giovedì 26 marzo 2020

Egitto, Deir el-Bahari, scoperto un deposito di Tuthmosis II

Deir el-Bahari, cofanetto in faience trovato nel deposito di Thutmosis II
(Foto: Prof. Andrzej Niwi'ski)
Gli archeologi hanno scoperto una cassa di pietra di 3500 anni fa a Deir el-Bahari, vicino al tempio di Hatshepsut. Questo ritrovamento potrebbe essere indice della presenza di una sepoltura intatta. All'interno della cassa di pietra sono stati rinvenuti una serie di "pacchetti" avvolti in tela di lino. All'interno di uno di questi pacchetti vi era lo scheletro di un'oca, in un altro un uovo sempre di oca. Nel terzo "pacchetto" è stata rinvenuta una scatola in legno con, all'interno, quello che molto probabilmente è un uovo di ibis.
Quattro strati di tela di lino coprivano una scatola in legno al cui interno vi era un'altra scatola, stavolta in faience, a forma di cappella con iscritto uno dei nomi di intronizzazione di Thutmosis II. Gli archeologi sono convinti di essere sul punto di scoprire una sepoltura, dal momento che si trovano nei pressi del cimitero reale. Oltre al nome di intronizzazione di Thutmosis II, rinvenuto sulla scatola di faience, sono stati trovati altri oggetti il cui simbolismo indica che il deposito venne fatto a suo nome.
Thutmosis II era marito e fratellastro di Hatshepsut, che all'età di 13 anni. Morì nel 1479 a.C., appena tre anni dopo il suo matrimonio. Il suo regno fu praticamente oscurato da sua moglie che, alla sua morte, si fece proclamare faraone.
La scoperta di questo deposito è stata fatta nel marzo 2019 ma è stata resa nota solo quest'anno. Finora, però, ancora non è stato trovato l'ingresso alla tomba reale. Deir el-Bahari è campo di scavo per la missione archeologica polacca da sessanta anni. Tutto è iniziato nel 1961, quando il Professor Kazimierz Michaoowski condusse una missione per documentare e preservare il tempio di Hatshepsut.

Fonte:
thefirstnews.com

lunedì 16 marzo 2020

Ritrovata la perduta Cappella di Durham

Inghilterra, uno dei frammenti di vetro della cappella di Durham
(Foto: Durham University)
Gli archeologi hanno scoperto uno dei capolavori architettonici più importanti della Gran Bretagna medioevale. Si tratta della cappella perduta dei principi-vescovi di Durham, i più potenti governatori dell'Inghilterra settentrionale durante il medioevo.
L'esatta dislocazione di questa cappella, lunga 40 metri, è rimasta sconosciuta per centinaia di anni. Al momento sono state rinvenute le pareti della cappella e parte delle delicate volte del soffitto nonché frammenti di colonne in pietra, di belle vetrate ed un pavimento in gesso nero. E' stata rinvenuta anche parte di una coppa sacramentale in smalto e rame, utilizzata per contenere il pane della comunione durante i servizi religiosi nel XIV secolo.
Gli archeologi hanno anche rinvenuto l'immagine di un monaco inginocchiato, che si crede sia il capo religioso più famoso dell'Inghilterra nordorientale durante il medioevo: San Cuthbert, il cui santuario principale si trova nella Cattedrale di Durham. Si tratta di una delle poche immagini medioevali rinvenute in Gran Bretagna.
La Cappella di Durham è più grande della Cappella Reale di Westminster e grande quanto la Cappella di San Giorgio a Windsor. Venne costruita dal vescovo di Durham, come parte del suo principesco castello fuori città, nel XIII secolo. Il principe-vescovo Bek, il costruttore, era così potente che uno dei suoi alti funzionari si vantava che esistevano due re in Inghilterra: il re e il principe-vescovo.
Tre secoli e mezzo dopo, la grande cappella principesca fu deliberatamente distrutta con un notevole uso della polvere da sparo ad opera di uno spietato anti-realista che odiava la chiesa ed i suoi vescovi, si trattava di Sir Arthur Hesilrige, alto comandante militare e parlamentare. La cappella e il castello di cui faceva parte erano stati sequestrati dal parlamento e venduti da questo a Sir Hesilrige, il repubblicano più potente del nordest dell'Inghilterra, soprannominato - con riferimento biblico - il "Nimrod del Nord" dai suoi oppositori.
Hesilrige era un puritano estremista, odiava la chiesa d'Inghilterra e perseguitava il suo clero. Una volta sfrattò un vicario e la sua famiglia nel cuore della notte, gettando nel cimitero locale i loro averi.
Per secoli la cappella di Durham è stato uno dei grandi edifici perduti dell'Inghilterra medioevale. Ora alcune delle nuove scoperte saranno esposte al pubblico nel castello di Auckland.

