giovedì 24 maggio 2018

Iraq, scoperta un'antica città perduta

Mardaman, una delle tavolette scoperte dall'Università di Tubinga
(Foto: Peter Pfalzner, Università di Tubinga)
La traduzione di alcuni testi assiri, rinvenuti dai ricercatori dell'Università di Tubinga, hanno svelato un segreto perduto della storia. Il luogo dove sono state rinvenute le tavolette d'argilla, Bassetki, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, sembra essere quello in cui sorgeva l'antica città reale di Mardaman.
Mardaman, importante città della Mesopotamia settentrionale, è citata dalle fonti antiche, ma gli archeologi non hanno mai trovato dove realmente sorgeva. Era una città molto antica, che fu conquistata e distrutta più volte.
Nel 2017 gli archeologi dell'Università di Tubinga hanno rinvenuto un archivio con 92 tavolette d'argilla. Ora il team, guidato dal Professor Peter Pfalzner, sta ancora lavorando presso il sito dell'Età del Bronzo in collaborazione con il Dottor Hasan Qasim, del Dipartimento delle Antichità di Kuhok. Le tavolette risalgono al medio impero assiro (1250 a.C. circa). In parte piuttosto deteriorate, le tavolette hanno richiesto diverso tempo per essere decifrate da parte del filologo dell'Università di Heidelberg, Dottor Betina Faist, specialista in lingua assira.
Il Dottor Faist è stato in grado di identificare il sito del ritrovamento delle tavolette come l'antica città di Mardaman. I testi cuneiformi ne parlano come la sede amministrativa di un governatore assiro. Si tratta di una nuova e sconosciuta provincia dell'impero assiro del XIII secolo a.C.. Il governatore assiro si chiamava Assur-nasir ed i suoi compiti e le sue attività sono descritte nelle tavolette.
La traduzione delle tavolette ha, nel contempo, permesso di localizzare l'antica città di Mardaman che le fonti del 1800 a.C. assimilano alla Mardama assira. La città, secondo le fonti, venne conquistata da uno dei più grandi sovrani dell'epoca, Shamsi-Adad I (1786 a.C.) ed inclusa nel suo impero che abbracciava la Mesopotamia superiore. Pochi anni dopo, però, Mardaman divenne un regno indipendente sotto il governo di un sovrano hurrita, Tish-Ulme. Seguì un periodo di prosperità, ma poco dopo la città venne distrutta da una tribù che scendeva dai monti Zagros, i Turukkaeans. La città ha continuato ad esistere fino al 1200 a.C. come sede di un governatore assiro.
Fonti della terza dinastia di Ur (2100-2000 a.C. circa) dipingono Mardaman come un'importante città della periferia settentrionale dell'impero mesopotamico. Sicuramente le tavolette di argilla trovate a Bassetki apportano un contributo nuovo alla geografia della Mesopotamia. Si spera che questa scoperta possa fornire ulteriori indizi di altre città della regione. L'importanza di Mardaman era sicuramente legata alla sua posizione sulle rotte commerciali tra Mesopotamia, Anatolia e Siria.
Il sito della città dell'Età del Bronzo di Bassetki è stato scoperto nel 2013 dagli archeologi dell'Università di Tubinga. Le tavolette rinvenute nel 2017 erano state deposte in un vaso di ceramica utilizzato come archivio ed erano state avvolte in uno spesso rivestimento di argilla.

Fonte:
heritagedaily.com

Egitto, trovato un balneum greco-romano

La moneta di Tolomeo IV raffigurante il padre Tolomeo III
(Foto: english.ahram.org.eg)
Una missione archeologica egiziana del Consiglio supremo delle antichità, ha scoperto alcune parti di un enorme edificio in mattoni rossi che potrebbero essere parte di un balneum greco-romano, nel sito di San el-Hagar, nel governatorato di Gharbeya.
La missione ha anche scoperto vasi in ceramica, statue in terracotta, strumenti in bronzo e monete, nonché un frammento in pietra con incisi dei geroglifici ed una piccola scultura raffigurante un agnello. Il responsabile della missione Saeed el-Asal ha affermato che il manufatto più interessante finora scoperto è una moneta d'oro con l'immagine di Tolomeo III, coniata durante il regno di suo figlio Tolomeo IV (244-204 a.C.). Il diametro della moneta è di 2,6 cm ed il suo peso è di 28 grammi. Su un lato vi è il ritratto di Tolomeo III con una corona, sull'altro lato è riportato il nome del re unitamente alla raffigurazione di una cornucopia.

