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venerdì 26 dicembre 2025

Il mosaico nascosto di Aquileia


Aquileia, il tappeto fiorito (Foto: Fondazione Aquileia)
Ad Aquileia è tornato alla luce, dopo oltre sessant'anni, il mosaico del "tappeto fiorito", una delle testimonianze più raffinate dell'arte musiva aquileiese.
Il mosaico era stato scoperto più di sessant'anni fa, tra il 1962 ed il 1963, nel corso delle indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza durante la costruzione della caserma dei carabinieri.
Il pavimento musivo, esteso per circa 76 metri quadrati (10,10 x 7,60 m), presenta al centro un riquadro decorato da una raffinata composizione floreale realizzata con tessere policrome e venne datato, in un primo momento, agli inizi del II secolo d.C. Al termine delle indagini, il mosaico fu nuovamente interrato per garantirne la conservazione. La recente scoperta ha confermato come il pavimento musivo si sia conservato in condizioni perfette.

Fonte:
finestresullarte.info
 

domenica 3 novembre 2024

Carso triestino, trovato un raro pugnale di 4000 anni fa

Carso Triestino, il pugnale in rame di 4000 anni fa
(Foto: Federico Bernardini)
Un raro pugnale risalente all'Età del Rame è stato rinvenuto nella grotta Tina Jama, nel Carso Triestino a Sagonico. Insieme al pugnale sono stati rinvenuti diversi frammenti ceramici e manufatti in pietra. A condurre lo scavo sono i ricercatori dell'Università Ca' Foscari di Venezia, sotto la concessione del Ministero della Cultura, in collaborazione con l'Istituto di Archeologia dell'Accademia Slovena delle Scienze e delle Arti, il Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam e l'Università di Siena.
Sono state utilizzate, nella ricerca, tecniche moderne che hanno permesso di ricostruire la storia delle regioni dell'Adriatico nordorientale su un arco temporale che va da circa 9000 a  4000 anni fa. Gli scavi hanno ripreso le indagini archeologiche nelle grotte del Carso, dopo alcuni decenni di inattività ed hanno permesso di raggiungere livelli attribuibili all'Età del Rame, dove è stato, appunto, rinvenuto il raro pugnale.
E' stata anche rinvenuta una struttura in lastre e blocchi di pietra, che chiudeva l'ingresso della grotta tra il 2000 ed il 1500 a.C. circa. La sua funzione è ancora incerta, ma potrebbe essere legata a scopi funerari, suggeriti dalla presenza di frammenti di crani umani. Un'altra ipotesi è che sia stata costruita per proteggere l'interno della grotta dai forti venti di bora.
I reperti ceramici e la presenza di un focolare, tutti antecedenti alla chiusura della grotta, indicano che quest'ultima era frequentata da gruppi con stretti legati culturali con l'area dalmata, nella seconda metà del III millennio a.C. (cultura di Cetina). Il pugnale di rame proviene proprio da questi livelli e misura poco meno di 10 centimetri, con una forma a foglia con codolo. Trova somiglianze non in Italia, ma con reperti di un sito palafitticolo presso Ljubljana, in Slovenia.
Sono stati portati in superficie dall'azione degli animali anche punte di freccia in selce, lunghe lame prodotte a pressione, un oggetto in ossidiana, asce di pietra levigata, altri utensili litici e ceramici e ornamenti in conchiglia.

Fonte:
finestresullarte.info


sabato 24 febbraio 2024

Friuli Venezia Giulia, l'urna romana del fiume...

San Vito al Torre, il monumento funerario
romano recuperato dal fiume
(Foto: Soprintendenza Archeologia, Belle
Arti e Paesaggio del Friuli V.G.)

Nel comune di San Vito al Torre, in provincia di Udine, nel greto dell'omonimo fiume, è stato recuperato un importante manufatto antico, un monumento funerario di epoca romana. La direzione delle operazioni di recupero è stata affidata alla Dottoressa Serena Di Tonto della Soprintendenza ABAP FVG.
Il recupero è stato particolarmente articolato a causa delle dimensioni e del peso dell'ara funeraria: 6,26 tonnellate. Dopo i primi scavi, realizzati per liberare il manufatto dalle ghiaie, per determinarne le esatte dimensioni e lo stato di conservazione e chiarire se fossero presenti altri reperti o stratigrafie archeologiche ancora conservate, si è proceduto a scavare nella zona antistante per creare un'area sufficiente a raddrizzarlo e a posizionare le imbragature di tela e lo si è quindi avvolto nel tessuto non tessuto per prepararlo al trasporto.
Il monumento in calcare, quasi completamente sommerso dalle ghiaie del letto del Torre, era stato fortuitamente individuato e segnalato alle autorità di competenza.
L'ara funerari è quasi integra, ad eccezione dell'angolo in alto a destra, rotto presumibilmente in antico, ed è ora in fase di studio scientifico. E' composta da una parte frontale che presenta un'iscrizione, riferibile alla gens Apinia, posta all'interno di una cornice modanata, e da due lati, uno dei quali integro, che riporta una decorazione con Eroti alati con in mano rispettivamente una fiaccola rovesciata ed un fiore di papavero, simboli del sonno eterno. Il lato posteriore è solo sbozzato e parzialmente rovinato e sfaldato, probabilmente a causa della giacitura nell'acqua per un lungo periodo.
Una prima, veloce, lettura dell'iscrizione, che sarà in seguito analizzata più approfonditamente, e la tipologia della decorazione permettono di ipotizzare una datazione all'epoca alto imperiale. Nell'area, oltre al monumento, sono stati individuati anche un'urna funeraria in pietra senza coperchio, due basi in calcare, alcuni mattoni e pezzi di tegole un volto maschile in calcare.

