Visualizzazione post con etichetta Gran Bretagna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gran Bretagna. Mostra tutti i post

domenica 22 febbraio 2026

Gran Bretagna, la bambina sepolta nella grotta 11000 anni fa

Gran Bretagna, la grotta in Cumbria dove sono stati
rinvenuti i resti umani (Foto: archaeology.wiki)

Le ossa, risalenti ad 11000 anni fa, rinvenute nella grotta di Heaning Wood, a Great Urswick, in Cumbria, dall'archeologo Martin Stables, hanno fornito chiare evidenze delle sepolture mesolitiche nel nord dell'isola.
Un team internazionale, guidato dagli archeologi dell'Università del Lancashire, è riuscito ad estrarre sufficiente DNA dalle ossa per identificare i resti umani come quelli appartenenti ad una bambina di circa 2-3 anni di età.
Si tratta della terza sepoltura mesolitica più antica dell'Europa nordoccidentale e rappresentano una delle più antiche attività umane in Gran Bretagna dopo la fine dell'ultima era glaciale.
Tra i gioielli rinvenuti recentemente nello stesso sito, figurano un dente di cervo perforato e delle perle, datate attraverso il C14 a 11000 anni fa. La sepoltura infantile venne scoperta nel 2016.
Oltre ai resti della bambina, gli archeologi hanno rinvenuto i resti di almeno altre otto persone diverse sepolte nella medesima grotta, che dimostrano che tali sepolture erano intenzionali e non casuali. Tutte risalgono a tre diverse datazioni preistoriche: circa 4000 anni fa (Età del Bronzo); circa 5500 anni fa (Neolitico Antico); circa 11.000 anni fa, durante la prima parte del Mesolitico.

Fonte:
archaeology.wiki


sabato 10 gennaio 2026

Inghilterra, ritrovato un corno dell'Età del Ferro quasi intatto

Inghilterra, il corno da battaglia dell'Età del Ferro
(Foto: Norfolk Museum Service)

Uno straordinario numero di oggetti dell'Età del Ferro è stato riportato alla luce nel West Norfolk, in Inghilterra. Il tesoro di oggetti metallici è tornato alla luce durante uno scavo archeologico condotto da Pre-Construct Archaeology.
Il tesoro comprende un corno da battaglia dell'Età del Ferro conservatosi quasi per intero, noto come carnyx, e parti di un altro corno.
Questi strumenti in bronzo a forma di testa di animale venivano utilizzati dalle tribù celtiche di tutta l'Europa per sostenere i guerrieri in battaglia. I romani li hanno spesso raffigurati come trofei di guerra. Il tesoro rinvenuto comprende anche una testa di cinghiale in bronzo laminato, originariamente appartenente a uno stendardo militare, cinque umboni di scudo ed un oggetto in ferro di origine sconosciuta.
Questa scoperta, molto rara, aiuterà gli studiosi nella comprensione dell'Età del Ferro in Inghilterra. Le comunità in Gran Bretagna erano ben collegate al più ampio contesto europeo del periodo, infatti. Gli oggetti rinvenuti nello scavo sono molto fragili e richiedono un lungo e delicato lavoro di restauro e consolidamento prima di poter affrontare una ricerca più approfondita. 

Fonte:
euronews.com


lunedì 5 gennaio 2026

Vindolanda, la difficile vita dei soldati romani

Gran Bretagna, panorama dell'insediamento di
Vindolanda (Foto: Tripadvisor)

I soldati romani che erano stanziati al forte di Vindolanda, vicino al Vallo di Adriano, nel nord dell'Inghilterra, avevano non pochi e gravi problemi di salute che mettevano a repentaglio anche la loro capacità di combattere.
Innanzitutto dovevano combattere con un nemico infestante: i pidocchi, che si annidavano nelle tuniche e dovevano affrontare anche infezioni intestinali croniche che provocavano sintomi debilitanti quali diarrea, crampi addominali e nausea.
Queste informazioni ci vengono fornite da uno studio archeologico condotto da un team di ricercatori delle Università di Cambridge ed Oxford. Sebbene i romani avessero una certa consapevolezza dei vermi intestinali, le opzioni terapeutiche a disposizione dei medici dell'epoca erano limitate. Questo si ripercuoteva sull'efficienza e l'idoneità al servizio militare dei legionari stanziati in quella lontana regione.
Per giungere a queste conclusioni, i ricercatori hanno analizzato quasi 60 campioni di sedimenti provenienti da un sistema di drenaggio fognario, contenenti antiche feci e altri detriti accumulatisi nel forte e nei suoi insediamenti circostanti, risalenti al III secolo d.C. La notevole quantità di materiale organico rinvenuto era il risultato del drenaggio della latrina del forte, che convogliava i rifiuti verso un ruscello situato a nord del sito.
Le esplorazioni archeologiche precedenti avevano già rivelato un vero e proprio tesoro di reperti organici conservati nel suolo allagato di Vindolanda, tra i quali oltre 1.700 tavolette di legno incise con inchiostro, che documentano le abitudini quotidiane dei soldati.
La vita quotidiana al forte di Vindolanda era concentrata sulla sorveglianza del Vallo di Adriano. Per garantire un'adeguata occupazione di questo confine romano-britannico, il forte era dotato di bagni, servizi igienici e fonti di acqua potabile. Tuttavia, malgrado queste strutture, i soldati continuavano a soffrire di infezioni intestinali, tra le quali ascaridi e tricocefali e, potenzialmente, di giardia, un protozoo unicellulare responsabile di episodi di diarrea. La scoperta di giarda duodenalis nel materiale analizzato rappresenta un'importante novità per gli studiosi, poiché costituisce la prima evidenza di questo patogeno nella Britannia romana.
Nonostante la presenza di un complesso termale a Vindolanda, i focolai di infezione si verificavano a causa di pratiche igieniche inadeguate. In particolare, la contaminazione fecale degli alimenti, dell'acqua e delle mani dei soldati contribuiva alla diffusione di questi parassiti all'interno del forte. Campioni prelevati da una fortificazione costruita nell'85 d.C. hanno rivelato la presenza di ascaridi e tricocefali, suggerendo che i soldati affetti da parassiti potessero ammalarsi gravemente a causa della disidratazione provocata da infezioni croniche. Queste condizioni favorivano anche la proliferazione di altri patogeni intestinali, predisponendo i soldati a focolai di salmonella e shigella.
In un caso documentato, dieci soldati furono dichiarati non idonei al servizio a causa di congiuntivite, nota anche come occhio rosa, una condizione che può insorgere quando gli occhi vengono a contatto con mani contaminate da feci. E' interessante notare che il profilo parassitario di Vindolanda risulta simile a quello di altri siti militari romani, inclusi quelli situati in Austria, nei Paesi Bassi ed in Scozia. Una delle possibili spiegazioni per questa somiglianza potrebbe risiedere nella dieta limitata e prevalentemente a base di carne suina, come documentato nei testi antichi. Al contrario, i siti urbani come Londra e York presentavano una gamma di parassiti molto più diversificata, inclusi tenie di pesce e carne.

