Delfi è sicuramente uno dei siti archeologici più evocativi dell'antichità, sede di un famosissimo oracolo consultato dai Greci ma anche dai Romani, la cui fama è giunta fino ad oggi.
Il sito fu scelto dallo stesso dio
Apollo, ai piedi del
Parnaso, la dimora delle
Muse, presso la famosa
fonte Castalia, dalle acque purissime. Qui, secondo i Greci, si trovava l'
ombelico del mondo, individuato dall'incontro di
due aquile inviate da
Zeus dai confini dell'universo. Segno visibile dell'ombelico (
omphalos) era una
pietra ogivale cava, custodita con un fuoco sacro che mai si estingueva nel tempio di Apollo. Un mito successivo voleva che l'
omphalos fosse il masso che
Rea fece inghiottire a
Crono facendogli credere che fosse suo figlio Zeus.
Nel santuario sacro ad Apollo viveva ed operava una sacerdotessa di nome
Pizia (o
Pitonessa), che pronunciava i suoi oracoli nel nome del dio. Sono state identificate tracce del culto risalenti ad
epoca micenea, nel
II millennio a.C.. L'oracolo, con i suoi responsi, fu perno della politica greca:
tra il VII e il VI secolo a.C. favorì l'espansione coloniale ellenica nel Mediterraneo.
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Tempio di Athena a Delfi (Foto: Wikipedia) |
Gli oracoli rilasciati dalla Pizia erano volutamente ambigui, ma avevano una tale influenza che gli aristocratici greci avevano creato l'
Anfizionia di Delfi per regolarne l'uso. L'Anfizionia era formata da
dodici tribù elleniche, garanti della neutralità degli esiti oracolari. In onore dell'Apollo di Delfi furono istituiti i
Giochi Pitici, competizioni artistiche con danze, gare atletiche e corse di quadrighe che si svolgevano in uno stadio apposito visibile ancora oggi sul posto.
L'oracolo di Delfi perdette parte della sua importanza con le
guerre persiane, quando il culto di Apollo venne "dirottato" sull'
isola di Delo. Il culto, però, continuò ininterrottamente per quasi duemila anni fino ai
decreti emanati da
Teodosio (391-392 d.C.), che dichiararono il cristianesimo religione ufficiale dell'impero.
Nella "
Passione di Artemio", opera agiografica medioevale di
Giovanni il Monaco,
Giuliano l'Apostata, persecutore di Artemio, avrebbe mandato il suo medico personale
Oribasio (320-400 d.C.) a consultare la Sibilla delfica. Il santuario, dunque, conservava ancora l'opulenza originaria, fatta dei tanti
sacelli e
tempietti voluti dai beneficiati dall'oracolo, che custodivano tesori di statue ed altre offerte.
Nel
V secolo a.C. il tempio di Apollo venne distrutto da un
incendio e venne ricostruito grazie ai contributi dei Greci ed a quelli del faraone egizio
Amasi. Da questo momento venne chiamato
tempio degli Alcmeonidi, dal nome della famiglia che ebbe un ruolo fondamentale nella sua ricostruzione. Un'altra distruzione vide protagonista il tempio nel
373 a.C., a causa di un
terremoto. Dell'edificio oggi sono visibili i resti del
prònaos, del
naòs e dell'
opisthòdomos.
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L'antico teatro di Delfi (Foto: Wikipedia) |
Silla, nell'
86 a.C., fu tra coloro che ne saccheggiarono i tesori e
Nerone portò a Roma ben
500 statue in bronzo provenienti da Delfi. Nonostante questo, i tesori di Delfi, nel
II secolo d.C., apparvero a
Pausania straordinari.
Ma come fu scoperto il luogo preciso in cui costruire questo famoso luogo oracolare?
