sabato 15 aprile 2023

Gerusalemme esposti i gioielli di una ragazza di 1800 anni fa

Gerusalemme, alcuni dei gioielli esposti appartenenti
ad una donna romana (Foto: shalom.it)

Per gli archeologi è un grandissimo evento: per la prima volta sono stati esposti i monili d'oro provenienti da una tomba del Monte Scopus, a nordest di Gerusalemme, ritrovati nel 1971. Gli splendidi gioielli in oro e con gemme sono stati mostrati in pubblico al 48esimo Congresso Archeologico organizzato dall'Israel Antiquities Authority e dell'Israel Archaeological Association, oltre 50 anni dopo il loro ritrovamento e possono raccontare la storia di chi li indossava.
Dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme e l'esodo della popolazione ebraica, la Gerusalemme tardo romana, ribattezzata Aelia Capitolina, aveva una popolazione cosmopolita. Durante quel periodo, alcune ragazze furono sepolte adornate con gioielli in oro pregiato. I gioielli furono scoperti in una bara di piombo sul Monte Scopus, durante gli scavi guidati dal defunto archeologo Yael Adler del Dipartimento di Antichità israeliano.
Il ritrovamento comprendeva orecchini d'oro, una forcina, un ciondolo d'oro, perline d'oro, perline di corniola e una perlina di vetro e portano il simbolo di Selene, divinità romana rappresentante la Luna: questo dettaglio fa pensare che i gioielli fossero portati per tutto il corso della vita della fanciulla, per poi accompagnarla anche durante la morte e continuare a proteggerla nell'aldilà. Scoperti nel 1971, i reperti non sono stati mai esposti da allora, ma soltanto studiati. Si riferiscono, secondo i ricercatori, ad un periodo dopo che Gerusalemme fu quasi interamente distrutta in seguito all'assedio del 70 d.C.
Gerusalemme, uno dei gioielli rinvenuti nel 1971
(Foto: shalom.it)
Le divinità romane ebbero molta diffusione nella nuova città di Adriano. A quel tempo agli ebri era vietato entrare a Gerusalemme, occupata dai legionari romani. Se mai avessero avuto l'ardire di farlo, per loro c'era la pena di morte.
I gioielli esposti sono noti nel mondo romano e sono caratteristici delle sepolture delle fanciulle, forse fornendo prove delle persone sepolte in questi siti. La nuova Gerusalemme, Aelia Capitolina era popolata all'epoca da persone provenienti da diverse parti dell'Impero Romano, che avevano portato un diverso insieme di valori, credenze e rituali.
I ricercatori ritengono che i gioielli d'oro siano stati utilizzati come amuleto contro il malocchio dalle giovani ragazze pagane. Per questo sono stati sepolti con chi li possedeva, per continuare a proteggere le giovani donne anche nell'aldilà.
Le attuali ricerche sui monili sono state condotte da Ayelet Dayan, Ayelet Gruber e Yuval Baruch dell'IAA. Non si tratta dell'unico ritrovamento di questo tipo avvenuto in Israele. Due orecchini d'oro molto simili sono riemersi in un altro scavo, effettuato da Vassilios Tzaferis, sempre per conto del Dipartimento di Antichità, sul Monte degli Ulivi nel 1975. La ragazza alla quale apparteneva la tomba era stata sepolta con un preziosissimo corredo di gioielli d'oro di cui facevano parte una coppia di orecchini, un fermaglio per capelli ed una catenella con un ciondolo a forma di lunetta (lunula) allusivo al culto della Luna.

Fonti:
ilmattino.it
storiearcheostorie.com

I mongoli e lo...yak

Una spilla mongola trovata grazie allo scioglimento
dei ghiacci (Foto: scienzenotizie.it)