Fonte:
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia

mercoledì 17 gennaio 2024

San Lorenzo Isontino, rinvenute tre sepolture probabilmente longobarde

San Lorenzo Isontino, gli scavi
(Foto: ilgoriziano.it)

Durante i lavori di ristrutturazione della piazza di San Lorenzo Isontino, in provincia di Gorizia, sono stati trovati alcuni resti umani. Inizialmente si pensava si trattasse di un cimitero, in quanto un tempo i morti venivano seppelliti vicino alle chiese, ma il primo cimitero era situato a 400 metri di distanza.
"E' molto probabile che la necropoli si estenda oltre e si celi nei pressi dello scavo. Chissà che ulteriori lavori non rivelino qualche altra sorpresa", ha affermato la soprintendente alle Belle Arti Giorgia Musina.
La cittadina ha mantenuto inalterata la struttura originaria, come anche documentato dalle mappe austro-ungariche, che mostrano poche case senza sostanziali modifiche.
"Una scoperta importante che aiuta a contestualizzare l'abitato. - Spiega l'archeologa Federica Codromaz. - Si sapeva che l'abitato esistesse almeno dall'XI secolo. Questi reperti lo retrodatano ad epoca alto-medioevale. Non possiamo avere una certezza assoluta sulla datazione delle tombe, ma con buona approssimazione sono databili attorno al VII secolo d.C.".
Con l'avvento delle normative napoleoniche, per motivi igienico-sanitari venne vietata la sepoltura nei centri abitati ed i cimiteri traslati a poca distanza. Lasciando tuttavia sul posto tombe dimenticate nella terra, come quelle rinvenute ad un metro e venti rispetto al piano stradale. Nelle tombe sono stati sepolti tre individui diversi: una donna adulta, un soggetto di cui non è identificabile il sesso e frammenti che rivelano la presenza di un bambino o di una bambina di circa dieci anni. Tutti erano stati deposti supini, rivelando che potrebbe trattarsi di sepolture alto-medioevali equidistanti l'una dall'altra.
Una scoperta decisiva, che insieme a due oggetti rinvenuti - il frammento di un pettine d'osso ed una fibula - consentono di retrodatare il centro abitato all'Alto Medioevo. Tumuli verosimilmente di origine longobarda, per l'equilibrio nella disposizione. Le tombe sono collocate in uno spazio preciso, secondo l'usanza della popolazione germanica.

Fonte
ilgoriziano.it

sabato 11 novembre 2023

Aquileia, nuove scoperte nell'area dell'antico mercato

Aquileia, la scalinata acquea correlata alla banchina
sul fiume di una fase precedente del mercato
(Foto: Università di Verona)

Un'équipe dell'Università di Verona - Dipartimento Culture e Civiltà, sotto la direzione di Patrizia Basso, ha da pochi giorni concluso una nuova campagna di scavo nell'area del Fondo ex Pasqualis, posta all'estremità sudorientale di Aquileia. I lavori sono condotti su concessione ministeriale, in accordo con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia.
Nel corso dei lavori di quest'anno è venuto alla luce un quarto lastricato, oltre ai tre già noti dagli scavi degli anni Cinquanta del Novecento. Il lastricato appena scoperto è ubicato ad est degli altri e a una quota più alta, perché probabilmente si adeguava al naturale andamento del terreno. Tale scoperta indirizza verso l'ipotesi di un grande complesso commerciale, costituito da almeno quattro edifici paralleli affiancati fra loro, ognuno caratterizzato da un'area scoperta attorniata da portici e botteghe: si tratterebbe di un mercato davvero straordinario per monumentalità e ampiezza, unico nell'impero, almeno allo stato attuale delle conoscenze, e quindi tale da attestare con particolare evidenza la vitalità di Aquileia come centro di scambi e commerci nel periodo tardoantico.
I quattro edifici dovevano essere composti in modo modulare (due a due), lasciando uno spazio intermedio fra loro, ove nello scavo di quest'anno è stata individuata una strada acciottolata, che dal decumano posto a nord del mercato e quindi dall'area della basilica portava al grande centro commerciale: essa permetteva il passaggio dei numerosi avventori che quotidianamente popolavano questi spazi e dei carri per il trasporto delle merci, come confermano anche le tracce individuate sul suo piano di calpestio.
Al mercato si accedeva anche dal fiume, attraverso una serie di ingressi aperti sul più esterno dei due muri di cinta urbani portati alla luce a sud delle stesse piazze e correlati a rampe per il trasporto delle merci. Infine, tra le scoperte di quest'anno, si segnala il rinvenimento lungo il muro perimetrale di uno degli edifici di una decina di anfore poste in posizione verticale, segate all'altezza della spalla e quindi mancanti del collo e dell'orlo. La loro funzione andrà chiarita con il seguito dei lavori, ma esse già da ora risultano riferibili ad una fase precedente alla realizzazione del mercato, quando nell'area esisteva una banchina fluviale e altre strutture ancora individuate solo parzialmente, perché in gran parte coperte dalle piazze. Di questa banchina è stata messa alla luce una scalinata acquea composta da quattro gradini in arenaria che era funzionale proprio alla discesa verso il fiume.

