sabato 11 ottobre 2014

La dea dei Briganti

La testa di quella che potrebbe essere la dea
Brigantia ritrovata a South Shields
(Foto: Chroniclelive.co.uk)
Una piccola testa femminile in pietra, finemente scolpita, è stata riportata alla luce nel forte romano di Arbeia, a South Shields, in Gran Bretagna.
Si tratta, con tutta probabilità, di una divinità femminile adorata lungo le sponde del Tyne 1800 anni fa. Occhi, naso, bocca e capelli sono finemente scolpiti e sopravvivono ancora tracce di pittura rosa e rossa sul volto. Si pensa si tratti di Brigantia, divinità femminile dei Briganti, tribù stanziata in quello che attualmente il nordest della Gran Bretagna. Un'altra statua di Brigantia è stata ritrovata vicino Dumfries, nel sud della Scozia nel 1731. In questo caso la divinità indossava una corona a forma di mura turrite.
Un altare dedicato a Brigantia venne scoperto proprio a South Shields nel 1895, a soli 100 metri dal luogo dove, oggi, è stata ritrovata la testa della divinità. Ora gli archeologi cercano il santuario dedicato a questa divinità.
La testa giaceva nel canale di un acquedotto, riempito nel 208 d.C. per consentire l'ampliamento della fortezza romana. Il reperto farà parte di una mostra allestita, nella primavera del 2015, nel museo di Arbeia. In passato sono state ritrovati, a South Shields, frammenti di statue di Mercurio e Marte.
Lo scavo che ha portato a questa ed altre scoperte è stato promosso per salvare dall'erosione della bassa scogliera un sito sepolcrale dell'Età del Bronzo. 

Ritrovamenti insoliti in Spagna

Dettagli dei crani e dei gioielli (dilatatori di orecchie) ritrovati in Spagna
(Foto: Universitat Autònoma de Barcelona)
Gli archeologi spagnoli dell'Universitat Autònoma de Barcelona hanno scoperto una maestosa costruzione che contiene una sorta di sala per le udienze, che costituisce uno dei primi ambienti ad uso specificatamente politico costruiti nell'Europa continentale. Inoltre è stata riportata alla luce una sepoltura, forse di un principe, con una gran quantità di oggetti di corredo, tra i quali un diadema d'argento, quattro dilatatori per le orecchie in oro e argento.
Gli scavi sono stati condotti nel mese di agosto di quest'anno a La Almoya, un sito che si trova su un ripido altopiano, in posizione strategica e privilegiata, occupato già a partire dal 2200-1500 a.C.. Il sito venne scoperto nel 1944 da Emeterio Cuadrado e Juan de la Cierva.
I risultati finora raggiunti indicano che La Almoya era un importante centro politico di non comune ricchezza posto nel territorio di El Argar, a qualche centinaio di chilometri a sud di Almeria. Si tratta di un sito che getta nuova luce sulla politica e le relazioni in genere di una delle prime società urbane europee.
Il tessuto urbano di La Almoloya è estremamente complesso, con edifici ben costruiti e decine di tombe, la maggior parte delle quali conteneva un corredo funerario intatto. La città era densamente popolata e comprendeva residenze con un numero di camere variabili dalle otto alle dodici. Gli edifici vennero costruiti con pietre e ricoperti con strati di malta. Alcuni presentano ancora stucco decorato a motivi geometrici e naturalistici.
Tra le scoperte più importanti vi è un'ampia sala con soffitti molto alti, in grado di contenere fino a 60 persone sedute sulle panche che corrono lungo tutte le pareti. Nella stanza vi è anche una sorta di caminetto cerimoniale ed un podio a carattere simbolico. Questa singolare stanza venne certamente utilizzata a scopi politici e gli archeologi ritengono che qui venivano sia gli incontri pubblici che le udienze. E' la prima volta in Europa che viene ritrovato un edificio edificato ed attrezzato a fini politici.
Dagli edifici scavati sono stati recuperati diversi oggetti realizzati in metallo, ossa, tessuto e ceramica, tutti in eccellente stato di conservazione.
Delle 50 tombe scavata sotto gli edifici di La Almoloya, ve n'è una, in particolare, che ha attirato l'attenzione dei ricercatori. Si tratta di una sepoltura situata in una zona privilegiata, vicino alla parete principale della grande sala per le adunanze. All'interno vi erano i resti di un uomo e di una donna seppelliti con una trentina di oggetti in metalli preziosi e pietre semi preziose. Uno degli oggetti più significati del singolare corredo è un diadema in argento posto sul cranio della donna. Si tratta di un diadema molto prezioso ed importante per gli archeologi, dal momento che gli unici altri quattro diademi noti sono stati scoperti 130 anni fa nel si di El Algar, in Almeria, nessuno dei quali si trova oggi in Spagna.
Sono stati anche rinvenuti quattro dilatatori per orecchie, oggetti insoliti per l'Età del Bronzo spagnola. Due sono in oro massiccio mentre gli altri due sono in argento. L'abbondanza di oggetti d'argento ritrovati nelle sepolture è particolarmente importante e va ad aggiungersi agli altri oggetti dello stesso metallo (anelli, orecchini e bracciali) ed ai chiodi di un manico di pugnale, realizzati anch'essi in argento, ritrovati nello stesso luogo.

