mercoledì 24 giugno 2026

Antica Saepinum, una città...imperiale

Sepino, la villa romana riportata alla luce
(Foto: archeomedia.net)

La recente scoperta di una domus di età imperiale cambia la storia di Saepinum , lo sostiene Enrico Rinaldi, direttore del Parco Archeologico di Sepino e della Direzione regionale Musei nazionali Molise.
"Prima non avevamo testimonianze abitative che documentassero in età imperiale la presenza stabile in città di élite che avevano rapporti privilegiati con il potere centrale. - Ha dichiarato il Dottor Rinaldi. - Le indagini stratigrafiche insieme allo studio dei materiali e dei contesti, consentono di identificare Saepinum come centro non isolato, bensì pienamente integrato nelle reti amministrative ed economiche dell'Italia romana".
Nel sottosuolo sono state individuate anomalie riconducibili a potenziali strutture murarie ed infrastrutture ancora sepolte. Queste informazioni, ha detto il Dottor Rinaldi, aiutano a ricostruire la topografia di Saepinum. Stanno emergendo tracce di un insediamento sannitico precedente, non solo luogo di scambio e commercio, ma insediamento specializzato in attività legate alla transumanza, in particolare alla filiera della lana con la messa in luce di vasche probabilmente destinate al lavaggio della stessa.
Le nuove ricerche hanno permesso di riportare alla luce una domus di eccezionale rilievo, caratterizzata da un ingresso monumentale affacciato sul decumano e interessata da numerose trasformazioni nel corso del tempo. L'edificio restituisce un articolato palinsesto architettonico che documenta una lunga continuità di vita, dalla prima età imperiale fino al VI secolo d.C.
Le fasi più antiche del complesso sono documentate da antefisse architettoniche e ceramiche di età augustea e tiberiana, che indicano l'alto livello della residenza nel I secolo d.C. Nella piena età imperiale e fino al III secolo d.C. prevalgono, invece, ceramiche comuni e sigillate africane d'importazione, a conferma dell'inserimento di Saepinum nei circuiti commerciali del Mediterraneo. Nella tarda antichità, tra il IV ed il VI secolo d.C., i materiali segnalano un cambiamento nell'uso degli ambienti, destinati ora ad attività produttive e di stoccaggio.
Accanto alle monete, il repertorio dei piccoli oggetti restituisce uno spaccato concreto della vita quotidiana: lucerne in terracotta, un raro bruciaprofumi anch'esso in terracotta, piccoli contenitori ceramici ed oggetti personali in bronzo, tra i quali anelli ed una piccola chiave di scrigno.
Di particolare rilievo è il recupero di un grande contenitore in piombo appartenente ad un sofisticato sistema domestico per il riscaldamento dell'acqua. Il recipiente, di forma cilindrica, è decorato in rilievo con motivi solari stilizzati e teste di Gorgone. La scoperta, insieme ai frammenti di tubature e valvole rinvenuti nello scavo, offre una rara testimonianza delle tecnologie idrauliche utilizzate nelle residente di alto livello nel mondo romano.
Nel 2025, inoltre, sono stati recuperati frammenti architettonici in marmo ed un'importante iscrizione onoraria risalente al 139 d.C., durante il regno dell'imperatore Antonino Pio. L'epigrafe testimonia un intervento della casa imperiale in città, confermando il legame privilegiato tra Saepinum e l'amministrazione centrale dell'Impero.

Fonti:
archeomedia.net
cultura.gov.it


Torre del Greco, presentate le meraviglie appena scoperte a Villa Sora

Torre del Greco, i resti di Villa Sora (Foto: archeomedia.net)

A Torre del Greco sono stati presentati i risultati delle indagini 2025-2026 a Villa Sora, vale a dire affreschi con ittiocentauro alato, capitelli, cistae plumbee ed un cantiere che era in piena attività al momento dell'eruzione del 79 d.C.
Villa Sora era un complesso di età tardorepubblicana e primo imperiale, affacciato sul Golfo di Napoli, a Torre del Greco. Si tratta di una tra le più sontuose ville di otium di rango senatorio ed imperiale sorte lungo la costa campana.
Venne edificata intorno alla metà del I secolo a.C. e fu oggetto di successivirifacimenti. Si sviluppava lungo la linea di costa con un impianto scenografico articolato su terrazze digradanti verso il mare, per un'estensione stimata di circa 150 metri lungo il litorale.
Le indagini condotte tra il 2025 ed il 2026 sono le prime indagini sistematiche condotte sul sito dopo oltre trent'anni ed hanno preso avvio dalla necessità di messa in sicurezza del fronte nord-est del settore già scavato a cielo aperto tra gli anni '80 e '90, cogliendo nel contempo l'opportunità di ampliare le conoscenze del complesso.
L'intervento si è concentrato sull'ambiente 22, di circa 10 mq ma di eccezionale qualità decorativa, già parzialmente visibile attraverso un cunicolo. I numerosi frammenti di intonaco affrescato di pareti e soffitto attestano un programma decorativo di grande raffinatezza ricondotto al 50 d.C. Le pareti su fondo nero, scandite da fasce in cinabro, presentano il motivo del candelabro metallico in oro animato da aironi. Il soffitto a fondo chiaro era ornato da ghirlande, fregi e figure mitologiche, tra le quali grifi inseriti in un ricco repertorio ornamentale.
Tra i ritrovamenti più eccezionali, i frammenti del soffitto ricompongono la figura di un ittiocentauro alato, una raffigurazione di eccezionale unicità iconografica, trattata non come ornamento accessorio ma come figura protagonisca, ricca di chiaroscuri e lumeggiature, in una posa dinamica e plastica di significativo impatto scenico.
All'interno l'ambiente ospitava tre cistae plumbee finemente decorate, insieme ad elementi architettonici in marmo bianco di elevata qualità. Tra questi ultimi spicca il capitello corinzieggiante con motivo liriforme, rinvenuto in stato di conservazione sorprendente, eseguito interamente a scalpello. La presenza di ulteriori frammenti marmorei e la qualità della lavoraione indicano uno stoccaggio intenzionale di elementi destinati a lavori edilizi in corso: la villa era in pieno cantiere al momento dell'eruzione del 79 d.C.

Fonte:
archeomedia.net


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