sabato 6 aprile 2019

Scoperta la "nave di Erodoto"

Thonis-Heracleion, un archeologo ispeziona la chiglia della nave 17
(Foto: Christoph Gerigk, Franck Goddio - Hilti Foundation)
Lo storico greco Erodoto visitò l'Egitto nel V secolo a.C. e descrisse delle insolite imbarcazioni che percorrevano il Nilo. Per secoli gli studiosi hanno discusso vivacemente su queste descrizioni, dal momento che non era emersa alcuna prova archeologica dell'esistenza di queste imbarcazioni. Ora, invece, una clamorosa scoperta ha confermato le descrizioni di Erodoto. Si tratta di un relitto molto ben conservato, custodito dalle acque che hanno sommerso il porto della città di Thonis-Heracleion, nella baia di Abukir, nel Delta del Nilo.
Al momento del suo viaggio in Egitto, nel 450 a.C., Erodoto vide la costruzione di una di queste imbarcazioni, che egli chiama baris, e che descrive nel secondo libro delle sue Storie come "dei battelli egiziani per il trasporto delle merci, costruiti in legno di acacia e le vele di papiro". Egli scrive che i costruttori "tagliano tavole lunghe due cubiti (circa 100 centimetri) e le dispongono come mattoni. [...] Collegano i pezzi di legno, di due cubiti, con lunghi e frequenti cavicchi; e quando hanno costruito in questo modo vi tendono sopra delle traverse. Nessun uso di tavole laterali. Turano le commessure interne con papiro e apprestano un solo timone che passa attraverso la carena".
Fasciame della nave 17 (Foto: Christoph Gerigk, Franck Goddio -
Hilti Foundation)
Erodoto prosegue nella descrizione di come veniva costruito e assemblato quel tipo di imbarcazione, facendo riferimento anche a delle "costole interne" su cui gli studiosi si sono soffermati per anni, mettendo in dubbio l'attendibilità della descrizione. "Nessuno ha mai capito cosa intendesse dire con quelle 'costole' interne. Quella struttura non era mai stata vista prima", ha detto Damian Robinson, direttore del Centro di Archeologia Marittima dell'Università di Oxford. "Poi abbiamo scoperto la forma di questa particolare barca ed è assolutamente quello che Erodoto ha detto".
Lo scavo della cosiddetta nave 17 ha rivelato una vasta carena a forma di mezzaluna e un tipo di costruzione non documentato in precedenza, che implicava l'utilizzo di tavole assemblate come è stato descritto da Erodoto. Originariamente l'imbarcazione misurava fino a 28 metri di lunghezza ed era una delle prime imbarcazioni prodotte su larga scala dagli Egizi. Ci sono solo due differenze tra il relitto ritrovato e la descrizione di Erodoto: le dimensioni praticamente doppie e la presenza di travi laterali per rinforzare alcuni punti della chiglia.
Dell'imbarcazione sommersa è rimasto circa il 70% dello scafo, custodito grazie al limo del Nilo. La plancia in legno di acacia teneva insieme centine lunghe anche due metri, fissate con dei pioli, che creavano delle linee di "nervature" interne allo scafo. Secondo i ricercatori la baris risale alla metà del V-metà del IV secolo a.C. ed aveva un timone assiale, mai documentato finora in un vero esemplare, pur essendo nota fin dalla VI Dinastia grazie a bassorilievi e piccole terracotte.
Proprio perché la nave ritrovata coincide perfettamente con la descrizione di Erodoto, si ritiene che essa possa essere stata costruita nel cantiere navale che Erodoto ha visitato.

