografie presso la Casa di Cura Maria Rosaria di Pompei, hanno rivelato all'interno dell'astuccio una lastrina in ardesia - utilizzata per la preparazione di sostanze medicali o cosmetiche - e piccoli strumenti metallici interpretabili come utensili chirurgici. Questi elementi consento di avanzare l'ipotesi che la vittima fosse un medicus, fornendo un raro e prezioso indizio sulla professione esercitata.

Fonte:
Parco Archeologico di Pompei


Gela, rinvenuto un interessante tesoretto di 71 monete

Gela sullo sfondo del tesoretto rinvenuto
(Foto: stilearte.it)

A Gela, in Sicilia, sono state rinvenute 71 monete in ottimo stato di conservazione, risalenti al V secolo a.C.
Il ritrovamento è avvenuto nel sito di Orto Fontanelle, nell'ambito delle attività di archeologia preventiva condotte dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Caltanissetta all'interno del cantiere PNRR per la realizzazione del futuro Palazzodella Cultura.
All'interno di un ambiente annesso ad un sacello è stato individuato un piccolo vasetto contenente un tesoretto monetale di carattere votivo, composto da 71 emissioni: 67 in argento e 4 in bronzo. Le monete risultano attribuibili a tre diverse zecche dell'antica Sicilia: Agrigento, Siracusa e la stessa Gela. Il contesto chiuso ed integro del deposito ne accresce il valore scientifico, offrendo agli studiosi un quadro particolarmente affidabile per l'analisi storica ed economica dell'area in età greca.
L'area di Orto Fontanelle non è nuova a rinvenimenti significativi. Si colloca in una porzione urbana di straordinaria sensibilità archeologica, in una città che, letteralmente, poggia sopra secoli di stratificazioni. Gela era un punto strategico nei traffici marittimi del Canale di Sicilia e nei rapporti con l'entroterra.
Fondata nel 688 a.C. da coloni provenienti da Rodi e Creta, Gela divenne rapidamente una delle più potenti città greche dell'Occidente. Non fu una polis marginale, ma un attore geopolitico di primo piano. Da qui partirono i fondatori di Agrigento (Akragas), una delle città più ricche della Magna Grecia siceliota. Gela sviluppò una propria identità politica, militare e culturale molto forte, segnata dalla presenza di tiranni come Cleandro, Ippocrate e soprattutto Gelone, figura decisiva che trasferì poi il proprio potere a Siracusa, trasformandola in grande capitale del Mediterraneo occidentale.
Nel V secolo a.C., proprio il periodo cui sembrano appartenere le monete appena rinvenute, Gela attraversava una stagione complessa, segnata da equilibri mutevoli, conflitti interni, rapporti competitivi con altre città greche e pressioni provenienti dal mondo cartaginese. La moneta, in questo quadro, non rappresentava soltanto un strumento economico, ma era anche un mezzo di propaganda politica, un marcatore identitario, un oggetto simbolico.
Riguardo alle monete, l'ipotesi avanzata in prima battuta è quella di un deposito votivo, un'offerta collegata a pratiche religiose. L'eccezionale conservazione delle monete lascia supporre una deposizione protetta e stabile. La leggibilità quasi completa degli esemplari potrebbe consentire identificazioni numismatiche precise.
Le tre zecche coinvolte non sono casuali. Gela coniava moneta con una propria iconografia distintiva, spesso legata al cavallo o a simboli identitari urbani. Agrigento, tra le città più opulente del mondo greco occidentale, produceva emissioni di altissima qualità artistica, celebri soprattutto per il granchio, segno distintivo della polis. Siracusa, potenza dominante della Sicilia greca, rappresentava uno dei massimi centri monetari del Mediterraneo, con emissioni oggi considerate capolavori assoluti dell'arte incisoria antica.

