giovedì 6 settembre 2012

archeologi dilettanti e tesori nel Warwickshire

Archeologi dilettanti al lavoro nel North Warwickshire
Nel corso di uno scavo archeologico nel North Warwickshire sono stati ritrovati tesori anglosassoni risalenti al 700 d.C.. Il tesoro è stato ritrovato nei pressi dell'Abbazia di Polesworth, vicino Tamworth, un monumento ricco di storia. Originariamente era un convento benedettino e fu fondato come tale nel IX secolo da San Modwena e re Egbert.
Una squadra di quasi 200 persone, di età compresa tra i 12 e gli 80 anni hanno trascorso diverse settimane a scavare con cura sul lato del fiume sul quale sorge l'Abbazia, supportati da un direttivo composto da archeologi professionisti dell'Università di Northamptonshire.
Il tesoro più antico, ritrovato dal team di archeologi dilettanti, risale al 700-900 d.C. ed è composto da piastrelle decorate di un pavimento medioevale, molto rare e preziose. Queste piastrelle saranno ora esaminate dalla locale Università.

Gli antichi gioielli di Dakar

I gioielli preistorici ritrovati a Dakar
Frammenti di gioielli, ceramiche e ferro risalente a migliaia di anni fa sono stati scoperti a Dakar, capitale del Senegal, a seguito di recenti alluvioni. Gli oggetti potrebbero risalire ad un periodo compreso tra il 2000 e il 7000 a.C., la data esatta sarà accertata una volta completati gli studi sugli oggetti ritrovati.
Le segnalazioni del ritrovamento sono arrivate dal quartiere Ouest Foire, a nordest della capitale, dove alcuni archeologi dell'Universit di Cheikh Anta Diop di Dakar hanno effettuato le prime ricerche.

Ritrovata un'antica nave romana ad Antibes

Il fasciame della nave ritrovata ad Antibes
E' stato ritrovato, in Francia, un relitto di nave romana tra i meglio conservati del paese. Il relitto è ritornato alla luce durante uno scavo ad Antibes, in Costa Azzurra, mirato alla costruzione di un parcheggio sul sito dove, un tempo, sorgeva il porto romano di Antipolis.
Lo scafo della nave, di più di 15 metri di lunghezza, è in ottime condizioni. Sono visibili tuttora le tracce lasciate dalla sega e dallo scalpello sul legno. Il terreno dove si è conservato il relitto era impregnato d'acqua, cosa che ha consentito al reperto di giungere fino ai nostri giorni praticamente quasi intatto.
Lo scafo appartiene ad una nave mercantile di epoca imperiale, originariamente lunga 22 metri, affondata nel II o III secolo d.C. nel porto di Antipolis. Il fondo dell'imbarcazione era piatto ed era dotata di vela quadra sospesa ad un albero, sfortunatamente non giunto fino a noi. Navi come questa potevano trasportare fino a 100 tonnellate di carico, anche se ve n'erano di altre, come le navi che dall'Egitto portavano il grano fino a Roma, in grado di sopportare un carico di 400 tonnellate.
I resti dell'imbarcazione romana saranno presto smantellati e il legno trattato affinché non si dissolva, poi il prezioso reperto sarà donato alla città di Antibes. Gli archeologi pensano che la nave sia stata volutamente affondata nel porto di Antinopolis, per servirsene come una sorta di pontile. 

