sabato 6 luglio 2024

Ostia Antica, eccezionali scoperte nell'Area Sacra

Ostia, oggetto in legno dalla forma a calice o imbuto
(Foto: parcoarcheologicostiantica.it)

Gli scavi nell'Area Sacra di Ostia Antica (Roma), hanno fatto emergere nuovi frammenti archeologici di oggetti utilizzati nella vita imperiale e legati ai rituali del culto.
La scoperta, dopo il recupero di due frammenti dei Fasti Ostienses venuti alla luce l'anno scorso, è avvenuta nel corso di un recente intervento finalizzato alla risistemazione generale dell'area per la sua prossima riapertura al pubblico con il restauro dei templi e il ripristino delle canalizzazioni che garantivano lo smaltimento delle acque meteoriche.
Durante lo svuotamento di un pozzo, posto davanti alla scalinata del tempio di Ercole, profondo circa 3 metri e ancora pieno d'acqua, è emersa una cospicua quantità di reperti databili in gran parte tra la fine del I e il II secolo d.C., molto ben conservati in quanto immersi in un fango povero d'ossigeno. Si tratta di ceramiche di varia tipologia, anche miniaturistiche; lucerne, di frammenti di contenitori in vetro, lacerti di marmo, ossa animali combuste e noccioli di pesca, sicuramente utilizzati in specifici rituali sacri all'interno dell'area archeologica.
Il ritrovamento di ossa combuste conferma in primo luogo lo svolgimento, nel santuario, di sacrifici animali (certamente maiali e bovini), mentre le ceramiche comuni, anch'esse recanti tracce di fuoco, indicano che la carne veniva cotta e consumata durante i banchetti in onore della divinità. I resti di uno o più pasti rituali furono gettati nel pozzo, gli ultimi verosimilmente quando se ne era ormai dismessa la funzione.
Tra i reperti più significativi rinvenuti c'è un oggetto in legno lavorato, a forma di imbuto o di calice, non comune e incredibilmente moderno, la cui funzione è ancora da chiarire. Oltre al calice-imbuto decorato con una serie di leggere incisioni e cerchi concentrici all'interno (in prossimità del foro che lo attraversa), sono stati recuperati altri reperti dotati di modanature "a incastro" e costolature esterne, che fanno pensare a innesti reciproci e che sono complessivamente riferibili a un elemento cilindrico vagamente simile a un turibolo.
I nuovi reperti sono stati rinvenuti nell'Area Sacra, importante santuario ostiense sorto a partire dal III secolo a.C. nei pressi della sorgente chiamata Aqua Salvia, lungo l'antico tracciato della cosiddetta Via della Foce. All'interno del complesso, dominato dalla mole del tempio di Ercole e occupato da due altri edifici di culto minori come il tempio di Tetrastilo (o di Esculapio) e quello dell'Ara Rotonda, i sacerdoti predicevano l'esito delle spedizioni militari ai generali in procinto di partire per le campagne militari. Si trattava, dunque, di un culto oracolare.

Fonte:
parcoarcheologicostiantica.it




Agrigento, nuove scoperte nell'ipogeo di Bonamorone

Agrigento, il tunnel del IV-V secolo a.C.
(Foto: archeomedia.net)

Il Gruppo Speleologico Dauno sta conducendo complessi sopralluoghi e ricerche storico-scientifiche sull'ipogeo di Bonamorone, un'opera idraulica risalente al IV-V secolo a.C. situata nel comune di Agrigento, che alimenta l'omonima fontana. L'antichissimo acquedotto si estende per circa un chilometro di gallerie, per poi collegarsi ad altri complessi ipogei presenti nello stesso territorio.
Gli speleologi stanno documentando fotograficamente l'ipogeo e stanno raccogliendo anche calchi delle tracce lasciate dagli utensili utilizzati per lo scavo. Questi calchi verranno poi confrontati con quelli di altri ipogei per verificare se gli stessi utensili siano stati impiegati in altre opere e quali siano state le tecniche di scavo adottate. Durante questi sopralluoghi, con grande sorpresa degli speleologi, sono state trovate varie incisioni realizzate in tempi più recenti, probabilmente da persone che si occupavano della manutenzione dell'ipogeo.
Tra le incisioni si distingue una croce incisa nel 1700. Sono state scoperte anche altre incisioni, scritte e disegni vari, alcuni dei quali risalenti al 1400 o al 1100, ancora da documentare. Molti erano coperti da una sottile patina di calcare ma tuttavia leggibili.

