| Creta, il santuario di Apollo (Foto: |
Nel santuario di Apollo a Gortina, sull'isola di Creta, gli archeologi della Scuola Archeologica Italiana di Atene e dell'Università di Padova stanno studiando un eccezionale deposito votivo con i resti di oltre 450 topi. Il ritrovamento potrebbe documentare sull'isola il culto di Apollo Smintheus, il dio associato ai roditori ed alle pestilenze già evocato nell'Iliade.
Gli scavi del 2026, intanto, stanno ridefinendo uno dei più antichi complessi sacri della nascente polis cretese.
Il deposito votivo, individuato nel 2025, si trova nel recinto sacro dedicato ad Apollo. Il numero dei roditori è eccezionale: oltre 450 individui deposti insieme ad altre offerte. Ed è proprio questa concentrazione ad avere suggerito agli archeologi una possibile interpretazione. I topi potrebbero essere collegati ad Apollo Smintheus, letteralmente l'Apollo dei topi, una particolare manifestazione del dio legata alla capacità di provocare e al tempo stesso allontanare pestilenze ed epidemie. Il riferimento porta direttamente ad Omero che, nel primo libro dell'Iliade, ci presenta il sacerdote Crise che invoca Apollo perché punisca con una pestilenza l'esercito acheo che assedia Troia.
Il principale centro conosciuto del culto di Apollo Smintheus si trovava, infatti, nella Troade, nell'Anatolia nordoccidentale, presso l'odierna Gulpinar. Secondo la tradizione antica, nel santuario venivano mantenuti topi vivi sotto l'altare e la statua cultuale attribuita allo scultore Skopas. La statua avrebbe rappresentato Apollo con un piede poggiato sopra un roditore.
Strabone ricordava, inoltre, diverse località dell'Asia Minore legate al nome Sminthe, indizio di una diffusione del culto più ampia rispetto al singolo santuario anatolico. E' precisamente questo quadro a rendere interessante Gortina. Se l'interpretazione del deposito verrà confermata, i 450 roditori potrebbero documentare una declinazione cretese del culto di Apollo Smintheus e ampliare sensibilmente la geografia religiosa finora conosciuta.
Il topo, nel mondo antico, possedeva un'ambivalenza che aiuta a comprendere il culto. Era un animale capace di distruggere raccolti e riserve alimentari e poteva essere associato alla diffusione delle malattie. Apollo, analogamente, possiede, nella religione greca, una natura duplice: può scagliare la pestilenza e può farla cessare. Il deposito di Gortina potrebbe, quindi, appartenere ad una pratica religiosa costruita precisamente attorno a questo rapporto fra contagio, protezione e divinità. Ovviamente è necessario uno studio archeozoologico dei materiali, della modalità di deposizione e delle offerte associate.
E' anche la cronologia del santuario a rendere importante la scoperta. Il recinto sacro venne costruito intorno alla metà del VII secol a.C., in una fase cruciale per la formazione delle città-stato cretesi. Le tre nuove trincee aperte durante la campagna 2026 hanno confermato la datazione e fornito ulteriori informazioni sulle tecniche costruttive dell'edificio.
Ci troviamo, quindi, davanti ad uno dei complessi religiosi più antichi collegati alla nascita della polis cretese. In una fase storica scarsamente documentata dalle fonti scritte, l'archeologia permette di osservare come culto, organizzazione dello spazio e costruzione della comunità politica procedessero insieme.
Nei secoli successivi il santuario avrebbe conosciuta una lunga trasformazione. In epoca ellenistica era associato ad Apollo Pizio, mentre sotto il dominio romano divenne uno dei principali complessi religiosi della città.
Gli archeologi stanno contemporaneamente lavorando sul vicino Teatro del Pizio, costruito nel II secolo d.C. e considerato il teatro romano meglio conservato di Creta. La cavea semicircolare poteva accogliere circa duemila spettatori ed era preceduta da un grande portico colonnato. Gli scavi del 2026 hanno riportato alla luce nuove porzioni della scaenae frons, la monumentale facciata architettonica che costituiva il fondale del palcoscenico. Lunga originariamente circa 50 metri, doveva presentarsi come una composizione articolata di portali, colonne doriche bianche e nere e rivestimenti marmorei. Dal materiale di crollo stanno, inoltre, emergendo elementi architettonici e frammenti scolpiti che potranno contribuire alla ricostruzione dell'aspetto originario dell'edificio.