Il permafrost delle montagne dell'Eurasia orientale si sta lentamente sciogliendo e sta facendo riemergere i corpi sepolti riconducibili al temutissimo impero mongolo. Una nuova ricerca ha studiato i resti di un cimitero nel sito Khorig, situato sui monti Khovsgol. La datazione suggerisce che il cimitero sia stato usato nel XIII secolo, a partire dal periodo dell'unificazione dell'impero mongolo nel 1206 d.C. Questo fu l'anno in cui il famigerato Gengis Khan venne proclamato sovrano  di tutti i mongoli.
Nel 2018 e nel 2019, gli scheletri di 11 individui sono stati scoperti nel luogo di sepoltura d'élite dopo che erano stati parzialmente rivelati dallo scioglimento del permafrost. I corpi erano ancora in condizioni sorprendentemente buone, nonostante avessero più di 800 anni, grazie alle temperature sotto zero che hanno preservato i resti. La presenza di sontuosi corredi funerari e i vestiti con materiali pregiati indicano che le persone seppellite avessero uno status sociale elevato.
I ricercatori hanno scoperto un ornamento d'oro a forma di loto che circonda un Buddha seduto dai cimiteri Khorig. In quest'ultimo studio, i ricercatori erano particolarmente interessati ad analizzare i resti per comprendere lo stile di vita e le diete di questi aristocratici dell'impero mongolo. Esaminando le proteine trovate tra i denti dei corpi, i ricercatori ha trovato prove dirette che queste persone consumavano latte di cavalli, pecore, capre, mucche e, in particolare yak.
La scoperta più importante è stata una donna appartenente all'élite locale, sepolta con un cappello di corteccia di betulla chiamato bogtog e abiti di seta raffiguranti un drago d'oro a cinque artigli. Analizzando i resti della donna, il team ha scoperto che questa aveva bevuto latte di yak. L'uso dello yak, nel corso dei secoli, nella regione, è stato ed è tuttora molto importanti. L'animale, in passato, era legato proprio alle élite mongole.

Fonte:
scienzenotizie.it

lunedì 10 aprile 2023

Francia, scoperto un santuario dedicato a Marte ed una necropoli

Francia, resti di un paio di scarpe chiodate rinvenuti nella
tomba della necropoli gallo-romana
(Foto: Francoise Labaune-Jean, Inrap)
Un santuario dedicato a Marte, alcuni edifici di servizio, attorno, tra i quali terme pubbliche che accoglievano i pellegrini. E una necropoli, nella quale venivano probabilmente collocati i resti di militari, dei loro familiari o dei devoti del dio della guerra. Una scoperta eccezionale, quella compiuta dall'Inrap (Istituto Nazionale Francese per le ricerche archeologiche preventive) in uno scavo durato 8 mesi a La Chapelle-des-Fougeretz, un comune francese di circa 4.000 abitanti situato nel dipartimento dell'Ille-et-Vilaine, nella regione della Bretagna.
Gli scavi hanno permesso di stabilire che il luogo sacro e le sue adiacenze di servizio risalgono all'inizio dell'occupazione romana e che furono frequentati per molto tempo per essere abbandonati nel IV-V secolo d.C., forse per il diffondersi del cristianesimo come nuova religione dello stato romano. Nel 380 d.C., l'imperatore Teodosio I impose, infatti, il cristianesimo come religione ufficiale dell'Impero Romano. L'attribuzione dei resti del tempietto a Marte è stata conferita grazie al ritrovamento di una statua del dio della guerra e per la presenza di armi e materiali d'armamento (spade, punte di lancia, ecc.) probabilmente depositati per devozione dai soldati.
Dal terreno sono stati recuperati materiali in ceramica con i quali sono state riempite 35 casse. Sette casse riuniscono una selezione di elementi architettonici in terracotta. Sono stati, invece, 755 gli oggetti isolati nel campo (vetro, metallo, ceramica). Tra questi una dozzina di spade di ferro, quattro roncole, alcune spille e numerose armi. Sono distribuiti più o meno equamente tra il santuario, che consegnato spade e arredi militari, e la necropoli, che ha consegnato depositi che accompagnano il defunto (vetro, ceramica).
I dintorni del santuario hanno rivelato la presenza di un edificio termale ad uso pubblico ed un piccolo agglomerato composto da case costruite in terra e legno, di cui sono rimaste scarse tracce. Vi sono stati ritrovami molti oggetti di uso quotidiano, compresi vasi in ceramica. E' stata scoperta anche un'inaspettata necropoli composta da 40 sepolture. Se gli scheletri si sono dissolti grazie all'acidità del suolo, gli oggetti depositati con il defunto sono stati trovati ancora nella posizione in cui furono collocati. Tra questi depositi funerari si annoverano: vasi in vetro e ceramica, ma anche scarpe di cui rimangono solo le suole borchiate.
Alcune tombe erano più riccamente dotate di ornamenti in argento (braccialetti, spille e fibbie per cinture), oltre a perle di vetro. La tomba più ricca, probabilmente contenente la sepoltura di un uomo, ha restituito un pugnale ed elementi appartenenti ad un finimento di cavallo. Tra questi, un morso in ferro e numerose applicazioni in bronzo che dovevano decorare la briglia e le redini.

