domenica 7 febbraio 2016

Egitto, trovata una "barca solare" vicino ad una mastaba

Veduta della barca durante il processo di scavo (Foto: L. Jiràskovà -
Czech Institute of Egyptology, Chlarles University)
La missione archeologica cecoslovacca in Egitto ha fatto, di recente, un'inaspettata scoperta a sud di Abusir, una scoperta che mette ancora una volta in evidenza la necropoli dei funzionari dell'Antico Regno. Gli scavi sono iniziati nel 2009 ad una grande mastaba, dalle dimensioni eccezionali (metri 52,60 x 23,80), risalente all'epoca del faraone Huni (III Dinastia). Quanto è stato scoperto all'interno della camera sotterranea settentrionale hanno confermato che la tomba apparteneva ad un funzionario di elevata posizione sociale, il cui nome, purtroppo, è ancora sconosciuto.
La ripulitura dell'area a sud di questa grande mastaba ha rivelato, lo scorso anno, la presenza di una barca in legno di 18 metri di lunghezza. L'orientamento dell'imbarcazione e la ceramica che vi è stata rinvenuta indicano una chiara connessione tra questa e la vicina mastaba, entrambi risalenti ad un periodo compreso tra la III e la IV Dinastia (2550 a.C. circa).
Veduta degli scavi di Abusir (Foto: L. Jiràskovà - Czech Institute
of Egyptology, Charles University)
Le tavole dell'imbarcazione sono estremamente fragili, ma aiuteranno i ricercatori a chiarire ancora di più il metodo costruttivo delle navi in Egitto. Le tavole sono ancora connesse tra loro con pioli di legno tuttora visibili nella loro posizione originale. La sabbia del deserto ha conservato le stecche in fibra vegetale che coprivano le cuciture del fasciame. Parte del cordame che teneva insieme l'imbarcazione è stato trovato intatto al suo posto, il che fa dell'imbarcazione una scoperta unica per l'Egitto.
L'abitudine di seppellire delle barche accanto alle  mastabe ebbe inizio nel periodo dinastico ed è ben documentato sia per quel che riguarda le strutture sepolcrali reali, sia per quel che riguarda le ultime dimore dei membri della famiglia reale. I ricercatori sperano, ora, di trovare , nella nuova campagna di scavi, ulteriori importanti reperti. Al momento è ancora viva la discussione se le imbarcazioni siano funzionali alla vita post mortem del defunto o abbiano la stessa funzione simbolica delle barche solari.
Sfortunatamente la maggior parte dei pozzi scavati attorno alle mastabe, in Egitto, sono stati trovati già svuotati del legname che componeva un'imbarcazione, mentre altri contenevano solo poco più che polvere di legno. L'unica eccezione, finora, sono state le due barche trovate vicino la piramide di Cheope. Tuttavia, fino alla scoperta di Abusir non si conoscevano analoghe imbarcazioni risalenti all'Antico Regno.

Teheran: un'infezione intestinale di 7000 anni fa

Lo scheletro ritrovato a Teheran e il batterio che vi
è stato individuato (Foto: N. Paknazhad et aL)
Nel mese di novembre 2014 sono stati scoperti, a Teheran, in Iran, i resti di una donna di 7000 anni fa che mostrano le tracce di un'infezione da ossiuri, riconosciuta in questi giorni.
I resti della donna sono stati scoperti sul fondo di un cantiere edile dagli operai di una compagnia idraulica di Teheran. Gli studi sui resti della donna sono stati condotti dal team di scienziati guidati da Gholamreza Molavai, che impiegato un intero anno per completare gli esami parassitologici sui resti di questa donna, morta intorno ai 50 anni.
I ricercatori hanno scoperto che la donna era stata infettata da vermi intestinali (Vermicularis Enterobiasis, noti come ossiuri). Probabilmente la donna viveva molto in casa ed ha contratto l'infezione da altri membri della famiglia.

Taposiris Magna, dove furono sepolti Cleopatra e Marco Antonio?

