lunedì 12 agosto 2013

Le colonne ritrovate di Laodicea

Le colonne ritrovate a Laodicea (Foto: AA)
Gli scavi nell'antica città di Laodicea al Lico, nell'odierno distretto di Denizli, in Turchia, hanno rivelato la presenza, a sette metri di profondità, di enormi colonne risalenti a 1900 anni fa. Il ritrovamento è avvenuto nell'agorà settentrionale, una delle più grandi ed antiche dell'Anatolia.
Il responsabile degli scavi, professor Celal Simsek, ha affermato che l'agorà settentrionale era stata messa in luce lo scorso anno ed i lavori sono andati avanti per permetterne il restauro e la conservazione. Si tratta, infatti, della più grande agorà dell'Anatolia, con portici colonnati che si estendevano su una superficie di 35.000 metri quadrati.
Le colonne ritrovate furono abbattute da un terremoto. Laodicea al Lico (fiume affluente del Meandro, ora chiamato Curuksu) era un centro religioso molto importante. La sua storia è molto antica, risale al VI millennio a.C., e deve il suo nome a Laodice, moglie di re Antioco II di Siria.

Tombe sulla via Prenestina

Il cantiere e le sepolture sulla via Prenestina
Una famiglia di nobili romani sepolti alle porte di Roma, sulla via Prenestina, tra il I e il II secolo d.C.. Questi sono i reperti ritrovati recentemente in un cantiere per la costruzione di un autosalone, dagli operai. Si tratta di ben sei mausolei ben conservati.
La notizia è stata tenuta riservata dalla Sovrintendenza per i Beni Archeologici, che ha provveduto ad allertare i vigili urbani dopo che erano stati notati alcuni reperti accatastati accanto al gabbiotto dell'impresa impegnata nei lavori di scavo.
Il tratto della via Prenestina nel quale è avvenuto il ritrovamento è ricco di tombe e mausolei, appartenenti alle nobili famiglie romane. Già in passato, proprio sulla via che porta a Palestrina, sono state portate alla luce necropoli nelle quali sono state trovate sia ossa che oggetti di valore appartenenti al corredo dei defunti.

Sacrifici umani nell'Irlanda del 2000 a.C.

Il corpo ritrovato nella torbiera irlandese (Foto: Alan Betson/The Irish Times)
I resti di un corpo mummificato ritrovato, due anni fa, nella palude di Laois, in Irlanda, risalirebbero al 2000 a.C. e sarebbero i più antichi resti riemersi, al mondo, da una palude.
I resti umani sarebbero più antichi dei resti del faraone Tutankhamon ed appartengono ad un giovane maschio che, molto probabilmente, ha subìto una morte violenta nell'ambito di un sacrificio rituale. Il corpo è stato riportato alla luce nella palude di Cul na Mòna, a Cashel, nel 2011. Inizialmente gli archeologi pensavano che risalisse all'età del ferro (500-400 a.C.), come molti altri corpi emersi dalle torbiere irlandesi. I test al radiocarbonio, invece, ed un palo di legno trovato accanto al corpo, hanno permesso di datare i resti del giovane al 2000 a.C.
Questo ritrovamento permette di aprire un nuovo capitolo nella storia dell'archeologia dell'Età del Bronzo in Irlanda.
Il braccio del giovane uomo è stato rotto da un colpo, sono stati riconosciuti tagli profondi inferti sulla schiena da una lama. Purtroppo non è stato possibile verificare la presenza di colpi sul collo e sul petto, risultati danneggiati da una fresatrice al momento della scoperta. Comunque gli studiosi pensano si tratti, senza ombra di dubbio, di un omicidio rituale.