Fonte:
independent.co.uk

martedì 25 febbraio 2020

Gerusalemme, il tempio di Tel Moa

Gerusalemme, i resti del tempio di Tel Moa (Foto: english.tau.ac.il)
Nel 2012 un monumentale complesso templare risalente all'Età del Ferro, tra la fine del X e li inizi del IX secolo a.C., venne scoperto a Tel Moa, vicino Gerusalemme. Il sito è stato identificato quale la città biblica di Moa, compresa nei confini della tribù di Beniamino, centro amministrativo per lo stoccaggio e la ridistribuzione del grano.
Nella primavera del 2019, il primo scavo accademico nel sito ha portato alla luce due edifici di culto, uno sovrapposto all'altro, a Tel Moa. Si tratta del complesso monumentale del tempio costruito alla fine del X-inizi del IX secolo a.C. Allo scavo hanno partecipato ricercatori dell'Università di Tel Aviv, Shua Kisilievitz e il Professor Oded Lipschits. Il tempio di Moa si conformava alle antiche convenzioni e tradizioni religiose del Vicino Oriente.
Il ricco complesso di manufatti architettonici e resti architettonici rinvenuti nel sito conta figurine a forma umana ed animali, un altare in pietra, un tavolo di offerta in pietra ed una fossa piena di cenere ed ossa animali.
Lo studio della funzione economica del sito in concomitanza con la sua funzione religiosa rafforza l'idea che emerse una politica locale nella regione nel corso del X secolo a.C. Si pensa che il tempio di Tel Moa sia stato costruito da un gruppo locale, inizialmente composto da diverse famiglie o villaggi.

