sabato 17 maggio 2014

Statuina della Vergine del XIII secolo ritrovata in Danimarca

La statuina ritrovata nello Jutland (Foto: Museo Nazionale)
Durante i lavori di restauro di una piccola chiesa nella cittadina di Soby, nella parte orientale dello Jutland, è stata scoperta una statua di porcellana di Limoges raffigurante la Vergine Maria, databile al XIII secolo.
L'immagine si trovava, forse, assisa su un crocifisso e veniva utilizzata durante le cerimonie processionali. Ritratti della Vergine Maria risalenti al medioevo sono piuttosto rari, in Danimarca, questa è la prima figurina in porcellana che raffigura solamente la Vergine.
Gli archeologi temevano che la statua fosse molto danneggiata, a causa del passare dei secoli, ma ad un'analisi accurata la preoccupazione si è ridimensionata perché la statuina pare in buone condizioni. Sono ancora visibili i colori dei vestiti.

Ritrovato un sarcofago in Turchia

Il sarcofago ritrovato in Turchia (Foto: Hurriyet)
Uno scavo illegale, nel nord della provincia anatolica della Turchia, ha riportato alla luce un sarcofago di 1900 anni.
Il sarcofago è stato prontamente rimosso dagli archeologi ed è stato trasferito nel Museo di Corum per essere esposto al pubblico. Il luogo dove è stato ritrovato è stato oggetto di uno scavo clandestino nel 2012, prima che la regione fosse inserita ufficialmente nel contesto delle aree archeologiche di primaria importanza della Turchia. Nel marzo di quest'anno c'è stato un nuovo scavo clandestino che ha riportato alla luce questo sarcofago e la tomba alla quale apparteneva, la più grande mai rinvenuta in questa provincia.
Sono stati ritrovati anche dei resti umani, forse appartenenti ad una donna, che hanno permesso di datare la sepoltura al 96-98 d.C.. Questi resti sono ora ad Ankara per essere analizzati. Il coperchio del sarcofago misura 240 centimetri di lunghezza. Gli scavatori clandestini avevano già cominciato a dividere i lati lunghi del coperchio per poterlo più facilmente trasportare. Uno degli acroteri è stato danneggiato, durante quest'operazione, i pezzi sono stati ritrovati dagli archeologi e subito rimessi al loro posto da un restauratore. Sulle pareti del sarcofago compare Eros, figlio di Afrodite, dio dell'amore. La testa di Eros è stata anch'essa danneggiata dagli scavatori clandestini.
Oltre ai resti di un corpo, all'interno del sarcofago sono stati ritrovati una moneta d'argento, un orecchino d'oro ed un anello.

