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Messico, un archeologo al lavoro sul luogo del ritrovamento (Foto: INAH) |
L'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia ha iniziato a scavare in tre grandi aree poco profonde già da ottobre 2019, quando sono iniziati i lavori per convertire una vecchia base aerea militare in aeroporto civile. In circa sei mesi sono state rinvenute le ossa di 60 mammut e gli archeologi pensano che altre siano ancora in attesa di essere portate alla luce.
Gli scavi si sono concentrati sulle rive di quello che un tempo era un lago, conosciuto come Xaltocan, ora scomparso. Questo specchio d'acqua era particolarmente ricco di erba e canne che attiravano i mammut lungo le sue rive. A circa 10 chilometri dal luogo sono stati rinvenuti, lo scorso anno, anche due pozzi costruiti dall'uomo 15000 anni fa, che fungevano da trappole per i grandi mammiferi. In queste trappole, oltre ai resti di altri mammut, sono state rinvenute ossa di almeno altri 14 animali, tutti macellati, tra i quali un cavallo ed un cammello, vissuti in un periodo compreso tra i 15000 ed i 20000 anni fa.
Da studi recenti risulta che i mammut siano rimasti bloccati nel fango dell'antico lago e siano stati divorati, pertanto, da altri animali. Si pensa, anche, che questi grandi animali siano stati inseguiti e intrappolati in questo luogo proprio dagli uomini.
Le ossa di mammut furono rinvenute già all'epoca degli Aztechi, che abitavano e governavano la Valle del Messico tra il 1325 ed il 1521. Questo ingente ritrovamento permetterà agli scienziati di indagare ulteriormente sulla vita e le abitudini di questi grandi mammiferi.
Fonte:
apnews.com
apnews.com
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