martedì 23 luglio 2013

Vino etrusco in Gallia

Scavi a Lattara, in Francia
Forse i Galli appresero l'arte di fare il vino dagli Etruschi. L'analisi chimica di due anfore scoperte nel porto di Lattara, nel sud della Francia, ha dimostrato che il vino veniva importato già a partire dal VI secolo a.C. e poi venne prodotto a partire dal V secolo a.C. "E' la prima prova di vinificazione che abbiamo da parte dei Galli", ha affermato Patrick McGovern, archeologo biomolecolare presso l'Università della Pennsylvania a Philadelphia.
La vinificazione ebbe origine nel Medio Oriente più di 8000 anni fa e si diffuse in Egitto a partire dal 3000 a.C.. A partire dal 2200 a.C., mercanti fenici e greci commerciavano vino in tutto il Mediterraneo. Dal 600 a.C. gli Etruschi scambiavano il loro vino sulla costa francese del Mediterraneo, proprio quando i Greci fondavano la colonia di Massalia, odierna Marsiglia.
Una squadra guidata da McGovern ha esaminato i reperti archeologici rinvenuti a Lattara, utilizzando diverse tecniche tra cui la spettrometria di massa e la spettroscopia infrarossa. Tra i reperti analizzati vi sono delle anfore etrusche datate tra il 525 e il 475 a.C., scavate nei quartieri mercantili della città. E' stato riconosciuta, nelle anfore, la presenza dell'acido tartarico, indizio che vi era del vino, oltre a resina di pino ed erbe aromatiche (rosmarino e basilico) che avevano funzione di conservanti o di aromatizzanti. Nel sito sono stati individuati addirittura residui di semi e bucce di uva.

venerdì 19 luglio 2013

Sorprese dall'area sacra di Sant'Omobono

Il basamento del tempio dell'eta serviana
(Foto: La Repubblica)
(Fonte: La Repubblica) - Scoperta eccezionale nell'area sacra di Sant'Omobono di via Petroselli. Gli archeologi della Sovrintendenza capitolina dei Beni Culturali, in cooperazione con i colleghi delle Università del Michigan e del Dipartimento Studi Umanistici dell'ateneo della Calabria, durante un'operazione di ripulitura degli scavi hanno riportato alla luce i resti del muro in pietra di un tempio arcaico del VI secolo a.C., dell'età regia di Servio Tullio.
Si tratta, spiega l'archeologo Paolo Broncato, insieme al tempio di Giove Capitolino, i cui resti si trovano sotto il Campidoglio, "del più antico tempio in pietra trovato a Roma, realizzato con blocchi squadrati in stile etrusco-italico. Sono stati recuperati anche frammenti delle decorazioni. Il nuovo tempio è stato individuato dopo 4 anni di lavoro, nel centro dell'area sacra, vicino ai templi di Mater Matuta e della Fortuna".
La scoperta è stata  mostrata alla stampa alla presenza dell'assessore capitolino alla Cultura, Flavia Barca. "Si tratta di un ritrovamento bellissimo - sono state le sue parole - che mostra il patrimonio eccezionale della città ma anche il valore del lavoro prezioso degli archeologi che spesso, purtroppo, non viene valorizzato. Invece sono un pezzo importantissimo dell'opera di conservazione e valorizzazione della Roma antica".