Fonti:
ragusah24.it
stilearte.it


sabato 11 aprile 2026

Egitto, identificato il tempio del dio Pelusio

Egitto, le rovine del tempio di Pelusio
(Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità)

Dopo sei anni di meticolosi scavi a Tell El-Farama, nel Sinai settentrionale, una missione archeologica ha portato alla luce un raro complesso rituale incentrato sull'acqua. Dedicato alla divinità Pelusio, questo straordinario ritrovamento sta ridefinendo le convinzioni maturate nel tempo sull'antica città di Pelusio e sul suo ruolo nell'antichità. 
La monumentale struttura è caratterizzata da un elaborato sistema idraulico e sottolinea l'importanza della città come centro di innovazione religiosa. La missione archeologica è guidata dal Consiglio Supremo delle Antichità egiziano.
Quando, nel 2019, sono iniziati gli scavi, i ricercatori hanno scoperto solo una porzione di una struttura circolare in mattoni rossi, il che li ha indotti a credere che si trattasse di un edificio destinato al senato civico. Il proseguimento degli scavi, però, ha rivelato una planimetria molto più complessa, con ingressi multipli ed un esteso sistema di drenaggio, che hanno suggerito che in realtà si trattasse di un complesso sacro legato a rituali religiosi che avevano alla base l'acqua.
Al centro del complesso appena scoperto si trova un'enorme vasca circolare di circa 35 metri di diametro. Collegata direttamente al ramo Pelusiaco del Nilo, questa vasca era riempita di acqua ricca di limo associata simbolicamente al dio Pelusio, una divinità locale il cui nome deriva dal termine greco "pelos" che significa "fango".
Attorno alla vasca si snoda un elaborato sistema di canali d'acqua specificamente progettato per il drenaggio. Al centro della vasca, gli archeologi hanno rinvenuto una piattaforma quadrata che probabilmente sorreggeva una statua monumentale della divinità. Questa meraviglia architettonica presenta una straordinaria sintesi di stili, fondendo le antiche tradizioni egizie con influenze ellenistiche e romane.
Le prove archeologiche suggeriscono che il tempio dell'acqua sia rimasto in uso per quasi otto secoli, dal II secolo a.C. al VI secolo d.C., con lievi modifiche nel corso del tempo. Questa lunga durata sottolinea il significato duraturo dei rituali che vi si svolgevano.
Pelusio, situata sul margine orientale del delta del Nilo, era una fortezza di confine di vitale importanza, che proteggeva l'Egitto dalle invasioni provenienti dal mare e dalla Siria. Era famosa per la battaglia di Pelusio del 525 a.C., che vide affrontarsi Persiani ed Egizi.

Fonte:
ancient-origins.net


Bacoli, la villa di Dolabella strappata alla camorra

Bacoli, i resti della villa di Publio Cornelio Dolabella
(Foto: profilo FB di Josi Gerardo Della Ragione)