Fonte:
scienzenotizie.it

La testa di Adriano rinvenuta nel 1834 nel Tamigi

Londra, la testa bronzea rinvenuta nel Tamigi
(Foto: archeomedia.net)

Nel 1834, durante i lavori di dragaggio, vicino all'area dell'Old London Bridge, sulla sponda meridionale del Tamigi, emerse una testa di bronzo del II secolo d.C. riconosciuta come un ritratto dell'imperatore Adriano.
Il reperto si trova oggi al British Museum ed è ciò che resta di una statua più grande, forse innalzata non lontano dal punto del ritrovamento, forse in vista della visita dell'imperatore in Britannia nell'anno 122 d.C.
La testa pesa 16 chilogrammi, misura meno del doppio rispetto alla grandezza naturale, e si caratterizza per essere fatta in bronzo, differentemente dalla gran parte delle statue di Adriano realizzate, invece, in marmo.
Adriano è considerato e ricordato come l'imperatore "costruttore" e viaggiatore: in Britannia la sua presenza è legata alla grande stagione delle frontiere e delle opere pubbliche. Ritrovare il suo ritratto nel fiume, nel cuore della città, significa incontrare la Roma delle province nel luogo più inatteso: non in un tempio o in un foro, ma nell'acqua del fiume che attraversa Londra.
Il nome di Adriano è naturalmente associato al famoso Vallo, la fortificazione lunga 120 chilometri, che per ammissione dello stesso imperatore avrebbe dovuto "separare i barbari dai Romani" ed i cui resti corrono in Inghilterra da Wallsend, sul fiume Tyne, fino alla costa del Solway Firth.

Fonte:
archeomedia.net

venerdì 29 agosto 2025

Gran Bretagna, il gigante del forte di Magna...

Gran Bretagna, scarpa romana extralarge
(Foto: The Vindolanda Trust)
Dal sito romano di Magna, una delle roccaforti lungo il Vallo di Adriano, sono emerse delle scarpe romane di taglia extralarge.
L'attuale campagna di scavi a Magna (ora Carnovan) ha permesso di recuperare diversi reperti. La scoperta più sorprendente è stata quella di 34 calzature in pelle, alcune delle quali in uno stato di conservazione sorprendentemente buono. La più curiosa è senza dubbio una scarpa di dimensioni molto grandi, corrispondenti al numero 48 attuale, che ha suscitato, oltre allo stupore, numerose domande una delle quali riguardante il "proprietario" di una calzatura così grande.
Magna, nome romano che si può approssimativamente tradurre come "il forte sulla roccia", sorge all'estremità della cresta rocciosa del Whin Sill. Anche se non menzionata nelle famose tavolette di Vindolanda, l'identità e l'importanza del sito emergono chiaramente dagli scavi. Il nome moderno, Carvoran, potrebbe significare "il forte alla fine della via della Vergine", come suggerito dal reverendo ed antiquario Anthony Hedley, che iniziò gli scavi nel sito nel 1830 e costruì l'edificio che attualmente ospita il museo.
Gli archeologi erano impegnati nel documentare un fossato a gradoni, largo oltre sei metri, con base a frantumazione ed un rivestimento in pietra lungo il bordo meridionale: un perfetto esempio delle sofisticate tecniche difensive romane. E' proprio da questo fossato che provengono le scarpe, tra le quali quella che si è guadagnata l'epiteto di "scarpa gigante di Magna".
Le condizioni del sito hanno permesso la conservazione di notevoli dettagli: tomaie ancora attaccate, decorazioni impresse nella pelle e cuciture visibili. Tuttavia non tutti i reperti hanno resistito allo stesso modo. Mentre gli archeologi si preparano a proseguire gli scavi all'interno del forte, nella speranza di scoprire di più sulla vita degli antichi abitanti, resta la domanda su chi indossava scarpe così grandi. Un viaggiatore straniero? O, forse, un comandante con esigenze personalizzate? O, ancora, erano delle soprascarpe?
Le ricerche sono ancora in corso con il supporto di esperti come la Dottoressa Elizabeth Greene, Professoressa associata presso la Western University in Ontario e specialista nelle calzature di Vindolanda.
"Questo ritrovamento è importante anche perché mostra come venivano realizzate le calzature romane. - Ha spiegato Rachel Frame, una delle archeologhe del Magna Project. - La suola era composta da più strati di cuoio, tenuti insieme da stringhe, cuciture e chiodini, ma poiché mancava la parte della punta, non è stato possibile stimarne la misura. Una seconda scarpa, trovata sul fondo dello 'spacca caviglie' era intatta e la suola misura 32 centimetri di lunghezza, l'equivalente di un numero 48".
Va tenuto presente che in epoca romana l'altezza media era inferiore a quella attuale, poco meno di 1,70 metri per gli uomini. Questo suggerisce che chi indossava queste enormi calzature fosse un vero e proprio gigante per la sua epoca. Nel forte di Magna, comunque, erano ospitati, oltre ai romani, anche legionari provenienti dalle province più lontane come quelle siriane.
Tra i reperti rinvenuti nella stagione di scavo figurano ceramiche, un pettine di legno, palette per il trucco e picchetti per le tende.
Lo "spacca caviglie" era una fenditura stretta e profonda situata nel fondo di un fossato, che, una volta nascosta dall'acqua, faceva inciampare i soldati nemici, rompendo loro la caviglia ed intrappolandoli.

Fonti:
mediterraneoantico.it
focus.it
fanpage.it

lunedì 17 marzo 2025

Gran Bretagna, un pozzo sacrificale e tantissime ossa...

Mosaico del II o III sec. d.C. raffigurante un cane
(Foto: Bridgeman Images)