Fonte:
english.tau.ac.il

Atene, le tavole di maledizione del Kerameikos

Atene, particolare di una tavoletta di maledizione trovata nel Kerameikos
(Foto: J. Stroszeck / Istituto Archeologico Tedesco)
Trenta tavolette di piombo, incise con maledizioni, sono state scoperte sul fondo di un pozzo di 2500 anni fa nell'area dell'Atene antica, nella zona del Kerameikos, principale cimitero di Atene. Le piccole tavolette invocano gli dei inferi per arrecare danni agli altri.
Si tratta di testi rituali, di soli graffiti su oggetti di piombo. "La persona che ha materialmente fatto la maledizione non è mai menzionata per nome. Viene menzionato solo il destinatario", ha osservato la Dottoressa Jutta Stroszeck, direttrice dello scavo del Kerameikos per conto dell'Istituto Archeologico Tedesco di Atene.
Prima di questa scoperta, decine di maledizioni del periodo classico (480-323 a.C.) erano state rinvenute nelle sepolture di persone morte anzitempo, ritenute messaggeri ideali per portare l'incantesimo negativo negli inferi.
Atene, modello di sarcofago con figurina in piombo rinvenuto nel
Kerameikos di Atene, V sec. a.C. (Foto: J. Stroszeck / Istituto
Archeologico Tedesco)
Il pozzo dove sono state rinvenute le trenta tavolette è stato scavato nel 2016 da un team di archeologi sotto la direzione della Dottoressa Stroszeck che stava indagando sull'approvvigionamento idrico a circa 60 metri dal Dipylon. Si tratta di un balneum pubblico, non privato, che operò dal periodo classico a quello ellenistico, dal V al I secolo a.C. I ricercatori pensano si tratti del balneum a cui fa riferimento il drammaturgo comico Aristofane e che venne menzionato anche in un discorso del IV secolo a.C. del retorico Isaeo.
Oltre alle tavolette contenenti maledizioni, il pozzo conteneva vasi potori (skyphoi), vasi per la miscelazione del vino (krater), lampade in argilla, speciali vasi a bocca larga utilizzati per attingere acqua (kadoi), manufatti in legno tra i quali una scatola, un raschiatore per lavori di ceramica, una puleggia in legno ed, inoltre, monete in bronzo e resti organici come ossa di pesca.
Atene, maledizione a forma di fegato rinvenuta nel Kerameikos
(Foto: J. Stroszeck)
C'è un motivo, a quanto pare, perché le tavolette siano state gettate nel pozzo. Secondo Cicerone, Demetrios di Phaleron, che governò Atene nel 317-307 a.C., emanò una legge per meglio organizzare la gestione delle sepolture. Creò, inoltre, anche un magistrato che doveva supervisionare l'ottemperanza alla legge. Quest'ultima vietava la deposizione delle lamine di maledizione nelle sepolture, come era solitamente fatto (ne sono state trovate 35 nelle tombe del Kerameikos). In questo modo, chi voleva inviare delle maledizioni, nel IV secolo a.C., si trovò costretto a ricorrere a delle alternative, quale quella di gettare le tavolette con incise le maledizioni in un pozzo.
Il pozzo è profondo dieci metri e, nella parte inferiore, è stata rinvenuta una nicchia di circa un metro di altezza, in calcare. Questa nicchia era dedicata alla ninfa dell'acqua contenuta nel pozzo. "L'acqua, e in particolare l'acqua potabile, era sacra", ha detto la Dottoressa Stroszeck. "Nella religione greca era protetta dalle ninfe, che potevano diventare piuttosto pericolose quando si faceva un cattivo uso della loro acqua". Per placare queste divinità, venivano fatte offerte quali vasi in miniatura contenenti dei liquidi ed altri doni gettati nell'acqua.
Atene, la nicchia dedicata alle ninfe presente nel
pozzo del Kerameikos (Foto: J. Stroszeck)
Le tombe del Kerameikos del periodo classico erano ornate, contrassegnate da screpolature, rilievi, animali scolpiti o vasi in marmo. Questa zona era caratterizzata dall'aspetto della transizione: dalla terra della città a quella rurale, dalla città dei vivi al regno dei morti. "In tali aree la presenza del divino e del soprannaturale sono stati intensamente sperimentati, motivo per cui le attività di culto e quelle mantiche (di profezia) sono state molto presenti in questi luoghi", ha affermato la Dottoressa Stroszeck.
Gli ateniesi ritenevano che le anime di certi defunti rimanessero attive attorno alle loro sepolture qualche tempo dopo la morte, per questo erano particolarmente indicate per recare le maledizioni nell'oltretomba, dove si sperava che le divinità ctonie avrebbero ottemperato a quanto chiesto dai vivi.
Sembra ci siano stati quattro motivi per maledire qualcuno, nell'Atene classica: innanzitutto per vincere una causa, poi per scopi commerciali, per vincere gare atletiche e per motivi legati all'amore o all'odio. Si assumeva, di norma, uno scriba abile nel comporre maledizione, il quale era ritenuto investito di un potere sovrannaturale che gli permetteva di conoscere le procedure e gli incantesimi necessari. La tavola con la maledizione veniva, poi, piegata, trafitta con un chiodo (defixio) e inchiodata alla bara in legno che conteneva il corpo del defunto.
Ma perché una civiltà che aveva dato vita alla filosofia, alla scienza ed alla logica si votava, parimenti, alla magia nera? La risposta può risalire al V secolo a.C., al momento in cui venne dedicato il Partenone, in cima all'acropoli, il momento più alto dell'ambizioso programma edilizio su quella collina portato avanti dallo statista Pericle. Questi aveva incontrato non poche opposizioni, durante la costruzione del Partenone. Alcuni ritenevano, non senza ragione, che non fosse giusto utilizzare il tesoro federale per gli scopi della sola città di Atene.
Pericle venne attaccato nell'assemblea di Atene. Durante un discorso di Tucidide, figlio di Melesias, quest'ultimo, che era riuscito a calamitare con passione l'attenzione e l'assenso dei convenuti, dovette interrompersi perché gli si bloccò improvvisamente la mascella. Probabilmente era stato colpito da un ictus, ma per gli astanti Tucidide era stato realmente colpito da una maledizione. Questo potrebbe spiegare l'improvviso aumento di tavolette di maledizione nel Kerameikos durante il V secolo a.C.

