sabato 10 marzo 2018

Scoperto un cimitero nativo-americano di 7000 anni fa

Il cimitero nativo-americano nel Golfo del Messico (Foto: La Stampa)
Un sito di sepoltura ancestrale dei nativi americani risalente a 7000 anni fa. E' stato scoperto sul fondale del Golfo del Messico al largo di Manasota Key, in Florida. Una scoperta quasi surreale, costruito in una sorta di stagno - oggi subacqueo - dove l'acqua era dolce e il fondale fatto di torba.
Un pozzo dei tesori, da tutelare il prima possibile. "Il Dipartimento di Stato della Florida prende molto sul serio la sua responsabilità per la conservazione, il trattamento rispettoso e la sicurezza di questo sito raro e unico", ha affermato il segretario di Stato Ken Detzener. "Il nostro team di archeologi subacquei ha svolto un incredibile lavoro di documentazione e ricerca sul sito di Manasota Key e sono estremamente orgoglioso del lavoro svolto. La nostra speranza è che questa scoperta porti a una maggiore conoscenza e una maggiore comprensione dei primi popoli della Florida".
Il sito archeologico di Manasota Key è stato definito "senza precedenti". Ed è la testimonianza di come millenni fa, in un clima più fresco, i nativi americani vivessero su un continente decisamente più vasto, anno dopo anno divorato dal mare. I reperti ancestrali oggi si trovano a 275 metri dalla costa, ad una profondità di 6,5 metri. Un'accessibilità che potrebbe seriamente metterlo a rischio. Per evitare che qualche turista o bagnante troppo zelante si avvicini troppo, dl giorno della scoperta il sito viene pattugliato dalle forze dell'ordine. E lo rimarrà finché tutto non verrà studiato e messo in sicurezza.
Gli scavi sono iniziati nel 2016, quando dei subacquei hanno casualmente visto dal fondale al largo di Manasota Key spuntare delle ossa, verosimilmente umane. Un braccio, pezzi di cranio, ma anche paletti di legno e altri frammenti inconsueti per la zona. E' iniziata così la ricerca ma i primi risultati sono stati resi noti solo pochi giorni fa, a fine febbraio.
In questi due anni il Bureau of Archaeological Research ha perlustrato palmo a palmo tutta la zona, identificando - oltre al cimitero - un'area archeologica grande 7.500 metri quadrati. Le prime ricerche indicano che i corpi dei nativi americani erano stati seppelliti in acqua, in una sorta di stagno melmoso, che secolo dopo secolo è stato risucchiato dal Golfo del Messico.
Ma nonostante l'inondazione, il fondale di torba è rimasto intatto, rallentando il processo di decomposizione e dandoci oggi la possibilità di studiare dei reperti così preziosi e unici nel loro genere.

Fonte:
lastampa.it

L'Uomo di Mentone era...la Donna di Caviglione

La Donna di Caviglione (Foto: Ansa)
Appartiene a una donna di circa 37 anni e non a un uomo, come erroneamente si riteneva, lo scheletro rinvenuto nel 1872 nella grotta Caviglione, in una sepoltura che faceva parte del sito archeologico dei Balzi Rossi, al confine italo-francese di Ventimiglia.
La scoperta è stata comunicata durante l'inaugurazione, avvenuta nei giorni scorsi, del nuovo allestimento del Museo Preistorico di Balzi Rossi. "La sepoltura, quindi, non si chiama più l'Uomo di Mentone, ma la Dona di Caviglione - ha detto Antonella Traverso, direttore del museo - ed è stata proprio questa sorprendente scoperta a dare impulso al riallestimento complessivo del museo".
Il 26 marzo 1872 gli scavi guidati da Emile Riviere portavano alla luce una sepoltura di quello che sino ad oggi era stato chiamato "Uomo di Mentone". La sepoltura viene trasferita a Parigi, dove è conservata presso l'Institut del Paleontolgie Humaine e ai Balzi Rossi ne resta il calco. A sorpresa, i recenti studi del gruppo internazionale guidato da Henry de Lumley, hanno ribaltato le informazioni sino a oggi ritenute valide. La sepoltura, caratterizzata da una cuffia formata da conchiglie e denti di cervo e un corredo di ossa di cavallo, è quella di una madre vissuta circa 24.000 anni fa, di alta statura e di circa 37 anni.