martedì 4 settembre 2012

Il principe che non divenne mai re

Una delle coppe di Uxul
Ad Uxul, in Messico, è tornata alla luce la sepoltura di un principe maya che non salì mai al trono. All'interno della tomba è stata trovata anche una rara coppa reale.
Gli archeologi tedeschi dell'Università di Bonn stavano lavorando agli scavi di un palazzo maya che si trovava nell'antica città di Uxul, quando hanno scoperto la tomba. Il pavimento d'ingresso al complesso reale di Uxul, composto da ben 11 edifici, nascondeva al di sotto l'accesso ad una piccola camera in cui giacevano i resti di un uomo di circa 20-25 anni di età, circondato da nove oggetti in ceramica. Su una delle coppe che costituivano il corredo del giovane defunto vi sono incisi dei geroglifici che recitano: "Questa è la coppa del giovane uomo/principe".
Un'altra coppa del corredo riporta una data che, secondo il professor Grube, responsabile della spedizione archeologica, indicherebbe l'anno 711 d.C., che potrebbe offrire un indizio all'epoca in cui il giovane visse e morì. E', infatti, piuttosto inusuale che i manufatti maya si riferiscano ai loro proprietari.
La tomba del giovane di Uxul non conteneva gioielli di giada, il che suggerirebbe, secondo gli esperti, che il giovane principe non era un erede diretto al trono. In caso contrario la sua ultima dimora sarebbe stata trovata ricolma di oggetti preziosi, come una maschera con le sue fattezze, orecchini ed altri gioielli elaborati. Del resto la tomba era sigillata, quando è stata scoperta, e questo esclude che via stato l'intervento di tombaroli.
Il principe, il cui corpo era disteso sulla schiena, con le braccia incrociate, apparteneva, forse, alla dinastia Calakmul che governò la regione sino all'inizio del IX secolo. La sua tomba era in mattoni ed era coperta da una volta a mensola. 

Ossa pleistoceniche in Messico

I resti ritrovati ad Atontonilco de Tula
Ad Atontonilco de Tula, in Messico, sono state ritrovate molte ossa di animali, tra le quali, però, potrebbero essercene alcune appartenenti ad esseri umani, risalenti alle fasi finali del Pleistocene (più di 10.000 anni fa). I reperti sono stati ritrovati durante i lavori di costruzione per il trattamento delle acque scure.
Le ossa animali comprendono costole, vertebre, crani, mandibole, zanne, corna e appartengono a specie come il gliptodonte, il mastodonte, il mammut, il cammello e ad equini, cervi e bisonti. Tra le ossa sono stati ritrovati due strumenti di pietra della stessa epoca. Il recupero di questi reperti è durato cinque mesi ed ha richiesto un meticoloso scavo archeologico.
Si tratta del ritrovamento più numeroso e variegato di megafauna estinta registrato fino ad oggi nella Cuenca de Mexico. Gli scavi sono arrivati ad una profondità di 20 metri, i reperti hanno cominciato ad affiorare già a 7 metri di profondità. Tra le ossa della megafauna estinta sembrano esserci anche alcune ossa umane. Si attendono conferme dalle analisi antropologiche e paleontologiche.

