sabato 31 luglio 2010

Ritrovamenti interessanti a Montecorvino


Gli archeologi dell'Università degli Studi di Foggia, negli ultimi scavi effettuati nel sito di Montecorvino, hanno riportato alla luce una piccola chiesa, una cisterna per raccogliere le acque ed un antico piano stradale posto a meno di due metri dalla superficie del terreno.
L'area archeologica di Montecorvino è dominata da una torre di ben 24 metri di altezza, con una base quadrangolare di 120 metri quadrati. E' chiamata la "sedia del diavolo" perchè il tempo, consumandone la costruzione, l'ha resa simile proprio ad una sedia.
Già tra il 2008 ed il 2009 la zona è stata indagata sempre dall'Università di Foggia. Ora gli studiosi hanno messo in luce l'intera planimetria della chiesa e scoperto anche l'esistenza di tre sepolture al suo interno. Oltre alla piccola chiesa ed alla cisterna, gli scavi hanno fatto riemergere una lunga cinta muraria che difendeva l'antico insediamento medioevale.
Montecorvino è citata come fondazione bizantina nell'XI secolo. Insieme con altre fondazioni coeve doveva servire come baluardo contro l'avanzata dei longobardi. Non molto tempo dopo la sua fondazione, il borgo venne eretto a diocesi. Il periodo di maggior fulgore di Montecorvino è compreso tra il XII ed il XIII secolo. Il declino cominciò ad avvertirsi intorno al XV secolo, quando la diocesi venne annessa a quella di Volturara (1433).
Il sito archeologico dove sorgono sia i resti della torre che quelli della piccola chiesa, mostra una frequentazione che va dal XII al XV secolo ed il materiale sparso che vi è stato raccolto, fa pensare, anche, all'esistenza di impianti artigianali. La chiesa ha una lunghezza di 29 metri ed una larghezza di 14 e mostra tre absidi sul fronte ovest. Sul versante orientale, invece, era dotata di due torrette che inquadravano l'accesso che non è stato ancora trovato.
Il corpo principale della chiesa era affiancato, a sud, da una cappella di forma quasi quadrata, absidata, costruita in un secondo momento rispetto alla chiesa, a cui era collegata per mezzo di un ampio ingresso. La chiesa obbedisce a canoni architettonici molto diffusi soprattutto nell'architettura religiosa normanna dell'Italia meridionale di XI-XII secolo. Questo fa pensare agli studiosi che sia stata costruita prima l'abside e poi lo sviluppo perimetrale in senso orientale dei muri dall'aula ecclesiale. Notizie in merito alle modificazioni dell'apparato ecclesiale, si hanno da fonti del XIII secolo. Una carta del 1221 cita la vendita, da parte del vescovo Rao, a S. Maria del Gualdo del casale S. Laurentii de Rivo Mortuo, per la raccolta del denaro necessario per riedificare la chiesa di Montecorvino, che era crollata.
Attualmente la torre di Montecorvino è suddivisa in tre piani visibili, dei quali il primo è coperto da una poderosa volta. Gli archeologi ritengono che l'impianto del corpo di fabbrica sia di epoca normanna o sveva, ulteriormente modificato nel corso del medioevo. Una fonte del 1309 riferisce un progetto di restauro del castrum di Montecorvino e della sua grande torre, probabilmente danneggiata (discoperta).

