sabato 11 aprile 2026

Egitto, identificato il tempio del dio Pelusio

Egitto, le rovine del tempio di Pelusio
(Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità)

Dopo sei anni di meticolosi scavi a Tell El-Farama, nel Sinai settentrionale, una missione archeologica ha portato alla luce un raro complesso rituale incentrato sull'acqua. Dedicato alla divinità Pelusio, questo straordinario ritrovamento sta ridefinendo le convinzioni maturate nel tempo sull'antica città di Pelusio e sul suo ruolo nell'antichità. 
La monumentale struttura è caratterizzata da un elaborato sistema idraulico e sottolinea l'importanza della città come centro di innovazione religiosa. La missione archeologica è guidata dal Consiglio Supremo delle Antichità egiziano.
Quando, nel 2019, sono iniziati gli scavi, i ricercatori hanno scoperto solo una porzione di una struttura circolare in mattoni rossi, il che li ha indotti a credere che si trattasse di un edificio destinato al senato civico. Il proseguimento degli scavi, però, ha rivelato una planimetria molto più complessa, con ingressi multipli ed un esteso sistema di drenaggio, che hanno suggerito che in realtà si trattasse di un complesso sacro legato a rituali religiosi che avevano alla base l'acqua.
Al centro del complesso appena scoperto si trova un'enorme vasca circolare di circa 35 metri di diametro. Collegata direttamente al ramo Pelusiaco del Nilo, questa vasca era riempita di acqua ricca di limo associata simbolicamente al dio Pelusio, una divinità locale il cui nome deriva dal termine greco "pelos" che significa "fango".
Attorno alla vasca si snoda un elaborato sistema di canali d'acqua specificamente progettato per il drenaggio. Al centro della vasca, gli archeologi hanno rinvenuto una piattaforma quadrata che probabilmente sorreggeva una statua monumentale della divinità. Questa meraviglia architettonica presenta una straordinaria sintesi di stili, fondendo le antiche tradizioni egizie con influenze ellenistiche e romane.
Le prove archeologiche suggeriscono che il tempio dell'acqua sia rimasto in uso per quasi otto secoli, dal II secolo a.C. al VI secolo d.C., con lievi modifiche nel corso del tempo. Questa lunga durata sottolinea il significato duraturo dei rituali che vi si svolgevano.
Pelusio, situata sul margine orientale del delta del Nilo, era una fortezza di confine di vitale importanza, che proteggeva l'Egitto dalle invasioni provenienti dal mare e dalla Siria. Era famosa per la battaglia di Pelusio del 525 a.C., che vide affrontarsi Persiani ed Egizi.

Fonte:
ancient-origins.net


Bacoli, la villa di Dolabella strappata alla camorra

Bacoli, i resti della villa di Publio Cornelio Dolabella
(Foto: profilo FB di Josi Gerardo Della Ragione)

