mercoledì 19 marzo 2025

Egitto, il tesoro del tempio di Karnak

Egitto, collana, anelli e amuleti in oro trovati a Karnak
(Foto: MoTA)

La missione archeologica franco-egiziana del Centro Franco-Egiziano per lo Studio dei Templi di Karkak, in collaborazione con il Consiglio Supremo delle Antichità e il Centro Nazionale Francese per la Ricerca Scientifica, ha riportato alla luce alcuni gioielli risalenti all'inizio della XXVI Dinastia (664-610 a.C. circa, periodo Saita) nel settore nordoccidentale del tempio di Karnak.
I gioielli e gli amuleti sono stati trovati all'interno di un piccolo vaso di ceramica rotto, ma completo di tutte le sue parti, nascosto molto accuratamente tra gli strati di terreno forse durante un periodo di disordini politici.
La collezione comprende collane e anelli in oro, piccoli amuleti dorati, tra cui una triade divina della famiglia tebana composta da Amon, Mut e Khonsu, oltre a una spilla di metallo, amuleti che rappresentano divinità zoomorfe e un gran numero di perle, alcune delle quali placcate in oro. Gli ornamenti sono finemente lavorati e gettano nuova luce sulla vivace attività del tempio durante il Periodo Tardo, un periodo spesso oscurato dalle precedenti espansioni monumentali di Karnak e che invece dovrebbe essere maggiormente valutato per la significativa rinascita politica e culturale avuta sotto i re Saiti.
Precisa il Dottor Jérémie Hourdin, co-direttore della missione dalla parte francese: "La scoperta si aggiunge ad un crescente corpo di prove che suggeriscono che Karnak rimase non solo un centro di culto religioso, ma anche un fulcro di attività economiche e artigianali fino al I millennio a.C. Mentre le fasi precedenti della storia di Karnak, in particolare le sue grandiose espansioni durante il Nuovo Regno, hanno a lungo dominato gli studi, le nuove scoperte sottolineano il significato duraturo del tempio durante i periodi successivi".
Tutti i monili sono in buone condizioni. 

Fonte:
mediterraneoantico.it
 


Pompei, Mantegna o non Mantegna? Mistero sulla Deposizione di Cristo

Pompei, l'opera attribuita al Mantegna
(Foto: finestresullarte.info)

Sta destando scalpore una scoperta di cui ha dato notizia ufficiale la Prelatura di Pompei: è stata attribuita a Mantegna, pittore veneto, una Deposizione di Cristo conservata nel Pontificio Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei.
L'attribuzione giunge a seguito di una collaborazione tra i Musei Vaticani e il Santuario: l'opera è stata sottoposta ad analisi tecniche e documentali e verrà esposta nella Sala XVII della Pinacoteca dei Musei Vaticani nella mostra "Il Mantegna di Pompei. Un capolavoro ritrovato".
La vicenda della Deposizione di Cristo di Andrea Mantegna è avvolta da un'aura di mistero. Documentata nel XVI secolo nella basilica di San Domenico Maggiore a Napoli, l'opera era scomparsa dalle fonti storiche, sollevando dubbi sulla sua reale esistenza e sulla possibile attribuzione a Mantegna. Non si sa come l'opera sia arrivata a Pompei, perché già nel Cinquecento non si hanno più tracce dell'opera: probabilmente giunse al santuario nell'Ottocento, tramite donazione.
Nel 2020 lo storico dell'arte Stefano De Mieri, studioso dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, ha trovato l'opera sul portale BeWeB (un database dei beni conservati nelle chiese italiane), pubblicata con un'immagine disponibile online, e ha pensato potesse trattarsi dell'originale. Il dipinto era stato inserito dal Santuario di Pompei nel sito che cataloga i beni culturali ecclesiastici: quella fotografia ha permesso al ricercatore di ricostruire la storia dell'opera e di proporre una sua collocazione all'interno della tradizione mantegnesca.
Secondo De Mieri l'opera si trovava in antico nella cappella absidale di San Domenico Maggiore. Lo studioso data il dipinto alla fine del Quattrocento e identifica un possibile committente nel re Federico I di Napoli, zio di Isabella d'Este. Tuttavia già nel XVI secolo del dipinto non si hanno più notizie: secondo De Mieri l'opera sarebbe stata danneggiata durante un incendio e avrebbe subito pesanti ridipinture, rimosse, poi, dal restauro appena condotto.
Dall'intuizione di De Mieri è partita un'indagine su larga scala, coordinata dai Musei Vaticani, che ha visto la partecipazione di esperti di diverse discipline. Alla ricerca e al restauro della tela hanno collaborato anche il Parco Archeologico di Pompei, con il direttore Gabriel Zuchtriegel, e Luigi Gallo, responsabile della Galleria Nazionale delle Marche e della Direzione Regionale Musei delle Marche.
L'opera si presentava in pessime condizioni di conservazione ed è stata sottoposta ad analisi diagnostiche preliminari, guidate dal Gabinetto di Ricerche Scientifiche dei Musei Vaticani sotto la direzione di Fabio Morresi. Mancano ancora i pareri degli studiosi di riferimento di Mantegna.