Sepoltura anomala ritrovata ad Albenga

Lo scheletro della giovane donna ritrovato ad Albenga
(Foto: Stefano Roascio)
Durante lo scavo del complesso di San Calogero ad Albenga, sulla Riviera ligure, gli archeologi del Pontificio Istituto di Archeologia Sacra hanno portato alla luce i resti di una ragazzina di appena 13 anni sepolta a faccia in giù. Secondo gli studiosi, la giovane era stata sepolta in questo modo perché rifiutata dalla comunità alla quale apparteneva e vista come un pericolo persino dopo morta. Lo scheletro è stato soprannominato "la giovane strega".
Il sito della scoperta è un cimitero sorto sul terreno di una chiesa martiriale dedicata a San Calogero, edificata tra il V e il VI secolo d.C. e abbandonata, assieme al suo luogo di sepoltura, nel 1593. La sepoltura deve essere ancora datata al radiocarbonio, anche se gli esperti ritengono che essa risalga ad un periodo compreso tra la tarda antichità e il medioevo. Sepolture come queste sono piuttosto rare e collegate quasi esclusivamente ad una punizione del defunto.
Lo scheletro della giovane donna giaceva con le mani poste sul bacino e le gambe diritte e parallele. Non mostrava segni evidenti di una morte violenta, ma i ricercatori hanno trovato possibili tracce di una grave anemia. Curiosamente, pur essendo una sepoltura "anomala", essa è stata ritrovata di fronte ad una chiesa. Un caso simile è stato documentato nel sito archeologico di Pava, in provincia di Siena.

Antichissima raffigurazione di Cristo ritrovata in Spagna

La patena in vetro ritrovata in Spagna
(Foto: FORUM MMX)
Nel sud della Spagna è stata ritrovata una delle prime rappresentazioni al mondo di Cristo. Si tratta di una figura impressa su un contenitore per ostie di vetro che getta nuova luce sull'arrivo in Spagna del cristianesimo.
Si sa, finora, che il reperto risale al IV secolo d.C., dal momento che solo successivamente i papi imposero che tali contenitori - le patene - fossero realizzati in argento. La patena in vetro verde è stata ritrovata nel luogo in cui sorgeva, un tempo, un edificio religioso, a Càstulo, antica città andalusa.
La patena è di 22 centimetri di diametro e reca incise le figure di tre uomini senza barba, con i capelli corti e con una sorta di aureola sulle loro teste. Secondo gli archeologi le figure sarebbero quelle di Cristo, di Pietro e di Paolo. Cristo appare raffigurato "in Maestà", con un atteggiamento che si rifà all'arte paleocristiana con rimandi all'iconografia bizantina. La patena è stata datata grazie a monete ed oggetti in ceramica provenienti dalla medesima stratigrafia del sito.

