venerdì 21 settembre 2012

Alcimedonte di...Mozia

La statua di Alcimedonte
Il giovinetto raffigurato nella statua di marmo esposta al museo Whitaker di Mozia altri non sarebbe che Alcimedonte, capo mirmidone greco, figlio di Laerce, ricordato da Omero nei libri XVI e XVII dell'Iliade, descritto come un ottimo auriga, al punto da guidare personalmente il carro di Achille nello scontro accesosi alla morte di Patroclo.
A fornire l'identificazione della splendida statua è stato Lorenzo Nigro, docente associato di Archeologia e Storia dell'Arte all'Università La Sapienza di Roma. La statua è stata esposta al British Museum in occasione delle Olimpiadi di Londra e sarà "in viaggio" per molto altro tempo ancora, soprattutto negli Stati Uniti, dove si fermerà più a lungo, nel Paul Getty Museum di Malibù.
Il professor Nigro conduce scavi nell'isola di Mozia da ben undici anni. Ha spiegato che si è potuti risalire all'identità del giovane auriga grazie all'iscrizione Alkimedon ritrovata su un vaso di ceramica attico, relativa ad una figura in tutto simile all'auriga in pietra, scoperto a Mozia nella zona dove sono state trovate le fondamenta del tempio (temenos) attorno al Kothon, vasca per le abluzioni di natura religiosa.
Tracce di un tempio fenicio-punico non erano state finora trovate nemmeno a Cartagine. Il vaso, detto cratere di Alcimedonte, sarebbe stato commissionato in Attica dai moziesi e raffigura una scena di simposio. Le leggende narrano che Alcimedonte venne trafitto mortalmente da Enea durante una delle battaglie sotto le mura di Troia.
La statua del giovane auriga, detta "Giovinetto in tunica", è stata esposta in passato due volte a Venezia e a Berlino ed è stata ritrovata il 26 ottobre 1979 nel corso degli scavi nel settore nordorientale, tra il santuario di Cappiddazu e la cinta muraria. Probabilmente, pensano gli studiosi, è stata scolpita da allievi di Fidia. Fu trovata sotto terra, nascosta, forse, durante la guerra con Siracusa del 397 a.C. per evitare che cadesse nelle mani del nemico.
La statua è in marmo jonico della Tessaglia ed è alta poco meno di 190 centimetri. Risale alla seconda metà del V secolo a.C. e forse faceva bella mostra di sé nell'agorà di Mozia, all'aperto.
Finora nelle fattezze di questa splendida statua è stato riconosciuto il dio Apollo. Lo stile in cui è stata scolpita è in arcaico ionico. La statua è caratterizzata dallo stile "panneggio bagnato". Quattro chiodi di bronzo, presenti nella testa, hanno fatto pensare che il capo fosse cinto da una corona, simbolo di vittoria.
La statua del giovane auriga appartiene al museo Whitaker di Mozia che ospita, oltre alla celebre statua, i corredi funebri provenienti dalla necropoli arcaica dell'isola, le anfore commerciali greche, fenicie ed etrusche ed una ricca collezione di vasi a vernice nera e figure rosse, oltre a materiali provenienti dal tofet, dall'abitato di Mozia e dalla Casa dei Mosaici. Tra gli oggetti esposti vi sono gioielli ed armi, amuleti e scarabei e oggetti con incise didascalie originali, strumenti per la cosmesi o per la chirurgia. I gioielli sono prevalentemente in argento e bronzo, oltre che in oro, di discreta fattura, compresi tra il VII e il IV secolo a.C.. 
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