Visualizzazione post con etichetta Bolivia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bolivia. Mostra tutti i post

martedì 19 maggio 2015

Trovate le prove di terribili rituali in Bolivia

Segni di tagli orizzontali all'esterno dell'orbita sinistra di uno dei
teschi Wata Wata che portano a pensare ad un'asportazione
dei globi oculari (Foto: Sara K. Becker)
Non lontano dalle sponde del lago Titicaca, nella regione di Kallawaya, in Bolivia, gli archeologi hanno scavato il sito di Wata Wata, risalente ad un periodo compreso tra il 200 e l'800 d.C.. Qui hanno scoperto tre teschi appartenenti a persone percosse, decapitate e smembrate.
Nelle Ande centrali era diffusa, dal punto di vista artistico, la rappresentazione di teste mozzate: sculture in pietra che servivano da tazze cerimoniali raffigurano divinità recanti un'ascia in una mano e una testa appena staccata dal corpo nell'altra. Finora, però, gli archeologi hanno sempre pensato che si trattasse più di arte figurativa che di una realtà vera e propria, dal momento che nessuna prova fisica di simili violenze era stata mai trovata.
Pare che, ora, vi sia la prova che simili cruenti rituali non erano mere rappresentazioni figurative. La bioarcheologa Sara Becker, dell'Università della California, e l'archeologa Sonia Alconini, dell'Università di San Antonio in Texas hanno annunciato di aver scoperto un luogo in cui sono state poste teste umane macellate. L'analisi osteologica ha provato che si trattava di un cranio maschile e di due femminili, tutti con una lieve deformazione della volta cranica, provocata attraverso l'applicazione di strette fasce fin dall'infanzia.
I tre individui hanno subito percosse e violenze nell'immediatezza o al momento stesso della morte, comprese raschiature di carne dalle ossa e bruciature. Segni di taglio sulle vertebre del collo e del cranio di una delle due donne, è la prova che è stata scotennata e decapitata. Alcuni tagli nei pressi degli zigomi fanno pensare che le siano stati cavati anche gli occhi.
Il capitano Inca Topa Amaro Ynga raffigurato
mentre cava gli occhi a un ribelle
(1613, cronaca di Guaman Poma de Ayala)
Il teschio maschile, appartenente ad un adulto, mostra i segni di una rottura del setto nasale che si è saldata prima della sua morte, una frattura del cranio perimorte provocata da massicci colpi inferti al lato della testa. Anche questo teschio mostra segni che fanno pensare ad un'estrazione dei globi oculari.
L'altro teschio, appartenente ad una femmina adulta, presenta anch'esso tracce di un forte colpo alla testa che è stato causa di morte. La donna è stata poi decapitata, la mascella asportata e gli occhi cavati.
A causa dell'antichità dei teschi, le Dottoresse Becker e Alconini non possono essere certe al cento per cento della violenta catena di eventi che portarono alla morte dei tre individui. Sicuramente lo smembramento è avvenuto successivamente ai traumi cranici e almeno uno dei due defunti è stato scarnificato. L'evidenza bioarcheologica dei tagli attorno alle orbite di prigionieri dei Moche e le prove storiche di pratiche di sevizie Inca, fanno pensare che la rimozione dei globi oculari fosse una comune forma di tortura.
I crani di Wata Wata non erano teste trofeo, secondo le Dottoresse Becker e Alconini. Si trattava di resti umani utilizzati per essere portati in trionfo, dal momento che ci sono prove che i teschi venivano appesi a delle funi o conficcati su pali di una certa altezza. I ricercatori pensano che questi tre individui siano stati trattati in questo modo per privarli del loro potere. L'estrazione fisica degli occhi dalle teste Wata Wata potrebbe rappresentare la privazione del potere "accecante" che questi individui possedevano in vita.