Fonte:
finestresullarte.info
 


lunedì 17 marzo 2025

El Salvador, le misteriose statuette di San Isidro

El Salvador, le statuette in ceramica trovate a San Isidro
(Foto: Przedwojewska-Szymanska/PASI)

In America centrale è stata fatta una scoperta di notevole importanza. Un gruppo di archeologi ha portato alla luce cinque rarissime statuette, risalenti a 2400 anni fa, nel sito di San Isidro, in El Salvador.
Questi manufatti, che raffigurano quattro donne ed un uomo, potrebbero essere state utilizzate durante rituali pubblici per rappresentare eventi mitici o reali, gettando nuova luce sulle tradizioni locali.
Le statuette sono state rinvenute in cima ad una grande struttura piramidale ed hanno catturato l'attenzione degli studiosi per l'espressività del loro viso. "A seconda dell'angolazione da cui le osservi, le espressioni cambiano: dall'ira al sogghigno fino alla paura", ha spiegato Jan Szymanski, archeologo dell'Università di Varsavia.
Le statuette sono alte tra i 10 ed i 30 centimetri e presentano dettagli sorprendenti. Le tre più grandi sono raffigurate nude, senza capelli o gioielli, mentre le due più piccole hanno ciocche di capelli sulla fronte e lobi delle orecchie allungati. Le statuette più grandi hanno teste mobili e bocche aperte, simili a quelle delle moderne bambole, suggerendo che potrebbero essere state utilizzate in rappresentazioni teatrali.
Questa scoperta non è solo una rarità archeologica, ma anche una prova tangibile di come El Salvador fosse profondamente integrato nella più ampia cultura centroamericana. Le statuette, risalenti al 400 a.C., mostrano stile e materiali simili a quelli trovati in Guatemala, indicando una tradizione condivisa e scambi culturali tra le élite dell'epoca.
La scoperta è particolarmente significativa perché si tratta della seconda volta in cui statuette di questo tipo vengono trovate nella loro posizione originale. La prima scoperta risale al 2012, quando sei statuette femminili furono rinvenute in un sito di sepolture in Guatemala. Inoltre questa è la prima volta che viene identificata una figura maschile, aggiungendo un nuovo tassello al puzzle delle antiche tradizioni rituali.

Fonte:
focus.it

Gran Bretagna, un pozzo sacrificale e tantissime ossa...