domenica 2 settembre 2012

I tesori sommersi di Brindisi

Torre Santa Sabina (Br), il relitto della nave
naufragata e meglio conservata
Nel mese di settembre, sul litorale di Torre Santa Sabina, in provincia di Brindisi, si svolgerà la quinta campagna di prospezioni e scavi subacquei. La baia ha già restituito importanti testimonianze protostoriche ed altomedioevali. L'unità operativa subacquea opererà sotto la guida di Rita Auriemma, docente di Archeologia Subacquea all'Università del Salento, con l'aiuto della Federazione Archeologi Subacquei.
Negli anni passati si è proceduto ad una rilettura delle evidenze archeologiche emerse lungo il costone occidentale della baia detta "dei Camerini". Oggi si è appurato che si tratta della sovrapposizione di due carichi di relitti naufragati rispettivamente in età arcaica (fine del VI secolo a.C., proveniente dall'Egeo) e della tarda repubblica (seconda metà del II secolo a.C.), mescolati a numerosi altri materiali derivanti dalle attività di discarica portuale o da altri naufragi: ceramica di età arcaica, ceramica a rilievo di età ellenistica, coppe megaresi, ceramiche tardoantiche e medioevali.
Si è intrapreso, inoltre, lo scavo del relitto di Torre Santa Sabina, lungo 20 metri, testimone del fruttuoso commercio di anfore africane.
La stadera romana rinvenuta a Punta Penne
Le indagini archeologiche dall'equipe della dottoressa Auriemma, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, il Museo Provinciale di Brindisi e il Comune di Carovigno, datano agli inizi degli anni '70 del secolo scorso ed hanno permesso di recuperare anfore greche, rodie, brindisine, ceramiche da mensa e servizi da tavola provenienti dall'Oriente.
Il relitto appartenente alla nave tardo repubblicana è tra quelli meglio conservati del Mediterraneo. Lo scafo è stato stimato avere una lunghezza di 20-25 metri ed una larghezza di 6,5. La parte messa in luce mostra il fasciame esterno (guscio) costituito da tavole saldate tra loro con linguette. I resti del carico del relitto erano costituiti da contenitori africani del III-IV secolo d.C., tra i quali ne è stato rinvenuto uno integro, adagiato nella zona di poppa, ed altri 3 o 4 frammentati, che attestano il trasporto di salse e conserve di pesce (garum) prodotte sulla costa nordafricana del Mediterraneo. La parte del relitto rinvenuta è un tratto della fiancata sinistra e presenta elementi di ponte, puntelli, bagli e tavole che raramente si conservano.
Il carico della nave di Torre Santa Sabina
Il mare di fronte Brindisi è stato, negli anni, generoso di ritrovamenti ed altri reperti, certamente, sono ancora custoditi nei suoi fondali. I primi ritrovamenti subacquei risalgono alla seconda metà dell'Ottocento, in occasione delle operazioni di dragaggio del porto interno. Furono recuperate, in quell'occasione, alcune lastre marmoree con iscrizioni, un bassorilievo in marmo raffigurante la dea Nemesis ed un cippo sepolcrale.
Una delle zone più fruttuose è quella di Punta Penne, sulla costa nord di Brindisi, dove si sono conservati, per oltre 27 secoli, alcuni relitti, anfore, resti ceramici, bicchieri, anelli, lamine in piombo, ceppi di ancore, lucerne ed un'interessantissima stadera in bronzo, integra e completa di ogni suo elemento, con il contrappeso raffigurante una Minerva e un'asta graduata a doppia portata su due scale diverse.
Ma soprattutto i ritrovamenti di Punta del Serrone hanno attirato l'attenzione del mondo archeologico. La località si trova a poca distanza della spiaggia di Punta Penne e qui sono stati ritrovati, nell'estate del 1992, i Bronzi di Brindisi e numerosi frammenti bronzei di varia tipologia e dimensione. Il mare ha restituito due torsi di personaggi maschili di dimensioni reali, risalenti alla prima età imperiale romana, due teste barbate del tipo detto "del filosofo", due teste di personaggi maschili di età imperiale romana, delle quali una raffigura l'imperatore Tiberio, una testa molto frammentata nella quale si è riconosciuto l'imperatore Caracalla, due teste femminili ed una di una bambina, due frammenti riferibili ad una coppia di grandi ali ben decorate che appartenevano ad una statua di circa due metri di altezza raffigurante una Nike.
Uno dei bronzi di Punta del Serrone
Ma già nel 1972, nello stesso specchio di mare, era stato ritrovato un piede sinistro in bronzo che apparteneva ad una statua di grandi dimensioni (si è stimato fosse alta almeno 4 metri) e rappresentante una figura femminile indossante una veste piuttosto pesante. Altri frammenti del panneggio della statua, risalente al II secolo d.C., furono ritrovati nel 1992. Il restauro delle statue è stato curato dall'Istituto Centrale per il Restauro di Roma e dal Laboratorio di Restauro di Firenze.
Una delle statue restaurate è composta da due frammenti, una testa completa di collo e un busto con il braccio destro. Rappresenta un principe ellenistico e si tratterebbe, secondo lo storico dell'arte greca e romana Paolo Moreno, il console romano Lucio Emilio Paolo, vincitore della guerra di Macedonia nel 168 a.C.. L'altra statua rappresenta un personaggio togato.
Si presume che i bronzi appartengano al carico di una nave, carico piuttosto eterogeneo. Probabilmente le statue erano state già smembrate al momento dell'imbarco, come confermano le tracce di demolizione che sono emerse durante i restauri dei reperti. Solo la statua appartenente al console Lucio Emilio Paolo è risultata essere stata, al momento dell'imbarco, integra. L'ipotesi che si è fatta largo tra gli studiosi è quella di un carico destinato ad una fonderia per essere utilizzato per la fusione. Probabilmente il carico era troppo pesante per l'imbarcazione destinata a trasportarlo che, imbattutasi in un improvviso fortunale, forse si è liberata dell'ingombrante carico nei pressi di Punta del Serrone per poter proseguire la navigazione. L'ipotesi si basa soprattutto sulla mancanza di reperti lignei che attestino il naufragio della nave.

