domenica 18 marzo 2012

Ritorno in Iraq

Tavoletta cuneiforme da Ur
In Iraq abbondano i reperti di antiche civiltà: Babilonia, Ninive, Ur. Purtroppo le vicende del conflitto del Golfo hanno visto all'opera molti saccheggiatori che hanno depredato questi siti. Ultimamente le spedizioni archeologiche estere hanno ripreso a scavare nel Paese.
Una spedizione archeologica americana, di cui fa parte l'archeologa Elizabeth Stone della Stony Brook University di New York, sta accingendosi ad esplorare i dintorni dell'antichissima città di Ur, precisamente a Nassiriya, alla ricerca di una città di nome Dillo Sakhariya, che, secondo alcuni, sarebbe il luogo di nascita di Abramo. Le foto satellitari suggeriscono che questa città non doveva essere molto grande. Gli scavi hanno portato dapprincipio alla luce un accampamento di pastori che abitarono la regione dopo il 1800 a.C., con ossa di mucca e lische di pesce accanto ai resti di focolari. Le immagini satellitari evidenziano i resti di quella che appariva essere una fortezza, anche. Gli archeologi hanno effettuato dei sondaggi nel terreno ed hanno scoperto che quelle che si credevano delle mura erano solo depressioni ricolme di sale.
Sono state, invece, ritrovate sepolture di neonati ed una piattaforma di oltre 80 metri di diametro, con i bordi di argilla. Tra le scoperte anche delle iscrizioni su dieci mattoni di argilla che suggeriscono che la grande  piattaforma fosse stata utilizzata a scopo cerimoniale intorno al 2000 a.C.. All'epoca Ur era una delle più grandi città del mondo conosciuto, con importanti archivi che custodivano tavolette cuneiformi le quali registravano gli scambi e i commerci.
Per quanto riguarda il luogo appena scavato dagli archeologi americani, si pensa sia Ga'esh, una località dove i sovrani di Ur si recavano annualmente per celebrare una sorta di giubileo volto a rinnovare la loro sovranità.
Gli archeologi americani hanno ora richiesto un nuovo permesso di scavo per indagare nel luogo dove scavò l'archeologo inglese Sir Charles Leonard Woolley, che portò alla luce le tombe reali di Ur (2600 a.C.) tra il 1920 e il 1930. Dal momento che le tecniche di scavo sono state notevolmente perfezionate, dall'epoca, si spera di poter recuperare, grazie alle moderne tecnologie, maggiori informazioni sulla vita delle persone che abitarono questi luoghi agli albori della civiltà.

sabato 17 marzo 2012

La Grotta di S. Giovanni d'Antro e i suoi misteri

Le cappelle della grotta di S. Giovanni d'Antro a Pulfero
La grotta di San Giovanni d'Antro, in Friuli, è un vero e proprio gioiello di storia e di arte antico di millenni e ammantato ancora di molti misteri. La grotta si trova sul versante destro della valle del fiume Natisone, a 348 metri sul livello del mare, nel territorio del comune di Pulfero, non lontano dalla Slovenia. All'interno due cappelle, un altare barocco e un lungo percorso speleologico.
La storia di questa grotta non è stata mai completata e approfondita da alcuno. Alla base di una lunga scalinata di ben 86 gradini, si trova un'incisione che raffigura un reticolo, molto somigliante ad un gioco. Rimanda l'eco di antichi ordini cavallereschi. Né mai alcuno si è soffermato a indagare sul simbolismo dei cerchi cigliati rappresentati negli affreschi di una delle due cappelle.
Tra le cose che si sanno con certezza, vi è quella che qui abitò l'Ursus Splaeus e che, più tardi, vi ebbe sede un antichissimo culto pagano delle acque al quale subentrò il rito cristiano che volle consacrare la grotta a S. Giovanni Battista e a S. Giovanni Evangelista, collegati, entrambi, al passaggio dal paganesimo al cattolicesimo. Un misterioso "mortaio" circolare, scavato nella roccia e visibile nel percorso interno, rimanda ad un fonte battesimale ariano.
All'epoca dei Romani la grotta era una sorta di sentinella delle valli e faceva parte di una serie di fortificazioni poste ai confini della Decima Regio Venetia et Histria. In epoca bizantina, poi, ospitò un ordine monastico tra il 533 e il 568, prima dell'arrivo dei Longobardi che realizzarono la prima cappella che si incontra, entrando, sulla destra, rimasta intatta in più parti e chiamata Santa Maria Antiqua. Per realizzare questa cappella i Longobardi ricorsero a maestranze provenienti dall'Oriente.
Apertura: dalle ore 14.30 alle ore 17.00, dal lunedì al sabato; la domenica dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 14.30 alle ore 17.00.
Per visitare il sito fuori orario o per informazioni: Tel. 0432.709065 - 339.7435342
Costo: € 3,00 (che comprende un contributo per il mantenimento del complesso).
Info: www.comune.pulfero.ud.it

