sabato 13 dicembre 2014

Scoperte francesi a Luxor

Una delle statuette rinvenute a Karnak (Foto: Luxor Times Magazine)
La missione archeologica francese che sta lavorando nei templi di Karnak ha portato alla luce tre statue e la base, frantumata, di un'altra oltre ad un contenitore che ha conservato una sorta di colla blu che risalirebbe al Periodo Tardo (664-332 a.C.).
Due delle statue scoperte sono in bronzo e raffigurano Osiride. Una di esse misura 36 centimetri di altezza e 7 centimetri di larghezza. Raffigura Osiride seduto con la corona bianca. L'altra, di 15 centimetri di altezza e tre di larghezza, raffigura la divinità in piedi.
La terza statua era, probabilmente, in scisto e rappresenta una divinità femminile seduta con la doppia corona ed una parrucca. Ha un'altezza di circa 16 centimetri e presenta delle iscrizioni geroglifiche al vaglio degli studiosi, che sperano di riuscire ad identificare la divinità rappresentata.
Un'altra statuetta ritrovata a Karnak (Foto: Luxor Times Magazine)

Sesterzi...svizzeri

Tremila sesterzi in bronzo del II e III secolo d.C. sono stati trovati durante alcuni scavi a Orsellina, vicino Locarno, in Svizzera. E' la più importante scoperta del genere nel Ticino.
Poco lontano, sulle rive del fiume Verbano, vi era, un tempo, un agglomerato urbano di una certa importanza, snodo dei traffici tra il Lago Maggiore e il nord delle Alpi. Le monete si trovavano in un'anfora nascosta nel terreno.

venerdì 12 dicembre 2014

Studi italici a Orvieto

La locandina del Convegno
Orvieto capitale degli studi etruscologi ed italici. Il XXII Convegno Internazionale di Studi sulla Storia e l'Archeologia dell'Etruria, infatti ha scelto proprio Orvieto come sua "location" ideale.
Il Convegno si terrà nella Sala dei Quattrocento del palazzo del Capitano del Popolo, dal 19 al 21 dicembre 2014, per iniziativa della Fondazione per il Museo "Claudio Faina", d'intesa con il Comune di Orvieto. I lavori del Convegno sono ad ingresso libero ed inizieranno il 19 dicembre p.v. alle ore 16.00 e prevedono la partecipazione di archeologi e storici del mondo antico provenienti da Università, Soprintendenze archeologiche, Istituti di ricerca e musei.
L'argomento del Convegno è legato al tema dell'architettura funeraria nell'Italia antica, attraverso la quale gli archeologi e gli storici sperano di ricostruire il tessuto e le vicende sociali, economiche e culturali che hanno caratterizzato l'Italia durante i primi secoli del I millennio a.C.

Riemerge la villa di Messalina al Pincio

Roma, Villa Medici. Al di sotto si trovano i resti della villa
dell'imperatrice Messalina, moglie dell'imperatore Claudio
Riaffiora, a Roma, al Pincio, la villa di Messalina, moglie dell'imperatore Claudio. La villa risale al I secolo d.C. ed è decorata in stile egizio ed abbellita da mosaici, statue, giardini, fontane e ninfei.
La villa di Messalina è sicuramente una scoperta eccezionale, per l'archeologia, poiché finora era dato di conoscerla solo attraverso la descrizione delle fonti storiche. Messalina venne colpita dalla damnatio memoriae ed il suo nome eliminato dai documenti storicie e dai monumenti, malgrado la donna appartenesse alla gens Iulia, la stessa che aveva dato i natali all'imperatore Augusto.
Si racconta che la donna, pur di avere per sé la splendida abitazione, avesse fatto uccidere il suo proprietario, il console Valerio Asiatico, promotore della congiura contro l'imperatore Caligola. Gli ambienti della domus imperiale sono riemersi negli ultimi tre anni, durante i lavori a Villa Medici condotti dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Roma, dall'Accademia di Francia e dall'Università "La Sapienza" per ricavare locali di servizio dietro la falegnameria del '500. Sono stati portati alla luce, durante questi lavori, le strutture della residenza imperiale ma soprattutto l'apparato decorativo, databile alla prima metà del I secolo d.C.
Gli archeologi sono rimasti particolarmente colpiti dalla decorazione pittorica che richiama ambienti e colori del Paese del Nilo. Particolarmente importanti sono i frammenti di faience egizia e i raffinati motivi parietali tipici dell'età augustea, con partiture scenografiche che mostra finti scenari sulle pareti. Per non parlare dei vasti giardini e dei complessi giochi d'acqua e ninfei che arricchivano scenograficamente la residenza di Messalina.
I giardini erano alimentati dall'acquedotto Vergine, le cui piscine limarie e i cui condotti si trovano proprio sotto Villa Medici. La villa venne acquisita dal demanio imperiale sotto l'imperatore Claudio e si estendeva, secondo gli archeologi, in parte sotto l'attuale Villa Medici.
Dai sotterranei della biblioteca Hertziana di via Gregoriana, poi, gli archeologi Giulio Fratini e Francesco Moricone hanno estratto una testa di Agrippina Maggiore e una testa di Musa, che facevano parte di un interro che aveva coperto un altro capolavoro, un ninfeo rivestito di mosaici che comprendeva un corteo di statue-ritratto della Dinastia Giulio-Claudia. Agrippina Maggiore era la capostipite della famiglia e la madre dell'imperatore Caligola.

