sabato 14 giugno 2014

Un'antica "stazione di servizio" in Inghilterra

Archeologi al lavoro nel sito mesolitico scoperto nello Yorkshire
(Foto: express.co.uk)
Grande sorpresa per gli archeologi inglesi: hanno scoperto le prove dell'esistenza di un insediamento mesolitico accanto ad un percorso autostradale che da Londra porta ad Edimburgo. Il sito si trova nei pressi di Catterick, nel North Yorkshire e si pensa sia stato utilizzato, come succede per le moderne stazioni di servizio, per il pernottamento di coloro che viaggiavano da nord a sud del paese.
Tra gli oggetti recuperati nel sito vi sono strumenti in selce risalenti ad un periodo compreso tra l'8000 e il 6000 a.C.. Gli archeologi hanno ritrovato una piccola struttura molto simile ad un rifugio dove, pare, si forgiassero gli strumenti in selce ritrovati nel sito.
La sorprendente scoperta è stata fatta durante lo scavo di insediamenti romani noti al fine di migliorare le giunzioni autostradali. Si tratta di una cittadina romana, in particolare, situata lungo la strada che corre vicino al fiume Swale, in antico chiamato Catarctonium.

Il guerriero di Bognor Regis

Le decorazioni in bronzo sbalzato
trovate nella sepoltura
(Foto: Thames Valley Archaeological Services)
Gli archeologi inglesi hanno riportato alla luce, a Bognor Regis, in Inghilterra, la sepoltura di un guerriero morto, si pensa, intorno al 50 a.C., quando Giulio Cesare redigeva il suo famoso De Bello Gallico. A guidarli l'archeologo Andy Talor.
Lo scavo ha interessato l'area di un complesso residenziale di nuova progettazione. Sono emerse fosse di confine risalenti all'Età del Bronzo Medio, una fossa circolare datata all'Età del Ferro ed i resti di un edificio romano. L'interesse degli archeologi, però, si è concentrato su una ricca sepoltura isolata da una necropoli.
Il defunto era un uomo di circa 30 anni di età e giaceva nella tomba con gli oggetti del suo corredo, tra i quali spiccavano tre grandi vasi di ceramica posti sul limitare della sepoltura e contenenti, forse, offerte agli dèi o cibo per il viaggio del defunto nell'aldilà. Sono stati recuperati anche un coltello in ferro e diversi oggetti in bronzo. Sono stati ritrovati anche due "fogli" decorati a sbalzo in bronzo, probabilmente utilizzati per ricoprire uno scudo, oppure come paragnatidi per l'elmo.
Sia la sepoltura che gli oggetti di corredi erano contenuti in una ulteriore struttura lignea rinforzata con il ferro. Gli oggetti in bronzo appaiono piuttosto ben conservati. La datazione, ovviamente provvisoria, della deposizione è stata identificata con la tarda Età del Bronzo, intorno al 50 a.C.
Visione d'insieme della sepoltura appena ritrovata(Foto: Thames Valley Archaeological Services)
La tomba condivide alcune particolarità con tombe più note della tarda Età del Ferro, come quelle di Welwyn e St Albans, di Colchester, nell'Essex, e di Aylesford, nel Kent. Tutte sono potenziali sepolture di personaggi di un certo rango sociale, principi o comandanti in capo o sacerdoti, anche se queste ultime sepolture sono più tarde rispetto a quella appena scoperta. Non è ancora ben chiaro se chi vi era sepolto proveniva dalle Gallie o le suppellettili in ceramica ritrovate accanto ai suoi resti fossero frutto di commerci.

