venerdì 10 luglio 2015

Gli affreschi romani di Arles

Il frammento di affresco di Arles raffigurante un fanciulla che suona
l'arpa (Foto: Julien Boislève, Inrap, Musée Départemental Arles Antique)
Degli antichi ed estremamente rari affreschi romani, paragonabili a quelli trovati nella Villa dei Misteri a Pompei, sono stati scoperti ad Arles, nella Francia meridionale. Il primo di tali affreschi è stato datato ad un periodo compreso tra il 20 e il 70 d.C..
Gli studiosi ed i ricercatori stanno ora confrontando l'iconografia degli affreschi francesi con quelli delle ville romane di Boscoreale e con la Villa dei Misteri di Pompei. Gli affreschi di Arles sono costituiti da 11 immagini, tra le quali compare una donna che sta pizzicando le corde di un'arpa, dipinta con il prezioso blu egizio e con pigmenti di colore rosso vermiglio.
L'estrema ricercatezza di questi affreschi è un sintomo della grande ricchezza della zona di Arles in epoca romana. La cittadina venne abbandonata nel 260 d.C. a causa di un incendio. Gli archeologi devono, ora, rimettere insieme oltre 12.000 frammenti di affresco per avere un'idea generale dell'iconografia che era rappresentata.

Una longhouse vichinga nel centro di Reykjavik

Gli archeologi che stanno scavando nel centro di Reykjavik, in Islanda, alla ricerca di una fattoria del 1799, hanno trovato una longhouse vichinga di circa 900 anni prima.
La longhouse ha una lunghezza di almeno 20 metri e 5,5 metri di larghezza. Il grande focolare centrale è uno dei maggiori mai trovati in Islanda. E' stata una sorpresa per tutti coloro che lavorano allo scavo. L'edificio risale ai primi anni della colonizzazione dell'Islanda (870-930 d.C.).
Gli archeologi hanno trovato, nei pressi della longhouse, un anello d'argento e una perla.
Il focolare al centro della Longhouse vichinga (Foto: Kristinn Ingarsson)

giovedì 9 luglio 2015

Spirali d'oro trovate in Danimarca

Le spirali dorate ritrovate in Danimarca (Foto: Vestsjaellands Museum)
Gli archeologi danesi hanno trovato 2.000 spirali d'oro seppelliti in un campo in Zelanda che pensano siano stati utilizzati per ornare gli abiti cerimoniali di un sacerdote del sole durante l'Età del Bronzo. Le spirali sono state recuperate in un sito già scavato in precedenza, dove erano stati rinvenuti quattro braccialetti d'oro.
Alcune delle spirali d'oro sono state datate al 900-700 a.C.. Ogni spirale è costituita da fili d'oro puro e misura fino a tre centimetri di lunghezza. I reperti pesano intorno ai 200-300 grammi. E' la prima scoperta del genere effettuata in Danimarca. Forse le spirali erano fissate ad un copricapo o ricamate su un abito cerimoniale, gli archeologi conservano ancora qualche dubbio.
Molto probabilmente l'area in cui sono stati trovati sia i braccialetti che le spirali doveva avere un importante significato religioso per gli adoratori del sole dell'Età del Bronzo, Qui, forse, si svolgevano importanti cerimonie rituali in onore dell'astro celeste. Il sole era uno dei simboli sacri dell'Età del Bronzo e forse l'oro aveva una valenza magica.