A Bacoli è stata resa visibile al pubblico una villa marittima di epoca romana emersa nell'area di Villa Ferretti. Il complesso, attribuito al politico e militare Publio Cornelio Dolabella, genero di Marco Tullio Cicerone e figura di rilievo nell'età cesariana, si colloca nel contesto archeologico dell'antica Baia. Si tratta della prima villa marittima romana individuata all'interno di un bene confiscato alla camorra.
Il complesso si articola su più terrazze e si inserisce nel sistema monumentale dell'antica Baia, città costiera oggi in parte sommersa nei fondali del golfo. Le indagini archeologiche, comprese le ricerche subacquee, hanno consentito di individuare ulteriori livelli del complesso che risultano attualmente sommersi e di ampliare la conoscenza dell'organizzazione architettonica della villa.
Le evidenze superstiti delineano la presenza di un vasto complesso monumentale, scenograficamente rivolto verso il mare, la cui linea di costa doveva essere allora notevolmente avanzata rispetto a quanto non appaia oggi, a causa dei fenomeni bradisismici. Probabilmente si tratta di una villa d'otium di grandi proporzioni, con una parte forse destinata ad attività produttive.
Ciascun livello è caratterizzato dalla presenza di una sequenza di ambienti paralleli, alcuni dei quali con soffitti voltati, destinati al soggiorno, altri collegati all'utilizzo di riserve d'acqua, immagazzinate in cisterne. La villa si estende su un fronte lineare di oltre 120 metri e digrada per oltre 100 metri verso il mare aperto, fino a 6 metri al di sotto dell'attuale livello del mare.
Publio Cornelio Dolabella nacque intorno all'85 a.C. in una delle più antiche e prestigiose famiglie patrizie di Roma, la gens Cornelia. Le fonti lo descrivono come incline agli eccessi, gravato di debiti e protagonista di una vita pubblica spesso spregiudicata. Per sottrarsi ai creditori adottò una strategia non insolita nella tarda Repubblica: si fece adottare da una famiglia plebea, mutando formalmente status sociale per poter accedere al tribunato della plebe, magistratura preclusa ai patrizi.
Il suo nome si lega in modo diretto a quello di Marco Tullio Cicerone, di cui sposò la figlia Tullia nel 50 a.C. Il matrimonio, però, si rivelò infelice e si concluse con il divorzio pochi anni dopo, segnato successivamente anche dalla morte prematura della giovane.
Durante la guerra civile tra Giulio Cesare e Pompeo, Dolabella si schierò con Cesare e venne ricompensato con incarichi e favori, ma sua carriera rimase segnata da comportamenti controversi. Nel 44 a.C., anno della morte di Cesare, ottenne il consolato, se pure in circostanze politicamente turbolente - e si trovò coinvolto nelle complesse dinamiche del potere post-cesariano.
Dopo la morte di Cesare, Dolabella ottenne il governo della Siria. Qui la sua azione politica e militare fu particolarmente dura: si rese responsabile del saccheggio di diverse città e della repressione violenta di oppositori, tra i quali il filosofo stoico Publio Clodio Pulcro e altri esponenti delle fazioni avverse. La sua condotta gli alienò molti consensi ed attirò l'ostilità del Senato.
Nel 43 a.C. Dolabella fu assediato nella città di Laodicea, in Siria. Di fronte alla sconfitta imminente, scelse il suicidio, secondo un modello di comportamento coerente con l'etica aristocratica romana in situazioni di disonore o cattura.
Il nome "Dolabella" è un cognomen, vale a dire un soprannome ereditario all'interno della gens Cornelia. Deriva dal termine latino "dolabra", che indicava una sorta di piccone o ascia da lavoro, strumento utilizzato sia in ambito agricolo che militare. Il suffisso diminutivo -ella suggerisce un significato letterale di "piccola ascia" o "piccone leggero".
Come molti cognomina romani, anche "Dolabella" nacque probabilmente come soprannome riferito ad una caratteristica fisica, a un'attività o ad un episodio legato ad un antenato. Nel tempo il termine perse il suo valore descrittivo originario per diventare un segno distintivo di un ramo familiare.

Fonti:
finestresullarte.info
sabapmetropolitanana.cultura.gov.it
stilearte.it 

sabato 4 aprile 2026

Basilicata, individuato il luogo dove sorgeva il teatro di Herakleia

Basilicata, il teatro di Herakleia (Foto: Musei Nazionali
di Matera/Direzione Regionale Musei nazionali della
Basilicata)

