| Bacoli, i resti della villa di Publio Cornelio Dolabella (Foto: profilo FB di Josi Gerardo Della Ragione) |
A Bacoli è stata resa visibile al pubblico una villa marittima di epoca romana emersa nell'area di Villa Ferretti. Il complesso, attribuito al politico e militare Publio Cornelio Dolabella, genero di Marco Tullio Cicerone e figura di rilievo nell'età cesariana, si colloca nel contesto archeologico dell'antica Baia. Si tratta della prima villa marittima romana individuata all'interno di un bene confiscato alla camorra.
Il complesso si articola su più terrazze e si inserisce nel sistema monumentale dell'antica Baia, città costiera oggi in parte sommersa nei fondali del golfo. Le indagini archeologiche, comprese le ricerche subacquee, hanno consentito di individuare ulteriori livelli del complesso che risultano attualmente sommersi e di ampliare la conoscenza dell'organizzazione architettonica della villa.
Le evidenze superstiti delineano la presenza di un vasto complesso monumentale, scenograficamente rivolto verso il mare, la cui linea di costa doveva essere allora notevolmente avanzata rispetto a quanto non appaia oggi, a causa dei fenomeni bradisismici. Probabilmente si tratta di una villa d'otium di grandi proporzioni, con una parte forse destinata ad attività produttive.
Ciascun livello è caratterizzato dalla presenza di una sequenza di ambienti paralleli, alcuni dei quali con soffitti voltati, destinati al soggiorno, altri collegati all'utilizzo di riserve d'acqua, immagazzinate in cisterne. La villa si estende su un fronte lineare di oltre 120 metri e digrada per oltre 100 metri verso il mare aperto, fino a 6 metri al di sotto dell'attuale livello del mare.
Publio Cornelio Dolabella nacque intorno all'85 a.C. in una delle più antiche e prestigiose famiglie patrizie di Roma, la gens Cornelia. Le fonti lo descrivono come incline agli eccessi, gravato di debiti e protagonista di una vita pubblica spesso spregiudicata. Per sottrarsi ai creditori adottò una strategia non insolita nella tarda Repubblica: si fece adottare da una famiglia plebea, mutando formalmente status sociale per poter accedere al tribunato della plebe, magistratura preclusa ai patrizi.
Il suo nome si lega in modo diretto a quello di Marco Tullio Cicerone, di cui sposò la figlia Tullia nel 50 a.C. Il matrimonio, però, si rivelò infelice e si concluse con il divorzio pochi anni dopo, segnato successivamente anche dalla morte prematura della giovane.
Durante la guerra civile tra Giulio Cesare e Pompeo, Dolabella si schierò con Cesare e venne ricompensato con incarichi e favori, ma sua carriera rimase segnata da comportamenti controversi. Nel 44 a.C., anno della morte di Cesare, ottenne il consolato, se pure in circostanze politicamente turbolente - e si trovò coinvolto nelle complesse dinamiche del potere post-cesariano.
Dopo la morte di Cesare, Dolabella ottenne il governo della Siria. Qui la sua azione politica e militare fu particolarmente dura: si rese responsabile del saccheggio di diverse città e della repressione violenta di oppositori, tra i quali il filosofo stoico Publio Clodio Pulcro e altri esponenti delle fazioni avverse. La sua condotta gli alienò molti consensi ed attirò l'ostilità del Senato.
Nel 43 a.C. Dolabella fu assediato nella città di Laodicea, in Siria. Di fronte alla sconfitta imminente, scelse il suicidio, secondo un modello di comportamento coerente con l'etica aristocratica romana in situazioni di disonore o cattura.
Il nome "Dolabella" è un cognomen, vale a dire un soprannome ereditario all'interno della gens Cornelia. Deriva dal termine latino "dolabra", che indicava una sorta di piccone o ascia da lavoro, strumento utilizzato sia in ambito agricolo che militare. Il suffisso diminutivo -ella suggerisce un significato letterale di "piccola ascia" o "piccone leggero".