Veduta interna della parte meridionale del tempio di Osiride
a Taposiris Magna (Foto: CC BY-SA)
Sarà finalmente svelato il mistero dell'ultima dimora della regina Cleopatra? Le ultime notizie in merito puntano decisamente su Taposiris Magna, nel nord dell'Egitto, nome latino di Abu Sir, situata a 45 chilometri da Alessandria d'Egitto. Un tempo la città era chiamata Per Usiri, "Dimora di Osiride", l'ultima dimora dell'antica divinità egizia.
Per Usiri/Taposiris Magna è stata anche uno dei più importanti porti della tarda storia egiziana, affacciantesi sul lago Mareotide, collegato al ramo canopico del Nilo. Durante il periodo in cui i Persiani governarono l'Egitto, Per Usiri fu la capitale del regno di Marea. In epoca romana la regione in cui sorgeva era una delle principali fornitrici di grano a Roma. Qui fu rinvenuto uno dei più antichi ponti del mondo ed uno dei più antichi torchi per vino.
Il sito è conosciuto soprattutto per le sue evidenze di età tolemaiche. Vi era stato costruito anche un faro, dal momento che era una città portuale, che gli archeologi ritengono essere stata una replica in scala ridotta di quello di Alessandria.
Parte del sito di Taposiris Magna in fase di scavo
(Foto: Dott.ssa Kathleen Martinez)
Nel cuore della città sorgeva un grande tempio dedicato ad Osiride, costruito probabilmente nel 278 a.C., al tempo del faraone Tolomeo II. Plutarco di Cheronea afferma che proprio in questo tempio sarebbe stato sepolto Osiride. Dopo la conquista dell'Egitto ad opera di Alessandro Magno, nel 332 a.C., la città di Per Usiri e il suo omonimo tempio divennero il centro religioso di una festa chiamata Khoiak. Per tutta l'epoca tolemaica il tempio godette di molta notorietà, al punto che molti sovrani volevano avere qui il loro luogo di culto. In periodo ellenistico la città era altamente urbanizzata. Venne abbandonata all'inizio del periodo romano-imperiale, probabilmente a causa di un allagamento. Su un terrazzamento a sud e al di sotto del tempio di Osiride sorgevano dei bagni in stile greco, modesti per dimensioni, con volte e cupole, parte dei quali è stata scavata nella roccia calcarea. Un sistema di acquedotti sotterranei con più pozzi e cisterne riforniva la città d'acqua. E' stata anche rilevata, nel 2012, da un'immagine satellitare, la presenza di un ippodromo accanto alla strada principale e vicino al porto.
La città, con il trascorrere dei millenni, sembrò cadere nell'oblìo, fino all'arrivo di Napoleone Bonaparte, nel 1798. Con Napoleone arrivarono ricercatori e uomini di cultura, tra cui Vivan Denon, considerato il più eminente studioso dell'Egitto. Durante il suo soggiorno in Egitto, Napoleone esplorò l'architettura delle città di Alessandria e Taposiris Magna. Gli artefatti che riportò alla luce sono stati, in seguito, dispersi nelle collezioni egizie di mezza Europa.
Particolare di uno dei manufatti scoperti a Taposiris Magna
dalla Dott.ssa Martinez (Foto: Dott.ssa Katheleen Martinez)
A differenza di Alessandria, ricostruita nel 1801 per volere dell'allora governatore d'Egitto, Mohammed Ali, Taposiris Magna non fu ricostruita, ma divenne un luogo ideale di scavi. Il primo a compiervi scavi sistematici fu, nel 1905-1906, il Governatore italiano Evaristo Breccia che scoprì una necropoli di animali mummificati: ibis, falchi e coccodrilli, costruita, con tutta probabilità nei primi anni del II secolo a.C.. Tuttavia, dal momento che Taposiris Magna si trovava non lontana da luoghi come Alessandria e l'Oasi di Siwa, non fu mai ritenuta un luogo privilegiato di scavo. Gli scavi cominciarono seriamente nel 1998 e riportarono alla luce notevoli quantità di manufatti, la maggior parte dei quali collegata alla storia dell'Egitto. Tra l'altro sono state rinvenute delle monete bizantine e romane. Nel 2000 le indagini condotte da Boussac portarono all'identificazione di diversi manufatti in vetro datati a partire dal I-II secolo d.C.. Nel 2010 venne scoperta una statua enorme in granito, senza testa, appartenente ad un re tolemaico. Zahi Hawass ritiene si tratti di Tolomeo IV e che venne dedicata al dio Osiride.
Un'altra spedizione a Taposiris Magna ha portato alla luce 27 tombe, una ventina delle quali conteneva sarcofaghi in parte interrate, mentre le altre 7 sepolture contenevano semplici camere sepolcrali non decorate. Dietro il tempio dedicato ad Osiride è stata scoperta, inoltre una grande necropoli greco-romana. Le persone vi erano state sepolte con le facce rivolte verso il tempio di Osiride e proprio questo particolare ha suggerito agli archeologi che il tempio poteva contenere qualcosa di molto importante, forse una tomba reale.
A destra busto ritenuto essere di Cleopatra VII, custodito a Berlino e, a
sinistra, un tetradracma di Cleopatra VII
L'archeologa dominicana Kathleen Martinez ritiene che il tempio di Osiride di Taposiris Magna ospiti proprio le sepolture di Cleopatra e Marco Antonio. La sua affermazione si basa su quanto scrive Plutarco. Lo storico, infatti, afferma che Ottaviano permise che i due amanti fossero sepolti insieme all'indomani della loro morte, nel 30 a.C.. L'archeologa sostiene, poi, che vi siano anche altre prove a supporto della tesi che l'ultima dimora di Cleopatra si trovi a Taposiris Magna. Gli archeologi, infatti, hanno estratto dal terreno un bellissimo busto che ritrae la famosa regina egiziana, nonché 22 monete recanti la sua effige, molti amuleti ed una statua acefala risalente al suo regno. Tra gli altri reperti è stata trovata anche una maschera raffigurante un uomo con una fossetta sul mento che, secondo gli archeologi, potrebbe essere Marco Antonio.
La Dottoressa Martinez ha trovato anche una stele iscritta con 20 righe in geroglifico, in cui sono stati individuati i nomi di Tolomeo IV, che governò l'Egitto tra il 211 e il 204 a.C., e di suo figlio Tolomeo V. La Dottoressa Martinez ha riportato alla luce, anche, una sepoltura bisoma, le cui mummie erano coperte d'oro. Le prime analisi sembrano smentire l'ipotesi che si tratti di Cleopatra e Marco Antonio, poiché la mummia femminile è troppo giovane per essere la regina egizia. E' stato, però, individuato un pozzo profondo 34 metri, terminante in una camera che sembra suggerire l'esistenza di un altro ambiente che nasconde, forse, la tomba di una persona più importante.

