martedì 16 novembre 2021

Armenia, trovati i resti di un acquedotto romano incompiuto

Armenia, la trincea di scavo che mostra un pilastro
dell'acquedotto incompiuto (Foto: Progetto Artaxata)

Gli archeologi dell'Università di Munster e dell'Accademia Nazionale delle Scienza della Repubblica Armena hanno scoperto i resti dell'arco di un acquedotto romano durante i lavori di scavo nella città ellenistica di Artashat/Artaxata, in Armenia. Si tratta dell'acquedotto più orientale dell'impero romano. I lavori di scavo sono iniziati nel 2019.
Le fondamenta monumentali sono la prova della presenza di un arco incompiuto costruito dai Romani tra il 114 ed il 117 d.C. All'epoca Artaxata era destinata a diventare la capitale della provincia romana di Armenia. Durante questo periodo l'impero romano aveva raggiunto la sua massima espansione, anche se fu un periodo piuttosto breve. Fu sotto l'imperatore Traiano (98-117 d.C.) che i Romani tentarono di incorporare la provincia dell'Armenia nell'impero.
L'acquedotto rimase incompiuto a causa della morte di Traiano, nel 117 d.C. Il suo successore Adriano rinunciò ad annettere all'impero l'Armenia prima che l'acquedotto venisse terminato. Gli archeologi, pertanto, vedono nella loro scoperta una prova del fallimento dell'imperialismo romano.
Nello scavo gli archeologi hanno utilizzato una combinazione multidisciplinare di metodi di scavo, dalla geofisica alla geochimica all'archeoinformatica. L'area dove sorgeva la metropoli ellenistica di Artaxata, nella pianura dell'Ararat, è stata esaminata per la prima volta geomagneticamente e sono state rilevate e registrate le eventuali anomalie. Le immagini hanno mostrato una lunga linea tratteggiata che è stata poi analizzata attraverso dei sondaggi documentati, in seguito, tridimensionalmente dagli archeologi. Si è riusciti, in questo modo a ricostruire il tracciato che avrebbe dovuto percorrere l'acquedotto se fosse stato ultimato, attraverso un'analisi computerizzata del percorso tra le possibili sorgenti d'acqua e la destinazione finale dell'opera.
Un'analisi dei campioni di terreno prelevati in loco ha permesso di datare la costruzione dell'acquedotto ad un periodo compreso tra il 60 ed il 460 d.C. I ricercatori ritengono che il periodo più verosimile per l'inizio della costruzione sia quello in cui regnò Traiano.

Fonte:
Università di Munster - archaeologynewsnetwork.blogspot.com

lunedì 15 novembre 2021

Cina, scoperto un omicidio di 1300 anni fa...

Cina, i resti della vittima di un omicidio
di 1300 anni fa (Foto: Qian Wang)

Un uomo venne assassinato 1300 anni fa nel nordovest della Cina e, secondo gli studiosi, gli assassini ne scaricarono il corpo in un antico cimitero per coprire le tracce del loro crimine. Lo scheletro del giovane maschio è stato rinvenuto nel 2011, quando sono iniziati gli scavi nel cimitero di Shiyanzi, scoperto pochi anni prima.
Lo scheletro della vittima è stato rinvenuto all'interno di una sepoltura a pozzo nella quale erano stati deposti i corpi di un uomo, di una donna e di un bambino. Inizialmente si è pensato ad un tombarolo morto accidentalmente mentre si apprestava a depredare la sepoltura. Ma un team di scienziati ha appurato che i resti risalgono ad un tempo di molto posteriore alla depredazione della tomba. Inoltre l'uomo visse durante la Dinastia Tang, che aveva l'abitudine di impiccare o decapitare coloro che erano ritenuti colpevoli di omicidio o di aggressione con conseguenze gravi nei confronti della vittima.
Il cimitero di Shiyanzi è stato scoperto nel 2002 da alcuni operai edili che stavano lavorando ad un oleodotto che attraversa la regione di Ningxia. Gli scavi sono iniziati nel 2009 ed hanno portato alla scoperta di 11 tombe.
Nel corso dell'analisi della tomba in cui sono stati rinvenuti i resti del giovane uomo assassinato, i ricercatori hanno appurato che gli scheletri che giacevano nel pozzo funebre erano correlati tra loro mentre i resti del giovane non appartenevano geneticamente al gruppo famigliare ed, inoltre, erano più recenti di circa 700 anni.
Sullo scheletro dello sfortunato ragazzo sono stati identificati 13 tagli a forma di "V", il peggiore dei quali si trova sul volto. Tuttavia si tratta di tagli che non erano abbastanza profondi da causare la morte della vittima. Ad uccidere quest'ultima potrebbero essere state le coltellate inferte alle costole che possono aver perforato organi vitali quali il cuore o i polmoni.
I ricercatori sono stati in grado di identificare anche dei segni sulla parte posteriore del cranio che sembrano suggerire che l'uomo sia stato attaccato mentre si allontanava, il che potrebbe suggerire che stesse tentando di sfuggire alla cattura. In seguito gli assassini hanno sommariamente scavato il pozzo sepolcrale gettandovi dentro il corpo dell'uomo e riempiendo la fossa di terra.

