venerdì 21 agosto 2026

Betiga, i mosaici del complesso di Sant'Andrea ed i dedicanti

Croazia, particolare di uno dei mosaici rinvenuti
(Foto: ilgiornaledeallarte.com)

Nel complesso di Sant'Andrea a Betiga, nell'Istria croata, sono tornati alla luce mosaici paleocristiani del V secolo d.C. rimasti protetti per quasi mezzo secolo.
Tra le iscrizioni compare quella di Feliciano e Ingenua, che si definiscono peccatores nimis, grandi peccatori, e dichiarano di aver finanziato l'opera in onore dei santi.
Non sappiamo quasi nulla delle vite di Feliciano ed Ingenua, sappiamo, però, che contribuirono alla realizzazione di uno dei primi edifici cristiani del sito.
Il mosaico è tornato visibile durante una nuova campagna di ricerca condotta dal Museo Archeologico dell'Istria, quasi cinquant'anni dopo gli scavi sistematici degli anni Settanta. Si tratta, quindi, di una riscoperta: i pavimenti erano stati riportati alla luce tra il 1975 ed il 1979 e successivamente protetti. La tecnologia dell'epoca non era in grado di analizzarli e documentarli come è possibile fare ora attraverso la scansione laser, la fotogrammetria e la modellazione tridimensionale.
Il nucleo più antico del complesso è una cappella commemorativa trilobata, costruita all'inizio del V secolo attorno alla tomba di un santo del quale non si conosce l'identità. E' qui che compare l'iscrizione di Feliciano ed Ingenua. La coppia potrebbe aver finanziato il pavimento musivo e forse aver avuto un ruolo più ampio nella costruzione stessa della cappella. Potrebbe darsi anche che la struttura non fosse inizialmente consacrata specificamente a Sant'Andrea. Questa dedicazione è documentata solo più tardi, attraverso un'iscrizione lapidea preromanica del IX secolo.
I mosaici più antichi sono in bianco e nero, con geometrie, croci e motivi vegetali stilizzati. Quando la cappella fu successivamente inglobata in una basilica più ampia, nella prima metà del V secolo, la decorazione divenne più complessa e policroma: viticci di edera, fiori di loto e composizioni interpretate come alberi della vita trasformavano il pavimento in un repertorio nel quale ornamento e simbolismo cristiano convivevano.
Feliciano ed Ingenua non sono gli unici committenti sopravvissuti attraverso le iscrizioni. Altri mosaici ricordano i nomi di chi contribuì economicamente alla decorazione della basilica. Un sacerdote di nome Dalmazio avrebbe finanziato circa 300 piedi quadrati romani di pavimento, equivalenti a circa 26 metri quadrati. Aquilino e Urania, insieme alla propria famiglia, ne sostennero altri 300, mentre Fiorenzo ed i suoi familiari ne offrirono circa 200.
Le iscrizioni consentono di osservare concretamente come veniva finanziata una comunità cristiana tardoantica. Il pavimento della chiesa funzionava anche come luogo di memoria sociale: chi contribuiva alla costruzione dello spazio sacro poteva associare il proprio nome al monumento ed alla comunità religiosa che lo frequentava.
Il sito di Betiga permette di seguire l'espansione di un centro religioso lungo diversi secoli. La prima cappella commemorativa venne progressivamente inglobata in una basilica a tre navate, dotata di battistero, mausoleo, portico, atrio e cisterna. In seguito vi si stabilì probabilmente una comunità monastica. Betiga sorgeva in un territorio rurale densamente occupato in età romana, caratterizzato dalla presenza di ville e insediamenti produttivi. Il complesso di Sant'Andrea divenne uno dei principali poli cristiani dell'Istria extraurbana. In epoca preromanica, la chiese venne nuovamente trasformata e arricchita con arredi liturgici in pietra decorati da motivi ad intreccio. I materiali ceramici indicano che la vita del monastero proseguì ancora per secoli, probabilmente fino al XIII secolo.

Fonte:
ilgiornaledellarte.com

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