mercoledì 12 ottobre 2022

Slovacchia, scoperta una fossa comune

Slovacchia, la fossa comune preistorica di Vràble
(Foto: spectator.sme.sk)
Un team slovacco-tedesco di archeologi che sta scavando in uno dei più grandi insediamenti dell'età della pietra dell'Europa centrale, Vràble, ha portato alla luce i resti di diverse persone che potrebbero essere state uccise durante delle cerimonie cultuali.
Il sito risale ad un periodo compreso tra il 5250 a.C. ed il 4950 a.C.. Nel corso degli anni sono stati portati alla luce molti interessanti reperti. La scoperta più recente, però, si è rivelata una delle più macabre.
In un fossato è stato scoperto un cumulo di ossa umane. I ricercatori sono riusciti ad identificare i resti di almeno 35 persone, le cui ossa presentano segni di fratture. Originariamente i resti giacevano, scomposti, in varie posizioni: sulla schiena, supini, su un fianco, rannicchiati. La caratteristica che li accomuna è l'assenza di testa. E' stato trovato solo il teschio di un bambino. I primi esami suggeriscono che molti scheletri appartengano a persone giovani. Dovranno essere effettuati altri test per stabilire se si tratti di individui morti in diversi momenti oppure di vittime di un'epidemia oppure individui sacrificati nell'ambito di cerimonie di culto.

Fonte:
spectator.sme.sk

Grecia, trovata una grande statua di Ercole a Filippi

Grecia, la statua di Ercole
appena scoperta
(Foto:greekcitytimes.com)
A metà settembre di quest'anno si è svolta una ricerca di scavo condotta da un'équipe di scavo dell'Università Aristotele di Salonicco a Filippi. Direttrice dello scavo è la Professoressa Natalia Poulos.
Lo scavo, quest'anno, si è concentrato sul lato orientale di una delle strade principali della città che, in questo punto, incontra un altro asse principale che passa più a nord. Il punto di convergenza delle due è formato da una piazza dominata da quella che, con tutta probabilità, è una fontana, riccamente decorata. 
Della decorazione della fontana sono stati rinvenuti alcuni frammenti. In epoca romana alla decorazione greca venne aggiunta una statua (II secolo d.C.). La statua, di grandezza superiore al vero, rappresenta Ercole giovane.
La clava, ritrovata in frammenti, e la leontea, che pende dalla mano sinistra, confermano l'identità dell'eroe mitologico. La statua reca, sulla testa una corona di foglie di vite trattenuta, sul retro, da una fascia le cui estremità terminano sulle spalle dell'eroe.
I ricercatori sottolineano che si tratta di una statua di Ercole e non Eracle (il mito originale greco al quale hanno attinto i Romani) proprio per la datazione della statua.
Questo ritrovamento mostra il modo con cui venivano decorati gli spazi pubblici nelle città più importanti dell'impero Bizantino, compresa la città di Filippi. Quest'ultima era stata fondata da Filippo II di Macedonia ed era stata costruita sulla colonia tasiana di Crenide sul Mar Egeo, poi abbandonata dopo la conquista della regione da parte degli Ottomani nel XIV secolo.
Ercole rappresentava il superamento dei propri demoni ed era riconosciuto come un campione dei deboli.

Fonte:
greekcitytimes.com

Israele, scoperta una sepoltura in grotta dell'Età del Bronzo

Israele, alcune delle ceramiche trovate nella grotta di
Palmahim (Foto: Emil Aladjem)
Un'antica grotta destinata a sepoltura, non visitata da tombaroli, è stata rinvenuta sulla costa meridionale israeliana. Un trattore ha rimosso una roccia durante la costruzione di un nuovo parco nel kibbutz Palmahim e Dror Czitron, ispettore dell'Autorità per i parchi e la natura, è stato il primo ad entrare nella tomba, aperta dopo oltre 3300 anni.
La sepoltura non era stata violata, tuttavia sono state trovate prove che vi sia entrato qualcuno dopo la sua scoperta e che abbia rubato alcuni oggetti in essa contenuti. Le autorità confermano che sono in corso indagini in merito.
Tra gli oggetti destinati al defunto per l'aldilà, gli archeologi hanno rinvenuto ceramiche intatte e vasi di bronzo, esattamente così come erano stati deposti nella tomba nel XIII secolo a.C.: anfore e ciotole di vari tipi e forme, recipienti per la cottura e lucerne. Sono stati rinvenuti anche piccoli recipienti contenenti esigui resti di sostanze preziose che provenivano, con tutta probabilità, da Tiro, Sidone ed altri porti del Libano. Insieme alle punte di freccia, anch'esse rinvenute nella grotta associate ad una sorta di materiale organico, il contenuto della grotta fornisce un quadro completo delle tradizioni funerarie nella tarda Età del Bronzo.

