martedì 11 aprile 2017

Il tesoro preistorico di Carnoustie

La punta di lancia trovata a Carnoustie (Foto: Il Fatto Storico)
Eccezionale ritrovamento a Carnoustie, in Scozia: da uno scavo archeologico è emersa una rara punta di lancia, rivestita in oro e databile alla tarda Età del Bronzo, assieme ad altri oggetti metallici.
Quello della punta di lancia non è stato un ritrovamento isolato: sono stati recuperati quasi un migliaio di reperti, la cui datazione è stata fissata ad un periodo compreso tra il Neolitico alla tarda Età del Bronzo, e sono stati portati alla luce i resti di ben 12 edifici a pianta sub circolare databili all'Età del Bronzo, insieme a due ampie "case lunghe" di epoca Neolitica, una delle quali è la più ampia mai rinvenuta in Scozia.
L'intera aera era disseminata di agglomerati di fosse di notevoli dimensioni che hanno restituito anche scarti di ceramiche e oggetti in pietra. La punta di lancia è stata individuata proprio all'interno di uno di questi depositi, adiacente ad uno degli edifici dell'Età del Bronzo. Gli archeologi hanno rimosso il reperto assieme al pane di terra che lo conteneva, che hanno poi trasferito in laboratorio e sottoposto a tomografia computerizzata e scansione ai raggi X, prima di procedere con il microscavo.
Questo ha permesso di recuperare anche una spada in bronzo, un pomo di spada in piombo e stagno, un fodero (del quale si sono conservati la struttura e il puntale in bronzo) e una spilla in bronzo. La doratura della punta di lancia è stata, probabilmente, aggiunta per aumentarne il valore ma anche per il suo impatto visivo.
Il ritrovamento avvalora anche le ipotesi sulla ricchezza della locale società guerriera tra l'XI e il IX secolo a.C.. Infatti se in Gran Bretagna e in Irlanda si conoscono solo pochi manufatti di questo valore, un'altra punta dorata venne rinvenuta, nel 1963, proprio a pochi chilometri da Carnoustie, nella località di Pyotdykes.
La nuova scoperta è altresì importante perché si sono potuti recuperare resti organici estremamente rari che accompagnavano le armi, come le parti del fodero in legno, le tracce di pellame intorno alla punta della lancia e le tracce di tessuto intorno alla spilla e al fodero.