Un tesoro neolitico nel mare di Capri

Ossidiana nel mare di Capri
Nel mare di Capri giace un carico di ossidiana risalente a oltre 5000 anni fa, secondo il sub Vasco Fronzoni. A settembre si effettueranno dei rilievi e si preleverà del materiale per accertare l'età dei reperti.
Fronzoni ritiene che il carico sia legato alla presenza, nei fondali dell'isola campana, di un relitto neolitico che trasportava, lungo le coste italiane, l'ossidiana adoperata come materia prima per la fabbricazione di armi, utensili e altri manufatti e che, in un'era precedente all'avvento dei metalli, era un materiale preziosissimo.
Quello di Capri è, dunque, con tutta probabilità, uno dei più antichi carichi marittimi ritrovati nel bacino del Mediterraneo. Si attendono, ora, i rilevamenti geodetici e geofisici per inquadrare il reperto dal punto di vista storico ed archeologico.

sabato 10 agosto 2013

Side tornerà a farsi ammirare

La zona dei templi di Side, in Turchia (Foto: AA)
Continuano gli scavi archeologici, per il quinto anno consecutivo, nell'antica città greca di Side, nella provincia meridionale turca di Antalya. Quest'anno i templi della zona sono stati oggetti di scavo per trasformare l'area in un museo a cielo aperto, che potrà diventare un polo turistico di notevole rilievo.
Presto i visitatori potranno ammirare i tempi di Apollo e di Athena, costruiti 1800 anni fa, nonché la Chiesa Basilica di 1300 anni fa. Gli scavi coinvolgono 92 persone tra volontari e archeologi, guidati dal Professor Peter Scherrer del Dipartimento di Archeologia dell'Università di Graz, in Austria.
I lavori proseguiranno attorno alla porta orientale dell'antica città e nella zona dei templi. Si presume che tra lavori e scavi, il sito sarà pronto ad essere visitato tra circa due anni.

Rilievo votivo di Zeus scoperto in Bulgaria

La fortezza di Kozi Gramadi, dove è stato scoperto il rilievo
di Zeus (Foto: Museo Nazionale di Storia Bulgaro)
Gli archeologi bulgari, guidati dal Dottor Ivan Hristov, hanno scoperto un grande rilievo votivo riferibile a Zeus vicino al villaggio bulgaro di Starosel. Il rilievo è molto più grande rispetto a rilievi simili e fa pensare che appartenesse alla parte centrale di un antico tempio.
La scoperta è avvenuta durante lo scavo del monte Kozi Gramadi, nella catena montuosa della Sredna Gora, nella Bulgaria centrale. La fortezza che si sta scavando fu costruita nel VI-V secolo a.C. ed apparteneva all'antica capitale della tribù tracia che viveva nella Bulgaria centrale.
Gli archeologi ritengono che proprio questa cittadella e il territorio limitrofo fossero il centro del potere dell'antica Tracia nel IV secolo a.C.. L'abitato venne distrutto quando Filippo II ascese al trono e promosse l'espansione dell'antica Macedonia.

Scoperto un granaio medioevale in Inghilterra

Foto aerea che mostra i resti del granaio medioevale di
Southam (Foto: Ariel-cam)
Gli archeologi hanno scoperto quello che sembra essere un granaio medioevale nello Warwickshire, in Inghilterra. Lo scavo è in corso dove è prevista la costruzione di una casa di riposo per anziani.
Andrew Mann, un archeologo che lavora sul posto ha affermato che i granai erano molto importanti nella vita di una cittadina medioevale, quello trovato a Southam forse era il più importante edificio della città. Con il tempo è stato demolito, al punto che, nel XVIII secolo, non risulta più nelle mappe.
Le fondamenta degli edifici sono state riportate alla luce per 18 metri di lunghezza e 10 di larghezza. Si pensa che la lunghezza originaria fosse di circa 40 metri.

