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domenica 26 ottobre 2025

Ix Ch'ak Ch'een, regina dei Maya

Penisola dello Yucatan, la tomba che custodisce i resti
di Ix Ch'ak Ch'een, regina del VI secolo d.C.
(Foto: stilearte.it)

Nella penisola dello Yucatan, l'antica città Maya di Cobà ha restituito un frammento straordinario della sua storia: la Roccia di Fondazione, un monumento calcareo rinvenuto nel gruppo di Nohoch Mul, vicino ad una riserva d'acqua naturale. Questo monumento ha permesso agli epigrafisti David Stuart, dell'Università del Texas ad Austin e Octavio Esparza Olguìn, UNAM, di identificare Ix Ch'ak Ch'een, una delle regine che governarono Cobà nel VI secolo d.C., rivelando dettagli inediti sulla successione femminile nella politica Maya e sulla centralità delle donne nella leadership.
La data 9.6.15.6.9 (12 maggio 569 d.C.) segna l'istituzione del titolo di kaloomté, un alto ufficio politico militare, a  Kehwitznal, che significa "luogo della Montagna dei Cervi", presumibilmente riferito all'area di Nohoch Mul. Ix Ch'ak Ch'een emerge come figura centrale di questo evento, confermando la sua autorità e associandola ad altri monumenti di Cobà, come il Pannello 7 e le Stele 26 e 30. Le iscrizioni collegano la regina alla costruzione del campo da gioco del gruppo D e al completamento del settimo ciclo di k'atun l'8 dicembre 573 d.C. Varianti del suo nome, come Ix Ch'ak Ch'een Yopaat, e la sua associazione con il dio K'awiil, consolidano la sua posizione e il riconoscimento divino del suo governo.
La Roccia di Fondazione sottolinea anche il rapporto della sovrana con divinità protettrici come Bolon Tz'akab Ajaw, "Signore delle Innumerevoli Generazioni", collegando il suo regno ai miti della creazione di Cobà. Il testo fa riferimento al serpente witz', creatura mitologica associata all'acqua, accrescendo il significato spirituale della riserva di acqua natura dove il monumento è scolpito.
Cobà, estesa su circa 80 chilometri quadrati e con una popolazione stimata di 50.000 abitanti al suo apice, era famosa per la sua vasta rete di strade rialzate in pietra. La Roccia di Fondazione offre una visione unica di come i governanti combinassero autorità politica, pratiche rituali e memoria dinastica. Il reperto rivela non solo la presenza femminile al vertice del potere, ma anche la complessa sovrapposizione tra paesaggi sacri e potere politico, una dinamica osservabile anche in alcune civiltà mediterranee dell'antichità, dove le regine o le figure femminili erano protagoniste di riti religiosi e di successioni dinastiche straordinarie, pur in contesti prevalentemente patriarcali.

Fonte:
stilearte.it

domenica 10 agosto 2025

Ritrovata la città perduta dei Maya ribelli

Chiapas, scoperta un'ultima città, forse è Sak-Bahlàn
(Foto: Josuhé Lozada, CINAH Chiapas)

Dopo più di tre secoli dalla sua scomparsa, Sak-Bahlàn, l'ultima città nota dei lacandoni-ch'olti'es (antica etnia della civiltà maya), potrebbe essere stata finalmente localizzata. Il sito archeologico individuato nella Riserva della Biosfera di Montes Azules, in Chiapas (Messico meridionale), è ritenuto da un'équipe internazionale di studiosi, la possibile terra del giaguaro bianco, l'ultimo bastione dei maya ribelli del sud del Messico.
"Ho preso dati dalla cronaca del frate De Rivas del 1698; per esempio, racconta che, quell'anno lui ed una truppa di soldati partirono da Nostra Signora dei Dolori (ex Sak-Bahlàn) e camminarono quattro giorni fino al fiume Lacantùn. - spiega il ricercatore Josuhé Lozada Toledo, del Centro INAH Chiapas, che ha guidato le operazioni di individuazione. - Navigarono per due giorni e lasciarono le loro canoe per poi camminare fino al lago Petén Itzà, in Guatemala. Da quei luoghi menzionati, che avevo georeferenziati, ho fatto una conversione dei quattro giorni, da qualche punto del fiume Lacantùn a Sak-Bahlàn. Mettendo tutte queste variabili sono stato in grado di fare la proposta sulla mappa ed ottenere delle possibili, approssimative localizzazioni del sito di Sak-Bahlàn".
Lozada ha elaborato un complesso sistema di localizzazione, partendo da fonti storiche e da una serie di dati geospaziali. Utilizzando un software ha sovrapposto diversi livelli informativi, includendo l'altimetria, la vegetazione, la presenza di corpi idrici e le rotte preispaniche di comunicazione, tenendo conto persino del peso medio trasportato per persona. Un approccio che ha permesso di individuare un'area compatibile con le descrizioni seicentesche di Sak-Bahlàn: una pianura racchiusa da un'ansa del fiume Lacantùn, come riportato nella lettera del frate Diego de Rivas nel 1698.
L'esistenza dell'antica città è documentata negli archivi coloniali. Fu avvistata per la prima volta dal missionario Pedro de la Concepciòn nello stesso anno, durante le campagne di sottomissione degli ultimi gruppi Maya indipendenti. Dopo la sua conquista, l'insediamento venne ribattezzato Nostra Signora dei Dolori, ma fu abbandonato già nel 1721, inghiottito dalla fitta giungla del Chiapas. I lacandoni-ch'olti'es vi resistettero per oltre un secolo, a partire dal 1586, anno della caduta della loro capitale Lacam-Tùn, conosciuta anche come Gran Penòn.
In verità il sito si era già rivelato sfuggente in passato. Nel 1999, una spedizione organizzata dall'ONG Conservaciòn Internacional, alla quale prese parte anche lo storico Jan de Vos, non riuscì a localizzarlo. De Vos descrisse le campagne spagnole come un processo di etnocidio che cancellò la cultura lacandona.
Nel 1769 il sindaco di Suchitepéquez, in Guatemala, avviò una ricerca per rintracciare il villaggio scomparso di Dolores, nome coloniale assegnato alla città ribelle. L'indagine lo condusse fino ad un quartiere abbandonato di Santa Caterina Retalhuleu, dove individuò gli ultimi tre superstiti della tribù, un tempo temuta dagli indigeni cristiani e considerata una minaccia costante dalle autorità spagnole.