Fonte:
Tratto liberamente da "Archeo" di marzo 2017

domenica 9 aprile 2017

Le catacombe ad duas lauros

Noè che esce dall'arca, dalle catacombe dei Santi Marcellino
e Pietro (Foto: 30giorni.it)
La località ad duas lauros (o inter duas lauros), cioè "tra i due allori", arbusti tradizionalmente presenti presso le dimore dell'imperatore, si trova al terzo miglio dell'antica via Labicana, corrispondente all'incirca all'attuale via Casilina, nel suburbio sudorientale di Roma.
Qui vi era un vasto possedimento imperiale, il fundum Lauretum, che in epoca costantiniana ebbe un particolare rilievo. La prima utilizzazione funeraria di questa località da parte dei membri della comunità cristiana di Roma, si concentrò soprattutto nel sottosuolo, con la creazione e lo sviluppo dei primi nuclei ipogei di quella che, successivamente, diventerà una delle più estese catacombe del suburbio romano. L'origine del processo è datata al III secolo d.C., al tempo della cosiddetta "piccola pace della Chiesa", quando, dalla seconda parte del principato dell'imperatore Gallieno (260-268 d.C.), per quasi 50 anni, i rapporti tra la comunità cristiana e le autorità imperiali risultarono più distesi.
Proprio questo periodo di sostanziale pace permise alla comunità cristiana di insediarsi in prossimità del luogo dove sorgeva il cimitero di superficie degli equites singulares Augusti, corpo di cavalieri scelti destinato alla protezione dell'imperatore. Restano, di questo cimitero, le stele funerarie utilizzate come materiale da costruzione per gli edifici successivi.
La sepoltura dei santi Marcellino e Pietro (Foto: Tripadvisor)
Nella località di ad duas lauros il complesso funerario venne scavato lungo gallerie (cryptae), nelle cui pareti si ricavarono tombe a loculo, talvolta elaborate, sormontate da un arco (arcosolia). I loculi venivano, poi, chiusi con lastre di marmo o in laterizio fissate con malta, su cui veniva inciso il nome del defunto.
Nei nuclei più antichi della catacomba sono diffuse iscrizioni funerarie estremamente sintetiche, recanti il nome del defunto e formule molto semplici. I testi del IV secolo d.C., invece, sono più dettagliati, forniscono dati relativi al defunto, all'acquisto della sepoltura e alla legittimità del possesso della stessa. Lungo le gallerie della catacomba dei Santi Marcellino e Pietro si aprono stanze sepolcrali dette cubicula, riservate a famiglie oppure ad associazioni, sovente riccamente decorate.
Nel IV secolo d.C. le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro vissero il loro apogeo, con uno sviluppo impressionante della ramificazione dei cunicoli, con lo scavo di cubicoli sempre più vasti ed articolati decorati da affreschi che è possibile ammirare ancora oggi nel loro splendore. Lo scavo era eseguito dai fossores, che al suo interno presentava un'articolata organizzazione specialistica.
Il Mausoleo di Elena (Foto: mapio.net)
In età costantiniana il fundum Laurentum era proprietà di Elena, madre di Costantino, ed era compreso nel territorio delimitato ad ovest da Porta Maggiore, a nord dalla via Prenestina, a sud dalla via Latina e ad est dal Monte Cavo (secondo alcuni dal Monte del Grano, cosiddetta tomba a tumulo di età severiana, a circa 1,5 Km ad est del cimitero cristiano). Dopo la vittoria del Ponte Milvio nel 312 d.C., Costantino sciolse il corpo degli equites singulares Augusti, distrusse i loro accampamenti in Laterano e il loro cimitero sulla Labicano, sul quale verrà installato, tra il 313 e il 325, un complesso monumentale molto importante, al quale l'imperatore attribuì rendite più cospicue di quelle di San Pietro.
Qui venne costruito il mausoleo cilindrico destinato all'Augusta Elena, che vi venne deposta in un preziosissimo sarcofago in porfido rosso oggi custodito ai Musei Vaticani; venne edificata anche una vasta basilica, lunga 65 metri e larga 29, di cui sono venute alla luce le fondazioni, che riutilizzarono numerose lastre funerarie di equites singulares.
Cunicoli delle catacombe dei Santi Marcellino e Pietro
(Foto: santimarcellinoepietro.it)
Nelle catacombe dei Santi Marcellino e Pietro sarebbero stati deposti circa 11.000 defunti, mentre nel cimitero esterno circa 5-6.000. Quasi tutti i defunti provenivano ai quartieri della Subura e dell'Esquilino, densamente abitati da artigiani, operai e commercianti. Nelle catacombe furono inserite anche le sepolture di illustri martiri, vittime delle ultime grandi persecuzioni, quelle degli imperatori Valeriano (258) e Diocleziano (303-304): Gorgonio, Pietro, Marcellino, Tiburzio, i Quattro Coronati, i Trenta e i Quaranta martiri.
Le più antiche notizie dei Santi Marcellino e Pietro, commemorati il 2 giugno, ci vengono da papa Damaso (366-384), che le apprese da bambino dal carnefice dei due martiri. Tale circostanza consente di collocare la loro morte durante la persecuzione di Diocleziano (303 d.C.). Il loro sepolcro inter duas lauros è attestato dal Martirologio Geronimiano (V secolo d.C.), oltre che dagli itinerari romani in uso ai pellegrini del VII secolo. Fu composta per loro, probabilmente nel V secolo, anche una passio, una sorta di biografia romanzata.
Le catacombe ad duas lauros offrono al visitatore numerose scene di banchetto (refrigerium, agape). L'usanza di prendere dei pasti comuni e di offrire libagioni in occasione delle festività dei defunti era molto sentita nel mondo romano e, prima ancora, presso Greci ed Etruschi.