martedì 10 giugno 2014

Scoperto un terzo mosaico, colorato, a Bedriacum

Il mosaico colorato rinvenuto a Bedriacum (Foto: Corsera)
A Cremona è stato scoperto il terzo mosaico dell'antica Bedriacum. Il ritrovamento è dovuto a dei giovani archeologi dell'Università degli studi di Milano. Si tratta di un mosaico policromo pertinente un grande ambiente.
Il mosaico è stato datato al III secolo d.C. e presenta cinque colori: bianco, nero, rosa, viola e giallo. Al centro spicca una treccia che inquadra un motivo figurato. Bedriacum ora si chiama Calvatone e si trova nel Cremonese. Era un vicus di età romana in Lombardia e i suoi resti sono in fase di scavo da 28 anni. Quello appena ritrovato è il terzo mosaico emerso dagli scavi diretti dalla Professoressa Maria Teresa Grassi, ad oltre 50 anni dalla scoperta del Mosaico del Labirinto ed a sei anni da quella del mosaico del Kantharos.
L'area in cui si sta così proficuamente scavando fu acquistata nel 1964 dalla Provincia, dietro suggerimento dell'allora soprintendente Mirabella Roberti. Qui venne presto in luce la Domus del Labirinto e recentemente sono emersi ambienti artigianali e case del I secolo d.C.. Il settore scavato quest'anno era ancora ignoto.
Archeologi e visitatori sul luogo del ritrovamento del mosaico
(Foto: Corsera)
La scoperta rivoluziona le idee finora maturatesi sullo sviluppo urbanistico di Bedriacum. Finora i mosaici ritrovati erano bicromi, in bianco e nero, ed appartenevano a case della prima metà del I secolo d.C.. Il mosaico ora ritrovato è posteriore, appartenente quasi sicuramente al III secolo d.C., periodo durante il quale non si hanno notizie di insediamenti di lusso nel vicus, ma solo di edifici artigianali, commerciali e di servizio.
Bedriacum era un piccolo centro della Cisalpina romana fondato nel II secolo a.C. nel territorio di Cremona, lungo l'asse della via Postumia, presso un guado dell'Oglio e frequentato fino al V secolo d.C.. Questa posizione fece di Bedriacum un importante nodo stradale e fluviale nell'area medio-padana. Nel 69 d.C., l'anno dei quattro imperatori, si affrontarono, in scontri successivi, dapprima Otone contro Vitellio, poi quest'ultimo contro le truppe di Vespasiano.

Periferia romana delle meraviglie

L'ambiente riscaldato rinvenuto a Tor Vergata
(Foto: Quotidiano.net)
A Tor Vergata, nella periferia est di Roma, è stata fatta una scoperta straordinaria dagli studenti dell'Università di Tor Vergata. Si tratta del complesso termale di quella che promette di essere una grande villa suburbana.
Dallo scavo sono emersi centinaia di frammenti provenienti da pavimentazioni musive e da stucchi dipinti e affreschi figurati. Gli archeologi hanno potuto ipotizzare che le stanze fossero dipinte di celeste, blu, verde acqua, giallo, rosso e nero. E' stata rintracciata anche un'ampia cisterna sotterranea a bracci, nonché un ambiente con piccoli pilastri a base quadrata (suspensurae) e un sistema di coibentazione delle pareti mediante tegulae mammatae, tutti elementi tipici degli ambienti destinati ad essere riscaldati contenendo al massimo la dispersione termica.
Le strutture sono state datate ad un ambito cronologico che gravita attorno al I secolo d.C. e si estendevano, è stato stimato, su una superficie di almeno 5000 metri quadrati. Nello scavo è tornata alla luce anche una moneta di età giulio-claudia che è, al momento, all'analisi degli esperti. Si cercano ulteriori reperti che possano identificare il proprietario di questa villa sontuosa. Sicuramente si tratta di un facoltoso romano.