Fonte:
haaretz.com


Egitto, scoperto il sarcofago di Ptahemwia

Egitto, il sarcofago scoperto a Saqqara
(Foto: english.ahram.org.eg)

A sud della strada rialzata del re Unas, nella necropoli di Saqqara, la missione archeologica della Facoltà di Archeologia dell'Università del Cairo, guidata da Ola el-Aguizy, si è imbattuta nel sarcofago di Ptahemwia, vissuto durante il regno di Ramses II, la cui tomba venne scoperta l'anno scorso a Saqqara.
Ptahemwia detenne diverse titoli, tra i quali quelli di scriba reale, grande sorvegliante del bestiame nel tempio di Ramses II, capo del tesoro e responsabile delle offerte a tutti gli dei del Basso e dell'Alto Egitto.
L'ingresso al pozzo che portava alla sepoltura misura 2,2 metri per 2,1. La camera funeraria sotterranea si apre sul lato ovest del pozzo, ad una profondità di 7 metri. Vi si accedeva attraverso una stanza quadrata di 4,2 per 4,5 metri, che conduceva ad altre due stanze sui lati occidentale e meridionale. Queste due stanze sono state trovate completamente vuote. Nella stanza principale è stato notato, dagli archeologi, un taglio nel pavimento sul lato nord, che conduce a delle scale che davano accesso alla camera funeraria vera e propria che misura 4,6 per 3,7 metri.
Il sarcofago è stato scoperto nel lato ovest della camera funeraria. Era orientato da sud verso nord, con un coperchio antropoide che mostra i tratti del volto del defunto con le braccia incrociate sul petto su una raffigurazione del Djed, simbolo di Osiride e del Tyet, simbolo di Iside.
Il sarcofago è decorato con le iscrizioni tipiche dei sarcofagi del Nuovo Regno, con la testa barbuta del proprietario, la dea del cielo Nut seduta sul petto con le ali spiegate. Sul coperchio e sul corpo del sarcofago sono incisi il nome di Ptahemwia ed i suoi titoli, le rappresentazioni dei quattro figli di Horus e le preghiere di rito che si dipanano lungo tutto il corpo del sarcofago.
Il coperchio del sarcofago è stato rinvenuto tagliato in diagonale. La parte mancante è stata trovata in un angolo della camera sepolcrale. E' stato ricomposto. Il sarcofago era vuoto, a parte qualche residuo di catrame sul fondo.

Fonte:
english.ahram.org.eg



Sudamerica, le scansioni su alcune mummie rivelano morti violente

Scansione in TC 3D del cranio di una delle mummie
sudamericane (Foto: AM Begerock, R. Loynes, Peschel)

Circa mille anni fa, due uomini, in Sudamerica, furono probabilmente assassinati a sangue freddo: uno fu pugnalato alla schiena mentre l'altro subì un grave trauma al collo. Sono queste le risultanze di uno studio dei resti mummificati dei due individui.
Comportandosi come dei provetti investigatori del passato, un gruppo di ricercatori ha scansionato tre corpi mummificati provenienti dal Cile e dal Perù per cercare indizi su come fossero morti. Hanno così scoperto che una delle vittime, un uomo, era stato colpito alla testa e pugnalato alla schiena, mentre un altro individuo, sempre un uomo, era morto in seguito ad un notevole trauma subito al collo. Solo la scansione in TC 3D ha potuto evidenziare queste scoperte che, altrimenti, sarebbero sfuggite.
La datazione al radiocarbonio ha rivelato che le mummie risalgono ad un periodo compreso tra 740 e 1120 anni fa, il che significa che erano antecedenti al periodo coloniale spagnolo. Una delle mummie proveniva, con tutta probabilità, dalla cultura Arica, originaria dell'attuale Cile settentrionale. Venne seppellito insieme ad attrezzi utilizzati per la pesca e gli studiosi hanno dedotto che proveniva, con tutta probabilità, da una comunità di pescatori. Le altre due mummie, un maschio ed una femmina, provenivano dalla regione di Arequipa, nell'attuale Perù sudoccidentale e sono stati sepolti con materiali in cotone e lana di lama o alpaca, oltre a resti di pelliccia di viscacha, che sono roditori della famiglia dei cincillà.

