lunedì 16 gennaio 2017

Tomba greca all'aeroporto di Comiso

(Foto: ragusanews.com)
Una tomba greca è stata scoperta per caso nel sito in cui si dovrà costruire una rotatoria di accesso all'aeroporto di Comiso. Secondo gli archeologi si tratta di una tomba del V-VI secolo a.C. Il ritrovamento è frutto di una fattiva sinergia e collaborazione tra gli enti pubblici interessati, la Provincia regionale di Ragusa e la Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Ragusa e la Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Ragusa, in attuazione di una recente normativa in materia di lavori pubblici che prevede la necessità di una verifica preventiva dell'interesse archeologico in sede di progetto preliminare dell'opera da realizzare.
E proprio dall'esito delle indagini e delle ricognizioni effettuate nel sito interessato, è emersa una sepoltura di età greca del V secolo a.C., quasi intatta, con un ricco corredo di vasi attici di quelli che si usava mettere nelle tombe (lekythoi). La qualità e la rarità del materiale rinvenuto, dà delle indicazioi sull'importanza dell'individuo sepolto nella tomba: la più grande delle lekythoi, alta 30 cm circa, è decorata con una figura femminile nell'atto di compiere una libagione, forse il rito sacro in onore di un ricco defunto, probabilmente un greco d'Occidente.
Queste prime indagini nel sito coordinate dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Ragusa e in particolare dal Dottor Saverio Scerra hanno ancora una volta dato l'opportunità alle nuove leve dell'archeologia iblea di cimentarsi nello scavo archeologico e nella collaborazione con l'ente preposto alla tutela dei Beni Archeologici, che da un pò di tempo crede fortemente nella valorizzazione dei giovani archeologi iblei, ormai in gran numero.
Infatti al momento del rinvenimento era presente sul cantiere di scavo la giovane archeologa comisana Laura Diara, che accortasi dell'importanza del ritrovamento ha contattato l'archeologo Saverio Scerra che è immediatamente intervenuto per seguire e coordinare i lavori di apertura della sepoltura e il recupero dei reperti in essa contenuti.
La tomba potrebbe essere indicativa della presenzza di un piccolo nucleo di sepolture come altri indagati da Biagio Pace nel secolo scorso nelle contrade a nord di Comiso.

Fonte:
ragusanews.com

domenica 15 gennaio 2017

Israele, scoperta fortificazione del X secolo a.C.

L'archeologo Erez Ben-Yosef indica la trincea di scavo della miniera
di rame della valle di Timna (Foto: Tel Aviv University, Central
Timna Valley Project)
In Israele è stato scoperto un sistema di difesa fortificato situato accanto ad una miniera dell'età di Davide e Salomone (X secolo a.C.).
Recenti scavi nei pressi di una miniera di rame, conosciuta come "collina degli schiavi", nella valle di Timna, hanno rivelato una guardiola fortificata. Gli scavi sono stati condotti sotto la direzione di Erez Ben-Yosef, dell'Università di Tel Aviv e dimostrano che durante l'Età del Ferro l'insediamento attiguo alla miniera era dotato di una difesa altamente organizzata.
I vasti depositi di rame nel Levante meridionale sono stati sfruttati dagli esseri umani per centinaia di anni. Il campo appena scoperto venne identificato già nel 1930 dall'archeologo biblico Nelson Glueck, che la chiamò "collina degli schiavi", ipotizzando che le possenti mura che circondavano il luogo dovessero servire ad impedire agli schiavi di fuggire nel deserto. I ricercatori che hanno preceduto gli archeologi di Erez Ben-Yosef hanno anche appurato che coloro che vivevano e lavoravano nella miniera di rame non avevano la dieta tipica degli schiavi: mangiavano tagli piuttosto buoni di carne, pistacchi e pesci importati dal Mediterraneo, suggerendo che costoro dovessero godere di uno status piuttosto elevato.
Gli scavi del 2014 hanno rivelato l'esistenza di una porta di accesso al villaggio dei minatori piuttosto prominente, con due camere per ciascun lato, probabilmente si trattava del punto di riferimento più importante del luogo che fungeva da sede amministrativa e difensiva, per controllare e tenere traccia del flusso di merci e persone dentro e fuori il campo.
"Il rame era, all'epoca, un metallo piuttosto raro e impegnativo da produrre. - Ha detto l'archeologo Ben-Yosef. - Il rame, come l'olio oggi, era la più ambita delle materie prime ed era oggetto di diversi conflitti militari. La scoperta della fortificazione indica un periodo di grave instabilità e di minacce militari nella regione". I ricercatori hanno rinvenuto anche cumuli di letame fuori da entrambe le stanze della casa del guardiano ed hanno pensato che qui fossero situate le stalle per gli animali, per gli asini in particolare. I ricercatori hanno studiato anche lo sterco degli asini, giungendo a concludere che non furono nutriti con la paglia, ma con il fieno bucce e polpa d'uva. Lo sterco sembra esser stato deliberatamente accatastato nei pressi della casa del guardiano, a suggerire che, molto probabilmente, era utilizzato come combustibile per le fornaci di fusione del rame.