Una necropoli romana a Siracusa

Siracusa, necropoli
Durante gli scavi per l'edificazione di un padiglione dell'ospedale Umberto I di Siracusa, l'equipe della Soprintendenza impegnata nei saggi di archeologia preventiva ha notato resti di ossa umane appartenenti ad un bambino.
Sono stati ritrovati, inoltre, frammenti di tombe di epoca romana, da cui sono emersi i resti di un uomo dell'apparente età di 30 anni e di due bambini. E' emerso anche un piccolo corredo funerario. Si attendono, ora, ulteriori indagini e la prosecuzione dello scavo. I lavori per l'edificazione del padiglione dell'ospedale sono stati sospesi.

Atene e Sparta, eterne rivali (3)

Busto di Tucidite, autore de
"La Guerra del Peloponneso"
Quale fu la scintilla che provocò la guerra del Peloponneso? Secondo lo storico greco Tucidide la causa fu la convinzione degli Spartani e dei loro alleati che gli Ateniesi avessero infranto i patti stipulati all'indomani della guerra dei Trent'anni. La clausola principale era la garanzia che nessuno stato si sarebbe privato della sua autonomia, dunque sia Sparta che Atene potevano continuare a curare i propri interessi.
Gli Spartani, sottoposti alle pressioni dei loro alleati affinché operassero più efficacemente nel contenere l'espansionismo ateniese, nel 432 a.C. invitarono le parti ad esporre le ragioni del contendere dinnanzi all'Assemblea spartana. Tra gli stati più convinti della necessità di una nuova guerra vi era Corinto, che mal vedeva l'appoggio che Atene forniva a Corcyra (odierna Corfù), che da molto tempo desiderava liberarsi dell'influenza corinzia. Lo stato di tensione tra Corinto e Corcyra era sfociato, nel 433 a.C., in una battaglia navale dagli esiti ambigui anche se la flotta di Corinto non riuscì a prendere Corcyra. Quest'ultima possedeva la seconda flotta più importante della Grecia e la sua alleanza con Atene era guardata con notevole sospetto, poiché sottintendeva ad una probabile interferenza di quest'ultima negli affari di Corinto.
Un'altra lamentela che Corinto aveva da fare nei confronti di Atene, riguardava il comportamento ateniese nei confronti di Potidea. Questa città, situata sulla punta più occidentale della penisola calcidica, era stata fondata dai Corinzi ed ogni anno ospitava gli epidemiurghi, magistrati-ispettori provenienti da Corinto. Potidea era coinvolta nella Lega di Delo e la sua vicinanza alla Macedonia la rendevano strategicamente importante. Re di Macedonia, in quegli anni, era Perdicca, ex alleato di Atene, che stava sobillando le città calcidiche affinché si ribellassero. Queste città si erano riunite in una lega capeggiata dalla città di Olinto. Atene aveva intimato a Potidea di rimandare a casa i magistrati Corinzi e di smantellare le sue fortificazioni. Potidea aveva chiesto l'aiuto di Sparta e della Lega del Peloponneso ed avevano ottenuto la promessa che se Atene avesse attaccato Potidea, gli Spartani avrebbero invaso l'Attica.
Corinto, il tempio di Apollo