Fonte:
stilearte.it


Egitto, le duemila, misteriose, teste di ariete di Abydos...

Egitto, le teste di ariete mummificate
(Foto: Ministry of Tourism and Antiquities)

La missione archeologica dell'Università di New York che, in Egitto, lavora nell'area del tempio di Abydos del faraone Ramses II, ha portato alla luce più di 2.000 crani di ariete mummificati risalenti all'epoca tolemaica, oltre ad un enorme edificio della VI Dinastia. L'ecatombe di animali - i cui trofei mummificati furono collocati, in ordine perfetto - dimostrerebbe che mille anni dopo la morte di Ramses II, il faraone fosse ancora divinizzato e oggetto di culto, forse attraverso l'intercessione del dio-ariete. Ramses II era infatti nato nel 1303 a.C. e morto nel 1213 o 1212 a.C. L'epoca tolemaica va dal 323 a.C. alla conquista romana dell'Egitto, nel 30 a.C. Il grande edificio venuto alla luce nell'area è invece ancora più antico, dal 2350 al 2190 a.C.
Abydos è una delle più antiche città dell'Alto Egitto ed era il capoluogo dell'VIII distretto. Si trova a circa 11 chilometri ad ovest del Nilo ed è stata una città santa. Tra le strutture vi sono templi funerari appartenenti ai faraoni Seti I e Ramses II, nei pressi del quale sono avvenute le ultime scoperte.
"Questo scavo svela dettagli importanti della vita e della storia del Tempio del faraone Ramses II ad Abydos, soprattutto alla luce dell'importanza archeologica e storica di questo tempio, che continuò, per un lungo periodo, ad essere punto di riferimento sotto il profilo del culto" ha riferito il Dottor Mustafa Waziri, Segretario Generale del Consiglio Supremo per l'Archeologia.
In alcune stanze sono stati trovati resti di capre, cani, capre selvatiche, mucche, cervi. I resti di uno struzzo sono stati recuperati da un magazzino appena scoperto all'interno dell'area settentrionale del tempio. Sacrifici consistenti, un'ecatombe offertoriale. Sono stati scoperti anche papiri, statue, vestiti e scarpe in cuoio, oltre ad una porzione del muro di cinta settentrionale.
Il Dottor Sameh Iskandar, capo della missione, ha sottolineato che la scoperta di questo gran numero di arieti mummificati potrebbe lasciar ipotizzare un culto senza precedenti del dio-ariete Khnum, oltre a suggerire che Ramses II fu pregato e onorato anche dopo mille anni dalla sua morte. Forse attraverso Khnum ci si connetteva con lo spirito del faraone divinizzato.
Stupefacente l'enorme edificio scoperto, risalente all'epoca della VI Dinastia - la VI Dinastia si inquadra nel periodo della storia dell'Antico Egitto detto Antico Regno, che copre un arco temporale che va dal 2350 al 2190 a.C. - con una linea architettonica particolare e unica, caratterizzata da enormi pareti, di circa cinque metri di larghezza. Le ricerche proseguono per far piena luce sulla misteriosa struttura.

Fonte:
stilearte.it




Vulci, straordinaria scoperta nella Necropoli dell'Osteria

Vulci, la sepoltura di VI secolo scoperta intatta
(Foto: stilearte.it)

Straordinaria scoperta archeologica a Vulci. Una tomba etrusca, perfettamente conservata e mai violata, è stata aperta da Carlo Casi, direttore scientifico del Parco di Vulci, durante gli scavi archeologici nella Necropoli dell'Osteria. La sepoltura - risalente al VI secolo a.C. - è quella di una donna di classe medio alta. Vulci è un'antica città etrusca nel territorio di Canino e di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, nella Maremma laziale.
La sepoltura è costituita da una piccola stanza nella quale c'è un banco di pietra per ospitare le ceneri della defunta e una base sulla quale sono stati depositati i corredi e il braciere nel quale ci sono ancora i carboni e uno spiedo nel quale, ai tempi dell'ultima offerta, dovevano essere infilzati pezzi di carne. Il ritrovamento composto dei resti di un pranzo rituale è un fatto piuttosto raro.
Tra il corredo una fuseruola elegante, strumento usato per la filatura, oggetto che ha consentito di comprendere che il contesto è quello di una tomba femminile. La classe sociale della defunta è stabilita grazie alla sontuosità del materiale ceramico, posto alla base del banco di arenaria, sul quale è collocato il vaso delle ceneri. Tutti questi materiali devono essere, naturalmente, studiati. Si cercheranno - anche grazie al Dna di frammenti ossei - di ricostruire la parentela della donna con altre persone che trovarono sepoltura nella necropoli.
La Necropoli dell'Osteria fa parte del più vasto complesso della necropoli settentrionale di Vulci. L'uso funerario dell'area inizia con il Bronzo finale, indicato da materiali raccolti in superficie; materiali villanoviani sono documentati, su punti diversi della necropoli, sia da scavi che da ricognizioni.