Scoperta, in Egitto, la tomba di Karomama

Due degli ushabti recanti il nome di Karomama
(Foto: Luxor Time Magazine)
Gli archeologi francesi che stanno scavando in Egitto hanno scoperto la tomba di Karomama, moglie di un faraone che gli archeologi stanno cercando di identificare La sepoltura si trova nel Ramesseum, precisamente nel tempio dedicato a Tuya, madre di Ramses II, sulla riva occidentale del Nilo, a 700 chilometri da Il Cairo.
La tomba consiste in un pozzo di 5 metri e di una camera funeraria che è risultata parzialmente chiusa. Non è rimasto, però, molto del corredo che accompagnava la defunta, il cui nome è stato individuato grazie a 20 ushabti. Sulle statuette, inoltre, è riportata il titolo della donna: "Divina Adoratrice di Amon", che solitamente era accostato, nell'Antico Egitto, alle Spose Reali e che, nelle Dinastie dalla XXV alla XXVI, era anche un titolo politicamente importante.
Gli archeologi erano a caccia del sepolcro da diverso tempo. Forse Karomama è la Divina Adoratrice sposa di Osorkon II, faraone della XXII Dinastia (872-837), ma finora non ci sono certezze in tal senso.

martedì 9 dicembre 2014

Danimarca, Egitto e Mesopotamia: ambra e vetro

Ricostruzione della sepoltura con la localizzazione delle
perline d'ambra e vetro (Ricostruzione: ScienceNoric)
Una scoperta sensazionale, "targata" Moesgaard Museum di Aarhus, in Danimarca, Museo Nazionale di Danimarca a Copenhagen e Institut de Recherche sur les Archéomatériaux di Orleans (Francia). Una scoperta che parla delle antiche rotte che collegavano la Danimarca alle antichissime civiltà d'Egitto e Mesopotamia durante l'Età del Bronzo, 3400 anni fa.
Gli archeologi Jeanette Varberg del Moesgaard Museum, Flemming Kaul del Museo Nazionale di Danimarca e Bernard Gratuze dell'Institut de Recherche di Orleans hanno analizzato la composizione di alcune perline di vetro blu trovate nelle sepolture danesi di donne vissute nell'Età del Bronzo. Le analisi hanno rivelato che il vetro proviene dagli stessi laboratori egiziani che hanno lavorato il vetro dei bicchieri che il faraone Tutankhamon ha portato con sé nella tomba, nel 1323 a.C.
44 perle turchesi trovate in un'urna dell'Età del Bronzo
nel 1885 (Foto: ScienceNoric)
Il primo reperto ad essere sottoposto ad analisi era contenuto nella tomba di una ricca donna sepolta a Olby, a 40 chilometri a sud di Copenhagen. La donna è stata sepolta all'interno di un tronco di quercia scavato e indossava una bellissima cintura, diversi gioielli tra i quali un bracciale di perle di ambra e di perle di vetro blu. Le perle di vetro hanno rivelato, all'analisi, di essere di origine egizia. E' la prima volta che è stato scoperto del vetro di origine egizia fuori dall'area mediterranea.
I ricercatori, ora, stanno studiando i collegamenti tra l'ambra ed il vetro egizio, tra il culto del sole nell'area nord dell'Europa e quello egiziano. Sia l'ambra che il vetro hanno la proprietà di far penetrare la luce del sole al di sotto della superficie. Vetro ed ambra sono stati trovati, assemblati, in Medio Oriente, in Turchia, in Grecia, in Italia e in Germania. Gli archeologi pensano che questa potrebbe essere la prova di un legame tra il culto del sole a diverse latitudini. Culto che ha portato ad un notevole scambio commerciale dei relativi oggetti: ambra dal nord e vetro color cobalto dal sud del Mediterraneo.