A Bacoli è stata resa visibile al pubblico una villa marittima di epoca romana emersa nell'area di Villa Ferretti. Il complesso, attribuito al politico e militare Publio Cornelio Dolabella, genero di Marco Tullio Cicerone e figura di rilievo nell'età cesariana, si colloca nel contesto archeologico dell'antica Baia. Si tratta della prima villa marittima romana individuata all'interno di un bene confiscato alla camorra.
Il complesso si articola su più terrazze e si inserisce nel sistema monumentale dell'antica Baia, città costiera oggi in parte sommersa nei fondali del golfo. Le indagini archeologiche, comprese le ricerche subacquee, hanno consentito di individuare ulteriori livelli del complesso che risultano attualmente sommersi e di ampliare la conoscenza dell'organizzazione architettonica della villa.
Le evidenze superstiti delineano la presenza di un vasto complesso monumentale, scenograficamente rivolto verso il mare, la cui linea di costa doveva essere allora notevolmente avanzata rispetto a quanto non appaia oggi, a causa dei fenomeni bradisismici. Probabilmente si tratta di una villa d'otium di grandi proporzioni, con una parte forse destinata ad attività produttive.
Ciascun livello è caratterizzato dalla presenza di una sequenza di ambienti paralleli, alcuni dei quali con soffitti voltati, destinati al soggiorno, altri collegati all'utilizzo di riserve d'acqua, immagazzinate in cisterne. La villa si estende su un fronte lineare di oltre 120 metri e digrada per oltre 100 metri verso il mare aperto, fino a 6 metri al di sotto dell'attuale livello del mare.
Publio Cornelio Dolabella nacque intorno all'85 a.C. in una delle più antiche e prestigiose famiglie patrizie di Roma, la gens Cornelia. Le fonti lo descrivono come incline agli eccessi, gravato di debiti e protagonista di una vita pubblica spesso spregiudicata. Per sottrarsi ai creditori adottò una strategia non insolita nella tarda Repubblica: si fece adottare da una famiglia plebea, mutando formalmente status sociale per poter accedere al tribunato della plebe, magistratura preclusa ai patrizi.
Il suo nome si lega in modo diretto a quello di Marco Tullio Cicerone, di cui sposò la figlia Tullia nel 50 a.C. Il matrimonio, però, si rivelò infelice e si concluse con il divorzio pochi anni dopo, segnato successivamente anche dalla morte prematura della giovane.
Durante la guerra civile tra Giulio Cesare e Pompeo, Dolabella si schierò con Cesare e venne ricompensato con incarichi e favori, ma sua carriera rimase segnata da comportamenti controversi. Nel 44 a.C., anno della morte di Cesare, ottenne il consolato, se pure in circostanze politicamente turbolente - e si trovò coinvolto nelle complesse dinamiche del potere post-cesariano.
Dopo la morte di Cesare, Dolabella ottenne il governo della Siria. Qui la sua azione politica e militare fu particolarmente dura: si rese responsabile del saccheggio di diverse città e della repressione violenta di oppositori, tra i quali il filosofo stoico Publio Clodio Pulcro e altri esponenti delle fazioni avverse. La sua condotta gli alienò molti consensi ed attirò l'ostilità del Senato.
Nel 43 a.C. Dolabella fu assediato nella città di Laodicea, in Siria. Di fronte alla sconfitta imminente, scelse il suicidio, secondo un modello di comportamento coerente con l'etica aristocratica romana in situazioni di disonore o cattura.
Il nome "Dolabella" è un cognomen, vale a dire un soprannome ereditario all'interno della gens Cornelia. Deriva dal termine latino "dolabra", che indicava una sorta di piccone o ascia da lavoro, strumento utilizzato sia in ambito agricolo che militare. Il suffisso diminutivo -ella suggerisce un significato letterale di "piccola ascia" o "piccone leggero".
Come molti cognomina romani, anche "Dolabella" nacque probabilmente come soprannome riferito ad una caratteristica fisica, a un'attività o ad un episodio legato ad un antenato. Nel tempo il termine perse il suo valore descrittivo originario per diventare un segno distintivo di un ramo familiare.

Fonti:
finestresullarte.info
sabapmetropolitanana.cultura.gov.it
stilearte.it 

sabato 4 aprile 2026

Basilicata, individuato il luogo dove sorgeva il teatro di Herakleia

Basilicata, il teatro di Herakleia (Foto: Musei Nazionali
di Matera/Direzione Regionale Musei nazionali della
Basilicata)

Una nuova scoperta arricchisce la conoscenza della Magna Grecia in Basilicata. A Policoro, nel cuore dell'antica città greca di Herakleia, gli archeologi hanno individuato i resti dell'antico teatro della polis, uno degli edifici più significativi dell'urbanistica delle città greche.
Herakleia fu fondata da Taranto nel 433 a.C. sulla costa ionica lucana e nel giro di pochi decenni divenne uno dei centri più prosperi e influenti della Magna Grecia.
Nel corso del tempo le campagne di scavo condotte nell'area hanno restituito una grande quantità di dati archeologici, contribuendo a delineare l'immagine di una città articolata e ricca di strutture pubbliche e private. Gli scavi hanno portato alla luce quartieri residenziali, strade, santuari e numerosi spazi pubblici che testimoniano la complessità dell'organizzazione urbana e il ruolo centrale svolto da Herakleia nei rapporti commerciali e culturali del Mediterraneo antico. Nonostante decenni di ricerche, tuttavia, nella carta archeologica della città mancava ancora uno degli edifici simbolo della polis greca: il teatro.
Grazie alle nuove ricerche è stato possibile individuare con certezza l'area occupata dall'antico teatro della città. La scoperta rappresenta un tassello fondamentale per la comprensione dell'assetto urbanistico della polis ed apre nuove prospettive di studio sulla vita culturale e sociale della comunità di Herakleia.