Fonte:
stilearte.it

Francia, tracce di un importante infrastruttura romana, forse un campo militare

Francia, una gemma con effige di Pegaso trovata negli
scavi (Foto: nanopress.it)

Sempre più soddisfazione, in questi mesi, per il campo dell'archeologia proviene da scavi preventivi. Si tratta di operazioni di rilievo effettuate prima di alcune lavorazioni, spesso nuove costruzioni, creazioni di infrastrutture, in zone ritenute di possibile interesse archeologico.
Ci troviamo in Francia, in una zona a metà tra Lot e Garonna, nota come Villeneuve sur Lot. La sua storia si intreccia con la nostra in quanto è qui che si insediarono i Romani creando il luogo noto come Excisum.
Nella zona chiamata Eysses, durante una sessione di scavi preventivi, gli archeologi hanno rinvenuto un accampamento romano, immediatamente datato attorno al I secolo a.C. Lo scavo ha immediatamente centrato il cuore del campo, una struttura in pietra molto estesa, basti pensare che l'esplorazione si è diffusa per circa 4500 metri quadri. La scoperta è arrivata in un momento in cui, forse, si erano perse le speranze di rintracciarla.
A parlare di un presunto campo in questa zona sono fonti arrivate a noi dal XVII e XVIII secolo, che parlano del ritrovamento di alcune stele funerarie e, in una zona vicina, anche di alcuni resti. Dalle prime ricostruzioni questo accampamento risulta estendersi lungo una strada. L'equipe di archeologi è stata in grado di identificare anche degli ambienti ben definiti, praticamente delle stanze di uguali dimensioni, nelle quali si presume alloggiassero i soldati. E ancora anche grondaie e pozzi per il raccoglimento delle acque.
Uno scavo ricchissimo, se si pensa che sono emersi anche reperti come monete, mobili, pezzi di ceramiche, cucchiai, piastre per il focolare. Gli archeologi riferiscono anche di attrezzature utili per la produzione e riparazione di armi.
Da una prima ricostruzione si presume che l'insediamento dell'accampamento sia avvenuta in due fasi. La prima vide l'impiego di pali di legno e solo successivamente vennero poste le basi fatte in ciottoli e mattoni. Praticamente il sito di Eysses potrebbe addirittura essere il primo esempio di costruzione romana militare in pietra sul suolo francese.
Tra i manufatti, in particolare, ne emerge uno molto interessante, una bellissima gemma recante la figura intagliata di un cavallo alato. Non un cavallo qualsiasi, ma Pegaso. Figura mitologica di origine greca, Pegaso era un cavallo nato dal terreno bagnato dal sangue di Medusa una volta che Perseo riuscì a tagliarle la testa o addirittura uscito dal collo mozzato della terrificante creatura. Spesso associato al mito di Bellerofonte, l'eroe che riuscì ad addomesticarlo, fu poi ripreso dai Romani come emblema di diverse legioni romane, soprattutto la Legio II Augusta e la Legio II Adiutrix. La gemma ritrovata aveva, presumibilmente, la funzione di portare buon auspicio in battaglia.