Poiché da Potidea gli Ateniesi ricavano notevoli contributi, Atene assediò la città che si avvalse, allora, del supporto di Corinto e di mercenari del Peloponneso. Per questo Corinto lamentava che Atene stava violando i patti successivi alla guerra dei Trent'anni e spingeva Sparta ad invadere l'Attica.
Anche la città di Megara aveva di che lamentarsi nei confronti di Atene, che l'aveva esclusa dai suoi porti e dai suoi mercati con un decreto dell'Assemblea. L'intento che Atene si proponeva era quello di spingere i Megaresi a rompere la loro alleanza con Sparta. Alle proteste dei Megaresi si aggiunsero quelle degli abitanti dell'isola di Egina che si sentivano minacciati dall'invadenza di Atene, del cui impero facevano parte dal 458 a.C.. Egina era una base ideale per condurre attacchi navali contro Atene e di questo gli Ateniesi erano ben consapevoli. Nel 432 a.C. era stato installato un presidio ateniese sull'isola. Nel contempo erano stati ridotti i tributi che gli abitanti dovevano versare ad Atene ma l'autonomia dell'isola era ancora molto lontana e questo andava contro i patti successivi alla guerra dei Trent'anni.
Egina, tempio di Afaia
Dopo aver ascoltato le lamentele delle varie città e le argomentazioni ateniesi, gli Spartani allontanarono, dal luogo dell'Assemblea, tutti eccetto degli spartiati. Gli Spartani erano molto irritati dall'atteggiamento ateniese ed i loro alleati li avevano convinti della malafede di Atene. La dichiarazione di guerra a quest'ultima, pertanto, fu quasi naturale.
Uno dei re di Sparta, Archidamo, si mostrò assai prudente nel dichiarare guerra ad Atene, il cui impero era molto esteso e che avrebbe, proprio per questo, potuto sostenere anche un lungo conflitto. Archidamo consigliò, pertanto, di inviare delle missioni diplomatiche per negoziare accordi e, nel contempo, reclutare nuovi alleati e risorse per prepararsi alla guerra. L'eforo Stenelaida, invece, manifestò apertamente la sua avversione per la prepotenza ateniese, considerandola un oltraggio inaccettabile. Messa ai voti la questione, non si riuscì a stabilire se fossero più alte le grida per chi era favorevole o per chi era contrario all'entrata in guerra. Stenalaida chiese, pertanto, agli Spartani di dividersi in due gruppi e fu a questo punto che si ebbe certezza che la maggioranza era favorevole ad una guerra immediata contro Atene.
Archidamo di Sparta
Gli Spartani inviarono i loro emissari ad Atene per cercare una soluzione. Fu sollevata, in questo contesto, la questione dell'autonomia di Egina e Potidea anche se il punto sul quale si discusse più animatamente fu il decreto di Megara, che gli Ateniesi si rifiutarono di rescindere. Un ambasciatore di Sparta, allora, consegnò l'ultimatum.
L'Assemblea ateniese venne rapidamente riunita. Pericle era del parere che accondiscendere alle richieste spartane avrebbe significato indurre Sparta ad avanzarne altre. Incitò, pertanto, gli Ateniesi a replicare agli Spartani di non interferire negli affari interni dei proprio alleati e propose di sottoporre il problema dell'infrazione della pace dei Trent'anni ad arbitrati. A questo punto gli Spartani abbandonarono l'Assemblea. Fu questo l'inizio delle ostilità.