Fonte:
haaretz.com

lunedì 10 febbraio 2020

Cecoslovacchia, scoperto un antico pozzo

Cecoslovacchia, il pozzo appena rinvenuto (Foto: Ond'ej Wolf/Radio Ceca)
Gli archeologi Cechi hanno utilizzato lo zucchero bianco per preservare quella che potrebbe essere la più antica struttura lignea mai scoperta in Europa, un pozzo per l'acqua fatto con querce abbattute circa 7000 anni fa. Il pozzo è stato riportato alla luce all'inizio di quest'anno, durante la costruzione dell'autostrada D35. Si tratta di un ritrovamento isolato, con segni di tecniche costruttive utilizzate nell'Età del Bronzo e del Ferro.
Nelle vicinanze non sono state trovate tracce di un insediamento umano. Gli archeologi ritengono che il pozzo fosse una costruzione isolata che, molto probabilmente, serviva un certo numero di insediamenti situati ad una certa distanza. Il pozzo si è conservato grazie al livello dell'acqua che conteneva. I test sulle tavole di legno con il quale era stato costruito ha dimostrato che queste erano state ricavate da querce abbattute circa 7000 anni fa.
I ricercatori pensano che il pozzo sia stato utilizzato dai coloni durante quella che definiscono la Rivoluzione Neolitica, durante il passaggio da uno stile di vita di caccia e raccolta ad uno di agricoltura e insediamenti stabili. Il pozzo è il primo del suo genere rinvenuto, insieme ad un frammento di corno animale, ossa di uccelli ed una ciotola di ceramica.
Il pozzo si è conservato grazie all'acqua che lo sommergeva. I ricercatori hanno sostituito l'acqua con un agente di conservazione ampiamente utilizzato: lo zucchero bianco. Hanno immerso le assi di legno in una soluzione di saccarosio dove dovranno rimanere per alcuni mesi. Durante questo periodo la struttura cellulare danneggiata del legno sarà sostituita dal saccarosio, la cui composizione chimica è simile alla cellulosa del legno.

Fonte:
radio.cz

Santorini, scoperte dai nuovi scavi

Santorini, alcuni oggetti ritrovati negli scavi recenti sull'isola
(Foto: Ministero Greco della Cultura)
Ci sono nuove, importanti scoperte negli scavi di Akrotiri, sull'isola greca di Santorini (Thera). La maggior parte di queste scoperte è legata alla vita quotidiana delle persone che vivevano sull'isola prima dell'eruzione vulcanica che distrusse la maggior parte dell'isola e spazzò via la civiltà minoica dalla vicina Creta.
Sono stati ritrovati vestiti e frutta bruciata, forse gli ultimi oggetti che la popolazione di Santorini stava utilizzando pochi momenti prima dell'eruzione. Sono state anche trovati più di 130 oggetti di vasellame che solitamente si depone nelle sepolture. Lo scavo, patrocinato dalla Società Archeologica Greca, è diretto dal Professor Christos Doumas.
Santorini, ceramica bianca e nera rinvenuta nei recenti scavi sull'isola (Foto: Ministero Greco della Cultura)
Tra gli oggetti rinvenuti ci sono elementi in bronzo e piccoli frammenti e perline derivanti da una o più collane. E' stata trovata anche un'iscrizione composta da una sillaba in LineareA e un'ideogramma, tracciata con inchiostro su un oggetto legato, con tutta probabilità, all'utilizzo dell'edificio nel quale è stato rinvenuto.
I ricercatori si aspettano altre scoperte nel corso degli scavi. Akrotiri è un insediamento dell'Età del Bronzo, quando l'isola di Santorini era abitata da genti minoiche. La città venne sepolta dalla cenere vulcanica dell'eruzione del vulcano dell'isola.