Fonte:
Ansa.it

sabato 3 marzo 2018

Tivoli, riemerge una domus romana

Pavimento della domus di Tivoli
(Foto: Andrea Terenzi)
Una domus di età romana non lontana da Villa d'Este. Testimonianze dell'antica Tibur sono venute alla luce nei giorni scorsi in vicolo del Colonnato a Tivoli.
Quello che è stato scoperto è un ambiente di strutture a blocchi e intonaco dipinto con un meraviglioso pavimento in cocciopesto decorato con motivi geometrici a tessere bianche e nere, databile al II-I secolo a.C., come ha annunciato l'archeologa Valentina Cipollari.
Una domus di età romana. La zona dove è stata trovata è quella che, nel 1500, si chiamava Valle Gaudente, al di fuori della cinta muraria dell'antica Tibur, attigua ai giardini di Villa d'Este all'interno dei quali sembrano continuare le strutture.
"Il cantiere di via del Colonnato - spiega l'archeologa Cipollari - è seguito dalla collega Marta Di Berti. La direzione scientifica è del Dott. Zaccaria Mari, funzionario della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per l'Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l'Etruria Meridionale".

Roma, la metro C e la casa del comandante

Ambienti della casa rinvenuta durante i lavori della Metro C
(Foto: Bruno Frustini)
Nel corso dei lavori di completamento della stazione Metro C - Amba Aradam, a Roma, gli archeologi hanno rinvenuto i resti di altri due edifici adiacenti al dormitorio della caserma romana emersa nella primavera del 2016. Pur avendo una loro funzione specifica, i nuovi ritrovamenti si presentano come parte integrante del complesso militare per le seguenti caratteristiche: formano due ali al dormitorio e appaiono costruite in età adrianea (inizi del II secolo d.C.), contemporaneamente all'alloggio dei soldati.
Le nuove scoperte sono avvenute a 12 metri di profondità, si dispongono a una quota più bassa di circa 3 metri rispetto al resto della caserma, e seguono l'orografia della zona, declinante verso nord in direzione del fiume che scorreva
Panoramica degli ambienti rinvenuti durante lo scavo
della Metro C (Foto: Bruno Frustini)
ai piedi delle (non ancora costruite) Mura Aureliane.
L'ala est si configura come un edificio rettangolare di circa 300 mq, che prosegue oltre la paratia nord della stazione, limite dello scavo: vi si accede da un'ampia area all'aperto, per mezzo di gradini che immettono in un corridoio con pavimento in opus spicatum (mattoncini disposti a spina di pesce). In quest'area sono stati rinvenuti 14 ambienti, che si dispongono attorno ad un cortile centrale con fontana e vasche, anch'esso in opera spicata a terra. I pavimenti sono di buona fattura in opus sectile a quadrati di marmo bianco e ardesia grigia, a mosaico (anche figurato) o in cocciopesto, mentre le pareti sono decorate con intonaci dipinti o bianchi. Uno degli ambienti doveva essere riscaldato, vista la presenza di suspensurae (pile di mattoni che formavano un'intercapedine al di sotto del pavimento per il passaggio di aria calda).
Sia i pavimenti che i rivestimenti parietali sono stati rifatti più volte, con l'intento, evidentemente, di mantenere in buono stato l'edificio, nonostante le diverse ristrutturazioni interne, che nel tempo ne hanno modificato la forma e le dimensioni degli ambienti, nonché le aperture di passaggio. Nell'ultima fase di vita quest'ala della caserma è stata dotata di una scala per salire al piano superiore, probabilmente un accesso ad ufficio o al dormitorio dei soldati, posto, appunto, più in alto.
Pavimenti musivi della casa rinvenuta durante gli scavi della Metro C
(Foto: Bruno Frustini)
Dal momento che è da escludere l'eventualità che un privato cittadino potesse costruire la sua domus a contatto con un edificio militare di proprietà imperiale, l'ipotesi allo studio, a scavo ancora in corso, è che si tratti dell'abitazione del comandante della caserma. Anche l'ala ovest, simmetrica alla precedente, era più ampia di quanto messo in luce e proseguiva oltre la paratia occidentale della stazione. Si tratta di un'area di servizio, con pavimenti in opera spicata, vasche e sottostanti complesse canalizzazioni idriche. Quest'ala, attraverso una soglia in blocchi di travertino, era in comunicazione con un tracciato viario in basoli ad andamento est-ovest. Probabilmente accoglieva merci da stoccare, forse temporaneamente.
Di particolare importanza è il rinvenimento di elementi lignei: sia resti delle cassaforme utilizzate per edificare le fondazioni dei muri (tavole e ritti ritrovati ancora in situ sulle fondazioni), sia elementi di carpenteria (tavole, travi, travetti) accatastati o buttati al fondo di fosse. Il rinvenimento di elementi lignei è molto raro per Roma: gli scavi per la Metro C, grazie alla loro profondità, ne hanno recentemente permesso alcuni rilevanti ritrovamenti.
Particolare dei pavimenti rinvenuti nei lavori della Metro C
(Foto: Bruno Frustini)
I due nuovi edifici, come il dormitorio dei soldati, sono stati abbandonati e messi fuori uso intenzionalmente: i muri rasati a un'altezza massima di 1,5 metri, gli ambienti spoliati e interrati. Questo radicale e massiccio intervento, databile a poco dopo la metà del III secolo d.C., può essere messo in relazione con la costruzione delle vicine Mura Aureliane (271-275 d.C.), che doveva prevedere la dismissione degli edifici esterni e prossimi, possibile riparo o nascondiglio per eventuali nemici.
Le indagini archeologiche nella stazione Amba Aradam della Linea C si sono svolte nei mesi di novembre-dicembre 2015 e, dopo una battuta d'arresto, sono riprese nel marzo 2016 e sono tuttora in corso. Nel 2016 la Soprintendenza ha presentato il ritrovamento di un lungo edificio militare con corridoio centrale e stanzette affrontate, destinato ad alloggio dei soldati.
le novità di questo ultimo anno, le due ali della caserma, aggiungono un nuovo elemento di conoscenza del complesso militare. L'importanza della scoperta si deve alla complessità e allo stato di conservazione dei castra, nonché alla loro posizione, che integra la cintura di edifici militari rinvenuta tra Laterano e Celio: i Castra Priora Equitum Singularium rinvenuti in via Tasso, i Castra Nova Equitum Singularium che si trovano sotto la basilica di San Giovanni in Laterano, i Castra Peregrina al di sotto della chiesa di Santo Stefano Rotondo e la statio della V Coorte dei Vigili presso la chiesa di Santa Maria in Domnica.
Si tratta di un vero e proprio quartiere militare, edificato soprattutto nell'età traianea (inizi del II secolo d.C.). Malgrado siano citati in numerose fonti letterarie ed epigrafiche, non di tutti i castra di Roma sono stati trovati dei resti: la caserma di Amba Aradam potrebbe proprio far parte di questi ultimi.