Anfipoli, ritrovato il frammento di una porta marmorea

Il frammento di porta in marmo ritrovata ad Anfipoli (Foto: Discovery.com)
Gli archeologi che stanno scavando nel misterioso tumulo di Anfipoli, in Grecia, hanno riportato alla luce il frammento in marmo di una porta. Il marmo è stato identificato come proveniente dalle cave di Thassos, al pari della maggior parte dei frammenti marmorei ritornati alla luce nel mausoleo.
Secondo l'archeologa Katerina Peristeri, responsabile dello scavo, la scoperta conferma l'attribuzione della sepoltura monumentale all'epoca di Alessandro Magno, vale a dire all'ultimo quarto del IV secolo a.C.. La datazione è basata, sembra, su diversi risultati e reperti ancora inediti.
La porta di marmo introduceva alla terza camera del mausoleo. Sul frammento sono visibili le caratteristiche teste di chiodo che rendono la porta simile a quelle ritrovate in altre tombe macedoni. Sul lato occidentale dello stipite dove doveva trovarsi il reperto è stata scoperta una cerniera, particolare piuttosto singolare. Si è pensato che la porta di cui è stato ritrovato il frammento, dovesse essere una sorta di falsa porta, anch'essa tipica delle sepolture macedoni.
Dietro le cariatidi recentemente scoperte e di fronte la porta, gli archeologi diretti dalla Dottoressa Peristeri hanno riconosciuto anche tracce di chiodi in ferro e bronzo. Non è ancora chiaro se appartenessero al trasporto funebre - portantina o letto in legno che fosse - o a qualche altro manufatto.
Secondo la Dottoressa Peristeri la porta in marmo, di cui si è scoperto il frammento, venne frantumata a seguito dei bombardamenti dell'esercito bulgaro nel 1913 oppure in conseguenza di un grave terremoto che colpì la regione di Anfipoli nel VI secolo d.C.

Il terremoto di Hippos

Il ciondolo a forma di colomba ritrovato su uno scheletro femminile
sepolto sotto la basilica di Hippos (Foto: Michael Eisenberg)
Prove di un importante terremoto di 1700 anni fa, che devastò la regione del Mare di Galilea, sono state ritrovate recentemente dagli archeologi. Si tratta di alcuni scheletri umani schiacciati dal crollo di un tetto avvenuto in seguito ad un sisma verificatosi all'incirca nel 363 d.C.
Lo scenario è quello della città di Hippos, in ebraico Sussita (entrambi i termini significano "cavalli"), la città più colpita dal terremoto. Un altro sisma, questa volta nel 749 d.C., finì per radere completamente al suolo il centro abitato, lasciando solo detriti. I segni di quest'ultimo terremoto sono stati facilmente individuati dagli studiosi, mentre è stato più difficile riconoscere i segni del terremoto del 363 d.C., poiché la cittadina venne ricostruita, molte delle rovine dell'evento sismico vennero eliminate ed altre vennero seppellite.
Una delle monete coniate a Hippos (Foto: Michael Eisenberg)
Hippos era una città che si affacciava sulle alture che guardano al Mare di Galilea, nel nord d'Israele. Venne fondata durante il periodo ellenistico, nel II secolo a.C.. In epoca romana venne inglobata nella cosiddetta Decapoli, un insieme di dieci città sparse tra le attuali Giordania, Israele e Siria, considerate centri di cultura greca e romana. Hippos finì per diventare un'importante città-stato, con il permesso di coniare monete proprie recanti l'emblema di un cavallo sul retro. Fu al culmine della sua floridezza che Hippos venne distrutta dal terremoto del 363 d.C., che rase al suolo le mura della città e la gran parte dei suoi edifici.
Gli archeologi hanno ritrovato diversi scheletri schiacciati sotto i resti di crollo di un tetto nella parte settentrionale di quella che, un tempo, era una basilica, la più grande di tutta la città. L'edificio, costruito alla fine del I secolo d.C., serviva come mercato e sede principale del tribunale della città. Tra le ossa umane, gli archeologi hanno individuato quelle di una donna con un ciondolo d'oro a forma di colomba.
Scavi alle terme romane di Hippos (Foto: Michael Eisenberg)
Gli scheletri sono stati datati al 363 d.C. grazie ad alcune monete trovate tra il pavimento della basilica e alcuni elementi in marmo della stessa. La moneta più recente risale al 362 d.C. ed è stata trovata sopra alle macerie della basilica. Sono state ritrovate anche diversi ambienti risalenti al periodo bizantino, datate anch'esse grazie ad alcune monete.
Il violento sisma del 363 d.C. distrusse anche le terme romane, situate sulla parte sud della collina che si affaccia sul Mar di Galilea. Sotto le macerie delle terme sono stati recuperati i resti di una statua romana: la gamba destra di un individuo molto muscoloso che, però, non è facile da identificare. I ricercatori sperano di trovare altre parti di questa statua nei prossimi scavi.

