venerdì 8 giugno 2018

Mummia di bambino creduta mummia di falco

La mummia creduta di falco appartenente, invece, ad un feto affetto
da anencefalia (Foto: University of Western Ontario)
I resti mummificati di quello che si era pensato finora essere un falco di 2100 anni fa, in realtà si è scoperto che appartengono ad un bimbo nato morto, che ha sofferto di anencefalia, una malattia rara a causa della quale non si sviluppa parte del cervello e del cranio.
"La parte intera superiore del cranio non si è formata", ha dichiarato il Professor Andrew Nelson, antropologo e bioarcheologo della University of West Ontario. "Gli archi delle vertebre della spina dorsale non sono chiusi". La mummia appena riconosciuta è una delle due sole mummie in cui sia stata riscontrata l'anencefalia. Questa mummia venne donata al Museo Maidston in Gran Bretagna nel 1925 da un medico locale. Per anni si è creduto che fosse la mummia di un falco, a causa del cartonnage che la ricopriva e che ha una figurazione simile a quella di un falco.
La mummia è stata sottoposta ad una micro TAC che ha permesso ai ricercatori di ottenere immagini ad alta risoluzione, evidenziando come si trattasse di un feto umano senza aprire l'involucro che la conteneva. Si pensa che il feto sia morto alla 23ma o 28ma settimana di gestazione. Sembra che il piccolo sia stato accuratamente mummificato e l'immagine sul cartonnage mostra Osiride, il dio egizio dell'oltretomba, con le dee Iside e Nefti in piedi sopra di lui. Un uccello ba, dalla testa umana, sorvola Osiride sulla scena. Al di sopra di tutto l'occhio Udjat, simbolo di protezione e buona salute.
Non si sa dove né come la mummia venne sepolta. L'unico caso di mummia egizia affetta da anencefalia è stata descritta dallo zoologo francese Etienne Geoffroy Saint Hilaire nel 1826 e si trattava di una mummia trovata in un deposito votivo contenente mummie di babbuino.

Fonte:
livescience.com

Smirne e le ceneri di Antikithera

Smirne, gli scavi dai quali sono emersi strati di cenere vulcanica
(Foto: dailysabah.com)
Gli archeologi hanno rinvenuto le ceneri di una delle più grandi eruzioni vulcaniche della storia a 270 chilometri di distanza dal luogo in cui è avvenuta. Si tratta di un'antica città, la terza della Turchia, l'antica Smirne, oggi Izmir.
Smirne venne conquistata dalla Lidia nel VI secolo a.C., poi Alessandro Magno decise, nel IV secolo a.C., di ricostruirla su una collina più grande, a sud del Golfo di Smirne. La città vecchia è diventata, poi, praticamente un tumulo situato nell'entroterra. Il sito è stato scavato ininterrottamente sin dal XIX secolo. Nel 2007 sono stati aperti nuovi scavi che hanno restituito importanti reperti tra i quali, ultimi, quelli relativi all'eruzione del vulcano di Antikithera (oggi Santorini) avvenuta circa 3600 anni fa. Quest'anno, infatti, dopo una serie di perforazioni nel terreno, sono stati estratti campioni di cenere relativi all'antica eruzione.
L'eruzione del vulcano di Antikithera provocò la diffusione di ceneri su larga scala ed innescò uno tsunami in tutto l'Egeo, causando l'eclissi della civiltà minoica e il collasso di Creta. I ricercatori sperano di ricavare, dall'esame delle ceneri vulcaniche, indizi per capire i cambiamenti che l'eruzione portò nell'antica Smirne e come questi abbiano coinvolto sia le persone che la cultura da queste espressa.

Fonte:
dailysabah.com

Israele, trovata una piccola scultura. Forse un re biblico?