Fonte:
Università di Verona

sabato 13 maggio 2023

Trieste, tracce dell'antica Tergeste

Trieste, i lavori alla rete idrica durante i quali sono emerse
le evidenze dell'antica Tergeste (Foto: archeomedia.net)
Nuove evidenze della città antica sono emerse a Trieste in piazza della Repubblica, in corrispondenza di via Mazzini, durante i lavori condotti per la riparazione di una condotta della rete idrica.
A seguito dell'emergenza, la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio ha coordinato le verifiche archeologiche necessarie per le quali è stata incaricata la ditta archeologica Archeotest Srl che ha svolto il controllo dello scavo e gli opportuni approfondimenti stratigrafici.
I lavori hanno permesso di realizzare un'investigazione archeologica mirata, senza incidere sui tempi tecnici necessari all'intervento di messa in sicurezza e di ripristino dell'area. Le indagini hanno rivelato la presenza di strutture e materiali archeologici, tra i quali frammenti di intonaco dipinto, di anfore, ceramica sigillata e laterizi databili in via preliminare al IV-V secolo d.C. Il livello individuato, di frequentazione tardoantica o successiva, ricopre uno strato di distruzione con tracce della precedente occupazione di età romana.
Questi ritrovamenti possono essere messi in relazione con quanto emerso all'inizio del Novecento tra via Santa Caterina e il "Palazzo della R.A.S.": tracce di una strada lastricata in arenaria, resti di un edificio di culto dedicato alla Bona Dea e di abitazioni con pavimenti a mosaico e cocciopesto, tutti riferibili all'età romana.
Le verifiche archeologiche condotte in questi giorni in via Mazzini, seppure in un cantiere di difficile gestione e in un contesto stratigrafico fortemente rimaneggiato da precedenti lavori per la realizzazione di reti di servizi e altre infrastrutture, permettono dunque di aggiungere un importante tassello nella comprensione della Tergeste antica. I dati emersi, infatti, confermano la presenza di una stratigrafia archeologica ancora ben conservata pertinente all'insediamento di età romana, tardoantica e medioevale in aree dove, a seguito dei lavori di urbanizzazione della città moderna, susseguitisi a partire dall'Ottocento, si pensava perduta ogni traccia del passato.

Fonte:
archeomedia.net


sabato 15 aprile 2023

Friuli Venezia Giulia, emergono i resti di un insediamento romano

Friuli Venezia Giulia, trincea per lo studio archeologico
prima della posa del metanodotto
(Foto: Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia)
Nel comune di Cordovado - in provincia di Pordenone -, in località Belvedere, in uno dei sondaggi archeologici eseguiti nell'ambito della procedura di verifica preventiva di interessa archeologico per la realizzazione del Metanodotto Mestre-Trieste, sono emerse, ad una profondità di 1,70 metri dall'attuale piano di campagna, le prime evidenze archeologiche di quello che può essere definito un ritrovamento eccezionale nella zona. E' quanto comunicato dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia.
Il sito è stato delimitato lungo l'asse di scavo del metanodotto per una lunghezza totale di 200 metri, dei quali una porzione di circa 100 metri appare interessata dalla presenza di resti strutturali di un insediamento di età romana. Per preservare i resti dell'insediamento e permetterne lo scavo in estensione è stata valutata con la Committenza e la Ditta esecutrice una variante al percorso del metanodotto, che è stato interrato ad una quota maggiore di quella prevista dal progetto, attraverso la tecnica della trivellazione.
Dopo la messa in opera delle tubature si è potuto procedere allo scavo in estensione dell'insediamento individuato. Sono stati evidenziati, nell'area, i limiti di due strutture e di un tracciato viario presente tra le due. Di una delle due strutture, rinvenute nella porzione occidentale dell'area indagata, è stato individuato un unico ambiente con una pavimentazione in tessere di laterizio e strutture murarie a livello di fondazione. La struttura più orientale, invece, risulta più articolata, e sono stati messi in luce tre ambienti e un'area esterna, con piani pavimentali in ghiaia e frammenti laterizi e strutture murarie dall'elevato più considerevole. Tra le due strutture è stato identificato un piano lastricato, con orientamento est-ovest, con solcature di carro ben visibili per buona parte del piano.
La stratigrafia indagata, i materiali raccolti e le tecniche murarie messe in opera per le strutture edilizie permettono di datare il sito tra il I-II secolo d.C. fino al IV secolo d.C. Al momento le indagini sono ancora in corso per poter meglio definire le caratteristiche dell'intero complesso e per una miglior lettura delle strutture.
Il rinvenimento si presenta come una scoperta archeologica eccezionale oltre che per l'assenza di scavi di contesti analoghi nella zona, anche per gli importanti dati che sta fornendo sulle diverse tecniche edilizie utilizzate, per i materiali restituiti e per lo studio della pianificazione territoriale antica nella zona e la definizione dell'antico corso del fiume Tagliamento in epoca romana.

Fonte:
stilearte.it


domenica 26 febbraio 2023

Friuli Venezia Giulia, scoperta una necropoli romana

Friuli, tracce di necropoli romana
(Fonte: stilearte.it)
Una necropoli romana - probabilmente del tardo Impero - è stata portata alla luce durante alcuni lavori pubblici svolti nel territorio comunale di Rivigano Teor. La Soprintendenza ha finanziato la campagna di scavo. La località del ritrovamento non è stata indicata per timore che l'area possa essere depredata prima dell'intervento degli archeologi.
Rivignano Teor è un comune italiano sparso, con circa 6.000 abitanti, nel Friuli Venezia Giulia. Il suo territorio è attraversato dal fiume Stella, dall'alto profilo naturalisti, antropomorfologico nonché storico.
Si attendono ulteriori notizie da parte degli studiosi.