Cuccioli morti, potenziali sacrifici umani e un osso di pene di cane dipinto, sepolti in un deposito rituale, un antico pozzo di cava nell'Inghilterra meridionale, rivelano come potevano essere i rituali di fertilità nei primi decenni della conquista romana della Britannia.
La fossa-ossario - il più grande deposito rituale scoperto di questo tipo risalente al periodo della Britannia romana - fornisce agli archeologi indizi sui modi in cui i Britanni conquistati adottarono, o non adottarono, pratiche culturali romane già nel I secolo d.C.
Ad Ewell, città del Surrey a sudovest di Londra, dove è stato rinvenuto l'ossario, c'era un insediamento di epoca romana che conteneva una cava di selce e gesso e gli archeologi hanno intuito che potevano esserci dei resti.
Durante lo scavo dell'area, i ricercatori hanno scoperto un pozzo profondo 4 metri, contenente migliaia di ossa. Lo strato superiore conteneva per lo più resti di diversi tipi di animali che presentavano tracce di consumo umano, probabilmente antichi rifiuti da cucina. Scavando più a fondo, gli archeologi hanno iniziato a trovare sempre più ossa di cani, cavalli, maiali e infine di esseri umani.
Secondo un conteggio parziale, la fossa conteneva circa 11.400 frammenti ossei identificabili, che comprendevano le parti di almeno 21 esseri umani sepolti nel pozzo e almeno 282 singoli animali. Queste ossa sono state depositate all'incirca dal 77 d.C. al 118 d.C. al più tardi, in base ad una combinazione di date trovate sulle monete sepolte con i resti e alle tecniche di datazione al radiocarbonio. si tratta di pochi decenni dopo la prima incursione di Roma in Britannia, avvenuta nel 43 d.C.
Non è chiaro come siano morti questi esseri umani e animali, ma il modo in cui sono stati depositati non sembra simile a quello di altre sepolture. Quasi nessuna delle ossa mostra segni di traumi o altre ovvie cause di morte. Soprattutto i cani sembrano avere tutti ossa sane al momento della morte, il che potrebbe indicare che si trattava di animali domestici piuttosto che di randagi. I ricercatori non escludono la possibilità di sacrifici umani: lo sgozzamento era un metodo di sacrificio comune all'epoca e di solito non lascia segni sulle ossa.
Venti degli individui sono stati sepolti in parti, e ognun apparentemente in gruppi di cinque che comprendevano un neonato, un bambino, un adolescente e due adulti. Le ossa degli adulti erano troppo frammentate per conservare segni chiari che potessero aiutare a stimare la loro età. Ma se uno di questi adulti fosse più anziano, i resti dei gruppi coincidono con le concezioni romane delle diverse fasi della vita.
I cani erano gli animali più comuni tra quelli sepolti, costituendo circa la metà di tutti gli individui animali identificati. Alcuni di questi sono stati addirittura sepolti interi e i resti di un cucciolo sono stati trovati in un vaso di ceramica. La maggior parte dei cani era di piccola taglia, probabilmente i cani da compagnia che i Romani avevano a volte come animali domestici in questo periodo. Il più interessante di questi resti è un singolo osso di pene di cane, che potrebbe essere stato dipinto di rosso con un pigmento d'ocra.
Particolarmente interessanti sono diversi cuccioli e feti di cavallo. A differenza dei cani e degli altri animali domestici trovati nei depositi, che partoriscono durante tutto l'anno, i cavalli partoriscono per lo più solo in primavera. Considerando tutti questi indizi e il fatto che i depositi contenevano anche orzo carbonizzato, una coltura diffusa nella zona, i ricercatori ritengono che qualsiasi cosa sia accaduta qui potrebbe essere legata a un rituale di fertilità primaverile. Il deposito, oltretutto, corrisponde ad uno schema di diversi altri depositi già rinvenuti. Quello di Silchester, ad esempio, che dista solo un cinquantina di chilometri e presenta cani, corvi e un manico di coltello intagliato che raffigura cani che si accoppiano.
E' difficile dire con esattezza chi fosse a compiere il sacrificio, ammesso che sia avvenuto. Ufficialmente i Romani disapprovavano i sacrifici umani e la pratica sarebbe stata controversa sotto il loro dominio. Alcuni scrittori romani ritenevano che fosse già in atto prima della conquista e potrebbero persino averla usata come scusa per conquistare la Britannia. Ma non ci sono molte prove in entrambi i casi, poiché l'isola non ha prodotto documenti scritti fino a dopo la conquista romana.
Le firme biologiche nelle ossa di tre degli esseri umani suggeriscono che uno di loro è cresciuto nelle vicinanze, mentre gli altri sono cresciuti poco lontano. Probabilmente non erano romani.

Fonte:
nationalgeographic.it

sabato 15 giugno 2024

Gran Bretagna, il tesoro del relitto del mortaio...

Gran Bretagna, una delle lastre tombali recuperate da
un'imbarcazione naufragata (Foto: finestresullarte.info)

Gli archeologi subacquei dell'Università di Bournemouth, hanno fatto un'eccezionale recupero dai fondali della baia di Studland, lungo la costa meridionale dell'Inghilterra. Si tratta di due lastre tombali medioevali che giacevano in fondo al mare da quasi 800 anni. Le lastre, scolpite in marmo di Purbeck, facevano parte del carico della più antica nave naufragata di cui si abbia notizia nella storia dell'Inghilterra, affondata al largo della costa del Dorset durante il regno di Enrico III, nel XIII secolo.
Il sito è stato chiamato il "relitto del mortaio" perché altri oggetti nel suo carico includevano in gran numero mortai da macinazione, anch'essi realizzati con pietra di Purbeck. Le lastre sono state riportate in superficie nel corso di un'operazione di due ore. Una lastra, perfettamente conservata, misura un metro e mezzo e pesa circa 70 chilogrammi. L'altra lastra, molto più grande, è divisa in due pezzi, con una lunghezza complessiva di due metri ed un peso di circa 200 chilogrammi. Entrambi i pezzi recano incisioni di croci cristiane, molto popolari nel XIII secolo. Gli archeologi ritengono che fossero destinate ad essere coperchi di sarcofagi o monumenti funerari per individui di alto rango del clero.
Il sito del relitto del mortaio fu scoperto per la prima volta nel 1982, ma si presumeva fosse soltanto un mucchio di macerie sul fondo del mare. Il suo significato non è stato compreso fino al 2019, quando due archeologi subacquei si sono immersi nel sito.

Fonte:
finestresullarte.info

sabato 8 giugno 2024

I romani e le ostriche, trovato un allevamento per la lavorazione di ostriche in Gran Bretagna