sabato 14 gennaio 2017

Grecia, scavato un tempio di Esculapio sull'isola di Kythnos

A sinistra l'edificio identificato come Asklepieion, sulla destra l'edificio
ritenuto tempio di Aphrodite (Foto: K. Xenikakis, S. Gesafidis)
Nel 2016 sono stati trovati impressionanti reperti sull'isola di Kythnos, nel sito di Vryokastro, dove si trova l'antica capitale dell'isola. Le indagini archeologiche si sono focalizzate su due edifici pubblici, due santuari, del periodo ellenistico, presenti sull'altopiano centrale della città. Uno degli edifici è stato identificato come Asklepieion. Gli scavi sono diretti dal Professor Alexandros Mazarakis Ainian.
L'utilizzo a fini di culto dell'edificio è stata confermata dalla presenza di un santuario ad est e dalla presenza di alcuni reperti tra i quali frammenti di statuette d'argilla e una piccola testa in marmo di Asklepios, all'interno del portico settentrionale. Le indagini all'interno della cisterna vicina al tempio hanno portato alla luce diversi frammenti di sculture in marmo di epoca ellenistico-romana e una piccola colonna inscritta, un'offerta a nome di una donna di nome Kallisto.
La base inscritta in marmo di una stele ellenistica della seconda metà
del II secolo a.C. (Foto: K. Xenikakis, S. Gesafidis)
Il culto di Esculapio a Kythnos era già noto grazie a un rilievo votivo della seconda metà del IV secolo a.C. provenienti dall'isola, ora custodito nel Museo archeologico nazionale e raffigurante l'accoglienza, da parte di Esculpaio, di un eroe locale. La presenza di molte lampade di età romana nell'edificio deputato al culto, rivela che quest'ultimo rimase in uso fino all'epoca romana. Una base con iscrizione appartenente ad una stele onoraria dedicata a Demos di Kythnias e datata alla seconda metà del II secolo a.C. o all'inizio del I secolo a.C., è stata rinvenuta nel portico meridionale.
La destinazione d'uso del secondo edificio riportato alla luce rimane sconosciuta. All'interno dell'edificio sono state ritrovate ceramiche di epoca ellenistica, anfore commerciali (molte delle quali con anse che recano una sorta di sigillo), oggetti in piombo, figurine femminili in argilla, perni di bronzo e chiodi.
I santuari erano stati costruiti sulla cima della collina, in collegamento con il porto attraverso un sentiero scavato nella roccia. Precedentemente, vicino ai santuari, è stata trovata un'iscrizione di epoca ellenistica: "Samothrakion Theon", che vuol dire appartenente agli dei di Samotracia. E' stato trovato anche un frammento di una statua di marmo attribuita allo scultore Damopho di Messenia. La presenza umana, in questo sito, è datata al periodo Geometrico o al Primo Periodo Arcaico.
La prosecuzione degli scavi potrà rivelare se il secondo edificio scavato sia attribuibile ad un santuario dedicato ad Aphrodite, come ritengono alcuni studiosi.

