giovedì 25 agosto 2016

Scoperto un altro tunnel nell'antica Hattusa

L'ingresso del tunnel che si sta scavando ad Alacahoyuk, in Turchia
(Foto: donanimhaber.com)
Gli archeologi hanno annunciato la scoperta di un antico tunnel ad Alacahoyuk, uno dei centri più importanti dell'impero ittita, l'antica Hattusa. Il tunnel, secondo le prime stime, risalirebbe a 2300 anni fa ed era un passaggio segreto. Gli scavi sono condotti dal Professor Aykut Cinaroglu, dell'Università di Ankara, che coordina 24 ricercatori. Il tunnel è stato ritrovato durante i lavori ad un santuario iniziati nel 2014.
Attualmente sono stati scavati 23 metri del tunnel, ma gli archeologi pensano che sia più lungo. E' stata raccolta, all'interno del passaggio, una tavoletta cuneiforme in cui compare la figura di un re che impartisce delle istruzioni ad un gruppo di sacerdoti. Il Professor Cinaroglu pensa che questo tunnel potrebbe aver avuto una funzione sacra.
Il sito di Hattusa venne scoperto nel 1835 da W.C. Hamilton, ma i primi scavi regolari sono iniziati solo nel 1907, a cura dell'archeologo ottomano Makridi Bey. Gli scavi sono proseguiti fino al 1935. Hattusa è un sito pieno di tesori, menzionato più volte nei libri di storia a causa della ricca corrispondenza tra il re ittita ed altri sovrani tra cui i faraoni d'Egitto. Il sito ospita le tombe dei sovrani preittiti, vissuti nel 3000 a.C. ed ha restituito reperti eccezionali quali armi, contenitori d'oro e d'argento, gioielli, sculture in bronzo ed in argilla di animali, spille d'oro, fibbie per cinture.
Lo scorso anno gli archeologi hanno scoperto un altro tunnel segreto, costruito dagli ittiti circa quattro millenni fa, utilizzato fino in epoca selgiuchide (XI-XII secolo d.C.).

Fonte:
ancient-origins.net

martedì 23 agosto 2016

Il Neolitico in Germania...

La città di Osnabruck (Foto: K. Nowottnick)
Manufatti in rame di importanza nazionale sono stati scoperti nella città tedesca di Osnabruck. Si tratta di un ritrovamento unico in Germania, risalente al Neolitico.
Tra gli oggetti ritrovati vi sono gioielli ed un'ascia, tutti risalgono, molto probabilmente ad un periodo di tempo compreso tra il 2500 e il 2000 a.C. e sono stati trovati presso un cantiere edile in centro città. I ricercatori hanno detto che i manufatti sono stati realizzati con tecniche proprie dell'Europa sudorientale ed ora sperano di poter effettuare ulteriori analisi per stabilire se il metallo con il quale sono stati forgiati sia il più antico mai rinvenuto in Germania se non in Europa.

Fonte:
dw.com

La MInerva di Castro

Il busto di Minerva trovato a Castro (Foto: affaritaliani.it)
E' la statua di culto più alta della Magna Grecia, tre metri. Realizzata con un calcare finissimo, la "pietra leccese", è stata identificata come la dea Minerva. Probabile opera di un artista tarantino, forse di scuola lisippea, è datata IV secolo a.C. e rappresenta il torso acefalo di una figura femminile vestita con chitone e peplo, con il braccio sinistro levato a reggere, verosimilmente, un'asta. Sulla superficie della pietra si sono conservate perfino le tracce di un colore rosso che evidenzia, come un ricamo, i bordi della veste.
E' stata rinvenuta a Castro, la perla marina del Salento, grazie alle ricerche volute dal sindaco Alfonso Capraro e dal consigliere per la cultura Pasquale Rizzo. Era stata nascosta dai Romani in una tomba e perciò si era salvata dalle abituali pratiche religiose iconoclastiche di quei tempi. E' stata rinvenuta in un probabile santuario, che ora si sta cercando, con importanti lavori di scavo, di far emergere nella sua interezza. Si cercano in particolare la testa e il resto della statua. E' in mostra e va ad arricchire il bellissimo e già ricchissimo Museo Archeologico di Castro, ospitato nel Castello Aragonese. E conferma, come aveva scritto Virgilio, che tocca al piccolo centro salentino il prestigio di essere la prima città della penisola toccata idealmente dal mito di Enea.