Fonte:
finestresullarte.info

domenica 19 novembre 2023

Messico, scoperta la testa in pietra di un guerriero Maya

Messico, la scultura del guerriero appena ritrovata
(Foto: INAH)

Un lavoro di salvataggio archeologico ha portato alla luce a Chichén Itzà una scultura ben conservata raffigurante la testa di un guerriero Maya, con indosso un elmo a forma di serpente piumato con le mascelle aperte.
La testa è stata rinvenuta nel Tempio 6 di Maudslay, nel complesso Casa Colorada di Chichén Itzà, nello Yucatàn, nell'ambito del Programma di Miglioramento delle Zone Archeologiche.
La scultura è alta 33 centimetri e sembrerebbe risalire al primo periodo abitativo della città. Era consuetudine rappresentare i guerrieri con un copricapo, una specie di elmo. Il copricapo indossato dalla scultura allude, con tutta probabilità a Kukulcàn, il serpente piumato dei Maya.
Proprio di recente gli archeologi dell'INAH hanno scoperto un tempio circolare dedicato a Kukulcàn nel sito di El Tigre a Campeche, anch'esso parte dei lavori di salvataggio archeologico.
Il sito di Chichén Itzà ha circa 1300 anni ed il suo nome significa, in lingua Maya, "ingresso all'acqua". Fu il principale porto del regno di Cobà negli anni 250-600 d.C., ma cadde in rapido declino dopo che le malattie introdotte dai conquistadores spagnoli quasi sterminarono i nativi.

Fonte:
mexiconewsdaily.com

sabato 11 giugno 2022

Messico, il ritorno del dio del mais...

Messico, la testa del dio del mais appena scoperta
(Foto: INAH)

Specialisti dell'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH), che dipende dal Ministero della Cultura e del Governo messicano, hanno scoperto una testa stuccata che rappresenta il giovane dio del mais. La scoperta è stata fatta nella zona archeologica di Palenque, nel Chiapas. Si tratta del primo ritrovamento, sul sito, di una testa in stucco di questa importante divinità del pantheon maya.
La scoperta è avvenuta nella stagione di scavo 2021. Nel luglio di quello stesso anno il team interdisciplinare che si occupa dello scavo, co-diretto dall'archeologo Arnoldo Gonzàlez Cruz e del restauratore Haydeé Orea Magana, ha osservato un allineamento di pietre mentre stavano rimuovendo il terreno di riempimento da un corridoio che collegava le stanze della Casa del Palazzo con quelli dell'adiacente Casa F.
All'interno di un ricettacolo semiquadrato - formato da tre pareti - e al di sotto di uno strato di terra smossa, sono emersi naso e bocca semiaperta di una divinità. Mano a mano che l'esplorazione procedeva, si è scoperto che la scultura era una ricca offerta posta su uno stagno con pavimento e pareti stuccate, della larghezza di circa 1 metro per tre, a simboleggiare l'ingresso di questa divinità in un ambiente acquatico.
"La scoperta del giacimento ci permette di iniziare a conoscere come gli antichi Maya di Palenque rivivessero costantemente il mitico passaggio sulla nascita, morte e resurrezione della divinità del mais", afferma Arnoldo Gonzàles Cruz, ricercatore del centro INAH del Chiapas.
La testa stuccata, lunga 45 centimetri ed alta 16, era orientata verso est, a simboleggiare la nascita della pianta del mais con i primi raggi del sole. Probabilmente la scultura doveva essere montata su un supporto di pietra calcarea. Il dio ha il mento a punta, le labbra sottili e sporgenti verso l'esterno a mostrare gli incisivi superiori. Gli occhi sono allungati e sottile.
Tra i ritrovamenti contemporanei a quello della testa del dio del mais, sono significativi i frammenti di una piastra a tre piedi, sulla quale era collocata la scultura, originariamente concepita come una testa mozzata. Questa idea nasce quando si confronta l'iconografia del giovane dio del mais con quella derivante da una serie di tavole del periodo classico (600-850 d.C.), da un vaso della regione di Tikal del periodo del primo periodo classico (150-600 d.C.) e da rappresentazioni inserite nei codici di Madrid e Dresda, in cui questa divinità ed i personaggi ad essa legati, appaiono con la testa mozzata.
Il contesto archeologico in cui è stata rinvenuta la testa stuccata, spiega Gonzàlez Cruz, è il risultato di diversi eventi: il primo è incentrato sull'uso dello stagno come uno specchio d'acqua che riflette il cosmo. I rituali notturni ebbero probabilmente inizio durante il regno di K'inich Janaab' Pakal I (615-683 d.C.) e proseguirono durante i regni di K'an Bahlam II (684-702 d.C.), K'an Joy Chitam II (702-711 d.C.) e Ahkal Mo' Nahb' III (721-736 d.C.).
Successivamente, forse sotto il regno degli ultimi due sovrani, lo spazio dove era lo stagno venne chiuso in modo simbolico, rompendo una porzione del pavimento in stucco e rimuovendo parte del riempimento edilizio per depositare una serie di elementi: vegetali, ossa di animali (quaglie, tartarughe bianche, pesci e cani domestici), conchiglie, gusci di granchio, frammenti di ossa lavorate, pezzi di ceramica, figurine antropomorfe in miniatura, 120 pezzi di lame di ossidiana, perline di pietra verde, due perle di conchiglia, semi e piccole lumache.
Tutti questi elementi vennero disposti concentricamente e non a strati, riuscendo a coprire quasi il 75% della cavità, sigillata con pietre. Alcune ossa di animali erano combuste, altre conservano ancora resti di carne e impronte di denti e si pensa venissero utilizzate per il consumo umano come parte di un rituale.