Fonte:
greece.greekreporter.com

sabato 1 febbraio 2020

Nuove, interessanti scoperte ad Epidauro

Grecia, il tholos dell'antica Epidauro in fase di restauro ed i resti
dell'edifico di epoca arcaica appena scoperto
(Foto: Athens-Macedonian News Agency)
L'Asclepeion di Epidauro, nel Peloponneso, è uno dei siti antichi più importanti del mondo. Oggi deve gran parte della sua fama al teatro, una meraviglia dell'acustica ancora funzionante, ma in antico era utilizzato come santuario medico per guarire da malattie anche gravi. I malati provenivano da tutto il Mediterraneo orientale. Epidauro comprendeva alloggi, una palestra, uno stadio, il teatro che serviva per elevare lo spirito.
Secondo Esiodo, che fu attivo tra il 750 ed il 650 a.C., Asclepio, figlio di Apollo, considerato il dio della medicina, era nato ad Epidauro. Un nuovo edificio trovato nell'area dell'Asclepeion di Epidauro offre nuove informazioni sul famoso santuario, soprattutto per quel che riguarda i primi anni della sua creazione.
L'edificio appena scoperto è una struttura di epoca arcaica, la cui funzione è attualmente ancora sconosciuta. E' stato costruito nei pressi del tholos, o cupola, l'edificio più iconico dell'Asclepeion. La struttura ha una pianta rettangolare ed uno spazio seminterrato corrispondente al piano terra con mosaici. Si pensa risalga al 600 a.C. circa.
Il Professor Vassilis Lamprinoudakis, responsabile degli scavi ad Epidauro per l'Università di Atene, ha detto: "Questo significa che il culto di Asclepio è forse iniziato con l'Asclepeion stesso. Finora si riteneva che fosse iniziato nel 550 a.C., ora è evidente che le strutture sono precedenti e questo è particolarmente importante per la storia del santuario e per la storia di Asclepio stesso".
Dove è stato costruito il tholos, è stato trovato parte di un edificio, un edificio doppio, con un seminterrato a piano terra. Gli archeologi lo considerato un precursore del tholos. Quando si è deciso di costruire quest'ultimo edificio, il precedente è stato demolito. Lo spazio vuoto creato dalla sua distruzione era pieno di reliquie del vecchio edificio, ma anche da altre parti del santuario sepolte con rispetto e cura.
Il nome tholos è stato dato alla struttura da Pausania, nel II secolo d.C. Il suo nome originale, come si evince dalle iscrizioni del IV secolo a.C., era Thymeli. Thymeli era una sorta di altare utilizzato per i sacrifici, sul quale venivano disposte le offerte senza spargimento di sangue. Il tholos era una sorta di casa sotterranea di Asclepio, dove venivano ospitati i pazienti che qui dormivano sognando il dio che gli avrebbe rivelato il rimedio per le loro malattie.
Lo scavo archeologico presso il santuario di Asclepio ad Epidauro è stato effettuato dal Dipartimento di Storia ed Archeologia dell'Università di Atene dal 2016. Gli scavi sono effettuati con il supporto dell'Eforato della Antichità di Argolis e sono stati finanziati dall'organizzazione Asclipiades nel 2016-2017 e dalla Fondazione Stavros Niarchos nel 2018-2019.