Fonte:
Pontificia Commissione di Archeologia Sacra

La bellezza che resiste: i restauri delle domus pompeiane

Pompei, Casa del Labirito - oecus corinzio (Foto: The History Temple)
Tra gli ultimi interventi del Grande Progetto Pompei, spicca il recupero della Regio IV, suddivisa in 17 insulae. Il quartiere comprende la domus del Fauno, del Poeta Tragico e dei Vettii, quest'ultima riaperta alle visite.
L'asse stradale principale del quartiere è via Mercurio, larga 7 metri, che corrisponde al cardo maximus del centro arcaico. La Regio è delimitata ad est da via del Vesuvio, che ricalca il tracciato del IV secolo a.C., e ad ovest dalla via Consolare, antichissimo percorso. Il quartiere è compreso nelle mura urbiche, nel cui angolo nordoccidentale si apre uno dei principali accessi a Pompei: Porta Ercolano. Da questa porta si potevano raggiungere le saline, situate dove ora sorge Torre Annunziata.
Dal II secolo a.C. l'area divenne prevalentemente residenziale, qui abitavano i ricchi sanniti, in dimore di pregio che vennero, in seguito, inglobate nelle case romane di Pansa, della Fontana Grande, dei Dioscuri, dell'Ancora, di Sallustio e del Fauno la quale ultima occupa un'intera insula. La vocazione di zona residenziale di lusso venne conservata anche quando Pompei divenne una colonia e durante la prima età imperiale, quando vennero costruite altre importanti domus quali quelle del Labirinto, delle Vestali, degli Amorini Dorati e dei Vettii.
Affresco della Casa di Adone Ferito (Foto: Caffetteria delle More)
Gli archeologi hanno svolto, nella Regio IV, un imponente lavoro di messa in sicurezza e di restauro che ha interessato un'area di circa 56.000 metri quadrati. Sono stati, in questo modo, risolti i problemi di deterioramento delle strutture di diversi edifici.
Una delle domus più importanti interessate dall'imponente intervento di ripristino è la domus del Labirinto, che prende nome da un mosaico presente in uno dei cubicola padronali. Si tratta di un mosaico in bianco e nero con un emblémata centrale policromo che raffigura Teseo e il Minotauro. La domus venne edificata nel II secolo a.C. ed è il risultato dell'unione di due edifici preesistenti; presenta un doppio atrio e un ampio peristilio ed è dotata di un complesso termale privato e di uno spazio per la produzione del pane. Il complesso venne danneggiato dall'assedio di Silla dell'89 a.C. e passò, in seguito, nelle mani della famiglia dei Sextii. I pavimenti di questo complesso risalgono all'epoca delle pitture, 80 a.C. circa, la nascita della colonia di Pompei. La domus del Labirinto fu una delle dimore più danneggiate dal terremoto del 62 d.C.
Anche la Casa di Adone Ferito è fra quelle restituite al pubblico. La domus presenta notevoli affreschi di carattere mitologico. Grazie ad una donazione liberale, conseguenza della vendita del libro di Alberto Angela su Pompei, è stato possibile restaurare i dipinti sulla parete nord del giardino che dà il nome alla casa e in un ambiente a sud della stessa. Il restauro è durato tre mesi ed ha particolarmente interessato la megalografia del IV secolo raffigurante Adone morente tra le braccia di Afrodite, al centro dei due gruppi statuari di Chirone e Achille. L'affresco presentava distacchi dal supporto murario, sollevamento della pellicola pittorica e l'inclusione di sali. Questa domus era un tempo nota come Casa della Toletta di Ermafrodito, dall'affresco posto in uno dei cubicola, e venne portata alla luce tra il 1838 e il 1839.
La Casa dell'Ancora, anch'essa coinvolta nei recenti restauri, prende il nome dalla raffigurazione presente sul mosaico del vestibolo ed è articolata in settori disposti su due livelli: ambienti di rappresentanza e privati intorno all'atrio e alla terrazza e il giardino sottostante racchiuso da nicchie absidate e da un elegante portico. Gli scavi di un triclinio e del giardino porticato suggeriscono che quest'ultimo sia stato il prototipo dei giardini delle ville rinascimentali italiane.

Fonte:
liberamente adattato ed integrato da "Archeo" del febbraio 2017

sabato 8 aprile 2017

Turchia, riemergono tre sarcofagi romani

Il ritrovamento dei tre sarcofagi in Turchia (Foto: AA)
Alcuni operai che stavano lavorando nella regione di Marmara, nella Turchia orientale, hanno scoperto tre sarcofagi di epoca romana, probabilmente appartenenti ad una famiglia nobile. I tre reperti sono stati rinvenuti nel quartiere di Izmit, un tempo noto come Nicomedia, capitale orientale dell'Impero romano tra il III e il IV secolo d.C.
Due dei sarcofagi appartengono, probabilmente, a dei bambini, il terzo ad un adulto.

