venerdì 23 gennaio 2015

Ritrovate delle ossa nel Mausoleo di Anfipoli

Le ossa della donna i cui resti sono stati ritrovati nel mausoleo
di Anfipoli (Foto: Ministero della Cultura - Athena Greek)
Lo spettacolare mausoleo di Anfipoli, la scoperta più importante dell'archeologia per quel che riguarda il 2014, conterrebbe i resti di cinque persone. Gli archeologi hanno attualmente recuperato le ossa di almeno cinque individui, tra i quali una donna di età superiore ai 60 anni, un neonato, due uomini di età compresa tra i 35 ed i 45 anni ed un altro adulto la cui età non è stata ancora stabilita.
Le ossa di uno degli individui di sesso maschile recavano tracce di tagli che potrebbero essere stati inflitti da una spada o un pugnale. Il quinto individuo, del quale non è stata possibile stabilire l'età, è stato cremato.
Si fanno, nel contempo, sempre più vivaci le ipotesi sul "proprietario" del mausoleo. Alcuni vogliono che sia stato costruito per Alessandro Magno o per uno dei suoi generali, oppure per sua madre. Il mausoleo è stato datato al 325 a.C., due anni prima della morte di Alessandro.
Alla morte di Alessandro, la madre, la vedova Roxane, il figlio e il fratellastro furono tutti uccisi nei pressi proprio di Anfipoli. All'interno del grande mausoleo, il più grande mai ritrovato in Grecia, sono state scoperte due statue in marmo raffiguranti delle cariatidi ed uno straordinario pavimento a mosaico.
Adesso si attendono gli esiti dei test del Dna condotti sulle ossa dei defunti scoperti all'interno della monumentale sepoltura, per stabilire se costoro fossero, in qualche modo, imparentati tra di loro. Purtroppo, però, mancano denti e parti del cranio, che solitamente sono molto significativi nell'analisi del Dna antico.

Trapanazione ossea in Perù?

Kuelap, antico sito precolombiano
In uno studio dell'Università della Florida, si sostiene che è stata scoperta la prima prova mai ritrovata in Perù di chirurgia ossea.
Il Dott. J. Maria Toyne ha affermato che i dettagli di due scheletri, datati ad un periodo compreso tra l'800 e il 1535 d.C., rinvenuti nel sito precolombiano di Kuelap, fanno pensare ad una trapanazione, il più antico intervento chirurgico mai accertato per il Paese sudamericano.
Gli scheletri appartengono ad uomo di circa 30-35 anni e ad un adolescente e presentano fori nelle ossa delle gambe. Il posizionamento e la profondità alla quale erano stati deposti i corpi, hanno fatto pensare ai bioarcheologi che i fori non siano casuali ma, forse, praticati per alleviare una pressione dovuta ad un infortunio o ad una grave infezione. I fori, in pratica, dovevano servire per curare l'accumulo di fluido nelle gambe.
Non è ancora chiaro se i defunti erano pazienti morti durante un intervento chirurgico o se, viceversa, siano sopravvissuti alla tecnica di trapanazione che era stata loro praticata e sono deceduti in seguito.

Sorprendente Colosseo...

I restauri del Colosseo continuano a rivelare sorprese.
Stavolta, durante la pulitura del prospetto del monumento simbolo di Roma, sono emerse tracce di color rosso che contraddistingueva i numeri posti sulle arcate dell'Anfiteatro Flavio.
I numeri dipinti in rosso segnavano gli ingressi che permettevano di raggiungere diversi settori dell'arena, come nei moderni stadi sportivi. Ogni spettatore era, dunque, in grado di individuare il suo settore. Cavea e gradinate avevano accesso gratuito ma erano suddivise secondo i ceti sociali.