Israele, ritratto in legno di uno sconosciuto sovrano di 2800 anni fa
(Foto: Gabi Laron)
Una scultura di piccole dimensioni e finemente intagliata nel legno potrebbe essere il ritratto di un re biblico di 2800 anni fa. La scoperta è stata fatta nell'antica città di Abel Beth Maacah, nel nord di Israele. La scultura è stata scoperta lo scorso anno in un grande edificio posto nel punto più alto della città antica. Vi è rappresentato un uomo dai lunghi capelli neri e con barba, che indossa una fascia gialla e nera. Ha occhi scuri ed un'espressione seria sul volto.
La testa, intagliata nella faience, è alta dai 5,1 ai 5,6 centimetri ed era parte di una piccola statua oggi perduta, dell'altezza stimata di 20-25 centimetri. La qualità della scultura ed il fatto di essere stata trovata in un edificio amministrativo nel cuore dell'antica città, ha portato gli archeologi a pensare che possa essere il ritratto di un re. La datazione al radiocarbonio del materiale organico trovato nell'edificio e della scultura stessa hanno restituito una datazione che va dal 900 all'800 a.C.. All'epoca il controllo sulla città di confine di Abel Beth Maacah cambiava in continuazione, per cui gli archeologi hanno ipotizzato che possa trattarsi o di Ahab, re d'Israele, o di Hazael, re di Aram-Damasco o di Ethbaal, re di Tiro. Ma, in realtà, i candidati sono molti di più.
Lo scavo del grande edificio nel quale è stata trovata la scultura continueranno per tutta quest'estate. Sono effettuati congiuntamente tra l'Azusa Pacific University e l'Università Ebraica di Gerusalemme. Attualmente la scultura lignea è in mostra presso il Museo di Israele a Gerusalemme.

Fonte:
livescience.com

giovedì 7 giugno 2018

Sicilia, l'olio più antico d'Italia

Il contenitore in terracotta trovato a Castelluccio e
contenente tracce di olio di oliva
(Foto: Polo Regionale di Siracusa per i siti e
Musei Archeologici. Museo Paolo Orsi)
Un nuovo studio ha individuato l'olio d'oliva più antico d'Italia. Si trova in un vaso di ceramica di forma ovoidale, avvolto in una sorta di corda in ceramica, trovato a Castelluccio di Noto, in Sicilia. I ricercatori hanno analizzato i residui contenuti nella splendida giara ed hanno determinato che si trattava del cosiddetto oro liquido.
I resti sono stati analizzati dal gruppo del ricercatore italiano Davide Tanasi, che lavora nell'americana University of South Florida. La giara che conteneva l'olio è stata datata tra la fine del III e l'inizio del II millennio a.C., in piena Età del Bronzo. Il ritrovamento dimostra come le antiche popolazioni italiche abbiano utilizzato l'olio d'oliva ben prima di quanto si credesse. Il vaso è stato rinvenuto in una delle 12 capanne scavate dall'archeologo Giuseppe Voza nel sito di Castelluccio di Noto. Il reperto, dell'altezza di un metro, era frantumato, sicché è stato necessario ricomporre i 400 frammenti ritrovati.
Nel sito della preziosa scoperta gli archeologi hanno rinvenuto anche altri due contenitori in terracotta, contenenti anch'essi tracce di sostanze organiche. Questi contenitori hanno dei divisori interni, probabilmente per contenere più sostanze. Hanno anche trovato una sorta di piastra per cottura in terracotta. All'interno dei contenitori di ceramica i ricercatori hanno trovato residui organici contenenti acido oleico e acido linoleico, tracce della presenza di olio d'oliva.
Finora le altre tracce antiche dell'olio di oliva erano state individuate in alcuni vasi scoperti a Cosenza ed a Lecce e risalenti al XII e all'XI secolo. Anche in Israele sono state trovate tracce antichissime dell'utilizzo di olio d'oliva in vasi di terracotta di 8000 anni fa.

Fonte:
livescience.com

Il dito di Costantino...