Nuova scoperta a Vulci

Gli archeologi sul luogo dello scavo (Foto: Ansa)
(Fonte: Ansa) - Un nuovo sepolcro appartenente a un bambino di 10 anni e oggetti risalenti al VI secolo a.C., due coppe, una piccola ascia, un coltello: sono le scoperte effettuate a Vulci, Viterbo, durante i lavori per la valorizzazione della necropoli dell'Osteria. Il tutto è riemerso vicino alla tomba della sfinge. Adiacente a questa, infatti, è stato trovato un dromos su cui si prospettano due camere, una delle quali contenente oggetti che fanno parte di un corredo del bambino morto all'età di 10 anni.

lunedì 9 giugno 2014

Scoperta una tomba dell'XI Dinastia a Luxor

L'interno della sepoltura dell'XI Dinastia
ritrovata a Luxor
(Foto: Luxor Times Magazine)
E' stata scoperta, a Luxor, la tomba di un personaggio di rilievo vissuto durante l'XI Dinastia, forse un membro della casa reale o un alto funzionario. La tomba appare ben conservata e si trovava a sei metri di profondità.
Il corridoio di accesso alla sepoltura è alto 20 metri per due metri di larghezza. Si tratta, infatti, di una tomba a pozzo utilizzata, ritengono gli archeologi, anche come cachette, visti il gran numero di resti umani ritrovati: ceramiche e strumenti della XVII Dinastia, soprattutto, segno che durante quell'epoca la tomba venne sicuramente riaperta e utilizzata nuovamente.

domenica 8 giugno 2014

La via dell'agricoltura attraverso il Dna

(Foto: Alejandro Pérez-Pérez)
Per la prima volta è stato sequenziato il Dna mitocondriale dei primi agricoltori che abitarono il Vicino Oriente. Gli esperti hanno analizzato campioni provenienti da siti ubicati nel luogo dove si ritiene siano nate le pratiche agricole neolitiche: il bacino dell'Eufrate e l'Oasi di Damasco, che si trova nell'attuale Siria.
Lo studio, condotto da ricercatori Spagnoli, si è concentrato sull'analisi del Dna mitocondriale, ereditato da parte materna. Il fenomeno neolitico si stima abbia avuto inizio circa 12000 anni fa nella regione del Vicino Oriente conosciuta come Mezzaluna Fertile. Il Neolitico portò una profonda trasformazione nella società, nella cultura e nell'economia delle popolazioni umane.
La ricerca ha coinvolto studiosi in diversi campi che spaziano dall'antropologia, all'archeologia, alla linguistica fino alla paleogenetica. Finora, infatti, la composizione genetica delle prime popolazioni neolitiche è stata un mistero. Secondo le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori Spagnoli, vi sono somiglianze tra il Dna mitocondriale delle prime popolazioni neolitiche e il Dna dei primi agricoltori catalani e tedeschi. Questo sembra suggerire che l'espansione dell'agricoltura è avvenuta grazie a piccoli gruppi di popolazione su due principali rotte di migrazione, quella mediterranea e quella europea.
Tra i risultati più importanti raggiunti dagli studiosi, vi è la rilevazione della somiglianza genetica tra le popolazioni della Mezzaluna Fertile e quelle di Cipro e di Creta. Il che ha portato a pensare che l'agricoltura sia arrivata in Europa tramite vie diverse da quella anatolica. Recenti ricerche hanno dimostrato che il Neolitico è arrivato a Cipro circa 10600 anni fa, qualche anno dopo che sono documentate pratiche agricole nel Vicino Oriente. Le sepolture e le architetture civile ritrovati nei siti ciprioti sono molto simili a quelle che si trovavano nel bacino del Medio Eufrate.
Gli archeologi, ora, si propongono di analizzare maggiori campioni di Dna neolitici provenienti da altre regioni della Mezzaluna Fertile.