Tempio di Cleopatra scoperto ad Alessandrio d'Egitto

Cleopatra (Foto: romanoimpero.com)
Tre archeologi dell'Università di Lovanio, in Belgio, Marie-Cécile Bruwier, direttrice del Museo reale di Mariemont e professoressa di archeologia egiziana e museologia; Marco Cavalleri, professore di archeologia romana e antichità italiche; Nicolas Amoroso, assistente presso la cattedra di archeologia romana e antichità italiche, hanno scoperto ad Alessandria d'Egitto un complesso monumentale di età greco-romana dedicato alla regina Cleopatra.
La missione archeologica sta portando avanti una campagna di scavi nel settore orientale esterno alle antiche mura di Alessandria, è qui che sono emerse le tracce di un tempio e di un apparato scultoreo risalente al regno di Cleopatra VII (51-30 a.C.), la più famosa regina d'Egitto.
Le indagini si sono concentrate, in particolare, nella zona del moderno quartiere di Smouha, un sobborgo orientale di Alessandria d'Egitto già conosciuto dal XVIII secolo e oggetto di scavo dal 2008. Le testimonianze si basavano su alcuni frammenti di statue colossali, oggi custodite nel Museo di Mariemont e nel Museo greco-romano di Alessandria.
E' stato portato alla luce, in questi ultimi scavi, un frammento di lucerna romana raffigurante Iside in trono adorna del basileion, il disco solare sostenuto da due spighe di grano e sormontato da due piume. La presenza di spighe richiama l'assimilazione della dea con Demetra. Una seconda lucerna mostra Iside in trono che allatta il piccolo Arpocrate, mentre il frammento di una manica è riferibile ad un busto di Serapide. I reperti rinvenuti evidenziano la pratica di culti isiaci in questo sobborgo alessandrino. Sono stati anche rinvenuti alcuni gettoni da gioco alessandrini di età greco-romana, che recano l'iscrizione Eleusinion, con la rappresentazione di un edificio porticato a più piani che lascia ipotizzare l'organizzazione di giochi nell'Eleusi di Alessandria. Inoltre due iscrizioni geroglifiche frammentarie, scoperte nel 2009 e nel 2010, presentano parte di una titolatura reale dimostrando la presenza di statue reali nel luogo dove sono stati condotti gli scavi. Le ricerche, infine, hanno evidenziato una sessantina di blocchi di forma parallelepipeda in granito, calcare e marmo e parecchi frammenti di colonne in granito rosa.
Del grande complesso monumentale ora individuato si era completamente persa memoria fino al boom edilizio che Alessandria d'Egitto visse nella seconda metà del XIX secolo. Fu in questo frangente che Albert Daninos-Pacha, nel 1892 scoprì le due statue colossali. Poi, negli anni '20, Joseph Smoutha, negoziante di cotone, sviluppò il progetto per prosciugare il lago Hadra e per creare un nuovo quartiere al suo posto. Questi lavori giganteschi fecero letteralmente sparire il sito anticho che fu dimenticato fino alle recenti ricerche.