Gran Bretagna, resti della lavorazione delle ostriche
(Foto: bbc.com)
In Gran Bretagna, nei pressi dell'estuario dei fiumi Trent e Ouse, l'Humber, è stato rinvenuto quello che si pensa essere un sito romano per la lavorazione delle ostriche. La scoperta è avvenuta durante i lavori utili a difendere dalle inondazioni il terreno circostante, nello Yorkshire orientale.
Gli archeologi si sono imbattuti in questi resti nei pressi di quello che era, un tempo, un insediamento romano. Le ostriche erano molto apprezzate dai romani e, forse, giocarono un ruolo importante, secondo alcuni, nella decisione di Giulio Cesare di invadere la Gran Bretagna.
Sono state trovate notevoli quantità di "gusci di ostriche deformi", a sostegno della teoria secondo la quale crescevano naturalmente su una barriera corallina di conchiglie piuttosto che su corde, che era una pratica comune dell'allevamento, all'epoca. E' anche probabile che il lavoro di selezione compiuto dai lavoranti si svolgesse con una cernita del pescato. Le ostriche più regolari sono infatti non solo più grate all'occhio, ma risultano più polpose, ricche di umori e avrebbero garantito una migliore conservazione durante il trasporto. Le ostriche, un tempo, erano abbondanti e costituivano una parte fondamentale nella dieta. In particolare le ostriche britanniche erano molto apprezzate dai romani.
A partire dall'epoca di Nerone, a Roma, il consumo delle ostriche ebbe un vero boom. E' noto che nel periodo neroniano giungevano a Roma navi cariche di ostriche dalla Britannia, molto diverse da quelle raccolte lungo le coste italiane. Molti studiosi si sono chiesti come queste ostriche della Manica potessero arrivare fresche nella capitale dell'Impero, ipotizzando che fossero conservate anche grazie ad uno strato di ghiaccio o in giare piene di acqua marina cambiata periodicamente durante il viaggio.
Una parte significativa dell'approvvigionamento romano proveniva dall'ostricoltura lungo le coste francesi, che producevano varietà di ottime dimensioni e che risultavano particolarmente succose e polpose. In precedenza - tra il II ed il I secolo a.C. - erano noti i pregiati allevamenti di Baia, nel Lago di Lucrino, citati da Cicerone, Varrone e Plinio il Vecchio. Alcune ostriche di questo allevamento sono state trovate negli scavi di Pompei. I metodi di allevamento delle ostriche furono descritti dal poeta romano Decimo Magno Ausonio, vissuto nel IV secolo d.C.

Fonti:
bbc.com
stilearte.it


Gran Bretagna, trovati resti di una donna offerta in sacrificio

Gran Bretagna, resti di una donna forse sacrificata
(Foto: bbc.com)

Una donna dell'Età del Ferro, i cui resti sono stati rinvenuti in una fossa, potrebbe essere stata offerta quale sacrificio umano.
Un team dell'Università di Bournemouth sostiene che le ossa trovate a Winterborne Kingston, nel Dorset, nel 2010, hanno rivelato che la donna, sulla trentina, è stata pugnalata al collo.
La colonna vertebrale della giovane mostra segni di lavori pesanti. Le costole sono rotte e gli isotopi analizzati attraverso i denti mostrano che venisse da un luogo distante da dove è stata rinvenuta. I ricercatori ritengono che si tratta di una rara prova fisica di sacrifici umani nella regione. "Nelle altre sepolture che abbiamo indagato, le persone decedute sembrano essere state posizionate con cura nella fossa e trattate con rispetto, ma questa povera donna no. - Ha affermato il Dottor Martin Smith, Professore associato di antropologia forense e biologica. - La giovane donna è stata trovata sdraiata a faccia in giù, disposta in una posizione piuttosto strana, al di sopra di ossa di animali a forma di mezzaluna, deliberatamente collocati sul fondo di una fossa. Sembra, quindi, che sia stata uccisa durante un sacrificio".

Fonte:
bbc.com

 

sabato 30 marzo 2024

Gran Bretagna, rinvenuti i resti di un complesso di ville romane

Gran Bretagna, un'immagine dal drone dell'antico
complesso della villa romana
(Foto: SUMO GeoSurvey)

In Inghilterra è stato portato alla luce dagli archeologi un complesso di ville romane che ha restituito asce in miniatura ed altri manufatti che potrebbero essere stati utilizzati duranti rituali religiosi.
Il luogo, nel sud dell'Inghilterra, era stato utilizzato dagli umani già nell'Età del Bronzo. In seguito fu scelto dai romani per edificarvi una villa riccamente decorata ed edifici a navate laterali impreziositi da intonaco dipinto, mosaici, piastrelle decorate, colonnati, pavimenti in mattoni e altri ornamenti.
Nel corso del tempo il complesso arrivò ad inglobare diversi edifici a navate risalenti alla fine del I e al II secolo d.C. Contengono quattro enormi basi di colonne che sono tra le più grandi del loro genere di epoca romana in Gran Bretagna. Accanto a questi edifici, gli archeologi hanno rinvenuto una villa con ambienti collegati da un corridoio centrale.
Sulla base delle centinaia di manufatti rinvenuti in loco, i ricercatori hanno stabilito che il sito, noto come Brookside Meadows, venne occupato dai romani fino alla fine del IV o all'inizio del V secolo d.C., quando la Gran Bretagna sfuggì al controllo romano.
Gli archeologi hanno rinvenuto monete, anelli, spille, stoviglie di argilla rossa, un forno per l'essiccazione dei cerali ed una fibbia per cintura con testa di cavallo. Quest'ultima, risalente al 350-450 d.C., era probabilmente indossata dalle élite dell'esercito romano o ad esso associate.
Sono state portate alla luce anche diverse asce grandi quanto un palmo di mano ed una serie di rotoli di piombo strettamente arrotolati che, una volta srotolati, sembrano essere molto simili a tavolette di maledizione romane. Per quel che riguarda le asce, oggetti simili, utilizzati per le offerte, sono stati trovati in altri siti di culto o nei pressi di templi in tutta l'Inghilterra.

Fonte:
livescience.com
  


sabato 17 febbraio 2024

Gran Bretagna, trovato un uovo di epoca romana intatto

Uovo gettato in una fossa acquosa come parte di un rito
funebre romano (Foto: bbc.com)

Gli archeologi ritengono che un uovo di gallina intatto trovato nella Britannia romana, sia davvero unico nel suo genere nel mondo intero, specialmente dopo che gli scienziati hanno scoperto che conteneva ancora, al suo interno, del liquido.
L'uovo, che ha circa 1700 anni, è stato rinvenuto durante uno scavo archeologico ad Aylesbury, nel Buckinghamshire. I ricercatori sono rimasti sbalorditi, di recente, dalla scoperta che l'uovo conteneva, al suo interno, il tuorlo e l'albume.
La scoperta risale ad uno scavo condotto dal 2007 al 2016 dinanzi ad un complesso residenziale a Berryfields, ad Aylesbury. E' stato l'unico uovo rimasto intatto, altri si sono rotti durante lo scavo, rilasciando un forte fetore. I risultati dello scavo e degli studi sono stati resi pubblici nel 2019. Anni dopo, però, l'uovo aveva da svelare ancora altri misteri.
Un lavoro recente è stato condotto dalla conservatrice Dana Goodburn-Brown, che ha portato il prezioso reperto all'Università del Kent per essere scansionato. La scansione ha prodotto un'immagine sorprendente: l'uovo, oltre ad essere intatto, conservava anche il suo liquido all'interno. L'uovo è stato portato anche al Museo di Storia Naturale di Londra
L'uovo è stato rinvenuto in una fossa piena d'acqua che conteneva materiali risalenti al IV secolo d.C., quanto la fossa venne trasformata in una buca di discarica. Qui gli archeologi hanno trovato, oltre al cesto con 4 uova, ossa di animali e scarpe di cuoio. Tre uova si sono disintegrate al contatto.
L'unico altro uovo di epoca romana sopravvissuto intatto è stato trovato nella tomba di un bambino nella necropoli vaticana sotto la via Triumphalis a Roma. Il bambino, che aveva meno di un anno quando morì tra il 50 ed il 150 d.C., fu sepolto con un uovo di gallina nella mano destra. Il guscio era intatto ma vuoto. Probabilmente non si trattava di un'offerta di cibo perché in quel periodo i cibi offerti per i defunti erano solitamente liquidi versabili come latte, miele e vino che venivano usati nel rituale di sepoltura. Gli archeologi ritengono che fosse simbolico, che l'uovo rappresentasse la rinascita dopo la morte tragicamente prematura del bambino.