Apollo e....il topolino

La testa di Apollo ritrovata nel Foro Romano (Foto: Il Messaggero)
Seguendo le tracce di un roditore che si era scavata la tana nel Foro Romano, gli archeologi hanno ritrovato, ad una profondità di 3,50 metri, una grande testa di divinità. Il topo aveva scavato la sua tana lungo le pareti dell'antichissimo condotto fognario sotto la via Sacra.
La testa marmorea ritrovata appartiene ad una statua del dio Apollo ed è più grande del naturale. E' stata datata alla piena età imperiale (I-II secolo d.C.) e costituisce uno dei ritrovamenti più emozionanti degli ultimi venti anni di scavo. La scoperta è stata fatta durante i lavori di restauro e consolidamento del condotto che dall'arco di Tito si collega alla Cloaca Maxima.
Patrizia Fortini, responsabile per la Soprintendenza ai beni archeologici di Roma del Foro Romano, ha dichiarato: "La grandezza della testa rivela che doveva appartenere ad una statua molto importante, esposta non in un semplice sacello, ma in un rilevante luogo di culto: un tempio, un santuario dell'area del Foro".
La testa del dio ha una capigliatura decorata con una fascia che trattiene grandi ciocche di capelli. Gli studiosi sono certi che si tratti della replica in marmo di un bronzo greco. La tipologia della testa è vicina a quella delle teste di Apollo in terracotta di età augustea, ritrovate nella zona dove, un tempo, sorgeva la Casa di Augusto, teste ora custodite al Museo Palatino. Tipici di Apollo sono i lineamenti quasi femminei, androgini, al punto che, al momento del ritrovamento, la testa marmorea era stata attribuita ad una statua di Diana.
"Non sono molte le testimonianze di nuovi documenti statuari. - Ha detto la Dottoressa Fortini. - La testa è la prima scoperta importante degli ultimi anni che arricchisce il panorama delle conoscenze sulla statuaria di età imperiale legata al contesto di Foro e Palatino". Era proprio in questa zona che avevano dimora i primi imperatori di Roma, il cuore politico dell'Urbe. Per questo il ritrovamento di questo prezioso reperto è particolarmente importante e può collegarsi al culto di Augusto.
Il condotto nel quale è stata trovata la testa, venne scavato nel 1900 da Giacomo Boni, gli odierni restauri si avvalgono delle piante e sezioni lasciate dall'archeologo. L'esplorazione del condotto sotto la Via Sacra si inserisce in un più articolato piano di revisione dell'antico sistema fognario dell'area del Foro Romano. "La fognatura sotto la Via Sacra ha una datazione variabile dal I secolo a.C. all'età augustea, con restauri antichi di età imperiale. - Ha affermato l'architetto della Soprintendenza Maria Grazia Filetici, responsabile del progetto. - I lavori avviati in questo settore rientrano in un progetto di messa in sicurezza del sistema di smaltimento delle acque, sia meteoriche sia nere, per evitare che l'acqua continui a corrodere le strutture archeologiche".
E' stato, in particolare, l'archeologo Edoardo Santini a fare la fortunata scoperta: si è calato nel condotto largo un metro per intervenire su un tratto murario della fogna a circa 20 metri dall'Arco di Tito, che aveva subito pesanti distacchi. Nel buio, all'incerta luce di una torcia, alla profondità di circa 3,50 metri, l'archeologo si è reso conto che dietro il muro c'era la tana di un topo. Si è infilato per provare a ripulire la cavità e, muovendo la terra, è cominciato ad apparire qualcosa che faceva da parete alla tana. Prima i capelli, poi gli occhi, poi la testa intera. Dopo il restauro la testa di Apollo sarà esposta al pubblico.

venerdì 16 maggio 2014

Il santuario dei giganti

Gli scavi di questi giorni a Mont'e Prama (Foto: Stefano Orrù)
Una scoperta eclatante in Sardegna: una distesa di reperti collegati ad un centro culturale nuragico già noto agli studiosi, il santuario dei giganti di Mont'e Prama.
Attraverso l'utilizzo del georadar, un'apparecchiatura che possiede solo l'Università di Cagliari, sono stati individuati strade, muri, tombe e forse anche altre statue. I ricercatori stanno lavorando alacremente su una collina che si affaccia sul mare di Is Arutas e sullo stagno di Cabras, nella penisola del Sinis. Pensano che, sotto terra, giaccia un santuario nuragico ed una necropoli.
Proprio nello stesso luogo sono emerse le statue di guerrieri, arcieri e pugilatori che hanno permesso di rivisitare le teorie sulla storia del Mediterraneo. Qui lavorano gli archeologi dell'Università di Cagliari e Sassari, coadiuvati da alcuni disoccupati e da un gruppo di detenuti del carcere di Oristano.
I giganti di Mont'e Prama (Foto: La Stampa)
La scoperta dei giganti di Mont'e Prama risale al 1974, ad opera di un contadino che preparava la semina. In seguito emersero le statue di 28 giganti. "Quella che abbiamo eseguito a Mont'e Prama è la stessa ricerca che in Marocco ci ha consentito di scoprire l'anfiteatro romano di Volubilis e il tempio di Ercole a Lixus", ha detto il Professor Gaetano Ranieri, ordinario di geofisica applicata all'Università di Cagliari. "Abbiamo analizzato soltanto sei ettari ed abbiamo trovato tanti indizi che ci fanno pensare che esistono strutture di grande interesse archeologico: di certo non si tratta di conformazioni geologiche. A vedere i nostri rilievi penso che ci sarà da scavare per molti anni: sarebbe bello che qui venissero a lavorare gli esperti delle più prestigiose università del mondo", ha aggiunto lo studioso.
"In quest'area ipotizziamo di ritrovare i resti di un grande santuario collegato a un villaggio nuragico molto ricco che poteva permettersi di realizzare grandi statue ornamentali", ha affermato il Professor Raimondo Zucca, ordinario di storia romana all'Università di Sassari nonché coordinatore dello scavo, "Nella zona c'era una pluralità di insediamenti, organizzati probabilmente sulla base della gerarchia economica. C'era, insomma, una sorta di federazione a cantoni. Il santuario, secondo la nostra ipotesi, era stato realizzato intorno all'VIII secolo a.C., in un'epoca in cui si era già smesso di costruire nuraghi, con l'intenzione di celebrare la grandiosità del villaggio. Le statue che abbiamo recuperato sono le più antiche in assoluto".
Del tempio di cui parlano i ricercatori sono subito emersi dal terreno due blocchi in arenaria, elementi tipici, secondo gli archeologi dei templi di età nuragica.