venerdì 5 febbraio 2016

Circo Massimo: il tesoretto nella canaletta

Un tesoretto di oltre 600 monete in bronzo, integre, risalenti ad un periodo tra il IV e il V secolo d.C. è stato trovato a pochi centimetri di profondità dal livello di pavimentazione di un ambiente che un tempo si trovava sotto i pilastri e le volte del Circo Massimo, il Fornice XII, su via dei Cerchi.
Le monete si trovavano in una canaletta per lo scarico dell'acqua, nascoste con molta cura e in modo sistematico, come se quello fosse un luogo segreto al quale tornare in tempi migliori per recuperare quanto riposto.
E' dal 2009 che gli archeologi stanno faticosamente scavando e restaurando in questa sezione del Circo Massimo. La scoperta è avvenuta, in realtà, nel 2013, ma è stata resa nota solo in questi giorni nel corso di un convegno presso l'American Academy di Roma. Lo scavo stratigrafico ha interessato i Fornici XII e XIII le cui strutture portanti sono di età Giulio-Claudia, in cui si ebbe la prima fase costruttiva del circo. Gli ambienti hanno attraversato fasi di riutilizzo come magazzini e fucine, dal momento che sotto le gradinate del circo erano collocate le tabernae che animavano la vita del monumento. Il Fornice XII, in particolare, venne chiuso per poter essere utilizzato per lo stoccaggio di contenitori di grandi dimensioni.
Sempre il Fornice XII era dotato anche di un impianto idraulico, come testimoniato da una canaletta sul pavimento che, nel IV secolo d.C., venne interrata in coincidenza, forse, con l'abbandono delle attività connesse al Circo Massimo. Proprio da questa canaletta sono emersi i ritrovamenti più interessanti: lucerne intere, frammenti di cristalli di rocca, dadi e pedine in avorio lavorati in modo raffinato, elementi in oro pertinenti, forse, pendenti o bracciali.
Gli archeologi sperano, ora, di poter proseguire le indagini e di svuotare la canaletta. Gli scavi nel Circo Massimo hanno permesso di trovare anche i frammenti in marmo dell'originario Arco di Tito (81 d.C.), che un tempo sorgeva al centro della gradinata.