Fonte:
Daly Mail - archaeologynewsnetwork.blogspot.com


Israele, gli Assiri e la rampa d'assedio a Lachis

Lachis, la rampa assira in pietra
(Foto: Yosef Garfinkel)

In passato gli Assiri furono una delle più grandi superpotenze del Vicino Oriente, che controllavano un'estensione di territorio che andava dall'Iran all'Egitto.
Le tecnologie militari in possesso degli Assiri hanno permesso loro di vincere moltissime battaglie e di penetrare all'interno di cittadelle ben fortificate. Nel IX-VII secolo a.C. tutta la strategia si può dire che ruotasse intorno alle rampe d'assedio, delle strutture elevate che permettevano di trasportare le macchine di assedio fino alle mura della città da espugnare.
La rampa d'assedio assira rinvenuta a Lachis, in Israele, è l'unico esempio sopravvissuto dell'abilità militare degli Assiri e di tutto il Vicino Oriente. Un gruppo di archeologi ha ricostruito, per la prima volta, le modalità utilizzate dall'esercito assiro per costruire la rampa ed utilizzarla per conquistare Lachis.
Gli archeologi, guidati dal Professor Yosef Garfinkel e dalla Dottoressa Madelein Mumcuoglu, dell'Istituto di Archeologia dell'Università ebraica di Gerusalemme, coadiuvati dai Professori Jon W. Carrol e Michael Pytlik dell'Università di Oakland, hanno attinto ad un gran numero di fonti per avere un quadro completo delle modalità con le quali venne portato l'assedio alla città di Lachis. L'eccezionale quantità di dati include testi biblici (2Re 18,9 e 19,37; 2Cronache 32; Isai 36-37), iconografie rappresentate da rilievi in pietra raffiguranti scene di battaglia che coinvolgevano gli Assiri e iscrizioni accadiche, nonché scavi archeologici e fotografie ricavate dai droni.
Lachis era una fiorente città cananea del II millennio a.C. ed era la seconda città più importante del regno di Giuda. Nel 701 a.C. Lachis venne attaccata dall'esercito assiro guidato dal re Sennacherib. L'analisi di Garfinkel fornisce un vivido resoconto della costruzione della rampa d'assedio da parte degli Assiri che se ne servirono per portare, vicino alle mura della città, gli arieti in grado di risolvere l'assedio. Il metodo rigoroso impiegato da Garfinkel e dai suoi collaboratori, comprendente l'analisi fotogrammetrica delle fotografie aeree e la creazione di una mappa digitale dettagliata del paesaggio, ha prodotto un modello pratico che tiene conto di tutte le informazioni disponibili sull'assedio di Lachis.
Gli Assiri avevano un esercito potente e ben equipaggiato che, all'inizio dell'VIII secolo a.C. sedò rapidamente la crescente ribellione nel Levante meridionale. Nel 721 a.C. venne conquistato il regno d'Israele. Vent'anni dopo l'esercito assiro attaccò il regno di Giuda, assediando la sua città più importante, Gerusalemme e lanciando, nel contempo, un assalto diretto alla seconda città più importante della regione, Lachis appunto. Sennacherib in persona si recò a Lachis per sovrintendere all'assedio che iniziò proprio con la costruzione, da parte dell'esercito assiro, della rampa che consentisse di superare il dislivello del terreno.
Secondo Garfinkel le prove raccolte sul sito chiariscono che la rampa era fatta di piccoli massi di circa 6,5 chilogrammi ciascuno. Ma dove avevano raccolto gli Assiri i tre milioni di pietre che, è stato calcolato, furono necessarie per completare la rampa? La soluzione migliore potrebbe essere stata quella di estrarre le pietre il più vicino possibile all'estremità opposta della rampa. "A Lachis c'è una scogliera esposta del substrato roccioso locale esattamente nel punto in cui ci si aspetterebbe che ci sia", ha confermato Garfinkel.
I ricercatori ritengono che la costruzione della rampa sia iniziata a circa 80 metri di distanza dalle mura di Lachis, vicino al luogo di estrazione delle pietre necessarie alla costruzione. Queste ultime sarebbero state trasportate attraverso catene umane, passate di mano in mano; l'ipotesi è che fossero state costituite quattro catene umane che lavoravano in parallelo, ventiquattro ore su ventiquattro. Garfinkel ha calcolato che ogni giorno venivano spostate circa 160.000 pietre. "Il tempo era la principale preoccupazione dell'esercito assiro. Centinaia di operai lavoravano giorno e notte, trasportando le pietre in due turni di 12 ore ciascuno. La manodopera era formata, probabilmente, da prigionieri di guerra e dalla riduzione della popolazione locale ai lavori forzati. Gli operai erano protetti da massicci scudi posti all'estremità settentrionale della rampa, che venivano fatti avanzare verso la città di pochi metri al giorno", ha dichiarato Garfinkel.
In circa 25 giorni la rampa aveva assunto la forma di un gigantesco cuneo triangolare ed era arrivata alle mura della città. Il profeta Isaia, vissuto alla fine dell'VIII secolo a.C. e testimone oculare degli eventi, si riferisce agli Assiri come soldati dotati di un potere quasi soprannaturale: "Nessuno di loro è stanco, nessuno di loro inciampa, nessuno di loro si addormenta o è assonnato, nessuno di loro ha la cintura slacciata, nessuno di loro ha i sandali rotti" (Isaia 5,27).
Gli assediati, ovviamente, cercarono di difendersi lanciando frecce e pietre sul nemico. Garfinkel suggerisce che gli operai che lavoravano indefessamente alla rampa utilizzassero enormi scudi di vimini a forma di L, simili a quelli che, nei rilievi assiri, proteggono i soldati in battaglia. Nella fase finale vennero portate sulla rampa delle travi di legno sulle quali vennero posizionati gli arieti, massicce macchine d'assedio di circa una tonnellata di peso.
Per avere ulteriore conferma alle sue scoperte Garfinkel sta pianificando di effettuare degli scavi all'estremità della rampa nell'area della cava. Scavi che potrebbero fornire ulteriori prove dell'attività dell'esercito assiro e potrebbero portare a nuove conoscenze sulle modalità di costruzione della rampa.

