domenica 22 gennaio 2023

Egitto, scoperta una sepoltura di una principessa...forse

Egitto, la porta di accesso alla sepoltura regale
(Foto: stilearte.it)

Il Ministero egiziano per il turismo e l'archeologia ha annunciato la scoperta di un'antica tomba a Luxor, risalente a circa 3500 anni fa. Secondo gli archeologi che hanno fatto questa scoperta, il sepolcro conterrebbe i resti di una regina o di una principessa della XVIII Dinastia. Il periodo sarebbe pertanto quello dei faraoni Akhenaton e Tutankhamon. Le ricerche stanno procedendo.
"La tomba è stata portata alla luce da ricercatori egiziani e britannici sulla riva occidentale del fiume Nilo, dove si trovano la Valle delle Regine e la Valle dei Re" ha detto Mostafa Waziri, capo del Consiglio Supremo delle Antichità dell'Egitto.
Piers Litherland, dell'Università di Cambridge, capo della missione di ricerca britannica, ha affermato che la tombe potrebbe essere di una moglie reale o di una principessa di lignaggio Thutmoside, discendenti di Thutmosis, il primo faraone della nuova Dinastia. La XVII Dinastia, quella precedente, venne interrotta per mancanza di figli maschi. Amenhotep e sua moglie nonché sorella Meritamen non ebbero eredi maschi, così, invece di scegliere un successore all'interno dell'harem reale, Amenhotep lo cercò tra le fila del suo esercito.
Venne scelto il generale Thutmosis, figlio della dama reale Senisonb, forse discendente da un ramo secondario della famiglia del faraone. Era il 1496 a.C. Con questo faraone inizia l'era dei Thutmosidi, contrassegnata da grande prosperità. Durante questo periodo, compreso tra il 1550 ed il 1292 a.C., l'Egitto raggiunse il massimo splendore nelle arti e l'apice della sua estensione territoriale. A Tebe si sviluppò il culto del dio Amon.
Fathi Yassin, direttore generale delle Antichità dell'Alto Egitto e capo della missione dal lato egiziano, ha spiegato che i lavori di scavo stanno proseguendo per ricostruire la disposizione architettonica dell'intera sepoltura. Mohsen Kamel, direttore del Sito delle Valli Occidentali, ha però specificato che la tomba versa in cattivo stato di conservazione, a causa delle copiose infiltrazioni d'acqua che si sono verificate in tempi antichi e che hanno allagato le sue camere, con spessi depositi di sabbia e calcare che hanno portato alla cancellazione di molte delle iscrizioni parietali, rendendo difficile determinare a chi fosse destinata la preziosa sepoltura.

Fonti:
stilearte.it
exibart.com

Pozzuoli, scoperto ed esplorato un tratto dell'Acquedotto Augusteo

Posillipo, tratto dell'acquedotto
appena scoperto
(Foto: stilearte.it)