Fonte:
finestresullarte.info 


Saepinum, riemergono le evidenze di una domus imperiale

Il parco archeologico di Sepino (Foto: Ministero della
Cultura)

Una nuova fase di indagini archeologiche nel sito di Saepinum, nell'area di Altilia, in provincia di Campobasso, restituisce un quadro più articolato dell'evoluzione urbana della città antica. Le ricerche, condotte tra il 2023 ed il 2025 grazie anche ai finanziamenti del Ministero della Cultura, hanno portato alla luce strutture e materiali che contribuiscono a ridefinire la storia del centro molisano.
Uno dei risultati più importanti riguarda il settore urbano di Porta Bojano, già oggetto di indagini sistematiche negli anni Cinquanta sotto la direzione del soprintendente Valerio Cianfarani. Le nuove campagne di scavo hanno consentito di riaprire lo studio dell'area, riportando alla luce una domus di notevole rilievo, caratterizzata da un ingresso monumentale affacciato sul decumano, una delle principali arterie della città romana, orientata in senso est-ovest.
L'edificio presenta un articolato palinsesto architettonico che documenta una lunga continuità di frequentazione, dalla prima età imperiale fino al VI secolo d.C. La complessità delle strutture e l'estensione della domus, che supera i limiti dell'area attualmente indagata, confermano le dimensioni monumentali già ipotizzate attraverso precedenti indagini geofisiche.
Le evidenze materiali permettono di ricostruire le diverse fasi di vita del complesso. Le testimonianze più antiche, riconducibili all'età augustea e tiberiana, comprendono antefisse architettoniche e ceramiche che indicano un elevato livello qualitativo della residenza già nel I secolo d.C. Nei secoli successivi, fino al III secolo d.C., la presenza di ceramiche comuni e sigillate africane d'importazione segnala l'inserimento di Saepinum nei circuiti commerciali del Mediterraneo. Nella tarda antichità, tra il IV ed il VI secolo d.C., si registra, invece, una trasformazione funzionale degli ambienti, destinati ad attività produttive o di stoccaggio.
Tra i rinvenimenti si annoverano lucerne in terracotta, un raro bruciaprofumi, contenitori ceramici di piccole dimensioni ed oggetti personali in bronzo, tra i quali anelli ed una chiave di scrigno. A questi si affianca il recupero di un grande contenitore in piombo appartenente ad un sistema domestico per il riscaldamento dell'acqua. Il recipiente, di forma cilindrica, è decorato in rilievo con motivi solari stilizzati e teste di Gorgone, e costituisce una testimonianza delle tecnologie idrauliche adottate nelle residenze di alto livello del mondo romano, anche alla luce dei frammenti di tubature e valvole rinvenuti nello stesso contesto.
La campagna del 2025 ha arricchito il quadro con il recupero di frammenti architettonici in marmo e di un'iscrizione onoraria datata al 139 d.C., durante il regno dell'imperatore Antonino Pio. L'epigrafe documenta un intervento diretto della casa imperiale nella città confermando il rapporto privilegiato tra Saepinum e l'amministrazione centrale dell'Impero.
Il cardo, asse viario principale orientato in senso nord-sud, è stato oggetto di un'analisi stratigrafica che ha consentito di documentarne la continuità d'uso anche nelle fasi successive alla fine dell'età antica. Tra i rinvenimenti più notevoli figura un tesoretto di monete databile al V secolo d.C., individuato in un livello riferibile alla fase di occupazione bizantina della città.

