A
Roma, nel Parco delle Acacie lungo via di Pietralata, la
Soprintendenza Speciale di Roma ha riportato alla luce un
complesso archeologico esteso e stratificato, con
strutture cultuali,
funerarie e infrastrutture viarie risalenti ad un periodo
tra età repubblicana e imperiale. Si tratta di
due grandi vasche monumentali, un
edificio di culto probabilmente dedicato ad Ercole ed un
articolato complesso funerario di età repubblicana.
I dati finora emersi delineano una sequenza di occupazione che
va dal V-IV secolo a.C. fino al I secolo d.C., con tracce di una presenza più sporadica anche
tra il II ed il III secolo d.C. Al centro del contesto individuato si sviluppa un
lungo asse viario di epoca antica, che attraversava l'area in un territorio caratterizzato dal
passaggio di un corso d'acqua, confluito nel vicino fiume
Aniene.
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Roma, la vasca sud rinvenuta a Pietralata (Foto: Soprintendenza Speciale di Roma) |
La strada rappresenta uno degli elementi strutturanti del sito. L'asso viario si articola in due tratti distinti: uno più prossimo all'attuale via di Pietralata, realizzato in
terra battuta, e un altro in direzione di via Feronia,
scavato direttamente nel banco di tufo. Sebbene la percorrenza dell'area dovesse essere già più antica, le prime evidenze di una regolarizzazione dell'asse stradale, orientato da nordovest a sudest, risalgono all'età medio-repubblicana, intorno al III secolo a.C. In questa fase venne costruito un imponente muro di contenimento in blocchi di tufo, successivamente sostituito, nel secolo seguente, da una struttura in opera incerta.
Nel I secolo d.C. la strada era ancora in uso e fu oggetto di ulteriori interventi. Venne dotata di un
nuovo battuto e delimitata da murature in opera reticolata, segno di una sistemazione più monumentale del percorso. La porzione di tracciato in prossimità di via Feronia mostra un
periodo di utilizzo compreso tra il III secolo a.C. e il I secolo d.C. e conserva, nella sua fase più antica, evidenti solchi carrai incisi nella tagliata di tufo. A partire dal II-III secolo d.C. alcune modeste sepolture a fossa, disposte lungo l'asse stradale, sembrano documentare il
progressivo abbandono della strada e la trasformazione del suo ruolo all'interno del paesaggio.
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Roma, scavi di via di Pietralata, Tomba A Specchio (Foto: Soprintendenza Speciale di Roma) |
Dalla strada si accedeva a un
piccolo edificio di culto, un
sacello a pianta quadrangolare di dimensioni contenute ma di grande interesse simbolico ed archeologico. La struttura misura circa 4,5 per 5,5 metri ed è costruita con
murature in opera incerta di tufo, con
tracce di intonaco ancora visibili sulle pareti interne. Al centro dell'ambiente, in asse con l'ingresso, è stata rinvenuta una
base quadrata in tufo intonacato di bianco, interpretabile come un
altare o parte di esso. Sulla parete di fondo, sempre al centro, un avancorpo in muratura doveva fungere da
base per una statua di culto.
Lo scavo ha messo in luce un dato particolarmente significativo: il sacello fu realizzato
al di sopra di un deposito votivo ormai dismesso. All'interno di questo deposito sono stati rinvenuti
numerosi ex voto, tra i quali
teste,
piedi,
statuine femminili e
due bovini in terracotta. Si tratta di materiali che fanno pensare ad un luogo legato al
culto di Ercole, divinità ampiamente venerata lungo la vicina via Tiburtina,
da Roma fino a Tibur, dove erano presenti diversi templi a lui dedicati. Alcune
monete in bronzo rinvenute nel contesto consentono di datare la costruzione del sacello
tra la fine del III ed il II secolo a.C., collocandolo pienamente nell'età repubblicana.