Nefertiti in mostra

Il busto di Nefertiti nel Mu
A dicembre il Museo Egizio di Berlino celebrerà il centenario della scoperta del busto di Nefertiti, scolpito 3400 anni fa. Il 6 dicembre sarà inaugurata una mostra che avrà come perno proprio il famoso busto e che consentirà di ammirare anche altri gioielli del periodo amarniano custoditi nel Museo e presi in prestito da altre collezioni estere come il Metropolitan Museum di New York, il Louvre di Parigi e il British Museum di Londra.
Il 6 dicembre 1912 il busto raffigurante Nefertiti fu ritrovato tra le sabbie di Tell el-Amarna, l'antica Akhetaton, dall'archeologo tedesco Ludwig Borchardt. La regina era considerata una delle donne più belle d'Egitto. La restituzione del suo busto è stata più volte richiesta dall'Egitto, ma la Germania ha sempre affermato di aver legalmente acquistato il reperto.
Borchardt e la sua squadra di archeologi recuperarono dal sito di Tell el-Amarna ben 7.000 oggetti, dei quali 5.500 si trovano ora a Berlino. La mostra che sta per essere inaugurata, che si intitolerà "Alla luce di Amarna", sarà aperta fino al 13 aprile 2013.

sabato 1 settembre 2012

Atene e Sparta, eterne rivali (2)

Il teatro dell'antica Sparta
Gli storici hanno stimato che nel 431 a.C. il numero dei cittadini ateniesi adulti, di sesso maschile, era di 40.000 unità. Di questi 1000 erano ricchi abbastanza per essere cavalieri e mantenere la loro cavalcatura. Dei rimanenti circa 20.000 erano idonei ad essere utilizzati come opliti, soldati di fanteria pesante che costituivano il cuore di un esercito; la metà poteva essere chiamata a combattere in qualsiasi momento.
Le forze che Atene poteva mettere in campo in un conflitto, dunque, erano composte dai propri cittadini e dai cittadini delle polis alleate, integrati da mercenari. Atene fu spesso al comando di flotte ed eserciti provenienti dalla Lega di Delo, nel corso del IV secolo a.C.. Tucidite descrive le forze inviate, nel 415 a.C., in una spedizione in Sicilia: 5.100 opliti o soldati di fanteria pesante, dei quali 2.200 erano cittadini ateniesi, 750 mercenari del Peloponneso e 2.150 erano forniti dagli alleati della Lega di Delo. La flotta di 134 triremi da guerra era composta da 100 navi ateniesi e 34 alleate, per la maggior parte provenienti dall'isola di Chio.
I cittadini di Sparta di sesso maschile, detti spartiates, si allenavano incessantemente come opliti. Potevano farlo, dal momento che questa era la loro sola occupazione, in quanto le terre che possedevano erano coltivate dagli schiavi. Il loro allenamento iniziava intorno ai 5-6 anni di età e continuava fino ai 18. Era loro concesso di partecipare alle sedute delle assemblee cittadine e di prendere parte a spedizioni militari. Gli spartiati facevano anche parte di una comunità conviviale, il syssition, formata ciascuna da 15 spartani che si allenavano, si esercitavano, mangiavano e lottavano insieme. I componenti di un syssition appartenevano teoricamente tutti ad uno stesso livello sociale e contribuivano alla scorta comune di provviste. Nel caso non potessero permettersi un contributo, decadevano dalla qualifica di spartiate.