Fonte:
english.ahram.org.eg

Cipro preistorica, nuove interessanti scoperte

Scavi recenti nel sito neolitico sulle montagne di Troodos, a Cipro, hanno portato alla scoperta di strumenti in pietra, pittogrammi e gioielli da parte degli archeologi del Dipartimento di Storia e Archeologia dell'Università Aristotele di Salonicco. Il progetto è nato sotto la direzione del Professor Nikolaos Efstratiou.
I nuovi ritrovamenti sono stati scoperti nei pressi un insediamento preesistente, dove sono state trovate tracce di una comunità di cacciatori-raccoglitori. La zona di scavo era, un tempo, un insediamento agricolo, a conferma che l'entroterra montuoso di Cipro è altrettanto importante, ai fini della ricerca archeologica, delle zone costiere.
Gli archeologi pensano che nei primi anni della preistoria, Troodos sia stata interessata da una permanenza stabile di gruppi di agricoltori ed allevatori. La società dell'epoca era contrassegnata da un'intensa mobilità e circolazione delle materie prime.

Fonte:
cyprus-mail.com

domenica 20 maggio 2018

Bulgaria, ancora sorprese dall'antica Philipopolis

Plovdiv, la statuetta trovata negli scavi
(Foto: podtepeto.com)
I resti di un bambino di circa tre anni e di due anziani sono stati trovati durante gli scavi archeologici a Plovdiv, la seconda città della Bulgaria. Gli archeologi ritengono che i tre possano essere stati uccisi durante un attacco dei Goti, quasi 1800 anni fa.
La scoperta è stata fatta in un sito vicino ad un tunnel che si trova vicino alla chiesa ortodossa bulgara di Plovdiv. Il bambino è stato ucciso con una freccia, la causa della morte delle due persone anziane non è stata immediatamente chiara, perché i resti erano stati pesantemente danneggiati da un incendio. Gli scheletri sono stati trovati, bruciati, in pose innaturali. Sul polso di uno di essi vi era ancora un bellissimo bracciale.
Accanto ai resti sono state trovate alcune monete ed una statuetta che si ritiene raffiguri Aphrodite. Il responsabile dello scavo, Elena Bozhinova, ha affermato che i resti appartengono a tre individui uccisi contemporaneamente all'interno di una casa incendiata in seguito all'attacco dei Goti a Philipopolis (antico nome di Plovdiv) del 251 d.C. La città venne quasi completamente distrutta da un incendio.

Foto:
sofiaglobe.com

Slovacchia, trovato il più antico reperto greco

Slovacchia, i frammenti di corazza greca trovati dagli archeologi
(Foto: spectator.sme.sk)
Gli archeologi hanno fatto una significativa scoperta nei pressi del villaggio di Slatina, in Slovacchia, dove un tempo era un luogo sacrificale dei Celti. Hanno scoperto delle piastre in bronzo decorato che facevano parte della corazza di un guerriero greco di una certa importanza. "E' la più antica reliquia di arte greca trovata in Slovacchia", ha detto il vice direttore dell'Istituto Archeologico slovacco di Nitra, Karol Pieta.
La corazza è stata creata nella colonia greca di Taranto nel IV secolo a.C. ed è arrivata, in seguito, in territorio slovacco. I guerrieri Celti, all'epoca, si muovevano molto nella zona centrale della terra danubiana e qualcuno di loro ha portato con sé quella corazza. E' possibile anche che il reperto sia stato rubato all'oracolo di Delfi, saccheggiato dai Celti nella prima metà del III secolo a.C..
Il centro sacrificale, situato a circa 1,5 chilometri da un significativo centro fortificato sulla collina di Udriana, è stato individuato per caso nel 2016. Qui i Celti compivano sacrifici non solo animali ma anche umani alle loro divinità. Le vittime venivano bruciate ritualmente ed è per questo motivo che la maggior parte degli oggetti che si sono trovati qui sono bruciati.
Gli archeologi hanno ricostruito minuziosamente i piccoli pezzi delle parti di corazza con strumenti digitali. La decorazione che vi compariva era un'Amazzonomachia, la mitica battaglia tra gli antichi Greci e le Amazzoni. Il villaggio di Slatina è il quarto centro cerimoniale trovato in Slovacchia. Qui è stata anche rinvenuta una fossa sacrificale ed il luogo dove sorgeva il palo del sacrificio. Sono state anche trovate ossa umane e animali bruciate, braccialetti di vetro blu, uno sperone e i resti di una decorazione di metallo che si applicava sull'abbigliamento.
Sono state ritrovate anche molte ceramiche che erano utilizzate per i pasti comuni dopo i riti sacrificali. I Celti utilizzavano rompere i bicchieri utilizzati per bere e gettare il contenuto nel fuoco. Utilizzavano anche rompere le stoviglie per riassemblarle in seguito al fine di liberare lo spirito del sacrificio. Il sangue delle vittime - animali o umane - veniva fatto colare nella fossa rinvenuta dagli archeologi.