Fonti:
artemagazine.it
meteoweb.eu

Nuove sepolture a Gebel Al-Silsila, Egitto

Una delle sepolture trovate a Gebel Al-Silsila, completa di resti umani
(Foto: Nevine El-Aref)
La missione archeologica egiziana-svedese ha scoperto, sul lato settentrionale di Gebel Al-Silsila, vicino Assuan, un gruppo di sepolture scavate nella roccia, appartenenti al Nuovo Regno. Le tombe erano state segnalate e descritte da diversi visitatori del sito, ma finora non era mai stata fatta un'indagine completa e dei lavori archeologici. Questi ultimi sono iniziati nel 2015.
Sono state scoperte 43 sepolture, cinque delle quali erano riempite di sabbia e presentavano un pericoloso strato di sale che ne metteva in pericolo la conservazione. Questo intervento ha permesso di mettere in luce le caratteristiche architettoniche delle sepolture, due camere delle quali erano scavate nella roccia. Sono emerse, inoltre, altre 12 sepolture scavate nella roccia, tre cripte, ugualmente ricavate nella parete rocciosa, due nicchie per le offerte ed una tomba con sepolture multiple di animali e tre sepolture di bambini. La maggior parte delle tombe scavate finora, fatta eccezione per quelle dei bambini, era stata già saccheggiata nell'antichità ed era coperta da uno spesso strato di limo, sabbia e detriti. Questi materiali sono molto preziosi per gli archeologi, in quanto permettono di datare i ritrovamenti.
L'entrata delle sepolture di Gebel Al-Silsila (Foto: Nevine Al-Aref)
Le sepolture infantili, attualmente allo studio, possono restituire ai ricercatori uno spaccato della vita sociale nel sito di Al-Silsila. Due dei tre bambini ritrovati sono stati collocati all'interno delle pareti a strapiombo in arenaria naturale. Uno dei tre era stato avvolto in tessuto e collocato all'interno di una bara di legno. Tra le sepolture occupate da animal una ne contiene una dozzina tra ovini e caprini, un'altra custodisce dei pesci del Nilo. Un coccodrillo piuttosto ben conservato riposa sul pavimento del cortile esterno della tomba denominata ST27, la deposizione era orientata in direzione nord-sud, con la testa rivolta a nord.
Nasr Salama, direttore generale delle antichità di Aswan, ha dichiarato che il materiale recentemente trovato nelle sepolture è coerente con quello delle sepolture scavate in precedenza, risalenti all'epoca di Thutmosis III ed Amenhotep II. Gli scavi hanno rivelato anche la presenza di sarcofagi in arenaria, scolpiti e dipinti, corredati di coperchi in ceramica, vasi in ceramica e una serie di gioielli, amuleti e scarabei. La presenza di molti individui, all'interno della necropoli, secondo gli archeologi, fa pensare ad una società piuttosto fiorente. L'analisi degli scheletri non ha evidenziato prove di malnutrizione o di infezioni, per cui la popolazione era sostanzialmente sana. Al contrario ci sono prove di fratture alle ossa lunghe, indice di notevoli sforzi muscolari legati alle attività alle quali si dedicava la popolazione adulta.

Fonte:
english.ahram.org.eg

venerdì 13 gennaio 2017

Trovato un villaggio pre-sassone a Cambridge

Vasellame trovato durante lo scavo a Cambridge
(Foto: cambridge-news.co.uk)
E' stato scoperto, dagli archeologi, un villaggio anglosassone molto importante a Cambridge. Sono stati trovati manufatti usurati e preziosi, utilizzati tra il 500 e il 600 d.C.. Si tratta di spille, vetri multicolori, ambra, anelli, forcine tutti risalenti al VI secolo d.C., ma sicuramente il ritrovamento più importante è stato quello del villaggio.
Sono stati trovati anche vasi in ceramica e un bicchiere in vetro piuttosto raro, un genere di reperti piuttosto elaborati, normalmente riscontrati nel Kent, nel nord della Francia, in Olanda e in Germania, dove, con tutta probabilità furono prodotti. Il responsabile dello scavo, Duncan Hawkins, ha detto: "Le prove risalenti al V-VII secolo d.C. sono quasi inesistenti e questo ci offre la possibilità di comprendere come la gente vivesse all'epoca, le loro attività, in cosa commerciavano". Il sito cadde in disuso nel VII secolo d.C., anche se sono state trovate tracce di un qualche tipo di attività in epoca Sassone (VIII secolo d.C.).
Anche i pozzi presenti nel sito attestano una certa attività industriale locale. Sono state trovate anche alcune testimonianze romane antecedenti l'era anglosassone, tra le quali dei piatti ed anche un forno romano per la ceramica. Attualmente il sito è stato risepolto ed i dati sono stati registrati. I manufatti rinvenuti saranno ospitati nei musei locali.