Fonti:theguardian.com
avvenire.it
ilpost.it

Halutza/Elusa, un'antica città nel deserto

Deserto del Negev, l'iscrizione che riporta il nome di Elusa in lingua greca
(Foto: Tali Gini, Israel Antiquities Authority)
Una squadra di archeologi tedeschi ed israeliani hanno rinvenuto le tracce di un'antica città nabatea nel deserto del Negev. Su una pietra è stata rinvenuta un'iscrizione risalente a 1700 anni fa, che menziona l'antico nome greco della città: Elusa. La località si trova a circa 20 chilometri da Beer Sheva, nel parco nazionale di Halutza. Oltre al nome della città, l'iscrizione contiene anche i nomi di diversi Cesari della Tetrarchia, fatto che consente di datarla al 300 d.C. La Tetrarchia fu, infatti, un'organizzazione nel governo dell'Impero Romano introdotta da Diocleziano alla fine del III secolo d.C.
Il reperto è stato affidato all'epigrafista Leah Di Segni, dell'Università ebraica di Gerusalemme, per ulteriori studi e approfondimenti.
Quando questa iscrizione venne incisa, Elusa era una fiorente comunità sulla via dell'incenso, popolata da circa 8.000 persone. Ora il deserto ha occupato l'intera superficie dell'antica cittadina, funestata anche da continui saccheggi iniziati già durante il periodo ottomano.
Negli ultimi tre anni si sta sviluppando, in questa località, un progetto tedesco-israeliano che tende allo sfruttamento del sito arido come laboratorio dove testare nuove tecnologie e tecniche, preventive allo scavo sul terreno, mirate all'esplorazione delle profondità della terra. Gli archeologi tedeschi hanno iniziato a lavorare ad Elusa nel 2015.
Elusa venne fondata nel tardo IV secolo a.C., come stazione lungo la via dell'incenso, una rete di rotte commerciali che si estendeva per circa 2.000 chilometri dalla penisola arabica al Mediterraneo. Nel Negev l'antico percorso collegava Petra e Gaza. In seguito i pellegrini cristiani utilizzarono la medesima via per arrivare al monastero di Santa Caterina nel Sinai. Tuttora Elusa figura tra le sedi titolari della chiesa cattolica (diocesi per lo più estinte, attribuite figurativamente ai vescovi che non sono alla testa di una diocesi ancor oggi esistente).
Deserto del Negev, entrata all'ipocausto di Harutza/Elusa
(Foto: Tali Gini, Israel Antiquities Authority)
Elusa raggiunse l'apice della sua ricchezza durante il periodo bizantino, tra il IV e il VI secolo d.C., quando era nota per i suoi vini pregiati e per essere l'unica città nel deserto del Negev. Il nome di Elusa è stato conservato attraverso l'epiteto che gli arabi diedero alle sue rovine: el-Khalassa. Nel corso dei secoli il nome Halutza comincia a comparire nelle documentazioni storiche, tra le quali la famosa mappa raffigurata nel mosaico di Madaba, trovata sul pavimento di una chiesa bizantina in Giordania, che riporta anche la città di Gerusalemme. Sono state scoperte anche altre iscrizioni, tra le quali una reca il nome di un re nabateo che ha governato la regione nel 200 a.C. L'iscrizione venne rinvenuta, nel 1914, da Leonard Woolley e T.E. Lawrence, il famoso Lawrence d'Arabia.
L'attività della città pare essere terminata alla fine del VII secolo. Le pietre del sito vennero, in seguito, utilizzate per le costruzioni ottomane di Gaza e Beer Sheva e per quelle che risalgono al mandato britannico, nella prima metà del '900. Gli scavi sono stati organizzati su un arco temporale di un triennio, nel quadro di un progetto guidato dal Professor Michael Heinzelmann per conto dell'Università di Colonia, in collaborazione con la Israel Antiquities Authority.
Gli archeologi hanno rinvenuto anche un balneum simile a quello di Beit She'an, che era in uso fino al VI secolo d.C. Finora sono stati portati alla luce parte del forno e un calidarium. L'ipocausto al di sotto del calidarium appare ben conservato e riscaldava sia il pavimento che le pareti mediante canaline e tubi in mattoni e ceramica.
Le indagini, condotte con tecnologie innovative, hanno permesso di dimostrare l'esistenza sul posto di nove chiese, di un enorme peristilio (forse un mercato) e di almeno tre laboratori di ceramica. Durante l'ultima stagione di scavi è stata portata alla luce anche una chiesa bizantina. La chiesa, a tre navate, ha una lunghezza di 40 metri, comprendeva un'abside rivolta a Oriente, la cui volta era originariamente rivestita di un mosaico di vetro. La navata della chiesa era decorata con marmi.