Un lungo tratto dell'acquedotto romano di Posillipo è stato scoperto e d esplorato nei giorni scorsi dagli archeospeleologi dell'Associazione Cocceius, grazie all'autorizzazione all'accesso ai meandri sotterranei da parate del Commissario Straordinario per la bonifica di Bagnoli e con la collaborazione operativa della Società Invitalia.
L'acquedotto appartiene alla diramazione che, dalla Crypta Neapolitana, portava acqua potabile alla collina di Posillipo e all'isola di Nisida ed è in ottimo stato di conservazione.
"Lo sviluppo rilevato al momento è pari a 647 metri e tale valore lo qualifica come il più lungo segmento noto dell'Acquedotto Augusteo, presentando ben dodici spiragli di accesso. - Dicono il presidente e la vice presidente dell'Associazione Cocceius, Graziano William Ferrari e Raffaella Lamagna. - La nuova scoperta è stata possibile grazie alla segnalazione di residenti locali che da ragazzini, oltre 40 anni fa, percorrevano già il condotto e ne facevano il loro terreno di gioco. La maggior parte del percorso è costituita da uno speco largo tra i 52 centimetri ed i 70, con un rivestimento di intonaco idraulico alto 64 centimetri alla base dei piedritti, a sua volta ricoperto da uno spesso deposito di calcare. Per lunghi tratti è possibile procedere eretti, ma in corrispondenza degli spiragli laterali vi sono accumuli recenti di terreno di provenienza esterna che costringono spesso a strisciare o a procedere carponi".
Il percorso è caratterizzato da numerose svolte e curve, dovute in parte agli errori nelle direzioni di scavo tra due squadre di scavo adiacenti, ed in parte alla necessità di evitare zone in cui la roccia incassante è interessata da bancate di materiale poco coerente di origine eruttiva. Una parte degli spiragli di accesso è ostruita dai materiali alluvionali, mentre altri si aprono sulla parete tufacea e sono occultati dalla vegetazione del versante. Il percorso esterno per raggiungere l'ingresso è piuttosto impegnativo, richiedendo diverse arrampicate su terreno incoerente ed un abbigliamento protettivo nei confronti dei rovi.
La struttura ipogea finora esplorata presenta già notevoli elementi di interesse scientifico, che gli speleoarcheologi intendono approfondire in stretta collaborazione con i dipartimenti universitari competenti e con la Soprintendenza ABAP per il Comune di Napoli.
"Per la prima volta - dicono Ferrari e Lamagna - abbiamo a disposizione un lungo tratto continuo di acquedotto antico in ottimo stato ed in cui sarà possibile ricavare una misura accurata del dislivello esistente tra i livelli di scorrimento di due punti fra loro distanti. Ciò permetterà di calcolare con una certa precisione il flusso idrico di progetto e reale. Dal punto di vista geologico, l'ipogeo permette di esaminare direttamente la struttura interna di un consistente tratto del costone tufaceo che sostiene Posillipo. Questo permetterà di ricavare importanti informazioni sulle sequenze eruttive che hanno formato il costone. Analogamente, l'analisi dei depositi calcarei permette di ricavare informazioni sull'evoluzione del territorio e del clima nell'antichità, con importanti ricadute sulle tendenze evolutive del clima attuale".
L'Acquedotto Augusteo della Campania è una delle maggiori opere civili dell'antichità romana, realizzata negli ultimi decenni del I secolo a.C. per rifornire di acqua dolce non solo il porto della flotta militare a Miseno mediante la celebre Piscina Mirabile, ma soprattutto l'intero agglomerato urbano e portuale di Puteoli e le ricche installazioni termali di Baia.
Una lunghezza stimata di 105 km del solo asse principale e di 140-150 km con le diramazioni laterali lo rendevano il più lungo acquedotto romano dell'epoca. Inoltre era l'unico a servire numerosi centri urbani, elencati su un'iscrizione rinvenuta presso le sorgenti del Serino. Come in gran parte degli acquedotti romani, il suo corso si svolgeva in gran parte in sotterraneo. Dopo aver circuito Neapolis, esso attraversava il costone di Posillipo a lato della Crypta Neapolitana. Successivamente circuiva la conca di Fuorigrotta verso Agnano e Bagnoli e si dirigeva verso Pozzuoli.

Fonte:
stilearte.it


venerdì 20 gennaio 2023

Tunisia, scoperte cisterne romane

Tunisia, gli scavi che hanno portato alla scoperta delle
cisterne (Foto: National Heritage Institute)

Gli archeologi del National Heritage Institute (INP) hanno scoperto diverse cisterne romane durante gli scavi nell'antica Maxula, in Tunisia.
Maxula, chiamata anche Maxula Prates, era una colonia romana situata nell'attuale città portuale di Radès, nel governatorato di Ben Arous. Maxula è l'originario nome libico-berbero del paese, che in antichità era una stazione per le imbarcazioni che collegavano la zona con Cartagine.
Durante il periodo romano, la regione faceva parte della provincia romana d'Africa, Africa Proconsularis, istituita nel 146 a.C., in seguito alla sconfitta di Cartagine nella terza guerra punica.
Sotto il dominio romano, la provincia fu soprannominata "il granaio dell'impero", per via di un'economia basata sull'agricoltura che esportava cereali, fagioli, fichi e uva dalle città portuali in tutti gli angoli del mondo romano. La città fu anche sede di un antico vescovado cristiano che oggi sopravvive come sede titolare della Chiesa Cattolica Romana.
Uno scavo di salvataggio del National Heritage Institute ha rivelato a Maxula diverse cisterne e resti di muri di fondazione. Le cisterne erano utilizzate come recipienti impermeabili per contenere liquidi, solitamente acqua, che in epoca romana costituivano un sistema di gestione dell'acqua nelle comunità agricole della terraferma.