Fonte:
Comunicato Stampa Casa del Comandante - 2 marzo 2018

domenica 18 febbraio 2018

Roma, riaperto il Mausoleo di Castel di Guido

Il municipio XIII di Roma rende nota a tutta la cittadinanza la riapertura del Mausoleo di Castel di Guido, detto di Antonino Pio, dopo circa 15 anni di chiusura al pubblico. Un risultato di grande valore per il territorio e per i suoi cittadini. Si tratta di uno dei luoghi storici e archeologici più importanti del territorio e parco archeologico dell'Aurelia.
Esso, infatti, fa parte di un più ampio sito di età romana, che comprende la villa e l'azienda agricola, forse attribuibile all'imperatore Antonino, anch'esso da riportare alla luce. Sul mausoleo fu poi edificata la chiesa dello Spirito Santo, tutt'oggi in funzione, che ne ricalca il perimetro e che fu anche chiesa templare. Così, dopo oltre un decennio di chiusura, che lo ha di fatto sottratto alla conoscenza degli utenti, possiamo restituire questo antico sepolcro alla pubblica fruizione e all'interezza della struttura di cui è parte integrante. Una fruizione gratuita per tutti i cittadini, che potranno ora avere un ulteriore sito di riferimento e di interesse in questo territorio, accanto all'oasi naturalistica Lipu, alla vicina villa romana delle Colonnacce e all'azienda agricola di Castel di Guido.
Tutto ciò è frutto dell'interessamento e dell'impegno della Commissione VI Commercio e Sviluppo locale e turismo del Municipio XIII, che ha trovato la disponibilità e la collaborazione della Sovrintendenza ai Beni di Roma.
La tomba è costruita in laterizio, databile tra la fine del III e l'inizio del IV secolo d.C.. Costruzioni simili, tipiche del suburbio urbano, si trovano sull'Appia (il Mausoleo di Romolo), Tor Pignattara e nel complesso dei Gordiani a Tor de' Schiavi.
Castel di Guido sorge sulla vecchia via Aurelia, della quale sono stati rinvenuti, a più riprese, basoli in selce che ne lastricavano il percorso. Il pianoro tufaceo che caratterizza questa zona ha restituito i resti di un muro imponente, con rivestimento in laterizio ed un tratto di pavimento che gli archeologi ritengono appartenesse ad una villa romana di epoca imperiale. Un'altra costruzione è venuta alla luce alle spalle della chiesa dello Spirito Santo: se ne sono intercettati un breve tratto di muro, due ambienti parzialmente pavimentati con mosaici, due magazzini e vasche intonacate con cocciopesto.
La zona di Castel di Guido ospita anche una necropoli molto estesa, si parla di circa 300 tombe di fattura modesta, costruite con mattoni e tegole oblique. Le tombe non hanno restituito particolari corredi funebri, alcuni inumati hanno la classica monetina che permetteva al defunto di passare nell'aldilà. In una tomba maschile sono stati trovati dei bracciali in bronzo, mentre in una femminile sono emersi una cavigliera e borchiette montate su una striscia di cuoio.
In altri scavi è venuto alla luce un mammut ben conservato.

