sabato 10 giugno 2017

Argentina, trovata un'importantissima maschera in rame

La maschera in rame trovata in un villaggio argentino
(Foto: Leticia Inès Cortès/Maria Cristina Scattolin)
Gli archeologi hanno recentemente scoperto, in Argentina, un'antica maschera di rame che mette in discussione la teoria dominante che vuole che la lavorazione dei metalli in Sudamerica abbia avuto origine in Perù. Secondo le stime dei ricercatori, la maschera risale a 3000 anni fa ed è, pertanto, uno degli oggetti metalli più antichi mai realizzati dall'uomo in Sudamerica.
La maschera è stata rinvenuta in un sito di sepoltura di adulti e bambini risalente al 1000 a.C.. Le piogge battenti che hanno colpito il villaggio di La Quebrada, nell'Argentina nordoccidentale, hanno contribuito a far emergere l'oggetto dalla terra unitamente ad una serie di scheletri umani. Gli archeologi hanno contato circa quattordici corpi, con ossa raccolte insieme e la maschera metallica posta in cima. Nelle vicinanze vi è un'altra sepoltura contenente un solo defunto, un bambino di età compresa tra gli otto ed i dodici anni, vissuto, secondo l'analisi delle ossa, circa 3000 anni fa.
Il luogo del ritrovamento della maschera e dei 14 scheletri(Foto: Leticia Inès Cortès/Maria Cristina Scattolin)
La maschera mostra una costruzione accurata, con fori sottili all'altezza degli occhi, del naso e della bocca mentre piccole aperture circolari si trovano nei pressi dei bordi, al fine di farvi scorrere un supporto che potesse fissarla al volto oppure ad un oggetto. La maschera è lunga quasi 18 centimetri per 15 di larghezza.
Miniere di rame sono state trovate a circa 70 chilometri dal luogo del ritrovamento della maschera, il che fa pensare che quest'ultima sia stata forgiata localmente. E' questo particolare ad indurre gli studiosi a pensare che la lavorazione del metallo sia apparsa in Argentina quasi contemporaneamente alla sua nascita in Perù.
Secondo uno studio pubblicato su una rivista di settore nel 2008, oggetti d'oro risalenti a 4000 anni fa sono stati scoperti nel Perù meridionale, reperti in bronzo risalenti al 1000 a.C. sono stati rinvenuti sulle Ande peruviane, anche se non è ancora chiaro se siano stati forgiati in luogo o siano frutto del commercio tra diverse culture.
L'età della maschera in bronzo e degli altri oggetti trovati nello stesso luogo non lascia, comunque, dubbi sul fatto che le antiche popolazioni che vivevano nelle regioni andine dell'Argentina lavorassero il rame, trasformandolo in manufatti oltre che impiegandolo in altri usi, ben prima che si pensasse.

Inghilterra, individuati misteriosi cerchi in legno

Veduta aerea del luogo dove, un tempo, si ergevano due massicce
palizzate in legno (Foto: Historic England)
Circa 800 anni prima della costruzione dei famosi cerchi di pietra di Stonehenge, furono costruiti due cerchi con legno proveniente da alberi di circa 4000 anni fa. Le evidenze sul terreno suggeriscono che i pali di legno siano stati bruciati, forse come parte di un'antica cerimonia che aveva come protagonista il fuoco.
I ricercatori hanno utilizzato il metodo al radiocarbonio per calcolare in modo accurato l'epoca di costruzione e di incenerimento dei cerchi di legno, che si estendevano su una lunghezza di 4 chilometri ad una distanza di 32,2 chilometri da Stonehenge. I cerchi vennero costruiti intorno al 3300 a.C., pochi anni prima che l'agricoltura fosse praticata nell'attuale Inghilterra.
Questi misteriosi cerchi di legno sono vicini sia a Stonehenge che ai cerchi di pietra di Avebury, i più grandi del mondo, edificati nel 2500 a.C.. I cerchi di legno vennero deliberatamente bruciati per, sostengono i ricercatori, di creare dei grandi cerchi di fuoco a fini, forse, cerimoniali. La data del 3300 a.C. collega questi cerchi lignei al primo Neolitico, quando è assai scarsa e imprecisa la conoscenza di questi edifici monumentali. Palizzate del genere non sono mai state rinvenute prima in Gran Bretagna.
Uno degli anelli di legno aveva il diametro di circa 250 metri, l'altro era composto da due cerchi concentrici di legno. I ricercatori pensano che un altro cerchio di legno, chiamato Woodhenge, che si trova a poche centinaia di metri da Stonehenge, risalgano al 2300 a.C.. Altri cerchi in legno si trovano nell'Europa continentale.