martedì 17 febbraio 2015

Gli spagnoli inquinarono per primi le Ande

Il Quelccaya Ice Cap in Perù
(Foto: Paolo Gabrielli - Ohio State University)
Un gruppo di scienziati, guidati dal Dottor Paolo Gabrielli della Ohio State University, ha scoperto prove dell'inquinamento dell'aria antecedente all'industrializzazione all'interno del ghiaccio andino.
Durante la conquista del Sud America, nel XVI secolo, gli spagnoli costrinsero gli Incas a lavorare all'estrazione dell'argento dalle miniere montane di Potosì, nell'attuale Bolivia. Gli Incas sapevano come estrarre l'argento senza danneggiare l'ambiente, ma nel 1572 gli spagnoli vollero introdurre una nuova tecnologia che permise loro di moltiplicare in maniera esponenziale l'estrazione del prezioso metallo. Questa tecnologia, però, diffuse nuvole di piombo sulle Ande: il primo inquinamento ambientale che si conosca.
Parti di piombo sono state trasportate dal vento anche ad 800 chilometri di distanza, nel nordovest del Perù, dove ne sono state trovate minuscole tracce sul Quelccaya Ice Cap. Proprio qui il Dottor Gabrielli ed i suoi collaboratori hanno scoperto uno strato di piombo all'interno di un nucleo di ghiaccio, strato che risale alla conquista spagnola dell'impero Inca e che reca, si può dire, la "firma" delle miniere d'argento di Potosì.

sabato 6 settembre 2014

Droga e guarigioni in Sudamerica

Le tavolette per sniffare (Foto: news.discovery.com)
Un sofisticato kit di droga con tanto di fascia per capelli, appartenenti al popolo di Tiwanaku, antica città stato situata vicino al lago Titicaca in Bolivia, potrebbe essere la prova che un'élite culturale dedita alle droghe allucinogene visse, intorno al 500 d.C., nel centro sud delle Ande e durò per oltre 600 anni.
Gli oggetti ritrovati comprendono delle tavolette per "sniffare", utilizzate soprattutto da chi effettuava particolari rituali, quali gli sciamani. Le sostanze psicotrope, una volta estratte dalle piante, venivano mescolate su queste tavolette. Dei piccoli tubi erano, poi, utilizzati per veicolare le sostanze nel naso.
Albarracin-Jordan ed i colleghi Jose Capriles e Melanie Miller hanno analizzato gli elementi e gli oggetti ritrovati durante gli scavi presso il sito chiamato Cueva del Chileno. Hanno ritrovato anche delle tazze potorie conosciute come kerus, nelle quali era versata la chica, una bevanda alcolica a base di mais fermentato.
Oggi i ricercatori ritengono che i monoliti presenti nella regione, come il monolite Bennett, siano la raffigurazione di individui che rechino un keru nella mano sinistra e una tavoletta per sniffare nella mano destra. Queste raffigurazioni rocciose avevano un significato spirituale per i Tiwanaku. Chi consumava sostanze psicoattive era considerato un mediatore tra il natura e il soprannaturale, tra i vivi e di morti.
Chi andava a curarsi da questi sciamani, erano invitati ad assumere tabacco e stimolanti per il trattamento delle malattie di cui soffrivano.