Fonte:
livescience.com

Egitto, un formaggio...molto stagionato

 
Egitto, la missione archeologica a Saqqara che ha
scoperto blocchi di formaggio di 2600 anni fa
(Foto: thenationalnews.com)
Una missione archeologica egiziana, che sta operando nell'importante necropoli di Saqqara a Giza, ha portato alla luce diversi pezzi di formaggio bianco risalenti alla XXVI Dinastia (664-525 a.C.). La scoperta è stata compiuta durante il primo ciclo della sesta stagione della missione archeologica.
Sono stati rinvenuti una serie di recipienti di argilla contenenti formaggio, con un'iscrizione in demotico. Altri contenitori saranno aperti in seguito.
La necropoli di Saqqara è uno dei più grandi siti archeologici egizi. Dal 2018 diverse missioni archeologiche nell'area hanno portato alla luce una serie di reperti di alto profilo, tra i quali ben oltre 100 sarcofagi.
Nel 2018, sempre a Saqqara, sono stati trovati i resti di un antichissimo formaggio di almeno 3200 anni fa durante gli scavi della tomba di Ptahmes, sindaco di Tebe e ufficiale di alto rango durante i regni di Seti I e Ramses II (1290-1213 a.C.). Questa struttura era venuta alla luce già nel 1885, portata alla luce da cacciatori di tesori, ma era andata presto perduta nel deserto poiché la sua localizzazione non era stata registrata. Grazie ai nuovi scavi, però, nel 2010, è stato possibile recuperare questa preziosa sepoltura.
Il team di ricerca del dipartimento di Scienze Chimiche dell'Università di Catania, guidato, all'epoca, da Enrico Greco, ha condotto l'analisi chimica sul materiale rinvenuto nella tomba, che ha rintracciato effettivamente un prodotto lattiero-caseario ottenuto da una miscela di latte di pecora/capra e di vacca. Nonostante le condizioni di stress per conservazione (ambiente alcalino e condizioni desertiche), è stato comunque possibile rilevare una grande stabilità del prodotto. Un'ulteriore importantissima scoperta su questo reperto alimentare è stata la presenza di Brucella melitensis responsabile della malattia infettiva nota come brucellosi. Essa rientra tra le zoonosi, colpendo principalmente gli animali nei quali causa mastite bovina ed aborto. La brucellosi può colpire anche l'uomo.

Fonti:
thenationalnews.com
ruminantia.it

Georgia, trovato un dente antichissimo

 
Georgia, il dente risalente a 1,8 milioni di anni fa
(Foto: David Chkhikvishvili/Reuters)
In Georgia gli archeologi hanno rinvenuto un dente di 1,8 milioni di anni fa, appartenente ad una delle prime specie umane che, secondo loro, qualifica la regione come sede di uno dei primi insediamenti umani della preistoria in Europa e forse del mondo, al di fuori dell'Africa.
Il dente è stato scoperto vicino al villaggio di Orozmani, non lontano dalla capitale Tbilisi e vicino a Dmanisi dove, tra la fine degli anni '90 del secolo scorso ed il 2000, sono stati trovati teschi umani di 1,8 milioni di anni fa. Questi reperti sono la più antica scoperta di questo tipo in tutto il mondo, Africa esclusa, ed hanno cambiato la comprensione degli scienziati sulla prima evoluzione umana e sui modelli di migrazione. Quest'ultima scoperta fornisce ulteriori prove del fatto che l'area montuosa del Caucaso meridionale era, probabilmente, uno dei primi luoghi in cui i primi umani si stabilirono dopo la migrazione dall'Africa.
I fossili di Homo più antichi del mondo risalgono a circa 2,8 milioni di anni fa, si tratta dei resti parziali di una mascella scoperti nell'attuale Etiopia. I ricercatori ritengono che i primi esseri umani, una specie di cacciatori-raccoglitori battezzati Homo Erectus, abbiano iniziato a migrare fuori dal continente africano circa due milioni di anni fa. Strumenti antichi, datati a circa 2,1 milioni di anni fa, sono stati scoperti nella moderna Cina.