Fonte:
affaritaliani.it

Cesarea Marittima, importante ritrovamento subacqueo

Alcuni degli oggetti recuperati dai fondali di fronte l'antica Cesarea Marittima, in Israele
(Foto: Clara Amit, Israel Antiquities Authority)
Tesori di epoca romana sono emersi dalle acque del porto di Cesarea Marittima, l'antica città costiera d'Israele. La spettacolare scoperta include una lampada in bronzo raffigurante il dio Sole, una statuetta della dea Luna, una lampada a forma di testa di schiavo africano, frammenti di tre statue in bronzo di grandezza naturale ed una statuetta di Dioniso.
Gli archeologi hanno anche recuperato due grumi metallici formati da migliaia di monete recanti le effigi degli imperatori romani Costantino e Licinio e che avevano mantenuto la forma dell'anfora che le conteneva. Secondo Jacob Sharvit, direttore dell'unità di archeologia subacquea della Israel Antiquities Authority, il carico proviene da quella che era, con tutta probabilità, una grande nave mercantile affondata circa 1600 anni fa. Il carico fornisce importanti indizi sul commercio dell'epoca che saranno presto resi pubblici.

Fonte:
archaeology.org

Mongolia, trovata la sepoltura di Gengis Khan?

Particolare della sepoltura trovata in Mongolia
(Foto: undergroundscience.net)
Dei lavoratori impiegati nella costruzione di una strada nei pressi del fiume Onon nella provincia mongola di Khentii, hanno scoperto una fossa comune contenente i resti di molte decine di esseri umani che si trovavano in una grande struttura di pietra rudimentale. Esperti forensi ed archeologi, chiamati immediatamente, hanno ipotizzato che possa trattarsi di una sepoltura reale del XIII secolo e non negano la possibilità che qui sia sepolto Gengis Khan.
Gli scienziati dell'Università di Pechino hanno concluso che i numerosi scheletri seppelliti nella parte superiore della struttura erano, con tutta probabilità, degli schiavi che contribuirono a scavare il tumulo e che vennero in seguito uccisi per mantenere il segreto sulla costruzione. Sono stati trovati anche gli scheletri di dodici cavalli, sicuramente sacrificati per accompagnare il Gran Khan nella morte.
Il contenuto della tomba è stato trovato gravemente deteriorato, probabilmente perché il sito è stato sotto il letto del fiume almeno fino a quando l'Onon non ha cambiato corso nel XVIII secolo. Al momento sono stati individuati i resti di un maschio di statura elevata e sedici scheletri femminili tra centinaia di manufatti in oro e argento e migliaia di monete. Probabilmente le donne erano le mogli e le concubine del capo qui sepolto, uccise per accompagnare il signore della guerra nel suo ultimo viaggio.
Il tumulo in cui sarebbe seppellito Gengis Khan
(Foto: undergroundscience.net)
La gran quantità di oggetti preziosi, il numero di animali e di persone sacrificate hanno indotto gli archeologi a considerare che il sito potrebbe essere stata la sepoltura di un signore della guerra mongolo. Dopo una serie di analisi, i ricercatori sono stati in grado di appurare che lo scheletro del titolare della tomba apparteneva ad un uomo di età compresa tra i 60 ed i 75 anni, che morì tra il 1215 ed il 1235 d.C.. Sia l'età che la data, il luogo e l'opulenza del sito confermano che la tomba appartiene a Gengis Khan.
L'importanza storica inconfutabile di Gengis Khan rende questa nuova scoperta una delle più importanti della storia dell'archeologia. Nato con il nome di Temujin (che significa "di ferro"), è stato il fondatore e il Gran Khan (imperatore) dell'impero mongolo. E' conosciuto per aver riunito le tribù in guerra della Mongolia e per aver lanciato alcune campagne militari in Cina, Asia Centrale, Medio Oriente ed anche Europa Orientale.
La sua eredità ha preso molte forme oltre alla conquista e si può trovare in giro ancor oggi, contribuendo a fare di Gengis Khan uno degli uomini più influenti nella storia umana. Mise in collegamento l'Oriente con l'Occidente attraverso la via della Seta, una via commerciale che sarebbe stata, per secoli, la rete principale del commercio e della cultura in Eurasia.

Fonte:
undergroundscience,.net

lunedì 22 agosto 2016

Segreti di antiche pievi venete...

