mercoledì 19 agosto 2026

Crimea, un antico tempio e la sepoltura di un bambino

Crimea, gli scavi nell'area del tempio di
Zeus (Foto: amanti della storia
dell'antica Grecia)

Un cranio con evidenti tracce di malattia, un tempio costruito con la fronte verso l'alba ed un bambino che potrebbe essere stato sacrificato o semplicemente compianto.
Nella steppa della Crimea orientale, dove le rovine dell'antica città-fortezza di Axis Artezian giacciono sepolte sotto terra da oltre due millenni, gli archeologi hanno appena scoperto i resti di un neonato, sepolti direttamente sotto le fondamenta di un tempio sacro, in quella che potrebbe essere la prova di un sacrificio rituale risalente a circa 2100 anni fa.
Il minuscolo scheletro è stato ritrovato nascosto sotto un altare, proprio alla base del muro settentrionale del tempio di Zeus Genarchos e Soter, Zeus il Progenitore e Salvatore. Gli archeologi datano la sepoltura a prima del 63 a.C., quindi antecedente alla costruzione del tempio. La tomba venne realizzata contemporaneamente alla posa della prima fila di fondamenta dell'edificio, durante il regno di Mitridate Eupatore Dioniso, tra gli anni 60 e 70 del I secolo a.C. La lapide venne incastonata nelle fondamenta, trasformandola in una tavola sacrificale. La buca venne, in seguito, riempita di terra.
Il bambino è stato ritrovato completamente vestito, con un braccialetto di bronzo con delle perline fatte di semi. C'era anche una fibbia metallica purtroppo decomposta, della quale sono stati recuperati frammenti in lega di bronzo ossidata.
La prima ipotesi fatta dai ricercatori in merito a questa particolare sepoltura è che sia un sacrificio di fondazione, un'antica e diffusa pratica in cui una sepoltura veniva collocata direttamente sotto la pietra angolare di una nuova struttura per ancorare simbolicamente l'edificio e garantirgli la protezione divina. Altri ricercatori, invece, ipotizzano la possibilità che possa trattarsi di un rituale di espiazione, una sorta di capro espiatorio, in cui il sacrificio aveva lo scopo di allontanare la sventura dalla comunità o di espiare qualche colpa collettiva.
Esiste, però, anche un'altra possibilità, più inquietante. La forma del cranio del neonato ha indotto i ricercatori a sospettare che il bambino soffrisse di idrocefalia, un accumulo di liquido nel cervello che, nell'antichità sarebbe stato fatale. In tal caso la sepoltura potrebbe non essere stato un sacrificio ma una sepoltura sacra: un bambino morto per cause naturali sepolto in un luogo di particolare importanza.
Gli archeologi sospettano che la fossa di sepoltura possa contenere anche i resti di un secondo neonato. Finora sono state rinvenute solo ossa delle gambe appartenenti ad un altro bambino.
Si stima che il bambino abbia avuto un anno o più. Quel che è certo è che non si tratta di un neonato. La parte superiore dello scheletro era deliberatamente rivolta a sud-est, sul fianco sinistro, un orientamento che suggerisce una collocazione rituale intenzionale.
Il tempio di Zeus Genarchos e Soter non era un santuario ordinario. I suoi altari erano disposti con una notevole precisione astronomica, allineati lungo l'asse dell'equinozio per segnare i punti in cui il sole sorge e tramonta: un livello di pianificazione che testimonia quanto questo tempio fosse centrale nella vita religiosa della comunità che lo costruì.
Questa comunità viveva ad Artezian, uno dei principali insediamenti fortificati dell'antichità che proteggevano la costa del mar d'Azov, in Crimea. Strategicamente il sito controllava quella che viene spesso definita la "via reale", la terrestre che collegava il mar d'Azov a Panticapeo, la grande capitale del Regno del Bosforo. Le sue mura difensive e la posizione dominante lo rendevano un anello chiave nella rete degli insediamenti fortificati del regno durante i turbolenti secoli del tardo periodo ellenistico e dell'inizio del periodo romano.

Fonte:
Amanti della storia dell'Antica Grecia


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