Fonte:
ancient-origins.net

mercoledì 7 giugno 2017

Sfruttamento giovanile nella capitale di Akhenaton

I resti di un giovane sepolto nella necropoli settentrionale di Amarna
(Foto: Mary Shepperson, Progetto Amarna)
I nuovi ritrovamenti archeologici provenienti da Amarna, capitale del regno di Akhenaton, sembrano suggerire che nella costruzione della città siano stati utilizzati anche bambini ed adolescenti.
Recenti ricerche sul sito si sono concentrate in modo particolare sulle necropoli di Amarna, non le sepolture scavate nella roccia, nelle quali furono sepolti i notabili della città, ma sulle semplici sepolture che hanno accolto i resti di chi ha vissuto e lavorato nella città di Akhenaton. Il progetto, che ha impiegato gli archeologi tra il 2006 e il 2013, intendeva recuperare i resti di circa 400 individui sepolti in un grande cimitero contenente circa 6.000 sepolture.
Lo studio di resti di questi individui ha aperto una nuova finestra sulle condizioni di vita e sulla morte degli individui di rango inferiore nella società egizia dell'epoca. Il quadro che ne risulta è di estrema povertà, di lavoro duro, di cibo scarso, cattiva salute e frequenti lesioni che portavano, inevitabilmente, a morti premature. Nella necropoli presa in esame, la distribuzione per sesso e per età è abbastanza in linea con gli standard delle antiche popolazioni.
I resti di due adolescenti disposti uno sopra l'altro, con le teste alle
estremità opposte (Foto: Mary Shepperson, Progetto Amarna)
Nel 2015 sono iniziati gli scavi in un'altra parte del cimitero, dietro le sepolture di alcuni cortigiani, nell'estrema parte settentrionale della necropoli. Qui le scoperte sono state indubbiamente molto interessanti. Le sepolture sono estremamente semplici, prive o quasi di corredo funerario, i corpi avvolti solamente in ruvide stuoie. Quasi tutti gli scheletri repertati appartenevano ad individui morti prematuramente: bambini ed adolescenti. L'analisi degli scheletri di 105 individui sepolti in questa parte della necropoli ha dato come risultato che il 90% di questi scheletri appartenevano ad individui di età stimata tra i 7 ed i 25 anni. Si tratta di una fascia di età in cui, all'epoca, si era superata la parte più difficile della vita e si avevano più possibilità di sopravvivenza. Eppure la maggior parte del popolo della necropoli settentrionale sembra essere morto proprio in questa età. Sono assenti resti di infanti.
Una sepoltura infantile in fase di scavo nella necropoli settentrionale
di Amarna (Foto: Mary Shepperson, Progetto Amarna)
Ma anche le patologie scheletriche di questi scheletri sono piuttosto inusuali. Per una popolazione giovane le lesioni traumatiche e le condizioni degenerative erano molto comuni. La maggior parte degli scheletri rinvenuti mostra ferite traumatiche e circa il 10% aveva sviluppato l'osteoartrite. Anche gli individui di età stimata al di sotto dei 15 anni presentano fratture spinali e diverse altre anomalie connesse con pesanti carichi di lavoro. Sembra che questi resti di adolescenti appartengano ad una sorta di forza lavoro impiegata in lavori piuttosto pesanti.
Poiché la famiglia era piuttosto importante, nell'antica società egiziana ed erano proprio i parenti a dover provvedere alla sepoltura dei congiunti per garantire loro vita nell'aldilà, il fatto che gli adolescenti sepolti nella necropoli siano praticamente soli e sepolti senza molta cura e corredo funerario, potrebbe essere indizio che i giovani siano vissuti lontani dalle famiglie di origine. Un ulteriore dato raccolto dalle tombe settentrionali di Amarna, parla di sepolture multiple: il 43% delle fosse conteneva più di un individuo, come se fossero state scavate senza avere idea di quanti corpi vi sarebbero stati sepolti.
Sicuramente coloro che furono sepolti nella necropoli settentrionale di Amarna erano manodopera impiegata, in qualche modo, nella costruzione della città. Del resto il lavoro minorile era una triste realtà nell'antico Egitto. E' possibile che questi giovani fossero figli di schiavi, utilizzati fino allo stremo delle forze. Di sicuro furono strappati alle loro famiglie e non furono mai loro riconsegnati, nemmeno dopo la morte. Un'ulteriore ipotesi è quella che nella necropoli nord furono seppelliti i giovani appartenenti ad una popolazione deportata appositamente ad Amarna per svolgervi i lavori più pesanti. Si aspettano, quindi, i risultati delle analisi del Dna per avere maggiori informazioni informazioni su queste insolite sepolture.