giovedì 18 luglio 2013

La cappella funeraria di Iny

Cappella funeraria di Iny
Dopo venti anni di intenso lavoro è finalmente possibile ammirare una delle cappelle funerarie dedicate ad Iny, sacerdote-lettore di tre faraoni, i cui frammenti erano sparsi in tutto il mondo al punto che la sepoltura risultava un vero e proprio enigma.
A portare a termine il certosino lavoro di ricomposizione è stato il direttore del Museo di Barcellona, Jordi Clos, la cui opera è stata supportata da ben 20 istituzioni internazionali. L'avventura è iniziata nel 1991, quando una falsa porta egizia fu acquistata in un'asta di Sotheby, a Londra. Questa falsa porta aveva permesso di raccogliere informazioni su Iny, che fino ad allora non era noto agli archeologi. Poco tempo dopo il dottor Clos scoprì, in un negozio di antiquariato di Parigi, frammenti della tomba di Iny, con geroglifici che narravano la sua storia. L'archeologo ritenne la scoperta quasi un miracolo.
La cappella di Iny può essere ora ammirata nel Museo di Barcellona ed è una delle quattro cappelle che costituivano, insieme, il monumento funebre di Iny, originariamente situato a Saqqara. Le incisioni sulle pareti della cappella rivelato che 4300 anni fa Iny era un funzionario vicino ai faraoni Pepi I, Merenre I e Pepi II. Iny aveva anche condotto una serie di spedizioni commerciali per importare argento, lapislazzuli, piombo e altri materiali.
Iny era un funzionario di alto livello che ebbe anche funzioni di supervisore del complesso funerario di Pepi II. Tra i titoli che ricopriva vi erano "portatore del sigillo di Dio nelle due barche" e "unico amico del re".

Bronzo verniciato in Cina

Alcuni degli oggetti ritrovati nelle sepolture
In una provincia centrale della Cina è stata riportata alla luce una serie di tombe, precisamente circa 130, che gli archeologi pensano siano appartenute ai signori dello stato di Zeng.
La tomba più grande è quella contrassegnata dal numero 28, dalla quale sono stati estratti diversi oggetti, tra i quali i più notevoli sono diversi vasi in bronzo.
Gli oggetti in bronzo sono per la maggior parte oggetti destinati alla mensa. L'eccezionalità del ritrovamento è dovuta alla presenza di colori applicati sugli oggetti, che ne fanno i primi oggetti di bronzo verniciato rinvenuti ed appartenenti ad una dinastia di 3000 anni fa.

La dinastia del Serpente, memorie maya dal Guatemala

La Stele 44 ritrovata in Guatemala, con il nome della
principessa Ikoom, della dinastia del Serpente
(Foto: Francisco Castaneda)
Gli archeologi guatemaltechi hanno ritrovato, sotto il tempio principale della città maya di El Perù-Waka, nel nord del Guatemala, una pietra finemente intagliata, recante un testo in geroglifici maya che narra le gesta di una principessa poco nota, vissuta nel VI secolo d.C., la cui progenie sembra aver avuto la meglio in una sanguinosa lotta per il potere.
La pietra è conosciuta ufficialmente come Stele El Perù 44 ed offre nuove e preziose informazioni su un periodo piuttosto oscuro della storia maya, compresi i nomi di due sovrani precedentemente sconosciuti. Monumenti simili sono stati ritrovati a decine in altre importanti città maya e ciascuno è stato fondamentale per la comprensione della cultura maya.
L'epigrafista Stanley Guenter, che ha decifrato il testo, ritiene che la Stele 44 fu dedicata intorno a 1450 anni fa, nel periodo maya che è terminato nel 564 d.C., sotto la dinastia Wak di re Wa'oom Uch'ab Tzi'kin, il cui nome significa, più o meno, "Colui che alza l'offerta per l'Aquila". Questi la fece edificare per onorare suo padre, Chak Took Ich'aak, morto nel 556 d.C.. Nel testo è citata anche la principessa Ikoom, una delle due principesse della dinastia del Serpente, inviate in matrimonio dai governatori della città di El Perù-Waka ad altri sovrani di città maya limitrofe. I matrimoni dovevano confermare il controllo della dinastia del Serpente sulla regione settentrionale del Guatemala.
Dopo essere rimasta esposta alle intemperie per più di 100 anni, la Stele 44 fu spostata da un re successivo e seppellita quale offerta all'interno di una nuova costruzione accanto al tempio principale. L'offerta era parte di un rito funebre per una grande regina sepolta nella costruzione.