mercoledì 14 maggio 2014

La fertile terra del Messico...

La necropoli rinvenuta in Messico, nello stato di Zacatecas
(Foto: Inah)
Le tombe a pozzo ritrovate recentemente nella parte meridionale dello stato messicano di Zacatecas erano note sin dal 1950, ma non erano state sufficientemente scavate. Quest'anno l'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (Inah) hanno partecipato ad un recupero archeologico della necropoli.
Le operazioni di recupero sono iniziate nel 2009, con la scoperta di una camera funeraria rimasta intatta per circa 1600 anni. Nella terra sono stati ritrovati i crani di 28 persone e diversi scheletri appartenenti prevalentemente ad individui adulti, anche se sono stati riconosciuti i resti di due adolescenti e otto bambini. La maggior parte degli scheletri sono stati composti in posizione distesa, ma i ricercatori non sono ancora riusciti a stabilire se tutti gli individui siano stati deposti in momenti diversi o se siano stati vittime di un sacrificio collettivo.
Nelle sepolture, tra gli oggetti, sono stati ritrovati tre gusci di lumaca, due dei quali sono stati lavorati fino ad ottenerne degli oggetti musicali, un braccialetto di conchiglie e migliaia di perline di materiali diversi. Molti di questi oggetti sono ora in restauro. 

domenica 11 maggio 2014

Gli antichi Egizi erano vegetariani?