Santuario e teatro formavano, così, un sistema monumentale nel quale religione, spettacolo e vita pubblica finivano per occupare spazi strettamente connessi.
Gli scavi del 2026, intanto, stanno ridefinendo uno dei più antichi complessi sacri della nascente polis cretese.
Il deposito votivo, individuato nel 2025, si trova nel recinto sacro dedicato ad Apollo. Il numero dei roditori è eccezionale: oltre 450 individui deposti insieme ad altre offerte. Ed è proprio questa concentrazione ad avere suggerito agli archeologi una possibile interpretazione. I topi potrebbero essere collegati ad Apollo Smintheus, letteralmente l'Apollo dei topi, una particolare manifestazione del dio legata alla capacità di provocare e al tempo stesso allontanare pestilenze ed epidemie. Il riferimento porta direttamente ad Omero che, nel primo libro dell'Iliade, ci presenta il sacerdote Crise che invoca Apollo perché punisca con una pestilenza l'esercito acheo che assedia Troia.
Il principale centro conosciuto del culto di Apollo Smintheus si trovava, infatti, nella Troade, nell'Anatolia nordoccidentale, presso l'odierna Gulpinar. Secondo la tradizione antica, nel santuario venivano mantenuti topi vivi sotto l'altare e la statua cultuale attribuita allo scultore Skopas. La statua avrebbe rappresentato Apollo con un piede poggiato sopra un roditore.
Strabone ricordava, inoltre, diverse località dell'Asia Minore legate al nome Sminthe, indizio di una diffusione del culto più ampia rispetto al singolo santuario anatolico. E' precisamente questo quadro a rendere interessante Gortina. Se l'interpretazione del deposito verrà confermata, i 450 roditori potrebbero documentare una declinazione cretese del culto di Apollo Smintheus e ampliare sensibilmente la geografia religiosa finora conosciuta.
Il topo, nel mondo antico, possedeva un'ambivalenza che aiuta a comprendere il culto. Era un animale capace di distruggere raccolti e riserve alimentari e poteva essere associato alla diffusione delle malattie. Apollo, analogamente, possiede, nella religione greca, una natura duplice: può scagliare la pestilenza e può farla cessare. Il deposito di Gortina potrebbe, quindi, appartenere ad una pratica religiosa costruita precisamente attorno a questo rapporto fra contagio, protezione e divinità. Ovviamente è necessario uno studio archeozoologico dei materiali, della modalità di deposizione e delle offerte associate.
E' anche la cronologia del santuario a rendere importante la scoperta. Il recinto sacro venne costruito intorno alla metà del VII secol a.C., in una fase cruciale per la formazione delle città-stato cretesi. Le tre nuove trincee aperte durante la campagna 2026 hanno confermato la datazione e fornito ulteriori informazioni sulle tecniche costruttive dell'edificio.
Ci troviamo, quindi, davanti ad uno dei complessi religiosi più antichi collegati alla nascita della polis cretese. In una fase storica scarsamente documentata dalle fonti scritte, l'archeologia permette di osservare come culto, organizzazione dello spazio e costruzione della comunità politica procedessero insieme.
Nei secoli successivi il santuario avrebbe conosciuta una lunga trasformazione. In epoca ellenistica era associato ad Apollo Pizio, mentre sotto il dominio romano divenne uno dei principali complessi religiosi della città.
Gli archeologi stanno contemporaneamente lavorando sul vicino Teatro del Pizio, costruito nel II secolo d.C. e considerato il teatro romano meglio conservato di Creta. La cavea semicircolare poteva accogliere circa duemila spettatori ed era preceduta da un grande portico colonnato. Gli scavi del 2026 hanno riportato alla luce nuove porzioni della scaenae frons, la monumentale facciata architettonica che costituiva il fondale del palcoscenico. Lunga originariamente circa 50 metri, doveva presentarsi come una composizione articolata di portali, colonne doriche bianche e nere e rivestimenti marmorei. Dal materiale di crollo stanno, inoltre, emergendo elementi architettonici e frammenti scolpiti che potranno contribuire alla ricostruzione dell'aspetto originario dell'edificio.
Santuario e teatro formavano, così, un sistema monumentale nel quale religione, spettacolo e vita pubblica finivano per occupare spazi strettamente connessi.
Fonte:
ilgiornaledellarte.com
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