Fonte
eurekalert.or

Israele, trovato un prezioso anello con ametista

Israele, anello in oro e ametista trovato in una cantina
(Foto: IAA/Dafna Gazil)

Nel grande scavo condotto a Yavne dalla Israel Antiquities Authority, è stato recentemente rinvenuto uno spettacolare anello d'oro decorato da una pietra. L'esame del gioiello, condotto dal Dottor Yotam Asher presso il laboratorio di analisi della Israel Antiquities Authority, ha rivelato che la pietra è composta prevalentemente da silice, un materiale che è parte di molte pietre preziose. Questo risultato ha escluso che la pietra sia semplicemente vetro colorato ma che si tratta di un'ametista. L'anello pesa 5,11 grammi.
Sicuramente la persona che possedeva questo anello doveva essere piuttosto benestante. Anelli del genere potevano essere indossati sia da uomini che da donne. L'ametista è menzionata nella Bibbia come una delle dodici pietre indossate dal sommo sacerdote del Tempio sulla sua veste cerimoniale. Alla gemma venivano attribuite diverse virtù, quali, per esempio, la protezione contro gli effetti collaterali dell'ubriachezza. Praticamente agiva sui postumi della sbornia.
La pietra è stata rinvenuta in un sito nel quale sorgeva una grandissima azienda vinicola, la più grande del mondo bizantino. L'anello giaceva a 150 metri dai resti di un magazzino pieno di giare vuote che attendevano di essere portate ai torchi per essere riempite di vino. Probabilmente il gioiello apparteneva al proprietario dell'azienda vinicola, oppure al caposquadra o ad un visitatore al quale sfuggì dal dito.
I ricercatori stanno cercando, ora, di stabilire una datazione per questo gioiello. E' stato rinvenuto in un riempimento datato alla fine del periodo bizantino e all'inizio del periodo protoislamico (VII secolo d.C.) ma è possibile che l'anello, per la sua bellezza e per il prestigio che lo accompagnava, sia stato trasmesso di generazione in generazione nel corso dei secoli. Anelli d'oro intarsiati con ametista erano conosciuti nel mondo romano ed è possibile che il prezioso gioiello risalga al III secolo d.C.