Roma, resti della statua bronzea di Costantino custodita nei Musei
Capitolini (Foto: Enciclopedia di storia antica)
Un dito indice in bronzo, custodito nel Museo del Louvre, inizialmente creduto un dito di un piede, è stato riconosciuto essere l'indice della colossale statua bronzea di Costantino custodita nei Musei Capitolini a Roma. Nei musei romani è custodita anche una testa enorme, una sfera e l'avambraccio sinistro con la mano mancante del palmo (che probabilmente sorreggeva la sfera), parte del dito medio e la maggior parte del dito indice. Documenti del XII secolo menzionano anche una corona, andata purtroppo perduta.
I frammenti sono stati raccolti in piazza S. Giovanni in Laterano da papa Sisto IV. Anche se gli esperti sono quasi tutti concordi nel ritenere che quanto custodito ai Capitolini raffiguri l'imperatore Costantino, alcuni studiosi ritengono che la statua potrebbe essere, invece, quella del suo successore Costanzo II che aveva una straordinaria rassomiglianza con Costantino. L'originale posizione della statua colossale è tuttora ignota.
Il frammento di dito arrivò a Parigi, ed esattamente al Louvre, nel 1860, insieme ad altri pezzi della collezione del marchese Giampietro Campana. Recentemente il pezzo in questione è stato studiato ed è stato riconosciuto come il dito indice di una mano, piuttosto che di un piede, e la sua lunghezza - pari a 38 centimetri - è stata ritenuta adatta ad una statua di circa 12 metri di altezza. Questo studio ha portato a formulare l'ipotesi che il dito possa essere quello della statua bronzea di Costantino, con la quale condivide la reazione con il processo di microfusione a cera persa indiretta di quanto rimane del colosso.
Nel laboratorio del Louvre l'archeologo Nicolas Melard ha utilizzato un processo di creazione in 3D per riprodurre una replica del dito che i ricercatori, accompagnati dai curatori del Louvre François Gaultier e Sophie Descamps, hanno portato a Roma, ai Musei Capitolini verificando l'esatta corrispondenza con quanto rimane della statua di Costantino.

Fonte:
theartnewspaper.com

Viminacium, Serbia: scoperto un sarcofago bisomo

Gli scavi di Viminacium, in Serbia (Foto: EuroTribe)
Gli archeologi serbi che lavorano nel sito dell'antica città romana di Viminacium, hanno rinvenuto un sarcofago intatto con due scheletri adorni di gioielli d'oro e d'argento. Il Dottor Ilija Mikic, antropologo, ha affermato che gli scheletri appartengono ad un uomo di mezza età e di statura elevata e ad una donna più giovane e di struttura esile.
Nel sarcofago sono state rinvenute tre ampolle in delicato vetro destinate a contenere del profumo, mentre la donna indossava orecchini d'oro ed una collana ed aveva con sé uno specchio d'argento. L'uomo indossava scarpe, di cui sono stati trovati i resti, ed una cintura di cui è stata rinvenuta la fibbia d'argento. Si tratta, pertanto, di persone appartenenti ad una classe sociale elevata.
Il sito dell'antica Viminacium si trovata a circa 70 chilometri da Belgrado. Era un accampamento militare e la capitale della provincia romana della Mesia superiore. Aveva un ippodromo, delle fortificazioni, un foro, un palazzo di una certa importanza, templi, un anfiteatro, acquedotti e balnea. Gli storici ritengono che vi abitassero circa 40.000 persone. Finora è stata esplorata solo una piccolissima parte della città.
Al momento gli archeologi hanno scoperto decine di migliaia di manufatti, tra i quali tessere d'oro incise con simboli magici, oggetti di giada e sculture di marmo, ceramiche, mosaici ed affreschi unitamente a ben 14.000 sepolture. Gli scavi sono iniziati, in questo luogo, nel 1882.
Devastata dagli Unni nel V secolo d.C., Viminacium venne ricostruita dall'imperatore Giustiniano. Venne, infine, rasa al suolo e distrutta dagli Slavi nel VI secolo d.C.

Fonte:
reuters.com

domenica 27 maggio 2018

Grado, testimonianze dal medioevo

Lo scavo che ha permesso il ritrovamento di tre scheletri infantili
(Foto: ilmessaggero.it)
Nuove scoperte a seguito degli scavi archeologici in corso in Campo Patriarca Elia a Grado. Oltre al corpicino trovato nelle settimane scorse da parte della ditta Archeotest di Trieste, ora sottoposto a studio da parte di un'antropologa fisica, sono altri tre i corpicini trovati nel secondo saggio, a ridosso di Calle Burchio.
Da una prima analisi è possibile far risalire tale ritrovamento al periodo alto medioevale, contemporaneo allo scheletro ritrovato nel primo saggio, quello a ridosso di Calle Marchesan. Ancora, nel secondo saggio sono ben visibili due tratti di mura di una struttura che, secondo gli archeologi, risale al 1200, poi distrutta intorno al 1500.
Nel primo saggio sono state rilevate le tracce di un grande focolare, a forma rettangolare, che faceva parte probabilmente del piano a terra di un edificio a due livelli che poteva essere, secondo i reperti emersi in questi giorni di fine maggio 2018, delle stesse dimensioni dell'edificio adiacente, ovvero l'ex Canonica. Risulta che è stata utilizzata dell'argilla come legante per questi muri, indizio che aiuta a datare l'edificio all'alto medioevo.
Il funzionario archeologico Ventura della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia ritiene sia necessario scavare ancora, così da ottenere tutti i dati necessari alla valutazione delle compatibilità della messa a dimora delle piante previste nel progetto.