Fonti:
abcvox.info
massimina.it

venerdì 16 febbraio 2018

Lomellina, scoperta necropoli longobarda

Pavia, una necropoli longobarda scoperta in Lomellina durante gli scavi al metanodotto. Gli archeologi hanno contato undici tombe, perfettamente allineate, ma l'area potrebbe svelare antichissimi segreti. Il sito lungo la provinciale della Belcreda, frazione di Gambolò, in provincia di Pavia, è presidiato giorno e notte da carabinieri e polizia locale per il timore che i tombaroli possano far sparire qualche reperto.
Operai e ruspe erano al lavoro da diversi giorni per la realizzazione del nuovo metanodotto Cervignano d'Adda-Mortara, quando sono stati bloccati dagli archeologi che stavano facendo assistenza a Snam Rete Gas: lungo l'asse di scavo erano emerse alcune canalette parallele, orientate est-ovest, che da subito avevano fatto pensare a delle sepolture di età longobarda. "Stavamo facendo le consuete verifiche su un'opera pubblica e abbiamo trovato la prima tomba - spiega Nicola Cassone, archeologo e direttore degli scavi - Con estrema cautela abbiamo scorticato la parte che potesse permetterci di evidenziare tutta la necropoli in pianta. Secondo noi non è tutto qui: l'area potrebbe essere molto più estesa; le fosse trovate sino ad ora sarebbero solo una piccola parte".
La conferma che quella emersa sia proprio una necropoli del "popolo dalle lunghe barbe" è arrivata ieri dalla Soprintendenza archeologica. Dalla valle del Ticino sono venute alla luce le tombe dei barbari guerrieri che assediarono Pavia, capitale del regno. Corredi funebri, armature e cimeli collocherebbero il loro passaggio su questi campi a 1400 anni fa. "Abbiamo trovato alcuni reperti risalenti alla più antica epoca longobarda. Necropoli simili si trovano soltanto sopra il Danubio - prosegue Nicola Cassone. - La prima sepoltura che abbiamo studiato apparteneva ad un soldato. Gli oggetti trovati ai piedi ci raccontano la sua storia".
Questo il patrimonio restituito al territorio un tempo colonizzato: fiasche in astralucido di ceramica con stampigliature, asce barbute, pugnali, punte di frecce e fibbie di cinturoni da guerra. Le ossa, però, non si trovano: "Difficile rinvenirle in questa zona: il terreno, per via della vicinanza al fiume, è molto acido ed altamente corrosivo". A Gambolò, in passato, ci furono alcuni ritrovamenti risalenti alla civiltà di Golasecca, ora custoditi nel museo archeologico locale all'interno del castello, ma le tracce del popolo longobardo si fermavano qualche chilometro più in là, nel battistero di Lomello, dove la regina Teodolinda sposò in seconde nozze Agilulfo, sovrano dei Longobardi, tra il 591 e il 616 d.C. "L'amministrazione comunale è a disposizione, anche se questi beni appartengono allo Stato. - Commenta il sindaco Antonio Costantino. - La prossima settimana ci sarà un consiglio comunale per collocare i ritrovamenti alla Belcreda nei nostri musei". I lavori di realizzazione del metanodotto devieranno obbligatoriamente in un'altra direzione. Il gruppo di archeologi emiliani impegnati sul sito lomelino, invece, continuerà gli scavi per riportare alla luce l'intero tesoro nascosto.