Fonte:
theguardian.com

domenica 17 luglio 2022

Israle, la Dea Madre yarmukiana

Israele, statuetta della Dea Madre di 8000 anni fa
(Foto: Anna Eirikh-Rose)

Gli scavi nel sito archeologico di Sha'ar Hagolan Yarmukian, presso il kibutz di Sha'ar Hagolan, hanno portato alla scoperta di una statuetta raffigurante una dea in ceramica insolitamente grande ed impressionante.
La cultura alla quale si può far risalire la scultura è quella yarmukiana, una cultura agricola neolitica risalente ad 8000 anni fa. E' una delle culture più antiche del Levante a far uso della ceramica, con uno stile distintivo di decorazioni a spina di pesce incise in linee orizzontali e diagonali sul corpo dei recipienti.
La cultura yarmukiana è anche nota per le sue enigmatiche e iconiche figurine della Dea Madre, che si ritiene facessero parte di un culto della fertilità.
La statuetta raffigura una donna seduta ed è stata rinvenuta rotta in due pezzi vicino al muro di una casa. La statuetta era adorna con un braccialetto di colore rosso, simbolo della fertilità. Gli occhi della scultura, detti occhi "a chicco di caffè", rappresentavano, più probabilmente, dei chicchi di grano o di orzo. Tutti i dettagli, anche i più piccoli, della statuetta sono importanti per il loro simbolismo cultuale e il processo di creazione di una statuina del genere prevedeva un metodo complesso per avvolgere e stratificare l'argilla attorno ad un nucleo cilindrico centrale.
La cultura yarmukiana era in bilico nel drammatico frangente umano della transizione da una cultura di foraggiamento a un insediamento permanente, processo che ha anche cambiato lo sviluppo dell'architettura. E' così detta dalla scoperta dei resti archeologici nel sito di Sha'ar Hagolan, datati 6400-6000 a.C. vicino alla sponda settentrionale del fiume Yarmuk, nella valle centrale del Giordano.
Precedenti scavi nel sito di Sha'ar Hagolan hanno portato alla luce strade pianificate, case edificate attorno ad una corte e statue più piccole di una Dea Madre oltre a statuette incise nei ciottoli e raffiguranti un volto. Al suo apice, l'insediamento copriva un'area di 20 ettari, rendendolo uno dei più grandi insediamenti al mondo in quel momento.

Fonte:
msn.com

Spagna, trovato l'essere umano più antico?

Un frammento di mascella umana, scoperto nel nord della Spagna il mese scorso, potrebbe appartenere al più antico fossile conosciuto di un antenato umano ritrovato finora in Europa, secondo i paleontologi spagnoli.
Il fossile trovato il 30 giugno scorso nella catena montuosa di Atapuerca, ha circa 1,4 milioni di anni. Finora il più antico fossile di ominide trovato in Europa era un osso mascellare trovato nello stesso sito nel 2007 e datato ad 1,2 milioni di anni fa. Atapuerca contiene una delle testimonianze più antiche di occupazione umana preistorica i Europa. 
I ricercatori dovranno ora completare la loro prima stima dell'età del frammento della mascella, utilizzando tecniche di datazione scientifica. Dal momento che il frammento di mascella appena ritrovato giaceva a circa due metri sotto lo strato di terra dove, nel 2007, è stata rinvenuta la mascella, è ragionevole pensare che sia più antico di quest'ultima.
L'analisi potrebbe aiutare ad identificare a quale specie di ominide appartiene il frammento di osso mascellare e comprendere meglio come si sono evoluti gli esseri umani nel continente europeo. Il fossile potrebbe essere quello di una specie denominata Homo Antecessor, scoperta negli anni '90 del secolo scorso.