Diodoro Siculo racconta che un pastore di nome
Kouretas, attirato dai belati di una sua capra, scoprì l'accesso ad un antro sotterraneo, nel quale si addentrò venendo subito stordito dalla presenza divina che gli indusse visioni del passato e del futuro. Fu subito chiaro che gli individui e gli animali di sesso maschile morivano non appena penetravano nella grotta, per cui l'
accesso venne riservato alle ragazze di giovane età. Il santuario fu gestito con regole estremamente rigide da un gruppo di sacerdoti.
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Particolare della statua dell'Auriga di Delfi |
I miti più antichi riguardanti Delfi fanno menzione di una
drakaina, una dragonessa, che faceva la guardia all'oracolo. Il suo nome era
Delfina e sembra sia sopravvissuto nel nome della località. Successivamente, nella mitologia, la
drakaina venne confusa con
Echidna, il mostro serpentiforme ed a lei si sovrappose l'immagine del
Pitone (
Python), guardiano del
tempio di Gea, la Grande Madre. Forse questo primitivo santuario sorgeva dove oggi è visibile la fonte Castalia. Secondo alcuni studiosi il termine Pitone trae origine dalla radice del verbo greco
pythein, "corrompere, far imputridire". Pitone, simbolo delle forze oscure avversarie della luce, venne sconfitto dall'arco e dalle frecce di Apollo, che simboleggiavano i raggi del sole. Alla morte del mostro, Apollo venne appellato
Pizio e rifondò l'oracolo legandolo alle nuove generazioni divine di natura patriarcale.
Le più antiche statuette ritrovate a Delfi risalgono all'
XI-X secolo a.C. e celebrano non Apollo, ma un'
arcaica divinità femminile.
La Pizia, sacerdotessa di Apollo, fu rappresentata dagli antichi ceramografi
seduta in un braciere di bronzo, dove si inebriava aspirando i vapori di sostanze psicotrope emanate dalle braci. Alcuni studiosi ritengono che i vapori erano emanati dalle
foglie di alloro bruciate. L'alloro, infatti, era sacro ad Apollo ed inoltre la tradizione popolare vuole che le sue foglie abbiano proprietà allucinogene.
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Ricostruzione del sito di Delfi del Prof. Franco Pisano |
Il ruolo di Pizia poteva essere svolto contemporaneamente da
tre fanciulle, le quali dovevano osservare i voti di
castità e purezza assolute. Diodoro Siculo (II secolo d.C.) racconta che
Echecrate di Tessaglia, generale di
Tolomeo IV Filopatore (III secolo a.C.) rapì e violentò la Pizia. A causa di questo episodio vennero, in seguito, scelte
donne anziane.
In antico la profetessa dava i suoi vaticini solamente
un giorno l'anno. Successivamente vaticinava nel
settimo giorno di ogni mese ma per soli
nove mesi all'anno. Chi voleva interrogare la Pizia doveva innanzitutto purificarsi bagnandosi nella fonte Castalia e poi fare un'offerta adeguata all'oracolo. Poi doveva mettersi in fila per accedere alla stanza del vaticinio. L'offerta, una vera e propria tassa, si differenziava a seconda che il consulto richiesto attenesse alla
sfera privata o alla
sfera pubblica.
I
sacerdoti più importanti di Delfi, che erano due e che venivano
nominati a vita, aspergevano, poi, una capra con l'acqua della fonte Castalia. Dai
brividi che scuotevano l'animale venivano tratti i primi auspici sulla divinazione. La capra veniva poi uccisa e le sue viscere erano lavate nell'acqua della fonte. Degli aruspici scrutavano le viscere per darne il responso al richiedente. Se il responso era
positivo, quest'ultimo era
ammesso nell'adyton, la camera sotterranea segreta del tempio di Apollo. La tradizione vuole che quest'antro fosse una
cavità naturale della roccia che, in passato, aveva ospitato culti antichissimi. Era in quest'antro che la Pizia dava i suoi vaticini, spesso poco chiari per cui dovevano intervenire dei sacerdoti specializzati. Ai due sacerdoti più importanti dell'oracolo di Apollo se ne aggiungevano altri
cinque, nominati a vita anch'essi, che controllavano il rispetto dei riti: gli
hòsioi. I
prophétes, invece, assistevano la Pizia. Gli oracoli della Pizia erano così importanti da influenzare le scelte di sovrani e potenti famiglie aristocratiche.