Fonte:
ilmessaggero.it

Israele, asini e...morsi

Israele, lo scavo che ha individuato lo scheletro dell'asino
(Foto: Tell es-Safi/Gath project CC-BY)
Gli asini sono stati dotati di morso fin dal III millennio a.C., molto prima dell'introduzione dei cavalli nel Vicino Oriente Antico. E' quanto risulta da uno studio del Professor Haskel Greenfield, dell'Università di Manitoba, in Canada e del Professor Aren Maeir, dell'Università Bar-Ilan.
L'utilizzo degli asini quali bestie da soma è noto, nel Vicino Oriente, sin da IV-III millennio a.C.. Malgrado questo, però, poco si conosceva del modo di cavalcare questo animale. Il morso viene solitamente utilizzato per controllare l'animale. L'usura riscontrata sui denti è spesso utilizzata per accertare l'utilizzo continuo o meno di questo elemento.
Greenfield ed i suoi colleghi archeologi hanno disotterrato i resti di un asino domestico al di sotto del cortile di una casa a Tell es-Safi/Gath, in Israele. I ricercatori sono ricorsi alla datazione al radiocarbonio per stimare l'epoca di sepoltura dell'animale, che è risultata essere intorno al 2700 a.C.. Hanno, poi, analizzato i denti dell'asino constatando che lo smalto dei denti era stato usurato in maniera irregolare, segno dell'utilizzo di un morso.

Fonte:
sciencedaily.com

sabato 26 maggio 2018

Egitto, nuove scoperte della missione polacca

Egitto, gli archeologi esaminano le iscrizioni appena rinvenute
(Foto: Progetto archeologico Gebelein)
Gli archeologi polacchi hanno scoperto decine di iscrizioni geroglifiche sconosciute sulle rocce vicino il tempio di Hathor a Gebelein, nell'Egitto meridionale. Le iscrizioni sono prevalentemente preghiere alle divinità, incise dai pellegrini o dai sacerdoti.
Una delle iscrizioni recita: "Lo scriva del tempio Senebiu adora la Signora Hathor di Gebelein". E' stata incisa su una superficie rocciosa vicino alla cappella rupestre della dea Hathor ben 3500 anni fa. Le condizioni di lavoro, per gli archeologi, sono abbastanza difficili, poiché l'accesso a molte iscrizioni è quasi impossibile.
La traduzione di alcune delle iscrizioni fatta dall'egittologo Dawid F. Wieczorek dimostra che si tratta, per la maggior parte, di iscrizioni religiose o di iscrizioni incise in occasione di alcune festività. La datazione delle iscrizioni va dal 1770 al 1400 a.C., tra il tardo Regno Intermedio e l'inizio del Nuovo Regno. Secondo Wieczorek le iscrizioni sono state fatte da sacerdoti locali, pellegrini o persone di passaggio nella zona. Hathor era adorata nel tempio vicino e non lontano vi erano santuari di Anubis e Sobek. Alcune iscrizioni recano firme perfettamente leggibili, il che permette agli archeologi di imparare i nomi degli antichi incisori, come Senebiu, per esempio. Sono stati rilevati due tipi di incisioni: una era solamente incisa, l'altra, invece, oltre ad essere incisa, era anche dipinta.
In precedenza erano state già trovate alcune iscrizioni nei pressi dello stesso tempio, noto alla comunità locale ma che non era conosciuto dagli archeologi. Si tratta di un tempio edificato e consacrato durante il regno di Hatshepsut, 3500 anni fa, dedicato alla dea Hator.