Fonte:
stilearte.it

sabato 15 ottobre 2022

Grado, rinvenuta una seconda antica imbarcazione in laguna

Grado, la laguna (Foto: wikipedia.it)

Dopo il ritrovamento, ai primi di luglio, in prossimità del canale di accesso alla laguna di Grado, dei resti di una nave romana fatta risalire tra la fine del II e gli inizi del I secolo a.C., da parte dei Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Udine, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia di Trieste, nello spazio acqueo antistante il lungomare di Grado è stato scoperto un secondo relitto, costituito da alcuni corsi di fasciame - assemblati tramite mortase e tenoni - ed elementi dell'ossatura dello scafo riconducibili alla fiancata di una nave.
Per questo secondo relitto è possibile fornire un'indicazione cronologica più precisa grazie al rinvenimento di un'anfora del tipo Lamboglia 2 arcaico, che colloca il naufragio tra la fine del II e gli inizi del I secolo a.C.
I due relitti sono distanti, l'uno dall'altro, solo due chilometri in linea d'aria, uno in laguna e l'altro in mare. Si tratta, come ha spiegato il Professor Massimo Capulli, docente di Metodologia della ricerca archeologica all'Università di Udine e coordinatore delle ricerche subacquee, di due inedite testimonianze archeologiche di quello che doveva essere il sistema portuale diffuso nella metropoli Aquileiese, in cui lo scalo gradese costituiva una vera cerniera tra le rotte marine e la vasta continuità d'acque interne fluvio-lagunari dell'arco adriatico.

Fonte:
il gazzettino.it

martedì 5 aprile 2022

Friuli, rinvenuta una necropoli altomedioevale

Pordenone, resti dalla necropoli di Cordenons
(Foto: archeomedia.net)

A Cordenons, in località Manera, durante la sorveglianza archeologica alle attività di sbancamento presso la cava Ghiaie Santa Fosca, è stata individuata una necropoli con resti ossei di almeno quattro inumazioni a fossa, in parte sconvolto dai lavori agrari.
La sorveglianza agli scavi era conseguenza di una iniziativa della Soprintendenza in ragione della presenza di un complesso rustico di epoca romana, precedentemente documentato, del quale sopravvive soltanto un ambiente seminterrato con pavimentazione in tegole e perimetrali in mattoni.
Dopo il rinvenimento si è deciso di proseguire l'indagine archeologica per delimitare l'area di distribuzione delle sepolture, verificando in parallelo la possibile esistenza di componenti strutturali superstiti. Si è dunque arrivati a individuare diciotto sepolture, in vari stati di conservazione, per lo più prive di corredo funerario. Le poche evidenze hanno tuttavia permesso di datare, in via preliminare, le sepolture all'epoca altomedioevale. Solo una parte di queste risultano tuttavia non sconvolte da interventi arativi precedenti perché a una quota leggermente inferiore.
Le tombe sono tutte in semplice fossa in terra, alcune irregolarmente delimitate da grossi ciottoli. La maggior parte sono orientate est-ovest e distribuite lungo una singola fila. Altre sepolture hanno orientamento divergente e paiono distribuite in maniera casuale. Tra i pochi elementi di corredo sono stati individuati pettini in osso, fusi circolari da telaio, un orecchino in rame, occasionali frammenti di ceramica ad impasto grezzo.
L'analisi antropologica, ancora in corso, ha per ora permesso di stabilire il sesso degli inumati, in massima parte donne adulte di varia età, e di individuare patologie, fratture e fenomeni di usura legati alle attività lavorative svolte.
La tipologia della necropoli "a fila" e gli elementi di corredo permettono di sostenere una datazione all'epoca altomedioevale. Potrebbe trattarsi di una comunità di popolazione autoctona insediatasi tra le rovine della vicina villa rustica romana.

Fonte:
Ufficio Comunicazione e Promozione della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia via archeomedia.it



domenica 27 maggio 2018

Grado, testimonianze dal medioevo

Lo scavo che ha permesso il ritrovamento di tre scheletri infantili
(Foto: ilmessaggero.it)
Nuove scoperte a seguito degli scavi archeologici in corso in Campo Patriarca Elia a Grado. Oltre al corpicino trovato nelle settimane scorse da parte della ditta Archeotest di Trieste, ora sottoposto a studio da parte di un'antropologa fisica, sono altri tre i corpicini trovati nel secondo saggio, a ridosso di Calle Burchio.
Da una prima analisi è possibile far risalire tale ritrovamento al periodo alto medioevale, contemporaneo allo scheletro ritrovato nel primo saggio, quello a ridosso di Calle Marchesan. Ancora, nel secondo saggio sono ben visibili due tratti di mura di una struttura che, secondo gli archeologi, risale al 1200, poi distrutta intorno al 1500.
Nel primo saggio sono state rilevate le tracce di un grande focolare, a forma rettangolare, che faceva parte probabilmente del piano a terra di un edificio a due livelli che poteva essere, secondo i reperti emersi in questi giorni di fine maggio 2018, delle stesse dimensioni dell'edificio adiacente, ovvero l'ex Canonica. Risulta che è stata utilizzata dell'argilla come legante per questi muri, indizio che aiuta a datare l'edificio all'alto medioevo.
Il funzionario archeologico Ventura della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia ritiene sia necessario scavare ancora, così da ottenere tutti i dati necessari alla valutazione delle compatibilità della messa a dimora delle piante previste nel progetto.