Fonti:
timesofisrael.com
terrasanta.net

Inghilterra, scoperta una necropoli dell'Età del Bronzo

Colchester, la necropoli dell'Età del Bronzo emersa dallo scavo di una superficie per la costruzione di scuole
(Foto: halsteadgazzette.co.uk)
Durante i lavori per la costruzione di alcune scuole in Colchester, Inghilterra, sono tornati alla luce i resti di una necropoli dell'Età del Bronzo. E' intervenuto il Colchester Archaeological Trust. All'interno di un fossato circolare sono emerse tre sepolture a cremazione inserite in urne insieme a frammenti di ossa. Le urne sono decorate con segni di pressione delle dita o delle unghie.
I frammenti di ossa umane, datati al radiocarbonio hanno restituito una datazione collocabile tra il 1374 a.C. e il 1125 a.C. Al momento è stata sottoposta a scavo un'area di circa 45 metri quadrati.

Foto:
halsteadgazzette.co.uk

Egitto, rinvenuta sfinge criocefala nella cava di Gebel el-Silsila

Gebel el-Silsila, gli operai stanno lavorando nel luogo della scoperta
della sfinge criocefala (Foto: The Gebel el-Silsila Project 2019)
E' stata rinvenuta, in Egitto, una sfinge criocefala (con testa di ariete) scolpita nell'arenaria più di 3000 anni fa. Il reperto è tornato alla luce nell'antica cava di Gebel el-Silsila, vicino Assuan, ed è alto 3,5 metri. Si trovava in un profondo pozzo colmo di detriti di cava gettati qui in epoca romana. Sono stati trovati anche centinaia di frammenti in pietra recanti dei geroglifici ed una scultura raffigurante un cobra arrotolato che, un tempo, doveva fungere da ornamento della sfinge.
La presenza di questo prezioso reperto all'interno di una cava è avvolta nel mistero ma, come pensa l'archeologa Maria Nilsson, dell'Università svedese di Lund e direttrice dello scavo a Gebel el-Silsila, la sfinge potrebbe essere stata oggetto di un ordine in seguito annullato. Le prove archeologiche suggeriscono che sia stata scolpita intorno alla fine del regno del faraone Amenhotep III. Probabilmente alla morte del faraone le sculture da lui commissionate furono abbandonate.
Il sito di Gebel el-Silsila si trova lungo le rive del Nilo e, un tempo, era una cava. Scavi recenti hanno dimostrato che qui vivevano stabilmente anche coloro che  vi lavoravano, insieme alle loro famiglie. E' stata, infatti, rinvenuta in loco una necropoli con sepolture di uomini, donne e bambini. Inoltre sono emerse sculture raffiguranti funzionari benestanti e resti umani all'interno di una sepoltura invasa dalle acque.
Gebel el-Silsila, la sfinge criocefala appena rinvenuta
(Foto: The Gebel el-Silsila Project 2019)
La parte superiore di questa sfinge criocefala è rimasta attaccata alle macerie che, un tempo, la ricoprivano. L'anno scorso gli operai hanno scavato tonnellate di macerie per poter liberare il reperto fino al suo basamento, dove gli archeologi hanno rinvenuto la scultura del cobra - l'ureo - simbolo di regalità, anch'esso rotto. Gli archeologi hanno anche rinvenuto una piccola sfinge, probabilmente frutto delle prove effettuate da un antico operaio. Intorno alle statue sono stati rinvenuti piccoli frammenti di ferro provenienti dagli scalpelli e schegge molto fini di arenaria.
Nei pressi della sfinge gli archeologi hanno rinvenuto centinaia di frammenti di un santuario di Amenhotep III. Costui era figlio di Thutmosis IV e governò l'Egitto dal 1390 a.C. fino al 1350 a.C., nel Nuovo Regno. Tra i resti della struttura è emerso un grande frammento in pietra con un testo scritto in ocra rossa, risalente all'apertura della cava. Gli epigrafisti stanno lavorando per tradurlo.
La sfinge è stata scolpita in un blocco di arenaria di circa 10 tonnellate di peso. Appare essere una versione incompleta delle sfingi rinvenute nel tempio di Khonsu a Karnak, non lontano da Luxor. Sul davanti presenta una sottile fessura che non pare essere così grave da rovinare la statua. E' probabile che i vecchi progetti di Amenhotep III fossero abbandonati non appena questi morì e gli successe il figlio Amenhotep IV, più noto come Akhenaton.
Ora rimane, agli archeologi, una gran mole di lavoro da fare per liberare dalle macerie il luogo della cava dove è stata rinvenuta la sfinge. Si tratta di rimuovere ben 3,5 metri di macerie.