Fonte:
heritagedaily.com

martedì 17 gennaio 2023

Corsica, trovate sepolture di epoca romana

Corsica, una delle sepolture in anfora rinvenute
(Foto: archeomedia.net)

Gli archeologi che lavorano sull'isola della Corsica, hanno scoperto circa 40 antiche tombe, nelle quali venivano sepolti i defunti all'interno di vasi giganteschi.
Nel I millennio a.C., la Corsica ospitava diverse civiltà. Gli oggetti scoperti nello scavo sembrano essere di origine romana e, pensano gli esperti, forse sono stati riutilizzati dai Visigoti.
Il ritrovamento è avvenuto vicino a Ile-Rousse, una città sulla costa occidentale della Corsica, dagli archeologi dell'Istituto Nazionale Francese di ricerca archeologica preventiva (INRAP). Il sito di Ile-Rousse è stato occupato per almeno 6000 anni. Una dozzina di sepolture sono tornate alla luce, ma gli scavi dello scorso anno hanno portate alla luce diverse tombe con notevoli variazioni nello stile architettonico.
Al centro della città, i ricercatori hanno iniziato lo scavo in due siti dai quali sono emerse anfore per il trasporto di olio d'oliva, vino ed altri oggetti provenienti da Cartagine. Questi recipienti, in seguito, ebbero un altro scopo: quello di ospitare i corpi di bambini ma anche di adulti. In totale, ad Ile-Rousse, sono stati scoperti 40 scheletri di individui sepolti tra il III ed il IV secolo d.C..
I Romani occuparono l'Ile-Rousse, allora conosciuta come Agilla, proprio nel lasso temporale al quale appartengono le anfore sepolcrali rinvenute. La Corsica, piccolo ma fondamentale avamposto per chiunque ambisse a dominare i canali del Mediterraneo, conobbe, nel I secolo un periodo di notevole instabilità. L'isola fu sotto il dominio cartaginese fino al 240 a.C., quando subentrarono i Romani. Agilla venne chiamata dai Visigoti Rubico Rocega intorno al 410 d.C. Venne in seguito governata dai Vandali e dagli Ostrogoti prima dell'annessione all'impero bizantino nel 536 d.C.

Fonte:
archeomedia.net

Puglia, resti di una necropoli antica portati dal mare...

Puglia, i reperti rinvenuti sulla spiaggia del Salento
(Foto: archeomedia.net)

Il mare di Porto Cesareo, nel Salento, continua a restituire preziose testimonianze archeologiche, l'ultima delle quali venuta alla luce nei giorni scorsi a seguito di una mareggiata. Questa scoperta ha consegnato ai tecnici della Soprintendenza e agli studiosi dell'Università del Salento, i resti di tombe e scheletri in un'area che ricade nell'ambito di una necropoli d'epoca romana già nota da tempo.
Il sito, che si trova proprio sulla battigia, nelle vicinanze di Torre Chianca, è stato delimitato e sono in corso le operazioni di recupero. La zona è sorvegliata senza soluzione di continuità per evitare che possa essere danneggiata o depredata dalle temute incursioni dei tombaroli.
La Soprintendenza è impegnata in un'operazione di recupero che richiede la massima urgenza, anche perché il materiale riaffiorato per effetto delle mareggiate è ora esposto all'azione del moto ondoso che potrebbe danneggiarlo e persino dispenderlo, sottraendolo alle attività di studio da parte degli archeologi.

