domenica 9 settembre 2012

Un pozzo, dei volontari e la storia di Ravenna

Ravenna, un'immagine dagli scavi del pozzo romano
Il Gruppo Ravennate archeologico continua a scoprire, nel sottosuolo della città, reperti antichi. In questi mesi stanno operando in via Farini, allo scavo di un pozzo ritrovato chiuso ed ostruito da terra, costituito da mattoni puteali di probabile origine romana.
La forma del pozzo potrebbe essere successiva all'epoca romana, malgrado l'antichità dei mattoni. Recentemente sono stati recuperati, dal pozzo, un pettine d'osso, probabilmente di origine romana o bizantina, una moneta spagnola risalente al 1500 e numerosi frammenti di ceramica dello stesso periodo. Sono stati ritrovati anche dei distanziatori del '500 chiamati, in gergo, "zampe di gallo", che venivano utilizzati per tenere separati, durante la cottura, i pezzi di ceramica. Questo ritrovamento potrebbe essere indicativo della presenza di una piccola fornace nei dintorni del pozzo.
Gli archeologi dilettanti hanno scavato fino alla profondità di 4 metri, recuperando oggetti di epoca romana, tra i quali una ciotola ed un manico di mortaio e frammenti in marmo di provenienza pavimentale.

Scoperta una villa romana a Savona

Gli scavi della villa romana a Savona
Una villa romana, con pavimentazione a mosaico, con crete e ceramiche, fibule e monete, è riemersa in un quartiere di Savona. E' un rinvenimento eccezionale, come confermato dalla Soprintendenza. Si attendono ulteriori notizie.

Scoperte turche in Kosovo

Resti dell'antica Ulpiana
In uno dei più antichi siti del Kosovo, archeologi turchi hanno riportato alla luce la struttura di un antico battistero. E' il primo scavo del genere effettuato da archeologi turchi in Europa. La città in cui hanno scavato si chiama Ulpiana e la missione turca, guidata dal professor Haluk Cetinkaya, ha riportato alla luce una parte importante della città di VI secolo d.C.
Ulpiana era un'antica città romana dei Balcani, capitale della regione storica della Dardiana. Nei Balcani è anche chiamata Moesia. Fu fondata nel II secolo d.C. durante l'impero di Traiano e rinnovata sotto quello di Giustiniano, quando venne ribattezzata Iustiniana Secunda. Durante il periodo cristiano, Ulpiana fu un importante centro episcopale. Vi sono stati trovati monete, ceramiche, armi e gioielli.

Antichi eschimesi in pericolo

Uno dei manufatti ritrovati a Nunalleq
Un recente ritrovamento, un insediamento di 500 anni fa in Alaska, sta rapidamente scomparendo nel Mar di Bering. Il sito, piuttosto ben conservato, fornisce una visione completa della cultura eschimese Yup'ik, che è stata una delle ultime società eschimesi.
Una squadra di archeologi dell'Università di Aberdee sta ora cercando di salvare i manufatti che sono contenuti nel terreno nei pressi del moderno villaggio di Quinhagak. Sono stati ritrovati, nei primi due anni di ricerca, circa 7.000 oggetti in avorio e in osso, incredibilmente conservati, anche pellicce di animali e capelli di origine umana.
Il sito è stato sinora conservato dal permafrost, ma questo si sta sciogliendo a causa del cambiamento climatico in atto. Lo scioglimento del permafrost espone il terreno all'erosione marina. Il villaggio, noto come Nunalleq, fu abitato dal 1350 al 1650 d.C., periodo durante il quale si ebbe, qui, una Piccola Era Glaciale. Analizzando i capelli umani ritrovati sul sito, gli studiosi ritengono di poter capire come la gente di Nunalleq si sia adattata all'ambiente che stava cambiando.