Mosaico del II o III sec. d.C. raffigurante un cane
(Foto: Bridgeman Images)

Cuccioli morti, potenziali sacrifici umani e un osso di pene di cane dipinto, sepolti in un deposito rituale, un antico pozzo di cava nell'Inghilterra meridionale, rivelano come potevano essere i rituali di fertilità nei primi decenni della conquista romana della Britannia.
La fossa-ossario - il più grande deposito rituale scoperto di questo tipo risalente al periodo della Britannia romana - fornisce agli archeologi indizi sui modi in cui i Britanni conquistati adottarono, o non adottarono, pratiche culturali romane già nel I secolo d.C.
Ad Ewell, città del Surrey a sudovest di Londra, dove è stato rinvenuto l'ossario, c'era un insediamento di epoca romana che conteneva una cava di selce e gesso e gli archeologi hanno intuito che potevano esserci dei resti.
Durante lo scavo dell'area, i ricercatori hanno scoperto un pozzo profondo 4 metri, contenente migliaia di ossa. Lo strato superiore conteneva per lo più resti di diversi tipi di animali che presentavano tracce di consumo umano, probabilmente antichi rifiuti da cucina. Scavando più a fondo, gli archeologi hanno iniziato a trovare sempre più ossa di cani, cavalli, maiali e infine di esseri umani.
Secondo un conteggio parziale, la fossa conteneva circa 11.400 frammenti ossei identificabili, che comprendevano le parti di almeno 21 esseri umani sepolti nel pozzo e almeno 282 singoli animali. Queste ossa sono state depositate all'incirca dal 77 d.C. al 118 d.C. al più tardi, in base ad una combinazione di date trovate sulle monete sepolte con i resti e alle tecniche di datazione al radiocarbonio. si tratta di pochi decenni dopo la prima incursione di Roma in Britannia, avvenuta nel 43 d.C.
Non è chiaro come siano morti questi esseri umani e animali, ma il modo in cui sono stati depositati non sembra simile a quello di altre sepolture. Quasi nessuna delle ossa mostra segni di traumi o altre ovvie cause di morte. Soprattutto i cani sembrano avere tutti ossa sane al momento della morte, il che potrebbe indicare che si trattava di animali domestici piuttosto che di randagi. I ricercatori non escludono la possibilità di sacrifici umani: lo sgozzamento era un metodo di sacrificio comune all'epoca e di solito non lascia segni sulle ossa.
Venti degli individui sono stati sepolti in parti, e ognun apparentemente in gruppi di cinque che comprendevano un neonato, un bambino, un adolescente e due adulti. Le ossa degli adulti erano troppo frammentate per conservare segni chiari che potessero aiutare a stimare la loro età. Ma se uno di questi adulti fosse più anziano, i resti dei gruppi coincidono con le concezioni romane delle diverse fasi della vita.
I cani erano gli animali più comuni tra quelli sepolti, costituendo circa la metà di tutti gli individui animali identificati. Alcuni di questi sono stati addirittura sepolti interi e i resti di un cucciolo sono stati trovati in un vaso di ceramica. La maggior parte dei cani era di piccola taglia, probabilmente i cani da compagnia che i Romani avevano a volte come animali domestici in questo periodo. Il più interessante di questi resti è un singolo osso di pene di cane, che potrebbe essere stato dipinto di rosso con un pigmento d'ocra.
Particolarmente interessanti sono diversi cuccioli e feti di cavallo. A differenza dei cani e degli altri animali domestici trovati nei depositi, che partoriscono durante tutto l'anno, i cavalli partoriscono per lo più solo in primavera. Considerando tutti questi indizi e il fatto che i depositi contenevano anche orzo carbonizzato, una coltura diffusa nella zona, i ricercatori ritengono che qualsiasi cosa sia accaduta qui potrebbe essere legata a un rituale di fertilità primaverile. Il deposito, oltretutto, corrisponde ad uno schema di diversi altri depositi già rinvenuti. Quello di Silchester, ad esempio, che dista solo un cinquantina di chilometri e presenta cani, corvi e un manico di coltello intagliato che raffigura cani che si accoppiano.
E' difficile dire con esattezza chi fosse a compiere il sacrificio, ammesso che sia avvenuto. Ufficialmente i Romani disapprovavano i sacrifici umani e la pratica sarebbe stata controversa sotto il loro dominio. Alcuni scrittori romani ritenevano che fosse già in atto prima della conquista e potrebbero persino averla usata come scusa per conquistare la Britannia. Ma non ci sono molte prove in entrambi i casi, poiché l'isola non ha prodotto documenti scritti fino a dopo la conquista romana.
Le firme biologiche nelle ossa di tre degli esseri umani suggeriscono che uno di loro è cresciuto nelle vicinanze, mentre gli altri sono cresciuti poco lontano. Probabilmente non erano romani.