Fonte:
inah.gob.mx

sabato 14 maggio 2022

Città del Messico, scoperti i resti di un'abitazione azteca

Città del Messico, fossa di scavo dell'abitazione azteca
(Foto: INAH)

Nel centro di Città del Messico gli archeologi hanno scoperto le rovine di un'abitazione costruita 800 anni fa, durante l'era azteca. La scoperta è avvenuta durante i lavori di modernizzazione dell'area.
Si ritiene che l'abitazione, che si estende su 400 metri quadrati, risalga al periodo postclassico (dal 1200 al 1521) e sarebbe stata edificata al confine di due quartieri della città di Tenochtitlan, capitare dell'impero azteco. 
Gli archeologi hanno rinvenuto anche i resti di canali ed un molo, utilizzati nella coltivazione agricola con la tecnica chinampa, che prevedeva la coltivazione su piccole aree di terreno artificiale (talvolta indicate come giardini galleggianti) su fondali lacustri poco profondi.
Nella zona sono stati rinvenuti diversi manufatti aztechi risalenti al periodo in cui questa parte della città era una zona residenziale. Sotto gli spessi pavimenti dell'edificio azteco individuato, i ricercatori hanno trovato due vasi funerari contenenti i resti di neonati oltre a diverse sepolture associate ad un'offerta di incensieri, un filatoio e altri utensili collegati alla filatura. 
E' stata riportata alla luce anche una statua di pietra alta poco più di 60 centimetri, anch'essa di epoca tardo postclassica. Raffigura un uomo con indosso un perizoma che sembra raffigurato nell'atto di lanciare qualcosa. Gli archeologi ritengono che la statua sia incompiuta, poiché il corpo non è stato lucidato, e pensano che sia stata nascosta al momento dell'invasione spagnola, iniziata nel 1521.
Le indagini sui resti dell'abitazione hanno reso possibile individuare anche tracce di un laboratorio di selleria e ceramica, esistente sul sito in epoca coloniale. Durante il XIX secolo è possibile che parte di questo sito sia stata utilizzata come bagno pubblico, secondo le dichiarazioni dell'archeologa Alicia Bracamontes Cruz. Sono stati scoperti resti di questi bagni pubblici, comprese delle piastrelle che rivestivano i pavimenti ed un sistema di drenaggio. Probabilmente questi bagni erano piuttosto frequentati da personaggi facoltosi, così come descritto nelle cronache di José Maria Marroqui, medico e storico messicano dell'epoca.

Fonte:
livescience.com

giovedì 26 agosto 2021

Teotihuacan, fiori e resti di roghi al di sotto di una piramide

Teotihuacan, un mazzo di fiori trovata in un tunnel
sotto la piramide (Foto: Sergio Gòmez, INAH)

Quasi duemila anni fa, l'antica popolazione di Teotihuacan depose bellissimi mazzi di fiori sotto della legna alla quale, poi, diede fuoco. Gli archeologi hanno trovato resti di quei fiori sorprendentemente intatti in un tunnel che si snoda sotto una delle piramidi dell'antica città, che si trova a nordest rispetto all'attuale Città del Messico.
La piramide che custodiva queste offerte era alta, un tempo, 23 metri, più alta della piramide di Giza, e faceva parte del Tempio del Serpente Piumato, costruito in onore di Quetzalcoatl, il dio serpente adorato in tutto il Mesoamerica.
I resti dei fiori sono stati rinvenuti ad una profondità di 18 metri, nella parte più profonda del tunnel, dal team diretto da Sergio Gòmez-Chàvez, archeologo dell'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH). Accanto ai fiori sono stati rinvenuti frammenti di ceramica ed una scultura raffigurante Tlaloc, il dio della pioggia e della fertilità.
I fiori erano, forse, parte di rituali associati alla fertilità, rituali che gli indigeni svolgevano all'interno del tunnel. Il numero di fiori di ogni mazzetto è variabile dai 40 ai 60. Gli archeologi hanno anche trovato diversi frammenti di legno bruciato accanto ai mazzi di fiori essiccati, probabilmente resti di un falò.
Il tunnel in cui sono stati trovati i fiori ed i residui dei roghi è stato scoperto nel 2003 ed ha restituito migliaia di manufatti: ceramiche, sculture, fave di cacao, ossidiana, resti di animali e persino un paesaggio in miniatura con pozze contenenti mercurio liquido. Gli archeologi stanno ancora cercando di capire perché gli antichi hanno costruito questo tunnel e come lo hanno utilizzato.

Fonte:
livescience.com

lunedì 26 aprile 2021

Teotihuacan e Tikal, il mistero continua...

 