sabato 8 settembre 2012

La città scomparsa di Interamna Lirenas

La pianta di Lirenas Interamna così come è stata
evidenziata dalle indagini geofisiche
I ricercatori hanno mappato un'antica città che scomparve circa 1500 anni fa e fu sepolta dalla terra accumulatasi nei secoli. Agli occhi degli studiosi si sono materializzate, sulle mappe, le posizioni del teatro, del mercato e di altri edifici.
Siamo nel Lazio, nel luogo dove, un tempo, sorgeva una colonia romana di IV secolo a.C., Interamna Lirenas, nella Valle del Liri, a circa 50 chilometri da Roma. La città venne abbandonata nel 500 d.C. ed i suoi materiali costruttivi furono riutilizzati nel tempo. Lentamente la città scomparve letteralmente alla vista. Oggi il sito è un ininterrotto susseguirsi di terreni agricoli nei quali non si riconoscono evidenze archeologiche.
Interamna Lirenas nacque nel 312 a.C. lungo il percorso della via Latina, vicino al fiume Liri e al Rio Spalla Bassa e dalla sua posizione trasse il nome di Interamna, vale a dire tra i due fiumi, in quella che oggi è la provincia di Frosinone.
Gli archeologi hanno tracciato con successo le prime immagini del sito con metodi geofisici (una sorta di risonanza magnetica della città), che hanno permesso loro di guardare sotto la superficie del terreno e di mappare il territorio dell'insediamento, che si estende su 25 ettari. Le immagini hanno già rivelato diverse sorprese. Si è sempre pensato che la città romana di Interamna Lirenas fosse poco più di un sogno, ma il grande mercato e il teatro suggeriscono che si trattava, invece, di un vivace centro economico e sociale perfettamente autosufficiente. Anche i terreni agricoli che la circondavano erano molto sfruttati, a conferma ulteriore della floridezza del centro abitato.
Gli archeologi sul sito di Interamna Lirenas
Il progetto che ha permesso di mappare "virtualmente" il sito dell'antica città, risale al 2010. La ricerca è guidata da Martin Millet, docente di Archeologia Classica presso l'Università di Cambridge e dal dottor Alessandro Launaro, Fellow Postoctoral alla British Accademy, in collaborazione con la dottoressa Giovanna Rita Bellini, direttore dell'Area Archeologica di Interamna Lirenas, con la British School di Roma e con i servizi di prospezione archeologica della Southampton University.
Interamna Lirenas è sicuramente un caso da studiare con attenzione perché, malgrado le sue dimensioni, non si è espansa ulteriormente durante l'età imperiale romana, il che sta a significare che ha mantenuto gran parte della sua forma e delle sue caratteristiche originali. Grazie alla ricerca antiquaria gli archeologi hanno notato che una città esisteva già da tempo, sul sito, ma che non era mai stata scavata. Gli studiosi hanno anche compreso che uno scavo vero e proprio in un'area così vasta non sarebbe mai stato praticabile, per cui hanno deciso di ricorrere all'analisi geofisica. Questo ha permesso loro di individuare la planimetria della città e molti suoi edifici.
Le indagini geofisiche hanno rivelato che Interamna Lirenas era un importante centro urbano a se stante e che le colonie romane avevano una varietà finora ignorata dagli studiosi. Il sito della colonia appena indagata si trova accanto ai resti di un altro insediamento coloniale, Fregellae, entrambi costruiti a cavallo della via Latina, che si dipana in direzione sudest da Roma. Nonostante alcune somiglianze tra i due insediamenti, essi differiscono notevolmente, a riprova che, per quanto vicine e contemporanee, le colonie romane non erano edificate e non si sviluppavano tutte allo stesso modo.
Si sta ora pianificando un futuro scavo a Interamna Lirenas da parte degli archeologi britannici.

Una cisterna scoperta sotto Gerusalemme

La cisterna per l'acqua appena scoperta sotto Gerusalemme
Un grande serbatoio d'acqua scavato nella roccia e risalente al periodo del Primo Tempio è stato scoperto durante gli scavi archeologici che sono in corso a Gerusalemme, nel Giardino Archeologico ai piedi dell'Arco di Robinson, nei pressi della piazza del Muro Occidentale.
Gli archeologi ritengono che il serbatoio ed un canale ad esso collegato siano quelli citati nella Bibbia. Il canale va dalla piscina di Shiloach fino sotto all'arco di Robinson. Il percorso originario, però, doveva attraversare la valle principale che si estende da nord a sud per tutta la lunghezza dell'antica Gerusalemme. Giuseppe Flavio parla di questa valle come Tyropoeon, la "valle dei Cesari" o la "valle della Decisione", di cui si parla nel Libro di Gioele.
E' stato evidente agli archeologi l'impresa notevole affrontata dai costruttori del canale che hanno dovuto rimuovere precedenti strutture che si trovavano lungo quello che era stato deciso essere il suo percorso. Alla straordinarietà dell'ingegneristica del canale si aggiunge quella del serbatoio d'acqua, il cui interno è stato trattato con diversi tipi di intonaco. Il serbatoio ha una capacità stimata di 250 metri cubi d'acqua ed è uno dei più grandi costruiti nel periodo del Primo Tempio e scoperti finora a Gerusalemme.
Gli scavi sul sito sono condotti dalla Israel Antiquities Authority, il cui direttore di scavi è Eli Shukron. Shukron ha affermato che è la prima volta che un serbatoio d'acqua di questo tipo è stato ritrovato negli scavi archeologici. Questo serbatoio indica che l'acqua, nella Gerusalemme del Primo Tempio, non proveniva solamente dalla sorgente di Gihon, ma anche da altre risorse idriche che venivano immagazzinate in luoghi come quello appena ritrovato.