Fonte:
nationalgeographic.it

domenica 16 marzo 2025

Datato nuovamente il bambino di Lapedo, in Portogallo

Portogallo, frammenti del bambino ritrovato a Lapedo
(Foto: Cidalta Duarte)
E' stato ridatato il controverso scheletro del bambino di Lapedo, in Portogallo. I resti del bambino furono scoperti per la prima volta nel 1998 nel rifugio roccioso di Lagar Velho, nella valle di Lapedo, nel Portogallo centrale.
Quando gli esperti esaminarono le ossa, rimasero perplessi, poiché il bambino aveva un mento prominente come gli esseri umani moderni, ma gambe corte e tozze come un Neanderthal. Suggerirono che l'individuo potrebbe essere il prodotto di un incrocio avvenuto in qualche momento del passato tra Homo Sapiens e Neanderthal.
Da allora i progressi della genetica hanno permesso di dimostrare che le due specie, infetti, si accoppiavano occasionalmente e si riproducevano e che ancora oggi gli umani recano tracce del DNA neanderthaliano. La datazione al carbonio tradizione è impossibile perché attraverso le ossa erano cresciute delle piccole radici che le hanno contaminate.
Una nuova tecnica, l'analisi radiocarbonica specifica per composto, che misura le proteine trovate nelle ossa umane, ha recentemente datato, in modo approssimativo, i resti del bambino a circa 28000 anni fa.

Fonte:
archaeology.org


Turchia, ricomposta la statua di Hermes ritrovata lo scorso anno

Turchia, la statua di Hermes ricomposta
(Foto: Ministero della cultura e del Turismo -
Agenzia Anadolu)

In Turchia, durante gli scavi dell'antica città di Aspendos, a pochi chilometri da Antalya, è stata rinvenuta nell'ambito del progetto Heritage To The Future del Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia una grande statua in marmo raffigurante Hermes, messaggero di Zeus e divinità greca associata al commercio.
La statua è stata rinvenuta in frammenti tra i resti di una fontana monumentale (nymphaion) ed è stata quasi interamente ricomposta con cura.
Inclusa la base, la statua misura 1,65 metri di altezza ed è stata datata tra la fine del II e l'inizio del III secolo d.C., durante il periodo imperiale romano.
La posa della statua è dinamica, con il peso sulla gamba sinistra ed il piede destro in posizione leggermente avanza. La divinità tiene nella mano destra un sacchetto per le monete mentre con la sinistra sorregge il suo caduceo e il mantello. Accanto al piede sinistro è presente un ariete che volge lo sguardo verso Hermes.
Oltre alla statua di Hermes, gli archeologi hanno portato alla luce nella stessa area anche teste associabili alle figure di Afrodite, dea della bellezza, e di Eros, dio dell'Amore, e frammenti di corpi che probabilmente rimandano ad Artemide e Nemesi.
La scoperta di gran parte dei pezzi della scultura è stata effettuata lo scorso anno. Aspendos, importante centro urbano, custodisce un teatro romano perfettamente conservato.
Aspendos è, probabilmente, la città più antica della Panfiliae fondata dai Greci (ma per alcuni dai Troiani in fuga), passò poi sotto la dominazione di Creso, re della Lidia, dei Persiani, di Alessandro Magno, per poi essere conquistata dai Romani, che ne fecero una città prospera attraverso il commercio del sale ricavato da un adiacente lago salato.