Fonte
stilearte.it


Aversa, trovati antichi affreschi nel complesso di Sant'Antonio al Seggio

Aversa, gli affreschi di Sant'Antonio al Seggio
(Foto: archeomedia.net)

Nella chiesa di Sant'Antonio ad Aversa sono emersi affreschi interessantissimi durante i lavori di restauro nel chiostro del complesso conventuale di Sant'Antonio al Seggio. Alcuni saggi hanno permesso di stabilire l'esistenza di un ciclo decorativo che poi fu coperta da una consistente imbiancatura. Da questi saggi è emersa parte di un'ampia decorazione a fogliami, all'interno della quale sono posizionate immagini di sante e santi dell'rodine francescano.
Tra questi ultimi compare il volto di una suora, con l'abito delle clarisse, forse Santa Chiara, riconoscibile dal libro della Regola che la santa stringe sul cuore e una figura di frate giovane la cui mano destra presenta il segno delle stimmate, che fa pensare a San Francesco.
Le fonti attestano che il complesso conventuale di Sant'Antonio al Seggio è uno dei più antichi insediamenti francescani della Campania, e la chiesa è la più antica tra quelle dedicate al santo di Padova, dal momento che alcune fonti documentarie - come il Codice di San Biagio - la riportano fin dal 1232, anno della canonizzazione del santo, morto nel 1231. Il convento fu fondato nel XIII secolo, contemporaneamente all'arrivo dei francescani in città, probabilmente favorito dal vescovo diocesano Giovanni Lamberto, che fu amico di San Francesco. Ampliato e arricchito in varie fasi, in seguito ai terremoti del XV e XVII secolo fu restaurato e adattato secondo le esigenze del tempo, sempre conservando le originarie strutture gotiche, come nel chiostro trecentesco che conserva le arcate e le volte ogivali.

Fonte:
archeomedia.net

sabato 22 giugno 2024

Spagna, trovata un'urna con il vino più antico del modo: era un vino bianco

Spagna, l'urna con il vino più antico del mondo
(Foto: ilgiornale.it)

Un team di scienziati dell'Università di Cordoba ha scoperto il vino più antico finora mai rinvenuto. Il liquido era contenuto all'interno di un'urna funeraria romana di duemila anni fa, in quella che una volta si chiamava Betica, ossia il sud della Spagna. Dopo averlo analizzato minuziosamente con l'aiuto di specifici biomarcatori, è stato visto che si trattava di vino bianco.
L'urna in questione fu rinvenuta nel 2019 durante alcuni lavori di ristrutturazione di un'abitazione della città spagnola di Carmona, nella provincia di Siviglia. L'autore dello studio è José Rafael Ruiz Arrebola, docente di chimica organica. 
L'urna conteneva resti cremati, avorio bruciato e circa 4,5 litri di un liquido rossastro. Anche se il liquido era rossastro, il colore superficiale non deve ingannare: gli scienziati hanno spiegato che si trattava di vino bianco perché non conteneva acido siringico, una sostanza presente solo nei vini rossi. Inoltre presenterebbe una composizione di sali minerali molto simile ai fini che si producono tuttora nel sud della Spagna.
Prima di questa scoperta e la stima che il vino nell'urna funeraria abbia più o meno duemila anni, il vino più antico, in forma liquida, era quello contenuto in una bottiglia a Spira, in Germania, con un'età stimata di 1700 anni (IV secolo d.C.), anche se, in questo caso, non ci fu alcuna conferma da parte delle analisi chimiche. La bottiglia venne rinvenuta nel 1867 ed è conservata nel Museo Storico del Palatinato in Germania.
Le condizioni di conservazione della tomba, che si è mantenuta integra e ben sigillata per duemila anni, sono ciò che ha permesso al vino di mantenere il suo stato naturale e di escludere che il liquido andasse perso per effetto di allagamenti, perdite all'interno della camera o processi di condensazione.
I resti scheletrici rinvenuti nell'urna appartenevano ad un uomo. Alle donne, nell'antica Roma, fu a lungo proibito degustare il vino, ritenuto una bevanda da uomini. Le due urne di vetro nella tomba di Carmona sono un esempio della divisione di genere della società romana e dei rituali funerarie. Se le ossa di un uomo erano immerse nel vino insieme ad un anello d'oro e ad altri resti ossei lavorati provenienti dal letto funebre in cui era stato cremato, l'urna contenente i resti di una donna non conteneva una sola goccia di vino, bensì tre gioielli d'ambra, una boccetta di profumo all'aroma di patchouli e resti di tessuti le cui prime analisi sembrano indicare che fossero di seta.
L'accostamento dei vini nei corredi funebri era un'usanza antica. Il vino accompagnava i defunti verso una nuova vita. Con il vino si usava deporre nelle sepolture anche acqua e miele. Per evitare che il vino potesse decomporsi, venivano aggiunti vari additivi.