Fonte:
milano.corriere.it

venerdì 2 febbraio 2018

Gran Bretagna, sacrifici rituali vicino l'acqua?

Il cranio ritrovato nei pressi del canale Sowy (Foto: newsweek.com)
Il cranio di una donna di mezza età, morta, con tutta probabilità, duemila anni fa, durante l'Età del Ferro è stato trovato in Gran Bretagna. La scoperta è stata fatta da un uomo e dal suo cane nei pressi del fiume Sowy, nel Somerset, nel marzo dello scorso anno. In realtà il Sowy è un fiume solo di nome, si tratta di parte di un canale di drenaggio creato nel 1960 a seguito di una serie di tragiche alluvioni.
In seguito al ritrovamento del cranio, le autorità hanno disposto l'abbassamento dei livelli dell'acqua per cercare altri reperti. Sfortunatamente non sono stati trovati altri resti umani, ma reperti lignei che sono, allo stato attuale, in fase di analisi da parte dei ricercatori. Il livello dell'acqua è stato poi nuovamente innalzato per permettere la conservazione dei pali di legno e di ogni altro residuo archeologico presente nel canale.
Gli archeologi ritengono che la defunta, alla quale apparteneva il cranio, doveva avere 45 anni al momento della morte e soffriva di una grave malattia gengivale che le aveva fatto perdere alcuni denti e ne aveva danneggiati altri. Il teschio presentava anche una grave artrite alla mascella e sembra essere stato deliberatamente rimosso, forse subito dopo la morte.
Le teste mozzate non sono una scoperta insolita per l'Età del Ferro, ma il posizionamento del cranio, in una zona umida accanto ad una struttura di legno è molto rara. Forse gli antichi abitanti del luogo ritenevano di dover fare un'offerta rituale nei pressi di un ambiente acquatico, a detta dell'archeologo Richard Brunning, del South West Heritage Trust. In effetti dieci anni fa è stato trovato un'altro cranio dell'Età del Ferro, a York, considerato anch'esso una sorta di sacrificio rituale. Questo cranio è stato rinvenuto con il tessuto cerebrale ancora intatto.

Fonte:
newsweek.com

Yukon, trovata freccia di mille anni fa

La freccia trovata nello Yukon nel 2016 (Foto: Yukon Government)
L'archeologo Greg Har ha affermato di aver trovato un manufatto, una freccia, utilizzato per la caccia e risalente a 1000 anni fa, nel ghiaccio dello Yukon. La recente datazione al radiocarbonio conferma che si tratta di uno dei primi esempi di metallurgia del rame mai trovata nello Yukon. La scoperta risale al 2016 ed è stata fortuita, poiché la freccia si trovava parzialmente nascosta nel ghiaccio e gli studiosi si trovavano in quel luogo per filmare un branco di caribù.
Per migliaia di anni i caribù, in estate, si sono rifugiati sulle distese di ghiaccio dello Yukon per sfuggire al caldo e agli insetti. Questo ha reso queste zone delle buone riserve di caccia per gli antichi cacciatori. Alcune delle armi rinvenute negli anni passati hanno mancato il bersaglio e si sono perse nella neve e nel ghiaccio, finendo per costituire un vero tesoro per gli archeologi. Sono state trovate anche armi da caccia in legno ed osso o corno.
La freccia di rame appena ritrovata fissa la tecnologia di questo metallo, per quel che riguarda lo Yukon, a circa mille anni fa. Il reperto è, dunque, tra i primi esempi di questa tecnologia mai recuperati nella regione. Jennifer Herkes, consulente del patrimonio di Carcross / Tagish First Nation, ha dichiarato che questo ritrovamento supporta la conoscenza orale tradizionale trasmessa dagli anziani.