Il 16 gennaio 378 d.C. fu una data storica per la civiltà Maya. Quel giorno degli stranieri arrivarono a Tikal, nell'attuale Guatemala settentrionale, e il re omonimo, Tikal, venne ucciso.
Molti archeologi ritengono che questi invasori provenissero da Teotihuacan, una metropoli a mille chilometri di distanza, vicino a quella che oggi è Città del Messico, famosa per le sue imponenti piramidi e l'ampio viale centrale. Ma una nuova scoperta a Tikal rivela che Teotihuacan potrebbe aver avuto un avamposto in questa città Maya molto prima di conquistarla. Questa scoperta sembra suggerire che i primi collegamenti tra le città erano piuttosto amichevoli. All'improvviso, però, qualcosa è andato storto.
Questa scoperta è frutto di un'indagine archeologica del 2018 condotta mediante l'utilizzo di laser ed aerei per mappare con precisione edifici antichi occultati nella foresta. Nella parte meridionale della città, dove un tempo le mappe indicavano l'esistenza di una collina, gli strumenti tecnologici hanno rivelato un ampio cortile chiuso con una piramide sul lato orientale.
Per vedere se la cittadella di Tikal avesse altri collegamenti con Teotihuacan, Edwin Romàn Ramìrez, archeologo della Foundation for Maya Cultural and Natural Heritage (PACUNAM), ha iniziato a scavare sia a Tikal che in altri edifici vicini alla cittadella. Sono venuti, così, alla luce armi forgiate nello stile di Teotihuacan, alcune forgiate con ossidiana proveniente dal Messico centrale, pezzi di incensieri utilizzati nelle cerimonie religiose e politiche di Teotihuacan, incisioni del dio della pioggia di Teotihuacan e persino una sepoltura con offerte tipiche dall'antica città.
Gli stili della ceramica trovati nelle fondazioni degli edifici, suggeriscono che la cittadella di Tikal venne costruita per la prima volta intorno al 300 d.C., quasi cento anni prima che Teotihuacan la invadesse. Questo sembra suggerire l'esistenza di rapporti amichevoli, almeno all'inizio, tra le due città.
Di certo non si può dire con certezza che chi costruì Tikal provenisse, in realtà da Teotihuacan, ma sicuramente si trattava di persone che avevano molta familiarità con la cultura e le tradizioni di quest'ultima. Barbara Arroyo, archeologa dell'Università Francisco Marroquìn, aspetta ulteriori risposte dagli scavi in corso. Soprattutto aspetta che venga confermata l'ipotesi che la cittadella di Tikal ha lo scopo di emulare quella di Teotihuacan.
Il recente ritrovamento, in effetti è speculare della recente scoperta, nel cuore di Teotihuacan, di un complesso Maya appartenente ad una élite sociale. Le pareti erano decorate con sontuosi e colorati murales in stile Maya che hanno fatto pensare agli archeologi che in questo edificio potessero aver vissuto nobili o diplomatici. Gli affreschi vennero frantumati e sepolti in profondità proprio in concomitanza con la conquista di Tikal, nel 378 d.C.

sabato 30 maggio 2020

Messico, trovate ossa di mammut

Messico, un archeologo al lavoro sul luogo del
ritrovamento (Foto: INAH)
Gli archeologi messicani hanno rinvenuto le ossa di circa 60 mammut in un aeroporto in costruzione a nord di Città del Messico. La scoperta fa pensare che un tempo l'area fosse un lago poco profondo, dove andavano ad abbeverarsi questi grandi animali.
L'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia ha iniziato a scavare in tre grandi aree poco profonde già da ottobre 2019, quando sono iniziati i lavori per convertire una vecchia base aerea militare in aeroporto civile. In circa sei mesi sono state rinvenute le ossa di 60 mammut e gli archeologi pensano che altre siano ancora in attesa di essere portate alla luce.
Gli scavi si sono concentrati sulle rive di quello che un tempo era un lago, conosciuto come Xaltocan, ora scomparso. Questo specchio d'acqua era particolarmente ricco di erba e canne che attiravano i mammut lungo le sue rive. A circa 10 chilometri dal luogo sono stati rinvenuti, lo scorso anno, anche due pozzi costruiti dall'uomo 15000 anni fa, che fungevano da trappole per i grandi mammiferi. In queste trappole, oltre ai resti di altri mammut, sono state rinvenute ossa di almeno altri 14 animali, tutti macellati, tra i quali un cavallo ed un cammello, vissuti in un periodo compreso tra i 15000 ed i 20000 anni fa.
Da studi recenti risulta che i mammut siano rimasti bloccati nel fango dell'antico lago e siano stati divorati, pertanto, da altri animali. Si pensa, anche, che questi grandi animali siano stati inseguiti e intrappolati in questo luogo proprio dagli uomini. 
Le ossa di mammut furono rinvenute già all'epoca degli Aztechi, che abitavano e governavano la Valle del Messico tra il 1325 ed il 1521. Questo ingente ritrovamento permetterà agli scienziati di indagare ulteriormente sulla vita e le abitudini di questi grandi mammiferi.

Fonte:
apnews.com

sabato 23 maggio 2020

Messico, trovati resti di schiavi africani

Città del Messico, i crani dei tre individui di origine africana analizzati
dagli antropologi (Foto: R. Barquera e N. Bernal)
Alla fine degli anni '80 del secolo scorso, alcuni operai che stavano lavorando alla nuova linea di metropolitana di Città del Messico si imbatterono in un'antica necropoli. Documenti storici collegano questa necropoli ad un ospedale coloniale costruito tra il 1529 ed il 1531 per gli ammalati indigeni.
Nello scavo sono stati attenzionati, dagli archeologi, tre scheletri i cui denti erano simili a quelli degli schiavi africani del Portogallo e delle popolazioni dell'Africa occidentale. Le analisi genetiche hanno confermato che questi individui sono la prima generazione di africani arrivata nelle Americhe.
Tra il XVI ed il XVII secolo vivevano in Messico migliaia di schiavi africani. Oggi quasi tutti i messicani hanno una parte di eredità genetica africana nel loro sangue. Rodrigo Barquera, laureato in archeogenetica presso il Max Planck Institute for the Science of Human History, unitamente al Dottor Johannes Krause, hanno estratto il Dna dagli scheletri trovati a Città del Messico ed hanno analizzato gli isotopi chimici, tra i quali lo stronzio, il carbonio e l'azoto, estratti dai denti. Le analisi sul Dna hanno rivelato che gli scheletri ritrovati appartenevano tutti ad uomini con ascendenza dell'Africa occidentale. L'analisi chimica dei denti ha confermato che il cibo e l'acqua che questi individui hanno consumato in età infantile erano coerenti con gli ecosistemi dell'Africa occidentale.
Tutti e tre gli scheletri analizzati dalla Scuola Nazionale di Antropologia e Storia di Città del Messico, mostrano segni di traumi e violenze. Gli scheletri appartengono ad esseri umani di sesso maschile di età compresa tra i 20 ed i 30 anni. Uno di questi individui sembra essere sopravvissuto a diverse ferite da arma da fuoco. Questo scheletro ed un altro mostrano un assottigliamento delle ossa del cranio, associabile a malnutrizione ed anemia. Lo scheletro del terzo uomo mostra segni di stress da lavoro fisico, tra i quali una gamba rotta non perfettamente guarita. Questi segni di abusi e violenze parlano chiaramente di schiavitù.
Gli scheletri dei due uomini con segni di malnutrizione hanno rivelato anche la presenza di agenti patogeni legati a malattie croniche. Uno degli scheletri ha restituito prove della presenza del virus dell'epatite B mentre l'altro recava segni di una malattia simile alla sifilide. Entrambi i ceppi patologici hanno rivelato strette connessioni con i ceppi africani delle malattie. I ricercatori non sono ancora in grado di dire cosa abbia ucciso queste persone. Resta il fatto che tutti sono stati sepolti in una fossa comune nel cimitero dell'ospedale, il che fa pensare ad un'epidemia, forse di vaiolo.