Fonti:
bbc.com
stilearte.it


venerdì 9 febbraio 2024

Londra, rinvenuto un letto funebre romano in legno

Londra, il ritrovamento del letto funerario romano in
legno di quercia (Foto: Museum of London Archaeology)
A Londra gli archeologi hanno scoperto un letto funerario completo in legno di quercia, il primo ritrovato in Gran Bretagna. Il letto, straordinariamente conservato e definito dagli esperti "senza precedenti", è stato scavato nel sito di un ex cimitero romano vicino al viadotto di Holborn, nel centro della capitale inglese, insieme a cinque bare di quercia.
Prima di questo scavo, nella capitale inglese erano state trovate solo tre tombe romane in legno. I resti in legno dell'epoca romana in Gran Bretagna raramente si sono conservati fino ai giorni nostri ma, poiché il luogo di sepoltura, sommerso dall'acqua, confina con il fiume Fleet, ora interrato, le sue tombe si sono ben conservate. Il letto funerario fu realizzato in quercia di alta qualità, con i piedi intagliati e giunti fissati con piccoli chiodi di legno. Fu smontato prima di essere deposto nella tomba di un uomo adulto tra i 20 ed i 30 anni.
"Fu smontato e riposto con molta cura, quasi come un mobile impacchettato per la vita successiva", ha dichiarato Michael Marshall, specialista di manufatti presso gli archeologi del Mola (Museum of London Archaeology), sottolineando però che le sepolture sono molto diverse tra loro. Una parte del sito, al di fuori delle mura della città romana e a 6 metri di profondità rispetto al livello del suolo moderno, era stata scavata negli anni Novanta del secolo scorso. Tuttavia il letto è stato una sorpresa assoluta, perché i ricercatori non avevano mai visto nulla di simile.
Sebbene esistano testimonianze di persone trasportate su letti durante i cortei funebri, e talvolta raffigurazioni di queste persone sulle lapidi, non si sapeva affatto che le persone fossero sepolte su questo tipo di letti per sepolture romane. E' una cosa di cui non esistono prove precedenti in Gran Bretagna.
Il defunto era quasi certamente di una persona di alto rango. Si tratta di un mobile incredibilmente ben fatto, un pezzo di falegnameria vera e propria, non di qualcosa che è stato messo insieme in modo approssimativo. E' uno dei mobili più eleganti che siano mai stati recuperati nella Britannia romana. Accanto ai resti scheletrici, gli archeologi hanno recuperato oggetti personali, tra i quali perline, una fiala di vetro apparentemente ancora contenente residui e una lampada decorata, che si pensa risalga al primissimo periodo di occupazione romana, tra il 43 e l'80 d.C.
Il letto è decorato con il disegno di un gladiatore sconfitto. Immagini simili sono state già trovate in precedenza in contesti funerari a Londra e Colchester. "C'è qualcosa nel simbolismo del gladiatore sconfitto che ha senso in un contesto funerario. Un gladiatore sconfitto è colui che sta morendo, ovviamente, ma combatte anche contro la morte. - Ha affermato Marshall. - Quindi l'analisi di queste sepolture dimostra che ci sono scelte molto sottili sul modo in cui la gente onorava i propri morti".
"Sappiamo che i romani seppellivano i loro morti lungo le strade, fuori dai centri urbani. - Ha detto Heather Knight, Project Officer del Mola. - Non è stata quindi una grande sorpresa scoprire sepolture in questo sito che, durante il periodo romano, sarebbe stato situato a 170 metri ad ovest delle mura della città e vicino alla principale strada romana di Watling Street. Tuttavia i livelli di conservazione riscontrati, ed in particolare la scoperta di una così vasta gamma di reperti in legno, ci hanno davvero sbalorditi".

Fonti:
avvenire.it
finestresullarte.info

sabato 20 gennaio 2024

Gran Bretagna, trovato un misterioso oggetto: il dodecaedro

Gran Bretagna, il dodecaedro romano rinvenuto
(Foto: stilearte.it)
La recente scoperta di un oggetto misterioso a Norton Disney, nel Lincolnshire, in Gran Bretagna, ha catturato l'attenzione degli esperti e del pubblico per la sua eccezionale grandezza e raffinatezza.
Si tratta di un dodecaedro romano, un oggetto a dodici facce, rinvenuto in uno scavo a Potter Hill. Quello che rende questa scoperta ancora più straordinaria è il fatto che è uno dei pochi esemplari ritrovati nella parte settentrionale ed occidentale dell'Impero Romano e uno dei soli 33 rinvenuti in Inghilterra.
Il dodecaedro è stato scoperto la scorso estate in una fossa a Potter Hill, insieme a frammenti di ceramica romana e detriti di demolizione. Pesante 250 grammi e largo 8 centimetri, il dodecaedro di Norton Disney è significativamente più grande della media, e questo lo rende un'eccezione tra gli altri reperti simili. Quello che rende questa scoperta ancora più straordinaria è il fatto che è stato trovato nel contesto originale, durante uno scavo archeologico organizzato, a differenza della maggior parte degli oggetti simili che si trovano in collezioni private o musei senza informazioni sui loro contesti originali.
La zona intorno a Norton Disney è già stata oggetto di scoperte archeologiche significative, tra le quali i resti di una villa romana scoperti nel 1933, villa situata vicino alla Fosse Way, un'importante strada romana che collegava Exeter a Lincoln, ora interrata ed iscritta nella Lista del Patrimonio Nazionale. 
Il dodecaedro è ora esposto al National Civil War Center di Newark-on-Trend. 
I dodecaedri romani sono affascinanti reperti archeologici rinvenuti in bronzo o, più raramente, in pietra, risalenti al periodo compreso tra il II ed il IV secolo d.C. Questi enigmatici oggetti sono caratterizzati da dodici facce piatte pentagonali, ciascuna con un foro circolare di diametro variabile o, in alcuni casi, decorazioni senza fori.
Più di cento di questi dodecaedri sono stati scoperti in diverse regioni, dall'est dell'Italia all'Ungheria, dal Galles alla Spagna, con la maggior concentrazione di ritrovamenti in Germania e in Francia. Le dimensioni variano dai 4 agli 11 centimetri e alcuni esemplari sono stati trovati assieme a tesori in monete, suggerendo un possibile valore attribuito loro dai proprietari.