Fonti:
ilgiornale.it
finestresullarte.info


Israele, scoperto un relitto ed il suo carico risalente all'Età del Bronzo

Israele, il carico della nave trovata al largo delle coste
(Foto: finestredellarte.info)

Scoperta archeologica straordinaria al largo delle coste di Israele. Ad una distanza di circa 90 km dalla costa e ad una profondità di circa 1,8 km sul fondo del Mediterraneo, è stato scoperto il carico di una nave di oltre 3300 anni fa, contenente centinaia di vasi intatti. La scoperta mostra per la prima volta le impressionanti capacità di navigazione degli antichi.
Il carico della nave è stato scoperto durante un'indagine ambientale della società di produzione di gas naturale Energian sul fondo del mare ed è stato indagato dall'Autorità per le Antichità di Israele. In seguito alla scoperta, Energian (che gestisce i giacimenti di gas Shark, Tanin e Katlan in Israele) ha condotto un'operazione per estrarre campioni di vasi dal raro carico della nave.
La nave risale al XIV-XIII secolo a.C. e il suo carico era composto da un nucleo di anfore cananee risalenti all'Età del Bronzo. Si tratta, dicono gli archeologi israeliani, della nave più antica del mondo scoperta nelle profondità del mare.
Sembra che la nave sia naufragata a causa di un tempesta marina o, forse, di un incontro con pirati, fenomeni frequenti durante l'Età del Bronzo. Si tratta del primo e più antico relitto finora rinvenuto nelle profondità marine del Mediterraneo orientale.
Il relitto era lungo circa 12-14 metri e trasportava centinaia di vasi, di cui solo alcuni erano visibili in superficie, mentre altre anfore sono sepolte nel fondo fangoso e, a quanto pare, parti del tronco dell'albero della nave sono sepolte in profondità. Anfore commerciali come quelle identificate nel carico della nave erano usate come recipienti adatti a trasportare merci a buon mercato e grandi quantità di olio, vino e altri prodotti agricoli come la frutta.

Fonte:
finestresullarte.info

sabato 15 giugno 2024

Germania, trovati pezzi di scacchi medioevali

Germania, i pezzi di scacchi medioevali scoperti
(Foto: finestresullarte.info)

Un team di archeologi dell'Università di Tubinga, dell'Ufficio Statale per il Patrimonio e del Baden-Wurttemberg e dell'Istituto Archeologico Germanico, ha scoperto un piccolo tesoretto di giochi medioevali di quasi mille anni fa, che comprende una pedina per gli scacchi, un dado e un pezzo non meglio identificato, realizzati in corno e tutti ben conservati.
I risultati delle analisi a cui questi oggetti sono stai sottoposti, consentono, secondo gli studiosi, di ritenere che esiste una sorprendente continuità sulle regole dei giochi del tempo. Inoltre l'analisi dettagliata dei reperti promette approfondimenti sul mondo dei giochi della nobiltà medioevali e sulle origini del gioco degli scacchi europeo.
Il gioco degli scacchi arrivò dall'Oriente all'Europa più di mille anni fa, e i pezzi dei primi scacchi europei sono molto rari: proprio per questo la scoperta tedesca è singolare. La pedina da scacchi scoperta è un cavallo, recante segni di usura e anche tracce di vernice. Nel medioevo gli scacchi erano una delle sette abilità che un buon cavaliere doveva padroneggiare. Non sorprende che i reperti più noti provengano per lo più da complessi di castelli.
I reperti sono stati scoperti durante alcuni scavi condotti in un complesso di castelli nel sud della Germania. Giacevano sotto le macerie di un muro dove erano stati persi o nascosti nel medioevo. Questo ha fatto si che le superfici dei reperti rimanessero eccezionalmente ben conservate. Sotto il microscopio si nota la tipica lucentezza dovuta all'usura.
Gli occhi e la criniera della figura del cavallo, alta quattro centimetri, presentano un design elaborato, tipico dei pezzi degli scacchi particolarmente pregiati di questo periodo. I residui di vernice rossa trovati sui pezzi del gioco sono attualmente in fase di analisi chimica. I ricercatori sperano che l'analisi dettagliata dei reperti possa fornire un'ampia gamma di approfondimenti sul mondo dei giochi della nobiltà medioevale e sulle radici del gioco degli scacchi europeo.