Fonte:
cambridge-news.co.uk

Paracas, trovato un cranio allungato

La testa allungata di un infante mummificato trovata in Perù
(Foto: Brien Foerster, Hidden Inca Tours)
La testa allungata mummificata di un neonato, appartenente all'antica cultura Paracas, è stata trovata in Perù. Il cranio è allungato geneticamente, poiché il processo di deformazione cranica artificiale richiede almeno sei mesi per produrre l'effetto desiderato. Dal momento che sono stati scoperti più di 300 teschi allungati, nel corso degli anni, a Paracas, è probabile che qui vivesse un genere di umani con questa insolita caratteristica.
Il bambino, la cui testa è stata mummificata, è morto circa duemila anni fa ed aveva al massimo tre mesi. Si sono conservati i suoi capelli, di un bruno chiaro. Paracas è una sorta di penisola nel deserto e si trova all'interno della provincia di Pisco, sulla costa sud del Perù. Qui, nel 1928, l'archeologo peruviano Julio Tello scoprì un enorme necropoli, nelle cui sepolture erano stati collocati i resti di individui dai crani allungati più grandi del mondo. Questi resti sono noti come i "teschi di Paracas", in totale ne sono stati trovati circa 300, alcuni dei quali risalenti a tremila anni fa.
I crani allungati di Paracas suscitarono non poco scalpore nel 2014, quando un genetista che aveva effettuato dei test preliminare sul Dna mitocondriale, affermò che quest'ultimo presentava mutazioni sconosciute per qualsiasi umano, primate o animale conosciuto. Una seconda analisi del Dna, completata nel 2016, ha suggerito che i teschi appartenevano ad un'etnia di origine mediterranea o mediorientale.
La maggior parte dei casi di allungamento del cranio sono il risultato di una deformazione cranica ottenuta comprimendo la testa per un lungo periodo di tempo con bende o tavole. Mentre la deformazione cranica cambia la forma del cranio, però, non altera altre caratteristiche tipiche di un cranio umano normale. I teschi di Paracas presentano funzioni che differiscono da quelle tipiche dei teschi normali quali, ad esempio, un arco zigomatico molto marcato, orbite diverse e nessuna satura sagittale. Tutte queste caratteristiche portano a pensare che l'allungamento dei teschi di Paracas potrebbe essere stato naturale e non prodotto artificialmente.
Solitamente la deformazione artificiale del cranio viene operata su un infante, quando le ossa del cranio sono più flessibili. Un periodo favorevole è quello a circa un mese dalla nascita e fino ai sei mesi. Pertanto la scoperta di un neonato con un cranio allungato suggerisce che non vi fosse, in questo caso, una deformazione artificiale dello stesso. La stessa deformazione del cranio è stata riscontrata in un feto racchiuso all'interno del grembo di una donna mummificata, trovata nella caverna di Hichay.