Fonte:
stilearte.it


mercoledì 17 gennaio 2024

Gran Bretagna, Settimio Severo ed il suo buen retiro

Gran Bretagna, uno dei reperti
appena rinvenuti (Foto:
stilearte.it)

L'imperatore Lucio Settimio Severo (146-211 d.C.) potrebbe aver trascorso periodi, divisi tra impegno militare e svago, richiesto dalla sua condizione di infermo, a Luguvalium, in Gran Bretagna, nei pressi dell'attuale Carlisle, in Cumbria. Lo affermano gli archeologi inglesi, alla luce di consistenti testimonianze severiane individuate durante scavi archeologici.
L'ipotesi è che Settimio Severo probabilmente fece di Luguvalium, la città più a nord dell'intero impero romano, uno dei luoghi di soggiorno non episodico, coordinando l'azione dell'esercito e godendo di periodi di vacanza. Si ritiene persino che egli abbia risieduto qui per un certo tempo con la sua corte, trasformando la città in una sorta estensione temporanea di Roma.
Il grande Vallo di Adriano, costruito a protezione della Britannia dagli attacchi provenienti dal nord, correva a settentrione della città di Luguvalium. A poca distanza da quest'ultima, il cui nome potrebbe essere collegato ai termini latini "lucus" (bosco) e "vallum" (fortificazione), sorgeva il forte di Uxelodunum, la moderna Stanwix, ora sobborgo di Carlisle, il più grande dell'intera struttura difensiva romana. Nel forte si ritiene ci fosse l'Ala Pretoriana, un reggimento di cavalleria romana, temutissima unità di élite composta da poco meno di mille uomini.
Nel 2017 vennero scoperte per caso delle grandiose terme che si sviluppavano su una lunghezza di 50 metri, con uno "stile romano nordafricano" (l'imperatore era nato sul suolo libico). Gli indizi puntano, per una serie di elementi convergenti, sulla presenza attiva, qui, di Settimio Severo, di stirpe punica e nato a Leptis Magna. Probabilmente con lui c'era anche la moglie, alla quale le terme furono intitolate.
Durante gli scavi sono emersi reperti significativi, tra i quali armi, ceramiche di Samo (o ceramica sigillata, tipica dell'antica Roma), monete e una pietra scolpita con iscrizioni con vari titoli, incluso quello di "madre del Senato", probabilmente riferito alla consorte dell'imperatore. Sono stati portati alla luce anche 34 mattoni che recano un bollo con le tre lettere distintive della corte romana, "IMP", suggerendo un possibile legame con una manifattura a diretto servizio dell'imperatore.
Nell'estate 2023 nuovi indizi sono emersi con il ritrovamento di due teste di pietra di notevoli dimensioni, presumibilmente ornamenti del tetto. La presenza di un pigmento porpora-viola, il colore dei sovrani nell'antichità, ha aggiunto ulteriori elementi alla teoria che le terme potrebbero essere state commissionate dall'imperatore.
Negli ultimi anni del suo regno, dal 208 d.C., ormai infermo, Settimio Severo intraprese di persona un buon numero di azioni militari in difesa e allargamento dei confini della Britannia romana, con la previsione di interventi di restauro e consolidamento del Vallo di Adriano, prima di morire il 4 febbraio 211 d.C. a Eboracum, l'odierna York
Severo era giunto in Britannia con oltre 40.000 uomini e, per dare alloggio e servizi all'imponente esercito, fece costruire diversi accampamenti che si estendevano lungo i Lowlands scozzesi e la costa orientale della Scozia, fino all'estuario del Moray. Ordinò anche di edificare un campo militare di 67 ettari a sud del Vallo Antonino, nei pressi di Trimontium e altri due a nord dell'estuario del Forth.
Settimio Severo promosse pure gli interventi di restauro di alcune fortezze romane lungo la costa orientale. L'imperatore sarebbe stato qui con la moglie, Giulia Domna, romana di Siria. Una donna colta e potentissima. La costante presenza accanto al marito durante le spedizioni militari, valse all'Augusta la concessione del titolo mater castrorum (madre degli accampamenti), appellativo di recente coniazione, assegnato per la prima volta a Faustina minore nel 174 d.C.
Giulia Domna esercitò, fin dall'inizio, un forte ascendente sulle decisioni del marito. Partecipò attivamente all'amministrazione dell'impero, pur accontentandosi di agire a margine della scena politica, nel pieno rispetto del mos romano, da sempre riluttante al conferimento di ruoli ed incarichi ufficiali alle donne.
Durate le recenti campagne di scavo, gli archeologi hanno portato alla luce, negli scarichi delle terme, anche numerose gemme intagliate, che, in genere, avevano la funzione di portafortuna o costituivano un'impresa, cioè un fine a cui il portatore o la portatrice tendevano. Gli oggetti risalgono al III secolo d.C. Le gemme si staccarono dagli anelli o dai ciondoli, probabilmente a causa di un mastice che non resisteva all'acqua e che, probabilmente, subiva deformazioni in ambienti come il calidarium.
Scolpite su pietre semipreziose come la corniola, l'ametista, il diaspro, in dimensioni che vanno dai 5 ai 16 millimetri, le pietre semipreziose furono incise da artigiani che hanno realizzato minute immagini di divinità romane nelle quali si riconoscono Venere, Cerere, Fortuna e Apollo. Un numero esiguo di gemme incise recano immagini collegate al mondo militare. La frequentazione femminile delle terme è dimostrata anche dal ritrovamento, nello scarico, di 105 perle di vetro per collane o braccialetti e 40 forcine per le acconciature femminili. Nel condotto sono state portate alla luce anche piccole armi e monete romane, oltre che lacerti di ceramica.
Le terme da poco ritrovate furono costruite a partire dal 210 d.C. circa, con un possente intervento architettonico, testimoniato dalla presenza di muri larghi, in alcuni punti, anche un metro e mezzo. I mattoni marchiati con il timbro "IMP" indicherebbero che il complesso termale fu realizzato probabilmente da maestranze imperiali quando Settimio Severo si trovava nell'area per una campagna militare del 208 d.C. in Caledonia.