Fonte:
finestresullarte.info

Gran Bretagna, il tesoro del relitto del mortaio...

Gran Bretagna, una delle lastre tombali recuperate da
un'imbarcazione naufragata (Foto: finestresullarte.info)

Gli archeologi subacquei dell'Università di Bournemouth, hanno fatto un'eccezionale recupero dai fondali della baia di Studland, lungo la costa meridionale dell'Inghilterra. Si tratta di due lastre tombali medioevali che giacevano in fondo al mare da quasi 800 anni. Le lastre, scolpite in marmo di Purbeck, facevano parte del carico della più antica nave naufragata di cui si abbia notizia nella storia dell'Inghilterra, affondata al largo della costa del Dorset durante il regno di Enrico III, nel XIII secolo.
Il sito è stato chiamato il "relitto del mortaio" perché altri oggetti nel suo carico includevano in gran numero mortai da macinazione, anch'essi realizzati con pietra di Purbeck. Le lastre sono state riportate in superficie nel corso di un'operazione di due ore. Una lastra, perfettamente conservata, misura un metro e mezzo e pesa circa 70 chilogrammi. L'altra lastra, molto più grande, è divisa in due pezzi, con una lunghezza complessiva di due metri ed un peso di circa 200 chilogrammi. Entrambi i pezzi recano incisioni di croci cristiane, molto popolari nel XIII secolo. Gli archeologi ritengono che fossero destinate ad essere coperchi di sarcofagi o monumenti funerari per individui di alto rango del clero.
Il sito del relitto del mortaio fu scoperto per la prima volta nel 1982, ma si presumeva fosse soltanto un mucchio di macerie sul fondo del mare. Il suo significato non è stato compreso fino al 2019, quando due archeologi subacquei si sono immersi nel sito.

Fonte:
finestresullarte.info

Teramo, rinvenuta una necropoli dell'Età del Ferro sotto l'Università

Teramo, la necropoli dell'Età del Ferro
(Foto: meteoweb.eu)

A Teramo è stata scoperta una necropoli dell'Età del Ferro durante i lavori di ampliamento dell'Università, nel cantiere del Dipartimento di Medicina Veterinaria. Finora sono state individuate due aree della necropoli, che si compone di tombe del tipo "a circolo".
L'Università di Teramo ha incaricato una squadra di professionisti che stanno eseguendo lo scavo e il recupero dei resti archeologici. Si tratta degli archeologi Alessandro Mucciante e Iolanda Piersanti, della restauratrice Laura Petrucci e dell'antropologa Samantha Fusari.
Le tombe rinvenute finora sono caratterizzate dalla presenza di un circolo di pietre che segnala la tomba, una fossa contenente il defunto e il suo corredo. Quest'ultimo è prevalentemente composto da vasi in ceramica di varia tipologia, simbolo del banchetto aristocratico, di armi in ferro nel caso degli individui di sesso maschile e di fibule e fusaiole per le donne. E', inoltre, tornato alla luce lo scheletro di una donna con indosso una collana di ambra ed altri monili. In una delle 13 tombe finora scavate è spuntato fuori anche un orcio che ha contenuto vino. Di particolare interesse la sepoltura di un bambino, che presenta al collo una torques in ferro, un collare tipico delle tombe infantili. Le sepolture sono state provvisoriamente datate ad un arco temporale che va dal VII al VI secolo a.C.