Fonte:
sciencemag.org.

sabato 18 gennaio 2020

Messico, il testimone muto della Noche Triste

Messico, il lingotto d'oro fuso dai conquistatori spagnoli per
trafugarlo più facilmente da Città del Messico
(Foto: INAH)
Una recente analisi scientifica su un grande lingotto d'oro rinvenuto decenni fa nel centro di Città del Messico, ha rivelato che questo era parte del saccheggio perpetrato dai conquistatori spagnoli che stavano fuggendo dalla capitale azteca, incalzati dalle truppe native.
L'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH) del Messico ha pubblicato i risultati di nuove analisi del lingotto in questi giorni. Il reperto faceva parte del bottino delle truppe di Hernan Cortes in fuga da Città del Messico il 30 giugno 1520. Il giorno prima era stato assassinato l'imperatore azteco Moctezuma e questo aveva portato allo scoppio di una rivolta contro le truppe spagnole, costrette a fuggire per salvarsi la vita. L'anno seguente Cortes sarebbe tornato ed avrebbe assediato la città, già indebolita dal taglio delle vie di rifornimento e dalle malattie portate dagli invasori spagnoli.
Il lingotto è stato scoperto nel 1981 o a 5 metri di profondità nel centro di Città del Messico, l'antica Tenochtitlan. Pesa circa 2 chilogrammi, è lungo 26,2 centimetri, largo 5,4 e spesso 1,4. Un'analisi chimica ai raggi X è stata in grado di datarlo al 1519-1520, epoca che coincide con il saccheggio e la fusione degli oggetti d'oro razziati dagli spagnoli nella capitale azteca. I resoconti storici descrivono Cortes e le sue truppe pesantemente gravati dal prezioso bottino che speravano di portare con sé durante quella che oggi è conosciuta come la Noche Triste, la notte triste.
Questo lingotto rappresenta una testimonianza unica, secondo l'archeologo Lopez Lujan, che conduce gli scavi nelle vicinanze del luogo dove, un tempo, sorgeva il santuario più sacro degli Aztechi. Finora gli studiosi degli ultimi periodi della civiltà azteca erano in possesso solo di documenti sui quali fare affidamento per la conoscenza di quanto era accaduto. Adesso, invece, questo lingotto rappresenta un muto testimone di quell'epoca oscura.

Fonte:
Archaeology News Network

sabato 28 dicembre 2019

Messico, scoperto un grande edificio maya

Messico, un'archeologa pulisce parte dell'edificio scoperto a Kuluba
(Foto: Reuters Messico)
In Messico gli archeologi hanno scoperto i resti di un grande palazzo Maya di oltre 1.000 anni, in un'antica città nei pressi di Cancun, Kuluba. L'edificio è lungo 55 metri, largo 15 e alto sei metri. Sembra essere composto da sei stanze e fa parte di un complesso più grande che comprende anche altri ambienti residenziali, un altare e un grande forno circolare. Gli archeologi hanno anche scoperto i resti di una sepoltura e sperano che l'analisi forense delle ossa possano fornire ulteriori indizi sugli abitanti di Kuluba.
Il palazzo era in uso durante due epoche diverse della civiltà Maya: nel tardo periodo classico, tra il 600 e il 900 d.C., e verso la fine dello stesso periodo, tra l'850 e il 1050 d.C., secondo quanto affermato dall'archeologo Alfredo Barrera Rubio. "Sappiamo molto poche sulle caratteristiche architettoniche di questa regione, nel nordest dello Yucatan", ha detto Barrera Rubio. "Uno dei nostri obiettivi principali è sia la protezione ed il restauro del patrimonio culturale che lo studio dell'architettura di Kuluba".
Gli archeologi stanno valutando la possibilità di impiantare nuovamente parte della copertura forestale, abbattuta durante i lavori di scavo del sito archeologico, per proteggere le parti più delicate del sito.

Fonte:
theguardian.com

domenica 15 dicembre 2019

Messico, trovata una tavola di offerta a Chichen Itza

Messico, la tavola incisa trovata a Chichen Itza (Foto: The Yucatan Time)
E' stata scoperta, recentemente, a Chichen Itza, una tavola di pietra con incisi geroglifici figure umane risalenti ad oltre mille anni fa. L'archeologo José Francisco Osorio Leàn ha sottolineato l'importanza della scoperta, aggiungendo che si stanno approntando gli strumenti per studiare il prezioso reperto.
Tra le figure incise sulla tavola si distinguono quelle di persone legate con delle corde, forse prigionieri di guerra che dovevano essere sacrificati alle divinità. La tavola in pietra è lunga 1,60 metri ed ha una larghezza di 1,40 metri. E' stata trovata sepolta nel Tempio delle Lumache, nella zona conosciuta come Chichen Viejo. Il tempio risale al 900-1000 d.C.
Quest'oggetto precolombiano è stato riutilizzato, in seguito come tavolo all'interno del Tempio delle Lumache. Il luogo d'origine è al momento sconosciuto. Si pensa che la tavola servisse come altare. Il Direttore dell'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH) dello Yucatan, Eduardo Lopez Calzada ha supervisionato i lavori di conservazione e restauro generale della zona archeologica nel 2019. I lavori sono stati condotti nella zona di Chichen Viejo, che comprende edifici monumentali della fine del periodo classico e dei primi periodi post classico.