Fonte:
viaggi.nanopress.it

Svizzera, testimonianze di una battaglia tra Reti e Romani

Svizzera una ghianda in piombo ritrovata sul luogo di una
battaglia (Foto: archaologischer dienst graubunde)

Proseguono gli studi sulla resistenza posta dalle popolazioni alpine all'invasione romana. Negli ultimi anni sono state portate alla luce importanti testimonianze. Un pugnale romano, cento ghiande di piombo per le fionde - che recano impressa la sigla della XII legio - chiodi da calzature, resti di uno scudo e altri reperti sono stati individuati e recuperati grazie all'azione di un ispettore onorario della Soprintendenza, che ha esplorato la zona con un metaldetector, recuperando il prezioso pugnale, e ai servizi archeologici di Stato, che sono intervenuti poi per indagini sistematiche, portando alla luce altri resti di uno scontro militare avvenuto, probabilmente, intorno al 15 a.C. in una gola montana nel Cantone dei Grigioni, in Svizzera.
Da un lato il potente esercito romano. Dall'altro - forse nel tentativo di presidiare la gola, respingendo i nemici - i Reti. I resti di dotazioni militari rimaste sul terreno fanno pensare che la risposta dei legionari romani sia stata violentissima e che abbiano scatenato l'inferno in uno scontro di non lunga durata.
"Sembra che la gente del posto si fosse rintanata e sia stata colpita dai romani con fionde e catapulte", ha detto Peter Schwarz, professore di archeologia romana all'Università di Basilea. Schwarz ritiene che alla battaglia abbiano preso parte 1.500 soldati. Un numero per certi aspetti limitato di militari, ma probabilmente sufficiente ad aver ragione, con risalite strategiche, delle resistenze dislocate dai Reti. Del resto la configurazione del terreno - siamo in una gola, quindi in una strettoia - non avrebbe offerto un fronte molto più ampio e non avrebbe richiesto un impegno maggiore di soldati. Per ora non sono stati trovate sepolture da ricondurre alla battaglia stessa.
Le monete, il tipo di chiodi delle scarpe e i materiali trovati durante le ricerche offrono elementi precisi che consentono di stabilire l'epoca della battaglia. Gli studiosi ritengono che, anche alla luce del programma quinquennale di ricerche, sarà possibile sapere se - come parrebbe oggi - lo scontro sia da collegare all'offensiva romana disposta con decreto dall'imperatore Augusto, nel 15 a.C.
"Questa è la prima volta che i resti di un sito di battaglia romano sono stati trovati in Svizzera", ha detto Schwarz. "Sembra che i romani abbiano attaccato il loro nemico su un lato della valle, li abbiano spinti oltre il fiume, dall'altra parte della gola, prima di attaccare di nuovo". Tutto avvenne nella strettoia del Crap Ses, nel comprensorio della Val Sursette, tra Tiefencastel - 859 metri sul livello del mare - e Cunter - 1.182 metri di altitudine. Una zona che, anche oggi, manifesta chiaramente il collegamento stretto con il mondo latino, quello degli occupanti. Qui si parla, infatti, il romancio, una lingua svizzera che ha grandi affinità con il ladino e con il friulano, entrambi parlati in Italia. In questo comprensorio, al passo del Settimo, gli archeologi hanno evidenziato e studiato le tracce di un accampamento romano.
Questa ricerca deve tanto a Lucas Schmid, ispettore onorario della Soprintendenza che ha rilanciato le ricerche, grazie al ritrovamento, con il metal detector, di un pugnale romano, particolarmente elegante e raro. Oltre alla spada, il pugnale (in latino "pugio") era la seconda arma bianca usata dai soldati romani, sia delle legioni, sia delle truppe di appoggio. Per via della sua impugnatura a forma di croce, il pugnale del Crap Ses può essere datato al periodo compreso tra il 50 a.C. e l'anno zero.
Pugnali di questo tipo sono rari. Finora se ne conoscono solo quattro esemplari, di cui uno proveniente dall'accampamento romano di Vindossia, nel Cantone di Argovia. Il pugnale si trovava nel suolo senza guaina e probabilmente è stato deposto intenzionalmente.

Fonte:
stilearte.it
 

sabato 1 aprile 2023

Passo Corese, scoperte le tracce di un santuario dedicato ad Ercole

Passo Corese, gli ex voto ritrovati
(Foto: Soprintendenza ABAP per l'area
metropolitana di Roma e la provincia di Rieti)