Fonte:
livescience.com

Israele, rinvenuta importante iscrizione

Tzur Natan, Israele, l'iscrizione appena rinvenuta
(Foto: Galeb Abu Diab, Israel Antiquities Authority)
Uno scavo di salvataggio, operato durante la costruzione di un nuovo quartiere a Tzur Natan, in Israele, ha portato alla luce delle rare testimonianze scritte di un'occupazione precedente, databile a 1600 anni fa, quando la zona, situata su un pianoro agricolo, fu devastata da turbolenze e ribellioni.
La Israel Antiquities Authority ha scoperto un'iscrizione greca ben conservata, risalente al V secolo d.C. e recante una benedizione per un "Signore Aidos".
Dalle prove archeologiche e storiche è emerso che Aidos era un ricco proprietario terriero samaritano. Scavi precedenti condotti sul sito avevano portato alla luce un'antica sinagoga samaritana, trasformata in chiesa nel VI secolo d.C. Lo scavo attuale è stato condotto dal Dottor Hagit Torge, che ha già scavato in questo luogo dove ha scoperto l'iscrizione nei pressi di un torchio che, a quanto pare, faceva parte di una tenuta agricola di proprietà di un uomo di nome Aidos. Si tratta del secondo torchio scoperto in Israele recante un'iscrizione di benedizione ricollegabile a samaritani. Un altro torchio è stato rinvenuto, non molto tempo fa, ad Apollonia, vicino Herzliya.
Tzur Natan, Israele, la pressa per l'uva rinvenuta accanto all'iscrizione
(Foto: Yitzhak Marmelstein, Israel Antiquities Authority)
L'erosione del substrato roccioso presente nella regione ha creato un suolo particolarmente buono per la coltivazione di viti ed olivi. Nelle vicinanze si trova una sorgente d'acqua già sfruttata in passato, fino al periodo ottomano, quando venne costruita la sepoltura di Sheikh Musharaf intorno ad essa.
A solo 18 chilometri dalla costa del Mediterraneo sorgeva l'antico insediamento di Tzur Natan, risalente all'Età del Ferro (X-VII secolo a.C.), formato da due villaggi dai quali provengono presse per le olive e per l'uva. In epoca romana e bizantina (II-V secolo d.C.) la zona venne intensivamente coltivata. Da quel periodo provengono ben 120 torchi, 50 frantoi e 50 cisterne, oltre all'evidenza di terrazzamenti agricoli, documentati nel 1994.
Le origini dei samaritani non sono ancora completamente chiare. Alcuni dicono che siano stati condotti in Israele dagli Assiri, altri ritengono che si tratti di una popolazione vissuta in Israele durante il periodo della conquista assira, che iniziarono ad adorare lo stesso Dio degli ebrei se pure in maniera diversa. Il contrasto tra giudei e samaritani, però, è storicamente accertato, anche se alcuni samaritani parteciparono alla rivolta ebraica contro i romani, che terminò con la distruzione del tempio di Gerusalemme.
La comunità samaritana attraversò i secoli III e IV d.C. ed arrivò fino all'ascesa del cristianesimo in epoca bizantina. Quest'ultima segnò la fine della comunità che, oggi, occupa solo un piccolo spazio di territorio sul Monte Garizim e ad Holon. All'indomani della persecuzione religiosa e della profanazione dei loro luoghi sacri, i samaritani diedero luogo ad un movimento di ribellione che dal 415 d.C. si estese fino al 529 d.C., come annota lo storico Procopio. Una ribellione richiede sia il capitale per l'acquisto delle armi ed il sostentamento dei ribelli che un certo numero di uomini che la portino avanti. Ricerche in tal senso sono state effettuate proprio nei recenti scavi a Tzur Natan che hanno confermato la potenziale ricchezza accumulata dalla comunità samaritana.