L'affresco ritrovato nella pieve di San Martino a Clauzetto
(Foto: messaggeroveneto.geolocal.it)
Inattesa scoperta durante i lavori di restauro della pieve di San Martino a Clauzetto, in provincia di Pordenone. Sulla parete di fondo dell'abside è affiorato un Cristo in croce di buona fattura.
Un affresco inedito, raffigurante un Cristo in croce, presumibilmente databile ai primi del 1400, è stato rinvenuto con grande sorpresa nella parete di fondo dell'abside dell'antica pieve di San Martino, considerata la chiesa "matrice" di tutte le parrocchie della Pieve d'Asio, nate dalla sua disgregazione a partire dalla fine del 1800.
La scoperta è avvenuta nel corso dei lavori di restauro che da alcune settimane stanno interessando la chiesa situata in comune di Vito d'Asio in realtà facente parte della parrocchia di Clauzetto. Ne hanno voluto dare notizia ai fedeli e compaesani, al termine della celebrazione della messa in onore di San Rocco, il parroco della Val d'Arzino-Val Cosa, don Italico José Gerometta, e lo studioso di storia e cultura locale Vieri Dei Rossi, già artefice del rientro a casa della Pala di San Giovanni Battista realizzata da Odorico Politi.
Quest'ultima è una delle opere d'arte più preziose un tempo conservate nella parrocchiale di San Giacomo (in cui è custodita, dal 1755, la reliquia del Preziosissimo Sangue) e, a seguito del terremoto del 1976, trasferite al museo diocesano di Pordenone.
L'affresco è un'opera sconosciuta, riemersa nel corso della fase preparatoria dei lavori di consolidamento e restauro che stanno interessando la pieve. Lavori resi possibili grazie a fondi messi a disposizione della Fondazione Crup e dalla stessa parrocchia. La scoperta rimette in discussione la storia stessa della chiesa, quello che è sempre stato considerato un edificio di culto risalente al '500, in realtà farebbe parte di un nucleo precedente di almeno un secolo.

Fonte:
messaggeroveneto.geolocal.it

Sepolture siberiane e nativi Americani

La sepoltura della nobildonna siberiana e del bambino appartenenti alla
cultura Okunev (Foto: IIMK RAS)
Trovata, in Siberia, la sepoltura di una nobildonna di più di 4500 anni fa, che mostra collegamenti con i nativi Americani. Gli oggetti del suo corredo comprendono un bruciatore d'incenso decorato con simboli solari, 1.500 perline che adornavano la sua veste e 100 pendenti realizzati in zanne di diversi animali.
La nobildonna apparteneva alla cultura Okunev, il ritrovamento è stato effettuato nella Repubblica di Khakassia. La cultura Okunev è l'etnia siberiana più strettamente imparentata con in nativi Americani. Gli antichi Okunev utilizzavano barche primitive per avventurarsi oltre il ponte di terra ghiacciata di Beringia, circa 12600 anni fa. Questa cultura non aveva pari per ricchezza artistica e diversità culturale. La sepoltura della donna sembra non essere stata disturbata dai tombaroli e contiene anche i resti di un bambino.
Il bruciatore d'incenso rinvenuto nella sepoltura siberiana
(Foto: IIMK RAS)
Il capo della spedizione che ha fatto la straordinaria scoperta, Dottor Andrey Polyakov, ha affermato che la sepoltura risale alla prima Età del Bronzo, tra il 2500 e il 1800 a.C. Gli archeologi pensano che la donna abbia goduto, in vita di uno status speciale, come indicato da circa 100 pezzi d'osso di diversi animali, intagliati accuratamente e dal resto del corredo: due vasi con aghi di osso al loro interno, un coltello in bronzo e più di 1.500 perline che impreziosivano l'abito con il quale la donna è stata sepolta. Eccezionale è il bruciatore di incenso, poiché reca facce a forma di sole che richiamano l'arte rupestre recentemente scoperta in Siberia. Il bruciatore è in argilla ed è il ritrovamento più importante di tutti. Presto l'oggetto sarà esposto al Museo dell'Hermitage di San Pietroburgo.
La cultura Okunev deve il suo nome alla omonima località, nel sud della Khakassia, dove nel 1928 venne scavata la prima sepoltura di questo tipo. Le stele di Okunev, colonne di pietra antropomorfe di diversi metri di altezza, sono il monumento più noto attribuito a questa cultura. La parte superiore di ciascuna stele ha la forma di un becco d'uccello. La parte centrale è decorata con immagini di una o più creature antropomorfe, mentre la parte inferiore è simile alla bocca spalancata di un serpente.
Il Dottore Polyakov ha detto che "la cultura archeologica di Okunev è un fenomeno unico dell'inizio dell'Età del Bronzo della Siberia del sud. Abbiamo una quantità enorme di patrimonio artistico sotto forma di immagini-maschere intagliate o incise sulle rocce. Hanno uno stile speciale, che è una sorta di simbolo della cultura Okunev".