Un vascello arabo in Thailandia

I resti del veliero arabo ritrovati in Thailandia
(Foto: Bangkokpost.com)
Sepolti a diversi metri di profondità sotto il fango in un ex allevamento di gamberetti, nella provincia di Samut Sakhon, in Thailandia, c'erano i resti di una nave vecchia di migliaia di anni, che un tempo ha sicuramente percorso i mari di tutto il mondo. La nave, lunga 25 metri, era arrivata da terre lontane per trasportare qui prodotti "esotici".
L'antica imbarcazione costituisce uno dei reperti più preziosi della Thailandia, anche perché si è conservata quasi intatta. E' stata scoperta verso la fine dell'anno scorso in un sito a 8 chilometri di distanza dal mare. A dicembre del 2013 è cominciato lo scavo che, al momento, è avanzato del 10%. La nave era coperta di terreno fangoso, adagiata su un fianco. La prua e la poppa giacevano, rispettivamente, a sud e a nord. I parapetti in legno erano tenuti insieme tramite delle corde, ma sia la struttura in legno che le corde sono marciti nel tempo. Nella sezione centrale della nave si trovava un pezzo di legno rettangolare lungo 17,65 metri, probabilmente una parte della chiglia. Sul lato ovest del relitto è stato ritrovato un palo di legno di 17,37 metri di lunghezza che si ritiene sia uno degli alberi della nave.
Alcuni degli oggetti ritrovati sul vascello (Foto: Bangkokpost.com)
Una delle caratteristiche di questa nave è l'assemblaggio degli elementi lignei con corda. Ognuna di queste corde ha un'anima ugualmente in corda all'interno, per garantire la durata nel tempo, il che rende il vascello simile alle antiche navi arabe. All'interno sono stati ritrovati diversi reperti, per la maggior parte in terracotta, ma anche reperti in vetro provenienti dalla Cina e resti di palme da cocco, noci di betel, resina di legno, corno, lische di pesce, ossa di animali e semi di piante. Alcuni oggetti in terracotta non sono mai ritornati alla luce in Thailandia, si tratta di anfore solitamente comuni in Europa, in Medio Oriente e in India. Le anfore hanno l'interno foderato di resina, con spesse macchie marroni. Gli archeologi ritengono che la resina sia stata utilizzata per impedire che la merce contenuta andasse perduta. Potrebbe anche essere, però, che la resina sia la merce commerciata.
Sula nave sono stati ritrovati diversi pezzi cinesi risalenti alla Dinastia Tang (VIII-IX secolo d.C.). Uno di essi conteneva noci di betel. Si stima che la nave risalga all'VIII-IX secolo d.C. ed è fondamentale per lo studio del trasporto in questa regione. Intorno all'VIII-IX secolo, infatti, gli scambi tra Dvaravati, città posta nell'attuale regione centrale della Thailandia, ed altre città della costa erano molto frequenti.
Gli archeologi, ora, cercheranno di capire perché questa nave sia affondata. Essi ritengono che in questa zona si trovasse, un tempo, un canale o un approdo in mezzo ad una foresta di mangrovie, dove l'acqua del mare può facilmente arrivare. Questo canale navigabile collegava tra loro città distanti anche 30 chilometri.
I ricercatori pensano, ora, di costruire una diga attorno al luogo di ritrovamento, foderandone le pareti con sostanze chimiche resistenti all'acqua e stabilendo, sul luogo, un edificio in cui poter espletare le prime ricerche. 