Israele: scoperti i resti del castrum della VI Legione Ferrata

I resti di una strada romana trovati nel castrum della Sesta Legione
Ferrata (Foto: Jezreel Valley Regional Project)
In Israele gli archeologi hanno trovato i resti del campo della Sesta Legione Ferrata di stanza in Galilea 2000 anni fa. Qui vivevano 5.000 uomini destinati a mantenere l'ordine durante la rivolta di Bar Kochba. E' il primo accampamento romano permanente scoperto nella regione.
Legio, il luogo del ritrovamento, si trova nei pressi di Tel Megiddo, nel nord di Israele, ed era il quartier generale della Sesta Legione Ferrata negli anni seguenti la prima guerra giudaica. Gli scavi sono diretti dall'archeologo della Israel Antiquities Authority Yotam Tepper.
Nel secolo successivo alla prima guerra giudaica (66-70 d.C.), i Romani presidiavano la Palestina con due legioni incaricate di mantenere l'ordine: una di stanza a Gerusalemme, l'altra in Galilea. Fino a poco tempo fa la posizione del castrum di alloggiamento della Sesta Legione era incerto. La presenza sul luogo di un campo militare romano, del resto, è rimasta nella toponomastica, visto che il vicino villaggio arabo si chiama Lajjun. Sono state le indagini aeree a dare una svolta alla ricerca, evidenziando la presenza della struttura militare romana poi portata alla luce.
Durante questa stagione di scavi sono state portate alla luce numerose tegole in ceramica, contrassegnate dal bollo della Sesta Legione Ferrata, tubi di argilla, canali fognari e diversi edifici che testimoniano l'alto livello di pianificazione del sito. I reperti riguardano un grande accampamento imperiale in grado di ospitare fino a 5.000 soldati.
Quest'anno sono state portate alla luce anche i resti delle strade principali del castrum ed un grande edificio che, probabilmente, corrispondeva al preaetorium, dove alloggiava il comandante di questa sorta di fortezza ante litteram. Questi ritrovamenti contribuiscono ad una migliore comprensione dell'architettura militare e dell'ingegneria romana e sono rari, se non unici, nell'Oriente romano.
Megiddo si trova ad un crocevia storico, che collega la strada litoranea e la strada che porta nell'entroterra, verso il mare di Galilea e Damasco. La fortezza romana doveva, inoltre, costituire una sorta di punto di partenza per sviluppare strade, acquedotti ed altre infrastrutture in Galilea durante il II e il III secolo d.C.

Nuove, interessanti sepolture scoperte nel deserto egiziano

I resti del defunto con tagli intenzionali sul femore
(Foto: Czekaj-Zastawny)
Sui resti di uno dei defunti trovati durante gli scavi di quest'anno nel deserto occidentale in Egitto sono state rinvenute le tracce di tagli intenzionali sul femore. E' il primo caso conosciuto di questo tipo di ferita per quel che riguarda il periodo neolitico in questa parte dell'Africa.
Autori della scoperta gli archeologi dell'Istituto di Archeologia ed Etnologia polacco guidati dal Professor Jacek Kabacinski. La località dove hanno operato i ricercatori è chiamata Gebel Ramlah e si trova vicina al confine meridionale dell'Egitto con il Sudan, a circa 140 chilometri ad ovest di Abu Simbel. La missione polacca opera in questo sito dal 2009.
Gli archeologi quest'anno hanno scoperto e studiato 60 nuove sepolture di adulti. Una di queste conteneva i resti di due defunti, tracce di un cuscino e di deliberato danneggiamento del corpo sotto forma di tagli sul femore. In un'altra sepoltura sono stati scoperti i resti di un'altra deposizione precedente, costituiti da lastre in pietra che occultavano una cavità.
Un'altra scoperta interessante, a detta del Professor Kabacinski, è quella riguardante la sepoltura di un uomo il cui corpo è stato ricoperto di frammenti di terraglie frantumate, manufatti e grumi di colorante rosso. Anche il defunto presentava aspetti morfologici particolari: è stata notata una forma di crescita eccessiva dell'osso femorale, fratture e anormali aderenze dell'osso. Al di sopra della testa gli archeologi hanno trovato i frammenti del cranio di una gazzella Dorcas, con le corna, che probabilmente fungeva da copricapo e veniva indossata durante qualche cerimonia.

La dieta degli antichi abitanti della Spagna

Spagna, Cova do Santo, resti umani tra i quali il cranio di un bambino (Foto: canal.ugr.es)
Ricercatori dell'Università di Granada, di Santiago de Compostela e di Reading (Inghilterra), hanno studiato le ossa umane trovate nella Cova do Santo, una grotta nel nordovest della Spagna utilizzata come luogo di sepoltura collettiva.
Le analisi sui resti ossei hanno rivelato che gli antichi abitanti del luogo avevano una dieta prevalentemente vegetariana: la presenza di carne e di pesce era estremamente scarsa. Nella grotta di Cova do Santo sono stati rinvenuti i resti di 14 individui di entrambi i sessi, compresi i bambini.
Non è stata trovata prova del consumo di miglio, per cui non si è potuto confermare che questo cibo facesse parte della dieta dell'uomo che viveva nella penisola Iberica durante l'Età del Bronzo.

