lunedì 16 febbraio 2026

Villa Sora a Torre del Greco, dall'oblio allo splendore

Torre del Greco, alcune delle decorazioni di Villa Sora
(Foto: Mic)

A distanza di oltre trent'anni dalle ultime indagini sistematiche, a Villa Sora, nel comune campano di Torre del Greco, un nuovo ambiente restituisce decorazioni di alta qualità, apparati pittorici e tracce di un cantiere in attività al momento dell'eruzione del 79 d.C.
Il nuovo intervento, condotto dal Parco Archeologico di Ercolano, consente di ampliare in modo significativo il quadro conoscitivo della villa, portando all'individuazione di contesti finora non esplorati e ad una ricostruzione più puntuale delle fasi di vita della residenza, bruscamente interrotte dall'eruzione del 79 d.C.
Le indagini si sono concentrate sul fronte nordorientale della villa, dove è stato documentato un ambiente di dimensioni contenute, circa 10 mq, ma di eccezionale qualità decorativa. I frammenti pittorici rinvenuti, riferibili alle pareti e al soffitto, restituiscono un programma decorativo di grande raffinatezza. Le pareti, impostate su un fondo scuro scandito da fasce in rosso cinabro, erano animate da elementi figurativi, tra i quali aironi disposti attorno ad un candelabro dorato. Il soffitto, a fondo chiaro, era ornato da ghirlande, fregi e figure mitologiche: tra queste emergono grifi inseriti in un ricco repertorio ornamentale e la figura di un centauro in movimento di notevole qualità pittorica.
All'interno dell'ambiente, inoltre, erano presenti tre ciste in piombo finemente decorate, riconducibili alla medesima officina, insieme ad elementi architettonici in marmo bianco di elevata qualità, tra i quali un capitello conservato in condizioni eccellenti. La qualità della lavorazione, realizzata esclusivamente a scalpello, e la presenza di ulteriori frammenti marmorei, tra i quali un secondo capitello, indicano uno stoccaggio intenzionale di elementi destinati ad un intervento architettonico in corso. L'insieme di questi dati restituisce l'immagine di un ambiente utilizzato come deposito o spazio di cantiere, confermando l'ipotesi che la villa fosse interessata da lavori edilizi al momento dell'eruzione.
La lettura stratigrafica ha messo in evidenza l'impatto delle colate piroclastiche che investirono le strutture edilizie e provocarono il collasso delle coperture, del soffitto e il successivo cedimento delle pareti.
La villa venne edificata intorno alla metà del I secolo a.C. e fu soggetta a diversi rifacimenti fino al momento della distruzione. Si sviluppava lungo la linea di costa con un impianto scenografico articolato su terrazze digradanti verso il mare. L'estensione stimata del complesso, pari a circa 150 metri lungo il litorale, restituisce l'immagine di una dimora di alto livello, dotata di ambienti residenziali e di rappresentanza di grande raffinatezza.
Le prime scoperte nell'area risalgono al XVII secolo, quando si rinvennero due lastre di bronzo con i decreti dei due consoli Cn. Hosidius Geta e L. Vagellius ed un rilievo in marmo con Orfeo, Hermes e Euridice oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Fu Francesco IV, tra il 1797 ed il 1798, ad intraprendere scavi sistematici nella villa portandone in luce il nucleo centrale che si sviluppava intorno ad un grande salone absidato. L'area subì, in seguito, un progressivo abbandono e solo tra il 1989 ed il 1992 ripresero le ricerche.

Fonte:
Mic 


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