Fonte:
dailysabah.com

Bulgaria: trovate sepolture paleocristiane a Sofia

I resti umani trovati in una sepoltura paleocristiana a Sofia
(Foto: sofiaglobe.com)
La necropoli orientale della città antica di Serdica, attuale Sofia, in Bulgaria, è stata trovata durante i lavori per la costruzione di un hotel nei pressi di un sito dove sorgeva un vecchio cinema. Accanto al monumento a Vassil Levski sono state rinvenute sei tombe di famiglie e venti sepolture a pozzo, danneggiate, purtroppo, dalla costruzione degli edifici del secolo scorso.
Le tombe di famiglia sono state tagliate presso il livello di fondazione per la costruzione degli edifici moderni e poche di loro sono ben conservate. Si ritiene che le sepolture risalgano al periodo paleocristiano, tra il IV e il VI secolo d.C., quando non era consuetudine accompagnare i defunti con corredi funebri. Non sono stati trovati oggetti d'oro il che potrebbe significare anche che in passato le tombe abbiano subito dei furti. In una delle tombe sono stati trovati resti umani che saranno inviati in Austria per l'analisi con il carbonio.
L'antica fortezza di Serdica (Foto: Wikipedia)
Serdica o Sardica fu, anticamente, un'oppidum dei Traci ed oggi corrisponde alla città di Sofia. Nel IV secolo a.C. Serdica fece brevemente parte del Regno di Macedonia di Filippo II e di suo figlio Alessandro il Grande. Intorno al 29 a.C. venne conquistata dai Romani guidati da Marco Licinio Crasso. Divenne, quindi, un municipio e durante il regno di Traiano venne ribattezzata Ulpia Serdica.
Si trattava di una città piuttosto grande, munita di mura e di torri, di terme e di edifici amministrativi e di culto. Annoverava anche, tra gli edifici di una certa importanza, un anfiteatro, un grande foro, un circo ed un teatro.
Con Diocleziano Serdica divenne la capitale della Dacia Mediterranea e continuò ad ampliarsi nel secolo successivo, divenendo un importante centro politico ed economico. Il cristianesimo divenne religione ammessa sotto l'imperatore Galerio (Editto di Galerio, 30 aprile 311) che qui nacque e morì.
La città venne distrutta dagli Unni di Hormidac intorno al 466-467 d.C.. Nel 547 venne ricostruita dall'imperatore bizantino Giustiniano I che la dotò di grandi mura, i cui resti sono tuttora visibili.

Fonte:
sofiaglobe.com

Strade romane e...strade inglesi: coincidenze

Anello in argento a forma di serpente trovato a Cataractonium
(Foto: North Archaeologic Associates)
I lavori per la ristrutturazione della strada più lunga della Gran Bretagna hanno permesso il ritrovamento di un tesoro di manufatti pertinenti uno dei più ricchi insediamenti romani del Paese. Sono state trovate antiche scarpe, tazze, un raro anello d'argento, chiavi, una ciotola di vetro ad altorilievo e una statuina d'ambra riccamente intagliata.
La scoperta è avvenuta nello Yorkshire del nord, lungo la A1, che corre per 660 chilometri da Londra ad Edimburgo, in Scozia. "E' affascinante scoprire che quasi duemila anni fa i Romani utilizzavano il percorso della A1 come una delle principali strade di importanza strategica e utilizzando delle innovazioni tecnologiche molto avanti per l'epoca", ha affermato Tom Howard, project manager dell'agenzia di governo inglese per le autostrade. Tra i reperti trovati, infatti, vi è un pendolino che serviva per costruire strade diritte.
Gli scavi hanno anche portato alla scoperta di un importante insediamento romano sullo Scotch Corner, una delle giunzioni stradali più note del paese, che collega la Scozia con l'Inghilterra e la costa orientale con quella occidentale del Paese. Qui gli archeologi hanno rinvenuto i resti di un grande insediamento risalente al 60 d.C., antecedente gli insediamenti di York e di Carlisle di 10 anni. La scoperta dimostra che i Romani hanno cominciato la loro espansione territoriale in Inghilterra un decennio prima di quanto si era pensato finora.
Gli archeologi al lavoro sulla A1, che ripercorre il tracciato di
un'antica strada Romana (Foto: Old England)
L'insediamento di Scotch Corner era insolitamente grande rispetto ad altri del nord dell'Inghilterra, si estendeva su una superficie pari alla lunghezza di 13 campi da calcio. I manufatti rinvenuti fanno pensare che le persone che hanno vissuto qui fossero piuttosto benestanti. Tra i simboli di questo elevato tenore di vita vi è la figura, interamente ricavata da un blocco d'ambra, di un attore vestito con una toga, che si ritiene sia stata forgiata in Italia nel I secolo d.C.. Una figura del genere è stata trovata, finora, solo a Pompei, ma nulla di simile era emerso prima in Inghilterra.
Gli archeologi hanno portato alla luce anche più di 1.400 frammenti di argilla utilizzati come stampo per la fabbricazione di monete d'oro, d'argento e di rame e questo fa pensare che l'insediamento potrebbe essere stato un sofisticato centro industriale e amministrativo.
Purtroppo l'insediamento di Scotch Corner ebbe fortuna breve: venne occupato per appena due o tre decenni. La sua scomparsa sembra coincidere con l'ascesa della cittadina di Catterick, a sud, conosciuta dai Romani come Cataractonium. A Catterick i ritrovamenti archeologici sono stati molti, tra i quali figurano diverse scarpe in cuoio ben conservate, grandi strati di pellame forse utilizzato per i vestiti. Proprio questi ritrovamenti inducono a credere che Cataractonium fosse un importante centro per la lavorazione del cuoio.
Anche a Cataractonium la popolazione sembra essere stata piuttosto benestante, lo testimonia il ritrovamento di un anello raro, a forma di serpente che si arrotola lungo tutto un dito e di un numero di chiavi di varie dimensioni, probabilmente chiavi di forzieri. Sono stati rinvenuti anche molti stili e un calamaio in peltro.