Una stele in un campo in provincia di Massa

La testa della statua stele ritrovata in provincia di Massa
A Massa Carrara un contadino che stava arando il suo campo si è imbattuto in una particolare pietra, un frammento di stele di quasi tremila anni fa. La pietra raffigura una tesa con accenno di occhi, naso e bocca tirata appena in un sorriso. Per gli archeologi la pietra è una preziosa testimonianza dei culti diffusi tra i popoli che abitavano questa zona dell'appennino.
La testa era ad una profondità di almeno mezzo metro e potrebbe indicare l'esistenza di un importante giacimento archeologico, pari a quello che, a Groppoli, sempre in provincia di Massa Carrara, fu scoperto tra il 2000 e il 2005. A Groppoli furono dissepolte otto stele, di cui quattro integre, tre senza testa ed un frammento di testa.
La testa fortunosamente rinvenuta dal contadino sembra avere caratteri femminili. Le due coppelle laterali potrebbero alludere ad orecchini. A questa stele, come alle altre rinvenute nelle località limitrofe, è stato assegnato il nome di Venelia, in omaggio all'antica pieve di Santa Maria di Venelia, posta ai piedi del castello di Monti.
La sagoma lunata richiama il pomo del pugnale dell'Età del Rame, pugnale che appare, in orizzontale, in tutte le stele maschili della Lunigiana. In base alle modalità di creazione, gli studiosi hanno per ora datato la stele Venelia IV agli anni compresi tra il 2900/2800 e il 2400 a.C.. La testa andrà a raggiungere le sue "sorelle" nel Museo del Castello del Piagnaro.

La necropoli scoperta dal mare...

La necropoli di Rjich, in Tunisia
Una forte ondata di maltempo abbattutasi sulla Tunisia ha permesso di fare una scoperta interessante, una necropoli di epoca romana, ritenuta di enorme valore archeologico.
La scoperta è stata fatta sulla spiaggia di Rjich, nella regione di Mahdia. Dalla sabbia sono emerse tombe e monete in bronzo, il materiale è stato recuperato dall'Agenzia di protezione del patrimonio e messo a disposizione degli archeologi. Presumibilmente, però, molti dei reperti sono stati asportati dal mare. La scoperta della necropoli è considerata la più importante fatta nella ragione.

giovedì 15 marzo 2012

Una Stonehenge nel Lazio?

I cerchi di pietre del Monte Sambucaro
Il ritrovamento risale allo scorso anno, ma è stato reso pubblico solo in questi giorni. Il fotografo Antonio Nardelli, navigando su Google Map, ha scoperto, alle pendici del Monte Sambucaro, nella zona di San Vittore del Lazio, vicino all'insediamento montano della Radicosa, al confine tra Lazio, Molise e Campania, una curiosa formazione geometrica, artificiale, composta da sette grandi cerchi concentrici.
E' stata necessaria una ricerca sul campo per risolvere l'arcano. I ricercatori, coordinati sempre da Nardelli, hanno individuato i sette cerchi su un dosso del versante laziale del monte, costituiti da massi e pietre di ogni dimensioni ammonticchiati uno sull'altro senza l'utilizzo di malte. Si pensa che il diametro della circonferenza più esterna corrisponderebbe a ben 50 metri.
I sette cerchi non comunicano uno con l'altro ed i solchi tra una circonferenza e l'altra sono piuttosto larghi e profondi circa mezzo metro. Chi ha costruito il manufatto e quando? I pastori che abitano la montagna sanno da sempre dell'esistenza dei cerchi e ne attribuiscono la paternità ai Sanniti, dal momento che su un altro fianco del Monte Sambucaro sono tuttora visibili i resti di massicce mura megalitiche attribuite a questa civiltà.
Forse i cerchi rappresentano antichi centri di culto. Si spera che le future indagini archeologiche possano illuminare ulteriormente la storia e l'origine di questi misteriosi e "nostrani" cerchi di pietre.