Neanderthal d'Israele

Gli arti inferiori di un uomo di Neanderthal rinvenuti nel sito
archeologico all'aperto di Ein Qashish, in Israele
(Foto: Hebrew University of Jerusalem)
Uno studio israeliano sui resti di due uomini vissuti tra i 60000 ed i 70000 anni fa, ha dato risultati sorprendenti. I ricercatori hanno scoperto che i neanderthaliani vivevano sì nelle caverne, ma avevano una struttura sociale molto flessibile che investiva anche le loro abitudini quotidiane.
Gli archeologi sono stati chiamati durante i lavori per la costruzione di alcune strade in Israele settentrionale, ad Ein Qashish, sul fiume Kishon. Hanno avuto modo, così di accertare che gli uomini di Neanderthal che vivevano nel Levante (o Vicino Oriente) vivevano sia nelle caverne che in ampi spazi aperti. I reperti umani, infatti, sono stati raccolti in ambedue gli ambienti. Queste scoperte rafforzano l'ipotesi che i neanderthaliani erano una popolazione che ha preceduto, nel Levante, la presenza dell'Homo Sapiens.
I resti di uno degli uomini di Neanderthal appena ritrovati mostrano tracce di lesioni agli arti inferiori, segno che, molto probabilmente, l'uomo zoppicava. Nei pressi del luogo dove giaceva l'uomo sono stati trovati strumenti in selce, ossa di animali, una conchiglia marina, dei pigmenti e un corno di cervo.