Fonte:
ancient-origins.net

Nimes, musulmani di Francia nel Medioevo

Yves Gleize, archeo-antropologo dell'Inrap e dell'Université de Bordeaux, ha studiato gli scheletri di tre sepolture musulmane emerse durante gli scavi a Nimes. E' il sito più antico di Francia e le tombe testioniano la presenza delle comunità musulmane nel sud del Medioevo tra il VI e l'VIII secolo.
Le tombe sono state scoperte nel 2006 durante la costruzione di un parcheggio sotterraneo. All'interno i corpi di tre uomini sistemati su un fianco, la testa in direzione de La Mecca. "Ci sarà possibilità con l'avanzare degli scavi archeologici di trovare nuove tombe. - Ha affermato Yves Gleize. - Storicamente ci sono poche tracce. Le tombe sono state trovate all'interno di una cinta romana. Lì sotto abbiamo trovato le tombe e, ancora più giù, sotto metri di terra, tutto un quartiere dell'epoca romana". Altre sepolture sono state scoperte a qualche centinaio di metri: "Ma non possiamo essere sicuri che siano cristiani, perché a quell'epoca non erano sepolti sistematicamente nei cimiteri. - Continua Gleize. Per quel che riguarda le tombe musulmane aggiunge - Questi individui sono venuti diverse volte a seppellire i loro morti. Due delle tombe sono l'una accanto all'altra e la terza è molto più lontana".
"Sapevamo che i musulmani erano venuti in Francia nel VII secolo, ma fino a quel momento non avevamo nessuna traccia fisica del loro passaggio. - Afferma l'antropologo francese. - Avevamo un paio di monete e frammenti di ceramica, segni di commercio, ma niente di più. Le analisi archeologiche, antropologiche e genetiche di queste tombe forniscono prove fisiche di un'occupazione musulmana, a differenza della penisola iberica al sud dei Pirenei, che era sotto l'occupazione araba per secoli".
Le analisi del Dna, raccolti dai denti e dalle ossa dei tre uomini, suggeriscono che essi erano di origine nordafricana, che avevano un'età compresa tra i 20 e i 29 anni il primo, verso i trent'anni il secondo e più di 50 anni il terzo. Quel che restava dei corpi non presentava segni di ferite e dalle analisi risulta siano vissuti tra il VI e l'VIII secolo d.C.. Sembra che tutti e tre siano stati reclutati nell'esercito del califfato Omayyade durante la conquista dell'Africa del nord nel VII secolo. Finora la più antica sepoltura musulmana scoperta in Francia risaliva al XII secolo ed è stata scoperta a Marsiglia.
Anche i testi antichi rimandano ad una presenza musulmana a Nimes tra il 729 e il 752. Non si conosce l'entità di queste comunità musulmane. Nel 737 Carlo Martello prese il controllo di Nimes distruggendola, forse per punire le persone che avevano accettato la protezione dei musulmani.
Le tre sepolture trovate erano relativamente vicine a sepolture cristiane e questo dimostrerebbe una possibile coesistenza dei musulmani con le popolazioni indigene.
La presenza musulmana in Spagna è confermata dopo la conquista della fine del VI secolo da molte tracce archeologiche, ma finora non c'era nessuna prova fisica della loro presenza in Francia aquel tempo. La scoperta delle sepolture di Nimes solleva anche altre questioni: "Questi tre uomini sono stati sepolti da altri che avevano familiarità con il rito musulmano", ha detto Yves Gleize. La localizzazione delle tombe, all'interno della città, vicino una strada medioevale e a dieci metri da tombe cristiana potrebbe essere segno di una convivenza di musulmani con la comunità dei Visigoti di Nimes per alcuni anni, fino almeno al 720.