Demetra a Taman

La penisola di Taman
Archeologi russi, guidati da Nikolai Sudarev, hanno scoperto, nella penisola di Taman, sul Mar Nero, un tempio dedicato a Demetra, più antico di cinquanta anni rispetto al Partenone. Questo tempio avrebbe ospitato i Misteri Eleusini.
Si tratta di un edificio pubblico realizzato con i soldi della locale comunità o dello stato e che ha visto l'impiego di valenti scalpellini ed altrettanto abili architetti: le pietre sono state tagliate con una precisione tale che tutt'oggi è impossibile inserire tra le fenditure la lama di un coltello. Il ritrovamento di una statua di Demetra che regge sulle spalle la figlia Persefone e quello di un altare non fanno che avvalorare la tesi che il santuario fosse dedicato alla dea della terra e del raccolto.

sabato 10 marzo 2012

Una necropoli vicino la Piramide Cestia?

Da uno scavo nel cantiere di Roma della linea 3 del tram, a due passi dalla Piramide Cestia, sono emersi, alla fine dello scorso febbraio, ossa, crani, pezzi di anfore e tombe. Sono stati anche ritrovati degli scheletri, uno dei quali quasi intatto, con le braccia incrociate sul petto.
Secondo una prima stima, i resti risalirebbero a quelli di una piccola necropoli del I-II secolo d.C.

Il misterioso vangelo di Barnaba e la Bibbia ritrovata

La misteriosa Bibbia turca
Il Vaticano ha chiesto alla Turchia il permesso di esaminare un'antica Bibbia scritta 1500 anni fa. Il manoscritto vale ben 17 milioni di euro ed è stato ritrovato nel sud della Turchia nel 2000. L'opera è stata affidata al Museo etnografico di Ankara. E' scritta su pagine di cuoio in lettere d'oro.
L'antica Bibbia è scritta in aramaico con alfabeto siriaco e sembrerebbe che contenga il controverso Vangelo di Barnaba che, secondo i musulmani, è un vangelo originale soppresso nel corso dei secoli. L'aramaico era la lingua parlata da Gesù e dai suoi discepoli. Le copie più antiche del vangelo di Barnaba risalgono al XVI secolo e sono compilate in italiano e spagnolo, esso contraddice il racconto canonico dei vangeli e presenta un incisivo parallelismo con la visione islamica di Gesù. In esso compare anche la previsione dell'avvento del profeta Maometto da parte di Gesù.
Il vangelo di Barnaba è considerato un vangelo apocrifo. Nel Decretum Gelasianum (fine V secolo d.C.) viene menzionato un apocrifo "Vangelo di Barnaba". Il testo descrive Gesù come un uomo, non Dio, precursore di Maometto e racconta che Giuda Iscariota fu processato e crocifisso al posto di Gesù.
La Bibbia scoperta in Turchia è considerata da molti studiosi, specialmente siriaci, un falso scritto da un ebreo europeo nel medioevo. Un ebreo che doveva avere una certa familiarità con il Corano e i Vangeli. Gli esperti di assiro moderno assicurano che ci sono molti errori. Inoltre chiunque parli l'assiro moderno (noto come neo-aramaico) può facilmente leggere l'iscrizione "Vangelo di Barnaba". L'iscrizione di fondo, poi si leggerebbe, nella traslitterazione moderna come "in nome di nostro Dio, questo libro è scritto dalle mani dei monaci dell'alto monastero a Ninive, nel 1500mo anno di Nostro Signore". Gli esperti affermano che in assiro non ci si riferisce mai alla Bibbia con la parola "libro", ma piuttosto come "Vecchio e Nuovo Testamento" o "Libro sacro".
Da più parti, inoltre, viene riportata la smentita, da parte del Vaticano, circa la richiesta di consultazione della misteriosa Bibbia rinvenuta in Turchia. Anche qui attendiamo ulteriori precisazioni e notizie.

La collina di Giona

Le mura scoperte ad Ashdod
Recentemente, in cima ad una collina in Israele, sono stati scoperti i resti di spesse mura di pietra. Su questa collina, secondo la tradizione, venne sepolto il profeta Giona, il che fa pensare che l'occupazione del sito risale a quasi 3000 anni fa. La località è Giv'at Yonah, la collina di Giona, che sovrasta l'attuale città di Ashdod.
Ebrei, Cristiani e Musulmani narrano che Giona, allontanatosi da Dio in una prima parte della sua vita, andò a predicare nella città assira di Ninive. Fuggito dalla città ed imbarcatosi, incorse in una tempesta che fece naufragare la nave che lo trasportava e Giona fu ingoiato da una balena, nel ventre della quale trascorse tre giorni e tre notti pregando. Queste preghiere gli procurarono il perdono di Dio. In alcune tradizioni, tra le quali quella musulmana, alla sua morte Giona fu seppellito proprio a Giv'at Yonah.
Pur non potendo confermare la presenza della sepoltura di Giona, gli scavi recenti sulla collina di Giv'at Yonah sicuramente confermano l'occupazione del sito durante l'epoca in cui è vissuto il profeta, tra la fine del VII e l'inizio dell'VIII secolo a.C.. I resti di mura tornate alle luce sarebbero quel che rimane di una fortezza che occupava sicuramente una posizione strategica, affacciata sul Mediterraneo, dove oggi c'è un faro. Probabilmente questa fortezza era, un tempo, occupata dagli Assiri, che governarono questa regione. Negli anni '60 del secolo scorso, uno scavo effettuato nelle vicinanze mise in luce resti simili di mura ed un ostrakon che attestava il dono di soldi, da parte di un certo Ba'altzad, a un luogo sacro.