Fonte:
timesofisrael.com

Una strana sepoltura nella Sicilia medioevale

Piazza Armerina, la strana sepoltura trovata
(Foto: Emanuele Canzonieri e Roberto Miccichè)
Nella Sicilia medioevale, un uomo, dopo essere stato pugnalato più volte alle spalle, è stato sepolto in modo molto particolare. Centinaia di anni dopo, in questi giorni, gli archeologi hanno scoperto, a Piazza Armerina, questo antico omicidio.
Lo scheletro giaceva a faccia in giù, in una fossa poco profonda, priva di tutti gli oggetti che comunemente accompagnano le antiche sepolture. La posizione in cui è stato sepolto è piuttosto atipica per l'epoca. Le prove suggeriscono che l'uomo sia vissuto nell'XI secolo e che avesse tra i 30 ed i 40 anni, al momento della morte. I ricercatori hanno tentato di dissipare il mistero di una sepoltura così particolare ricorrendo a scansioni CT e a ricostruzioni in 3D.
Sembra che siano state rinvenute prove di sei tagli sullo sterno, indicativi di ferite inflitte con un coltello o un pugnale. Sul lato destro dello sterno, poi, i ricercatori hanno individuato un segno di troncatura, praticamente un movimento dell'arma offensiva ha fatto stancare un pezzo di osso.
Non ci sono prove di altre lesioni sulle vertebre o sulle costole dell'uomo che potessero suggerire che sia stato coinvolto in una rissa, ha affermato Roberto Miccichè, archeologo dell'Università di Palermo. L'obiettivo dell'assassino dell'uomo era quello, evidentemente, di attaccare la sua vittima in modo rapido ed efficace. L'assalitore, poi, secondo Miccichè, conosceva bene l'anatomia umana. Infatti i tagli sono puliti e lisci, al punto che si può pensare che l'uomo sia stato immobilizzato, probabilmente con una legatura. Anche i piedi dell'uomo sono stati praticamente schiacciati nella sepoltura e questo fa pensare che siano stati legati.
Attraverso moderne tecnologie, i ricercatori sono stati in grado di determinare e, di conseguenza, ricostruire l'angolatura e la dimensione delle ferite inferte all'uomo. Dal momento che la lama del coltello è penetrata partendo dalla parte superiore della schiena, si ritiene che l'uomo fosse inginocchiato a terra, nel momento in cui venne colpito. Il coltello, poi, è affondato nel torace e nello sterno, perforando ripetutamente un polmone e il cuore dell'uomo che, con tutta probabilità, ha avuto una morte rapida.
"La sepoltura è atipica perché non è stata effettuata secondo alcuna prescrizione religiosa sulla disposizione del corpo", ha affermato Miccichè. Nel periodo in cui è vissuto quest'uomo, in Sicilia convivevano tre importanti religioni monoteistiche: l'ebraismo, il cristianesimo e l'islam. Ognuna di esse aveva tradizioni precise e diverse per la sepoltura dei defunti. Ebrei e cristiani, nel medioevo, seppellivano i loro morti a faccia in su, mentre i musulmani seppellivano il corpo sul lato destro, in modo che la testa volgesse verso sudest, in direzione de La Mecca. Lo scheletro ritrovato, invece, è sepolto a faccia in giù.
Le sepolture atipiche tendono ad essere il risultato di credenze superstiziose, quasi la gente fosse convinta che la persona defunta fosse un vampiro o potesse tornare in vita, ma potevano anche indicare che il defunto era un fuorilegge. Miccichè ritiene che quest'ultima ipotesi sia la più fondata, nel caso dello scheletro rinvenuto a Piazza Armerina. "Dal momento che in vita l'uomo non era inserito nell'ordine sociale della comunità, la sua sepoltura doveva riflettere questa mancanza di conformità", ha detto Miccichè.
Il periodo in cui è vissuto l'uomo, poi, fu un periodo di crisi e riorganizzazione sociale all'indomani della conquista normanna della Sicilia nel 1061. Ora Miccichè e la sua squadra stanno esaminando i documenti archeologici medioevali disponibili per individuare le armi compatibili con le ferite inferte all'uomo e rintracciabili sulle sue ossa.