Fonte:
adattato liberamente da lindro.it

La grande muraglia...persiana

Il fortino vicino Kaser-e Pishkamar (Foto: atlasobsucra.com)
Ma quale muraglia cinese: il muro persiano di Gorgan fu il più grande della storia. Doveva difendere il regno dei Sasanidi dalle incursioni dei popoli del nordest, intorno al mar Caspio. Un'opera di ingegneria militare imponente e scomparsa nei secoli sotto la sabbia, fino al suo ritrovamento nel 1999.
Il vero grande muro della storia venne costruito dai Persiani intorno al VII secolo a.C. nella zona di Gorgan, in Gulestan. Gli storici non lo hanno mai detto perché non lo sapevano: la scoperta è avvenuta nel 1999 e l'opera è ancora in fase di scavo il quale, vista l'estensione, l'altezza e lo spessore della struttura, si preannuncia molto lungo.
In realtà qualche traccia nella memoria collettiva era rimasta. Il muro era chiamato il "serpente rosso" per la sua forma sinuosa e per il colore dei mattoni. Era lungo 195 chilometri e largo almeno sei metri per un massimo di dieci. Sorgeva a circa 200 chilometri dalle coste sudorientali del mar Caspio, vicino alla catena montuosa di Bilikuh. Era imponente, massiccio e incuteva timore, in particolare grazie alle sue 30 fortezze militari, una ogni 10-50 chilometri. Un lavoro di ingegneria militare che, raccontano le leggende, era diventato una tentazione e un cruccio anche per condottieri storici e gloriosi come Gengis Khan.
Il suo compito era semplice: proteggere la regione dell'Ircania - ben coltivata, verdeggiante, ricca di acqua e di terreno fertile - dalle continue scorribande dei nemici. In particolare degli Unni bianchi. A nord la regione era protetta dal mare, a sud dalle montagne. Il versante est (che più o meno conduce verso l'attuale Turkmenistan) era un fianco aperto che era necessario saldare. Gli attacchi delle popolazioni vicine erano molto impegnativi, anche troppo. La decisione di un muro, ad un certo punto della storia, durante la dinastia Sasanide, venne considerata inevitabile.
I lavori, a giudicare dagli stili e dai resti di forni rimasti, furono anche abbastanza brevi. Il progetto, molto disciplinato, prevedeva la presenzza di almeno 36.000 militari lungo tutto il suo tracciato, suddivisi in guarnigioni e distribuiti nei fortini che costellavano la struttura. Oltre a loro, c'era poco altro. Non sono sorti né città né villaggi temporanei intorno al muro e, c'è da supporre, la vita del soldato persiano dell'epoca, rintanato in una fortezza Bastiani centrasiatica, doveva essere molto noiosa.
Alcune parti, anche se non sono famose e si trovano fuori dai tracciati abituali, possono essere anche visitate. Ad esempio il villaggio di Kaser-Pishkamar si è impegnato a proteggere ciò che resta del muro, nel tentativo, fiero e orgoglioso come sa essere l'anima persiana, di mostrare, a tutti quelli che vivono il presente, le vestigia di un passato glorioso.