sabato 4 luglio 2015

Trovato l'approdo di Enea a Castro

Il busto di Minerva dal Tempio di Castro
(Foto: Il Corriere del Mezzogiorno)
(Fonte:Corriere del Mezzogiorno) - La conferma che la "rocca con il tempio di Minerva" raccontata da Virgilio nell'Eneide, dove approdò Enea in fuga da Troia, fosse l'attuale Castro, era nascosta sotto tre metri di terra in pieno centro storico nella piccola località del basso Salento: è il busto di una statua di donna, dal raffinato drappeggio, di proporzioni doppie rispetto a quelle naturali. Secondo gli archeologi che l'hanno scoperta e che oggi la sveleranno al mondo, l'opera di pregevole fattura da datarsi con quasi certezza al III secolo a.C. (ma potrebbe essere ancora più antica di almeno un altro secolo), raffigurerebbe proprio la dea Minerva a cui era dedicato l'antico tempio. Una scoperta eccezionale, per gli autori del ritrovamento, che spazzerebbe ogni dubbio circa l'esatta dislocazione dell'approdo dell'eroe condottiero.
Il busto è stato localizzato a tre metri esatti dal piano di partenza degli scavi. La struttura basale è ricavata in blocchi monolitici di pietra leccese lunghi anche un paio di metri. Quello portato alla luce sinora è mancante della testa e della parte inferiore del corpo ma gli archeologi sono convinti che nascosti nei paraggi ci siano i pezzi mancanti. Ieri, ad esempio, è stato recuperato un braccio e la falange di un dito di una mano. Le dimensioni intere della figura, compreso il piedistallo, dovrebbero sfiorare i quattro metri. La statua era adagiata su un lato quasi come una vera e propria deposizione. Questo ha fatto avanzare agli studiosi la suggestiva ipotesi secondo cui l'interramento non sia stato casuale, ma fatto allo scopo di conservare tracce della divinità dopo la demolizione del vecchio edificio templare dove era esposta e venerata. Per il suo stile scultoreo si pensa che possa essere un'opera prodotta da raffinate scuole tarantine che operavano in tutto il Salento Messapico.
Il luogo del ritrovamento del busto di Atena
(Foto: Il Corriere del Mezzogiorno)
Questa ipotesi supportata anche dal ritrovamento nei mesi scorsi dei pezzi del basamento o della balaustra di protezione della statua che presentano un motivo floreale a traforo che oggi si potrebbe confondere con il barocco leccese. Per i suoi autori, la scoperta chiude un'antica querelle durata per secoli sull'esatta localizzazione del tempio virgiliano che fa da sfondo all'epica del troiano Enea.
Altra località che contende lo stesso merito storico è Porto Badisco. Gli scavi che occupano un'area comunale espropriata dieci anni fa a privati, portano la firma dell'archeologo responsabile Amedeo Galati, impegnato sul sito da quasi sei anni, assistito dai topografi Fabrizio Ghio e Alessandro Rizzo. La direzione scientifica è invece del professore Francesco D'Andria dell'Università del Salento mentre la sorveglianza per conto della soprintendenza di Taranto è della dottoressa Laura Masiello. La campagna di scavi è finanziata da fondi della Comunità Europea e del Comune di Castro. L'eccezionale reperto di cui nel 2009, sempre a Castro, fu ritrovato un modello bronzeo dalle fattezze identiche, sarà custodito nel Museo Archeologico di Castro nel castello aragonese in corso di ristrutturazione per l'allargamento e il rinnovo degli spazi di esposizione. Nel Museo saranno esposti tutti i reperti recuperati dai primi scavi della Grotta Romanelli ed anche pezzi dell'arte vascolare e degli strumenti dell'Età del Bronzo ritrovati nella Grotta Zinzulusa e nel villaggio della Palombara.

Scoperte nel mare di Delos

Le acque in cui sono stati trovati i vasi di argilla
(Foto: Ministero Greco della Cultura)
Nuovi ritrovamenti durante le indagini condotte nelle acque dell'isola di Delos. Queste indagini sono iniziate nel 2014 per reidentificare e mappare resti già identificati. Nel corso delle indagini è stato scoperto che questi reperti è tutto quel che rimane di un antico insediamento. I ricercatori sono giunti a questa conclusione dopo aver trovato un pavimento con, ancora in situ, 16 vasi di argilla.
I reperti sono stati rinvenuti ad una profondità di circa 1,5-2 metri e sono stati prelevati e puliti. Durante la pulizia sono stati trovati altri due vasi che giacevano in una seconda stanza di un edificio di almeno cinque camere, situato lungo il litorale e racchiuso tra due strade.
Le rilevazioni subacquee di Delos chiariscono l'uso degli edifici affondati. Questa zona sembra essere stata un secondo porto commerciale di Delos, che veniva utilizzato in ausilio del porto più antico posto nella parte ovest dell'isola.
Le anfore trovate incastrate nel pavimento sotto le acque di Delos (Foto: Ministero Greco della Cultura)

Gerusalemme, un antico bagno rituale nel soggiorno...