Fonte:
livescience.com

Le meraviglie di Pompei: riemerge Narciso che si specchia

Pompei, l'affresco ritrovato con Narciso che si specchia
(Foto: napoli.repubblica.it)
Narciso che si specchia nell'acqua: è il nuovo, straordinario affresco riemerso dagli scavi della Regio V di Pompei. L'immagine è al centro di una parete nella stessa stanza che già aveva restituito l'immagine di Leda con il cigno. Riemerge, così, un'alcova sensuale e raffinata.
Si tratta di una elegante dimora che, già dal corridoio d'ingresso, accoglieva gli ospiti con l'immagine vigorosa e di buon auspicio del Priapo, anche essa già documentata mesi fa e in analogia con quella della vicina Casa dei Vettii.
"La bellezza di queste stanze, evidente già dalle prime scoperte - spiega la direttrice ad interim del Parco Archeologico di Pompei, Alfonsina Russo, che guida il Colosseo - ci ha indotto a modificare il progetto e a proseguire lo scavo per portare alla luce l'ambiente di Leda e l'atrio retrostante".
Nell'atrio di Narciso è visibile l'impronta delle scale che conducevano al piano superiore. In un sottoscala, invece, sono stati ritrovati una dozzina di contenitori in vetro, otto anfore e un imbuto in bronzo. Accanto all'impluvio (la vasca pavimentale per la raccolta delle acque al centro dell'atrio) è stato trovato un secchio in bronzo.
Grifoni, amorini, nature morte e scene di lotte tra animali sono gli elementi decorativi che si intrecciano in una fitta trama che dà armonia e unitarietà all'ambiente. Anche per Massimo Osanna, che ha diretto lo scavo del cosiddetto "cuneo" e che ah dovuto lasciare la direzione del Parco archeologico per scadenza del contratto, in attesa della selezione internazionale alla quale ha preso parte con l'obiettivo di un secondo mandato, parla di "un ambiente pervaso dal tema della gioia di vivere, della bellezza e vanità, sottolineato anche dalle figure di menadi e satiri che, in una sorta di corteggio dionisiaco, accompagnavano i visitatori all'interno della parte pubblica della casa. Una decorazione volutamente lussuosa e probabilmente pertinente agli ultimi anni della colonia di Pompei, sepolta nel 79 d.C., come testimonia lo straordinario stato di conservazione dei colori".

Fonte:
napoli.repubblica.it

domenica 24 febbraio 2019

Il ritorno della Testa Lorenzini

La Testa Lorenzini (Foto: finestrasullarte.info)
La Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero dei Beni Culturali ha acquistato, esercitando il diritto di prelazione su proposta della Soprintendenza di Firenze, Pistoia e Prato, un'importantissima scultura etrusca: si tratta della cosiddetta Testa Lorenzini, un'opera proveniente da Volterra.
E' una testa maschile, di dimensioni più grandi rispetto al vero, che prende il nome dalla famiglia che ne deteneva la proprietà e che probabilmente in antico faceva parte di una statua a figura intera che aveva finalità cultuali. L'opera era nota da tempo: uno dei più grandi archeologi del passato, Ranuccio Bianchi Bandinelli, la definì "la più greca delle opere etrusche".
Sono molte le caratteristiche per cui l'opera è di eccezionale importanza: si tratta, infatti, di una delle rare opere etrusche in marmo che si conoscano (per l'esattezza, la Testa Lorenzini è realizzata in marmo apuano), e secondo la Soprintendenza è il più importante frammento statuario di Volterra ed è una delle più significative sculture di tutta la storia d'Etruria.
La datazione della scultura, secondo gli studiosi della Soprintendenza, si può far risalire alla fase tardo-arcaica dell'arte etrusca (fine del VI e inizi del V secolo a.C.), e l'opera fu probabilmente realizzata da una bottega che eseguiva opere fortemente influenzate dalla tradizione greco-orientale con ascendenze attiche. E, sempre secondo la Soprintendenza, la Testa Lorenzini "offre spunti di estremo interesse nell'ambito del dibattito relativo alle modalità di ricezione, di rielaborazione e di irradiazione dei modelli di età arcaica, conferendo all'opera un particolare rilievo per la comprensione della cultura figurativa dell'Etruria arcaica centro-settentrionale".
L'opera, acquistata per la cifra di 355.000 euro, non è stata sempre celata agli occhi del pubblico: è stata infatti a lungo esposta presso il Museo Guarnacci di Volterra grazie ad un accordo con i proprietari. Ora si apre il dibattito sulla su futura collocazione: la Soprintendenza di Firenze assicura che la scultura sarà presto esposta in pubblico e verrà destinata ad una "prestigiosa sede museale della Toscana". Tra le destinazioni ipotizzate, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, ma non è da escludere un ritorno al Museo Guarnacci (la Testa Lorenzini, del resto, proviene da Volterra) e in tal senso si è già attivato il sindaco della città toscana, Marco Buselli. La difficoltà maggiore risiede nel fatto che il Guarnacci è un museo comunale, e di norma i reperti acquisiti dallo Stato finiscono finiscono in musei di pertinenza statale.