Il sottosuolo di Napoli

Una delle navi emerse dallo scavo della metropolitana
di Napoli (Foto: Costruirespa.it)
Un'altra nave romana di epoca imperiale è emersa dal cantiere della metropolitana di piazza Municipio a Napoli. La nave è ancora interrata ed è emersa nello scavo del corridoio di collegamento tra il pozzo di stazione della linea 6 e quello di manovra di via Acton.
Sono quattro le barche finora trovate negli scavi in piazza Municipio, poiché qui sorgeva, un tempo, il porto dell'antica Neapolis, da dove partivano le imbarcazioni che dovevano scaricare il materiale trasportato dalle grandi navi che erano impossibilitate, per la mole, ad attraccare.
Gli scavi della Stazione Municipio, oltre all'antico porto della città di Napoli, hanno permesso di accertare la presenza di un imponente Gymnasium, dove si celebrarono i giochi olimpici voluti da Augusto proprio nella città campana. In un'altra stazione della metropolitana è venuta alla luce anche una parte della Napoli bizantina. Il Gymnasium venne realizzato in occasione dei giochi Isolimpici, che durarono vari anni e vennero inaugurati nel 2 d.C.. Dallo scavo sono emersi pavimenti a mosaico, statue e colonne di marmo, frontoni e lastre marmoree con incisi, in greco, i nomi dei vincitori delle Isolimpiadi, divisi per categorie (uomini, donne, fanciulle, ragazzi) e per discipline sportive.
La Napoli bizantina, anch'essa riapparsa grazie a questi scavi, è rappresentata dai resti di una fortificazione e di una torre eretta nel VII secolo d.C.. Uno scavo preventivo, in questa zona di Napoli, si era già avuto agli inizi del 1900 per la costruzione della Piazza della Borsa.
Gli scavi della metropolitana partenopea hanno permesso di recuperare già quasi 3.000 reperti e di individuare diverse stratificazioni della Napoli greco-romana, angioina, aragonese e vicereale. Le imbarcazioni ritrovate si trovavano, integre, a 3 metri e mezzo sotto il livello del mare e a ben 13 metri sotto il livello dell'attuale piazza. Tra i reperti estratti dal terreno si contano monete, calzari romani, ceramiche ben conservate, anche di fattura africana, bottiglie di vetro tappate con il sughero, reti da pesca e aghi per ricucirle

domenica 18 gennaio 2015

Le "lapidi" di Tiya

Le pietre di Tiya, in Etiopia (Foto: Wikimedia Commons)
Le pietre di Tiya fanno parte del sito archeologico di Gurage, in Etiopia. Si tratta di 46 grandi megaliti, decorati con diverse raffigurazioni, dichiarati Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.
Queste pietre sono abbastanza "recenti", dal momento che risalgono ad un periodo compreso tra il X e il XV secolo. Questi grandi monumenti hanno, probabilmente, avuto un significato culturale ma questo resta ancora poco chiaro. Sono circa 100 le stele ritrovate in nove distinti siti megalitici sparsi in Etiopia. Queste stele sono di tre tipi: antropomorfe, falliche e non-antropomorfe e non-falliche. La maggior parte delle stele di Gurage contengono elaborate decorazioni, simboli che ricordano piante, spade e figure umane, alcune delle quali raffigurate con le mani sui fianchi.
I monoliti di Tiya sono molto alti, quello più imponente raggiunge i 5 metri di altezza. Delle 46 stele, 32 recano simboli decorativi. Nel 1935 venne scoperta una di queste pietre con inciso il simbolo di una spada. A fare la scoperta fu una spedizione tedesca. I locali chiamavano questa pietra Yegran Dingay o Pietra di Gran e si riferisce al sovrano del Sultanato di Adal, Imam Ahmad ibn Ibrahim al-Ghazi.
Durante gli scavi che hanno permesso di recuperare i megaliti di Tiya, sono state trovate numerose sepolture risalenti ad un periodo compreso tra il XII e il XIV secolo. Ad un esame dei resti, si è accertato che i resti appartenevano a persone uccise in battaglia e questo concorderebbe con l'ipotesi di alcuni che voglio che i megaliti siano stati eretti a mò di lapidi per i defunti.
Un monolite di Tiya con incisi alcuni simboli (Foto: Wikimedia Commons)

Il faraone d'argento...