Fonte:
mfa.gov.it

Egitto, scoperte nel tempio di Nectanebo I

Egitto, uno dei blocchi del tempio di Nectanebo I
(Foto: Ministero delle Antichità Egiziano)

Una missione archeologica tedesco-egiziana ha scoperto dei blocchi decorati pertinenti il tempio del faraone Nectanebo I. La scoperta è stata fatta duranti i lavori di scavo nell'area centrale del tempio.
I blocchi ed i frammenti sono in basalto e appartengono alla facciata occidentale e settentrionale. Un prolungamento settentrionale probabilmente collegava il santuario con l'asse principale del recinto del dio Sole. Sono stati trovati diversi blocchi con la raffigurazione di una processione.
Aymen Ashmawy, capo del settore delle antichità egizie e capo della missione egiziana ha spiegato che le iscrizioni menzionano gli anni tredicesimo e quattordicesimo (366-365 a.C.) del regno del faraone Nectanebo I nonché le dimensioni e i materiali utilizzati per la costruzione di questo tempio. "Nessun lavoro di decorazione sembra essere stato commissionato dopo la morte di Nectanebo I nel 363 a.C.", ha detto. Gli altri elementi architettonici attestano i progetti costruttivi di Ramses II (1279-1213 a.C.), Merenptah (1213-1201 a.C.) e Apries (589-570 a.C.). L'attività del periodo ramesside è rappresentata anche da un intarsio di un rilievo dell'inizio della XIX Dinastia. Un frammento di statua di Seti II (1204-1198 a.C.) si aggiunge alle prove archeologiche attribuibili a questo faraone.
Dietrich Raue, capo della missione tedesca, ha sottolineato che l'asse processionale principale è stato studiato più ad ovest del sito. Frammenti sparsi indicano unità edilizie separate del Medio Regno, della XXII Dinastia (Osorkon I, 925-890 a.C.) ed un santuario dedicato a Shu e Tefnut dal re Psammetico I (595-589 a.C.). Sono stati rinvenuti anche frammenti di una statua di Ramses II, una parte della statua di un babbuino, la base di una statua e frammenti di un obelisco in quarzite di Osorkon I.

Fonte:
english.ahram.org.eg

sabato 6 novembre 2021

Gran Bretagna, la stanza del gladiatore...con gatto

Gran Bretagna, il cranio di un gatto sepolto nella cella
di un gladiatore (Foto: bbc.com)

E' stata scoperta, in Gran Bretagna, una cella per persone o animali che dovevano esibirsi o essere giustiziati in un anfiteatro romano. La scoperta arriva 172 anni dopo la scoperta dell'anfiteatro romano di Richborough, vicino a Sandwich, nel Kent.
Gli archeologi hanno anche trovato lo scheletro completo di un gatto che era stato sepolto di proposito, che hanno soprannominato Maxipus.
Le scoperte hanno fornito ulteriori prove del fatto che Richborough fosse uno dei siti più importanti della Gran Bretagna romana. La cella, chiamata "carceriere", avrebbe ospitato gladiatori in procinto di combattere, animali selvatici o prigionieri che rischiavano l'esecuzione. Sarebbero stati tutti il fulcro dell'intrattenimento pubblico nell'anfiteatro, che poteva ospitare fino a 5.000 spettatori. Fu scoperto dagli archeologi vittoriani nel 1849.
La costruzione dell'anfiteatro, utilizzando gesso e torba, ha portato gli esperti a ritenere che potrebbe essere stato edificato nel I secolo d.C. Altri reperti - come ossa di animali, monete e frammenti di ceramica - suggeriscono che la città fu abitata fino alla fine del IV secolo, coprendo quasi l'intero periodo della dominazione romana in Britannia.
Tracce di pittura appena scoperte mostrano che sarebbe stato decorato in vivaci colori rossi e blu, rendendolo unico tra gli anfiteatri costruiti in Gran Bretagna. Il gatto, sepolto con cura, è stato trovato sul bordo di un fossato fuori dall'anfiteatro.