venerdì 30 luglio 2010

Il Papiro della congiura


Il Museo Egizio di Torino custodisce diversi papiri, tra i quali due pezz, in particolare, lunghi complessivamente 5 metri e scritti in ieratico, e che compongono un testo noto come il "Papiro della congiura dell'harem".
Questo papiro racconta una storia di quasi tremila anni fa, di cui la vittima designata era il faraone Ramses III (XII secolo a.C., XX Dinastia). Ramses III aveva appena respinto i Libici ed i cosiddetti Popoli del Mare, aveva costruito templi e palazzi a Tebe e Karnak, ad Heliopolis, Menfi, in Nubia e Siria. I suoi rapporti con il clero di Amon, però, non erano dei migliori e la crisi economica che si abbatté sul regno (vi fu il primo sciopero conosciuto nella storia, quella degli operai di Deir el-Medina, anch'esso documentato in un papiro custodito nel Museo Egizio di Torino), dovevano dare dei seri grattacapi al sovrano.
Ma era nell'harem che si tramavo gli intigri più letali al regno ed alla vita di Ramses III. Il faraone non aveva designato ufficialmente una Grande Sposa Reale, lasciando aperta ogni ipotesi in merito e suscitando una pericolosa gara per inserirsi nella linea di successione. L'erede che Ramses III aveva indicato era il figlio maggiore, Amonhirkhopshef, che aveva avuto da Ise Ta-Hemdjert. Un'altra sposa, però, Teye, tramava per avere sul trono il proprio figlio Pentaur.
Il resoconto di quanto accadde viene illustrato dettagliatamente nel "Papiro della congiura", anche se lo scritto rivela che i giudici dovevano aver ritenuto opportuno nascondere od omettere particolari che potevano essere pericolosi e compromettenti per qualcuno. Nel papiro il faraone parla in prima persona. Spiega ai lettori che ha istituito un tribunale composto da dodici alti funzionari, poi fa il nome dei congiurati e delle punizioni alle quali sono stati sottoposti. Tra i congiurati vengono nominati Pabakkamen, il maggiordomo di corte, Mesedsure, il coppiere, Panik, direttore della camera del re dell'harem, Pendua, uno scriba che avevano fatto combutta con Teye per eliminare il faraone. Attorno a costoro roteavano molti altri congiurati, anche di altissimo livello, come il comandante degli arcieri di Kush.
Il faraone, nel documento custodito all'Egizio di Torino, tace sulle punizioni comminate ai colpevoli più importanti, ma si sa, attraverso altre fonti, che essi, dopo la morte per squartamento, vennero bruciati e le loro ceneri sparse al vento, in modo da negar loro anche la vita nell'aldilà che, secondo i riti, spettava solo se si erano accuratamente rispettati i riti di conservazione del corpo attraverso la mummificazione.
I colpevoli meno importanti, invece, finirono, pare, per suicidarsi. I più fortunati poterono uccidersi a casa loro, tra questi proprio quel Pentaur che avrebbe dovuto essere chiamato al trono al posto dell'erede ufficiale. Pentaur, tra l'altro, è ricomparso recentemente sulla scena sotto forma di mummia. La scansione ai raggi X e l'esame del Dna su un delle 40 mummie reali rinvenute nel 1881 da Gaston Maspero a Luxor, un giovane che appariva privo di titolatura, ha svelato il mistero: la mummia reale senza titolatura era proprio Pentaur. Il giovane aveva mani e piedi legati ed un'espressione di terrore dipinta sul volto.
Secondo i piani dei congiurati, il complotto doveva scattare durante la celebrazione della Festa della Valle a Medinet Habu. A Ramses III finì per succedere, nel 1154 a.C., l'erede designato che mutò il suo nome in Ramses, come tutti i faraoni della XX Dinastia. Se Ramses III sia morto di morte naturale o sia stato ucciso, è un dilemma che gli studiosi non sono ancora riusciti a risolvere. La sua mummia mostra un uomo di circa 65 anni di età senza apparenti segni di violenza. Ma nulla esclude che possa essere morto soffocato.