Fonte:
archeomedia.net

domenica 8 gennaio 2023

Oman, scoperte tracce di un antico insediamento

Oman, l'insediamento scoperto (Foto: arkeones.net)

L'agenzia di stampa dell'Oman ha annunciato la scoperta di un insediamento risalente a 5000 anni fa durante gli scavi presso il sito archeologico di Al Gharyein nel Wilayat di Al Mudhaibi, nel governatorato settentrionale di Ash Sharqiyah.
L'insediamento è stato scoperto da un gruppo di esperti della Sultan Qaboos University e del Ministero del Patrimonio e del Turismo. Le tracce delle culture Hafeet e Umm Al Nar trovate qui suggeriscono che il sito risalga alla prima Età del Bronzo.
Umm Al Nar (Madre del fuoco) è una cultura dell'Età del Bronzo che prosperò intorno al 2600-2000 a.C. nell'area degli odierni Emirati Arabi Uniti e dell'Oman settentrionale. Il nome deriva dall'isola omonima, adiacente alla città di Abu Dhabi ed ha fornito le prime testimonianze ed i primi reperti attribuiti a quel periodo.
Tra il 2500 ed il 2000 a.C., questa piccola isola ospitava un insediamento relativamente grande che svolgeva un ruolo attivo nel commercio regionale. I manufatti mostrano che le persone che vivevano sull'isola commerciavano con civiltà lontane come l'antica Mesopotamia (l'odierno Iraq) e la civiltà della Valle dell'Indo (odierni Pakistan e India).
L'insediamento presso il sito di Al Gharyein comprendeva una struttura a torre, case a più stanze che la circondavano, un cimitero con fosse comuni e le rovine di altre strutture. Nota distintiva del sito, inoltre, sono i suoi grandi edifici di 600 metri quadrati ciascuno.

Fonte:
arkeonews.net




Germania, ispezionato un pozzo rituale in legno

Germania, il pozzo rituale
(Foto: Marcus Guckenbiehl)

Nella città di Germering, nello stato tedesco della Baviera, gli archeologi hanno portato alla luce i resti di un pozzo in legno dell'Età del Bronzo, ben conservato e pieno di depositi rituali.
Molto probabilmente le persone devono avervi gettato gioielli e ceramiche come offerte alla speciale sorgente d'acqua che si trovava qui, un pò come le monete che vengono ancora gettate nei cosiddetti pozzi dei desideri.
L'area dell'odierna città di Germering, nell'Alta Baviera, era fin dall'inizio un'area insediativa. Lo testimoniano numerosi reperti della preistoria e della protostoria. Dall'inizio del 2021 se ne sono aggiunti molti di nuovi: in vista dei lavori di costruzione, su un'area di scavo di circa sette ettari sono state scoperte numerose tracce di insediamenti a partire dall'Età del Bronzo fino all'alto medioevo. Questo può voler dire che questi pozzi sono stati utilizzati da persone di epoche diverse per l'approvvigionamento idrico. Ma uno dei pozzi scoperti sul sito differiva in modo significativo dagli altri.
Il pozzo appena sondato è in legno e antico di più di 3000 anni oltre ad essere piuttosto profondo: cinque metri, più di quanto siano profondi pozzi simili. Le pareti lignee del pozzo sono state completamente conservate nella parte inferiore e sono ancora in parte umide. Questo spiega anche il buono stato di conservazione dei reperti realizzati con materiali organici, che ora vengono esaminati più da vicino.
Germania, le spille in bronzo trovate sul fondo
del pozzo (Foto: Marcus 
Guckenbiehl)
Il team di archeologi ha scoperto, in quella che un tempo era la base del pozzo, 26 spille in bronzo, un braccialetto, due spirali di metallo, il dente di un animale, perle in ambra e più di 70 vasi in ceramica. Gli archeologi sottolineano che questo riempimento rende questo pozzo fondamentalmente diverso dagli altri rinvenuti nel sito dello scavo.
Questi oggetti costosi, scoperti solitamente nelle sepolture della media Età del Bronzo, non erano oggetti di uso quotidiano. Lo stato in cui si trovavano quando sono stati scoperti sul fondo del pozzo suggerisce che siano stati accuratamente calati nell'acqua, piuttosto che lasciati cadere o gettati.
La profondità del pozzo dimostra che è stato utilizzato in un momento in cui il livello delle acque sotterranee era notevolmente diminuito, il che indica una lunga siccità e sicuramente scarsi raccolti. Si può forse intuire in questo un motivo per il quale le persone che vivevano in questo luogo sacrificarono parte dei loro possedimenti alle loro divinità in questo pozzo, a detta dell'archeologo Marcus Guckenbiehl, archeologo ed archivista di Germering.