mercoledì 3 febbraio 2016

Sepolture "selettive" in Giordania

Resti umani sepolti all'interno di una cista all'interno di un'abitazione
(Foto: Moritz Kinsel, Shkarat Msaied Neolithic Project -
University of Copenhagen)
In un villaggio preistorico in Giordania è stata fatta una scoperta davvero insolita: i resti scheletrici di più di 70 persone smembrate, le ossa radunate per tipo e sepolte, successivamente, in ciste di pietra all'interno di abitazioni. I ricercatori pensano possa trattarsi di una pratica volta a mantenere in contatto lo spirito dei defunti con il mondo dei vivi.
La scoperta è stata fatta da n gruppo di archeologi dell'Università di Copenhagen in un villaggio situato a nord di Petra, Shkarat Msaied, risalente a 9000 anni fa. Si tratta di un sito molto ben conservato, dove un tempo viveva una comunità di cacciatori-raccoglitori che abitavano in edifici  di forma circolare.
Il National Geographic riferisce che gli archeologi hanno trovato circa 15 fosse comuni, dieci delle quali sono state scavate ancora in epoca moderna. Le sepolture contenevano ossa ordinate per tipo, appartenenti a uomini, donne e bambini. L'analisi dei resti suggerisce che i corpi siano stati lasciati dapprincipio all'aperto perché si decomponessero, poi siano stati smembrati, ordinati e sepolti nelle ciste di pietra.
La pratica di lasciar decomporre i resti dei defunti prima di pulirli e di raccoglierne le ossa è una tradizione comune a molte culture in tutto il mondo. Lo scorso anno gli archeologi hanno trovato, in Bolivia, una sorta di "camera mortuaria" di duemila anni fa, nella quale erano stati bolliti corpi umani privati della loro carne. E' stata trovata anche della calce gessosa, molto probabilmente utilizzata per separare il tessuto e il grasso dalle ossa. Pratiche analoghe sono state attestate in un villaggio neolitico in Turchia, in un insediamento dell'età della pietra in Italia e in una sepoltura di 9000 anni fa nelle Filippine.

sabato 30 gennaio 2016

Ade torna a Morgantina

La testa di Ade da Morgantina (Foto: artslife.com)
Il John Paul Getty Museum di Malibu ha restituito la testa di Ade, detta anche Barbablù, all'Italia. Si tratta di un'opera di straordinario valore artistico, che è stata consegnata alla presenza del Console Generale d'Italia a Los Angeles e della Autorità giudiziarie italiane.
La testa venne trafugata nei pressi del Santuario extraurbano di San Francesco Bisconti a Morgantina, in provincia di Enna, alla fine degli anni '70 del secolo scorso. Venne poi esportata negli Stati Uniti illecitamente e venduta al Getty Museum nel 1985 dal collezionista Maurice Tempelsman.
La testa di Ade è realizzata in un materiale molto fragile, la terracotta, e presenta consistenti tracce di policromia, che vanno dal rosso mattone dei capelli al blu della barba. Risale ad epoca ellenistica e raffigura, con tutta probabilità, Ade.