Fonte:
Livescience.com

Scoperta una dimora dell'età della pietra in Slovacchia

Uno degli archeologi che operano a Detva, in Cecoslovacchia
(Foto: Jozef Poliak, TASR)
Gli archeologi hanno scoperto una dimora dell'Età del Bronzo nel quartiere Lucna a Detva, in Slovacchia, durante un'esplorazione al di sotto del terreno dove devono sorgere della case-famiglia. I ricercatori hanno scoperto il piano terra di una casa larga 5,5 metri per 8 metri di lunghezza. Si tratta della prima volta che viene trovato, in Slovacchia, un insediamento di mille anni prima di Cristo.
I volontari hanno scoperto anche frammenti di recipienti per la preparazione e la porzione di cibo. Alcuni frammenti hanno superfici lucide.

giovedì 6 aprile 2017

Roma Est, riemergono i resti dell'antica via Labicana

I resti dell'antica via Labicana (Foto: roma.repubblica.it)
Riaffiorato dalla terra dopo 50 anni, come in un miracolo della storia. E a vederlo è una meraviglia, un tratto di tredici metri dell'antica via Labicana, quella che nel V secolo a.C. portava dalla porta Esquilina, l'arco di Gallieno delle vecchie Mura Serviane, fino alla città di Labicum, tra Colonna e Montecompatri. Ed ora eccolo di nuovo sotto il sole, al IV miglio del suo percorso, riportato alla luce dalle mani degli archeologi durante i lavori dell'Atac per la stazione di Centocelle del tranvetto giallo che parte dalle Ferrovie Laziali. Mentre 500 metri più avanti si scende nella stazione della metro C che porta a Pantano e, indietro, verso Lodi e San Giovanni.
Così, con un finanziamento della Regione, anche questi resti della Roma che fu riappaiono, i ciottoli della strada, larga tre metri e mezzo, quelli degli antichi "paracarri", chiamati crepidini, e quel che rimane del "marciapiede" dell'epoca, largo un metro e mezzo. Ma non solo. Tra i binari e lo sfrecciare dei trenini della storica Roma-Giardinetti, ci sono anche edifici funerari, tra cui un sepolcro, un mausoleo a pianta circolare. "E' del I secolo a.C.", spiega Paola Carrano, l'archeologa della Soprintendenza guidata da Margherita Eichberg che si occupa degli scavi " e ha un diametro di 25 metri".
"La strada e i sepolcreti accanto - continua Paola Carrano - erano affiorati nel 1967, durante i lavori per il raddoppio della Casilina, e poi erano stati reinterrati. Restano i rapporti degli archeologi dell'epoca. Ma, ad esempio, la cosiddetta mummia di Centocelle, il corpo di un uomo trovato nel sepolcro ancora chiuso da perni, alto, avvolto in pelli, mummificato da una coltre di resina calcarea, è andata persa, nonostante se ne parli negli studi".
"Questi ritrovamenti - spiega Stefano Musco, l'archeologo responsabile di tutto il settore Est della città - vanno considerati come tasselli di una rete. Siamo di fronte al parco di Centocelle, che conserva i resti di tre ville romane, tra cui quella chiamata Ad duos lauros, in un tratto della via Labicana che andava dal Fosso della Marranella al Fosso di Centocelle, all'altezza di via Palmiro Togliatti. E a poca distanza dal sepolcro di Elena, la madre di Costantino. Tutte cose che rappresentano l'identità di questo territorio. Conservare dunque l'antica strada e i sepolcreti significherebbe donare elementi di storia alla periferia".