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Delfi, il Tesoro degli Ateniesi (Foto: Wikipedia) |
Il pellegrinaggio a Delfi era considerato uno dei momenti più importanti nella vita religiosa sia greca che romana. Il pellegrino ascendeva al santuario attraverso un
percorso montano alle pendici del monte Parnaso. Il percorso terminava solitamente al tramontare del giorno, di fronte al panorama del
Golfo di Corinto.
Plutarco, che
dal 95 d.C. fino al 125 d.C., anno della sua morte, servì quale
sacerdote al tempio di Delfi, scrive che la Pizia si rinchiudeva in un antro dove dei "
dolci vapori" fuoriuscivano dalle pareti per procurarle quelle che lo storico chiama "dolci visioni". Nel 2000 alcuni
geologi italiani scoprirono che il tempio di Delfi sorge su una pericolosa
faglia sismica e proposero che i sismi che si erano susseguiti nell'antichità avevano fatto in modo che emissioni carboniose e solforose venissero sprigionate dalla terra. Erano questi i "
dolci vapori" che provocavano lo stato estatico della Pizia?
Negli anni seguenti geologi, archeologi ed esperti di tossicologia analizzarono l'
acqua della fonte Castalia, rintracciando in essa
metano ed
etilene. Questi gas furono considerati i responsabili dei fumi che permettevano alla Pizia di profetare. Ma questa teoria venne presto smentita.
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Museo di Delfi, testa di Apollo con trecce d'oro |
Il sito di Delfi come oggi si può visitare è stato molto alterato dalle ricostruzioni di età romana. Qui hanno scavato, nell'
Ottocento, gli archeologi della
Scuola Archeologica Francese, che hanno spostato l'intero
villaggio di Kastri, che sorgeva proprio sull'area archeologica. Nel
1939 gli archeologi fecero delle scoperte insperate:
sotto le pietre della Via Sacra, davanti al Portico degli Ateniesi, ritrovarono
due fosse riempite di materiali preziosi (oro, argento, avorio e bronzo), databili ad un periodo compreso
tra l'VIII e il V secolo a.C.. Tra questi reperti vi erano i
frammenti di una statua crisoelefantina,
pezzi d'argento di un toro di grandi dimensioni, pezzi d'
avorio lavorati a rilievo,
spade e
vasi. I reperti erano stati deposti con molta cura, forse nell'intenzione di proteggerli dai saccheggi del V secolo a.C., epoca in cui il tempio subì una delle sue numerose distruzioni.
Fra i reperti sicuramente più importanti vi è la
statua bronzea dell'Auriga di Delfi, unica statua bronzea rinvenuta integra. Venne scoperta nel
1896 e ritrae un auriga in altezza naturale. Probabilmente guidava una quadriga, della quale sono stati trovati frammenti bronzei dei cavalli. Forse era inserito in un contesto raffigurante una
sfilata. E' stato datato ad un periodo compreso tra l'epoca arcaica e quella classica (
480-460 a.C.).
Sul lato occidentale del tempio di Apollo, percorrendo la Via Sacra, si accede al
teatro (
IV-III secolo a.C.) che permette di avere una splendida vista su tutta l'area sacra. Accanto al teatro si trova lo
stadio, sede dei Giochi Pitici, che poteva accogliere fino a
5000 spettatori ed è uno dei monumenti meglio conservati della città.
Dinanzi al tempio di Apollo era posta una
colonna in bronzo formata di serpenti, dono votivo, in cima alla quale vi era un
tripode dorato che doveva ricordare la
battaglia di Platea del
479 a.C.. Sempre qui intorno vi era il cosiddetto
altare di Apollo rivestito di marmo policromo, donato dagli abitanti di
Chio nel V secolo a.C.