Il rifugio nelle Ande dei primi paleo-americani

Il rifugio di Cuncaicha, nelle Ande peruviane (Foto: Barbara Fraser)
Un gruppo di cacciatori-raccoglitori vissuti 12400 anni fa crearono un rifugio in una caverva naturale che gli archeologi chiamano Cuncaicha, nelle Ande peruviane. Erano i primi abitanti finora conosciuti del Sud America e scelsero di vivere ad un'altitudine piuttosto elevata.
Il luogo, secondo l'archeologo Kurt Rademaker, era, al tempo, piuttosto ospitale: vi erano un bacino di acqua fresca, pietre per la costruzione di utensili, materiale per edificare dei ripari. Rademaker, giovane archeologo che, con molti suoi colleghi, sta studiando i primi insediamenti abitativi in questa parte del mondo, ha collaborato attivamente con geologi, studiosi del clima ed altri specialisti per avere un quadro il più possibile completo su queste antichissime popolazioni e sul loro ambiente di vita.
I ritrovamenti di Rademaker sulle Ande stanno contribuendo a rispondere a diversi interrogativi e diverse discussioni inerenti l'arrivo delle prime popolazioni nel Sud America. Il "viaggio" alla ricerca delle origini delle popolazioni del Sud America è iniziato a 150 chilometri dall'attuale ritrovamento, a Quebrada Jaguay, dove l'archeologo Daniel Sandweiss e lo stesso Rademaker hanno scavato un sito risalente alla fine dell'ultima era glaciale, tra i 13000 e gli 11000 anni fa. Sandweiss, dell'Università del Maine, ha scoperto anche resti di pasti a base di pesce e scaglie di ossidiana dalla quale si ricavavano, solitamente, armi e strumenti di lavoro. Dal momento che in questa parte del paese, lungo la cosa, non ci sono giacimenti di ossidiana, questo materiale deve essere pervenuto dalle zone alte delle Ande.
L'archeologo Kurt Rademaker (Foto: Barbara Fraser)
Quest'osservazione ha spinto Rademaker ad affrontare un viaggio proprio nelle zone andine, dove, nel 2004, ha ritrovato un grande affioramento di ossidiana noto come Alca, a Mount Condorsayana. Nei tre anni successivi Rademaker ha studiato questo ed altri giacimenti ed ha potuto avere la prova del passaggio dell'ultima glaciazione.
Lo scavo al rifugio di Cuncaicha è iniziato nel 2007, dopo il ritrovamento di frammenti sparsi di materiale utilizzato per forgiare i primi strumenti e le prime rudimentali armi d'offesa. In seguito sono emersi crani di ominidi del genere Australopithecus afarensis, i cui scheletri risultarono tatuati. Questi paleo-indiani erano in grado di vivere in uno degli ambienti più estremi della terra alla fine dell'era glaciale. Con i resti degli ominidi sono state ritrovate un gran numero di ossa di animali, per lo più cervi e vigogne.
Alcuni degli strumenti recuperati erano forgiati in pietra non disponibile nella zona, il che ha fatto pensare che i residenti della grotta devono aver viaggiato anche fuori dalla regione in cui si erano stanziati o devono aver avuto qualche tipo di commercio con altri gruppi umani. Alcuni strumenti recano tracce di amido vegetale che è ora al vaglio dei ricercatori, i quali sperano di riuscire a capire anche quale fosse la dieta di questi paleo-americani.