Fonte:
archaeologinewsnetwork.blogspot.com

Turchia, rinvenuta una statuetta antropomorfa

Turchia, la statuetta antropomorfa scoperta nel 2016
(Foto: J. Quintan)
Un ricercatore polacco ha scoperto una figurina antropomorfa in una delle città più antiche del mondo. Si tratta del primo oggetto di questo tipo, ricavato dall'osso, ritrovato sul luogo. E' stato datato ad ottomila anni fa. La scoperta è stata fatta nella parte meridionale dell'altopiano anatolico nella Turchia anatolica, abitata ininterrottamente per oltre mille anni tra il 7000 ed il 6000 a.C. La statuetta è stata trovata nel 2016, ma le analisi sono state completate da poco.
In questo sito archeologico turco sono state ritrovate diverse figurine femminili in argilla, fino a poco tempo fa considerate dee madri a causa della loro postura e dei seni esposti. Oggi queste figurine sono interpretate come donne anziane e sono considerate legate al culto degli antenati.
La statuetta è alta circa 6 centimetri, ha incisioni a forma di occhi chiaramente visibili. Un modo simile di rappresentare le caratteristiche umane è noto in altri siti in Medio Oriente dello stesso periodo. Queste statuette sono generalmente ricavate da ossa di asino e cavallo.
La statuetta è stata rinvenuta dalla Professoressa Kamilla Pawaowska in uno dei contenitori di argilla posta in una stanza dove era stato immagazzinato del cibo. Il contenitore è stato realizzato tra il 6500 ed il 6300 a.C.

Fonte:
scienceinpoland.pap.pl

Egitto, scoperte sepolture comuni di sacerdoti

Egitto, uno dei sarcofagi in pietra scoperti a Minya
(Foto: english.ahram.org.eg
)
Il Ministro egiziano del Turismo e delle Antichità, Khaled el-Enany, ha annunciato la scoperta di tombe comuni per i sommi sacerdoti nell'area di al-Ghoreifa nel sito archeologico di Tuna el-Gabal a Minya, che segna la prima scoperta archeologica da parte del Ministero del Turismo e dell'Antichità per l'anno 2020.
Le tombe comuni erano dedicate ai sacerdoti del dio Djehuty e agli alti funzionari nel quindicesimo nomo dell'Alto Egitto e della sua capitale, Ashmunin. La scoperta è stata fatta da una missione archeologica guidata da Mustafa Waziri, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità.
Waziri ha spiegato che gli archeologi hanno scoperto 16 tombe contenenti circa 20 sarcofagi e bare di varie forme e dimensioni, tra i quali cinque sarcofagi antropoidi in calcare e incisi con testi geroglifici e cinque bare in legno ben conservate. Alcune bare sono decorate con nomi e titoli dei proprietari. Sono state anche scoperte più di 10.000 figurine di ushabti fatte di faience blu e verde, la maggior parte delle quali sono incise con i nomi dei defunti.
Egitto, uno dei sarcofagi scoperti a Minya con la sua mummia
(Foto: 
english.ahram.org.eg)
La missione archeologica ha inoltre rinvenuto più di 700 amuleti di varie forme, dimensioni e materiali, tra i quali scarabei del cuore, amuleti in oro puro ed un amuleto a forma di cobra alato. Sono stati trovati anche molti vasi in ceramica di diverse forme e dimensioni, utilizzati per scopi funerari e religiosi. Tra questi otto gruppi di vasi canopi in calcare dipinto, con iscrizioni che recitano i titoli che ricoprivano i loro proprietari; due collezioni di quattro vasi canopi in alabastro per donna ed uomo ed una pietra senza iscrizione con la raffigurazione dei quattro figli di Horus.
Waziri ha detto che uno dei sarcofagi in pietra appartiene al figlio di Psammetico, che aveva il titolo di capo del tesoro reale e possedeva molti titoli, tra i quali i più importanti erano quelli di Sacerdote di Osiride e Sacerdote di Nut. Un secondo sarcofago apparteneva ad Epy ed aveva anch'esso iscrizioni geroglifiche riportanti i titoli rivestiti dal defunto.