Fonti:
finestresullarte.info
abbanews.com

Scozia, rinvenuta una fibula romana in un insediamento dell'Età del Ferro

Scozia, la fibula romana in bronzo romano di Curragh
(Foto: finestresullarate.info)

Gli scavi archeologici condotti nel 2020 presso la William Grant & Sons Girvan Distillery a Curragh, in Scozia, hanno portato alla luce un insediamento fortificato risalente all'Età del Ferro. L'area si trova in una regione in cui erano già noti precedenti siti preistorici. Le indagini hanno portato alla luce tracce di un insediamento che si estende attraverso diverse epoche storiche. 
Il sito ospitava una grande abitazione circolare in legno, protetto da una solida palizzata con un ingresso monumentale. Probabilmente apparteneva ad una famiglia di agricoltori benestanti. La posizione sopraelevata e le fortificazioni suggeriscono che avesse una probabile funzione difensiva, in un periodo in cui la regione era attraversata da tensioni successive alla ritirata delle legioni romane. Uno dei ritrovamenti più insoliti riguarda una fibula in bronzo smaltato, scoperta alla base della trincea in cui erano fissati i pali della palizzata. L'oggetto, di origine romana, non mostra segni di utilizzo da parte degli abitanti locali. Probabilmente si trattava non di un ornamento personale ma piuttosto di un'offerta votiva. Gli abitanti dell'insediamento potrebbero averlo deposto infatti come atto rituale al momento della costruzione della palizzata, conferendo alla struttura un significato spirituale o propiziatorio.
La presenza della fibula romana suggerisce un'interazione, diretta o indiretta, tra i Britanni dell'Età del Ferro e il mondo romano. Nonostante l'assenza di forti romani nella zona dopo l'abbandono del Vallo Antonino del II secolo d.C., a circa due chilometri dal sito si trova un accampamento militare romano risalente al I secolo d.C. Tutto ciò suggerisce che la regione fosse già stata teatro di presenze e forse di conflitti tra i due gruppi.
Gli scavi hanno rivelato un livello di abitazione ancora più antico, datato al VII secolo a.C., quando il villaggio non era ancora fortificato. Ancora più sorprendenti sono i ritrovamenti di ceramiche risalenti al Neolitico, tra il 3700 ed il 3500 a.C., epoca in cui un grande monumento ligneo venne costruito nella stessa area.

Fonte:
finiestresullarte.info

Spagna, scoperta a Marbella un'antichissima pietra incisa

Spagna, il blocco di pietra inciso
(Foto: Ayuntamiento de Marbella)

Un nuovo ritrovamento potrebbe scrivere da capo la storia dell'arte preistorica a Marbella, nella provincia di Malaga, in Spagna. Durante una campagna di scavi nel sito archeologico di Coto Correa, a Las Chapas, gli archeologi hanno scoperto un blocco di pietra inciso, la cui datazione preliminare suggerisce un'età superiore ai 200.000 anni. Se confermato, questo elemento potrebbe anticipare di oltre 100.000 anni le più antiche espressioni di arte rupestre conosciute.
Coto Correa è già noto agli esperti per la presenza dei resti più antichi della città e gode di protezione archeologica dal secolo scorso, quando negli anni Cinquanta furono scoperti alcuni strumenti litici risalenti alle prime fasi del Paleolitico. La nuova scoperta cambia la prospettiva sulla preistoria di Marbella. L'intervento archeologico è stato avviato dal 2022 ed ha permesso di ricostruire l'evoluzione geologica del sito, ma anche di individuare un importante insieme di strumenti litici lavorati, sepolti in uno degli strati del terreno. Tra questi, appunto, il blocco di pietra inciso emerge come un vero unicum per le sue caratteristiche.
La scoperta conferma la presenza umana a Marbella durante il Paleolitico Medio Antico, un periodo poco studiato in Spagna e, finora, del tutto inedito nella provincia di Malaga. Inoltre le incisioni sulla pietra, attribuite con certezza a mano umana, potrebbero costituire una delle più antiche rappresentazioni grafiche della storia. Se la datazione preliminare fosse verificata, il blocco di pietra anticiperebbe di circa 100.000 anni le più antiche pitture rupestri conosciute, finora attribuite al Paleolitico Superiore e collegate a culture umane più avanzate.
Il reperto sarà presto sottoposto ad un processo di digitalizzazione in 3D, una tecnologia che consentirà di realizzare una riproduzione virtuale ad altissima risoluzione delle incisioni, facilitando l'analisi del manufatto e distinguendo le eventuali tracce di lavorazione intenzionale da segni naturali o accidentali. Inoltre la modellazione 3D sarà uno strumento essenziale per la divulgazione dei risultati, permettendo agli studiosi di tutto il mondo di accedere ai dati e contribuire alla ricerca.