Fonte:
ilmessaggero.it

giovedì 5 aprile 2018

Friuli Venezia Giulia, scoperta una strada romana

Rilievi del percorso archeologico della strada romana che sta emergendo
in Friuli Venezia Giulia (Foto: m.ilpiccolo.geolocal.it)
Una squadra di ricercatori dell'Ictp e dell'Università degli Studi di Trieste ha scoperto una strada pubblica di epoca romana sull'altopiano carsico, nella zona tra il monte Cocusso e il paese di San Lorenzo. L'importante ricerca fa parte di un progetto che le istituzioni scientifiche stanno sviluppando assieme all'importante collaborazione con la Soprintendenza Archeologica belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, per studiare il paesaggio antico con metodi avanzati.
"Grazie alla creazione di modelli del terreno ad alta risoluzione ricavati da telerilevamento laser - commenta il coordinatore del progetto, Federico Bernardini - siamo riusciti ad individuare una struttura nascosta e invisibile. Dopo aver effettuato sopralluoghi di natura geomorfologica abbiamo individuato una serie di solchi, larghi fino a 10 e lunghi centinaia di metri, che sembravano essere parte di un tracciato antiche che presentava tuttavia un problema non trascurabile: questi solchi finivano infatti la loro corsa all'interno di almeno due larghe doline".
Trieste, il luogo dell'accampamento sulla Grociana piccola
(Foto: m.ilpiccolo.geolocal.it)
Il passo successivo ha portato Bernardini e i ricercatori Giacomo Vinci, Emanuele Forte, Stefano Furlani, Michele Pipan, Sara Biolchi, Angelo De Min, Andrea Fragiacomo, Roberto Micheli, Paola Ventura e Claudio Tuniz a verificare se i solchi fossero legati o meno a discontinuità naturali (come faglie o variazioni del tipo di roccia) o se, invece, potessero essere di origine artificiale, quindi il prodotto dell'attività umana. "La strada in questione ha dimensioni notevoli - afferma Bernardini. - considerando che in alcuni punti è larga fino a 10 metri e in altri, dove il terreno è pianeggiante, sono presenti solchi stradali paralleli che occupano una larghezza di decine di metri. Assieme a Michele Pipan abbiamo effettuato delle prospezioni geofisiche che hanno infine rivelato l'esistenza di una stratificazione rocciosa regolare: questi dati ci hanno suggerito la presenza di un antico percorso viario. La conferma definitiva a questa ipotesi è però arrivata grazie alla scoperta di decine di chiodi delle suole delle calighe".
Nel 2013 sono stati individuati due grandi accampamenti romani di epoca repubblicana, datati tra il II e il I secolo a.C., uno sito sul colle chiamato Grociana piccola e l'altro nei pressi del monte San Rocco. "In base alla tipologia dei chiodi abbiamo appurato che il tratto stradale scoperto, lungo circa 4 km, è stato attivo per centinaia di anni, dal periodo repubblicano a quello imperiale", sostiene Bernardini.
Probabilmente la strada scoperta faceva parte della via che collegava Aquileia e Tergeste con Tarsatica (l'odierna Fiume). Ma cosa si cela dietro al cedimento del terreno carsico, visto che suddetti fenomeni in genere si materializzano nel corso di periodi geologici piuttosto lunghi? "I risultati ottenuti sono importanti dal punto di vista geomorfologico perché hanno permesso di gettare luce su alcuni aspetti legati allo sviluppo delle doline", sostengono Stefano Furlani e Sara Biolchi.

Fonte:
m.ilpiccolo.geolocal.it

sabato 10 marzo 2018

I Romani di Serbia in mostra ad Aquileia

L'elmo dorato di Berkasovo (Foto: Il Gazzettino)
Nuova mostra ad Aquileia. Tesori e imperatori, lo splendore della Serbia romana è stata inaugurata oggi a Palazzo Meizlik e resterà aperta fino al 3 giugno. In mostra i capolavori provenienti dal Museo Nazionale di Belgrado che sta per riaprire dopo 18 anni di restauro.
I 62 reperti in mostra provengono dalla capitale, l'antica Singidunum, dal Museo Nazionale di Zajecar e di Nis e dai musei di Pozarevac, Novi Sad, Sremska Mitrovica e Negotin; un calco del 1861 della Colonna Traiana è stato invece prestato dal Museo della Civiltà Roimana. I capolavori permetteranno di approfondire oltre 600 anni di impero romano, dalla sua espansione a Oriente, all'età d'oro tardo antica, fino al suo crepuscolo, in un'area che ha dato alla storia tra i 16 e i 18 imperatori.
Tra i tesori protagonisti del percorso museale spiccano capolavori come l'elmo dorato e tempestato di gemme in pasta vitrea ritrovato a Berkasovo, il tesoro in argento di Tekija, le maschere da parata, il ritratto del padre di Traiano, la testa di bronzo di Costantino, quella in porfido rosso dell'imperatore Galerio proveniente dalla grandiosa villa di Felix Romuliana, l'odierna Gamzigrad e un incantevole cammeo in sardonica con l'imperatore Costantino a cavallo.
Sono tutti reperti che mettono in luce una potenza militare, quella dell'esercito romano, che coltivava uno splendore cerimoniale e che lasciò, come ha evidenziato la direttrice del Museo di Belgrado, Bojana Boric-Breskovi, un marchio indelebile sul territorio dell'attuale Serbia. L'esposizione, organizzata dalla Fondazione Aquileia con il Museo di Belgrado e la Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con il Polo museale del Fvg, il Comune di Aquileia e l'Associazione nazionale per Aquileia, è stata presentata a Roma nella sede del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo.