Fonte:
france24.com

Gran Bretagna, scoperta una necropoli dell'Età del Ferro

Gran Bretagna, sepolture umane appena rinvenute
(Foto:bournemouth.ac.uk)

Gli studenti di archeologia della Bournemouth University hanno rinvenuto resti di uomini e di sacrifici animali risalenti alla preistoria all'interno di un insediamento dell'Età del Ferro nel Dorset.
Il sito comprende le tipiche case rotonde dell'Età del Ferro e pozzi di stoccaggio ed è stato scoperto l'anno scorso, a settembre.
Ultimamente una squadra di 65 studenti universitari che stavano scavando nel sito hanno scoperto i corpi di uomini e donne ed i resti di alcuni animali nelle fosse di stoccaggio che erano state utilizzate, in precedenza, per contenere il grano.
"I siti di tutto il Dorset nella tarda Età del Ferro sono unici perché le comunità i loro morti in cimiteri ben definiti", ha dichiarato il Dottor Miles Russel, archeologo della Bournemouth University che sta conducendo gli scavi. "Altrove nel paese sarebbero stati cremati o sepolti nei fiumi, ma nel Dorse sembra che abbiano fatto le cose in modo piuttosto diverso".
I corpi sono stati rinvenuti in posizione accucciata, in fosse di forma ovale. Sono stati sepolti insieme ai resti di carne arrostita e ciotole in ceramica originariamente contenti bevande. "Sappiamo molto sulla vita in Gran Bretagna durante e dopo l'invasione romana, perché ne è stato scritto molto", ha detto il Dottor Russel. "Ma non abbiamo nulla di scritto sulla vita precedente all'invasione romana, le risposte su come vivevano queste persone provengono esclusivamente da ciò che troviamo sotto terra".
I resti di animali trovati sul fondo delle fosse avrebbero fornito, a questa gente, cibo per settimane, quindi deve essere stato un sacrificio significativo, per loro, seppellire queste cose insieme con i loro defunti. Probabilmente si tratta di un rito collegato a credenze religiose. Tra i reperti più interessanti che sono stati trovati negli scavi, vi è un anello trovato al dito da uno dei defunti. E' un anello in lega di rame, forse bronzo.

Fonte:
bournemouth.ac.uk

Come conservavano e bevevano il vino gli antichi Romani

Anfora della seconda metà del I secolo d.C.
(Foto: Sepia Times/Universal Images Group
via Getty Images)

Il consumo di vino, nell'antica Roma, era molto diffuso. Il vino era disponibile non solo per aristocratici ed imperatori, ma anche per le classi sociali più basse, come gli schiavi, i contadini e le donne. Gli studiosi, però, non avevano esattamente chiaro come gli antichi Romani mantenessero il loro vino al sicuro e ne potessero conservare il sapore.
Gli autori di uno studio, pubblicato sulla rivista PLOS ONE, hanno esaminato tre anfore romane di 1500 anni fa, prelevate da un deposito di fondale marino a San Felice Circeo, poco lontano da Roma. Lo studio è stato guidato dalla chimica Louise Chassouant.
I ricercatori hanno studiato i depositi chimici trovati all'interno delle anfore. Si tratta di residui di tessuto vegetale e di polline. Questa ricerca ha permesso agli studiosi di determinare quali derivati dell'uva venivano utilizzato e, anche e soprattutto, come i popoli antichi erano in grado di isolare le anfore e di impermeabilizzarle.
Gli studiosi hanno scoperto che gli antichi avevano utilizzato la resina del pino per creare una sorta di catrame impermeabilizzante con il quale ricoprire l'interno delle anfore. Si pensa che questa guaina potesse avere un ruolo anche per aromatizzare l'uva in fermentazione. Dal momento che il pino non era della varietà locale, era probabilmente importato dalla Calabria o dalla Sicilia, a confermare le prove archeologiche e storiche esistenti dei legami commerciali tra le regioni già 1500 anni fa.

Fonte:
news.artnet.com

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...