Fonte:
bbc.com

Pompei, nuovissime, eccezionali scoperte: la stanza degli schiavi

Pompei, Civita Giuliana, le ultime scoperte archeologiche
(Foto: pomeiisites.org)

Ultima scoperta a Pompei-Civita Giuliana, si tratta della stanza degli schiavi, un ambiente in stato di conservazione eccezionale che fa parte della villa del territorio di Pompei dove venne rinvenuto il carro cerimoniale e la stalla con i cavalli bardati.
La villa suburbana si trova a nord di Pompei ed è stata indagata nel 2017. I ritrovamenti precedenti sono stati fatti nel quartiere servile. A completare questi ritrovamenti e gli ambienti che sono emersi, arriva ora il rinvenimento di una stanza destinata agli schiavi che lavoravano nella villa.
Uno sguardo straordinario su una parte del mondo antico che normalmente rimane all'oscuro: la stanza offre uno spaccato rarissimo della realtà quotidiana degli schiavi, grazie allo stato di conservazione eccezionale dell'ambiente e alla possibilità di realizzare calchi in gesso di letti ed altri oggetti in materiali deperibili che hanno lasciato la loro impronta nella cinerite che ha coperto le strutture antiche.
Il rinvenimento è avvenuto non lontano dal portico dove, nel mese di gennaio 2021, fu scoperto un carro cerimoniale che attualmente è oggetto di interventi di consolidamento e restauro. A pochi passi dal luogo in cui il prezioso veicolo fu parcheggiato e non lontano dalla vicina stalla scavata nel 2018, ora emerge uno degli alloggi modesti degli addetti che si occupavano del lavoro quotidiano in una villa romana, inclusa la manutenzione e la preparazione del carro.
Nell'ambiente, dove sono state trovate tre brandine in legno, infatti, è stata rinvenuta una cassa lignea contenente oggetti in metallo e in tessuto che sembrano far parte dei finimenti dei cavalli.
I letti sono composti da poche assi lignee sommariamente lavorate che potevano essere assembrate a seconda dell'altezza di chi li usava. Mentre due hanno una lunghezza pari a 1,70 metri circa, un letto misura appena 1,40 metri per cui potrebbe essere di un ragazzo o di un bambino.
La rete dei letti è formata da corde di cui le impronte sono parzialmente leggibili nella cinerite e al di sopra delle quali furono messi coperte in tessuto, anch'esse conservate come cavità nel terreno e restituite attraverso il metodo dei calchi. Al di sotto delle brandine si trovavano pochi oggetti personali tra cui anfore poggiate per conservare possedimenti privati, brocche in ceramica e il vaso da notte. L'ambiente era illuminato da una piccola finestra in alto e non presentava decorazioni parietali.

Pompei, Civita Giuliana, il quartiere rustico della villa suburbana
(Foto: pompeiisites.org)


Oltre a fungere da dormitorio per un gruppo di schiavi, forse una piccola famiglia come lascerebbe intuire la brandina a misura di bambino, l'ambiente serviva come ripostiglio, come dimostrano otto anfore stipate negli angoli lasciati appositamente liberi per tale scopo.
Oggetto di un saccheggiamento sistematico per anni, dopo un'indagine della procura, la villa di Civita Giuliana è dal 2017 oggetto di scavi stratigrafici che hanno restituito una serie di nuovi dati e scoperte a cui si aggiunge ora la stanza degli schiavi. Purtroppo, anche in questo ambiente, una parte del patrimonio archeologico è andato perduto a causa dei cunicoli scavati dai tombaroli che, in tutta la villa, hanno creato un danno complessivo che è stato stimato in quasi due milioni di euro.
"Si tratta di una finestra nella realtà precaria di persone che appaiono raramente nelle fonti storiche, scritte quasi esclusivamente da uomini appartenenti all'élite, e che per questo rischiano di rimanere invisibili nei grandi racconti storici. - dichiara il Direttore Generale, Gabriel Zuchtriegel. - E' un caso in cui l'archeologia ci aiuta a scoprire una parte del mondo antico che conosciamo poco, ma che è estremamente importante. Quello che colpisce è l'angustia e la precarietà di cui parla questo ambiente, una via di mezzo tra dormitorio e ripostiglio di appena 16 metri quadrati, che possiamo ora ricostruire grazie alle condizioni eccezionali di conservazione create dall'eruzione del 79 d.C. E' sicuramente una delle scoperte più emozionanti della mia vita di archeologo, anche senza la presenza di grandi tesori: il tesoro vero è l'esperienza umana, in questo caso dei più deboli della società antica, di cui questo ambiente fornisce una testimonianza unica."