Il soggiorno della casa di Ein Kerem e le scale scavate nella roccia che
conducono al mikveh del secondo Tempio (Foto: Assaf Peretz)
Una famiglia di Gerusalemme ha rinvenuto, in casa, una scala antica di 2000 anni che porta ad un grande bagno rituale scavato nella roccia. Le autorità sono state avvertite anni dopo la scoperta, nel frattempo la famiglia ha bloccato l'ingresso all'antico mikveh con porte in legno ed ha continuato normalmente la sua vita.
Quando, finalmente, sono stati chiamati gli archeologi della Israel Antiquities Authority, sotto le porte è stata rimessa in luce la scala di pietra scolpita ed è stato esplorato il grande mikveh, di 3,5 metri di lunghezza per 2,4 di larghezza, con una profondità di 1,8 metri.
Il mikveh era stato meticolosamente intonacato come prescrivono le leggi sulla purezza che compaiono nella halacha, l'insieme delle leggi religiose derivanti dalla Torah scritta ed orale. Le scale di pietra sono di difficile datazione, ma i vasi in ceramica scoperti all'interno del bagno rituale sono stati datati all'epoca del secondo Tempio (I secolo d.C.). Il mikveh presenta anche tracce di incendio che potrebbe essere quello relativo alla distruzione operata dopo la prima guerra giudaica (66-70 d.C.).
Il quartiere di Ein Kerem, dove è stato rinvenuto il bagno rituale, è sacro al cristianesimo che lo identifica come il luogo in cui, secondo il Nuovo Testamento, era nato Giovanni Battista e dove si erano incontrate Elisabetta e Maria di Nazareth, madre di Gesù. In questi ultimi anni i lavori di sviluppo ed ampliamento della zona hanno portato alla scoperta di un complesso sistema idrico, datato anch'esso al periodo del secondo Tempio. Nel 1940 monaci francescani hanno scavato un bagno rituale ebraico impressionante appartenente al secondo Tempio dentro i confini del monastero di San Giovanni nel deserto, appena fuori Ein Karem.

mercoledì 1 luglio 2015

Antica impronta digitale trovata in Danimarca

L'impronta di 5500 anni fa ritrovata in un vaso in Danimarca (Foto: Line Marie Olesen/Museo Lolland-Falster)
In un fiordo ad est di Rodbyhavn, vicino a Lolland, in Danimarca, gli archeologi hanno rinvenuto i frammenti di un vaso di 5500 anni fa accompagnato da tre bicchieri. All'interno di uno di questi reperti è stata trovata un'impronta digitale.
Line Marie Olesen, una delle più importanti archeologhe del Museo di Lolland-Falster, ritiene che i bicchieri fossero stati utilizzati, in origine, per dei rituali. Il vaso doveva contenere cibo o liquido parte anch'esso del rituale il cui ricordo, però, si è perso nel tempo. Gli artigiani che hanno realizzato questi manufatti erano estremamente abili nelle decorazioni e l'impronta digitale deve essere stata accidentalmente lasciata sulla superficie interna del vaso dall'artigiano che l'ha realizzato.

Trovata un'impronta umana a Vindolanda

L'impronta del piede umano trovata a Vindolanda (Foto: vindolanda.com)
Il forte e l'insediamento di Vindolanda, nei pressi del Vallo di Adriano, ha restituito importanti manufatti, in grado di dare un'idea precisa della vita delle truppe e dei civili romani che vivevano in questo luogo. L'ultimo, in ordine cronologico, dei reperti è l'impronta di un piede umano.
Si tratta dell'impronta parziale di un piede destro impressa su un manufatto d'argilla prima della cottura. Gli archeologi pensano si tratti dell'impronta di un adolescente vissuto in Gran Bretagna tra il 160 e il 180 d.C.. E' la prima volta che viene trovata, a Vindolanda, l'impronta di un piede umano

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...