Un nuovo faraone?

Durante gli scavi nel tempio di Amon Ra, nel complesso templare di Karnak, un gruppo di archeologi franco-egiziani diretti da Christophe Thiers ha scoperto una porta in pietra calcarea importantissima per la comprensione della XVII Dinastia (1634-1543 a.C.), la Dinastia che determinò la cacciata degli Hyksos dall'Egitto.
Il nome del sovrano inciso sulla porta era stato trovato, finora, solo in tre documenti posteriori di uno o due secoli al suo regno. Il nome di questo semisconosciuto faraone è Senakht-en-Ra che, finora, era considerato un faraone di fantasia, dal momento che il suo nome non era stato mai trovato su alcun monumento.
Attendiamo ulteriori notizie sulla misteriosa figura di questo "nuovo" faraone.

venerdì 9 marzo 2012

Un nuovo aspetto degli Etruschi in mostra

L'elmo crestato in esposizione ad Asti
Dal 17 marzo e fino al 15 luglio 2012 a Palazzo Mazzetti ad Asti, sarà possibile visitare la mostra "Gli Etruschi, l'ideale eroico e il vino lucente", curata da Alessandro Mandolesi dei Musei Vaticani e da Maurizio Sannibale, dell'Università di Torino. La mostra si propone di affrontare il tema del rapporto socio-culturale tra gli Etruschi e l'area del Mediterraneo greco-orientale.
Gli Etruschi furono i mediatori di temi, oggetti, iconografie e ritualità eroiche dal mondo greco a quello italico e romano poi. Attraverso gli Etruschi arrivarono in Italia tecniche artigianali come la produzione di ceramiche artistiche, sistemi di produzione agricola come la viticoltura e l'ovicoltura, ma anche simboli religiosi come la barca solare, l'uso della scrittura, i ruoli sociali espressi attraverso l'ostentazione della ricchezza.
La mostra presenterà 300 oggetti, in maggior parte reperti inediti valorizzati attraverso restauri o riletti dopo essere stati "liberati" dai magazzini. Circa 140 di questi reperti provengono dal Museo Gregoriano Etrusco. La prima sezione della mostra riguarderà il rapporto tra gli Etruschi e le popolazioni stanziate nella valle del Tanaro. Esempio ne è un bellissimo elmo crestato villanoviano in bronzo, ritrovato ad Asti alla fine dell'Ottocento, frutto di contatti commerciali e militari tra l'Etruria e l'area celtica dell'Italia nord-occidentale. La seconda sezione analizza i cerimoniali greco-orientali del banchetto e del simposio attraverso servizi ceramici di pregio, arredi e opere pittoriche e scultoree.
Per l'occasione sarà totalmente ricostruita la "Tomba della Scrofa Nera" e sarà ricomposto, per la prima volta dopo la scoperta ottocentesca il sarcofago dei Vipinana da Tuscania, le cui parti erano state smembrate per alimentare il collezionismo antiquario. La terza sezione prende in esame alcune immagini degli Etruschi: teste votive provenienti da santuari, dal bambino in fasce all'anziano, fino a due volti grotteschi usciti dai depositi dei Musei Vaticani.

Info:
visite da martedì a domenica: h. 9.30 - 19.30 (lunedì chiuso)
Tel. 199.75.75.17
www.palazzomazzetti.it
Tel. 02.43353522
e-mail: servizi@civita.it

Sui contenuti della mostra:
Tel. 335.6175139
e-mail: etruschi@fondazionecrasti.it
sito web della mostra: www.etruschiadasti.it

Pontecagnano, emerge una rara tomba a cubo del VI secolo a.C.

Pontecagnano Faiano, la tomba a cubo appena scoperta (Foto: archeomedia.net) Durante le indagini di archeologia preventiva condotte in vista...