Fonte:
The Yucatan Times

domenica 7 aprile 2019

Straordinarie e misteriose offerte votive a Città del Messico

Città del Messico, Templo Mayor
Un tesoro azteco è stato recentemente scoperto nel centro di Città del Messico e, per gli archeologi, non è che il preludio per un più importante ritrovamento: quello della sepoltura di un imperatore azteco. Le offerte sacrificali, oltre agli oggetti, comprendono anche i resti di un ragazzo abbigliato come il dio della guerra azteco nonché divinità solare ed un set di coltelli di selce decorati in madreperla e pietre preziose. Insieme al ragazzo è stato trovato il corpo di un giaguaro riccamente abbigliato.
Le offerte vennero deposte dai sacerdoti aztechi più di cinque secoli fa all'interno di una piattaforma circolare ad uso rituale che, un tempo, si trovava davanti al tempio che i resoconti aztechi descrivono come ultima dimora dei re di questo popolo.
"Abbiamo enormi aspettative in questo momento", ha dichiarato alla Reuters l'archeologo Leonardo Lopez Lujan. "Mentre scaviamo siamo sicuri di trovare oggetti molto più ricchi". L'offerta del giaguaro, che si trova in un grande contenitore rettangolare in pietra, al centro di quella che un tempo era una piattaforma circolare, ha suscitato particolare entusiasmo. Al momento è stato scavato solo un decimo del contenuto di questo grande contenitore, ma già nella parte superiore sono stati rinvenuti molti manufatti, tra i quali una lancia ed un disco di legno intagliato posto sul dorso del felino". Questo disco era l'emblema della divinità azteca Hitzilopochtli, dio della guerra e del sole.
E' stato anche identificato uno strato di offerte marine poste sul corpo del giaguaro, rivolto verso ovest, tra le quali moltissime conchiglie, stelle marine e coralli rossi che rappresentano, con tutta probabilità, il mondo acquatico sotterraneo degli Aztechi, che credevano che il sole attraversasse, di notte, il mare prima di emergere ad est per iniziare un nuovo giorno.
Tra le offerte era presente anche un uccello della famiglia dei fenicotteri, dalle piume rosate ed associato a guerrieri e governanti, che rappresentava gli spiriti di questi personaggi nella discesa agli inferi. "C'è un'enorme quantità di corallo che ci impedisce di vedere il resto", ha affermato l'archeologo Miguel Baez, componente della squadra che ha scavato e trovato le offerte alla base del tempio conosciuto come Templo Mayor, situato appena fuori la trafficata Zocalo Plaza, a Città del Messico.
Si stima che il Templo Mayor fosse alto quanto una piramide di 15 piani. Venne raso al suolo insieme al resto di Tenochtitlan (l'attuale Città del Messico) dopo la conquista spagnola del Messico nel 1521. Il santuario veniva ampliato da ogni re che saliva al trono azteco, poiché era ritenuto il centro dell'universo. Accanto al Templo Mayor vi erano due templi più piccoli, uno sul lato nord, dedicato al dio della pioggia Tlaloc, ed uno sul lato sud dedicato al dio Huitziloochtil. Le offerte appena trovate sono allineate proprio con quest'ultimo tempio.
Nel 2006 venne scoperto un massiccio monolite raffigurante una dea della terra azteca, recante un'iscrizione che venne fatta risalire al 1502, anno della morte del più grande sovrano dell'impero azteco, Ahuitzotl. La morte di questo sovrano fu contrassegnata da una serie di importantissime cerimonie e, probabilmente, il giaguaro appena trovato potrebbe essere una rappresentazione di questo sovrano come un guerriero senza paura.
Accanto al giaguaro è stata trovata una piccola scatola in pietra contenente uno strato di barre di coppale, usato dai sacerdoti aztechi per l'incenso. Accanto a questa vi era un'altra scatola in pietra contenente 21 coltelli in selce decorati in modo da riprodurre dei guerrieri, compresa l'effige in madreperla a forma di disco del dio della guerra, oltre ad una lancia in legno e ad uno scudo in miniatura.
Un'altra delle offerte depositate nel terreno, infine, è rappresentata da un bambino di appena 9 anni di età, oggetto di sacrificio, trovato con un disco del dio della guerra in legno, una collana con perle di giada ed ali di ossa di falco attaccate alle spalle. Probabilmente, al pari del giaguaro, il bambino ebbe il cuore asportato dal petto come parte di un sacrificio rituale, anche se bisognerà aspettare gli esami di laboratorio per confermare questa supposizione.
Tutte queste offerte restituiscono l'immagine del popolo azteco come di un popolo di guerrieri molto simili agli antichi Spartani. Le offerte, per la loro varietà, offrono una finestra sul mondo sacro degli Aztechi e sull'economia di questa popolazione

venerdì 4 gennaio 2019

Messico, trovata la statua di un dio azteco

La statuetta di Xipe Tòtec appena scoperta dagli archeologi
(Foto: Melitòn Tapia INAH)
Gli archeologi messicani hanno fatto una scoperta davvero importante: hanno portato alla luce le tracce di un tempio dedicato a Xipe Tòtec, la divinità un tempo celebrata da sacerdoti che indossavano pelle umana. I resti sono stati trovati in un sito nello stato di Puebla e finora si era pensato risalissero al 900-1150 d.C.
Xipe Tòtec era la divinità preposta alla fertilità ed alla rigenerazione e si diffuse, al tempo degli Aztechi, in tutto il Mesoamerica. Gli archeologi hanno affermato che è stata scoperta anche un'effige in ceramica del dio, di 85 centimetri di altezza. Le condizioni di conservazione sono abbastanza buone, malgrado alcune parti siano rotte. La statuetta ha un foro all'altezza dell'addome utilizzato, secondo le fonti, per incastonarvi una pietra verde che doveva dotare l'effige di vita nel momento in cui si svolgevano le cerimonie in suo onore.
Insieme alla statuetta sono stati rinvenuti due teschi intagliati in pietra vulcanica del peso di quasi 200 kg ciascuno. Gli archeologi ritengono che questi teschi siano stati utilizzati come copertura per i fori che si trovavano davanti a due altari sacrificali dove si pensa siano stati effettuati sacrifici umani in onore di Xipe Tòtec.