Fonte:
scienceinpoland.pap.pl

giovedì 24 maggio 2018

Iraq, scoperta un'antica città perduta

Mardaman, una delle tavolette scoperte dall'Università di Tubinga
(Foto: Peter Pfalzner, Università di Tubinga)
La traduzione di alcuni testi assiri, rinvenuti dai ricercatori dell'Università di Tubinga, hanno svelato un segreto perduto della storia. Il luogo dove sono state rinvenute le tavolette d'argilla, Bassetki, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, sembra essere quello in cui sorgeva l'antica città reale di Mardaman.
Mardaman, importante città della Mesopotamia settentrionale, è citata dalle fonti antiche, ma gli archeologi non hanno mai trovato dove realmente sorgeva. Era una città molto antica, che fu conquistata e distrutta più volte.
Nel 2017 gli archeologi dell'Università di Tubinga hanno rinvenuto un archivio con 92 tavolette d'argilla. Ora il team, guidato dal Professor Peter Pfalzner, sta ancora lavorando presso il sito dell'Età del Bronzo in collaborazione con il Dottor Hasan Qasim, del Dipartimento delle Antichità di Kuhok. Le tavolette risalgono al medio impero assiro (1250 a.C. circa). In parte piuttosto deteriorate, le tavolette hanno richiesto diverso tempo per essere decifrate da parte del filologo dell'Università di Heidelberg, Dottor Betina Faist, specialista in lingua assira.
Il Dottor Faist è stato in grado di identificare il sito del ritrovamento delle tavolette come l'antica città di Mardaman. I testi cuneiformi ne parlano come la sede amministrativa di un governatore assiro. Si tratta di una nuova e sconosciuta provincia dell'impero assiro del XIII secolo a.C.. Il governatore assiro si chiamava Assur-nasir ed i suoi compiti e le sue attività sono descritte nelle tavolette.
La traduzione delle tavolette ha, nel contempo, permesso di localizzare l'antica città di Mardaman che le fonti del 1800 a.C. assimilano alla Mardama assira. La città, secondo le fonti, venne conquistata da uno dei più grandi sovrani dell'epoca, Shamsi-Adad I (1786 a.C.) ed inclusa nel suo impero che abbracciava la Mesopotamia superiore. Pochi anni dopo, però, Mardaman divenne un regno indipendente sotto il governo di un sovrano hurrita, Tish-Ulme. Seguì un periodo di prosperità, ma poco dopo la città venne distrutta da una tribù che scendeva dai monti Zagros, i Turukkaeans. La città ha continuato ad esistere fino al 1200 a.C. come sede di un governatore assiro.
Fonti della terza dinastia di Ur (2100-2000 a.C. circa) dipingono Mardaman come un'importante città della periferia settentrionale dell'impero mesopotamico. Sicuramente le tavolette di argilla trovate a Bassetki apportano un contributo nuovo alla geografia della Mesopotamia. Si spera che questa scoperta possa fornire ulteriori indizi di altre città della regione. L'importanza di Mardaman era sicuramente legata alla sua posizione sulle rotte commerciali tra Mesopotamia, Anatolia e Siria.
Il sito della città dell'Età del Bronzo di Bassetki è stato scoperto nel 2013 dagli archeologi dell'Università di Tubinga. Le tavolette rinvenute nel 2017 erano state deposte in un vaso di ceramica utilizzato come archivio ed erano state avvolte in uno spesso rivestimento di argilla.

Fonte:
heritagedaily.com

Egitto, trovato un balneum greco-romano

La moneta di Tolomeo IV raffigurante il padre Tolomeo III
(Foto: english.ahram.org.eg)
Una missione archeologica egiziana del Consiglio supremo delle antichità, ha scoperto alcune parti di un enorme edificio in mattoni rossi che potrebbero essere parte di un balneum greco-romano, nel sito di San el-Hagar, nel governatorato di Gharbeya.
La missione ha anche scoperto vasi in ceramica, statue in terracotta, strumenti in bronzo e monete, nonché un frammento in pietra con incisi dei geroglifici ed una piccola scultura raffigurante un agnello. Il responsabile della missione Saeed el-Asal ha affermato che il manufatto più interessante finora scoperto è una moneta d'oro con l'immagine di Tolomeo III, coniata durante il regno di suo figlio Tolomeo IV (244-204 a.C.). Il diametro della moneta è di 2,6 cm ed il suo peso è di 28 grammi. Su un lato vi è il ritratto di Tolomeo III con una corona, sull'altro lato è riportato il nome del re unitamente alla raffigurazione di una cornucopia.

Fonte:
english.ahram.org.eg

Mummia di bambino creduta mummia di falco

La mummia creduta di falco appartenente, invece, ad un feto affetto da anencefalia (Foto: University of Western Ontario) I resti mummif...