Trovata una straordinaria sepoltura in Cina

Una delle vesti ritrovate nelle tombe dei coniugi cinesi. Quest'abito è
stato ritrovato nella tomba dell'uomo (Foto: Chinese Cultural Relics)
Gli archeologi cinesi hanno portato alla luce, nella sepoltura di due coniugi vissuti durante la dinastia Ming, degli abiti straordinariamente ben conservati, decorati con elaborati disegni.
La tomba, antica di 500 anni, conteneva una bara in legno per ciascuno dei coniugi. Le due bare giacevano una accanto all'altra all'interno di un terzo "contenitore", a sua volta coperto da una miscela di calce e di riso estremamente appiccicosa.
Anche se gli archeologi hanno trovato pochi resti ossei, nelle bare, l'abbigliamento dei coniugi è apparso subito straordinariamente ben conservato. La bara della donna recava un'iscrizione che la identifica come "La signora Xu, defunta madre della famiglia Wang della dinastia Ming". Nella bara è stata sepolta anche la sua sottoveste con una decorazione raffigurante una creatura mitologica con la testa di un drago e il corpo coperto di squame.
Le scarpe trovate nella sepoltura femminile
(Foto: Chinese Cultural Relics)
Sono state trovate, all'interno della bara, anche diverse gonne, di cui una reca degli inserti ricamati in oro. Anche le calzature della donna erano state finemente lavorate e decorate. Le tomaie sono in seta in tinta unita e la parte superiore è stata ricamata con motivi floreali, rappresentazioni di antiche monete e nodi.
L'eccezionale livello di conservazione dei tessuti, secondo gli archeologi, è dovuta al liquame che sigillava le bare. La tomba è tornata alla luce nel villaggio di Taizhou, sulla costa del Mar Cinese Orientale.
La datazione della tomba è piuttosto incerta. Sulla base delle decorazioni dei manufatti gli archeologi ritengono che la sepoltura sia stata edificata ai tempi dell'imperatore Jiajing, che regnò in Cina dal 1521 al 1567. L'uomo sepolto con sua moglie aveva diversi abiti, tra i quali alcuni estremamente complessi. Il tessuto reca un ricamo con dei fiori di loto, peonie, prugne e crisantemi intervallati da monete, perle di fuoco, corna, foglie di banano. La federa del cuscino sul quale poggiava la testa dell'uomo reca la scritta "volato presto in cielo" e "(destinato) a rinascere nella prossima vita nel mondo occidentale".
Gli archeologi non hanno avanzato ipotesi sulle credenze religiose dei coniugi defunti, ma l'accenno ad una rinascita nel mondo occidentale potrebbe alludere a credenze buddiste

Un pozzo in fondo al mare

Gli archeologi mentre sgombrano le sabbie che coprono
il sito di scavo (Foto: J. McCarthy)
Nei pressi di Haifa, in Israele, è stato parzialmente scavato un pozzo subacqueo di 7500 anni fa. Il pozzo si trova a cinque metri di profondità, a causa di un innalzamento del livello del mare avvenuto in epoca preistorica.
La struttura forniva acqua potabile all'antica civiltà neolitica che viveva nel sito di Kfar Samir, nei pressi di Haifa. I pozzi costituiscono un ritrovamento molto importante per gli archeologi, perché quando vennero dismessi, costituirono dei ricettacoli di tutto quello che una civiltà può gettar via. Questo permette ai ricercatori di capire come vivessero gli uomini che utilizzavano quel pozzo e quelli dopo di loro, cosa mangiassero e come si vestissero. Molto probabilmente il pozzo di Kfar Samir era già stato abbandonato quando venne ricoperto dalle acque.
Gli archeologi sperano di trovare presto fibre vegetali, semi e qualunque cosa possa loro dare maggiori indicazioni sulla civiltà che viveva nei pressi di Haifa in età Neolitica.