mercoledì 28 luglio 2010

Una civiltà da conoscere nella regione di Houran


Gli scavi archeologici che sono tuttora in corso nella regione di Houran, nel sud della Siria, hanno rivelato che gli abitanti del luogo padroneggiavano molto bene l'arte della ceramica già 5000 anni fa. Gli scavi, infatti, hanno riportato alla luce un gran numero di ceramica nota come "ceramica nera" che sta a comprovare gli stretti contatti tra gli abitanti della regione di Houran e la gente della Valle del Nilo.
Gli artefatti in ceramica estratti da Houran e databili al 3000 a.C., provengono soprattutto dalle sepolture, le più importanti delle quali risalgono all'Età del Bronzo (3100-2100 a.C.), ed indicano che gli abitanti di Houran credevano in una vita dopo la morte, sotterravano, con i defunti, ciò che era loro necessario nell'aldilà al pari degli antichi Egizi.
I manufatti artigianali scoperti sono per la maggior parte lanterne, recipienti, piatti, giare, bicchieri e bottiglie di varie dimensioni, adatti a diversi utilizzi. L'archeologo Yasser Abu Nuqta ha fatto notare che la ceramica dell'Età del Bronzo si distingue per le impurità ed i frammenti di pietra contenuti nell'impasto grossolano utilizzato per plasmarla. Con il tempo, la popolazione di Houran apprese l'arte di purificare l'argilla e farla cuocere al forno ad alte temperature.
In epoca romana, la ceramica di Houran divenne estremamente raffinata e ben fatta grazie all'utilizzo di stampi in pietra, osso e legno. In questo periodo compare, per la prima volta, un particolare tipo di argilla di colore rosso denominata "terra sigillata". Inoltre, sempre nel medesimo periodo, si presta più attenzione ai modelli ed alle decorazioni dell'oggetto.
L'era Islamica vide, invece, l'emergere di una nuova tecnica, in cui la ceramica era dipinta con metallo ossidato in aggiunta a cercamica di diversi colori. Le ceramiche di questo periodo paiono fortemente influenzate dall'arte Cinese ed Iraniana.
Ayham al-Zoubi, curatore del Museo Nazionale di Daraa afferma che il governatorato di Houran è conosciuto per le ceramiche ottenute con l'argilla scura, decorata utilizzato dei nodi. Al-Zoubi fa notare che questo tipo di ceramica è propria della regione del Sinai, mentre studi recenti portano a credere che Houran sia stata, in realtà, il suo luogo di origine, a dimostrazione che le due civiltà erano in contatto sia attraverso i commerci che a causa dei conflitti. A tutto ciò va aggiunto che le recenti scoperte indicano l'esistenza di tipologie proprie dell'antico Egitto in alcune aree della regione di Houran.
Al-Zoubi afferma che la ceramica offre uno sguardo d'insieme allo sviluppo della scienza, dell'economia e della religione, facendo notare che la popolazione di Houran utilizzava in modo sistematico giare di argilla per seppellire i defunti e conosceva il concetto di proprietà e della sua protezione, dimostrato attraverso l'applicazione di specifici stampi a ciascuna merce esportata, al fine di proteggerla dai furti e dagli smarrimenti. Lo studioso ha affermato che i frammenti color bianco di ceramica cipriota comprovano l'esistenza di commerci tra Houran e Cipro.
La curatrice del Museo di Bosra, Iman al-Mafaalani, ha detto che nel Museo di Bosra sono presenti 435 pezzi in ceramica che risalgono ad un periodo compreso tra la tarda Età del Bronzo e l'era Islamica, i più notevoli dei quali sono le lanterne che le famiglie utilizzavano per illuminare le tombe più grandi, secondo la tradizione dell'epoca, ed i piccoli dispositivi esplosivi risalenti all'epoca ayyubide. La dottoressa al-Mafaalani ha fatto notare che diverse spedizioni che hanno lavorato a Bosra, hanno scoperto reperti in ceramica sui banchi dei mercati, nell'anfiteatro e nelle terme costruite dagli antichi Romani.