giovedì 8 agosto 2013

Nuove scoperte in Israele

Le lampade ritrovate sul sito di Arsuf
(Foto: Pavel Shargon)
Gli scavi archeologici condotti dalla Tel Aviv University e dalla Israel Antiquities Authority, hanno permesso il recupero di 400 monete bizantine, 200 lampade, un antico anello in oro e diversi gioielli.
Sono numerosi i reperti risalenti al tardo periodo bizantino (V-VII secolo d.C.) scoperti negli scavi condotti nel retroterra agricolo dell'antica città di Apollonia-Arsuf, situata ad est del sito. Tra gli edifici scoperti, vi sono impianti per la trasformazione di prodotti agricoli, come i torchi, i resti di un frantoio e quelli di alcune mura pertinenti parte di altri edifici.
Tra i rinvenimenti più interessanti vi è quello di un certo numero di pozzi per i rifiuti di epoca bizantina. Uno di questi, il più grande con circa 30 metri di diametro, conteneva frammenti di vasi in ceramica, stoviglie, posate, lampade, frammenti di vasi in vetro ed ossa di animali. Tra i resti vi erano anche le 400 monete d'oro, oltre 200 lampade conservate per intero e mai utilizzate, anelli d'oro e gioielli.
Anello ottagonale ritrovato in un pozzo bizantino ad Arsuf
Tra i gioielli emerge un anello ottagonale con iscritti versetti del Pentateuco su ciascuno dei suoi lati. Per secoli il sito fungeva da entroterra agricolo di Apollonia-Arsuf. Gli scavi, in questa località, sono iniziati dal 1950 ed hanno provato che il sito fu abitato ininterrottamente per 1500 anni, dal periodo persiano alla fine del VI secolo a.C., fino al termine del periodo crociato nel XIII secolo d.C.
Tra i più importanti ritrovamenti vi è una villa che si affaccia sul mare, con un cortile peristilio e stanze disposte lungo tutti i lati di un corridoio. E' stata poi individuata una chiesa e quartieri industriali, piscine intonacate e forni per la produzione di vetro grezzo. La popolazione era composta da cristiani e samaritani. Durante il regno del califfo omayyade Abdul al-Malik (685-705 d.C.), Arsuf è stata protetta da una cinta  muraria. In seguito venne trasformata in fortezza.
il sito venne conquistato dai cavalieri crociati nel 1101 e venne consegnato agli esponenti di famiglie aristocratiche crociate. Nel 1261 il controllo sulla fortezza e sulla città di Arsuf venne dato ai Cavalieri Ospitalieri. nel marzo-aprile 1265 la città fortificata e la fortezza furono distrutte dai mamelucchi.

La signora di San José de Bruno

La maschera di rame trovata accanto alla defunta a San José de Moro
(Foto: Luis Jaime Castillo Butters)
Circa 1200 anni fa, una donna della tribù Moche fu sepolta con una grandiosa cerimonia. Gli archeologi, ora, ne hanno scoperta la tomba ed hanno trovato le prove dello status sociale eccezionale della defunta e del potere che, in vita, aveva esercitato. La scoperta è stata effettuata nel sito di San José de Moro, nel nord del Perù.
Questa donna visse nel 750 d.C., era molto venerata e venne sepolta a circa sei metri di profondità. Le pareti di terra della sepoltura erano dipinte di rosso e le nicchie che vi erano state scavate ospitavano offerte in vasi di ceramica. Con la defunta sono state sepolte due donne, probabilmente si tratta di due sacrifici umani, e ben cinque fanciulli.
Lo scheletro della donna riposava su una piattaforma bassa ed era ornato con una collana di perline di pietre locali. Accanto al corpo era stato deposto un alto calice d'argento che, nell'arte Moche, accompagna le scene di sacrifici umani e il consumo di sangue. Questi oggetti sono stati ritrovati, prima, solo nelle sepolture di potenti sacerdotesse-guerriere.
La sepoltura femminile di San José de Moro
(Foto: Luis Jaime Castillo Butters)
Anche l'elaborata decorazione del sarcofago costituisce un indizio dello status sociale della donna sepolta. Il sarcofago è stato fatto in legno o canna che, con il tempo, si è deteriorato. Placche di rame disegnavano, un tempo, i motivi tipici della cultura Moche. Accanto alla testa della defunta è stata deposta una maschera funeraria in rame ed ai suoi piedi due sandali in rame.
Gli scavi a San José de Moro sono iniziati nel 1991. Le prove che, in questi anni, sono state raccolte hanno convinto gli archeologi che il sito è stato un importante centro cerimoniale, meta di pellegrinaggi, tra il 600 e l'850 d.C. e che le sacerdotesse-regine hanno giocato un ruolo importantissimo nella politica e della religione di questa cultura. Non era infrequente, tra i Moche, che una donna rivestisse un'alta carica religiosa. Una mummia femminile ricoperta di tatuaggi è stata scoperta nel sito di El Brujo nel 2005, sepolta con i tradizionali simboli del potere: enormi mazze da guerra cerimoniali e anelli nasali.