Fonte:
stilearte.it

venerdì 22 dicembre 2023

Gran Bretagna, trovata la sepolture di un giovane Sarmata

Gran Bretagna, lo scheletro del giovane sarmata
(Foto: bbc.com)

Come ha fatto un giovane nato 2000 anni fa in quella che oggi è la Russia meridionale, a finire nella campagna inglese?
I ricercatori hanno trovato lo scheletro di uomo di stirpe nomade sarmata nel Cambridgeshire. E' la prima prova biologica che queste genti arrivarono in Gran Bretagna, nelle zone più remote dell'impero romano, e che alcune si stanziarono nelle campagne inglesi. I resti sono stati scoperti durante gli scavi per i miglioramenti della strada A14 tra Cambridge e Huntingdon.
Lo scheletro è completo e ben conservato ed appartiene ad un uomo ed stato sepolto da solo, senza effetti personali, in un fossato. La Dottoressa Marina Silva dell'Ancient Genomics Laboratory del Francis Crick Institut, a Londra, ha estratto e decodificato l'antico DNA da un minuscolo osso prelevato dal suo orecchio interno, che era la parte meglio conservata dell'intero scheletro.
Le analisi hanno dimostrato che geneticamente l'individuo era molto diverso da altri individui romano-britannici studiati fino a quel momento. Il giovane venne sepolto tra il 126 ed il 228 d.C., durante l'occupazione romana della Gran Bretagna. Inizialmente si pensava fosse un uomo della comunità locale, ma l'analisi del DNA ha mostrato che proveniva dalle zone più remote dell'Impero Romano, un'area che attualmente comprende la Russia meridionale, l'Armenia e l'Ucraina. Si tratta di un giovane Sarmata, un popolo di lingua iraniana, rinomato per le sue abilità nell'equitazione.
I ricercatori hanno utilizzato un'altra tecnica per esaminare i denti del giovane, che presentano tracce chimiche di quello che mangiava. L'analisi ha mostrato che fino all'età di sei anni il giovane mangiava miglio e sorgo, abbondanti nella regione dalla quale provenivano i Sarmati. Nel corso del tempo i ricercatori hanno notato una graduale diminuzione del consumo di questi cereali ed un aumento del consumo di grano, coltivato nell'Europa occidentale.
I documenti storici indicano che il giovane avrebbe potuto essere il figlio di un cavaliere, o forse il suo schiavo. Dagli stessi documenti si sa che all'epoca in cui visse, un'unità della cavalleria sarmata, incorporata nell'esercito romano, fu inviata in Gran Bretagna.

Fonte:
bbc.com

sabato 16 dicembre 2023

Gran Bretagna, indagini su una sepoltura femminile di 1300 anni fa

Gran Bretagna, ricostruzione della sepoltura femminile ed
i gioielli che vi sono stati trovati (Foto: stilearte.it)

Ad un anno dalla scoperta di quella che si ritiene essere una delle sepolture femminili altomedioevali più significative mai scoperte in Gran Bretagna, le indagini continuano su questo straordinario ritrovamento, che ha permesso di portare alla luce straordinari gioielli d'oro, pietre preziose e monete romane.
La tomba risale al 700 circa. La persona sepolta - come testimonia il corredo - dovrebbe essere un giovane membro femminile dell'aristocrazia locale o una badessa. Accanto ai gioielli compositi che inglobano, come nell'oreficeria franco-longobarda, pezzi contemporanei e oggetti archeologici, è stata trovata una croce formalmente molto complessa e particolare, realizzata con lamine d'argento legate a un supporto ligneo. la sepoltura conteneva anche due vasi decorati e un piatto di rame. La tomba risale ai tempi della diffusione del Cristianesimo in Gran Bretagna. Un culto che si sviluppa anche grazie agli stretti contatti con i Merovingi, la prima dinastia dei Franchi. La collana è stata datata al 670 circa.
La sepoltura di Harpole, che prende il nome dal vicino villaggio di Harpole, nel Northamptonshire, è stata scoperta nel 2022 durante gli scavi archeologi preventivi in vista della realizzazione di un complesso residenziale del Vistry Group, supportati dai consulenti archeologici.
Gli archeologi ed i restauratori hanno completamente ripulito molti dei 30 pendenti e perline che compongono una straordinaria collana in oro, vetro e pietre preziose sepolta insieme al defunto. Il restauro ha rivelato la bellezza del manufatto, mettendo in luce l'intricata lavorazione dell'oro ed i ricchi colori delle pietre semipreziose e del vetro multicolore.
Gran Bretagna, verso e recto della collana realizzata con
materiali preziosi o semipreziosi (Foto: Museum
of London Archaeology)
Micro-scavi accurati, una tecnica in cui interi blocchi di terreno vengono asportati da un sito per essere scavati in condizioni di laboratorio controllate, di una grande croce, vista per la prima volta su un'immagine a raggi X, hanno rivelato parte della sua superficie. Ora gli archeologi stanno iniziando a valutare appieno questo oggetto particolare. Non si tratta, infatti, di un normale crocifisso.
Una croce centrale è decorata con una croce d'oro più piccola, che reca un grande granato e quattro granati più piccoli. All'estremità di ciascun braccio ci sono croci circolari più piccole d'argento, con centri in granato e oro. Queste sono molto simili alle croci pettorali trovate in altre sepolture femminili di alto rango di questo periodo. L'uso di queste croci all'interno di una croce più grande, tuttavia, è unico e suggerisce che l'individuo potrebbe aver ricoperto una posizione molto speciale all'interno della comunità cristiana.
Il crocifisso è per lo più costituito da fogli estremamente sottili di argento attaccati al legno, la cui superficie corrosa è appena distinguibile dal terreno circostante. Gli studiosi stanno cercando di identificare il legno utilizzato come supporto delle lastre d'argento che coprono la croce e di comprendere meglio come è stato costruito questo prezioso oggetto di devozione cristiana.
Mentre inizialmente si credeva che fossero sopravvissuti solo pochi frammenti di denti, i lavori su un altro blocco di terreno hanno portato alla luce ulteriori frammenti dello scheletro dell'individuo. Gli osteologi hanno identificato la parte superiore di un femore, parte dell'osso pelvico, alcune vertebre e parte di una mano e di un polso che giacevano sotto un piatto di rame frantumato posto all'interno della tomba: il metallo rallentava il decadimento del materiale organico vecchio di 1300 anni. Attualmente i ricercatori ritengono che i resti rinvenuti siano quelli di una donna, sulla base delle sepolture comparabili dell'epoca. Si tratta di una persona giovane e si attendono i risultati di ulteriori test per avere maggiori dettagli sul luogo in cui la persona è vissuta e che confermino il suo sesso.