Fonte:
roma.repubblica.it

Emergenze romane in Valle Pega

Gli scavi del magazzino di età romana (Foto: La Nuova Ferrara)
Ancora un eccezionale ritrovamento archeologico in Valle Pega, lungo la strada Fiume. Durante i lavori di posa in opera delle condotte del metanodotto, eseguiti da alcune ditte subappaltatrici per conto di Snam SpA, è venuto alla luce un nuovo, straordinario tracciato, con ogni probabilità di epoca romana che, per forma e piani rinvenuti, lascia ipotizzare che si trattasse di un vecchio, imponente magazzino/emporio commerciale.
Non si sbilancia l'archeologo Giovanni Rivaroli, responsabile dello scavo archeologico concomitante ai lavori di posa delle condotte del gas, caldeggiando tuttavia l'ipotesi che le fondamenta emerse siano "pertinenti con un insediamento commerciale e non residenziale. Ciò che sorprende - ha aggiunto Rivaroli. - è la presenza di ciottoli fluviali, probabilmente di torrente e dunque di zone montuose, non simili a costruzioni di epoca romana di questa zona".
Al momento lo scavo archeologico interessa una superficie di 25 x 30 metri quadri, ma le ricognizioni nel terreno proseguiranno ancora per un paio di settimane e nel frattempo potrebbero emergere altri interessanti elementi, degni di approfondimento. Il tracciato di ciottoli antichi è caratterizzato anche dalla presenza di frammenti più o meno grandi di lastre in pietra e detriti.
"Siamo sul finire delle indagini - ha sottolineato Rivaroli - ed abbiamo raccolto dati che saranno messi a disposizione del territorio, andando a costituire un nuovo tassello per la conoscenza archeologica di questa zona. Lo scavo non rimarrà aperto, ma sarà la Soprintendenza, con indagini post-scavo, a ricostruire la storia della nuova scoperta".
A breve distanza dal luogo della scoperta sorge il sito archeologico di Santa Maria in Padovetere, dove nell'autunno 2014 il funzionario archeologo della Soprintendenza Mario Cesarano, ha portato alla luce, insieme al suo team, una nave lignea tardo romana ad assi cucite, destinata, tra il V e il VI secolo d.C., alle rotte commerciali lungo l'antico alveo del Po. Il sito racchiude anche una pieve paleocristiana del VI secolo d.C.
A confermare l'importante nuova scoperta archeologica è Sara Campagnari, funzionaria archeologa della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio, la quale rileva come "le strutture murarie probabilmente sono collegate alle aree vincolate adiacenti. Sono emerse diverse fasi costruttive di epoca romana con una stratigrafia che si assottiglia. Siamo orientati ad ipotizzare che si trattasse di un magazzino, ma ne sapremo di più a scavo terminato".
L'area è vicinissima al Baro Zavelea, dove il team dell'archeologo Mario Cesarano due anni fa ha fatto emergere un basamento di due tonnellate con fregi e decori romani, ora restaurato e in mostra nel Museo Delta Antico. "Valle Pega è una zona nodale per l'archeologia del territorio - ha concluso Sara Campagnari - e la litografia gioca un ruolo importante in quell'area". Il tubo del metanodotto posato lungo il tracciato archeologico non interferisce con il recupero della storia antica del sito.
 