Fonte:
arkeonews.net


Baia, la riscoperta del mosaico ad onde

Bacoli, parte del mosaico sommerso
(Foto: archeomedia.net)

Una riscoperta ha caratterizzato il Parco Archeologico Sommerso di Baia: un bellissimo mosaico, con cornice ad onde, rinvenuto quasi 40 anni fa, è stato ritrovato e risvelato per la gioia di archeologi e visitatori.
La "scomparsa" è stata conseguenza si delle variazioni del fondale, sia del lungo periodo di oblìo cui è stato oggetto il Parco Sommerso. Il venir meno della Posidonia ed i conseguenti maggiori movimenti del fondale lo avevano nuovamente insabbiato.
La mancanza di una mappatura dell'area archeologica aveva, poi, fatto il resto facendone perdere le tracce.
Le nuove ricerche, condotte da ormai un biennio su questo straordinario sito, non solo hanno portato a riscoprirlo, ma stanno anche mostrando una sequenza di ambienti, fino ad ora ignoti, dei quali si sta cercando di comprendere forma e funzione.
Si sa per certo che il mosaico riscoperto ornava, un tempo la stanza di una domus nel Portus Julius. L'opera mette in evidenza una trama ad onde nere intorno e risulta ancora in eccellenti condizioni con le sue tessere scure e rosa su uno sfondo bianco. Secondo gli ultimi studi, la zona limitrofa attorno al mosaico potrebbe far parte dell'opera fatta realizzare da Agrippa nel I secolo a.C. per bloccare le incursioni piratesche di Sesto Pompeo.

Fonte:
archeomedia.net
napolike.it


sabato 7 gennaio 2023

Trento, la basilica paleocristiana di San Vigilio riapre al pubblico

Trento, reperti archeologici della basilica paleocristiana
di San Vigilio (Foto: ilgiornaledellarte.com)
Si tratta dell'area che fu messa in luce tra il 1964 ed il 1977 dagli scavi condotti da monsignor Iginio Rogger: a riemergere fu l'originario luogo di culto (14x43 metri) la cui fondazione viene attribuita a Vigilio, terzo vescovo di Trento nel 381. Le sue spoglie furono conservate qui accanto a quelle dei martiri Sisinio, Martirio e Alessandro, uccisi dai pagani nel 397 d.C. mentre evangelizzavano la Val di Non.
Le trasformazioni della basilica, nata con funzione cimiteriale, furono molteplici nei secoli, fino a farla sparire sotto la nuova cattedrale del XIII secolo con il suo imponente baldacchino settecentesco "ispirato a quello di Bernini in San Pietro, a differenza di quello è completamente in marmo", spiega l'ingegner Edoardo Iob, responsabile unico del procedimento di restauro del duomo, diretto insieme agli architetti Ivo Maria Bonapace, progettista e coordinatore, e Fabio Campolongo per la Soprintendenza. Restauro che non ha riguardato la basilica sotterranea chiusa al pubblico per motivi di sicurezza.
"Il ponteggio, infatti, - ha detto l'ingegner Iob - gravava sulle strutture della cripta che sono state messe in sicurezza per consentire il restauro della soprastante cattedrale. Strutture che, con una complessa operazione ingegneristica coraggiosa e intraprendente in relazione al grande peso del baldacchino, furono realizzate durante gli imponenti scavi degli anni '70 sotto la guida dello stesso monsignor Rogger e dell'ingegner Giulio Dolzani di Trento. Progettarono e realizzarono la struttura di supporto del presbiterio della cattedrale che permise di proseguire gli scavi mettendo in luce completamente la basilica paleocristiana e rendendola visitabile. Un intervento di grandissimo ingegno e perizia".
L'arca di San Vigilio, ricavata in un unico blocco in marmo bianco tra l'XI ed il XII secolo, con decorazioni a fasce in rilievo e cornici geometriche su tre lati, in origine era nel presbiterio rialzato dell'antica cattedrale. Con la realizzazione della cattedrale romanica, fu spostato in fondo al coro sopraelevato dove, capovolto, venne utilizzato come altare maggiore. Dopo diversi spostamenti, nel 1977, al termine degli scavi, venne posizionato al centro dell'antica basilica. Tra le più antiche lastre tombali vi è quella del vir spectabilis Censorius, sepolto tra il 539 ed il 569 e il sarcofago longobardo, del VII-VIII secolo, in calcare rosso ammonitico.
A destra e a sinistra del percorso di visita, tra epigrafi e lacerti di plutei scolpiti, si trovano anche frammenti musivi policromi di gusto geometrico orientaleggiante diffuso in Italia dopo la vittoria sugli Ostrogoti dell'imperatore bizantino Giustiniano (553 circa). La loro disposizione rivela l'esistenza di una complessa recinzione rialzata in pietra che delimitava un particolare presbiterio sopraelevato, denominato bema.