Una nuova scoperta arricchisce la conoscenza della Magna Grecia in Basilicata. A Policoro, nel cuore dell'antica città greca di Herakleia, gli archeologi hanno individuato i resti dell'antico teatro della polis, uno degli edifici più significativi dell'urbanistica delle città greche.
Herakleia fu fondata da Taranto nel 433 a.C. sulla costa ionica lucana e nel giro di pochi decenni divenne uno dei centri più prosperi e influenti della Magna Grecia.
Nel corso del tempo le campagne di scavo condotte nell'area hanno restituito una grande quantità di dati archeologici, contribuendo a delineare l'immagine di una città articolata e ricca di strutture pubbliche e private. Gli scavi hanno portato alla luce quartieri residenziali, strade, santuari e numerosi spazi pubblici che testimoniano la complessità dell'organizzazione urbana e il ruolo centrale svolto da Herakleia nei rapporti commerciali e culturali del Mediterraneo antico. Nonostante decenni di ricerche, tuttavia, nella carta archeologica della città mancava ancora uno degli edifici simbolo della polis greca: il teatro.
Grazie alle nuove ricerche è stato possibile individuare con certezza l'area occupata dall'antico teatro della città. La scoperta rappresenta un tassello fondamentale per la comprensione dell'assetto urbanistico della polis ed apre nuove prospettive di studio sulla vita culturale e sociale della comunità di Herakleia.

Fonte:
finestresullarte.info 


Saepinum, riemergono le evidenze di una domus imperiale

Il parco archeologico di Sepino (Foto: Ministero della
Cultura)

Una nuova fase di indagini archeologiche nel sito di Saepinum, nell'area di Altilia, in provincia di Campobasso, restituisce un quadro più articolato dell'evoluzione urbana della città antica. Le ricerche, condotte tra il 2023 ed il 2025 grazie anche ai finanziamenti del Ministero della Cultura, hanno portato alla luce strutture e materiali che contribuiscono a ridefinire la storia del centro molisano.
Uno dei risultati più importanti riguarda il settore urbano di Porta Bojano, già oggetto di indagini sistematiche negli anni Cinquanta sotto la direzione del soprintendente Valerio Cianfarani. Le nuove campagne di scavo hanno consentito di riaprire lo studio dell'area, riportando alla luce una domus di notevole rilievo, caratterizzata da un ingresso monumentale affacciato sul decumano, una delle principali arterie della città romana, orientata in senso est-ovest.
L'edificio presenta un articolato palinsesto architettonico che documenta una lunga continuità di frequentazione, dalla prima età imperiale fino al VI secolo d.C. La complessità delle strutture e l'estensione della domus, che supera i limiti dell'area attualmente indagata, confermano le dimensioni monumentali già ipotizzate attraverso precedenti indagini geofisiche.
Le evidenze materiali permettono di ricostruire le diverse fasi di vita del complesso. Le testimonianze più antiche, riconducibili all'età augustea e tiberiana, comprendono antefisse architettoniche e ceramiche che indicano un elevato livello qualitativo della residenza già nel I secolo d.C. Nei secoli successivi, fino al III secolo d.C., la presenza di ceramiche comuni e sigillate africane d'importazione segnala l'inserimento di Saepinum nei circuiti commerciali del Mediterraneo. Nella tarda antichità, tra il IV ed il VI secolo d.C., si registra, invece, una trasformazione funzionale degli ambienti, destinati ad attività produttive o di stoccaggio.
Tra i rinvenimenti si annoverano lucerne in terracotta, un raro bruciaprofumi, contenitori ceramici di piccole dimensioni ed oggetti personali in bronzo, tra i quali anelli ed una chiave di scrigno. A questi si affianca il recupero di un grande contenitore in piombo appartenente ad un sistema domestico per il riscaldamento dell'acqua. Il recipiente, di forma cilindrica, è decorato in rilievo con motivi solari stilizzati e teste di Gorgone, e costituisce una testimonianza delle tecnologie idrauliche adottate nelle residenze di alto livello del mondo romano, anche alla luce dei frammenti di tubature e valvole rinvenuti nello stesso contesto.
La campagna del 2025 ha arricchito il quadro con il recupero di frammenti architettonici in marmo e di un'iscrizione onoraria datata al 139 d.C., durante il regno dell'imperatore Antonino Pio. L'epigrafe documenta un intervento diretto della casa imperiale nella città confermando il rapporto privilegiato tra Saepinum e l'amministrazione centrale dell'Impero.
Il cardo, asse viario principale orientato in senso nord-sud, è stato oggetto di un'analisi stratigrafica che ha consentito di documentarne la continuità d'uso anche nelle fasi successive alla fine dell'età antica. Tra i rinvenimenti più notevoli figura un tesoretto di monete databile al V secolo d.C., individuato in un livello riferibile alla fase di occupazione bizantina della città.