martedì 27 luglio 2010

Le navi di Panarea


Attraverso un sonar di nuova generazione, la Soprintendenza del mare della regione Sicilia, coadiuvata dalla fondazione no profit americana Aurora Trust hanno individuato i relitti di ben quattro navi greco-romane integre, ed il relitto di una quinta.
La tecnologia ha permesso anche di individuare, con estrema chiarezza, il carico trasportato dalle navi nelle anfore, ancora compostamente addossate alle pareti delle navi. L'osservazione della forma delle anfore ha permesso anche di datarle al II-I secolo a.C.. Si è, inoltre, accertato che la lunghezza delle navi variava dai 13 ai 15 metri.
L'uso della tecnologia non ha solo permesso il ritrovamento dei relitti e delle anfore pressocchè intatti, ma ha anche offerto l'opportunità agli studiosi di indagare sulle rotte seguite dalle navi commerciali dell'epoca.
(Fonte: Newnotizie.it)

Ars gladiatoria


Fino al 30 settembre 2010 sarà possibile ammirare armi ed armature dei gladiatori dell'antica Roma, esposte nella sede naturale del Colosseo.
L'esposizione propone, assieme ai reperti originali, delle repliche forgiate da artigiani contemporanei, che si sono avvalsi delle descrizioni, talora estremamente dettagliate, contenute negli scritti degli antichi autori.
I reperti autentici vengono da Pompei.


Fino al 31 agosto: 8.30 - 19.15 (ultimo ingresso 18.15)
dal 1° al 30 settembre: 8.30 - 19.00 (ultimo ingresso 18.00)
Biglietto: € 12,00 e consente l'accesso al Colosseo, al Palatino ed al Foro Romano
Info e visite guidate: 06.39967700 - http://www.pierreci.it/

sabato 24 luglio 2010

I mosaici di Aquileia


Aquileia non cessa di stupire. Nell'autunno scorso era stata parzialmente portata alla luce una pavimentazione musiva, quasi intatta, con motivi figurativi che si rifanno a quelli presenti nel mosaico teodoriano della basilica (IV secolo d.C.).
Ora le indagini successive a quel ritrovamento hanno permesso di stabilire le dimensioni del mosaico, veramente ragguardevoli, e della sala di cui quel mosaico costituiva il pavimento. Il lato corto misura poco più di 8 metri, quello lungo supera di molto i 4,5 metri finora scoperti. Sul lato breve occidentale è stata, poi, scoperta un'abside semicircolare con raggio di 3,33 metri, sopraelevata di venti centimetri rispetto alla sala. Il mosaico dell'abside presenta, racchiuso in un bordo a rami d'edera, una serie di fasce parallele nei toni sfumati dei rossi e del grigio blu, evocanti la testa stilizzata di un uccellino, un motivo frequente nei secoli successivi.
Ad una prima analisi, il mosaico absidale può essere ascritto alla prima metà del IV secolo d.C., come il pavimento musivo della sala. Sulle pareti di quest'ultima è stato individuato un rivestimento pittorico a fondo rosso ornato da rami di vite e volatili. I lacerti pittorici sono stati recuperati e predisposti per la pulizia ed il consolidamento.
Una delle ipotesi più suggestive, in merito al complesso appena ritornato alla luce, è che possa trattarsi di un ambiente legato alla dimora del vescovo Teodoro.

Una Stonehenge in legno


Servendosi di un radar simile ad un taglia-erbe, gli archeologi inglesi hanno, forse, fatto la scoperta più eclatante degli ultimi 50 anni: una nuova Stonhenge a soli 900 metri da uno dei siti più famosi al mondo.
Autori della scoperta i ricercatori delle università di Birmingham e dell'Istituto Ludwig Boltzamann austriaco. I radar di cui la spedizione è dotata, sono in grado di penetrare il terreno ed hanno individuato una fossa circolare con due aperture, le entrate. All'interno, a distanza regolare, buche rotonde di circa un metro di diametro, dove erano piantati enormi pali di legno.
La struttura risale al Neolitico ed è stata costruita 5000 anni fa. La teoria più accreditata vuole che queste strutture circolari siano state utilizzate come luoghi funebri, per celebrare i funerali e seppellire i morti. La fossa di legno appena scoperta, invece, doveva servire ai vivi. Anni fa, nei dintorni sono stati scoperti altri circoli ornati con il legno, il più famoso dei quali è Durrington Walls. Le strutture in legno, secondo l'archeologo Mike Parker Pearson, servivano per allestire banchetti e festeggiamenti.
Altri studiosi affermano che proprio nei pressi della fossa appena individuata potrebbero essere stati celebrati i riti dei solstizi d'estate e d'inverno.