Fonte:
ilgiornaledellarte.com


Pompei, torre con vista...

Pompei, vista sulla città dalla Torre di Mercurio
(Foto: Parco Archeologico di Pompei)
Una vista privilegiata su gran parte degli scavi di Pompei, quella della Torre di Mercurio, il punto più alto tra quelli della cinta muraria rimasti praticamente integri. Anzi, con i suoi tre livelli si raggiunge proprio il punto più alto disponibile sulla città antica. E' stata riaperta al pubblico, per piccoli gruppi, dal 23 dicembre 2022.
Restaurata di recente la Torre di Mercurio fa parte delle fortificazioni che furono irrobustite dal I secolo a.C., che sono anche parzialmente visitabili in questo settore occidentale di Pompei. 
In particolare i blocchi delle murature, costituiti da diversi materiali lapidei e tufacei, hanno richiesto importanti interventi di messa in sicurezza e conservativi. In quest'area sono stati inoltre riaperti due saggi di scavo già condotti nel 1927-1929 da Amedeo Maiuri, allo scopo di sondare le fasi più antiche della fortificazione della città ed il suo impianto urbanistico. Particolarmente interessanti sono le tracce dei solchi delle macchine da guerra utilizzate per difesa durante l'attacco di Silla nell'89 a.C., emerse lungo il camminamento di ronda.
Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico, ricorda che "le indagini archeologiche, coordinate dal Professor Marco Fabbri dell'Università di Tor Vergata, hanno mostrato che dove ora si trova la torre, fino al IV secolo a.C. c'era una porta della città, che fu poi obliterata. E' un dato che apre prospettive stimolanti non solo sull'impianto urbano della Pomepi più antica, ma anche sullo spazio all'esterno delle mura. Sarebbe interessante capire dove questa strada portava e se lungo essa, come era in antico, si trovavano delle tombe di quei periodi".
La città di Pompei si dotò, già dal VI secolo a.C., di una fortificazione rafforzata ed integrata nel corso del tempo fino al I secolo a.C. Questa fortificazione non sempre riuscì a garantire protezione, come avvenne durante l'assedio di Silla che portò alla presa della città e alla riduzione a colonia romana. Proprio in questo tratto di mura, tra Porta Ercolano e Porta Vesuvio, sono visibili i segni dei proiettili lanciati dalle catapulte dell'esercito di Silla. Vennero, in seguito, effettuati numerosi rifacimenti della cortina esterna e, soprattutto, vennero aggiunte al circuito delle fortificazioni una serie di torri di guardia poste ad intervalli più o meno regolari, a cavallo della cortina. Con il consolidarsi dell'autorità di Roma e il venir meno dei pericoli esterni, la funzione difensiva delle fortificazioni andò diminuendo d'importanza e le mura acquisirono un valore monumentale e simbolico, urbanistico, piuttosto che strategico.