Ancora scoperte archeologiche a Passo Corese. Dalla fitta rete dei cunicoli di drenaggio e raccolta delle acque in corso di scavo, nel distretto ASI di Passo Corese (Fara in Sabina, in provincia di Rieti), continuano ad affiorare sorprese, come è stato annunciato dalla Soprintendenza ABAP per l'area metropolitana di Roma e la Provincia di Rieti.
Nei dintorni doveva esistere in età antica un santuario dedicato ad Ercole, i cui ex voto, in gran parte fittili anatomici e rappresentazioni stereotipate dei fedeli, oltre ad uno scarico di vasellame votivo con molti segni riferibili al patrono di pastorizia e commerci, dovettero essere gettati, desacralizzati, nelle cavità idrauliche caratteristiche di quel distretto agricolo dei dintorni di Cures. In esso importanti trasformazioni dovettero avvenire con la compiuta romanizzazione intervenuta tra la Media e la Tarda Repubblica (III-II secolo a.C.), epoca cui risalgono anche i materiali legati a questo culto, legato indubbiamente ai percorsi che collegavano la Valle del Tevere con la Sabina interna che si staccavano dalla Salaria e dalle sue diramazioni tiberine proprio nella zona dell'attuale centro di Passo Corese.
Lo scorso anno è stata scoperta una sorta di piattaforma in cocciopesto, limitata sul lato lungo orientale da allineamenti di lastre in calcare e probabili fondazioni murarie in tufo. L'ambiente, che risulta danneggiato sull'altro lato dalle arature, doveva essere ripartito in almeno due navate per mezzo di sostegni lignei poggiati su elementi lapidei di recupero. Questo dato, come la presenza di un dolio interrato nei pressi del lastricato sul lato lungo, conferma la funzione utilitaria dell'edificio, il cui alzato, evidentemente in materiale deperibile, risulta completamente mancante.
La mancanza di crolli rilevanti delle coperture indizia come anche esse fossero in materiali deperibili, a meno di non pensare ad uno smontaggio volto al recupero delle tegole all'atto dell'abbandono. In mancanza di dati stratigrafici probanti e data la recentissima conclusione dello scavo si può solo ipotizzare una datazione in piena età imperiale. Dopo l'abbandono dell'edificio vi furono ammassati materiali di risulta tra i quali spiccano due statue funerarie, una virile, l'altra muliebre, riferibili ad uno o più sepolcri della prima età imperiale esistente lungo la viabilità ripercorsa dall'attuale SR 313 Ternana. Le due statue sono state esposte presso il Museo Civico Archeologico di Fara in Sabina.

Fonte:
stilearte.it




Arenzano, casuale scoperta di fornaci romane

Arenzano, il cantiere di
scavo (Foto: genovatoday.it)

Hanno rivisto la luce nei giorni scorsi, dopo molto tempo, complice alcuni scavi per creare una strada di cantiere: sono stati scoperti in questo modo, ad Arenzano, in Liguria, in un terreno privato, mattoni e piastrelle originari dell'epoca imperiale romana.
La scoperta quasi per caso grazie all'interessamento di due cittadini appassionati di storia del territorio che hanno coinvolto la Soprintendenza: così, poco lontano dall'ingresso dell'autostrada, è stato ritrovato un sito archeologico di notevole interesse. L'area è attualmente in corso di scavo ma a un primo esame risulta risalente all'età imperiale e con tutta probabilità si tratta di una fornace da laterizi e varie porzioni di strutture oltre a evidenze di sistemazioni agricole di età medioevale e moderna.
Grazie ad una delle interminabili code sull'A10, l'arenzanese Gianni Damonte, guardando il panorama, ha notato gli strani mattoni rossastri emergere dal terreno di un cantiere privato (fuori autostrada) per la riqualificazione di un'area agricola da tempo abbandonata. Insospettito, Damonte, da sempre attivo per la tutela del patrimonio storico di Arenzano e membro di un'associazione, ha osservato meglio nelle settimane successive e ha coinvolto anche un'altra socia dell'organizzazione di volontariato, consigliera comunale laureata in archeologia, membro dell'Istituto di Storia della Cultura di Genovae, anche lei appassionata del territorio e della sua salvaguardia, Lucia Ferrari.
Non è la prima volta che ad Arenzano vengono effettuati ritrovamenti ma mai di questa portata. "Negli anni '60 alcuni piccoli reperti erano stati trovati dall'indimenticato Professor Tiziano Mannoni nel quartiere di Terralba, frammenti di ceramica e tegole - spiega Gianni Damonte - erano l'unica traccia della romanità ad Avenzano, ma proprio per questo pensavamo che in zona avrebbe potuto esserci altro. Ogni tanto chiedevo ai residenti e ai contadini se trovavano qualcosa, ho cercato nei muretti delle creuze, ma niente".
All'inizio si pensava che le mattonelle rinvenute, realizzate con terreno rubefatto, che ha subito processi di cottura, potessero essere reperti risalenti al medioevo. Invece un'analisi più approfondita, grazie alla Soprintendenza, com'è stato confermato anche in consiglio comunale, ha svelato che si tratta con tutta probabilità di laterizi di origine imperiale romana, forse risalenti al I o II secolo, conservati sotto livelli agricoli dei secoli successivi, ma con il tempo le ricerche potranno dare risultati più precisi.