Fonte:
La Nuova Ferrara

Scoperta una piramide accanto a quella di Snefru

L'area di scavo (Foto: MoA)
E' di questi giorni la notizia che nell'area a ridosso della piramide romboidale di Dahshur sono riaffiorati i resti di una piramide della XIII Dinastia (1793-1645 a.C., prima Dinastia del II Periodo Intermedio). I resti, portati alla luce dalla missione archeologica egiziana guidata da Adel Okasha, la quale sta lavorando in una zona a nord della famosa piramide a doppia pendenza di Snefru, sono in ottime condizioni e sono già previsti ulteriori scavi con la speranza che si possa scoprire altro della struttura piramidale.
La porzione del monumento finora scoperta mostra parte della sua struttura interna che è composta da un corridoio di accesso all'interno della piramide, da una sala che conduce a una rampa meridionale, nonché da una camera nella parte più occidentale. Per quanto riguarda la superficie esterna si pensa che possa essere stata impiegata nei secoli successivi la sua costruzione come materiale edilizio; per questo motivo non ne rimane più niente e tutto quello che ne resta è rimasto coperto per millenni dalle sabbie della necropoli facendone perdere ogni traccia.
Lungo il corridoio è stato trovato un blocco di alabastro di 15 cm per 17 con incise, in senso verticale, dieci linee di geroglifici che sono ancora in fase di studio. Un architrave in granito e dei blocchi mostrano in parte il design della struttura che doveva misurare 35 metri in altezza ed avere una base di 52 metri per lato. Anche se alcune ipotesi sono già state avanzate, resta da scoprire chi fosse il titolare di questo antico monumento edificato nella necropoli di Dahshur durante la XIII Dinastia, periodo in cui si vide la frantumazione del potere centrale ed il sorgere di dinastie locali che regnarono contemporaneamente su parte dell'Egitto e talvolta anche su un solo nomo (ci furono addirittura 60 regnanti - secondo Manetone - a governare nei circa 150 anni di potere di questa Dinastia) e momento in cui le sponde del Nilo furono invase dagli Hyksos.
 
Fonte:
mediterraneoantico.it


mercoledì 5 aprile 2017

Alla ricerca della terza nave di Caligola

Il recupero delle navi nel 1930 (Foto: Nautica Report)
Ripartono le ricerche della terza nave di Caligola nel lago di Nemi, piccolo paese dei Castelli Romani alle porte di Roma. Sarà una "caccia al tesoro" molto particolare perché vedrà l'ausilio di strumentazioni di alta tecnologia fornite dall'Arpacal - Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente Calabria. L'Arpa Calabria ha infatti tra le sue strumentazioni alcuni macchinari che sono molto rari in Italia al punto che è stata l'Arma dei Carabinieri, in occasione di un sopralluogo alla ricerca di condotte depurative marine sotterranee in Calabria, a chiedere la collaborazione dell'Arpacal per questo speciale progetto archeologico di valenza internazionale.
La terza nave dell'imperatore Caligola, infatti, è uno dei gialli ancora irrisolti dalla comunità scientifica internazionale. Ad immergersi in questi giorni saranno la squadra sub Castelli Romani Underwater Team e la sezione sub dell'Arma dei Carabinieri, la Guardia Costiera. Si partirà dal centro pesca di Carlo Catarci che ha messo a disposizione l'area e le strutture per la ricerca.
Le ricerche, che andranno avanti fino al prossimo 12 aprile, sono state ufficialmente avviate a giugno del 2016, quando l'amministrazione guidata dal sindaco Alberto Bertucci ha deciso di sostenere l'ipotesi dell'esistenza di una terza imbarcazione, lunga oltre 70 metri e che si troverebbe ancora sul fondale del bacino lacustre. Questa ipotesi è stata avanzata dall'architetto di Genzano Giuliano Di Benedetti. Quest'ultimo è l'uomo che per primo ha portato al primo cittadino "prove" storiche che Caligola fece costruire ben tre navi sul lago di Nemi, anche se finora si ha prova dell'esistenza di due immense imbarcazioni recuperate durante il ventennio fascista e poi andate distrutte da un incendio durante la seconda guerra mondiale.
A Nemi c'è un Museo che conserva delle riproduzioni delle navi, pannelli illustrativi, il materiale scampato all'incendio e reperti del Tempio di Diana. Negli anni '30, attraverso un'opera di alta ingegneria idraulica per l'epoca, il lago di Nemi venne parzialmente prosciugato per consentire il recupero delle prime due navi romane risalenti all'epoca dell'imperatore Caligola. Grazie a questo rinvenimento, si evidenziò quanto l'ingegneria navale romana fosse all'avanguardia. Oggi Giuliano Di Benedetti è in grado di indicare dove si trova la terza nave grazie allo studio di testimonianze storiche e di pubblicazioni risalenti al '500.
 
Fonte:
Il Messaggero


Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...