La testa verrà esposta nel museo di Aidone, dove è già esposta la Venere di Morgantina. L'identificazione del reperto è stata resa possibile dal confronto con altri materiali e frammenti ritrovati negli scavi del santuario di San Francesco Bisconti a Morgantina. Tutto è partito da un riccioloi di ceramica blu, ritrovato proprio a Morgantina. Da quel frammento gli archeologi del Museo di Aidone sono riusciti ad accertare la provenienza della testa di Ade.

Trovata una necropoli bizantina ad Istanbul

Una delle sepolture rinvenute sotto Istiklal Caddesi, ad Istanbul
(Foto: Hurriyet Daily News)
Al di sotto del viale Istiklal Caddesi, ad Istanbul, sono state scoperte delle sepolture romano-bizantine che attestano una presenza umana, in questa parte della città, più antica di quanto si fosse creduto finora.
Gli archeologi pensano che le sepolture trovate siano l'indizio di una necropoli bizantina o tardo romana, che si estende lungo tutto viale Istiklal Caddesi. Un primo scheletro è stato rimosso ed è stato portato al Museo Archeologico di Istanbul per essere esaminato. Gli altri sono stati lasciati là dove giacevano. In seguito sono stati benedetti da un prete ortodosso del Monte Athos.
Le tombe sono state datate ad un periodo compreso tra il IV e il VI secolo d.C.. Con le sepolture sono emersi anche oggetti utilizzati nella vita di tutti i giorni, ad indicare che la zona era, un tempo, sede di un quartiere abitativo.

Cimitero cristiano scoperto nel Surrey

Uno dei teschi trovati nel Surrey
(Foto: Surrey History Center)
Gli archeologi hanno scoperto, a Godalming, nel Surrey, Inghilterra, una fossa comune contenente più di 300 scheletri al di sotto di un'area destinata a parcheggio. Le prime scoperte sono state fatte due anni fa, durante indagini archeologiche di routine volte a verificare la possibilità di edificare case popolari. Inizialmente si è pensato che fossero solamente una ventina i corpi sepolti.
Le operazioni di costruzione sono state sospese e, nel 2014, si è provveduto ad indagini più approfondite che hanno portato all'attuale scoperta. I primi scheletri esaminati portano a pensare che si tratta di un cimitero cristiano utilizzato tra il IX e il XIII secolo d.C.. Altri 85 scheletri sono stati scoperti nell'aprile 2015 e, al momento, le sepolture - che, oltre ai resti umani, contengono ossa animali ed altri reperti - ammontano a 400. 

Scoperta una chiesa di V secolo in Cappadocia

Uno degli affreschi della chiesa
(Foto: AA)
Nella regione della Cappadocia, in Turchia, è stata scoperta una chiesa sotterranea. La chiesa è stata trovata durante gli scavi per la realizzazione di un progetto di edilizia urbana a Nevsehir e si trova all'interno di un'area sotterranea estesa su una superficie di 360.000 metri quadrati, in un sito archeologico che si sviluppa in 11 insediamenti.
Gli affreschi che adornano la chiesa, scene raramente ritratte dall'iconografia cristiana, raffigurano l'Ascensione e il Giudizio Universale. Gli archeologi hanno affermato che queste opere d'arte non sono state mai viste finora in altri edifici religiosi. Studi preliminari sulla chiesa fanno pensare che essa risalga al V secolo d.C.
La chiesa è parte di un complesso abitativo formato anche da case, scavate nella roccia. La città sotterranea, alla quale la chiesa appartiene, venne scoperta nel 2014 e si pensa sia la più grande città sotterranea del mondo. Alcune sue gallerie sono lunghe fino a 7 chilometri.
Parte degli affreschi della chiesa appena scoperta sono danneggiati ma gli archeologi confidano che possano essere restaurati. Al momento l'edificio è stato scavato solo parzialmente, non è ancora visibile il tetto e non se ne conosce l'altezza. I lavori sono stati interrotti al fine di proteggere gli affreschi dall'umidità invernale. Gli archeologi pensano che possano esserci altri affreschi che saranno rivelati una volta rimossa la terra che ancora riempie la chiesa. Nella parte anteriore dell'edificio ci sono raffigurazioni della crocifissione di Gesù e dell'Ascensione al cielo, unitamente a raffigurazioni di apostoli, santi e profeti.