Fonte:
pompeiisites.org

lunedì 1 novembre 2021

Egitto, la splendida tomba del "notaio"...

Egitto, la sepoltura dello scriba reale
(Foto: stilearte.it)
Ptah-M-Wia, che aveva il titolo di scriba reale, cioè notaio, che conosceva molto bene scrittura e calcolo, era il responsabile di quello che oggi definiremmo Ministero del Tesoro. Era anche sovrintendente del bestiame e responsabile delle offerte al tempio di Ramses II a Tebe.
La sua tomba è stata portata alla luce dagli archeologi in una zona della necropoli nella quale venivano sepolti i grandi burocrati e gli alti funzionari della XVIII e XIX Dinastia. In quest'area sorgeva anche la tomba di Horemheb, generale dell'esercito egiziano.
Le tombe degli alti burocrati erano costruite seguendo lo stesso modello architettonico, probabilmente ispirato alle abitazioni di rango. Il modulo costruttivo utilizzato per costoro presentava un edificio che conteneva l'atrio-ingresso e aveva diversi cortili interni. Le decorazioni variavano secondo la persona che vi era sepolta. 
La tomba di Ptah-M-Wia termina sul lato ovest con un santuario degli dei, coronato da un pyramidion, cioè una cuspide piramidale realizzata in un blocco di pietra monolitica. La stessa punta che veniva messa in cima alle piramidi e agli obelischi. Nella zona d'ingresso sono incise scene che raccontano la vita e le imprese del proprietario della tomba. Nella sala successiva le pareti sono intonacate e dipinte con scene sacrificali, che culminano con il dipinto parietale che raffigura la macellazione di un vitello. Alcuni pilastri della tomba sono caduti e ora giacciono nella sabbia. Saranno recuperati e assemblati nei prossimi. Quindi verranno ricollocati nei punti occupati in origine.

Fonte:
stilearate.it



Turchia, Dioniso ed Afrodite riemergono dal fango

Turchia, la testa di Afrodite appena rinvenuta
(Foto: Daily Sabah)

Ad Aizanoi, un'antica città della Turchia occidentale, a 50 chilometri dal centro di Kutahya, sono emerse due teste di divinità greche. Si tratta di due splendide teste di Afrodite e Dioniso.
Il coordinatore degli scavi, il professor Gokhan Coskun, dell'Università DUmlupinar, ha dichiarato che i corpi delle statue erano stati rinvenuti in uno scavo precedente e che le teste sono state dissotterrate durante le recenti indagini nel letto di un torrente dell'antica città.
Secondo il Professor Coskun "questi sono risultati importanti, poiché mostrano che la cultura politeista dell'antica Grecia è esistita per molto tempo senza perdere la sua importanza in epoca romana. I risultati suggeriscono che potrebbe esserci stato un laboratorio di scultura nella regione".
Sede di uno dei templi meglio conservati della Turchia, dedicato al dio greco Zeus, la città di Aizanoi è facilmente paragonabile ad Efeso per grandezza ed importanza. Inizialmente abitata dai Frigi, i Romani ne fecero una vera e propria città nel I secolo a.C. Possiamo tuttora ammirare luoghi unici come il tempio, quattro ponti romani (due dei quali ancora oggi in uso, il primo mercato al coperto conosciuto al mondo con i prezzi delle merci vendute ancora visibili sulle pareti grazie a delle iscrizioni perfettamente leggibili, teatri, terme romane e un'antica grotta sacra.
Turchia, la testa marmorea di Dioniso emersa dagli scavi recenti
(Foto: Daily Sabah)

Fonte:
mediterraneoantico.it




Gran Bretagna, le sorprese della chiesa normanna...