mercoledì 21 luglio 2010

Una città e le sue basiliche, Classe


La città di Classe si trova a pochi chilometri a sud di Ravenna. Un tempo Classe, costruita praticamente in funzione del porto sull'Adriatico, era circondata da mura in laterizio con torri.
Il porto di Classe era uno dei più importanti di tutto l'Adriatico nonchè una delle principali sedi della flotta romana. Il porto, da alcuni documenti, appare dotato di due alte torri in pietra con il compito di proteggerlo.
I sondaggi archeologici nell'area dove sorgeva l'antica Classe hanno permesso di identificare una porta attraversata da una strada proveniente da sud. Le strade di Classe, è stato appurato, seguivano l'andamento ricurvo del porto.
Con l'avvento dei bizantini, il porto finì per interrarsi, la città fu, a poco a poco, abbandonata e gli edifici demoliti per riutilizzare i materiali. Le uniche cose a sopravvivere furono le basiliche, collegate ai conventi. Il terreno, poi, finì per impaludarsi ed abbassarsi e fu praticamente dimenticato fino al 1800, quando iniziarono i lavori per la linea ferroviera e le relative bonifiche.
Nel 2005, le campagne di scavo a Classe furono incredibilmente fruttuose, restituendo tesori inestimabili per l'interpretazione del ruolo del territorio e per lo studio degli usi degli abitanti antichi: un tesoretto d'argento di epoca bizantina, una stele che ritrare un classiario con completo militare, un capitello corinzio. Il tesoretto bizantino rinvenuto consiste in oggetti d'argento da tavola, formato da sei cucchiai ed una coppa. I sei cucchiai sono l'uno diverso dall'altro, uno riporta inciso il nome RVTA, forse il nome del proprietario.
Il cippo marmoreo, invece, era stato riutilizzato, durante l'epoca tardo imperiale, per risistemare una parte della volta di un edificio che stava crollando. La stele era alta più di un metro, con una incavatura nella parte superiore, per deporre le ceneri del defunto. La facciata anteriore reca un'iscrizione e la figura di un militare che si chiamava, forse, Moniatus o Monietus Capito. Il monumento gli era stato dedicato da un certo Cocneus, erede e collega. L'iscrizione informa che il graduato aveva funzioni prevalentemente amministrative, che svolgeva su una liburna di nome Aurata, cioè Dorata. Il ritratto è a figura intera e mostra il soldato che impugna, con la destra, il pilum, una specie di giavellotto. L'uomo indossa una corazza anatomica con gonnellino, alla cintura gli pende un gladium ed ai piedi porta le caligae, i tipici sandali militari. La stele risale, con tutta probabilità, alla prima metà del I secolo d.C. ed è la prima ed unica, per il momento, raffiguarzione rinvenuta in zona di un soldato perfettamente abbigliato.
Per quanto riguarda la basilica di San Severo, parzialmente riportata alla luce negli anni Sessanta, le prime tracce di abitato nella zona in cui sorgeva risalgono ad una villa suburbana, un complesso di notevole ampiezza, di cui facevano parte diversi ambienti con pavimento musivo ed in cocciopesto, vasche rivestite in marmo ed un impianto termale. La fase più antica risale, probabilmente, all'epoca di Augusto. Non lontano dall'impianto residenziale vi è una necropoli.
L'antica villa fu occupata sin dall'inizio del VI secolo, epoca al quale si data il mosaico più tardo. Nella prima metà del V secolo vi fu costruito un piccolo edificio rettangolare absidato, un monasterium di S. Ruffillo, nel quale venne traslato il corpo del vescovo Severo. Verso gli ultimi decenni del VI secolo, il monastero fu affiancato da un altro edificio a pianta rettangolare, di uguali dimensioni.
La basilica si configurava come un edificio a tre navate preceduto da un nartece e concluso da un'unica abside, semicircolare all'interno, poligonale all'esterno. Accanto all'abside fu costruita un'aula quadrata con pavimento in laterizio risalente al VII secolo. Proprio in questo lasso temporale si può collocare la formazione della necropoli che andò coagulandosi, inizialmente, attorno all'abside e poi attorno ai muri perimetrali.
Il campanile della basilica, invece, fu costruito nel XII secolo, in laterizio ed a pianta quadrata. A sud della basilica, nel corso della campagna di scavi del 2008, sono stati ritrovati i resti di un chiostro bassomedioevale pertinente al monastero. La basilica, che subì un lungo periodo di abbandono, fu ricostruita successivamente con dimensioni inferiori alle precedenti una prima volta nel XV secolo ed una seconda nel XVIII.
La basilica Petriana prende il nome dal suo fondatore, il vescovo Pietro Crisologo (432-450), che è vescovo di Ravenna, non di Classe, che non possiede un vescovo. La basilica è stata identificata con non poca difficoltà in un edificio a tre navate con abside ad est. Purtroppo l'edificio è parso subito non ben conservato, danneggiato pesantemente dai lavori agricoli. L'abside è stata riconosciuta solo in traccia e dagli oltre 10.000 tubi in terracotta che costituivano l'ossatura della volta. Sono stati ritrovati anche i tasselli marmorei del pavimento musivo della chiesa e molti frammenti di capitelli e decorazioni architettoniche.
*Fonti*
www.archeobo.arti.beniculturali.it
www3.unibo.it/archeologia/