Fonte:
archeoreporter.com


Olanda, trovato una sorta di pantheon romano

Olanda, uno dei reperti rinvenuti durante lo
scavo (Foto: stilearte.it)

Nel Gelderlanda, in Olanda, è stato scoperto un santuario romano completo e relativamente intatto a livello di base. Gli archeologi della RAAP hanno fatto la sorprendente scoperta a Herwen-Hemeling (comune di Zevenaar), vicino al limes romano, patrimonio mondiale dell'UNESCO. Diversi templi si trovavano in questo sito. Sono stati rinvenuti resti di statue di divinità, rilievi e intonaco dipinto. Particolare è il ritrovamento di diverse pietre votive complete o altari votivi, dedicati a vari dei e dee. Si tratta di un ritrovamento eccezionale per i Paesi Bassi ma anche a livello internazionale.
Ad Herwen-Hemeling i soldati romani, dal I al IV secolo d.C., si riunivano per pregare i loro dei. Si tratta di un luogo speciale: all'incrocio tra il fiume Reno ed il Waal era presente una sopraelevazione del terreno, ulteriormente rialzata attraverso materiale di riporto. Sulla cima di questa collina sorgevano due o, forse, più templi. Uno di questi è un tempio gallo-romano con pareti colorate e tetto di tegole. A pochi metri di distanza sorgeva un altro tempio, con pareti splendidamente dipinte. Particolarmente degni di nota sono i resti di diverse decine di pietre votive (piccoli altari) poste da soldati di alto rango per adempiere ai loro voti. Le pietre erano dedicate ad Ercole Magusano, Giove-Serapide e Mercurio. Un grande pozzo in pietra aveva anche una particolarità: una scala, ugualmente in pietra, che scendeva nell'acqua. Di tanto in tanto grandi fuochi sacrificali venivano accesi intorno ai templi.
Olanda, una delle tegole con bollo rinvenuta nello scavo
(Foto: stilearte.it)
Nei Paesi Bassi sono noti diversi santuari romani, ma questo è il primo complesso templare trovato al confine con l'Impero Romano (limes) nei Paesi Bassi. I templi di Elst, Nijmegen, Empel e Aardenburg sono oggi esempi ben conosciuti. Mai prima d'ora, in Olanda, è stato trovato un complesso così completo con un tempio, pietre votive e fosse con resti di offerte. Inoltre, la quantità di frammenti di sculture in calcare è senza precedenti. Il luogo restò in uso per secoli. In epoche successive, vari edifici romani furono regolarmente utilizzati come cave per il recupero di mattoni e di materiale edilizio in genere. Questo fenomeno fu meno evidente ad Herwen-Hemeling.
Gli archeologi sostengono che il santuario qui presente era utilizzato prevalentemente dai soldati, lo si evince dai numerosi bolli presenti sulle tegole: l'industria delle tegole era, all'epoca, in questa zona, un'attività affidata all'esercito. Inoltre sono state rinvenute molte parti di finimenti di cavalli, parti di armature e punte di lance. Dozzine di are votive vennero erette qui dai militari romani per ringraziare una divinità maschile o femminile per aver esaudito una preghiera. L'area sacra riemersa accoglieva sia divinità romane che quelle adorate dai militari romani provenienti dall'Ungheria, dalla Spagna e dall'Africa.
La sona in cui sono stati rinvenuti gli edifici romani non è distante dalle attuali cave di argilla. Ed è stato proprio durante l'intensificazione dell'attività estrattiva che sono iniziati ad emergere i primi segnali della presenza di un antico insediamento.

Fonte:
stilearte.it


Tunisia, Numluli: una città dalle molte vite

Tunisia, gli scavi di Numluli (Foto: Unione Sarda) Nel governatorato tunisino di Béja , gli archeologi stanno riportando alla luce una città...