Fonte:
genovatoday.it

Baia, scoperta una monumentale stanza con tracce di una lussuosa decorazione

Campi Flegrei, i ruderi della Villa dell'Ambulatio puliti
di recente (Fonte: Parco Archeologico dei Campi Flegrei)

Il Sindaco di Bacoli, in Campania, Josi Gerardo Della Ragione, ha annunciato una nuova scoperta alle Terme di Baia. Si tratta di una stanza monumentale, larga 10 metri, con decorazione lussuosa in marmo.
E' tornata alla luce grazie ai lavori di pulizia e taglio della vegetazione. La sala ha una veduta sia su Baia che sul lago Fusaro. La nuova stanza del Palazzo Imperiale, che si affaccia sul Parco Archeologico Sommerso, è posta sulla terrazza più alta della Villa dell'Ambulatio. Tracce di decorazione in marmo si intravedono nei pavimenti e sulle pareti.
Un corridoio di servizio corre dietro ai vani. Serviva alla servitù nelle occasioni di ricevimento. Si tratta di un prestigioso contesto, al vertice delle numerose terrazze che formano il complesso. C'è ancora molto da scavare, nei vani voltati immediatamente sottostanti, ancora del tutto interrati. Un lavoro enorme che sta compiendo il Parco Archeologico dei Campi Flegrei.
"Il versante della collina di Baia è occupato da strutture archeologiche disposte su terrazzamenti e denominate Terme di Baia. - Annota il Ministero della Cultura. - Il complesso si presenta come una serie di residenze costituite da nuclei architettonici separati, organizzati su diversi livelli di terrazzamento e messi in comunicazione tramite rampe a gradoni". Probabilmente tutti questi edifici facevano parte del Palatium di Alessandro Severo che, forse, si estendeva fino al mare.
L'ambiente deve ora essere studiato nei suoi vari aspetti, storico ed archeologico in primis, ma la circostanza stupefacente è che il ritrovamento ci sia stato durante lavori di manutenzione, senza bisogno di scavare, aprendo nel contempo un nuovo fronte di scavo.

Fonte:
stilearte.it

Ercolano, restaurate ante e travi del 79 d.C.

Ercolano, le travi restaurate (Foto: repubblica.it)
Ad Ercolano alcuni recenti scavi hanno permesso di riportare alla luce delle travi di legno carbonizzate che verranno messe in sicurezza ed esposte.
La scoperta è avvenuta presso alcune botteghe situate lungo il decumano massimo, la via principale di Ercolano. Spiccano, in modo particolare, le ante di legno della porta di uno dei negozi dell'antica città, oltre ad una grande trave carbonizzata. Quest'ultima è lunga 14 metri e rappresenta un unicum nell'archeologia romana, secondo quanto affermato dalla Dottoressa Elisabetta Canna, che ha lavorato al restauro dei reperti di Ercolano. "Fu rinvenuta insieme al porticato conservato fino all'altezza dei piani superiori, con abitazioni e botteghe, al seguito dello scavo avvenuto nella metà degli anni '60", ha aggiunto la Dottoressa Canna. Ora le travi e le ante in legno tornano visibili: l'obiettivo è di aprire al pubblico il portico con le botteghe del decumano massimo già a partire dal mese di giugno.
La delicata operazione di restauro degli elementi in legno fa parte di un più ampio progetto volto a proteggere i resti della città romana. Un tempo le travi venivano consolidate con cera di paraffina, che però ha iniziato a colare a causa delle alte temperature. Quando frammenti di legno hanno iniziato a staccarsi, gli esperti hanno immediatamente asportato la paraffina rimasta attaccata alle travi, quindi hanno impiegato nuovi materiali sperimentati per la prima volta proprio ad Ercolano.

Fonte:
siviaggia.it

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...