Fonte:
stilearte.it

domenica 3 dicembre 2023

Inghilterra: rinvenuta una statuetta di tartaruga di epoca romana

Suffolk, piccola tartaruga di età romana
(Foto: thehistoryblog.com)

Una piccola statuetta romana raffigurante una tartaruga in lega di rame, è stata scoperta vicino al villaggio di Wickham Skeith, nel Suffolk, in Inghilterra. La scoperta è stata effettuata nel luglio scorso grazie ad un metal detector. Non esiste una datazione precisa del reperto, ma la stratigrafia nella quale giaceva il reperto appartiene all'inizio del II secolo d.C.
La figurina mostra una testa arrotondata sporgente, con piedi arrotondati sporgenti (quella anteriore sinistra è rotta). La coda è di forma triangolare e sporge dalla metà inferiore della schiena. Il guscio è rialzato e, sebbene sia molto usurato, sono comunque visibili due linee di scanalature a forma di mezzaluna lungo la sua lunghezza. Se c'era qualche decorazione sul ventre del reperto, è scomparsa. Il ventre è piatto e fortemente abraso. Non ci sono prove che accertino che l'oggetto costituisse una decorazione del tipo di spilla. Probabilmente era un oggetto a se stante.
Le tartarughe erano spesso associate al dio Mercurio, nel mondo romano. Questa divinità è spesso accompagnata da tartarughe, nell'iconografia. Mercurio era il dio del commercio, della comunicazione e dei viaggiatori. Quest'associazione era dovuta al fatto che i gusci dell'animale erano utilizzati per fabbricare le lire, strumenti a corda la cui invenzione è attribuita proprio a Mercurio.

Fonte:
thehistoryblog.com

domenica 17 settembre 2023

Gran Bretagna, trovata la statua di Tritone, figlio di Poseidone

Gran Bretagna, la statua di tritone emersa dagli scavi
(Foto: stilearte.it)

Gli archeologi del Canterbury Archaeological Trust (CAT) hanno scoperto una spettacolare statua di tritone di epoca romana durante gli scavi per la realizzazione di un nuovo complesso residenziale, e della connessa viabilità, adiacente alla A2 London Road (che segue l'antico tracciato della Roman Watling Street) a Teynham nel Kent.
Gli scavi hanno permesso di portare alla luce un mausoleo situato all'interno di un recinto delimitato da un fossato lungo quella che un tempo era la strada principale tra Londra e i porti romani di Richborough e Dover.
Il sito era stato individuato già nel 2017, durante un saggio di scavo condotto dalla Wessex Archaeology, che permise il ritrovamento di due frammenti perpendicolari delle fondamenta di un muro in pietre calcaree e due sepolture romane ad incinerazione, con i resti dei defunti contenuti in urne.
I frammenti di muro individuati nel 2017 si sono rivelati elementi di un recinto murato di 30 metri quadrati, collocato attorno ad una struttura a pianta quadrata di circa 8 metri. Ulteriori scavi hanno suggerito che potesse trattarsi di un mausoleo romano i cui riempimenti di demolizione contenevano una moneta datata ad un periodo compreso tra il 320 ed il 330 d.C. circa. Il recinto murato era inserito all'interno di un fossato di recinzione esterno più ampio, circa 65 x 70 metri, che si estendeva verso sud fino a fiancheggiare l'ex strada romana.
Durante lo scavo sono emerse diverse sepolture romane, e forse alcune di epoca successiva al dominio romano, alcune delle quali dotate di un corredo funerario, collocate sia all'interno del recinto che nelle immediate vicinanze.
La scoperta più importante è stata, però, una statua scolpita in un blocco unico di pietra che rappresenta Tritone, figlio di Poseidone (il Nettuno dei Romani). La statua è stata trovata ritualmente collocata all'interno di un serbatoio per l'acqua in disuso, rivestito di argilla. Con essa è stato rinvenuto materiale di riempimento bruciato. Un ulteriore possibile piccolo monumento o base di statua (di circa un metro quadrato) è stato rinvenuto a sud del recinto interno.

Fonte:
stilearte.it

sabato 18 marzo 2023

Gran Bretagna, rinvenuto il pavimento musivo di un complesso romano

Gran Bretagna, il mosaico tornato alla luce
(Foto: arkeonews.net)

Un team di archeologi della Oxford Archaeology ha scoperto un mosaico romano nella città di Olney, nel Buckinghamshire, in Gran Bretagna, dove gli archeologi hanno effettuato uno scavo preventivo alla costruzione di un supermercato.
E' stata scoperta una struttura romana di "alto profilo", con due stanze piccole ed una più grande. Quest'ultima presenta porzioni di un pavimento musivo risalente ad almeno 1600 anni fa. La piastrellatura lungo il bordo della stanza era la meglio conservata. Il grande mosaico ha intricati motivi decorativi realizzati con tessere rosse, bianche e blu.
Il mosaico ha colori vivaci ed intricati motivi decorativi. Il controllo dell'impero romano in gran parte del Regno Unito si estese dal 43 al 410 d.C. Gli scavi presso la villa alla quale, probabilmente, apparteneva la stanza con il pavimento musivo, hanno rivelato che gran parte del complesso si estende sotto una vicina strada moderna. Al fine di salvaguardare il mosaico, i resti sono attualmente in fase di riseppellimento e registrazione e conservazione in situ.

Fonte:
arkeonews.net

lunedì 13 marzo 2023

Gran Bretagna, individuato un tempio romano-celtico

Gran Bretagna, piantina del luogo in cui si
trova il tempio romano-celtico
(Foto: Jason Wood)

La scoperta è stata effettuata durante una sessione di formazione idrogeofisica condotta accanto al forte militare romano ed al castello di Lancaster. Si tratta di un vasto recinto religioso che è stato identificato come un tempio romano-celtico.
Il forte romano di Lancaster è noto anche come Wery Wall, Galacum o Calunium, venne costruito per la prima volta in cima a Castle Hill, a Lancaster, per sorvegliare un attraversamento del fiume Lune intorno all'80 d.C.
All'inizio del II secolo d.C. il forte fu ricostruito in pietra con un muro di rivestimento spesso due metri costruito di fronte ad un bastione di argilla e torba. Un'iscrizione romana presso il forte registra la ricostruzione di uno stabilimento balneare (balneum) e di una basilica a metà del III secolo d.C. In questo periodo il forte fu presidiato dall'ala Seposiana e dal numerus Barcariorum Tigrisiensium. Le prove archeologiche suggeriscono che il forte rimase attivo fino alla fine dell'occupazione romana della Gran Bretagna all'inizio del V secolo d.C.
Tramite l'uso di radar di penetrazione del terreno, della mappatura della resistività e delle immagini 3D ad alta risoluzione, lo studio ha trovato le prove della presenza di un tempio romano-celtico che mostra un recinto murato con una porta che conduceva ad una via processionale. I dati cartografici mostrano anche un possibile mausoleo esterno al recinto e quella che potrebbe essere la base di un altare vicino al tempio.
Probabilmente il tempio era dedicato ad una divinità associata al mare o al fiume. Il sancta sanctorum era riservato ai sacerdoti mentre lo spazio ambulatoriale esterno era riservato ai membri dell'élite sociale. La maggior parte delle attività religiose si svolgevano fuori dal tempio, sacrifici compresi. Oltre al tempio dovevano esserci degli edifici associati, dedicati all'ospitalità ed alla cura dei malati. Il recinto templare era, probabilmente, separato dal forte, ma collegato ad esso da una strada o via processionale.

Fonte:
heritagedaily.com


Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...