Fonte:
finestresullarte.info 


Roma, eccezionale scoperta nei pressi della Necropoli Ostiense

Roma, uno degli affreschi della necropoli ostiense
(Foto: Ufficio Stampa e Comunicazione MiC)

Nel corso delle indagini di archeologia preventiva condotte dal Ministero della Cultura - Soprintendenza Speciale di Roma, per la realizzazione di uno studentato sulla via Ostiense, in zona San Paolo Fuori le Mura, è stata scoperta una vasta area funeraria, con tombe in muratura decorate e sepolture a fossa, eccezionalmente ben conservata.
Si tratta di una delle necropoli più estese dell'antica Roma. Dallo scavo, diretto da Diletta Menghinello, archeologa della Soprintendenza Speciale di Roma, è emerso, a circa un metro di profondità, un nucleo di cinque edifici funerari di età imperiale a pianta quadrangolare con copertura a volta, allineati da nordest a sudovest e preceduti da due strutture minori. Un sesto edificio, analogo agli altri ma ad essi perpendicolare, suggerisce, insieme ai resti di ulteriori ambienti, l'organizzazione del complesso attorno ad un cortile interno.
I sepolcri, secondo l'archeologa Menghinello, sono da identificarsi con tutta probabilità con dei colombari dotati di nicchie destinate ad ospitare le urne cinerarie. Lo scavo è ancora in una fase preliminare ma è già possibile riconoscere, negli ambienti venuti alla luce, un elaborato apparato decorativo, costituito da intonaci affrescati a fasce e a motivi vegetali, stucchi, edicole ornate da figure della simbologia funeraria romana (Oranti o Vittorie Alate).
Nell'area prossima alla strada, a profondità via via maggiori, sono stati inoltre rimessi in luce un'aula absidata ed un altro grande ambiente con resti di pavimentazione a mosaico, entrambi in laterizi, la cui funzione è ancora da determinarsi, forse il luogo dove si svolgevano i banchetti funerari.
In età tardo-antica, una necropoli molto più modesta si è impiantata alle spalle del settore monumentale occupato dalle tombe di età imperiale, dal quale è separata da un lungo muro in blocchetti di tufo. Scarsi oggetti di corredo accompagnano semplici sepolture a fossa, sovrapposte le une alle altre in fitta successione.
Il contesto è da ricondursi alla vasta Necropoli della via Ostiense, sviluppatasi tra la tarda età repubblicana ed il tardo impero, di cui sono attualmente visibili i settori del Sepolcreto Ostiense e della Rupe di San Paolo.
La Necropoli Ostiense era conosciuta fin dal 1917 e si è salvata dalla forte urbanizzazione del territorio.

Fonte:
Ufficio Stampa e Comunicazione MiC


Apollosa, recuperati i resti di un mausoleo con fregi di giochi gladiatori

Apollosa (BN), il fregio del mausoleo rinvenuto
(Foto: archeomedia.net)

Nel territorio di Apollosa, nel Beneventano, è riemerso un monumento funerario romano decorato con scene di combattimento tra gladiatori, un ritrovamento che aggiunge nuovi tasselli alla conoscenza dell'antico tracciato della via Appia.
Il monumento è venuto alla luce in seguito all'esondazione del torrente Serretelle, nel 2021, quando alcuni blocchi lapidei sono affiorati lungo l'argine. Negli anni successivi la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Caserta e Benevento ha avviato delle indagini archeologiche che hanno consentito di recuperare numerosi blocchi in calcare appartenenti ad un grande mausoleo funerario.
Il origine il monumento era collocato lungo la strada che collegava Caudium a Beneventum, aveva un diametro stimato di circa 12 metri ed era impostato, con tutta probabilità, su una base quadrangolare con struttura a tamburo. In età medioevale i blocchi vennero smontati per essere riutilizzati in una struttura di contenimento lungo il corso d'acqua.
Tra gli elementi più interessanti emersi durante il recupero figura un fregio scolpito con duelli di gladiatori. Una delle figure è stato riconosciuto essere un gladiatore di tipo sannita, identificabile dallo scudo ricurvo rettangolare e dalle fasce ai polpacci. Si pensa che il committente del monumento potesse essere legato all'organizzazione dei giochi gladiatori, forse in relazione all'anfiteatro di Benevento. E' stato individuato anche l'accesso alla camera funeraria, composta da ambienti quadrangolari affrescati.

Fonte:
archeomedia.net 


Egitto, identificato il tempio del dio Pelusio

Egitto, le rovine del tempio di Pelusio (Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità) Dopo sei anni di meticolosi scavi a Tell El-Farama ,...