Tuscia arcaica a Castiglione in Teverina

Archeologi al lavoro a Castiglione in Teverina
In una campagna di scavo nell'insediamento protostorico etrusco del Poggio di Sermugnano, a Castiglione in Teverina, sono emersi elementi strutturali di un edificio risalente al VII secolo a.C. (periodo orientalizzante), forse un granaio interrato, frammenti di intonaco, piastre di focolari, ceramica da cucina e da mensa sia prodotta in loco che importata dalla Grecia e grandi contenitori per derrate e strumenti di uso domestico (fusaiole per la filatura). Lo scavo è condotto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale e dalla cattedra di Preistoria e Protostoria dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II".
Nel corso della campagna di scavo sono state anche verificate le diverse strutture funerarie etrusche di epoca arcaica che si trovano al di sotto del moderno abitato e che sono ancora sconosciute alla letteratura archeologica. Si pensa di farne un censimento che possa consentire l'acquisizione di notizie essenziali per un eventuale, futuro, programma di indagine.
Durante lo scavo sono state anche individuate buche di palo pertinenti a strutture abitative rimesse in luce solo in parte.

Ancora sorprese da Lambayeque

I gioielli e gli oggetti ritrovati nella sepoltura allagata di Lambayeque
Ancora stupefacenti notizie dal sito archeologico di Lambayeque in Perù. Gli archeologi erano consci di aver scoperto qualcosa di speciale, quando hanno riportato alla luce la sepoltura di una sacerdotessa pre-inca e di altre otto persone, nel 2011. Ma c'era qualcosa di ancora più sorprendente da scoprire proprio al di sotto di questa prestigiosa sepoltura.
Continuando a scavare, la squadra di archeologi ha scoperto, sotto la tomba della sacerdotessa, una sorta di vano seminterrato che, probabilmente, è stato costruito per un antico culto delle acque. Questa scoperta cambia sensibilmente quel che si sa sulle strutture politiche e religiose della regione andina. Il vano seminterrato appena scoperto ha circa 800 anni ed ha rivelato le complesse strutture sociali di Lambayeque e l'esistenza di un culto delle acque in quella società.
Nel seminterrato, che si è rivelato essere una sepoltura piena d'acqua, sono stati ritrovati i resti di quattro persone, una delle quali adorna di perle e perline fatte con conchiglie, segno della sua ricchezza e del suo stato, gli altri tre probabilmente compagni di viaggio della prima persona nel mondo dell'aldilà. Anche il volto del defunto sepolto nell'acqua, come quello della sacerdotessa ritrovata in superficie, era ricoperto da lastre di rame e le sue orecchie erano adorne di orecchini decorati con motivi a forma di onde.
Le sepolture di Lambayeque sono le prime tombe impilate documentate nella regione ed appartenenti a persone che, in vita, doveva essere oggetto di una qualche venerazione. La cultura di Lambayeque, talvolta chiamata anche Sicàn, aveva ricavato un edificio abitativo lungo la costa del Perù, in una regione spesso soggetta a siccità, centinaia di anni prima dell'arrivo degli Incas. Le tombe di Lambayeque si trovano in un vasto complesso cerimoniale chiamato Chotuna-Chornancap, vicino alla moderna città di Chiclayo.
Ricostruzione delle sepolture sovrapposte di Lambayeque. La
sacerdotessa ritrovata nella prima tomba è stata sepolta in
posizione seduta, mentre i corpi ritrovati nella tomba
sottostante erano sdraiati. La falda freatica è
contrassegnata dalla linea tratteggiata.
Secondo la tradizione Sicàn, il mitico fondatore di questa civiltà, Naymlap, arrivò dal mare su una zattera. Sceso da quest'ultima cominciò a camminare schiacciando delle conchiglie della specie Spondylus, un elemento rituale apprezzato in tutte le Ande. Quando morì, Naymlap si trasformò in un uccello. Gli elementi rituali uccello e acqua spiegavano, al tempo, la vita e la morte alla civiltà Sicàn.
La sepoltura appena ritrovata, al di sotto della tomba della sacerdotessa, conteneva moltissime conchiglie e motivi di onde a rilievo. I Sicàn erano perfettamente a conoscenza di trovarsi al di sotto di una falda freatica, dove il terreno era sempre pregno d'acqua a causa di continue inondazioni. Con questa sepoltura rituale, probabilmente, i Sicàn hanno voluto assicurarsi la fertilità agricola della regione. D'altro canto la cultura di Lambayeque ha prosperato per quasi 600 anni in un ambiente molto mutevole. Per rendere coltivabile il deserto, i Sicàn hanno costruito complessi ed estesi sistemi di irrigazione. Ma anche i rari periodi di piogge torrenziali potrebbero essere state dannose e devastanti al pari dell'aridità.
La pratica di seppellire i defunti in acque sotterranee potrebbe collegare la cultura di Lambayeque alla successiva cultura andina degli Inca. Gli Inca credevano che i morti diventassero semi che, germogliando, davano luogo ad un'altra vita. Il modo in cui sono stati sepolti i defunti appena ritrovati, fa proprio pensare a questo processo di fecondazione della terra attraverso un seme "umano".
Le sepolture sovrapposte sono una caratteristica della cultura andina. Solitamente le tombe si trovano isolate. Gli archeologi ancora non hanno identificato il sesso dei defunti sepolti nella fossa piena d'acqua. La presenza di quest'ultima, sostengono gli scienziati, è fluttuante a seconda dei periodi delle piogge nella regione e dei periodi di irrigazione. Alcuni archeologi pensano che i moderni metodi per coltivare il terreno possano aver determinato una sorta di allagamento della sepoltura che, in antico, poteva essere asciutta.
Dopo aver raggiunto il culmine della loro civiltà, i Sicàn subirono una devastante siccità e, di seguito, un'altrettanto devastante inondazione intorno al 1100. Questo determinò il loro declino. La capitale venne spostata da Lambayeque in una posizione più sicura, sempre all'interno della regione. 