Fonte:
bbc.com

mercoledì 17 gennaio 2018

Civiltà mesoamericane sterminate dalla Salmonella

Fu la febbre tifoide, scatenata da un ceppo letale di Salmonella, a sterminare le popolazioni indigene di Messico e Guatemala dopo l'arrivo dei Conquistadores europei nel XVI secolo. A dimostrarlo sono le tracce di Dna del microrganismo rinvenute nei resti delle vittime dell'epidemia (chiamata "cocoliztli", in lingua azteca) che colpì l'America centrale tra il 1545 ed il 1550. Le hanno analizzate i ricercatori dell'Istituto tedesco Max Planck di Jena, che pubblicano i risultati sulla rivista Nature Ecology and Evolution in collaborazione con l'Università di Harvard e l'Istituto messicano di antropologia e storia.
Come in un episodio di "CSI", i ricercatori hanno esaminato i resti di 29 indigeni uccisi dal morbo letale e sepolti nel cimitero della città messicana di Teposcolula-Yucundaa, abbandonata dopo l'epidemia. Dopo aver estratto il Dna antico dalle ossa, gli esperti hanno usato un innovativo programma che permette di cercare ad ampio spettro ogni genere di Dna batterico. Questo metodo di screening ha evidenziato tracce di Salmonella enterica in 10 campioni.
Successivamente, grazie ad un metodo di arricchimento del Dna ideato apposta per questo studio, è stato possibile ricostruire integralmente i genomi dei vari ceppi del microrganismo: in 10 dei 29 defunti sono state trovate sottospecie di Salmonella enterica responsabili della febbre tifoide.
 
Fonte:
ansa.it


sabato 8 luglio 2017

Città del Messico, gli ultimi Aztechi

Personaggi di rango raffigurati con un cappello di stile occidentale,
reperti rinvenuti nelle sepolture di Colhuacantoco
(Foto: Melitòn Tapia, INAH)
In Messico gli archeologi hanno trovato quello che credono essere il luogo dove l'élite azteca si asserragliò per opporsi alla conquista spagnola e preservare usanze e tradizioni. La struttura, dove vennero seppelliti anche diverse personalità azteche, è parte di un vecchio quartiere di Città del Messico chiamato Colhuacatonco.
I nuovi ritrovamenti confermano la tradizione che vuole che a Colhuacantoco gli Aztechi opposero una resistenza passiva agli Spagnoli che avevano conquistato Tenochtitlan, capitale dell'impero. Molto probabilmente per due generazioni i discendenti degli abitanti di Tenochtitlan vennero sepolti qui secondo le tradizioni degli antenati. Al momento sono state recuperate le sepolture di sette individui, tre adulti e quattro bambini di età compresa tra uno ed otto anni.
Gli scheletri erano quasi completi e sepolti in posizione fetale. Le tombe sono state scavate negli angoli e nei pressi dell'ingresso delle abitazioni private e sono state datate al momento in cui Spagnoli e Aztechi vennero in contatto. Tra le offerte funebri trovate in loco vi sono una piccola raffigurazione di un coyote, un bracciale con conchiglie, due piccoli coltelli in ossidiana e della ceramica. Sono stati anche trovati oggetti che suggeriscono una mescolanza tra le due culture, l'azteca e la spagnola, quali raffigurazioni di persone con caratteristici copricapi sicuramente non aztechi.
Le sepolture sono state ricavate nella pietra e questo fa pensare che chi vi venne deposto apparteneva all'élite di Tenochtitlan e non faceva certamente parte della popolazione comune. E' stata, poi, individuata un'area di tre metri per quattro probabilmente utilizzata per cerimonie rituali. Sul pavimento, lucido e ben conservato, è stato rinvenuto un disegno raffigurante un cerchio con dei raggi di colore nero, forse rappresentanti uno scudo.

Fonte:
artdaily.com/news

Città del Messico, il tesoro del lupo...