Aptera, la città di Artemide. Scoperte due statuette

La statuetta di Artemide trovata ad Aptera, sull'isola
di Creta (Foto: puntogrecia.gr)
Nel sito archeologico greco di Aptera, presso Chania, a Creta, è stata fatta una scoperta molto importante. Si tratta di due sculture di dimensioni molto ridotte (altezza 0,54 centimetri circa), una raffigurante Artemide, scolpita nel rame, ed un'altra il fratello Apollo, in marmo.
La statuetta raffigurante Artemide, dea protettrice di Aptera, è in ottime condizioni. La statuetta era fornita di un piedistallo in rame di forma quadrata, indossa un corto chitone ed è raffigurata mentre si sta preparando a lanciare una freccia. Il materiale bianco utilizzato per rendere l'iride è conservato splendidamente.
La statuetta raffigurante Apollo era molto più semplice e contrasta totalmente con la raffigurazione di Artemide. Entrambe le opere d'arte furono, con tutta probabilità, importate da centri artistico-culturali esterni all'isola di Creta, per decorare l'altare di una residenza di lusso romana. Le prime stime sulla datazione attribuiscono entrambe le sculture ad un periodo che va dal I al II secolo d.C.
La statuetta di Apollo, da Aptera
(Foto: puntogrecia.gr)
Aptera fu un importante e potente centro commerciale e politico sull'isola di Creta e tale restò per molto tempo. Dominava il sudest della baia di Souda con i suoi due porti: Minoa (attuale Marathi) e Kissamos. Questo le permetteva di controllare le attività commerciali della regione. I primi riferimenti scritti all'antica città risalgono alle tavolette in Lineare B (XIV-XIII secolo a.C.).
Gli archeologi pensano che Aptera sopravvisse fino al VII secolo d.C., quando un forte terremoto la distrusse. Il momento di massimo fioritura, invece, fu tra il III e il IV secolo d.C.. Tra gli antichi monumenti sopravvissuti e scavati finora ad Aptera, vi sono una parte delle fortificazioni e di un'antica strada, il teatro, resti di cisterne e terme di epoca romana, un gran numero di tombe e un monastero di epoca bizantina con la chiesa di Aghios Ioannis Theologo, oggi restaurata.
Secondo la tradizione, Aptera (nei documenti antichi si trova nominata anche come Apterìa, Apterea ed Aptarìa), deriverebbe il suo nome da Apteron, re di Creta, figlio di Kydon e padre di Lappìos, contemporaneo, presumibilmente, di Mosè (1800 a.C.).
Altre leggende vogliono che la città prendesse nome dalla sfida di canto tra le Muse e le Sirene, tenutasi nel Tempio delle Muse. All'epoca di questa sfida Aptera era rinomata per essere patria di raffinati musicisti ed estimatori del bel canto. La competizione venne vinta dalle Muse. Le Sirene, amareggiate, persero le ali che, cadendo in mare, formarono due piccole "isole bianche" nella baia di Souda. Da quelle ali deriverebbe il nome di Aptera, la cui traduzione è "senza ali".
I primi scavi vennero effettuati tra il 1862 ed il 1864 dall'archeologo Wescher, che portò alla luce iscrizioni che confermarono la posizione di Aptera nel sito occupato da Paleokastro, oggi Megala Chorafia. Altri scavi vennero fatti nel 1942 e coinvolsero, tra gli altri, archeologi italiani. Le mura di Aptera sono in parte in opera poligonale, in parte lunghe e rettangolari. Il sito occupato dalla chiesa di San Giovanni ospitava, un tempo, il Tempio delle Muse.
Nel 1958 ulteriori scavi portarono alla luce le rovine del tempio dorico dedicato ad Apollo, nei pressi dell'antico teatro, ed i resti del "doppio santuario" o "casa del tesoro", costruiti con un'architettura che ricorda da vicino quella romana. Notevoli sono i resti di epoca bizantina, tra i quali numerose sepolture, iscrizioni, monete, coppe per bevande. Gli scavi del 1958, condotti dall'archeologo Alexiou, portarono alla luce un tempio dedicato a Demetrio, in cui furono trovati diversi esempi di kernì risalenti al periodo ellenico. I kernì erano dei contenitori con numerosi fori, in cui venivano posti i semi offerti alle dea delle messi.