Come molti cognomina romani, anche "Dolabella" nacque probabilmente come soprannome riferito ad una caratteristica fisica, a un'attività o ad un episodio legato ad un antenato. Nel tempo il termine perse il suo valore descrittivo originario per diventare un segno distintivo di un ramo familiare.
Il complesso si articola su più terrazze e si inserisce nel sistema monumentale dell'antica Baia, città costiera oggi in parte sommersa nei fondali del golfo. Le indagini archeologiche, comprese le ricerche subacquee, hanno consentito di individuare ulteriori livelli del complesso che risultano attualmente sommersi e di ampliare la conoscenza dell'organizzazione architettonica della villa.
Le evidenze superstiti delineano la presenza di un vasto complesso monumentale, scenograficamente rivolto verso il mare, la cui linea di costa doveva essere allora notevolmente avanzata rispetto a quanto non appaia oggi, a causa dei fenomeni bradisismici. Probabilmente si tratta di una villa d'otium di grandi proporzioni, con una parte forse destinata ad attività produttive.
Ciascun livello è caratterizzato dalla presenza di una sequenza di ambienti paralleli, alcuni dei quali con soffitti voltati, destinati al soggiorno, altri collegati all'utilizzo di riserve d'acqua, immagazzinate in cisterne. La villa si estende su un fronte lineare di oltre 120 metri e digrada per oltre 100 metri verso il mare aperto, fino a 6 metri al di sotto dell'attuale livello del mare.
Publio Cornelio Dolabella nacque intorno all'85 a.C. in una delle più antiche e prestigiose famiglie patrizie di Roma, la gens Cornelia. Le fonti lo descrivono come incline agli eccessi, gravato di debiti e protagonista di una vita pubblica spesso spregiudicata. Per sottrarsi ai creditori adottò una strategia non insolita nella tarda Repubblica: si fece adottare da una famiglia plebea, mutando formalmente status sociale per poter accedere al tribunato della plebe, magistratura preclusa ai patrizi.
Il suo nome si lega in modo diretto a quello di Marco Tullio Cicerone, di cui sposò la figlia Tullia nel 50 a.C. Il matrimonio, però, si rivelò infelice e si concluse con il divorzio pochi anni dopo, segnato successivamente anche dalla morte prematura della giovane.
Durante la guerra civile tra Giulio Cesare e Pompeo, Dolabella si schierò con Cesare e venne ricompensato con incarichi e favori, ma sua carriera rimase segnata da comportamenti controversi. Nel 44 a.C., anno della morte di Cesare, ottenne il consolato, se pure in circostanze politicamente turbolente - e si trovò coinvolto nelle complesse dinamiche del potere post-cesariano.
Dopo la morte di Cesare, Dolabella ottenne il governo della Siria. Qui la sua azione politica e militare fu particolarmente dura: si rese responsabile del saccheggio di diverse città e della repressione violenta di oppositori, tra i quali il filosofo stoico Publio Clodio Pulcro e altri esponenti delle fazioni avverse. La sua condotta gli alienò molti consensi ed attirò l'ostilità del Senato.
Nel 43 a.C. Dolabella fu assediato nella città di Laodicea, in Siria. Di fronte alla sconfitta imminente, scelse il suicidio, secondo un modello di comportamento coerente con l'etica aristocratica romana in situazioni di disonore o cattura.
Il nome "Dolabella" è un cognomen, vale a dire un soprannome ereditario all'interno della gens Cornelia. Deriva dal termine latino "dolabra", che indicava una sorta di piccone o ascia da lavoro, strumento utilizzato sia in ambito agricolo che militare. Il suffisso diminutivo -ella suggerisce un significato letterale di "piccola ascia" o "piccone leggero".
Come molti cognomina romani, anche "Dolabella" nacque probabilmente come soprannome riferito ad una caratteristica fisica, a un'attività o ad un episodio legato ad un antenato. Nel tempo il termine perse il suo valore descrittivo originario per diventare un segno distintivo di un ramo familiare.
Fonti:
finestresullarte.info
sabapmetropolitanana.cultura.gov.it
stilearte.it
finestresullarte.info
sabapmetropolitanana.cultura.gov.it
stilearte.it
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