Gli spartiati non furono mai tanti. Anche nel momento di massima consistenza, intorno al VI secolo a.C., erano circa 10.000 unità. Per questo, a volte, gli Spartani ricorrevano anche alla popolazione maschile della Laconia, in particolare a coloro che erano chiamati perieci, quelli che "abitano intorno". Questi vivevano in comunità autonome, alcune delle quali erano in grandi centri o, anche, in piccole città. Lavoravano come contadini, commercianti o artigiani. Erano i perieci a forgiare le armi degli spartani così come modellavano tutti gli oggetti in uso nella vita quotidiana di questi ultimi: vasellame, mobili, stoffe. In guerra combattevano al fianco degli Spartani come opliti.
Elmo oplitico
Quando dovevano combattere contro uno stato greco come Atene, gli Spartani chiamavano alle armi anche gli alleati della Lega del Peloponneso. I più vicini erano gli stati dell'Arcadia, una regione montuosa a nord e a ovest della Laconia. Questi alleati fornivano la maggioranza degli opliti a ogni esercito spartano.
Ma gli Spartani facevano ampio ricorso anche alla popolazione schiava della Laconia e della Messenia, chiamati comunemente iloti, che discendevano da un popolo conquistato e schiavizzato in occasione di una serie di guerre vinte dagli Spartani tra il 950 e il 700 a.C.. Gli iloti della Laconia accompagnavano gli Spartani in guerra come addetti al vettovagliamento o come soldati armati alla leggera. Durante la guerra del Peloponneso gli iloti furono "ingaggiati" anche come rematori e marinai sui vascelli spartani. In casi eccezionali, poi, gli iloti venivano addestrati al combattimento come opliti, con l'accordo che avrebbero ottenuto la libertà al termine della campagna militare per la quale erano stati ingaggiati.
Oplita greco
Per gli Spartani era "normale" ricorrere all'uso della violenza fisica al fine di mantenere disciplina ed obbedienza nell'esercito. Fin dall'inizio della carriera, quando i piccoli venivano addestrati al combattimento, gli Spartani venivano regolarmente picchiati dai ragazzi più grandi e dai loro superiori. I cittadini Spartani erano addirittura incoraggiati ad usare violenza nei confronti degli iloti. Ogni anno gli efori dichiaravano guerra agli iloti, un atto rituale il cui scopo era quello di eliminare gli elementi che creavano più problemi mantenendo il resto degli iloti in un costante stato di terrore. Gli iloti, comunque, restavano l'autentica forza produttiva dello stato spartano.
Per gli Spartani, durante il periodo classico, la preoccupazione principale fu quella di mantenere una posizione dominante sulla popolazione ridotta in schiavitù, gli iloti, essenziali al mantenimento del loro stile di vita. Non fu certamente un compito facile, malgrado gli Spartani fossero abituati ad un costante stato di belligeranza. Proprio questo continuo bisogno di tenere soggiogate le popolazioni conquistate fu alla base della reticenza degli Spartani ad inviare un gran numero di cittadini in campagne fuori dal Peloponneso.