domenica 31 agosto 2014

El Fuerte de Samaipata, roccaforte Inca in Bolivia

El Fuerte de Samaipata (Foto: ancient-wisdom.co.uk)
Sulle montagne boliviane, a 1920 metri di altezza, si trova il sito archeologico denominato El Fuerte de Samaipata. La sua caratteristica principale è costituita dalla formazione rocciosa di 260 metri di lunghezza per 60 di ampiezza completamente scolpita dall'uomo e conosciuta come Templo de la Roca Esculpida de Samaipata. Dal 1998 l'area della città di Samaipata è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità.
La Roca Esculpida è circondata da strutture di epoca Inca (XVI secolo d.C.), parte delle quali furono posizionate in punti strategici. Il rilievo di El Fuerte venne costruito con funzioni abitative e di vigilanza che non evitarono, però, l'assalto e la sconfitta degli Inca da parte dei loro tradizionali nemici, i Tupi-Guaranì.
Le rovine del Fuerte prospicienti la piazza di Samaipata
(Foto: Fotopaises.com)
Il cuore del complesso è la grande piazza in cui la Roca Esculpida, a nord, fronteggia un edificio oggi chiamato Kallank a sud. Si affacciano sulla piazza anche altre costruzioni: la Casa Espanola, il complesso della Kancha, il Tambo. Ad ovest si possono vedere i resti di quello che, un tempo, era l'alloggio delle Vergini del Sole, l'Akllahuasi. Distante dalla piazza e immerso nella vegetazione, invece, si trova il pozzo chiamato Chinkana.
Gli archeologi conoscono poco delle culture preincaica che si alternarono a Samaipata. Queste provenivano tutte dalla selva amazzonica boliviana. La Roca Esculpida potrebbe essere il prodotto di differenti sovrapposizioni culturali preispaniche che si alternarono in un lasso temporale che va dal 300 al 1500 d.C.
Uno dei canali presenti sulla Roca
Esclupida (Foto: bibliotecapleyades.net)
La Roca Esculpida è orientata secondo gli assi cardinali. Il lato sud, prospiciente la piazza, è interamente scolpito: piattaforme, gradinate, sedili, nicchie grandi e piccole, alcune delle quali in via di completamento. Tra queste nicchie si distinguono il cosiddetto Templo de las Sacristìas e il Templo de las cinco Hornacinas. Compaiono, sulla roccia, anche figure di animali, canali di scolo e vasche per la raccolta delle acque. Tutte queste indicazioni suggeriscono che la Roca Esculpida fosse un luogo sacro: il sistema idraulico che la caratterizza, tipico di altre formazioni litiche precolombiane, non aveva solo una funzione di drenaggio. L'acqua, per le popolazioni andine, era una forza creatrice, specialmente quando scorre. La Roca Esculpida potrebbe essere un omaggio alla pioggia e le numerose vasche potevano avere una funzione legata ad abluzioni rituali.
Un gruppo inca si stabilì al Fuerte de Samaipata intorno al XV secolo d.C.. Secondo la relazione di padre Diego Felipe de Alcaya, scritta tra il 1626 e il 1636, Wankane, parente del sovrano Inca Wayna Capac, fissò qui la sua residenza. In seguito lo raggiunse il fratello Condori, che divenne responsabile delle miniere d'oro e d'argento scoperte a Caypurum e Guanacopampa.
La Roca Esculpida, particolare
(Foto: bibliotecapleyades.com)
Nel 1522 l'avventuriero portoghese Alejo Garcìa, attratto dalle leggende che parlavano di enormi ricchezze amministrate da Condori, si pose a capo di un gruppo di Tupi-Guaranì ed attaccò l'insediamento di Samaipata. Nella disfatta Wankane e la popolazione maschile della città vennero trucidati. Si salvò soltanto un esponente della cultura Chané, alleata degli Inca, Gran Grigotà, il quale riarmò i suoi uomini ed affrontò in battaglia gli invasori. La vittoria gli arrise ed egli inviò a Cuzco ben 200 prigionieri, che furono sacrificati, nudi, sulle cime gelate dei monti che dominano la capitale incaica. Da allora i Guaranì boliviani vennero ribattezzati con il nome di Chiriguano, da chiri, che in lingua quechua significa "freddo" e wanuska, che vuol dire "morto".
Prima dell'arrivo degli europei i Tupi-Guaranì abitavano le coste del Brasile e del Paraguay. Giunsero in Bolivia in seguito a diverse ondate migratorie. Qui schiavizzarono i Chané e ne sposarono le donne.
Il sito archeologico di Samaipata venne studiato dall'archeologo cecoslovacco Tadeo Haenke (1795) e dal francese Alcide Dessalines d'Orbigny (1832). Gli scavi più recenti si devono ad una missione tedesca guidata da Albert Meyers (campagne 1994-2000). Nel 2013 è partito il progetto di conservazione della Roca Esculpida promosso dalla Professoressa Sonia Avilés, dell'Università di Bologna. La roccia è molto fragile, si tratta di un'arenaria altamente porosa, sulla quale fino a qualche tempo fa erano libere di salire persino le mucche. I turisti, poi, hanno contribuito non poco allo stato di cattiva conservazione di questo prezioso reperto, "ornandolo" di firme, cuori e dediche varie. Dal 1998, anno dal quale il sito è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità, la roccia è severamente sorvegliata.