Fonte:
finestresullarte.info

venerdì 22 febbraio 2019

Egitto, scoperto lo scheletro di una giovane donna

Egitto, lo scheletro di una ragazza di 13 anni circa scoperto nei pressi
di una piramide di 4600 anni fa (Foto: Ministero Egiziano per le Antichità)
Lo scheletro di una giovane di circa 13 anni è stato scoperto nei pressi di una piramide di 4600 anni fa, in Egitto. I resti si trovano nei pressi della piramide di Meidum, parzialmente crollata. La ragazza è stata deposta in posizione accovacciata, all'interno di una sepoltura priva di corredo funebre.
L'età della giovane donna è stata calcolata dagli archeologi analizzando i resti ossei. Ancora non è chiaro in quale epoca sia stata sepolta, anche se la vicina piramide risale a 4600 anni fa. Nei pressi della sepoltura gli archeologi hanno trovato due teste animali, probabilmente tori, sepolti con tre piccoli vasi in ceramica, probabilmente offerte. Resti di mattoni sembrano far pensare ad un muro che circondava la piccola necropoli.
Inizialmente quella di Meidum era una vera e propria piramide a gradoni, le cui pareti, in seguito, vennero trasformate in superfici lisce. Il motivo per il quale venne trasformata da piramide con superfici a gradoni in piramide con superfici lisce non è ancora ben chiaro. Gli archeologi ritengono che almeno una parte della costruzione sia del periodo di Snefru (2575-2551 a.C.). Prima di Snefru l'Egitto fu governato dal faraone Huni (2599-2575 a.C.).
Snefru ha costruito diverse piramidi in Egitto, tra le quali due piramidi a Dahshur ed altre piramidi a gradoni. Non è ancora ben chiaro il motivo per il quale abbia costruito tante piramidi, anche se si ritiene che queste costruzioni siano da intendersi come tentativi per arrivare alla edificazione di una vera e propria piramide. Successore di Snefru fu il figlio Khufu (2551-2528 a.C.), che avrebbe costruito la Grande Piramide di Giza.

Fonte:
livescience.com

Bulgaria, il frammento dell'imperatore

Bulgaria, frammento di testa di imperatore trovata a Dzhanavara (Foto: sofiaglobe.com)
Un manufatto in terracotta è stato scoperto presso il sito di Dzhanavara, nella città di Varna, sul Mar Nero, in Bulgaria. Il ritrovamento è avvenuto durante gli scavi di un antico monastero cristiano ed è parte di una maschera o busto e ritrae, con tutta probabilità, il volto di un imperatore del VI secolo d.C.
Durante gli scavi sono state trovate le fondazioni di alcune colonne e le parti di quello che sembrerebbe essere un imponente arco. Sono stati rinvenuti anche i resti della rete idrica collegata alla parte meridionale del complesso. Gli archeologi pensano che ci siano altre scoperte da fare.

Fonte:
sofiaglobe.com

martedì 12 febbraio 2019

Danimarca, la spada perduta...

Danimarca, la spada medioevale trovata su un livello stradale
(Foto: Nordjyllands Historiske Museum)
Alcuni operai sono stati gli autori di una sensazionale scoperta ad Aalborg, in Danimarca: una spada intatta e ben conservata. La spada è lunga 1,10 metri e risale al XIV secolo, come è stato dichiarato dal Dottor Kenneth Nielsen, archeologo del Museo storico dello Jutland settentrionale.
La spada, rinvenuta sullo strato più antico della pavimentazione di una delle vie centrali di Aalborg, ha un livello di lavorazione estremamente elevato, con dettagli che possono essere stati prodotti solo da fabbri altamente qualificati. Presenta una scanalatura longitudinale arrotondata destinata a ridurre il peso dell'arma a poco più di un chilogrammo. Le spade erano oggetti piuttosto costosi, nel medioevo, ed erano solitamente di proprietà della parte benestante della popolazione, quali, per esempio, i nobili.
Gli archeologi sono piuttosto sorpresi dal fatto che la spada sia stata rinvenuta sul luogo dove correva, un tempo, una strada, dal momento che i guerrieri, per tradizione, venivano sepolti con le loro armi in tumuli di diverse dimensioni. Probabilmente la spada è andata persa durante un periodo turbolento che, intorno al 1300, funestò con una prolungata instabilità la Danimarca, caratterizzato da furiose lotte interne per il potere.

Fonte:
thelocal.dk

Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...