Tzipori, trovate iscrizioni greche ed aramaiche

La scoperta delle iscrizioni di Tzipori (Foto: Miki Peleg, Israel
Antiquities Authority)
A Tzipori, a nord di Israele, sono state scoperte tre iscrizioni funerarie in aramaico e greco. I residenti hanno trovato frammenti in pietra e, resisi conto che si trattava dei resti di qualcosa di molto antico, hanno chiamato l'Istituto Kinneret di Archeologia per la Galilea. I ricercatori hanno scavato nel sito con la collaborazione di archeologi della Israel Antiquities Authhority ed hanno portato alla luce due iscrizioni in aramaico in cui si fa cenno ad alcuni individui identificati come "rabbini", sepolti nel cimitero occidentale di Tzipori ed i cui nomi non sono stati ancora decifrati.
Secondo il Dottor Moti Aviam, dell'Istituto Kinneret, queste iscrizioni permettono di gettare uno sguardo sulla vita quotidiana della comunità ebraica di Tzipori e sulla sua cultura. Uno dei defunti è definito, in una delle iscrizioni, "il tiberiano". Si tratta del secondo cenno a qualcuno proveniente da Tiberiade e sepolto nel cimitero di Tzipori.
In un'altra epigrafe compare la parola "Ie-Olam", che significa "per sempre". Si tratta della prima menzione di questo termine a Tzipori, poiché precedentemente lo stesso termine è stato rintracciato negli scavi di Beit She'arim e altrove. Il significato di questo termine in un'iscrizione funebre sta ad indicare che il luogo di sepoltura apparterrà per sempre al defunto che vi è inumato e che nessuno glielo potrà sottrarre. Entrambe le iscrizioni ebraiche terminano con la benedizione "shalom".
La terza iscrizione, in greco, menziona il nome di Jose, molto comune tra gli ebrei che vivevano in Israele e all'estero. Finora sono state documentate ben 17 iscrizioni funebri durante gli scavi di Tzipori, la maggior parte delle quali in aramaico, che era la lingua comune a tutti gli ebrei dell'epoca. Differentemente le iscrizioni funerarie di Tiberiade erano fatte principalmente in greco.
Nelle iscrizioni di Tzipori vengono citati molti degli abitanti della città, alcuni sono nomi propri di rabbini, altri termini fanno riferimento alle professioni svolte da alcune persone. Tzipori fu la prima capitale della Galilea al tempo degli Asmonei. Restò capitale finquando Tiberiade, nel I secolo d.C., non ne ereditò le funzioni. Malgrado questo, Tzipori non perse molte delle sue funzioni di snodo centrale e importante nella vita della nazione ebraica. La vita nella cittadina era ricca e varia, come indicato dalla presenza di numerose piscine rituali (mikvahs) rinvenute nello scavo.
Anche la cultura romana incise profondamente sulle abitudini di vita di Tzipori, con la progettazione della città, con le vie lastricate, le strade colonnate, il teatro e i balnea. La ricchezza di iscrizioni provenienti dalla necropoli è indice di una forte presenza ebraica nella città durante la tarda età romana.

Tunisia, Numluli: una città dalle molte vite

Tunisia, gli scavi di Numluli (Foto: Unione Sarda) Nel governatorato tunisino di Béja , gli archeologi stanno riportando alla luce una città...