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Roma, scavi di via di Pietralata, stipe votiva rinvenuta nel sacello (Foto: Soprintendenza Speciale di Roma) |
Sul pendio tufaceo che degrada da via di Pietralata è stato individuato anche un complesso funerario di notevole importanza. Due corridoi distinti e paralleli, i cosiddetti
dromoi, conducono a
due tombe a camera databili
tra il IV e l'inizio del III secolo a.C. La prima, indicata come Tomba A, presenta un
ingresso monumentale alla camera interna scavata nella roccia. Il
portale, realizzato in pietra con stipiti e architrave, era chiuso internamente da una
grande lastra monolitica. All'interno della sepoltura sono stati rinvenuti un grande
sarcofago e
tre urne, tutti in
peperino. Il corredo comprende
due vasi integri, una
coppa a vernice nera, una
brocchetta in ceramica depurata, uno
specchio e una
coppetta, anch'essa a vernice nera.
La Tomba B, probabilmente realizzata in un momento leggermente successivo ma sempre in età repubblicana, nel III secolo a.C., era chiusa da grandi blocchi di tufo. La camera presenta sui lati delle banchine destinate alla deposizione dei defunti. Tra i
resti umani è stato individuato
uno scheletro maschile adulto, del quale è stato finora recuperato soltanto
parte del cranio. Su questo elemento è stato riconosciuto il segno di una
trapanazione chirurgica, una testimonianza di grande interesse per la storia della medicina antica. Le due tombe facevano parte di un unico complesso funerario che doveva presentare una
facciata monumentale in blocchi di tufo, oggi gran parte scomparsa. Alcuni elementi risultano infatti asportati e reimpiegati già in età romana.
La monumentalità dell'insieme suggerisce l'appartenenza ad una
gens facoltosa e influente, attiva in questo settore del territorio.
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Roma, scavi di via di Pietralata, statuetta votiva di Ercole (Foto: Soprintendenza Speciale di Roma) |
Tra le strutture più imponenti emerse dallo scavo spicca la cosiddetta
vasca est. Si tratta di una struttura monumentale di circa
28 metri di lunghezza per 10 di larghezza, con una
profondità di 2,10 metri. La vasca fu realizzata nel
II secolo a.C., come indicano le tecniche murarie in opera incerta. A partire dal I secolo d.C. la struttura sembra perdere progressivamente la sua funzione, entrando in una fase di abbandono che culmina con la
chiusura definitiva alla fine del II secolo d.C. Le murature sono in
opera cementizia erano originariamente rivestite da un compatto intonaco bianco, oggi quasi del tutto distaccato, del quale rimangono solo alcune tracce. L'intera vasca era coronata da una
cornice in grandi blocchi di tufo. Al centro dei due lati lunghi sono presenti
nicchie con volta a botte, mentre su uno dei lati corti è stato individuato un
dolio inglobato nella gettata di cementizio. Sull'altro lato corto si conserva una
piccola rampa rivestita in blocchi di tufo lavorati, che tuttavia non raggiunge il fondo della vasca.
La funzione della struttura resta incerta. I materiali rinvenuti, tra cui terrecotte architettoniche e frammenti ceramici con graffiti fanno ipotizzare un
possibile utilizzo cultuale, anche se non si può escludere un
impiego legato ad attività produttive. La vasca era alimentata da un
sistema di canalette che convogliavano l'acqua sia dal corso d'acqua naturale sia dal pendio ancora visibile a lato di via di Pietralata.
Una
seconda vasca monumentale, definita vasca sud, è stata individuata poco distante. Questa struttura è scavata nel banco tufaceo e misura circa
21 per 9,2 metri, raggiungendo una
profondità di circa 4 metri. Le pareti dell'invaso sono rivestite da murature in blocchetti squadrati disposti in modo irregolare, databili al II secolo a.C. Un secolo più tardi furono aggiunti ulteriori setti murari in opera reticolata e in opera quadrata di tufo, che delimitano la sommità della vasca.
L'accesso avveniva attraverso una
rampa in grandi basoli di tufo, poggiata direttamente sul terreno, seguita da
una seconda rampa più stretta, realizzata in cementizio e pavimentata con lastre rettangolari, che consentiva di raggiungere il fondo. Anche per la vasca sud, la funzione non è ancora chiaramente definita, soprattutto perché non sono stati finora individuati canali di adduzione o di deflusso delle acque.