Il sarcofago del cantante sconosciuto

Il sarcofago ritrovato dalla missione spagnolo-egiziana
(Foto: Ahram Online)
Durante i lavori di restauro della tomba di Amenhotep Huy, a Qurnet Marei, sulla riva occidentale di Luxor, una missione archeologica franco-egiziana si è imbattuta in quello che si pensa sia il sarcofago di un cantante di Amon.
Il reperto è molto ben conservato e contiene ancora la mummia del defunto. Il nome di quest'ultimo non è ancora stato decifrato ma il sarcofago è stato datato al Terzo Periodo Intermedio (100-900 a.C.). Abdel Hakim Karrar, direttore generale delle antichità egiziane, spiega che il sarcofago è stato scolpito nel legno e ricoperto di intonaco decorato con scene raffiguranti diverse antiche divinità egizie, come Toth, Anubi, Osiride, Iside e i quattro figli di Horus. Il testo in geroglifici che è stato rinvenuto sul sarcofago è attualmente allo studio degli archeologi, che sperano di poter ricavare maggiori informazioni sull'identità del defunto.
La mummia deposta all'interno del sarcofago è avvolta in un lenzuolo e reca una maschera sul volto. Sul petto è stata posta un collare di natura religiosa ed ha una parrucca con una corona di fiori sulla testa.

sabato 6 dicembre 2014

Il recupero delle barche solari di Khufu

La prima barca solare trovata nella piana di Giza
(Foto: Weekly.ahram.org.eg)
In questi giorni decine di egittologi, restauratori ed operai stanno rimuovendo, pezzo per pezzo, le travi in legno della seconda barca solare del faraone Khufu, che 4500 anni fa doveva traghettare l'anima del defunto nel mondo dell'aldilà.
I restauratori stanno pulendo il legno dei remi e delle travi mentre gli egittologi sono impegnati a salvare le diverse parti della barca solare. Quest'ultima è stata scoperta nel 1954, insieme alla prima barca, in due pozzi situati uno accanto all'altro, dagli archeologi Kamal Al-Mallakh e Zaki Nour. All'interno delle imbarcazione c'erano stuoie, corde, strumenti in selce ed alcuni pezzi di intonaco bianco con 12 remi.
L'imbarcazione funeraria è stata rimossa pezzo per pezzo sotto la supervisione del restauratore Ahmed Youssef, che ha trascorso più di 20 anni a ripristinare e ricostruire la barca solare, come in un grande puzzle. La barca, ora completamente ricostruita con gli elementi originari, è in mostra al Museo della Barca Solare di Khufu nella piana di Giza.
Uno dei remi dell'imbarcazione solare
(Foto: Weekly.aharam.org.eg)
I legni di cedro dello scafo sono legati insieme con corda di canapa con una tecnica ancora utilizzata, fino a qualche anno fa, sulle rive del Mar Rosso, del Golfo Persico e dell'Oceano Indiano. Le protomi della barca sono in forma di steli di papiro, quelli della poppa sono piegati. L'imbarcazione ha una cabina che potrebbe essere stato un santuario, racchiuso all'interno di una struttura. Vi era anche un alloggio per il capitano. A spingere il vascello vi erano 10 remi e due timoni. Non c'erano né alberi né vela e l'imbarcazione mostra di essere stata progettata per muoversi essenzialmente sul fiume.
Sulle pareti della fossa dove è stata trovata la barca sacra, sono stati trovati marchi ed iscrizioni dei diversi costruttori, tra i quali 18 cartigli che contengono il nome del figlio di Khufu, Djedefre. Questo ha suggerito agli egittologhi che alcune parti della complessa sepoltura di Khufu sono stati completati solo dopo la morte del faraone. Un egittologo ha ipotizzato che i due pozzi che contenevano le imbarcazioni funerarie siano state costruite da Djedefre come gesto di pietà connesso con l'istituzione del culto divino locale di suo padre.
Archeologi ed operai all'interno della fossa che
contiene la seconda imbarcazione solare
(Foto: Weekly.aharam.org.eg)
La fossa dove giaceva la seconda imbarcazione è rimasta sigillata fino al 1987, quando è stata esaminata dalla America Geographic Society in collaborazione con l'Ufficio egiziano dei monumenti storici. Lo spazio vuoto al di sopra dell'imbarcazione è stato accuratamente fotografato e misurato, prima di sigillare nuovamente la fossa. Si pensava di "congelare" l'imbarcazione, all'interno, così come era stato fatto nell'antichità, ma, purtroppo, l'aria è trapelata dall'esterno portando alla proliferazione di alcuni insetti che hanno distrutto parte delle travi di legno.
Youssef ha scritto nel suo diario di scavo che diverse parti della seconda barca erano andate perdute e che le travi in legno erano state seriamente danneggiate e che era troppo rischioso rimuovere quanto era rimasto dal pozzo. Queste annotazioni hanno provocato l'annullamento del progetto di salvataggio della seconda imbarcazione. Nel frattempo anche la prima barca ha dovuto subire dei danni da parte dell'acqua che è penetrata all'interno del Museo che la custodiva. Per fortuna i danni, abbastanza contenuti, sono stati immediatamente riparati.
Uno degli elementi della seconda imbarcazione solare in laboratorio
(Foto: Weekly.aharam.org.eg)
Nel 2009 un team scientifico giapponese della Waseda University, guidato da Sakuji Yoshimura, si è offerto di rimuovere la barca dal pozzo, di restaurarla e riassemblarne i pezzi per permetterne l'esposizione al pubblico. Gli archeologi giapponesi hanno ripulito la fossa in cui si trovava la barca dagli insetti ed ha inserito una telecamera attraverso un foro nel soffitto di calcare della fossa, per poter studiare le condizioni in cui si trovava la barca e i modi più opportuni per ripararla.
Proprio durante queste operazioni preventive di studio sono stati individuati dei cartigli con il nome di Khufu incisi su uno dei blocchi e accanto compariva il nome di Djedefre. Questo avvalora la tesi secondo la quale questa seconda imbarcazione è stata costruita durante il regno di Khufu. I lavori di restauro vero e proprio sono iniziati nel 2011.
Le travi della barca, una volta estratte, hanno dimostrato di essere in pessime condizioni di conservazione. Alcune si erano letteralmente polverizzate. L'alto tasso di umidità causato dalla fuoriuscita di acqua dal vicino museo aveva avuto un impatto decisamente negativo, in tal senso. I restauratori hanno rimosso le travi pezzo per pezzo e le hanno rivestite in situ con una soluzione chimica speciale per proteggerle dall'atmosfera esterna alla fossa. In laboratorio le assi sono state sottoposte ad un trattamento di consolidamento ed è stata creata una documentazione in 3D di ogni parte dell'imbarcazione.
Yoshimura ha affermato che i lavori di recupero, documentazione e restauro dureranno fino al 2018, quando sarà possibile iniziare la ricostruzione della barca.