Gli antichi Egizi mangiavano come noi? Forse i vegetariani che si fossero trovati a viaggiare, migliaia di anni fa, lungo il corso del Nilo si sarebbero trovati a loro agio. L'abitudine a mangiare carne, in realtà, è piuttosto recente rispetto a quella di nutrirsi dei frutti della terra. Le antiche civiltà, soprattutto se stanziali, davano una preminente importanza alla consumazione dei frutti della terra. Le popolazioni nomadi, invece, proprio a causa del continuo spostarsi, privilegiavano la consumazione di carne.
Un gruppo di ricercatori francesi, studiando gli atomi di carbonio delle mummie vissute in Egitto tra il 3500 a.C. e il 600 d.C., ha individuato quale fosse il "menu" degli uomini e delle donne che vivevano nel paese del Nilo. Gli atomi di carbonio provengono dalla trasformazione dell'anidride carbonica nelle piante, grazie al processo di fotosintesi. Mangiando verdura ma anche animali che si nutrono di questa, il carbonio passa nel corpo dell'essere umano.
Le mummie analizzate dai ricercatori d'Oltralpe furono inviate al Museo di Lione nel XIX secolo. Si tratta dei resti di 45 persone delle quali sono state analizzate ossa e denti misurando la presenza di carbonio nelle ossa e nello smalto, oltre che nei capelli, i quali assorbono maggiormente le proteine animali rispetto alle ossa ed ai denti. I risultati non si sono fatti attendere: questi antichi abitanti del paese del Nilo avevano una dieta molto simile a quella degli attuali vegetariani, sostanzialmente basata sul consumo di grano ed orzo ed una minima quantità di miglio e sorgo. La dieta è stata la medesima durante un lungo arco temporale, malgrado la regione del Nilo fosse andata progressivamente inaridendosi tra il 3500 a.C. e il 600 d.C., l'arco temporale al quale appartengono le mummie analizzate.
Kate Spence, archeologa specializzata in egittologia presso l'Università di Cambridge, la popolazione egiziana potrebbe aver ridotto la fascia coltivata a quella lungo le sponde del fiume, gestendo in modo razionale l'irrigazione. Quando il livello del Nilo è diminuito, questi antichi agricoltori si sono spostati ancor più verso il fiume, mantenendo lo stesso standard di coltivazione.
Molti pensano che, vivendo sulle sponde del Nilo, gli antichi Egizi avessero l'abitudine di nutrirsi abbondantemente di pesce. Sembra che, però, malgrado i pesci vengano sovente rappresentati nell'arte egizia, questi animali non venissero inseriti di frequente nella dieta. Molti affreschi rappresentano pesci oggetto di battute di pesca o di offerta alle divinità. Diverse testimonianze archeologiche accertano il consumo di pesce a Gaza ed Amarna, ma molti pesci non venivano consumati per motivi religiosi. Venivano, dunque, pescati solo per offrirli alle divinità.

Antichissime tracce umane in Idaho

Punte di pietra trovate a Kelly Forks, in Idaho
(Foto: Laura Longstaff)
Sulla sponda di un fiume che scorre in una foresta dell'Idaho settentrionale, in Nord America, gli archeologi hanno scoperto tracce di occupazione umana risalenti a più di 13.500 anni fa, uno dei segni più antichi di presenza umana nel nordovest americano.
Questo eccezionale ritrovamento, effettuato nelle trincee di scavo lungo il fiume Clearwater, comprende uno strumento con lama ricavata dalla lavorazione di una roccia e decine di scarti rilasciati dal processo di fabbricazione di altri utensili. I manufatti giacevano in uno strato di terreno con carbone di legna, datato ad un periodo compreso tra 13.700 e 13.500 anni fa.
Gli archeologi hanno anche ritrovato 19 punte in pietra modellata, la più antica delle quali risale a poco più di 11.000 anni fa. Punte analoghe sono state ritrovate in tutto il Grande Bacino e nel nordovest. L'insieme degli oggetti raccolti nel sito dell'Idaho, conosciuto come Kelly Forks, suggerisce la presenza, protrattasi per un periodo di tempo piuttosto lungo, di un gruppo di cacciatori-raccoglitori molto specializzati nella produzione di manufatti in pietra.
La più antica punta litica ritrovata
in Idaho (Foto: Laura Longstaff)
L'analisi chimica dei residui presenti sugli strumenti litici ha rivelato tracce di proteine associate con carne di coniglio. Gli antropologi ritengono che quest'animale fosse una risorsa piuttosto importante, durante i primi periodi di utilizzo del sito. Essi pensano anche che questo gruppo di cacciatori-raccoglitori fosse presente in questo contesto ancor prima della cultura di Clovis e abbia continuato a servirsene mentre i gruppi umani appartenenti a quest'ultima civiltà si spostavano verso altre regioni del Nord America.
Probabilmente questi primitivi "coloni" erano parte di un'ondata migratoria umana separata da quella che colonizzò, in epoche successive, il Nord America. Essi provenivano, con tutta probabilità, dal nord attraverso dei corridoi di migrazione liberi dai ghiacci, situati per lo più al centro del nuovo continente.
I ricercatori hanno anche analizzato, con i raggi X a fluorescenza, gli strumenti rinvenuti nello scavo di Kelly Forks, scoprendo che questi sono stati prodotti lavorando una roccia vulcanica proveniente da una cava situata a 50 chilometri a sud del sito. Molti altri, però, sono stati ottenuti dalla roccia di un deposito che si trova nelle Bitterroot Mountains, in quello che attualmente è lo stato del Montana, mentre altri campioni provengono dall'Oregon centrale. Tutto questo dimostra il lungo viaggio fatto dalle rocce e dalle pietre per arrivare a Kelly Forks, viaggio che testimonia la presenza di un commercio piuttosto vivace di cose e persone.
Gli studiosi sono giunti alla conclusione, peraltro non ancora definitiva, che Kelly Forks era un luogo di sosta privilegiato e non tanto un luogo dove porre stabilmente residenza. Il volume degli oggetti e la loro varietà dimostra, infatti, che molte persone, nel corso del tempo, si sono fermate in questo luogo e in diversi momenti dell'anno.