Fonte:
meteoweb.eu

venerdì 14 giugno 2024

Vibo Valentia, rinvenuto un complesso abitativo con terme


Vibo Valentia, statua di Artemide,
dalle terme romane
(Foto: finestresullarte.info)
La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia ha recentemente annunciato rilevanti ritrovamenti nel quartiere di Sant'Aloe, all'interno del Parco Archeologico Urbano di Vibo Valentia. I ritrovamenti sono emersi durante i lavori di adeguamento sismico di una scuola.
Le operazioni di scavo, concluse di recente, hanno interessato i livelli di fondazione dell'edificio scolastico, esplorando 32 vani al piano terra. Di questi, tredici vani hanno restituito una gran quantità di reperti e manufatti murari di notevole interesse archeologico. Le indagini hanno rivelato resti di strutture attribuibili sia a domus che ad edifici pubblici, facenti parte del Municipium di Vibo Valentia. Tra le scoperte più importanti spicca il complesso termale, con una grande vasca per il bagno, forse una natatio. La vasca era rivestita da preziosi marmi colorati e inserita in un ambiente monumentale decorato con nicchie, colonne e statue di marmo.
Dal vano contenente la vasca termale provengono i reperti più significativi, trasferiti al Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia. Tra questi spicca una statua in marmo della dea Artemide. La stratigrafia indagata e i materiali raccolti permettono di datare le scoperte ad un periodo compreso tra la tarda Età Repubblicana (II-I secolo a.C.) e quella imperiale (II-III secolo d.C.). Le strutture rinvenute si allineano con quelle già conosciute nel quartiere, trattandosi, probabilmente, di una prosecuzione del quartiere pubblico/residenziale già parzialmente esplorato negli anni Settanta. 