martedì 20 luglio 2010

La residenza imperiale di Novae


L'archeologa Pavlina Vladkova, del Museo di Storia Regionale di Veliko Tarnovo, in Bulgaria, ha effettuato delle ricerche su una residenza piuttosto importante, localizzata dove un tempo sorgeva la città di Novae. L'archeologa ha studiato, in particolare, delle stanze che risalgono al II, III e IV secolo d.C..
Una delle prime stanze che la dottoressa Vladkova ha studiato era una stanza da pranzo, lunga 12 metri e larga 4,5, con le tubazioni per il riscaldamento collocate nel pavimento e nei muri. La stanza era divisa in due parti e la studiosa si è imbattuta, quasi immediatamente, in un notevole affresco su una delle due pareti divisorie.
Uno dei muri era ricoperto di pittura colorata, mentre l'altro conservava anche delle pitture che sono apparse subito ben conservate. La casa, dove sono stati trovati questi affreschi, era utilizzata per alloggiare i rappresentanti della famiglia imperiale.
Continuano, intanto, i lavori di scavo del team di archeologi polacchi sul sito di Novae. Gli studiosi hanno intenzione di studiare l'ospedale militare, mentre i loro colleghi bulgari studieranno gli alloggi degli ufficiali in Novae.
Novae è collocata sulla riva meridionale del Danubio, vicino all'attuale villaggio di Svishtov. Anticamente era la base di un corpo di legionari romani. Durante il regno dell'imperatore Traiano, vi stazionò la I legione Italica, che aveva il compito di sorvegliare i confini dell'impero Romano. Attorno al campo base dei legionari si stabilì presto un insediamento abitativo.