sabato 10 maggio 2014

Tomba predinastica scoperta a Hierankopolis

Il contenuto della sepoltura di Hierankopolis
(Foto: Luxor Times/Renée Friedman)
E' stata scoperta, nel sud dell'Egitto, una tomba di 5600 anni, contenente una mummia di epoca predinastica.
La sepoltura venne edificata prima del regno di Narmer, fondatore della Dinastia che unificò l'Egitto.
La sepoltura è stata scoperta nella regione di Kom al-Ahmar, tra Luxor e Assuan, nel sito dell'antica Hierankopolis, la città del falco, centro urbano pre-dinastico dominante e antica capitale del regno d'Egitto. E' stata trovata, anche, la statua d'avorio di un uomo barbuto. La mummia contenuta nel sepolcro è quella del proprietario di quest'ultimo. Ai primi esami da parte degli antropologi sembra si tratti della mummia di un adolescente.

Un'insolita sepoltura scoperta a Saqqara

Alcuni ushabti ed il contenitore in cui sono stati trovati nella
tomba di Ptahmes (Foto: English Ahram)
E' stata scoperta, a Saqqara, in Egitto, una nuova tomba che potrebbe cambiare la storia della famosa necropoli. Sono stati gli archeologi dell'Università del Cairo ad imbattersi nella sepoltura.
Si tratta dell'ultima dimora terrena di Paser, ambasciatore reale d'Egitto nei paesi stranieri durante la tarda epoca ramesside. La tomba è a forma di tempio, con un ingresso porticato, una sala con pilastri ed un cortile porticato che ospita il sepolcro principale al suo centro e si apre direttamente su un santuario con tre ambienti.
Il ministro per le Antichità egiziane, Mohamed Ibrahim ha affermato che si tratta di una scoperta eccezionale, soprattutto perché le antiche sepolture egizie avevano due forme principali, quella della mastaba od erano tombe scavate direttamente nella roccia. La tomba appena scoperta è stata sicuramente progettata da un architetto che non doveva seguire le principali regole dell'epoca.
La scoperta è altresì importante perché sottolinea i rapporti politici dell'Egitto con i Paesi del Medio e dell'Estremo Oriente in epoca ramesside. All'epoca la capitale era stata trasferita a Tebe (Luxor), ma Memphis (Saqqara), non aveva perso la sua importanza di necropoli. Horemhab, comandante in capo dell'esercito durante la XVIII Dinastia nonché, in seguito, faraone d'Egitto, iniziò a far costruire la sua sepoltura proprio a Saqqara, salvo, poi, decidere di farsi seppellire a Luxor una volta salito al trono.
Anche se la sepoltura appena scoperta è rimasta incompleta, è stato possibile decifrare degli affreschi ben conservati. Tra le scene più importanti vi è quella in cui si vede il corteo funebre del defunto, con la sua statua portata dai servitori e la moglie che si dispera. Compare anche il tribunale di Osiride che accoglie il defunto. La tomba è stata direttamente costruita accanto al muro orientale della sepoltura di Ptahmes, scriba reale e capo dell'esercito, scoperta nel 2010. Sia la tomba di Paser che quella di Ptahmes sono state derubate nell'antichità, per cui non è stato possibile recuperare gli oggetti che facevano parte del corredo, al di fuori di un certo numero di ushabti trovati nella tomba di Ptahmes, che appartenevano ad una donna di nome Mwtipt ed un vaso nel quale erano custoditi altri ushabti appartenenti ad un'altra donna di nome Nedjem.
La tomba di Ptahmes era già nota agli archeologi da alcune fotografie del secolo scorso, poi venne sepolta parzialmente dalla sabbia e la maggior parte di quanto era rimasto visibile è stato rubato e contrabbandato fuori dal paese. Gli alti funzionari egiziani continuarono a farsi costruire le loro sepolture a Saqqara anche quando Luxor divenne capitale del regno.