Gran Bretagna, uno dei reperti rinvenuti nel cantiere
dell'Alta Velocità (Foto: stilearte.it)

Gli archeologi inglesi hanno scoperto una sbalorditiva serie di sculture romane lungo il percorso del collegamento ferroviario HS2. Lo scavo è avvenuto all'interno dei resti della chiesa di St Mary a Stoke Mandeville, in un terreno che ospitava, in precedenza, un edificio romano.
I reperti consistono in due sculture che rappresentano un uomo e una donna. Dalla stessa area è emersa la testa scolpita di un bambino. La cultura che le ha prodotte è indubitabilmente legata alla nostra penisola.
La Dottoressa Rachel Wood, capo archeologo per l'appaltatore dei lavori ferroviari di HS2 Fusion JV, ha affermato che si tratta di "reperti davvero rari nel Regno Unito. Sono ancora più significativi per noi, archeologicamente, perché hanno contribuito a cambiare la nostra comprensione del sito, prima che la chiesa medioevale fosse costruita".
Durante lo scavo preventivo è stato scoperto anche un vaso di vetro, che potrà essere facilmente restaurato perché è scomposto in grossi lacerti. Si ritiene che prima della costruzione della chiesa normanna esistesse, in quel punto, un mausoleo romano.
Gli archeologi hanno rimosso circa 3.000 corpi dalla chiesa, che risale al 1080, e dall'area circostante. Dall'inizio dei lavori, nel 2018, sono state rivelate le pareti ben conservate e le caratteristiche strutturali della chiesa, insieme ad insolite sculture in pietra e graffiti medioevali, tra cui segni ritenti essere meridiane o quelli che, nel Regno Unito, vengono definiti "segni di streghe", probabilmente collegati a riti pagani che qui si svolgevano.

Fonte:
stilearte.it

Valle dei Templi, scoperta una domus del II secolo a.C.

Sicilia, la valle dei templi
(Foto: Andreas Solaro/AFP)

Una casa con i mosaici e il pavimento intatti, di un periodo tra il III ed il II secolo a.C. E' l'eccezionale scoperta fatta nel Parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, dove è stata riportata alla luce una serie di straordinarie pitture parietali ed una pavimentazione in cocciopesto e a mosaico, perfettamente integro, parte di un'abitazione nel cosiddetto quartiere ellenistico-romano.
La casa era crollata, o era stata demolita per qualche motivo, e sono state le macerie accumulate a salvare mosaici e pavimenti in stile pompeiano.
La scoperta è stata fatta durante la sesta campagna di scavo dell'Università di Bologna nel quartiere ellenistico-romano di Agrigento, là dove è stato scoperto il teatro, un progetto di ricerca avviato in collaborazione con il Parco archeologico, sotto la direzione di Giuseppe Lepore, del Dipartimento di Beni culturali del Campus di Ravenna, che dal 2016 insiste negli scavi di un intero isolato (il terzo del quartiere), con particolare attenzione alla Casa III M.
"E' - ha detto Lepore - una scoperta unica nel suo genere. Questa casa è stata ristrutturata, insieme al resto del quartiere, tra la fine del III e gli inizi del II secolo a.C. ed è stata dotata di un complesso sistema di pitture parietali e di pavimenti in cocciopesto e in mosaico, articolati addirittura su due piani. Ben presto, però, forse già nella prima età imperiale, la casa crolla (oppure viene demolita intenzionalmente), cosa che ha determinato il suo straordinario stato di conservazione visto che le macerie hanno protetto il pavimento".
L'abitazione, estesa per circa 400 mq, presenta una monumentale pastàs (uno spazio porticato), dal quale si accede ai tre vani principali, tutti disposti sul lato nord: è stato l'ambiente centrale a riservare le maggiori sorprese durante questa campagna di scavo. Ha, infatti, restituito, al piano terra, il pavimento in cocciopesto con inserti di pietre colorate che formano una decorazione a meandro; il crollo e le macerie che occupavano interamente lo spazio del vano, hanno restituito numerose porzioni del pavimento del piano superiore (un mosaico policromo sempre con motivo a meandro) e le relative pitture parietali in stile pompeiano.
"Speriamo possano continuare le ricerche. - Spiega l'architetto Roberto Sciarratta, direttore della Valle dei Templi. - Il quartiere ellenistico-romano deve diventare un punto di forza del nuovo percorso che stiamo allestendo nel Parco archeologico, che collegherà la Collina dei Templi direttamente con le terrazze superiori della città antica, che ospitano il quartiere da una parte e il museo archeologico Pietro Griffo dall'altra, oltre all'area degli edifici pubblici dell'area centrale, fino all'ipogeo Giacatello".

Fonte:
agi.it


Spagna, scoperto un interessantissimo carro votivo in bronzo

Spagna, il carro votivo in bronzo (Foto: CSCIC Comunicaciòn) Nel sito archeologico di Casas del Turunelo , nella provincia di Badjoz , in Sp...