Fonte:
cbc.ca

Gran Bretagna, "pastelli" preistorici

Il pastello di ocra trovato nei pressi di un antico lago in Gran Bretagna
(Foto: University of York)
Una sorta di "pastello" fatto di ocra, utilizzato, forse, per disegnare su pelli di animali, è stata trovata nei pressi del sito di un antico lago, ora coperto di torba, vicino Scarborough, nel North Yorkshire, in Gran Bretagna. Il "pastello" primitivo risalirebbe a 10000 anni fa ed è lungo 22 millimetri. Sulla riva opposta dell'antico lago è stato trovato un "pastello" analogo. L'area si trova nei pressi di uno dei più famosi siti mesolitici europei, Star Carr.
L'ocra, un pigmento composto da sabbia ed argilla, ha una superficie fortemente striata, probabilmente perchè è stata raschiata per ricavarne il pigmento rosso. Gli archeologi affermano che la vicina Flixton era un luogo chiave del Mesolitico e il "pastello" potrebbe aiutare a dimostrare come le persone riuscivano ad interagire con l'ambiente circostante. Probabilmente "pastelli" del genere servivano per colorare le pelli degli animali o per dipingere la roccia. Il colore era una parte molto importante nella vita dei cacciatori-raccoglitori.

Fonti:
bbc.com

Norvegia, trovato un antico pezzo degli scacchi

Il pezzo degli scacchi scoperto in un'abitazione del
XIII secolo in Norvegia (Foto: T. Wrigglesworth/NIKU)
E' stato scoperto, in Norvegia, un pezzo degli scacchi risalente a 800 anni fa. Gli archeologi hanno scoperto questo oggetto in una casa del XIII secolo a Tonsberg. Il pezzo da gioco è ricavato essenzialmente da corna di cervo e sarebbe stato utilizzato per giocare a quello che veniva chiamato "shatranj", simile agli attuali scacci.
La pedina appare riccamente decorata, con cerchi nella parte inferiore e diversi altri sui lati. Il muso del cavallo appare sporgente. Questa figura di "cavallo (o cavaliere)" è molto simile, secondo Lars Haugesten, project manager dello scavo, ad altri pezzi per scacchi trovati in Arabia. Il gioco degli scacchi è diventato popolare, in questo Paese, dopo la conquista della Persia, nel VII secolo d.C., e venne introdotto in Spagna nel X secolo dai Mori. Dalla Spagna il gioco si è diffuso rapidamente verso il nord Europa e potrebbe essere approdato, poco dopo, in Scandinavia, questa è l'opinione degli archeologi.
Il pezzo appena ritrovato, con un disegno che si ispira ai modelli arabi, è piuttosto raro nella regione, anche se non è l'unico esempio. Un altro pezzo degli scacchi, del XII secolo stavolta, è stato scoperto a Lund, in Svezia. La casa dove è appena stato ritrovato il pezzo degli scacchi, è conosciuta come porta Anders Madsens e si trova nei pressi di un castello medioevale. Qui gli scavi sono iniziati nell'autunno 2017 ed hanno intercettato diverse strade e dimore medioevali, permettendo il recupero di una notevole mole di materiali, tra i quali pettini e ceramiche di vario tipo.

Fonte:
Live Science

Saqqara, scoperte tre sepolture scavate nella roccia

Parte di un sarcofago ligneo scoperto a Saqqara
(Foto: english.ahram.org.eg)
Tre tombe scavate nella roccia, ricolme di oggetti di corredo tra i quali vasi in ceramica, sono state scoperte nella necropoli di Abusir, nei pressi de Il Cairo. La scoperta è stata fatta a seguito della segnalazione, alle autorità, di scavi clandestini nella zona.
Mustafa Waziri, Segretario Generale del Supermo Consiglio delle Antichità, ha dichiarato che il Ministero delle Antichità ha formato un comitato archeologico guidato da Sabri Farag, direttore generale della necropoli di Saqqara, al fine di condurre urgenti scavi nel sito. Gli scavi fatti finora hanno rivelato le sepolture anzidette, contenenti corredi funebri ed anche quattro sarcofagi in legno purtroppo in cattive condizioni di conservazione. I cartigli presenti sui sarcofagi recano il nome del faraone Tolomeo IV (244-204 a.C.), anche se il resto dei testi non sono decifrabili. Le bare contenevano quattro mummie, presumibilmente di uccelli, insieme a tre involucri di lino a forma rotonda che ospitavano lo stomaco delle mummie. Sono stati trovati anche 38 vasi in faience.

Fonte:
english.ahram.org.eg

Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...