Fonte:
english.ahram.org.eg

venerdì 31 gennaio 2020

Spagna, il primo monastero bizantino

Spagna, i resti del monastero bizantino di Elda ad Alicante
(Foto: Museo Archeologico di Elda)
Gli archeologi dell'Università di Alicante, in Spagna, hanno recentemente identificato il primo monastero bizantino mai finora trovato nella penisola iberica.
Nel VI secolo d.C. l'imperatore Giustiniano costrinse le persone a depositare una cifra in denaro nelle principali chiese di ogni città, In questo modo i mercanti potevano dimostrare che la monetazione che usavano nelle transazioni economiche corrispondeva al denaro ufficiale che l'imperatore aveva coniato. Le chiese lavoravano come garanti nei confronti degli acquirenti dei metalli preziosi, affinché non fossero ingannati e per accertarsi che le monete in uso avessero il valore effettivo. Se le operazioni erano fraudolente, il gettito fiscale era inferiore.
Spagna monete bizantine trovate nel
monastero di Elda (Foto: Museo
Archeologico di Elda)
Il monastero appena scoperto, chiamato El Monastil, funzionò proprio come un quartier generale amministrativo e fiscale bizantino. Dapprincipio si era pensato che su questa collina alla periferia della cittadina di Elda  si trovasse un sito romano o visigoto, in seguito si scoprì che si trattava di una basilica bizantina, la prima costruita in Spagna, che era anche un importante centro per l'amministrazione fiscale dell'epoca.
Gli ultimi scavi, diretti da Antonio Manuel Poveda, hanno permesso il ritrovamento di una grande base di colonna ottagonale, tipica dell'architettura bizantina ed unica nel suo genere, al momento, in tutta la penisola. Una pisside, una scatola cilindrica in avorio, decorata con una scena delle fatiche di Ercole, è stata ritrovata nel sito.
La chiesa ed il suo convento occupavano un'area di circa 84 metri quadrati in questo centro religioso in collina. Sono stati trovati e identificati vari oggetti metallici dei rituali liturgici di epoca bizantina, tra i quali un piccolo coltello, utilizzato nella preparazione del pane sacro prima della Comunione ed un cucchiaio, ancora oggi utilizzato nel rito della Comunione ortodossa. Sono stati documentati anche materiali ceramici nordafricani, orientali e locali risalenti alla seconda metà del VI secolo.
Nel 1991, in questa stessa zona, sono state rinvenute dieci sepolture contenenti 16 corpi. Quattro degli individui indossavano anelli incisi con la lettera greca "sigma" ed uno di loro aveva anche una croce greca.

Fonte:
archaeologynewsnetwork.blogspot.com

Irlanda, i segreti della mummia...

Belfast, la mummia di Tabuki (Foto: manchester.ac.uk)
L'antica e famosa mummia egizia in mostra all'Ulster Museum, Tabuki, perì di morte violenta. La donna, infatti, venne accoltellata, come hanno rivelato gli esperti dei Musei Nazionali, dell'Università di Manchester, della Queen's University di Belfast e del Kingsbridge Prive Hospital.
Gli esperti, nel 185mo anniversario dello srotolamento della mummia, nel 1835, hanno scoperto che il Dna di Tabuki è più simile agli individui europei piuttosto che alle moderne popolazioni egiziane. Tabuki ha un dente in più - 33 invece di 32 - presente solo nello 0,02% della popolazione. Il cuore di Tabuki, dapprincipio dato per disperso, è stato identificato intatto. La scansione mostra che venne pugnalata nella parte superiore della schiena, vicino alla spalla sinistra. Questo colpo è stata la causa della sua morte.
Gli esperti ritengono che l'oggetto misterioso nella cavità del corpo della mummia, precedentemente ritenuto essere il suo cuore, era, in realtà, del materiale utilizzato per nascondere la ferita da coltello. Tabuki è vissuta più di 2600 anni fa e morì intorno ai vent'anni. Probabilmente si trattava di una donna sposata. La mummia venne acquistata a Tebe da Thomas Greg e portata a Belfast nel 1834.

Foto:
manchester.ac.uk

Egitto, Deir el-Bahari, scoperto un deposito di Tuthmosis II

Deir el-Bahari, cofanetto in faience trovato nel deposito di Thutmosis II (Foto: Prof. Andrzej Niwi'ski) Gli archeologi hanno scope...