Fonte:
finestresullarte.info 


Roma, eccezionale scoperta nei pressi della Necropoli Ostiense

Roma, uno degli affreschi della necropoli ostiense
(Foto: Ufficio Stampa e Comunicazione MiC)

Nel corso delle indagini di archeologia preventiva condotte dal Ministero della Cultura - Soprintendenza Speciale di Roma, per la realizzazione di uno studentato sulla via Ostiense, in zona San Paolo Fuori le Mura, è stata scoperta una vasta area funeraria, con tombe in muratura decorate e sepolture a fossa, eccezionalmente ben conservata.
Si tratta di una delle necropoli più estese dell'antica Roma. Dallo scavo, diretto da Diletta Menghinello, archeologa della Soprintendenza Speciale di Roma, è emerso, a circa un metro di profondità, un nucleo di cinque edifici funerari di età imperiale a pianta quadrangolare con copertura a volta, allineati da nordest a sudovest e preceduti da due strutture minori. Un sesto edificio, analogo agli altri ma ad essi perpendicolare, suggerisce, insieme ai resti di ulteriori ambienti, l'organizzazione del complesso attorno ad un cortile interno.
I sepolcri, secondo l'archeologa Menghinello, sono da identificarsi con tutta probabilità con dei colombari dotati di nicchie destinate ad ospitare le urne cinerarie. Lo scavo è ancora in una fase preliminare ma è già possibile riconoscere, negli ambienti venuti alla luce, un elaborato apparato decorativo, costituito da intonaci affrescati a fasce e a motivi vegetali, stucchi, edicole ornate da figure della simbologia funeraria romana (Oranti o Vittorie Alate).
Nell'area prossima alla strada, a profondità via via maggiori, sono stati inoltre rimessi in luce un'aula absidata ed un altro grande ambiente con resti di pavimentazione a mosaico, entrambi in laterizi, la cui funzione è ancora da determinarsi, forse il luogo dove si svolgevano i banchetti funerari.
In età tardo-antica, una necropoli molto più modesta si è impiantata alle spalle del settore monumentale occupato dalle tombe di età imperiale, dal quale è separata da un lungo muro in blocchetti di tufo. Scarsi oggetti di corredo accompagnano semplici sepolture a fossa, sovrapposte le une alle altre in fitta successione.
Il contesto è da ricondursi alla vasta Necropoli della via Ostiense, sviluppatasi tra la tarda età repubblicana ed il tardo impero, di cui sono attualmente visibili i settori del Sepolcreto Ostiense e della Rupe di San Paolo.
La Necropoli Ostiense era conosciuta fin dal 1917 e si è salvata dalla forte urbanizzazione del territorio.

Fonte:
Ufficio Stampa e Comunicazione MiC


Apollosa, recuperati i resti di un mausoleo con fregi di giochi gladiatori

Apollosa (BN), il fregio del mausoleo rinvenuto
(Foto: archeomedia.net)