Particolare del sarcofago d'argento di Psusennes
(Foto: Ancient Origins)
Durante la seconda guerra mondiale a Tanis, in Egitto, un archeologo francese, Pierre Montet, fece una scoperta che potrebbe rivaleggiare con quella della tomba di Tutankhamon fatta da Howard Carter. La notizia di questa scoperta, tuttavia, non sollevò lo stesso interesse di quella di Carter.
Pierre Montet scoprì la sepoltura di un faraone poco conosciuto della XXI Dinastia di nome Psusennes I. Costui salì al potere all'inizio del Terzo Periodo Intermedio, un periodo di instabilità in Egitto, durante il quale il potere faraonico era frammentario e il paese era diviso tra Alto e Basso Egitto. Il potere del faraone era stato limitato alla regione del Delta, mentre il Sommo Sacerdote di Amon, che risiedeva a Tebe, aveva giurisdizione su quasi tutto il resto dell'Egitto.
Collare in oro e lapislazzuli del re Psusennes, ritrovato nella sua tomba
(Foto: Wikimedia Commons)
La sepoltura di Psusennes ha smentito il fatto che i faraoni non esercitassero più quel potere al quale erano abituati. La bara del faraone, infatti, è in argento massiccio, il che fece meritare a Psusennes il soprannome di "faraone d'argento". Gli Egizi consideravano l'oro come carne degli dei, l'argento, invece, era destinato alle ossa di questi ultimi. L'argento, tuttavia, a differenza dell'oro, non era facilmente reperibile in Egitto e doveva essere importato, forse dall'Asia occidentale e dal Mediterraneo. L'argento, dunque, era un bene di valore ancora maggiore dell'oro.
La bara di Psusennes, dunque, essendo d'argento riflette la ricchezza del paese che egli governava. Gli oggetti trovati nella tomba, inoltre, sono di altissima qualità ed indicano che vi era, all'epoca di Psusennes, artigiani specializzati in grado di produrre oggetti di lusso.
Maschera funeraria in oro massiccio di Psusennes
(Foto: Wikimedia Commons)
Il sarcofago antropoide d'argento di Psusennes è stato trovato all'interno di una bara di granito rosa, a sua volta racchiusa in un sarcofago anch'esso di granito. Quest'ultimo era appartenuto a Merenptah, faraone della XIX Dinastia, figlio di Ramses II. Al contrario della bara e degli oggetti in essa contenuti, la mummia di Psusennes non è sopravvissuta ai secoli. Nella tomba sono stati trovati solo un mucchio di ossa e di polvere nera che accompagnavano una maschera funeraria d'oro che era stata deposta sul volto del faraone. Probabilmente la mummia venne distrutta dall'acqua che filtrava attraverso il terreno, poiché anche diversi oggetti in legno contenuti nella tomba sono andati distrutti allo stesso modo. Pierre Montet, tuttavia, è riuscito a trovare i vasi canopi dove erano custodite le viscere di Psusennes, gli ushabti e altri oggetti non deperibili che, di dice, rivaleggiano in preziosità con quelli del tesoro di Tutankhamon.
La ricchezza del tesoro di Psusennes è, forse, legata alla notevole lunghezza del suo regno che, secondo Manetone, durò dai 41 ai 46 anni. Proprio questa scoperta induce a prendere nuovamente in considerazione la situazione dell'Egitto durante il Terzo Periodo Intermedio.

Sileno in Danimarca...

Il busto di Sileno trovato in Danimarca (Foto: Ancient Origins)
Un piccolo busto romano in bronzo, raffigurante Sileno, precettore e seguace di Dioniso, è stato trovato sull'isola danese di Falster. Il busto miniaturizzato ha circa 2000 anni di età e gli archeologi non sono ancora in grado di dire come sia arrivato sull'isola. La scoperta sembra suggerire uno stretto contatto tra l'impero romano e la Scandinavia nel corso del I secolo d.C.
L'immagine di Sileno è alta appena 4,5 centimetri ed è stata trovata da una donna con un metal detector. La donna ha immediatamente consegnato la statua al Museo Nazionale di Danimarca. Gli esperti, al momento, sono stati in grado di far risalire il reperto all'epoca di Augusto (63 a.C. - 14 d.C.).
Sileno, nella mitologia greca, fu compagno di Dioniso, aveva orecchie di cavallo e, talvolta, anche coda e gambe dello stesso animale. Sileno era solitamente raffigurato calvo, grasso, con grosse labbra e spesso ubriaco. Si pensa che il Sileno in bronzo appena ritrovato fosse un elemento ornamentale appartenente al poggiatesta di un divano romano utilizzato nei banchetti. Questi divani erano solitamente decorati, infatti, con figure legate al cibo e al vino.