mercoledì 7 agosto 2013

Ritrovata una tomba sarmata in Russia

La sepoltura della donna sarmata (Foto: State Teachers
Training University of Bashkortostan)
Gli archeologi russi hanno ritrovato la camera di sepoltura intatta di una donna nobile appartenente ad una potente tribù che vagava nelle steppe euroasiatiche circa 2500 anni fa, nel sud della Russia.
I Sarmati, questa era la tribù alla quale apparteneva la donna, era un gruppo di lingua persiana che controllava quello che attualmente è parte del sud della Russia, l'Ucraina e l'Asia centrale dal 500 a.C. fino al 400 d.C.. I Sarmati sono stati spesso citati dagli antichi storici greci ed hanno lasciato tombe di lusso con manufatti in oro e bronzo di squisita fattura.
La sepoltura sarmata ritrovata nei pressi del villaggio di Filippovka, nella regione di Orenburg non è stata depredata. All'interno gli archeologi hanno ritrovato un grandissimo bollitore in bronzo, gioielli, uno specchio d'argento e quello che sembra essere un contenitore per cosmetici. La sepoltura si trovava a circa 4 metri dalla superficie del terreno. Lo scheletro della defunta era ancora coperto di gioielli e decorazioni e lo specchio in argento, che ha un manico in oro, era nella sua mano sinistra.

Ritrovato un Ospedale crociato a Gerusalemme

Le strutture dell'Ospedale crociato di Gerusalemme
Durante degli scavi archeologici nella città vecchia di Gerusalemme, gli archeologi israeliani hanno scoperto una struttura di grandi dimensioni, con archi e gallerie, appartenente ad un ospedale dell'epoca delle Crociate (1099-1291).
Il direttore dello scavo per conto dell'Israel Antiquities Authority, Renee Forestany, ritiene che questo ospedale crociato era in grado di ospitare fino a duemila degenti. L'edificio è attualmente proprietà del Waq, l'autorità per i beni islamici inalienabili, e si trova nel quartiere cristiano dell'antica cittadella di Gerusalemme, nella zona conosciuta come Muristan. Qui, fino a qualche anno fa, si svolgeva un mercato di frutta e verdura.
Scavi israeliani nell'Ospedale crociato
La struttura ritrovata sarebbe solo una piccola parte di un ospedale che, secondo le stime, copriva una superficie di circa un ettaro e mezzo. Vi compaiono numerosi pilastri ed archi di più di sei metri di altezza. Sembrerebbe che a gestire il nosocomio fosse l'Ordine di San Giovanni dell'Ospedale di Gerusalemme, i cui membri avevano solennemente giurato di prendersi cura e assistere i pellegrini che si recavano in Terra Santa. Essi accoglievano, nell'ospedale, malati, donne e bambini anche di altre confessioni religiose. Gli orfani, in particolare, erano seguiti con attenzione e, una volta cresciuti, entravano a far parte dell'ordine. Per le cure ai degenti, l'Ordine si serviva anche di medici arabi musulmani, le cui competenze erano già note.
L'ospedale crollò in seguito ad un terremoto nel 1457 e le sue rovine rimasero sepolte fino al periodo ottomano. Nel Medioevo parte della struttura fu adibita a stalla (sono state ritrovate numerose ossa di cavalli e cammelli).

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...