sabato 3 maggio 2014

Una basilica paleocristiana a Bursa

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Gli scavi nei dintorni di una torre facente parte delle mura della città di Bursa, in greco Prousa, in Turchia, hanno rivelato i resti di una basilica paleocristiana, che potrebbe essere una delle strutture più antiche mai scoperta nella provincia nordoccidentale della Turchia.
L'architetto Ibrahim Yilmaz, che ha condotto il progetto di restauro sulle mura della città di Bursa, ha affermato che il progetto di restauro della cinta muraria comprende, anche, una superficie adiacente di 1.200 metri quadrati. La prima fase ha interessato due grandi torri, una delle quali è quella appena esplorata. Durante i lavori di esplorazione sono emersi resti di murature nei livelli inferiori della torre. Questi resti, si è ben presto accertato, appartenevano ad un'antica basilica paleocristiana con colonne, marmi e decorazioni murali. Si tratta, forse, della struttura più antica della città dopo le mura.
L'antica basilica mostra tracce dell'abside circolare e di una navata centrale e due laterali. Sono state trovate tracce della diaconicon, che ospitava oggetti sacri. A nordovest dell'abside è stata riconosciuta una camera sepolcrale nella quale è stato trovato lo scheletro di un sacerdote. Ora gli scavi mirano a rimettere completamente in luce la struttura, soprattutto il nartece e l'atrio.

Ritrovato un antico granaio in India

Il granaio di fango ritrovato a Rakhigarhi, in India
(Foto: Rakhigarhi Project/Deccan College, Pune)
Nel villaggio di Rakhigarhi, in India, un sito della civiltà di Harappa, è tornato alla luce un granaio con pareti in mattoni crudi in ottimo stato di conservazione. Il granaio è di forma rettangolare, con il pavimento in terra e le pareti intonacate.
Gli archeologi hanno finora scavato sette stanze del granaio che sembra essere stata una grande struttura. Sono state ritrovate tracce di calce ed erba decomposta sulla parte inferiore delle pareti del granaio. La scoperta di questa struttura, unitamente a due tumuli tornati alla luce nel gennaio di quest'anno nella Rakhigarhi, ha portato i ricercatori ad affermare che in questo luogo si trova il più grande ed importante sito della civiltà di Harappa.
Ci sono oltre duemila siti appartenenti a questa antica civiltà sparsi tra l'India, il Pakistan e l'Afghanistan. L'attuale area in corso di scavo si stima sia superiore a quella di Mohenjo-daro. La civiltà di Harappa si sviluppò dal 2600 al 2000 a.C.. Tra i reperti ritrovati vi è un coccio con un'iscrizione.
I granai della civiltà di Harappa erano costruiti prevalentemente nelle cittadelle dove viveva la classe dirigente, per questo gli archeologi pensano che la struttura appena tornata alla luce faccia parte proprio di una sorta di acropoli di una città più grande. Rakhigarhi è situata alla confluenza tra il fiume Ghaggar e il fiume Chautung, ed era una zona un tempo molto fertile.

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...