Fonte:
linkiesta.it
atlasobscura.com

martedì 10 gennaio 2017

Trovato il teatro e il santuario extraurbano di Hippos Sussita

Panorama degli scavi di Hippos-Sussita (Foto: popular archaeology)
Gli archeologi che stanno scavando nell'antica città romana di Hippos-Sussita, nel nord di Israele, hanno finalmente trovato il grande teatro che stavano cercando da anni. Per molto tempo hanno ritenuto che il complesso balnea-teatro, situato fuori dal centro abitato, fosse un santuario.
La prima testimonianza del teatro è stato il ritrovamento della maschera di Pan, nel 2015. Poi è stata rinvenuta una porta monumentale che conduce a quello che, inizialmente, è stato ritenuto un luogo di culto. Quest'anno i ricercatori hanno identificato e scavato parte dei balnea e il teatro. Hippos-Sussita si trova all'interno del Parco Naturale Sussita gestito dalla Israel Nature and Parks Authority.
Solitamente i teatri erano costruiti, anticamente, all'interno dell'area urbana ed i santuari erano collocati, viceversa, fuori le mura della città. L'Asclepion fuori Pergamo è uno dei migliori esempi di centri di cura del mondo antico con balnea e un teatro. Altri esempi simili sono il Santuario di Esculapio a Epidauro, in Grecia, che dispone anche di un'importante porta di accesso e di un grande teatro, ed un altro Santuario di Esculapio sull'isola di Kos.
Il Dott. Iermolin con la maschera di Pan appena
scoperta (Foto: Ferrell's Travel Blog)
In Israele un complesso di strutture dedicate alla guarigione venne costruito dai Romani ad Hamat Gader. Anch'esso comprendeva un teatro e dei balnea. Oggi questo complesso ospita un allevamento di coccodrilli. Nel I secolo d.C., circa un secolo dopo la grande rivolta del 67-70 d.C., la città di Hippos-Sussita venne ampliata oltre le sue mura originarie. Tra i vari motivi della successiva decadenza, i ricercatori citano il terremoto del 363 d.C.
Hippos-Sussita era una delle città della Decapoli, una regione che comprendeva dieci città romane poste lungo il confine orientale dell'impero, una regione attualmente identificata nelle moderne Giordania, Siria ed Israele. Venne fondata su una cresta collegata a sudovest con le alture del Golan, a circa due chilometri ad est del Mare di Galilea.
Durante gli scavi, gli archeologi hanno pensato che l'odeon riportato alla luce all'interno della città fosse, in realtà, il suo teatro, per quanto angusto, cosa ragionevole, visto che Hippos-Sussita non era una città molto grande. Probabilmente, hanno pensato gli archeologi, in quel piccolo odeon si svolgevano letture di poesie e piccole rappresentazioni teatrali.
Nel 2015, durante gli scavi al di fuori della cinta di mura cittadine, è emersa la straordinaria e rara maschera in bronzo raffigurante il dio Pan e i ricercatori si sono chiesti come mai quella maschera si trovasse in quel luogo. Si è pensato ad un santuario dedicato a Pan e Dioniso, entrambi divintà della natura, i cui santuari erano solitamente costruiti fuori città, nei campi.
L'odeion di Hippos-Susita (Foto: Popular Archaeology)
Nel 2016, poi, gli archeologi hanno scoperto una porta monumentale di epoca romana, dalla quale lo sguardo si apriva, in modo stupefacente, sul Mare di Galilea. Sono proseguiti, pertanto, gli scavi fuori città, nei pressi del luogo di ritrovamento della maschera di Dioniso ed è stato intercettato il teatro, di cui solo una piccola parte è stata scavata e che si è stimato potesse contenere fino a 4.000 persone. Sono stati individuati i resti di almeno due blocchi semicircolari e due vomitoria (tipici dei teatri di età romana).
Il santuario extraurbano, comprendente il teatro ed i balnea, era probabilmente dedicato a Pan e/o a Dioniso, le due divinità erano spesso adorate negli stessi luoghi. Dioniso, divinità del vino e della perdita di identità per eccellenza, era spesso associato al teatro e alle maschere. Inoltre non di rado, sia nel mondo greco che in quello romano, i balnea erano connessi ai templi di Esculapio, dio della medicina e della guarigione.
Gli scavi di Hippos-Susita visti dall'alto (Foto: University of Haifa)
La maschera in bronzo raffigurante Pan era stata fissata alla porta monumentale che dava accesso al complesso. Forse una maschera o statua di Dioniso era anch'essa fissata all'ingresso, che è stasto datato all'epoca dell'imperatore Adriano. Il teatro, invece, risale ai primi anni dell'era cristiana. I grandi balnea sono stati scavati solo in parte.
L'area dove sorse Hippos-Sussita è stata occupata dall'uomo per migliaia di anni. Sono stati trovati reperti ceramici a partire dalla preistoria e del Calcolitico. Si pensa che il crinale dove sorge la cittadina sia stato attrezzato a postazione militare all'epoca dei Tolomei, quando gli Egizi controllavano da qui la terra d'Israele. Sono state recentemente trovate delle monete che riguardano questo periodo storico. Anticamente la città venne chiamata Antiochia Hippos, dal nome del re Antioco III (o forse da Antioco IV).
In età romana Hippos-Sussita era una città con una popolazione prevalentemente pagana, pur ospitando una minoranza ebraica al suo interno, come ricorda lo scrittore giudeo-romano Giuseppe Flavio. Gli archeologi non disperano di trovare un teatro anche all'interno delle mura cittadine. Quando venne distrutta definitivamente da un terremoto, nel 749 d.C., Hippos-Sussita era, oramai, una cittadina di provincia in inarrestabile declino.

Fonte:
haaretz.com