Fonte:
finestresullarte.info

Roma, i castra di via Amba Aradam: un nuovo "regalo" degli scavi della Metro C

Roma, i resti archeologici trovati nel cantiere della
metro B (Foto: Soprintendenza Speciale Archeologia,
Belle Arti e Paesaggio di Roma)
Nel corso dei lavori di completamento della stazione Metro C - Amba Aradam, gli archeologi hanno rinvenuto i resti di altri due edifici adiacenti al dormitorio della caserma romana emersa nella primavera del 2018.
Pur avendo una loro funzione specifica, i nuovi ritrovamenti si presentano come parte integrante del complesso militare per le seguenti caratteristiche: formano due ali al dormitorio e appaiono costruite in età adrianea (inizi del II secolo d.C.), contemporaneamente all'alloggio dei soldati.
Le nuove scoperte sono avvenute a 12 metri di profondità, si dispongono ad una quota più bassa di circa 3 metri rispetto al resto della caserma e seguono l'orografia della zona, declinante verso nord in direzione del fiume che scorreva ai piedi delle (non ancora costruite) Mura Aureliane.
L'ala est si configura come un edificio rettangolare della superficie di circa 300 mq, che prosegue oltre la paratìa nord della stazione. Vi si accede da un'ampia area all'aperto, per mezzo di gradini che immettono in un corridoio con pavimento in opus spicatum.
In quest'area sono stati rinvenuti 14 ambienti, che si dispongono attorno ad un cortile centrale con fontana e vasche, anch'esso in opera spicata a terra. I pavimenti, di buona fattura, sono in opus sectile a quadrati di marmo bianco e ardesia grigia, a mosaico (anche figurato) o in cocciopesto. Le pareti sono decorate con intonaci dipinti o bianchi. Uno degli ambienti doveva essere riscaldato, vista la presenza di suspensurae (pile di mattoni che formavano un'intercapedine al di sotto del pavimento per il passaggio di aria calda).
Sia i pavimenti che i rivestimenti parietali sono stati rifatti più volte, con l'intento di mantenere in buon stato l'edificio, nonostante le diverse ristrutturazioni interne che, nel tempo, ne hanno modificato la forma e le dimensioni degli ambienti, nonché le aperture di passaggio. Nell'ultima fase di vita, quest'ala della caserma è stata dotata di una scala per salire al piano superiore, probabilmente un accesso ad uffici o al dormitorio dei soldati, posto più in alto. L'ipotesi è questo edificio sia stata l'abitazione del comandante della caserma.
L'ala ovest, simmetrica alla precedente, era più ampia di quanto è stato messo in luce e proseguiva oltre la paratia occidentale della stazione. Si tratta di un'area di servizio, con pavimenti in opus spicatum, vasche e sottostanti, complesse, canalizzazioni. Quest'ala, grazie ad una soglia in blocchi di travertino, era in comunicazione con un tracciato viario in basoli ad andamento est-ovest. Probabilmente qui venivano stipate le merci da stoccare, forse temporaneamente.
Molto importante è il rinvenimento di pavimenti lignei: sia resti delle cassaforme utilizzate per edificare le fondazioni dei muri (tavole e ritti ritrovati ancora in situ sulle fondazioni), sia elementi di carpenteria (tavole, travi, travetti) accatastati o buttati al fondo di fosse. Il rinvenimento di elementi lignei è molto raro per Roma.
I due nuovi edifici, come il dormitorio dei soldati, sono stati abbandonati e messi fuori uso intenzionalmente: i muri sono stati rasati ad un'altezza massima di 1,5 metri, gli ambienti sono stati spoliati e interrati. Questo radicale e massiccio intervento, databile a poco dopo la metà del III secolo d.C., può essere messo in relazione con la costruzione delle vicine Mura Aureliane (271-275 d.C.), che doveva prevedere la dismissione degli edifici esterni e prossimi, possibile riparo o nascondiglio per eventuali nemici.
Quest'ultima scoperta, unitamente a quella fatta in precedenza dell'edificio militare con corridoio centrale e stanzette affrontate destinate ad alloggio dei soldati, aggiunge un nuovo elemento alla conoscenza del complesso militare. La posizione dei castra integra la cintura di edifici militari rinvenuta tra Laterano e Celio: i Castra Priora Equitum Singularium rinvenuti in via Tasso, i Castra Nova Equitum Singularium che si trovano sotto la basilica di San Giovanni in Laterano, i Castra Peregrina al di sotto della chiesa di Santo Stefano Rotondo e la statio della V Coorte dei Vigili presso la chiesa di Santa Maria in Domnica.
Si tratta di un vero e proprio quartiere militare, edificato soprattutto nell'età traianea (inizi del II secolo d.C.). Purtroppo non di tutti i castra di Roma sono stati rinvenuti i resti. La caserma di Amba Aradam potrebbe far parte proprio di quei castra ancora sconosciuti.

Fonte:
Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma


Creta, scoperto un misterioso monumento minoico

Creta, il monumento minoico appena scoperto
(Foto: ansa.it)

Durante i lavori per la costruzione di un nuovo aeroporto nell'isola greca di Creta è stato rinvenuto un monumento circolare che si ritiene risalga alla civiltà minoica (Età del Bronzo).
Il sito è tornato alla luce sulla sommità della collina di Papaoura a nordovest della città di Kasteli, dove sono in corso i lavori per un nuovo aeroporto internazionale. A circa 494 metri di altezza, sul luogo dove doveva essere installato il sistema radar dell'aeroporto, è stato rinvenuto un edificio circolare in pietra, del diametro di circa 48 metri che si estende su una superficie di circa 1.800 metri quadrati, che si sviluppa in otto anelli sovrapposti - spessore medio 1,40 metri e altezza massima superstite stimata 1,7 metri. L'interno del monumento è diviso in quattro quadranti. Il sito, probabilmente utilizzato per rituali religiosi, sarebbe stato attivo più di 3700 anni fa.
Mano a mano che procedono nello scavo gli archeologi stanno portando alla luce un struttura quasi labirintica, poiché gli spazi comunicano tra loro attraverso strette aperture. Due possibili ingressi principali alle zone centrali sono stati individuati sui lati sudovest e nordest. Tra i reperti rinvenuti all'interno c'è una gran quantità di ossa di animali.
La civiltà minoica risale all'Età del Bronzo ed è sorta sull'isola di Creta approssimativamente dal 2700 al 1400 a.C.

Fonti:
ansa.it
rainews.it
scienzenotizie.it

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...