Fonte:
timesofisrael.com

domenica 4 giugno 2017

Continuano le analisi della tomba del principe di Lavau

Il calderone bronzeo ritrovato a Lavau (Foto: D. Gliksman, INRAP)
Nel 2015 il piccolo villaggio di Lavau, nella Francia orientale, divenne famoso in tutto il mondo grazie alla scoperta della sepoltura di un principe celtico. La tomba del principe di Lavau, come ora è conosciuta, nasconde molti segreti che i ricercatori, da due anni a questa parte, stanno tentando di rivelare. Alcuni dei manufatti trovati all'interno della tomba principesca sono veramente straordinari e stanno cominciando a restituire notizie molto importanti.
Numerosi oggetti, inoltre, tra i quali una cintura appartenente al defunto, sono estremamente preziosi se non addirittura unici. Altri reperti sono testimoni di scambi commerciali tra diverse culture.
Tutto è iniziato nel 2012, quando gli archeologi dell'Istituto Nazionale di Archeologia Preventiva (INRAP) sono intervenuti all'interno di un parco industriale situato alla periferia di Lavau prima che si iniziassero alcuni lavori. Emersero subito i resti della straordinaria sepoltura, con reperti sia greci che etruschi e lo Stato francese dispose un'esplorazione accurata della zona. Gli archeologi estrassero dal terreno bellissimi manufatti risalenti al V secolo a.C., quali un calderone in bronzo ornato da una testa raffigurante Dioniso. In seguito furono trovati i resti del principe, deposti sul sul suo carro. Lo scheletro recava ancora indosso i gioielli d'oro con i quali era stato sepolto.
Vaso greco per vino trovato nella sepoltura di Lavau
(Foto: Denis Gliksman, INRAP)
Gli archeologi hanno immediatamente iniziato a documentare alcuni manufatti con radiografie e tomografie, nonché con le fotografie a 3D al fine di raccogliere informazioni sulla composizione e per saperne di più sul loro stato di conservazione. Le analisi hanno dimostrato che la cintura indossata dal principi era decorata con fili d'argento assemblati a formare motivi celtici. E' un oggetto unico, non ne è stato trovato uno simile prima. L'analisi del calderone in bronzo rinvenuto nella tomba ha suggerito che chi l'ha creato padroneggiava perfettamente le tecniche di fusione e di incisione. La fotografia in 3D e le analisi chimiche degli oggetti del corredo funebre hanno rivelato influenze di diverse culture nelle decorazioni. Un grande vaso per il vino, ad esempio, è composto con ceramica lavorata in stile greco ma decorato con motivi etruschi e con disegni in oro ed argento tipici della cultura celtica.
Tra le conclusioni più importanti alle quali sono giunti i ricercatori, vi è quella circa l'identità del defunto, che era un principe e non, come si era creduto all'inizio, una principessa. Alcuni dei gioielli recuperati sullo scheletro, in effetti, sono pertinenti al mondo femminile, ma l'analisi delle ossa pelviche dimostra inequivocabilmente che il defunto era di sesso maschile.

Fonte:
ibtimes.co.uk


Lo scheletro del principe di Lavau con i suoi gioielli (Foto: Denis Cliksman, INRAP)

I tesori dell'antica Northumbria

La decorazione in lega di rame trovata nel castello di Bamburgh
(Foto: Northumberland Gazette)
Bamburgh Castle, un tempo sede dei primi re medioevali di Northumbria, in Gran Bretagna, continua a rivelare insospettati tesori. E' la volta, in questi giorni, di una decorazione in lega di rame di 23 millimetri per 12, recante un'immagine zoomorfa, un uccello, che costituisce un prezioso tassello nella conoscenza dei primi anni del medioevo in Gran Bretagna.
La raffigurazione del rapace appena trovata sembra rifarsi a modelli del VI-VII secolo d.C. e può essere messa in relazione con modelli analoghi rinvenuti sugli elmi di Sutton Hoo e dello Staffordshire. L'oggetto è stato rinvenuto alla base di una stretta trincea di scavo, verso la fine della stagione di scavo del 2016. Gli strati superiori sono stati datati al IX secolo, precedenti all'epoca di Alfred il Grande e prima che York divenisse la città vichinga chiamata Yorvik. All'epoca l'Inghilterra era suddivisa in diversi regni e il Regno di Northumbria era uno di questi.
La residenza-fortezza di Bamburgh era una delle più importanti del Regno di Northumbria. Gli archeologi hanno raccolto, il loco, prove di lavorazione dei metalli, probabilmente associati alla forgiatura di armi e armature militari.
Il reperto appena rinvenuto sarà in mostra presso il castello di Bamburgh fino al 29 ottobre 2017, insieme con molti altri affascinanti reperti tra i quali un modello di spada riccamente decorata e sbalzata in oro.