giovedì 7 agosto 2014

Scoperto un cimitero comune in Bolivia

La città di Potosi (Foto: AFP/Aizar Raides)
Dei lavoratori edili, in Bolivia, hanno ritrovato una fossa comune con i resti di centinaia di minatori periti durante il periodo coloniale spagnolo.
La fossa comune è stata ritrovata a circa 1,8 metri di profondità. La località di Potosi, dove sono stati ritrovati i resti, in epoca coloniale era famosa per le sue enormi riserve di argento e di stagno, di cui cominciò l'estrazione nel XVI secolo. Le popolazioni indigene locali, specialmente quelle appartenenti alla cultura Aymara, erano destinate a lavorare come schiavi degli spagnoli anche in miniera.
I ricercatori stanno cercando di capire se la fossa comune appena ritrovata fosse, in realtà, una sorta di cimitero di schiavi. Un'altra ipotesi è che si tratti delle vittime del crollo di un serbatoio, crollo documentato nelle cronache dell'epoca e che provocò la morte di 2.000 persone. Potosi era, all'epoca, tra le città più grandi del mondo conosciuto.

domenica 19 agosto 2012

La misteriosa Puma Punku

Uno degli edifici di Puma Punku
Il sito di Puma Punku, in Bolivia è uno dei più misteriosi del nuovo continente. Si trova sull'altopiano andino, a 4.000 metri di altezza ed ha 14.000 anni. Si tratta di una delle località più antiche della terra. In lingua Aymara Puma Punku vuol dire "La porta del puma".
Gli archeologi ancora non sono riusciti a sapere chi abbia progettato questa città e per quale motivo. Il mistero avvolge anche la tecnica costruttiva, estremamente avanzata per uomini che vivevano nel Neolitico, quando la città fu edificata. Puma Punku è stata edificata ricorrendo a granito e diorite, una roccia di origine vulcanica dura come il diamante. Le cave di diorite più vicine si trovano a 60 chilometri di distanza. Ecco un altro mistero.
A tutti i misteri chiusi nelle mura di Puma Punku sperano di dar risposta gli archeologi guidati da Domingo Mendoza. Utilizzando un radar penetrante, gli studiosi hanno scoperto un'anomalia nel sottosuolo della città che ritengono essere una camera artificiale realizzata dai costruttori del sito, forse una sepoltura. Il dottor Mendoza, in un'intervista, ha affermato che lo spazio individuato con il radar si trova ad una profondità di 4 metri e si sviluppa per 11 metri di lunghezza. La camera, ampia 4 metri per 5, sembra essere vuota al di là di un grande oggetto, intercettato dal radar, che gli archeologi pensano sia un sarcofago.
Gli archeologi stanno cercando un punto in cui perforare il terreno per accedere al sottosuolo con una videocamera. Si spera che le risposte possano arrivare a breve.

Aspendos, la città di Asclepio. Trovata una scultura del dio e di suo figlio Telesforo

Aspendos, volto della statua di Asclepio (Foto: Ministero turco della Cultura e del Turismo) Una nuova scoperta archeologica ad Aspendos , i...