Fonte:
siberiantimes.com

domenica 21 agosto 2016

Sorprese sui fondali di Taranto

L'ancora litica trovata sui fondali di fronte Taranto (Foto: quotidianodipuglia.it)
Il sodalizio tra il sub Fabio Matacchiera e l'archeologo subacqueo Mario Lazzarini, con la consulenza di Patrizia Guastella, archeologa, ha portato ad altri straordinari ritrovamenti sui fondali del mare di Taranto, a largo di Marina di Pulsano.
Si tratta di evidenze archeologiche risalenti, pare, ad oltre 4000 anni fa: un'ancora litica, circolare/quadrangolare, con foro centrale, databile probabilmente ad un periodo tra il II millennio a.C. e l'età arcaica (VII-VI secolo a.C.). Nelle vicinanze dell'ancora è stato individuato quello che si pensa essere uno scandaglio o peso monetale in pietra, poi un altro ceppo litico di ancora riconducibile al periodo ellenistico

Fonte:
quotidianodipuglia.it

Matera, riapre la Cripta del Peccato Originale

Particolare della Critpa del Peccato Originale di Matera
(Foto: bari.repubblica.it)
A Matera è stata riaperta al pubblico la Cripta del Peccato Originale, nota per i suoi affreschi come la "Cappella Sistina del rupestre". La fondazione Zétema, proprietaria del sito, ha formalizzato il nuovo affidamento gestionale alla società cooperativa Synchronos.
La Cripta "è una delle più importanti chiese rupestri del territorio materano: per l'unicità dei suoi affreschi e la qualità degli interventi di restauro è divenuta tappa obbligata del turismo" nella città designata Capitale europea della Cultura per il 2019, si legge in una nota della fondazione Zétema. "Viene così restituito alla collettività lo straordinario monumento altomedievale che rappresenta una delle più antiche e significative testimonianze dell'arte nel Mezzogiorno d'Italia, poiché documenta il luogo cultuale di un cenobio rupestre benedettino del periodo longobardo".
La prenotazione è obbligatoria, le visite sono possibili dal martedì alla domenica nei seguenti turni: da aprile a settembre 9.30-11.00, 12.30-15.30 e 17-18.30; da ottobre a marzo 9.30-11 e 12.30-15.30. Il giorno di chiusura è il lunedì, tranne se festivo.
Panoramica della Cripta del Peccato Originale di Matera (Foto: bari.repubblica.it)


Fonte:
bari.repubblica.it

Riapre Villa La Quiete a Firenze

Dettaglio dell'Incoronazione della Vergine del Botticelli
(Foto: intoscana.it)
Grandi capolavori di Botticelli e Ghirlandaio rimasti nascosti al pubblico per anni tornano visibili a Villa La Quiete a Firenze, complesso monumentale sulla collina di Castello di proprietà della Regione Toscana, ma gestito in collaborazione con l'Università fiorentina. La mostra, che resterà aperta fino al 30 ottobre, è la prima parte di un percorso museale più ampio che sarà inaugurato nella primavera del 2017, con il riallestimento delle stanze dell'Elettrice Palatina: qui sarà collocata la porzione più consistente della quadreria presente nella villa.
Nel refettorio della Villa - già convento delle Montalve, ordine religioso dedicato a partire dal Seicento all'educazione delle giovani nobili - si possono così ammirare alcune grandi opere, come l'Incoronazione della Vergine e santi di Sandro Botticelli, lo Sposalizio mistico di Santa Caterina di Ridolfo del Ghirlandaio e un crocifisso di Baccio da Montelupo.
"Con la decisione di creare un percorso museale per valorizzare l'ingente patrimonio culturale presente nella Villa - ha commentato il rettore dell'ateneo fiorentino, Luigi Dei - abbiamo voluto riaffermare, di comune accordo con la Regione, il principio dell'indissolubilità e dell'integrità della risorsa pubblica, che deve essere patrimonio dell'intera collettività."
"L'apertura dell'esposizione temporanea - ha affermato la vicepresidente della Regione Toscana, Monica Barni - rappresenta il primo passo per la valorizzazione e la fruizione del complesso di Villa La Quiete, straordinario sia per i capolavori che in esso sono contenuti, sia perché rappresenta un unicum di documentazione sulla pedagogia messa in atto dall'ordine delle Montalve. I recenti interventi di restauro realizzati dalla Regione Toscana permetteranno il riallestimento delle stanze dell'Elettrice Palatina e la definitiva apertura al pubblico della collezione."

Fonte:
intoscana.it