Fonte:
ilgazzettino.it

martedì 18 luglio 2017

Friuli, riemerge la preistoria...

I resti scoperti a Palse di Porcia (Foto: ilfriuli.it)
Importanti resti di una capanna e resti di un focolare, entrambi risalenti al IX secolo a.C., quindi all'epoca protostorica, sono stati riportati alla luce nell'ambito di controlli effettuati dalla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, in un'area privata a destinazione edilizia, in via Vespucci, nella frazione di Palse di Porcia.
Gli scavi iniziali, che hanno permesso l'individuazione dei resti archeologici, sono stati condotti dall'archeologa Raffaella Bortolin su incarico del proprietario del lotto. Successivamente, vista l'emergenza di diversi resti antichi e l'urgenza di provvedere con rapidità allo scavo dell'intero contesto a causa dell'estrema labilità dei resti archeologici di epoca protostorica, è intervenuta direttamente la Soprintendenza che, sotto la Direzione lavori del Funzionario archeologo Serena di Tonto, ha svolto, tramite la Ditta Arcsat snc, un'indagine archeologica nell'intera area, con lo scopo di approfondire la ricerca e provvedere ad una corretta documentazione.
Lo scavo archeologico ha rivelato la presenza di tre cicli insediativi di cui il più recente è attribuibile al VI-V secolo a.C. e quello più antico al IX secolo a.C. avanzato. Le evidenze più interessanti sono risultate essere, appunto, i resti della capanna risalente al IX secolo a.C., situata lungo il limitare sud dell'area, di cui sopravvivono i piani pavimentali in limo, sui quali era stato ricavato un piccolo focolare sostenuto da ciottoli di pezzatura selezionata e situato nell'angolo nordovest. Il focolare è anche caratterizzato da una struttura pluristratificata, con preparazione di frammenti ceramici.
Non meraviglia la presenza di resti archeologici in quest'area in quanto collocata nell'ambito dell'antico Castelliere protostorico di Santa Ruffina di Palse. Al termine dell'indagine archeologica, i resti che si trovano nell'area del lotto che non verrà edificata saranno opportunamente ricoperti di geotessuto per una corretta conservazione.

Fonte:
ilfriuli.it

mercoledì 26 aprile 2017

Continuano le scoperte ad Aquileia

Gli scavi di via delle Vigne Vecchie ad Aquileia
(Foto: messaggeroveneto.it)
In via delle Vigne Vecchie, ad Aquileia, lo scavo archeologico, aperto di recente, ha portato alla luce ben sette vani con pavimentazione in tessellato.
Una trincea, lunga una trentina di metri per una larghezza di circa due metri, corrispondente all'ampiezza della striscia di terreno tra il campo arato di proprietà Ritter e la strada, via delle Vigne Vecchie, all'incrocio con via Julia Augusta, ha riportato alla luce, a soli venti centimetri di profondità, parte di sette vani affiancati uno all'altro.
Sei conservano la pavimentazione in mosaico, più o meno danneggiata, uno presenta, invece, una superficie in cubetti di terracotta. Lo scavo archeologico preventivo è stato effettuato in occasione della realizzazione di uno spaccio agricolo, di un posteggio e di una canalizzazione. L'area, già sottoposta a vincolo nel 1931, costituisce la naturale prosecuzione del complesso noto come "Casa delle Bestie Ferite", che non risultava completo nella sua struttura.
Per il momento si sta cercando di ricontestualizzare il nuovo complesso proprio in relazione all'importante domus scavata dall'Università di Padova fin dal 2007 e della quale il recente rinvenimento costituisce l'articolazione settentrionale più prossima al decumano. La stratigrafia relativa all'edificio ha consentito di attestare almeno quattro fasi, che vanno dall'epoca tardo-repubblicana, fine del I secolo d.C., tra l'altro raramente documentata ad Aquileia, al IV secolo d.C.
Durante i lavori di rilievo archeologico è stato possibile documentare anche delle suspensurae, che sostenevano una superficie più alta andata perduta, indice della presenza di un vano riscaldato. Di grande rilievo, inoltre, i mosaici pavimentali, in tessere bianche e nere, con decori vegetali e a crocette, che caratterizzano la pavimentazione dei vani.
Lo scavo non è ancora ultimato verso ovest. Parte dei lavori relativi alla realizzazione dello spaccio agricolo sono stati già autorizzati. Per la conclusione si attende il completamento delle indagini archeologiche. Non si può, al momento, dire con certezza che si tratti della stessa casa che continua (un isola può comprendere più domus), ma sicuramente siamo all'interno dello stesso isolato della "Casa delle Bestie Ferite". Questi livelli tardo-repubblicani sono piuttosto rari per Aquileia.

Fonte:
www.messaggeroveneto.it (Elisa Michellut)