Stagni romani in Inghilterra

Lo stagno romano trovato nel sud dell'Inghilterra
(Foto: Archaeology South-Est)
Un antico stagno romano, circondato da frammenti di ceramica, è stato riportato alla luce a Barnham, un villaggio nel sud dell'Inghilterra. I reperti sono tornati alla luce nelle ultime settimane e risalgono al 100 d.C.
Forse gli antichi abitanti del luogo utilizzavano questo stagno come fonte di irrigazione dei campi e di beveraggio per il bestiame. Gli archeologi stanno ancora analizzando il terreno per cercare di carpire la maggior parte delle informazioni possibili.
Gli archeologi sanno che in alcune località rurali era facile che si trovassero degli stagni artificiali, veri e propri fossati scavati nell'argilla naturale in corrispondenza di falde acquifere. Alcuni avevano essenzialmente la funzione di drenaggio delle acque sotterranee.
L'insediamento appena trovato, però, potrebbe essere precedente la conquista romana della Britannia del 43 d.C.. I frammenti di ceramica ritrovati sul luogo hanno dimostrato l'esistenza di una corrente commerciale piuttosto vivace. I ricercatori sospettano che alcuni pezzi fossero, in realtà, copie di originali "stranieri", mentre altri sembra provengano dalla Francia e sono pezzi destinati, quasi certamente, alle case di notabili e possidenti.
Tra i pezzi in ceramica è stato trovato anche un oggetto frammentario in bronzo, probabilmente un attrezzo utilizzato per la manicure. Diverse piastrelle di scarto, utilizzate per pavimentare gli edifici romani, sembrano suggerire che qui vi fosse un importante edificio romano, forse un bagno pubblico o la casa di un personaggio eminente.

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...