Fonte:
northumberlandgazette.co.uk

Libano, trovate misteriose teste femminili in terracotta

Due delle quattro teste trovate a Porfireon dalla Missione Archeologica
Polacca (Foto: A. Olesiak - Centro polacco di Archeologia mediterranea)
I resti di almeno quattro teste femminili realizzate in terracotta, sono state rinvenute presso l'antica città di Porfireon, nell'attuale Libano. Nel 2013 un team di archeologi polacchi hanno scoperto una dozzina di frammenti pertinenti le teste in ceramica e li ha datati a circa 2400 anni fa. I frammenti sono stati trovati in quella che, anticamente, era una discarica per rifiuti, mescolati con ossa animali e resti di olive e di cereali. I frammenti sono stati, ora, assemblati.
La testa meglio conservata è alta circa 24 centimetri e larga 15, è decorata con vernice rossa e presenta un copricapo a corona, molto particolare, solitamente associato alle figure femminili dell'antica Grecia. Dimensioni simili le ha anche un altro reperto analogo trovato nella stessa discarica. Delle altre due teste rimangono, purtroppo, solo frammenti.
La testa in primo piano reca al collo un amuleto wadjet(Foto: A.Olesiak)
La parte superiore della testa in ceramica meglio conservata presenta dei fori, utilizzati, forse, per appenderla ad una parete. Sul reperto sono conservate anche le impronte digitali dell'antico artista che ha plasmato l'argilla. Tutte e quattro le teste sono state gettate via quando i locali dove erano custodite furono ristrutturati o ricostruiti. Si tratta, secondo gli archeologi, di rappresentazioni di divinità delle quali, però, non si conosce il nome, non essendovi alcuna scritta che possa identificarle.
I quattro reperti in ceramica presentano tratti caratteristici di diverse culture: elementi fenici, di origine egiziana e anche di origine greca. Una delle teste, per esempio, reca la raffigurazione di un amuleto wadjet (l'occhio di Ra egiziano) al collo. Questo amuleto, che gli antichi egizi pensavano potesse proteggere chi lo indossava, fu preso più tardi assimilato anche in altre culture.
Gli archeologi non sono ancora in grado di dire dove siano stati forgiati i reperti appena ricomposti, anche se hanno scoperto che l'argilla utilizzata proviene dalla zona intorno a Tiro, un'antica città che si trovava anch'essa nell'attuale Libano. Si pensa che le quattro teste siano state forgiate in un'epoca in cui l'impero persiano controllava una vasta area del Medio Oriente, comprendente l'antica città di Porfireon e la città di Tiro.