giovedì 6 settembre 2012

Due statue senza testa ad Afrodisia

Le statue ritrovate ad Afrodisia
Lo scavo in corso in uno dei siti archeologici più importanti della Turchia, l'antica Afrodisia, ha permesso di ritrovare due statue senza testa. Secondo le informazioni fornite dall'Assessorato alla Cultura e dal Ministero del Turismo, una delle statue è alta 1,76 metri e l'altra 1,68. Una delle statue ha, nella mano sinistra, un rotolo mentre porta la mano destra al petto. 

La stele di Matariya

Particolare della stele rinvenuta a Matariya
Durante i lavori di costruzione del nuovo mercato di al-Khamis, vicino al sito archeologico di Matariya, a nord del Cairo, gli operai si sono imbattuti in un'antica stele egizia.
Il manufatto è in pietra ed appartiene al Nuovo Regno. Vi è illustrato un elenco completo di offerte per le antiche divinità egizie: oche, verdura, frutta, pane e bovini. Compaiono, anche, fiori di loto ed una poesia in geroglifici.
Non è stato ancora identificato il "proprietario" della stele che, secondo i primi studi, risalirebbe alla fine della XVIII o all'inizio della XIX Dinastia. Matariya è un sito archeologico di grande importanza, dal momento che era un centro per il culto del dio sole Aton. Il sito comprende un obelisco di Senousert I, un insieme di antiche tombe di epoca egizia e tolemaica, una serie di colonne dell'epoca di Ramses II.

Ancora tesori da Sozopol

Gli archeologi hanno trovato, su un'isola al largo della città bulgara di Sozopol, un antico vaso d'incenso a forma di testa di toro, che si stima risalire al VI secolo a.C.. A ritrovarlo uno studente volontario di Harvard, John Stevenson.
L'archeologo Dragomir Garbov ha affermato che il vaso è stato probabilmente utilizzato dai primi coloni di Apollonia Pontica, l'antico nome di Sozopol.

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...