domenica 28 settembre 2014

Novità sulla tomba di May, in Egitto

Interno della tomba di Min (Foto: Ansa - Ufficio Stampa
Min Project)
Una missione italo-spagnola ha scoperto, sei mesi fa, sulla sponda occidentale di Luxor, nella necropoli di Tebe, la tomba di May. Ora inizieranno gli scavi e già si preannunciano nuove scoperte.
May era un importante funzionario vissuto ai tempi di Akhenaton o di Tutankhamon. Il progetto di scavo si prefigge di far luce sugli affreschi visibili sulle pareti, che ritraggono il proprietario del sepolcro. Le ricercatrici a capo del Min Project sono arrivate alla tomba attraverso un cunicolo orizzontale che si trova all'interno del sepolcro vicino, appartenente a Min.
"Ci vorranno 10 anni di lavoro per aprirla al pubblico", hanno spiegato le archeologhe Irene Morfini e Mila Alvarez Sosa, che guidano il Min Project, il progetto che ha portato allo scavo della vicina tomba di Min (catalogata come TT109) e della sua estensione. Finanziano gli scavi il gruppo Fiat e la Nile Engineering.
Ingresso della tomba di Min (Foto: Ansa - Ufficio Stampa
Min Project)
La tomba di Min era stata già visitata, due secoli fa, da Jean François Champollion, considerato il padre dell'egittologia. Le poche immagini disponibili della tomba di May mostrano affreschi su tutte le pareti. L'identificazione di May quale proprietario del sepolcro è dovuta ad un cono funerario, trovato casualmente nel momento in cui gli archeologi entravano nella tomba.
I lavori di scavo vero e proprio inizieranno a metà ottobre dal cortile, i cui contorni si intravedono nelle immagini del sito. "Qui invece si vede della sabbia scura, segno che probabilmente ci sono mummie", hanno dichiarato le due archeologhe.
Un affresco della tomba di May (Foto: Mila Alvarez Sosa -
Min Project)
"Ci eravamo già accorte che lo spazio vuoto che si trovava nelle mappe nella montagna dietro la tomba di Min, la tomba TT109, era sospetto: sembrava strano che in quell'area non ci fosse una tomba dal momento che il resto della necropoli ne è totalmente costellato. - Ha affermato la Dottoressa Irene Morfini. - Non ci aspettavamo, però, quello che abbiamo trovato. Siamo entrate carponi in un cunicolo: c'era un'aria soffocante. Si vedeva pochissimo, avevamo solo le nostre piccole torce. Poi sono comparsi i primi colori, ci siamo guardate intorno, abbiamo studiato i geroglifici e alla fine, ecco il nome tanto atteso: May".
Il tipo di raffigurazioni, i colori, lo stile, hanno fatto pensare alle archeologhe che questa tomba possa risalire al tempo della XVIII Dinastia (1500 a.C. circa). Lo studio delle scene, poi, ha fatto pensare, poi, che May fosse un alto funzionario di corte. Gli affreschi sulle pareti raffigurano soprattutto scene di banchetto funerario, di offerta, di caccia e di pesca nelle paludi. I titoli onorifici con i quali May viene indicato nel testo del cono funerario che ha rivelato il suo nome, sono "sindaco", "principe", "supervisore dei cavalli del re", "supervisore dei campi", "supervisore del bestiame".
Le archeologhe Alvarez Sosa e Morfini che copiano le iscrizioni della
tomba di Min (Foto: Mostafa AlSaghir, Min Project)
Di Neferet, invece, moglie di May, non si sa ancora molto. Probabilmente è stata sepolta anche lei insieme al marito. Spesso, infatti, le tombe monumentali erano utilizzate per seppellire anche altri familiari oltre al defunto che ne era titolare. Le archeologhe, ora, attendono ulteriori scoperte per precisare meglio sotto quale faraone della XVIII Dinastia abbia vissuto May: Akhenaton o Tutankhamon.
Min, invece, proprietario della tomba limitrofa (la TT109) era "sindaco di Tjeny (Thinis) e delle Oasi", "Supervisore dei profeti di Osiride e Onuris" e tutore di Amenhotep II durante il regno di Tuthmosis III. Il suo ruolo di tutore emerge dall'osservazione dei rilievi, dove viene mostrato il principe seduto sulle ginocchia di Min mentre lo guarda in volto. Un altro rilievo mostra Min che insegna ad Amenhotep a tirare con l'arco. I testi narrano di una lezione di tiro con l'arco nella corte del palazzo di Thinis, il che induce a credere che il principe fosse di casa nella dimora di Min.
Min viene indicato, nella sua tomba, anche con altri titoli: "Portatore dei sigilli del re dell'Alto e Basso Egitto", "Supervisore dell'esercito della riva occidentale", "Amministratore capo del Signore delle due terre", "Sorvegliante del sud" e "Scriba". Sua madre si chiamava Say e i suoi figli Senty (soprannominato Iuty) e Sebekmose.