Sparta e Atene, eterne rivali (1)

L'Acropoli di Atene
Nel V secolo a.C. la Grecia appariva divisa in centinaia di polis, città-stato indipendenti. La dimensione di queste polis era molto variabile, ma in genere comprendeva un centro urbano, dove si concentrava la maggior parte della popolazione e dove erano situati i principali edifici pubblici, ed una parte rurale che circondava il centro urbano. Le polis erano governate da un governo di tipo democratico o di tipo oligarchico.
Atene era una città-stato piuttosto grande, che comprendeva la penisola dell'Attica, di cui era il centro politico e religioso. Gli Ateniesi erano governati da una costituzione democratica: le decisioni più importanti erano prese dall'Assemblea, alla quale partecipavano tutti i cittadini adulti di sesso maschile. L'Assemblea si riuniva regolarmente per discutere proposte su temi importanti, presentate da un comitato. Chiunque volesse, però, poteva intervenire e portare la sua proposta, a meno che quest'ultima fosse contraria alle leggi approvate. Alcuni comitati minori si occupavano delle questioni finanziarie, amministrative e della vita quotidiana.
Uno di questi comitati, il più importante, era il Consiglio, composto da 500 uomini scelti tra tutti i cittadini di almeno trent'anni di età. Era il Consiglio dei Cinquecento che predisponeva gli argomenti da trattare nelle riunioni dell'Assemblea. Assemblea, Consiglio e comitati garantivano agli Ateniesi di sesso maschile un'ampia partecipazione al governo della città, anche se questi organi amministrativi erano in pratica controllati da gruppi politici composti da aristocratici, i quali erano ascoltati e rispettati in nome dell'educazione che avevano ricevuto, della nobiltà del lignaggio e dell'esperienza accumulata in campo militare.
Resti dell'antica Sparta
Uno dei politici ed aristocratici più influenti durante il periodo in cui Atene si confrontò con l'eterna rivale Sparta, fu Cimone. Il politico più influente, però, del V secolo a.C. fu senza dubbio Pericle, figlio di Santippo, ricco, ben educato, buon comandante e, come se non bastasse, ottimo oratore. Fu proprio la sua straordinaria eloquenza che convinse i cittadini ad eleggerlo stratega anno dopo anno. E fu sempre la sua eloquenza a consentirgli di far approvare proposte di impegno politico e risorse finanziarie a vantaggio dei cittadini più poveri di Atene.
Sparta, invece, era al centro del territorio fertile della Laconia o Lacedemonia. Differentemente dalla rivale Atene, aveva pochissimi edifici pubblici ed era poco più che un insieme di cinque villaggi. Gli Spartani avevano sviluppato un sistema che combinava elementi monarchici e democratici all'interno di una sostanziale oligarchia. Gli Spartani avevano mantenuto il loro re quando le altre città-stato greche li avevano espulsi dal loro ordinamento politico. Anzi, gli Spartani avevano addirittura due re, il cui compito era di occuparsi di questioni sia militari che religiose.
Le decisioni più importanti, nella vita di Sparta, erano prese da un'assemblea di cittadini adulti di sesso maschile. I cittadini comuni avevano praticamente pochissime se non nessuna possibilità di discutere queste decisioni. Erano chiamati solamente a indicare accordo o disaccordo su quello che veniva loro sottoposto. Le questioni importanti erano dibattute solo da piccoli gruppi di funzionari eletti.
Pericle
Ogni anno gli Spartani eleggevano un consiglio di cinque magistrati sorveglianti chiamati efori. Gli efori detenevano poteri esecutivi, disciplinari e giudiziari ad ampio raggio su tutta la popolazione della Laconia, compresi i due re di Sparta. Gli efori restavano in carica un solo anno e non erano rieleggibili. Vi era, poi, una Gherusia, un consiglio di anziani, formato da 28 membri eletti dai loro concittadini, i quali restavano in carica a vita. Di solito la nomina poteva essere fatta dopo il compimento del sessantesimo anno di età. Costoro dovevano supervisionare l'osservanza delle leggi e delle consuetudini di Sparta con particolare attenzione all'educazione e alla disciplina dei cittadini. Potevano svolgere un compito consultivo, per quanto riguardava le decisioni più importanti, nei confronti degli efori e dei re; discutevano, inoltre, e preparavano le proposte da presentare all'assemblea dei cittadini, fungevano da corte nei processi politici o nelle inchieste sul comportamento dei re o degli alti dirigenti Spartani. Facevano parte della Gherusia anche i due re, che potevano esercitare un ruolo determinante nelle delibere.
Mentre, nelle assemblee cittadine di Atene, i partecipanti determinavano la maggioranza per alzata di mano, nelle assemblee di Sparta le decisioni erano prese in base al volume delle acclamazioni ricevute dall'assemblea dei cittadini in favore di una proposta o di un candidato da eleggere. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di precisare che questo metodo era estremamente manipolabile da parte dei giudici che presiedevano l'assemblea.
Soldato spartano
Gli eserciti ateniesi erano guidati da uno o più membri di un consiglio di dieci strateghi, o generali, che ogni anno venivano eletti dai cittadini. Alcuni di questi - e Cimone e Pericle ne furono un esempio - potevano anche essere rieletti più di una volta. I generali potevano anche essere rimproverati per le azioni compiute davanti all'Assemblea la quale, a volte, li giudicava rivestendo le funzioni di una sorta di tribunale. Il potere sovrano del popolo nei confronti dei suoi generali inibiva molto le azioni di questi ultimi.
L'intero esercito spartano poteva essere guidato solo da uno dei suoi re o da un reggente, se i re non fossero stati in grado di prendere il comando. Nelle campagne militari i re erano accompagnati dagli efori che, a quel che sembra, potevano perseguire il re davanti a una corte formata da loro stessi e dalla Gherusia, qualora avessero considerato inappropriato il comportamento e le decisioni dei re al comando dell'esercito. Nelle spedizioni in campi di battaglia più lontani si inviavano distaccamenti guidati da ufficiali spartani appositamente nominati, ai quali era concessa grande libertà di azione nel decidere le operazioni militari.

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...