martedì 16 luglio 2013

Ritrovati i resti di un sacrificio umano in Perù

I resti della giovane donna Moche trovata a El Brujo
I resti mummificati di una donna della cultura Moche, vittima di un sacrificio, sono stati ritrovati dagli archeologi peruviani nel complesso di El Brujo, a 570 chilometri circa da Lima.
L'archeologo responsabile dello scavo, il Dottor Regulo Franco, si è dimostrato molto sorpreso della scoperta ed ha dichiarato che la donna è stata seppellita in posizione prona, con la testa verso ovest, in direzione del mare, e con un braccio esteso. Una posizione piuttosto anomala.
I sacrifici umani ritrovati nei centri della cultura Moche risalgono ad un periodo che va dal I fino all'VIII secolo d.C. e sono dislocati prevalentemente lungo la costa settentrionale del Perù. Si trattava di uomini rinvenuti tutti in posizione supina.
Il Dottor Franco ha precisato che il corpo, una volta sacrificato, sembra essere stato gettato in un pozzo precedentemente preparato. La donna aveva un'età compresa tra i 17 ed i 19 anni e la sua morte sembra essere stata causata dall'ingestione di una sostanza tossica oppure da strangolamento. Era questo il modo usuale di sacrificare le giovani donne Moche che dovevano accompagnare i dignitari della loro gente nella tomba.

lunedì 15 luglio 2013

Antica casa islamica ritrovata nel Qatar

Gli archeologi al lavoro nel sito nel quale è stata
scoperta la casa islamica (Foto: Gulf Times)
Un team di archeologi della Qatar Museums Authority e dell'Università di Birmingham, hanno scoperto i resti di una dimora islamica del VII secolo d.C. nel sud di Al Wakrah.
Siti di questo periodo sono estremamente rari non solo nel Qatar, ma anche nella regione del Golfo. La località in questione è immersa tra creste di pietra naturale e la casa è rimasta nascosta agli occhi degli abitanti per più di mille anni, poiché era seppellita da spessi depositi di sabbia portati dal vento.
La casa aveva tre grandi camere, una delle quali recava una piccola suddivisione per ricavarne una sala privata. Le pareti sono rimaste in piedi fino a 50 centimetri di altezza e sono state costruite con lastre piane di roccia e malta. All'interno sono stati rinvenuti diversi focolari con frammenti di ceramica, ossa di pesce e frutti di mare. Le datazioni al radiocarbonio indicano che la casa è stata costruita tra il 600 e il 630 d.C.
Uno degli aspetti più interessanti del ritrovamento è il fatto che quest'edificio sembra essere il solo nel circondario, un mistero che gli archeologi sperano di rivelare presto.

"Fumetti" da Smirne

Uno dei graffiti ritrovati nell'agorà di Izmir
Una corposa serie di graffiti di epoca greca sono stati ritrovati ad Izmir, in Turchia, l'antica Smirne dei Greci, nell'agorà, durante alcuni scavi. I graffiti illustrano la vita quotidiana in epoca ellenistica e romana.
Si pensa che le raffigurazioni, realizzate con pittura di color nero, risalgano al II e IV secolo d.C.. Ad esse si accompagnano anche delle incisioni. Il panorama che se ne ricava è quello di una città estremamente tollerante verso le altre culture. Compaiono navi commerciali, gladiatori e, tra le scritte, vere e proprie confessioni come quella che recita: "Io amo una persona che non mi ama". Un'altra incisione, invece, informa che "gli dei hanno guarito i miei occhi, questo è il motivo per cui dedico una lampada ad olio ad essi". Alcune scritte non sono state ancora interpretate.