Ritrovati i primi pantaloni

I pantaloni scoperti in Cina e risalenti a più di 3000 anni fa
(Foto: M. Wagner/German Archaeological Institute)
In Cina sono stati ritrovati i più antichi pantaloni mai indossati da essere umano. Il reperto è stato ritrovato di recente, durante lo scavo di alcune sepolture nella Cina occidentale. I pastori nomadi che utilizzarono quest'indumento vivevano da queste parti tra i 3300 e i 3000 anni fa.
Gli antichi pantaloni somigliano molto a quelli moderni e sono in lana. A fare la scoperta un team di archeologi dell'Istituto Archeologico tedesco di Berlino, guidati da Ulrike Bek e Mayke Wagner. La scoperta è stata fatta nel cimitero di Yanghai. Gli studiosi suggeriscono che l'invenzione dei pantaloni sia dovuta alla necessità di dare protezione fisica alle gambe e, nel contempo, libertà di movimento durante i lunghi spostamenti a cavallo. Sicuramente furono studiati per andare a cavallo. In precedenza europei ed asiatici avevano l'abitudine di indossare camici, abiti, tuniche o toghe oppure una combinazione di tre pezzi composti - come nel casto di Otzi - da un perizoma e due singoli gambali.
Sono più di 500 le tombe scavate, a partire dagli anni '70 del secolo scorso, nel bacino del Tarim. Il clima secco e le estati calde hanno contribuito a preservare i resti umani e gli abiti indossati. All'inizio delle ricerche la stessa squadra di archeologi che ha fatto questa sorprendente scoperta ha individuato un uomo vissuto circa 2600 anni fa, noto come l'uomo di Cherchen, che indossava dei pantaloni di colore bordeaux fatti, forse, in lana.
Del resto l'abitudine ad andare a cavallo è nata all'incirca tra i 4000 e i 3400 anni fa e l'invenzione dei pantaloni è di poco successiva, nelle regioni più umide a nord e ad ovest del bacino del Tarim. I resti degli uomini che indossavano questi antichissimi pantaloni, analizzati, hanno rivelato di appartenere ad individui di circa 40 anni di età. Uno dei due è stato seppellito con una briglia in pelle con delle decorazioni, un'ascia da battaglia e un bracciale di pelle per la protezione del braccio. Tra gli oggetti ritrovati accanto al secondo inumato vi sono una frusta, una coda di cavallo decorata ed una faretra.
Ogni paio di pantalone è stato messo insieme cucendo tre pezzi di stoffa di lana color marrone: un pezzo per ogni gamba ed un terzo elemento per il bacino. I pezzi di stoffa sono stati modellati su un telaio e includevano degli spacchi laterali, nastri per fissarli in vita e disegni sul tessuto che ricopriva le gambe.

Ritrovati i resti di Olaf, re vichingo d'Irlanda?

Parte della mascella del giovane vichingo
sepolto ad Auldhame (Foto: BBC.com)
Alcuni resti ossei scavati nel 2005 in Irlanda appartengono ad un giovane maschio adulto, seppellito con una serie di elementi indicativi del suo alto rango sociale. La scoperta ha portato gli archeologi e gli storici ad ipotizzare che questo scheletro appartenga a re Olaf oppure ad un membro del suo entourage.
Olaf apparteneva alla dinastia Uì Imar, che nel 937 d.C. sconfisse i rivali Norvegesi a Limerick ed arrivò ad avanzare pretese sul trono di York. Olaf sposò la figlia di re Costantino II di Scozia e strinse alleanza con Owen I di Strathclyde. Gli studiosi pensano che sia stato sepolto vicino al luogo dove si svolse la battaglia di Auldhame, nella contea di Meath, in Irlanda.
Al momento gli antropologi posseggono solo prove indiziarie sull'identità del guerriero dissepolto nel 2005, ma si dicono convinti che la percentuale che i resti appartengano ad un re irlandese di origine vichinga sono molto alte.

Pescato, in Siberia, un antico idoletto

L'idoletto in pietra pescato in Siberia (Foto: Siberiantimes.com)
Due pescatori siberiani hanno letteralmente pescato un antico idoletto, con gli occhi a mandorla e l'espressione del volto piuttosto feroce. Una volta portato il reperto al Museo di Tisul, nella regione del Kemerovo, i due pescatori hanno scoperto che si trattava di un idoletto scolpito all'inizio dell'Età del Bronzo.
La statuetta è stata datata dagli esperti a più di 4000 anni fa. L'idolo è stato scolpito nel corno di un animale che, con il passare dei secoli, si è fossilizzato. Gli unici ritrovamenti, finora, datati allo stesso periodo di questo reperto sono una collana in pietra e le figure di un orso e un uccello.
La zona intorno Tisul è conosciuta per essere un luogo in cui l'uomo ha iniziato ad abitare in tempi antichissimi. I ricercatori pensano che l'idoletto appartenga alla cultura Okunev o a quella Samus.

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...