Fonte:
finestresullarte.info


sabato 15 marzo 2025

Croazia, trovata una rara sepoltura di gemelli di epoca romana

Croazia, le rovine romane della città di Trogir
(Foto: Michael Wong/CC BY-NC 2.0)

Gli archeologi hanno scoperto in Croazia i resti di due gemelli sepolti insieme in una tomba di epoca romana risalente ad un periodo compreso tra il I ed il II secolo d.C. La scoperta è stata fatta nel cimitero di Dragulin, nei pressi dell'antica città di Tragurium, oggi Traù ed offre una rara opportunità di dare un'occhiata alle prime sepolture infantili ed alle condizioni di salute dell'epoca.
Gli scheletri, disposti faccia a faccia nella stessa fossa funeraria, suggeriscono che i gemelli siano stati sepolti nello stesso momento. Gli esperti ritengono che possano essere morti per complicazioni alla nascita o per una malattia precoce.
I test genetici hanno confermato che i neonati erano gemelli eterozigoti, un maschio ed una femmina, una scoperta insolita nei registri delle sepolture romane. La loro collocazione all'interno del cimitero solleva interrogativi sulle tradizioni funerarie, in particolare in una regione con profonde influenze greche e romane.
Tragurium, originariamente insediamento greco, divenne parte del mondo romano, mantenendo elementi della cultura ellenistica. Sia nella società greca che in quella romana, le sepolture infantili spesso differivano da quelle degli adulti. Mentre gli adulti venivano solitamente cremati o sepolti in cimiteri strutturati, i neonati venivano talvolta seppelliti in spazi domestici o privati.
Nel cimitero di Dragulin sono state rinvenute numerose tombe di neonati, alcune delle quali all'interno di grandi giare di argilla, secondo una pratica già nota nella tradizione romana.
La posizione dei gemelli di Tragurium suggerisce che la loro famiglia abbia prestato particolare attenzione alla loro sepoltura, sfidando l'idea secondo cui la società romana trattasse con indifferenza l morte dei bambini.
L'analisi bioarcheologica dei resti ha rivelato segni di gravi malattie metaboliche, tra le quali scorbuto e rachitismo, condizioni causate da una mancanza di nutrienti essenziali. I ricercatori ritengono che i gemelli abbiano sofferto di malnutrizione prima della nascita, probabilmente a causa delle condizioni di salute della madre durante la gravidanza.
Ulteriori analisi isotopiche suggeriscono che la dieta della madre consisteva in cibi tipici dell'era romana, tra i quali frutti di mare, grano e orzo. La dipendenza da prodotti marini e cereali è in linea con i più ampi modelli alimentari mediterranei influenzati dalla cultura alimentare romana.
Gli esperti stanno anche valutando se l'esposizione al piombo abbia avuto un ruolo nei problemi di salute dei gemelli. Il piombo era ampiamente utilizzato nella società romana e si trovava nelle condutture dell'acqua, nelle pentole e nei cosmetici. Gli studi indicano che i livelli di piombo nella popolazione romana erano significativamente più alti rispetto alle società precedenti, in particolare nelle regioni in cui gli insediamenti greci erano stati adattati alle infrastrutture romane. L'avvelenamento da piombo può compromettere lo sviluppo fetale e indebolire il sistema immunitario, rendendo i neonati più vulnerabili alle malattie.