Il luogo dove vennero deposti i resti del giovane lupo
(Foto: Henry Romero/Reuters)
Eccezionale ritrovamento nel cuore di Città del Messico: in uno dei santuari più importanti e sacri del mondo azteco è stato ritrovato lo scheletro di un giovane lupo riccamente ornato con monili d'oro e conchiglie, sepolto, in seguito ad un rito sacrificale, più di cinque secoli fa.
La qualità e il numero di ornamenti di cui era ricoperto lo scheletro è singolare: si tratta di 22 pezzi completi di pendenti, un anello per il naso ed un pettorale, tutti realizzati con sottili fogli di oro. La sepoltura è stata scoperta nel mese di aprile, nella piazza principale di Città del Messico, il Zocalo, dietro la cattedrale cattolica di epoca coloniale dove, un tempo, sorgeva il Templo Mayor della capitale azteca Tenochtitlan.
Parte degli ornamenti d'oro e delle conchiglie con cui venne
ricoperto il corpo del lupo (Foto: Henry Romero/Reuters)
Il giovane lupo è stato sacrificato all'età di otto mesi e rivestito di ornamenti sacri, tra i quali una cintura formata da conchiglie provenienti dall'Oceano Atlantico. I resti, unitamente al corredo funebre, furono deposti, poi, in una scatola di pietra dai sacerdoti aztechi e sopra la scatola fu collocato uno strato di selce. La scatola ha subito dei danni nel 1900, quando venne costruito un condotto di depurazione accanto a dove giaceva. Gli operai non si erano resi conto della presenza del prezioso manufatto e questa è stata una fortuna per gli archeologi, perché altrimenti nessuna traccia del tesoretto sarebbe giunta fino a noi.
Il Templo Mayor era, un tempo, alto circa 15 metri. Venne raso al suolo come il resto della capitale azteca Tenochtitlan dopo il 1521, al momento della conquista spagnola del Messico. Gli Aztechi, che chiamavano se stessi Mexica, lavoravano in modo magistrale l'oro e quasi tutte le loro riserve vennero saccheggiate dagli Spagnoli per essere fuse in lingotti, il cui trasporto in Europa era senz'altro più agevole.
Il lupo dorato venne seppellito durante il regno di Ahuitzotl (1486-1502), il sovrano più potente e temuto dei Mexica, che estese l'impero fino a comprendere l'attuale Guatemala. Il regno di Ahuitzotl fu particolarmente crudele e questo può spiegare anche il destino del giovane lupo. Gli archeologi ritengono che all'animale sia stato strappato il cuore come parte del sacrificio rituale di cui fu vittima, proprio come veniva fatto con i guerrieri nemici catturati in battaglia.

Fonte:
reuters.com

venerdì 7 luglio 2017

Teotihuacan, misteriosi tunnel sotto le piramidi

Teotihuacan (Foto: Victor R. Caivano, AP)
Gli archeologi che stanno lavorando tra le rovine di Teotihuacan, in Messico, hanno trovato le prove che i costruttori della città hanno scavato un tunnel al di sotto della piramide della Luna. I ricercatori hanno utilizzato, per esplorarlo, una sorta di tomografia automatizzata. Il tunnel si trova a circa 10 metri sotto la superficie della piazza che si apre di fronte alla piramide della Luna.
Le indagini condotte finora suggeriscono che il tunnel sia stato riempito nell'antichità. Altri tunnel sono stati scoperti a Teotihuacan mentre ne è stato esplorato uno al di sotto del tempio del Serpente Piumati. Probabilmente i tunnel erano associati con i sacri flussi d'acqua e il mondo sotterraneo.
"La scoperta confermerebbe che gli abitanti di Teotihuacan hanno seguito lo stesso schema in quasi tutti i templi", ha detto l'archeologa Veronica Hortega. Ulteriori studi saranno fatti per determinare quanto deve essere scavato del tunnel. Nel tunnel al di sotto del tempio del Serpente Piumato sono stati trovati semi, ceramica ed ossa di animali.

Fonte:
seattlepi.come

sabato 10 giugno 2017

Città del Messico, scoperto un tempio azteco rotondo

Il muro del tempio appena scoperto, dedicato al dio azteco del sole
Ehecatl (Foto: Henry Romero/Reuters)
Nel centro di Città del Messico sono stati scoperti i resti di un importante tempio azteco per il cerimoniale del gioco della palla. Questa scoperta getta nuova luce sugli spazi sacri della metropoli che gli Spagnoli conquistarono cinque secoli fa. La scoperta è stata fatta dietro la Cattedrale coloniale di Città del Messico, nei pressi di Plaza Zocalo.
Gli scavi hanno rivelato una sezione di quello che doveva essere una massicciata di forma circolare pertinente il tempio del dio del vento azteco, Ehecatl, con una porzione più piccola dedicata al gioco della palla. Questa scoperta conferma i primi racconti dei cronisti spagnoli. Gli archeologi hanno potuto documentare anche la macabra offerta di 32 vertebre umane scoperta appena fuori il luogo in cui si trovava il tempio. Si trattava, sicuramente, di un'offerta connessa al gioco della palla. Le vertebre e la parte ossea del collo provenivano da vittime sacrificali, alcune delle quali venivano decapitate.
Sulle pareti del tempio è rimasto parte dello stucco bianco originale che le ricopriva. L'edificio fu costruito durante il regno dell'imperatore azteco Ahuizotli (1486-1502), predecessore di Moctezuma. Il tempio doveva sicuramente distinguersi dalle altre costruzioni per la sua forma rotonda, anziché quadrata. La parte superiore dell'edificio, secondo uno studio dei ricercatori, doveva avere la forma di un serpente arrotolato

Fonte:in.reuters.com

domenica 2 aprile 2017

Messico, rinvenuto un palazzo reale

L'area di scavo del palazzo reale di El Palenque, nel sud del
Messico (Foto: sciencenews.org)
Sono stati individuati i resti di un palazzo reale nel sud del Messico, la datazione dei resti rimanda ad un periodo compreso tra 2300 e 2100 anni fa. Gli scavi sono iniziati nella località di El Palenque nel 2014.
La costruzione era costituito da stanze separate, dove il governatore locale amministrava gli affari di stato e dove, invece, risiedeva con la sua famiglia. A curare i dettagli della scoperta sono gli archeologi Elsa Redmond e Charles Spencer, dell'American Museum of Natural History di New York. Il palazzo certamente apparteneva ad un'élite regale. Si tratta della struttura più antica finora scoperta nella valle di Oaxaca, che si estende su 2.790 metri quadrati. Una scalinata centrale portava ad un cortile interno che era, forse, utilizzato dal locale governatore e dai suoi consiglieri per riunirsi a prendere decisioni che investivano l'intera comunità, per tenere delle feste ma anche, in base ai frammenti di crani umani che vi sono stati ritrovati, anche per eseguire sacrifici rituali.
Le superfici pavimentate, gli scoli e altre strutture per raccogliere l'acqua piovana presenti in tutta la struttura, fanno pensare che l'edificio sia il frutto di un progetto ben preciso. Il palazzo di El Palenque non ospita sepolture, al suo interno. Probabilmente il locale sovrano venne sepolto altrove.

Fonte:
sciencenews.org

Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...