lunedì 19 luglio 2010

Il misterioso re dal gonnellino di conchiglie


Gli archeologi che stanno scavando nella giungla del Guatemala, hanno scoperto una tomba reale Maya stipata di sculture, ceramiche ed ossa di bambini. La tomba è stata datata al 350 o 400 d.C. e giaceva nascosta sotto la piramide di El Diablo, nella città di El Zotz.
Gli archeologi, guidati da Stephen Houston, professore di antropologia alla Brown University di Providence, stavano indagando il luogo in cui sorgeva un piccolo tempio, quando si sono imbattuti in alcune ciotole color rosso sangue che contenevano i resti di denti e dita umane. Scavando tra pietre e fango, alla fine gli studiosi sono riusciti a trovare un buco nel terreno. Quando hanno proiettato, all'interno della cavità, un fascio di luce, gli archeologi sono stati colpiti da una fantasmagoria di colori: rossi, verdi, gialli.
Perfettamente conservata per oltre 1600 anni, nella profonda cavità c'era una tomba riempita di pezzi di legno, tessuti e dipinta di stucco. La sepoltura conteneva i resti di un maschio adulto, un re conosciuto solamente grazie ad alcuni testi geroglifici. Gli archeologi ritengono che sia stato il fondatore di una vera e propria dinastia.
Il sovrano è stato sepolto in un costume tradizionale da danzatore, adorno di campanelline fatte con conchiglie. Probabilmente il corpo del re, che era stato sepolto su una sorta di portantina collassata in seguito al crollo del pavimento, aveva un elaborato copricapo con piccoli glifi. Gli archeologi hanno anche ritrovato una lama, che pensano sia stata utilizzata per tagliare ed incidere le ossa oppure un altro tipo di materiale resistente. La superficie della lama era ricoperta di residui organici di color rosso. Questi residui corrispondono a resti di sangue.
La tomba contiene, anche, le ossa di sei bambini, che, probabilmente, sono stati sacrificati nel momento in cui il re sconosciuto morì.

domenica 18 luglio 2010

Il palazzo di Hammurabi ad Ebla


Il prossimo obiettivo del professor Paolo Matthiae, scopritore della città di Ebla, è quello di riportare alla luce il palazzo e gli archivi reali di Hammurabi. Questo è quello che il famoso archeologo ha dichiarato all'Adnkronos.
La scoperta di Ebla data al 1964. La città si trova a nord della Siria, a sud ovest di Aleppo e godeva del privilegio di trovarsi, anticamente, in una posizione intermedia tra Mesopotamia, Anatolia e Palestina. Nel corso degli ultimi scavi Matthiae e la sua equipe hanno rinvenuto una grande stele in basalto, con rilievi sui quattro lati che rappresentano la dea Ishtar, assimilata ad Afrodite.
Ishtar, oltre ad essere la dea della fertilità, era anche un versione al femminile di Marte, in quanto appellata come "dea della guerra". Ishtar proteggeva Ebla e la dinastia che regnava sulla città ed era conosciuta anche in Occidente.
Matthiae ritiene che la scoperta di questa stele sia molto importante, perchè mostra diverse raffigurazioni di Ishtar, tra le quali quella della dea sospesa in una sorta di circonferenza celeste, identificata come il pianeta Venere. Inoltre, sempre sulla stele rinvenuta di recente, sono presenti rilievi con scene musicali riguardanti i riti in favore della divinità che comprendevano anche sacrifici di prigionieri.
Il palazzo di Hammurabi, che Matthiae si prefigge di ritrovare, fu costruito tra il 2000 ed il 1600 a.C., prima che la zona in cui sorge Ebla divenisse un insediamento rurale di scarsa importanza. Nel 1600 Ebla viene distrutta per la terza volta dagli Ittiti che pongono fine, in tal modo, al periodo aureo della città. Matthiae ha ricordato che Ebla fu citata per l'ultima volta in riferimento alle crociate, quando la zona in cui sorgeva divenne, per un breve periodo, un accampamento di soldati cristiani.
Il palazzo reale, a detta dell'archeologo, potrebbe coprire un'area di 15.000 metri quadri ed era sicuramente il fulcro dell'antica città. Ma le operazioni di scavo saranno, inevitabilmente, piuttosto lunghe e faticose. E', quella che si andrà ad aprire, la 47ma campagna di scavi ad Ebla

Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...