Fonte:
livescience.com

venerdì 2 giugno 2017

Gli affreschi occultati nelle catacombe di Santa Domitilla

Il soffitto affrescato appena scoperto nella catacomba di Santa
Domitilla (Foto: Andreas Solaro/AFP)
All'interno di un tunnel nel cuore della Roma antica, nelle catacombe di Santa Domitilla, gli archeologi hanno scoperto una serie di squisiti affreschi di 1600 anni fa, dipinti per commemorare i primi cristiani della città. Gli esperti hanno utilizzato la più recente tecnologia laser per rimuovere la sporcizia che si era accumulata da secoli rendendo invisibili gli affreschi.
La scoperta getta nuova luce sull'evoluzione dalle credenze pagane a quelle cristiane all'interno della ricca comunità romana del IV secolo d.C.. Gli splendidi affreschi, dai colori variegati, ornano i soffitti di due cripte destinate ad ospitare i resti di commercianti di grano e dei loro famigliari. Tra gli affreschi figurano quelli rappresentanti il trasporto di grano attraverso il Mediterraneo fino al porto di Ostia antica, dove veniva trasferito su piccole imbarcazioni che lo portavano, attraverso il Tevere, fino ai magazzini che si trovavano al centro dell'Urbe. L'importazione e la distribuzione del grano era monopolio statale, controllato da funzionari di alto rango, in un momento storico in cui ogni Romano aveva diritto ad una razione giornaliera di pane.
Gli affreschi appena scoperti sul soffitto di una delle cripte della
catacomba di Santa Domitilla (Foto: AFP)
Le cripte affrescate sono state scavate ed affrescate per le famiglie dei funzionari imperiali arricchitisi grazie al commercio del grano e alla produzione di pane. Fino a qualche anno fa, gli affreschi delle catacombe di Santa Domitilla erano coperti da uno spesso strato di grasso generato dal fumo delle lampade ad olio accese in tempi remoti, e da depositi di calcio. Il laser ha permesso di asportare i depositi di grasso e calcio, lasciando intatti i meravigliosi degli affreschi sottostanti.
Al centro di un affresco sul soffitto, si può vedere l'immagine di Cristo, seduto in trono, con due uomini ai suoi lati. Si pensa che costoro fossero i Santi Pietro e Paolo o i Santi Nereo e Achilleo, due soldati romani martirizzati perché si rifiutarono di abiurare la loro fede. Gli affreschi riprendono anche scene dall'Antico e Nuovo Testamento, con Noè, l'arca e la miracolosa moltiplicazione di pani e pesci operata dal Cristo. L'affresco sul soffitto è adorno di pavoni che, secondo la cultura pagana, erano simboli dell'aldilà. Si pensa che gli affreschi possano risalire al 360 d.C., solo pochi decenni dopo che il cristianesimo era stato dichiarato religione ufficiale dell'impero da parte di Costantino.
Le nicchie entro le quali venivano deposti i cristiani defunti
(Foto: AFP)
Gli affreschi scoperti mostrano una fusione tra i vecchi simboli pagani ed i nuovi simboli cristiani, poiché la famiglia a cui apparteneva la cripta era solo da poco convertita al cristianesimo. I ricchi romani, infatti, si convertirono alla nuova religione piuttosto tardi. Dopo la caduta dell'impero romano le catacombe finirono per essere gradualmente abbandonate e dimenticate. Vennero riscoperte nel XVI secolo da un archeologo dilettante, Antonio Bosio, che per festeggiare l'evento imbrattò con il suo nome tutti gli affreschi.
I corpi dei defunti cristiani erano avvolti in semplici lenzuola candide e collocati in nicchie rettangolari scavate nelle pareti dei corridoi catacombali. Le nicchie venivano poi sigillate con lastre di marmo. Nelle catacombe di Santa Domitilla risultano esserci almeno 70 cripte riccamente decorate. Negli anni '70 ne vennero restaurate più o meno una dozzina, ma resta da fare ancora molto lavoro.

Fonte:
telegraph.co.uk.

Un ricco balneum privato emerge a Chichester

Volontari ed archeologi al lavoro nel balneum appena trovato
(Foto: PA)
A Chichester, in Gran Bretagna, sono state scoperte le fondamenta di un lussuoso bagno privato, inserito all'interno di una domus appartenente ad uno dei più ricchi cittadini della Chichester romana. I resti giacevano al di sotto di un parco pubblico.
Lo scavo a posto in luce i resti dell'ipocausto e della camera alla quale faceva riferimento. L'ipocausto era seminterrato ed aveva dei pilastri, originariamente faceva parte di un balneum annesso ad una opulenta casa privata, situata ai margini dell'abitato, lontano dai rumori e dagli odori della zona centrale, dove si svolgeva il mercato.
I resti sono sopravvissuti perché la cittadina medioevale, densamente popolata, si è sviluppata all'interno delle mura romane. Frammenti romani sono emersi in tutta Chichester, ed i resti di un balneum pubblico sono ora conservati all'interno del Museo di Novium.
Il nuovo ritrovamento si connette sicuramente ad una delle zone più ricche della Chichester romana, si trattava, in sostanza di una proprietà privata di milioni di sterline attuali, poiché solo pochi potevano possedere e mantenere un balneum come quello appena ritrovato. Il sito risale, molto probabilmente, al III o IV secolo d.C., un periodo piuttosto tardo della storica di Chichester. I resti saranno nuovamente interrati una volta completato lo scavo.