Fonte:
greekreporter.com

Grecia, indagato il porto sommerso citato da Omero

Modello fotogrammetrico della sezione scavata di una
struttura a molo, Asini, Grecia (Ministero greco della
Cultura e dello Sport)

Un team internazionale di archeologi ha recentemente completato nuovi scavi presso l'antico sito greco sommerso di Asini, vicino al villaggio costiero di Tolo. Lo scavo fa parte di un progetto iniziato nel 2022 come collaborazione tra l'Ephorate of Underwater Antiquities of Greece, l'Università di Stoccolma e lo Swedish Institute di Atene.
Asini è menzionata da Omero nell'Iliade e si ritiene che un tempo abbia svolto un ruolo significativo nel commercio marittimo della regione. Il team sta esaminando parti dell'infrastruttura portuale di Asini che ora giace completamente sott'acqua, per cercare di determinare esattamente quando il porto è stato abbandonato. Si sono affidati alla fotogrammetria ad alta risoluzione per documentare e dettagliare le strutture sottomarine, tra cui un grande molo artificiale che un tempo sosteneva case o altri tipi di edifici. Hanno anche raccolto notevoli quantità di anfore rotte, che sperano aiuteranno a determinare la data di costruzione della struttura e il successivo crollo.

Fonte:
archaeology.org

Ostia antica, emerge un antico bagno rituale ebraico

Ostia antica, l'antico bagno ebraico tornato alla luce
(Foto: ostiatv.it)

Uno straordinario bagno rituale ebraico (mikveh) è emerso dagli scavi condotti nel Parco Archeologico di Ostia Antica nell'estate dello scorso anno. La campagna di scavo, realizzata nell'ambito del progetto OPS - Ostia Post Scriptum - è stata finanziata dal Ministero della Cultura tramite la Direzione generale dei Musei.
"Si tratta di una scoperta assolutamente straordinaria. - Spiega Alessandro D'Alessio, Direttore del Parco Archeologico di Ostia Antica - In quanto non erano precedentemente noti mikva'ot di epoca romana fuori dalla Giudea, Galilea e Idumea antiche, e che non può che confermare l'entità della presenza continuativa, il ruolo e l'importanza della comunità ebraica a Ostia nel corso di tutta l'età imperiale (se non prima): dagli inizi del I secolo (epoca a cui risale la più antica iscrizione nota in Italia che menzioni iudaei, rinvenuta nella vicina necropoli di Pianabella) al V-VI secolo, quando la sinagoga ostiense - la più vetusta del Mediterraneo occidentale (venne costruita a fine II-inizi III secolo d.C.) e la sola conservata a Roma - cessò di vivere a seguito del definitivo abbandono della città".
L'ambiente semi-ipogeo, piccolo vano di forma rettangolare, chiuso sul lato est da un'abside semicircolare, è stato rinvenuto all'interno di un sontuoso edificio già ampiamente riportato alla luce, caratterizzato da meravigliosi mosaici pavimentali a tessere bianche e nere.
Le peculiari caratteristiche dell'ambiente - quali i gradini estesi per la sua intera ampiezza, le pareti rivestite di intonaco idraulico, la presenza di un pozzo di captazione dell'acqua di falda, il condotto di comunicazione con l'ambiente adiacente, e ancora il rinvenimento della lucerna con simboli ebraici sul fondo del pozzo - inducono a ipotizzare una interpretazione come bagno rituale ebraico.
Come prescritto dalle fonti rabbiniche, requisiti essenziali di un mikveh sono l'alimentazione mediante acqua piovana o sorgiva, in quantità non inferiore a 40 se'ah (circa 500 litri), e la profondità, tale da permettere la completa immersione del corpo di un uomo di media statura.
Non sono finora noti mikva'ot di epoca romana o tardo-antica nei luoghi della diaspora, con l'unica eccezione del mikveh di Palazzo Bianca a Siracusa, probabilmente realizzato nei pressi della locale sinagoga tra il VI ed il VII secolo d.C.

Fonti:
ostiatv.it
musei.beniculturali.it


Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...