Trovata la sepoltura di un fabbro vichingo

Uno degli strumenti personali del fabbro trovati nella
sua sepoltura (Foto: Howell Roberts - Museo
dell'Università di Bergen)
Gli archeologi hanno trovato, in Norvegia, la sepoltura di un fabbro vichingo inumato con gli strumenti che utilizzava nel suo lavoro. La scoperta è avvenuta lo scorso anno.
Ad occuparsi di scavare, raccogliere e studiare i reperti sono i ricercatori del Museo dell'Università di Bergen. La tomba si è rivelata essere una delle più ricche tra quelle indagate dagli archeologi norvegesi negli ultimi anni. E' stata scavata in più strati: in cima erano stati deposti gli attrezzi del mestiere del defunto, oltre ad un'ascia, ad una spada e ad alcuni attrezzi agricoli. Più in profondità sono stati trovati gli oggetti personali del fabbro, tra cui un rasoio, un paio di forbici per tagliare la barba, delle pinzette e persino una padella. In tutto sono stati estratti dalla terra ben 60 manufatti.
I resti del defunto giacevano nell'ultimo strato di terreno, cremati. Mescolati ai resti altri manufatti personali: perle che erano inserite nei vestiti del defunto e un pettine d'osso. Sicuramente questo fabbro, quando era in vita, godeva di uno status sociale piuttosto elevato.
Gli strumenti di lavoro del fabbro, trovati sepolti con lui negli strati più alti della tomba
(Foto: Howell Roberts - Museo dell'Università di Bergen)

venerdì 16 gennaio 2015

Il tumulo dell'imperatore

Gli archeologi hanno riportato alla luce, in Giappone, i resti di una sepoltura che si pensa possa risalire al VII secolo d.C. e che appartenga ad un imperatore. Il ritrovamento è avvenuto ad Asuka, nella prefettura di Nara.
Il tumulo avrebbe ospitato, con tutta probabilità, i resti dell'imperatore Jomei (593-641 d.C.) prima che le spoglie fossero tumulate altrove. Jomei fu padre di due altri imperatori: Tenji (626-671 d.C.) e Tenmu, morto nel 686 d.C.. Il sito ha rivelato anche la presenza di quello che si crede un fossato fiancheggiato da massi, lungo 48 metri e largo dai 4 ai 7 metri. Anche questo fossato appartiene, con tutta probabilità, al sepolcro imperiale

martedì 13 gennaio 2015

Scoperta in Egitto una fortezza del Cammino di Horus

Le fondazioni della fortezza scoperta a Tell Habua
(Foto: Ministero egiziano per le antichità)
Le fondamenta della più grande fortezza d'Egitto conosciuta, antica di 3000 anni, sono state trovate nei pressi dell'antica città fortificata di Tell Habua, presso il Canale di Suez.
Il forte era noto come il Muro del Principe e faceva un tempo parte della linea difensiva composta di una serie di fortezze e di città militari. La scoperta è stata ritenuta, dagli archeologi, di particolare importanza in quanto conferma i dettagli contenuti nella storia militare dell'Antico Egitto e le strategie poste in essere all'epoca per arginare l'invasione del Paese del Nilo.
Le nuove scoperte mostrano una precisa rispondenza alle iscrizioni del Cammino di Horus, trovate incise sulle pareti del tempio di Karnak, a Luxor, che mostra la presenza di 11 fortezze militari, delle quali solo cinque sono state finora scoperte. Queste fortezze avevano il compito di proteggere i confini orientali dell'Egitto.
Il Cammino di Horus, un percorso militare, è una lunga strada costellata di fortificazioni ed è stato anche un punto di partenza fondamentale per le campagne militari condotte nel Nuovo Regno (1580-1080 a.C.). Il Cammino di Horus si dipana per 350 chilometri, comprendendo, oltre alle fortezze, anche una serie di indizi della presenza di una sviluppata società economica e di fiorenti commerci.

I gioielli di Urartu

Il Professore responsabile del Dipartimento di Archeologia dell'Università Van Yuzuncu Yil, in Turchia, ha annunciato che sono stati trovati gioielli utilizzati sia da uomini che da donne del periodo Urartiano.
Si tratta di gioielli di circa 3000 anni fa trovati durante gli scavi effettuati nella provincia orientale di Van, che hanno contribuito a gettare una luce sulla mentalità, sullo stile di vita e sulla società dell'epoca. Gli Urartei utilizzavano gioielli quali anelli, bracciali, orecchini come li utilizziamo noi oggi. I gioielli, all'epoca, servivano per sottolineare le differenze di classe e persino di sesso.

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...