I vampiri di Gliwice

Le sepolture ritrovate a Gliwice, Polonia
(Foto: Regional Conservator of Monuments)
Gli archeologi polacchi hanno scoperto a Gliwice, nel sud della Polonia, un cimitero dove i morti sembrano essere stati seppelliti con le modalità solitamente usate per i vampiri.
Nel sito sono stati ritrovati quattro scheletri, con la testa staccata dal corpo e posta tra le gambe. Secondo le credenze popolari, questo rito doveva impedire ad un possibile vampiro di ritrovare la strada nel mondo dei vivi. Nel cimitero non c'è traccia di corredo funerario o di beni terreni che accompagnassero i defunti.
Gli archeologi ritengono che le sepolture non siano molto antiche e che i defunti siano stati seppelliti in questo strano modo per proteggere il villaggio dagli attacchi dei vampiri. Un'altra teoria avanzata potrebbe essere quella che vuole i defunti vittime di un'epidemia di colera. Le eventuali ipotesi sono al vaglio degli studiosi che attendono qualche risposta dall'esame delle ossa.

sabato 13 luglio 2013

Scoperta la più antica iscrizione di Gerusalemme

Frammento di vaso ritrovato vicino al Monte del Tempio
di Gerusalemme (Foto: Dott. Eilat Mazar)
Gli archeologi hanno ritrovato la più antica iscrizione alfabetica mai ritrovata in Gerusalemme, risalente al periodo dei re Davide o Salomone, 250 anni prima del più antico testo scritto.
L'iscrizione è stata ritrovata nei pressi del Monte del Tempio, non è in ebraico ma nella lingua di una delle popolazioni che abitavano Gerusalemme.
La scritta procede da sinistra a destra e contiene una combinazione di lettere di circa 2,5 centimetri di altezza che sembrano essere delle m, q, p, H, N, l. Dal momento che questa combinazione di lettere non a alcun significato nelle lingue conosciute parlate nella regione, non si è ancora riusciti a tradurre la scritta.
Gli archeologi sospettano che la scritta indichi il contenuto del vasetto o il nome del suo proprietario. Poiché non è in ebraico, si tratta probabilmente della lingua dei Gebusei, che facevano parte della popolazione della città al tempo di re Davide e Salomone.
L'archeologo Eilat Mazar, dell'Università Ebraica di Gerusalemme, è colui che ha riportato alla luce il manufatto appartenente, si è accertato, ad un pithos, un vaso di ceramica senza collo. L'incisione si trovava sul bordo del vaso prima che ne questo fosse rotto ed è quindi stata ritrovata frammentata insieme con altri frammenti di sei grandi vasi dello stesso tipo. Tutti questi frammenti erano stati utilizzati per stabilizzare la terra di riempimento sotto il secondo piano del palazzo nel quale sono stati ritrovati.

Scoperte diverse sepolture in Messico

Alcuni degli oggetti ritrovati nello scavo di Veracruz
(Foto: Inah)
L'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (Inah) ha annunciato la scoperta di 30 sepolture precolombiane e di una piramide in un antico insediamento nel Messico orientale. I reperti potrebbero risalire a 2000 anni fa.
Le sepolture si trovano nel comune di Jaltipan, nello Stato di Veracruz, ed erano accompagnate da offerte, resti animali e fossili. E' stata ritrovata anche una struttura in mattoni con caratteristiche simili a quella ritrovata nel sito maya di Comalcalco. Le prime ipotesi propendono per un santuario dove la popolazione della regione usava seppellire i suoi morti, ma si pensa che potrebbe essere anche una sorta di mercato o centro di governo. Il suo utilizzo risalirebbe al 700 d.C.
Tra gli oggetti ritrovati e asportati per poter essere studiati ci sono perle di giada, specchi e figurine provenienti da Teotihuacan, di origine maya, Nahua e della cultura Remojadas. Le analisi consentiranno di stabilire se quello appena ritrovato fosse un sito multiculturale, come sembrerebbe dai ritrovamenti. Sono stati rinvenuti anche numerosi scheletri e grandi denti di camelidi preistorici e di rinoceronti.
Di particolare rilievo è la scoperta di una piramide alta 12 metri su una vicina collina: è la prima struttura in pietra scoperta nel sud di Veracruz.

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...