sabato 27 settembre 2014

Un altro gigante a Monte Prama

Il lavoro di ripulitura del Pugilatore
(Foto: La Nuova Sardegna)
Gli archeologi sono in fermento per un'altra statua di gigante raffigurante un pugilatore, ritrovata nella campagna di scavi condotta da Alessandro Usai e Paolo Bernardini nel sito di Monte Prama. Si tratta di una statua di notevoli dimensioni, quasi intatta (mancano soltanto i piedi e la testa, ma gli archeologi confidano di riuscire a trovarli presto) che "allude" ad altre raffigurazioni, quali quella di un bronzetto nuragico ritrovato a Vulci. Anche questa statua è in arenaria, come gli altri "fratelli" ritrovati in precedenza. I piedi del Pugilatore, come è stata battezzata la statua, potrebbero essere quelli scoperti qualche settimana fa con il basamento della statua.
Il Pugilatore è collegato alle altre statue ritrovate sul Monte Prama, ma presenta alcune differenze che hanno fatto incuriosire gli archeologi. Innanzitutto il Pugilatore ha le fattezze del volto simili a quelle di un bronzetto nuragico ritrovato a Vulci, nella necropoli di Cavalupo. Poi il pugno del Pugilatore è in una posizione diversa da quelli degli altri giganti ritrovati nelle precedenti scoperte e il suo scudo ha una forgia del tutto differente.
Tutti gli altri giganti di Monte Prama hanno lo scudo e i pugno con il guantone posti in alto sul capo, mentre il Pugilatore li ha sul petto e sul fianco. Anche questi particolari confermano ulteriormente che i giganti di Monte Prama sono l'esempio più antico di grande statuaria dell'area Mediterranea.
Gli scavi non sono ancora conclusi ed è stata scongiurata l'opera deleteria dei tombaroli. Ora il cantiere viene vigilato 24 ore su 24 dagli archeologi e dai vigilantes pagati dall'Università di Sassari.
Il nuovo gigante in arenaria potrebbe essere presto visibile, come tutti i suoi "fratelli" in una sala del museo civico di Cabras. 

Nuove scoperte a Burdag, in Polonia

Piastra di sperone placcata in argento
(Foto: M. Rudnicki)
Durante gli scavi a Burdag, in Warmia e Masuria (Polonia), gli archeologi hanno finora potuto esplorare ben 100 tombe a cremazione e sono rimasti sorpresi dalla quantità di reperti che vi hanno rinvenuto. Si tratta di oggetti e di ornamenti in bronzo e in argento, fibule, pendenti, anelli, perline, fibbie per cintura. La maggior parte degli oggetti rinvenuti sono in ceramica.
Molti sono stati i vasi ritrovati con diversi gradi di conservazione. Alcuni di questi vasi sono riccamente ornati e questo li distingue dai prodotti delle culture contemporanee circostanti (VI-VII secolo d.C.). Tra gli oggetti riemersi dal terreno anche un acciarino con pietra focaia con i resti del tessuto che lo avvolgeva, un frammento di vaso in vetro, coltelli con parte del manico ligneo conservato.
Gli archeologi hanno indagato appena il 10% della necropoli ma si sono fatti l'idea che la popolazione che si serviva di quest'ultima doveva essere molto fiorente. Forse era associata, sostengono i ricercatori, al cosiddetto gruppo Olsztyn. Sono riusciti anche ad identificare una forma sconosciuta di sepoltura, consistente nel collocare i resti dei defunti in fosse ricoperte di argilla solo nella parte inferiore. Si pensa che la popolazione locale fosse organizzata in una struttura tribale, certamente si distingueva per la sua ricchezza, dovuta ai numerosi contatti commerciali con le culture vicine.
Lo studio sul sito è stato condotto dagli archeologi polacchi in collaborazione con l'Università di Stato della Bielorussia a Minsk. Quella appena conclusa è stata la terza campagna di scavi.

Nell'antica Epifane ci si curava con la musica

Le rovine di Iso (Foto: hurriyet daily news)
Nella provincia orientale turca di Hatay Erzin, in una città di 5000 anni fa è stata scoperta un antico ambiente dedicato alla musica risalente, probabilmente, ad epoca romana e con, sembra, funzioni di cura mediante i suoni.
L'ambiente sembra essere una sorta di odeon. Gli scavi ad Iso, antica Epifane, questo è il nome della città, vanno avanti da otto anni. Iso era un insediamento significativo già nel 545 a.C.. Nei pressi è avvenuto lo scontro tra Alessandro Magno e il re persiano Dario. La città è stata spesso ricordata come un fiorente centro commerciale, una città multiculturale, dove si incontravano influssi romani, bizantini, tardo ittiti, persiani ed ottomani.
Gli archeologi turchi, guidati da Hatay Omer Celik, hanno finora riportato alla luce alcuni tratti di una strada romana, rivelando la presenza di botteghe nella zona nordest del tracciato. Quest'anno è emerso l'odeon dove, secondo le ipotesi formulate dai ricercatori, ci si serviva della musica  per curare gli ammalati. Gli scavi su una vicina collina, invece, hanno fatto riemergere un anfiteatro di epoca romana, del quale sono stati rimessi in luce, finora, i sedili in pietra. Gli archeologi stanno, in questi mesi, scavando il palco dell'anfiteatro.

Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...