Nel territorio di Apollosa, nel Beneventano, è riemerso un monumento funerario romano decorato con scene di combattimento tra gladiatori, un ritrovamento che aggiunge nuovi tasselli alla conoscenza dell'antico tracciato della via Appia.
Il monumento è venuto alla luce in seguito all'esondazione del torrente Serretelle, nel 2021, quando alcuni blocchi lapidei sono affiorati lungo l'argine. Negli anni successivi la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Caserta e Benevento ha avviato delle indagini archeologiche che hanno consentito di recuperare numerosi blocchi in calcare appartenenti ad un grande mausoleo funerario.
Il origine il monumento era collocato lungo la strada che collegava Caudium a Beneventum, aveva un diametro stimato di circa 12 metri ed era impostato, con tutta probabilità, su una base quadrangolare con struttura a tamburo. In età medioevale i blocchi vennero smontati per essere riutilizzati in una struttura di contenimento lungo il corso d'acqua.
Tra gli elementi più interessanti emersi durante il recupero figura un fregio scolpito con duelli di gladiatori. Una delle figure è stato riconosciuto essere un gladiatore di tipo sannita, identificabile dallo scudo ricurvo rettangolare e dalle fasce ai polpacci. Si pensa che il committente del monumento potesse essere legato all'organizzazione dei giochi gladiatori, forse in relazione all'anfiteatro di Benevento. E' stato individuato anche l'accesso alla camera funeraria, composta da ambienti quadrangolari affrescati.

Fonte:
archeomedia.net 


domenica 8 marzo 2026

Egitto, il deposito dei sarcofagi dei Cantori di Amon

Egitto, i sarcofagi dei "Cantori di Amon"
(Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità)

Nel settore sudoccidentale del cortile della tomba di Seneb, nell'area di Qurna, sulla riva occidentale di Luxor, in Egitto, una missione archeologica egiziana congiunta tra il Consiglio Supremo delle Antichità e la Fondazione Zahi Hawass per le Antichità ed il Patrimonio ha individuato un deposito di sarcofagi lignei dipinti contenti mummie, insieme ad un gruppo di rari papiri databili al Terzo Periodo Intermedio (1070/1069 - 712 a.C.).
Secondo quanto comunicato dal ministro del Turismo e delle Antichità, Sherif Fathy, la scoperta si inserisce nel quadro delle recenti attività di ricerca sostenute dallo Stato egiziano nell'ambito di una strategia di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.
Le indagini hanno portato alla luce una camera rettangolare scavata nella roccia, utilizzata come deposito funerario. All'interno sono stati trovati 22 sarcofagi lignei policromi disposti su più livelli. L'organizzazione interna del deposito evidenzia un preciso sfruttamento dello spazio: i sarcofagi erano collocati in dieci file orizzontali sovrapposte, con i coperchi separati dalle casse per ottimizzare la capienza dell'ambiente. Accanto ai sarcofagi, la missione ha recuperato un gruppo di vasi in ceramica, ritenuti funzionali alla conservazione dei residui dei materiali impiegati durante il processo di imbalsamazione.
La maggior parte dei sarcofagi riporta titoli professionali invece dei nomi personali. L'appellativo più ricorrente è quello di "cantore di Amon", elemento che apre prospettive di ricerca sulla classe dei musicisti e dei cantori attivi nel culto del dio Amon durante il Terzo Periodo Intermedio. Le condizioni conservative dei manufatti lignei hanno reso necessario un intervento immediato del team di restauro della missione. Le operazioni hanno incluso il consolidamento delle fibre lignee compromesse, il trattamento delle superfici in rivestimento policromo interessate da distacchi ed un'accurata pulitura meccanica per rimuovere i depositi superficiali senza alterare la vivacità dei colori originari. Il supervisore della missione, Afifi Rahim, ha attribuito il deposito alle Dinastie XXI-XXV. Nonostante l'assenza di nomi personali, le mummie risultano ancora all'interno dei rispettivi sarcofagi.
Particolare rilievo assume il ritrovamento di otto papiri, rinvenuti all'interno di un grande vaso in terracotta. Alcuni esemplari conservano ancora il sigillo originario in argilla. I documenti presentano dimensioni differenti e saranno oggetto di interventi di restauro e di successive operazioni di traduzione e studio.

Fonte:
finestresullarte.info
 


Antica Saepinum, una città...imperiale

Sepino, la villa romana riportata alla luce (Foto: archeomedia.net) La recente scoperta di una domus di età imperiale cambia la storia di S...