mercoledì 12 aprile 2017

Trieste, tornano alla luce le antiche mura romane

Il tratto delle mura antiche scoperte a Trieste (Foto: ilpiccolo.gelocal.it)
Gli archeologi non hanno dubbi, la struttura muraria trovata recentemente a Trieste sarebbe parte delle mura di fondazione della Tergeste romana. Anche il materiali di cui è composto, un unico blocco di pietra arenaria, tipica del colle di San Giusto e del Carso, lo rende molto simile al tratto di mura venuto alla luce negli anni '80 nella vicina via del Seminario e già catalogato dagli archeologi come la prima cinta difensiva della Trieste romana, risalente al 32-33 a.C. e voluto da Ottaviano prima che diventasse imperatore.
C'è un altro elemento che fa di questa scoperta una svolta nella difficile ricostruzione archeologica dell'antica Trieste: la posizione. Il tratto di muro appena scoperto, infatti, è stato individuato in via della Cattedrale, all'altezza del civico 11, poco al di sotto di piazzetta San Cipriano. Si trova, dunque, proprio nella zona prospiciente a via San Michele, che divide il colle di San Giusto da quello di San Vito. Proprio in linea con il cordone lungo il quale venne costruita la prima cinta difensiva di Trieste, per salvaguardare il colle di San Giusto da ogni attacco nemico.
"Questa scoperta dimostra come a Trieste ci sia ancora molto da scoprire, soprattutto nell'ambito di Cittavecchia", commenta Paola Ventura, archeologa della Soprintendenza competente nella zona di Trieste. "Un tratto di mura come questo è un pezzo di storia della città che ci permette di approfondire quanto già emerso, lasciando ampio spazio a nuove interpretazioni".
La ristrettezza della superficie indagata, rimarcano sempre dalla Soprintendenza, non permette di avanzare ipotesi certe di interpretazione, ma i dati acquisiti, integrati alla forma del territorio indagato, consentono perlomeno di alimentare la suggestione che possa trattarsi di strutture riferibili alla prima cinta fortificata di Tergeste.
Dotato di un contrafforte e composto da due gradoni, a mò di scalinata, il reperto conservava al suo interno abbondante materiale ceramico e vitreo di epoca romana e tardoromana, con un'enorme quantità di frammenti di anfora e di terre sigillate rinvenuto negli strati di appoggio. Si pensa, pertanto, a un successivo riutilizzo della struttura come discarica di materiali, effettuata all'interno di uno spazio chiuso. Di qui l'ipotesi, ancora non definita, che potesse trattarsi di una torre difensiva.
E' anche ipotizzabile che in epoca ottocentesca venisse sfruttata come pozzetto, riempito con la cenere proveniente dalle cucine delle monache di San Cipriano, a testimonianza di un suo lungo utilizzo. Ma l'ipotesi che sia un tratto della cinta voluta dal primo imperatore romano non è l'unica avanzata.
Gli archeologi pensano, in seconda battuta, che possa trattarsi di una struttura monumentale. Anticamente, infatti, via della Cattedrale conduceva all'Acropoli situata in cima al colle di San Giusto nei pressi della basilica. Potrebbe dunque trattarsi di un monumento come quello che gli archeologi stanno ristrutturando nella vicina via dei Capitelli.
 
Fonte:
ilpiccolo.gelocal.it


Aquileia: nuove importanti scoperte

Il pavimento musivo riportato alla luce ad Aquileia
(Foto: ilfiruli.it)
Aquileia, gli scavi in via delle Vigne Vecchie hanno portato alla luce una costruzione con sette vani e un pavimento musivo.
Una trincea, lunga una trentina di metri, per una larghezza di circa due, corrispondente all'ampiezza della striscia di terreno tra il campo arato di proprietà Ritter e la strada all'incrocio con via Julia Augusta, ha riportato alla luce, a soli 20 centimetri di profondità, parte di sette vani affiancati uno all'altro: sei conservano la pavimentazione in mosaico più o meno danneggiata, uno presenta, invece, una superficie in cubetti di terracotta.
Lo scavo archeologico preventivo, effettuato dalla Ditta Archeotest su incarico della Soprintendenza e sotto la Direzione scientifica del Funzionario archeologo Paola Ventura, in occasione della realizzazione di uno spaccio agricolo, di servizio al campo, nonché di un posteggio e di una canalizzazione, si è reso indispensabile in quanto la zona è ad alto rischio archeologico.
L'area, già sottoposta, infatti, a vincolo nel 1931, costituisce la naturale prosecuzione del complesso noto come "Casa delle Bestie Ferite" che non risultava completo nella sua struttura. Per il momento si sta cercando, quindi di ricontestualizzare il nuovo complesso proprio in relazione all'importante domus scavata dall'Università di Padova fin dal 2007 e della quale il recente rinvenimento costituisce l'articolazione settentrionale più prossima al decumano.
La stratigrafia, relativa all'edificio ha consentito di attestare almeno quattro fasi che vanno dall'epoca tardo-repubblicana, fine I secolo d.C., tra l'altro raramente documentata ad Aquileia, al IV secolo d.C.. Durante i lavori di rilievo archeologico è stato possibile documentare anche delle suspensurae che sostenevano una superficie più alta andata perduta, indice della presenza di un vano riscaldato. Di grande rilievo i mosaici pavimentali, in tessere bianche e nere, con decori vegetali a crocette che caratterizzano la pavimentazione dei vani.