Fonte:
theguardian.com

Altre sepolture trovate ad Assuan

Uno dei sarcofagi trovati nelle sepolture scoperte recentemente ad Assuan
(Foto: english.ahram.org.eg)
Durante gli scavi nella zona che si trova nei pressi del Mausoleo dell'Agha Khan, sulla sponda occidentale di Assuan, la missione egiziana del Ministero delle Antichità si è imbattuta in una decina di sepolture scavate nella roccia.
Mahmoud Afifi, responsabile delle Antichità Egizie al Ministero, ha affermato che le sepolture possono essere datate al periodo tardo. I primi studi rivelano che il sito è un'estensione della necropoli di Assuan sulla riva ovest, dove si trovano una serie di tombe appartenenti ai sorveglianti dell'antica necropoli di Assuan, nell'Antico, Medio e Nuovo Regno. Le tombe scoperte si somigliano, dal punto di vista architettonico; sono composte da passaggi che conducono dall'ingresso all'interno della tomba e da una piccola camera sepolcrale dove sono radunati sarcofagi in pietra contenenti le mummie e il corredo funebre di ciascuna. A settembre, quando inizierà la prossima stagione di scavo, la missione archeologica continuerà ad esplorare il sito delle tombe per completare il panorama storico e archeologico.

Fonte:
english.ahram.org.eg

Coperchio di sarcofago in cartonnage dorato (Foto: english.ahram.org.eg)

Echi dalla cosmopolita Delo

Resti del naufragio di Fournoi, sull'isola di Creta
(Foto: Ministero della Cultura e dello Sport)
Il Ministero della Cultura e dello Sport greco ha recentemente annunciato il ritrovamento, nei pressi dell'isola di Delo, dei resti di antichi naufragi durante gli scavi subacquei condotti dall'Eforato delle Antichità Subacquee. Si tratta di quanto rimane di navi di diverse epoche, naufragate nei pressi del porto dell'isola.
Delo è un sito archeologico eccezionalmente esteso e ricco e rimanda l'immagine di un grande porto mediterraneo estremamente cosmopolita. Sull'isola ci sono i resti archeologici risalenti al periodo arcaico, classico ed ellenistico. Sono emerse anche strutture costiere relative ad un antico porto, nei pressi del quale sono stati trovati i resti di numerosi naufragi avvenuti nel corso di diverse epoche. Questi resti, che si aggiungono a quelli emersi durante il mese di maggio di quest'anno, danno l'idea dell'importanza del porto di Delo quale base commerciale nel Mediterraneo occidentale ed orientale.
Il porto era protetto dai venti di nordovest e risulta ora sommerso di quasi due metri a causa del rialzamento delle acque del mare. Si tratta di una struttura lunga circa 160 metri e larga almeno 40, edificata su alcune rocce sagomate e costituita da blocchi di granito di dimensioni impressionanti. Sono stati trovati anche i resti di pareti e un colonnato semidistrutto. Tra i reperti raccolti dai naufragi vi sono anfore di olio e di vino provenienti dall'Italia e dal Mediterraneo occidentale.
La missione archeologica greca ha potuto anche fotografare i resti di altri naufragi a Kato Kerenale e nei pressi di Fournoi. Tutti i relitti scoperti recentemente risalgono ad un periodo compreso tra la fine del II secolo e il I secolo a.C., quando l'isola di Delo attraversava un periodo di particolare floridezza.

Fonte:
ancient-origins.net

Tunisia, Numluli: una città dalle molte vite

Tunisia, gli scavi di Numluli (Foto: Unione Sarda) Nel governatorato tunisino di Béja , gli archeologi stanno riportando alla luce una città...