Fonte:
ilfriuli.it

venerdì 26 agosto 2016

Trovate 87 sepolture ad Aquileia

La necropoli venuta alla luce ad Aquileia (Foto: ilgazzettino.it)
Importantissime scoperte nel Sepolcreto di Aquileia, l'unico tratto della necropoli romana ancora visibile nell'antica città e uno dei meglio conservati nell'Italia settentrionale. Ben 87 tombe sono state infatti riportate alla luce nel corso dei lavori condotti dalla Fondazione Aquileia, sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologica, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, per riportare all'antico splendore  5 recinti, appartenuti ad altrettante famiglie, e i monumenti funerari, scavati da Giovanni Brusin tra il 1939 e il 1940 assieme a 67 tombe, restaurati e integrati con parti in cemento in piena seconda guerra mondiale, nel 1942. Altre 15 tombe furono individuate e recuperate da Lisa Bertacchi nel 1988.
"Estremamente importante è il contributo scientifico di questo scavo archeologico che permetterà di ricavare nuovi dati relativi alle diverse tecniche di sepoltura e alla storia stessa dell'area - dice Paola Ventura, archeologo funzionario di zona della Soprintendenza - Sorto su un importante riporto di materiale da distruzione edilizia, il Sepolcreto ha avuto lunga durata, almeno dal I al III secolo d.C., ed ha visto diversi mutamenti nei piani d'uso; è stato innanzitutto interessante notare le sovrapposizioni delle diverse tipologie delle tombe, ma anche la presenza di apparati più complessi, come l'uso di anfore come segnacoli o apprestamenti per libagioni di incinerazioni sottostanti."
La prima fase dei lavori ha permesso di riconoscere i livelli raggiunti dagli scavi precedenti completando il recupero delle tombe, alcune delle quali erano state già saccheggiate. Il successivo scavo ha riguardato 28 inumazioni, di cui una doppia, per lo più a fossa, ma con evidenza della presenza di casse lignee, o in cassa litica o di laterizi, con resti antropologici di cui è stata effettuata un'analisi per la determinazione di sesso, età, eventuali patologie. La presenza di un feto e di una deposizione prona è stata particolarmente attenzionata. In alcuni casi sono stati rinvenuti anche resti dei calzari.
"Molto interessanti - sottolinea la Dottoressa Ventura - i corredi delle sepolture a incinerazione dove sono state rinvenute diverse coppette in ceramica a pareti sottili, sigillata, ceramica comune di provenienza orientale, lucerne bollate, balsamari in vetro. Per i resti, deposti in cassetta, ancora, olla litica o fittile o in vetro, si è proceduto al recupero del cinerario per proseguire lo scavo in laboratorio, dove sarà possibile procedere all'analisi dei resti ossei e dei corredi. Un dato di eccezionale interesse, infine, è emerso dal recinto II, ricavato successivamente in uno spazio di risulta tra il I e il III, preesistenti: ultimato l'asporto delle sepolture, è stato messo in luce un cospicuo livello di ceramica e resti ossei animali, probabilmente testimonianza dei riti che venivano svolti nelle aree funerarie".

Fonte:
ilgazzettino.it

sabato 9 maggio 2015

Gemme e misteri del castello di Attimis

Rovine del castello di Attimis
Scavi recenti nel castello di Attimis, in provincia di Udine, condotti dalla Società Friulana di Archeologia, hanno portato alla scoperta di una grossa gemma romana, una corniola piatta. Sulla gemma è raffigurato un giovane seduto su una roccia. Di fronte a lui un'aquila, uno degli animali in cui era solito trasformarsi Zeus. Il giovane è il bellissimo Ganimede, che diventerà coppiere degli dèi.
La gemma presenta delle scalfitture, che fa supporre che sia stata estratta da una cornice. Non lontano dalla gemma è stato trovano un denaro coniato a Friesach, in Carinzia, detto frisacense, emesso tra il 1147 e il 1164.
La gemma è probabilmente finita tra i rifiuti per un'intenzionale distruzione di quanto apparteneva agli anni precedenti. Il castello, che in origine si chiamava Perthenstein, che vuol dire "rocca splendida", apparteneva alla potente famiglia austriaca dei Moosburg e venne donato, nel 1106, a Matilde, figlia del marchese d'Istria, quando questa andò in sposa a Konrad, conte di Lurn, che in seguito prese il nome di Attems e fu il fondatore del casato degli Attimis.
La presenza di un sigillo d'oro dell'imperatore bizantino Alessio Comneno (1081-1118) fa pensare che Konrad abbia partecipato alla prima crociata. Un altro reperto, il frammento di un oggetto intenzionalmente spezzato, è stato trovato nel castello: si tratta di quanto rimane di una custodia di specchio in osso fabbricata in Germania.
Nel 1170 Vodolrico di Moosburg, già marchese di Toscana, donò il castello al patriarca Vodolrico II di Treffen che, nel 1172, lo concesse in feudo ad Everardo di Cuccagna. Federico II fece, poi, abbattere il castello nel 1239. Il materiale distrutto del castello servì per costruire una casa incastellata nel XV secolo che venne a sua volta distrutta.

lunedì 23 marzo 2015

La più antica fortezza romana conosciuta?

Le immagini del Lidar e la planimetria della
fortezza romana (Foto: Federico Bernardini)
Una squadra di ricercatori che stanno lavorando vicino al confine nordorientale tra Slovenia e Italia, ha scoperto i resti di quello che potrebbe essere il più antico esempio conosciuto di forte romano.
Esempi di forti romani sono venuti alla luce in diversi Paesi, ma nessuno, finora, era stato individuato in Italia. La scoperta è avvenuta grazie all'utilizzo del Lidar (Light Detection And Ranging), una sorta di scanner posto a bordo di un elicottero. Quest'apparecchiatura è in grado di rivelare strutture nascoste sotto gli alberi che non possono essere riconosciuti in altri modi.
I dati finora raccolti suggeriscono che la fortezza è stata costruita nel 178 a.C., alcuni decenni prima di qualsiasi altra fortezza romana. Questa struttura si trova non lontana dalla città di Trieste. I Romani intendevano sicuramente proteggere l'insediamento di Tergeste (che, in seguito, divenne l'attuale Trieste) dai pirati e dalle genti provenienti dal nord. Gli archeologi sperano di poter trarre, da questa scoperta, indizi utili sulla strategia e le origini dell'esercito romano.

Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...