Fonte:
spectator.sme.sk

sabato 19 maggio 2018

Bulgaria. emergono le fondazioni di un arco romano

Una delle fondazioni dell'arco romano scoperta a Plovdiv, in Bulgaria
(Foto: Times of Plovdiv)
Gli archeologi hanno scoperto, nell'antica città di Philipopolis, odierna Plovdiv, in Bulgaria, le fondazioni di quello che sembra essere stato un enorme arco trionfale costruito dai Romani. L'arco di trionfo è stato scoperto nei pressi della chiesa di S. Margherita di Antiochia, dove gli archeologi hanno recente rinvenuto un'antica iscrizione romana del 303 d.C., che glorifica l'imperatore Diocleziano all'indomani dell'introduzione della Tetrarchia. Nello stesso punto sono state rinvenute antiche rovine ed una strada romana di 7 metri di larghezza.
I ricercatori sono stati guidati dall'archeologa Elena Bozhinova del Museo archeologico di Plovdiv e dalla Professoressa Kamen Stanev del Cyril e Methodius Scientific Center presso l'Accademia bulgara delle scienze a Sofia. Finora le rovine dell'arco trionfale romano sono alte due metri ma si pensa che vadano ancora più in profondità. I numerosi frammenti architettonici rinvenuti sul posto sono stati riconosciuti come elementi della parte superiore dell'arco trionfale. Si pensa che l'arco sia crollato in seguito ad un terremoto.
Mentre la base occidentale dell'arco romano è stata maggiormente esposta, restano al di sotto del marciapiede di viale Tsar Boris III le rovine della parte orientale. La larghezza della base esposta dell'arco trionfale è di 3,6 metri. Le fondamenta dell'arco sono costituiti da blocchi di 3-4 tonnellate ciascuno. L'arco è in arenaria e si pensa raggiungesse i 7 metri di larghezza nel IV secolo d.C.. Gli archeologi hanno anche individuato l'ampliamento della strada romana che conduceva alla porta orientale di Philipopolis verso lo stadio dell'antica città romana. Nelle due fondazioni di arenaria sono stati visti fori di grandi dimensioni dove erano inserite delle grappe di ferro ricoperte di piombo.
Prima della scoperta di quest'arco, ne era stato scoperto solamente uno, sempre a Plovdiv, di epoca adrianea presso la porta orientale di Philipopolis.

Fonte:
archaeologyinbulgaria.com

Bulgaria, scoperta una casa romana

Bulgaria, i resti della casa romana scoperti di recente
(Foto: archaeologyinbulgaria.com)
Una ricca villa romana del III-IV secolo d.C. è stata scoperta vicino alla città di Gurkovo, nella Bulgaria orientale, a 29 chilometri dalla principale città romana di Augusta Traiana, odierna Stara Zagora.
L'antica città romana di Ulpia Augusta Traiana fu probabilmente fondata nel 107 d.C. circa dall'imperatore romano Traiano sul sito di un precedente insediamento antico di nome Beroe. La città divenne rapidamente la seconda più importante della provincia romana della Tracia dopo Philipopolis, odierna Plovdiv.
Negli scavi più recenti ad Augusta Traiana, nel centro di Stara Zagora, gli archeologi hanno scoperto un totale di 27 tombe, parte di una necropoli antica. La casa romana è stata scoperta da una squadra di archeologi guidati da Mariya Kamisheva del Museo di storia della regione di Stara Zagora. Gli archeologi hanno portato alla luce una piscina molto ben conservata, come ben conservate sono le stanze della casa che si estende su un'area complessiva di oltre 100 metri quadrati.
Il sito della scoperta è stato attenzionato dagli archeologi dopo l'individuazione di diversi cacciatori di tesori. I ricercatori sono stati particolarmente sorpresi dalla scoperta della grande piscina, di forma semicircolare e del diametro di 4,04 metri; l'altezza si è conservata per 1,4 metri. Il comune di Gurkovo ha finanziato gli scavi, ritenendo che la scoperta possa essere, in futuro, foriera di turismo culturale. La villa romana possiede anche un ipocausto (pavimento riscaldato) con tracce di affreschi, ad indicare che la dimora apparteneva ad un ricco romano.
Sul posto gli archeologi hanno trovato due monete romane dall'inizio del IV secolo d.C. ed una moneta turco-ottomana che potrebbe indicare l'epoca in cui il complesso venne distrutto.

Fonte:
archaeologyinbulgaria.com

Pompei, riemerge la casa dei balconi

Pompei, uno degli affreschi emersi dai recenti scavi
(Foto: napoli.repubblica.it)
Gli archeologi hanno scoperto, a Pompei, un vicolo dove si affacciava un grande edificio con i suoi balconi, che sono rimasti per lo più intatti e con i colori originali.
La scoperta è insolita non solo per la conservazione del olore, che consentirà ai visitatori del sito di vedere le case quasi com'erano quando Pompei ancora non era stata distrutta dalla furia del Vesuvio. Si tratta di quattro ampi balconi, emersi in un'area in corso di scavo. Su uno dei balconi sono stati trovati dei vasi per il vino messi, probabilmente, ad asciugare al sole. Gli esperti, ora, ripristineranno in parte queste abitazioni balconate per renderle fruibili al pubblico come parte di un nuovo percorso di visita.
Il rosso pompeiano come veramente era, così intenso da richiamare il vino tanto amato dai Romani. E poi gli ocra pastosi e rilucenti, le decorazioni geometriche, i fiori, gli animali. A quasi duemila anni di distanza dall'eruzione del 79 d.C. che seppellì cose e persone, Pompei restituisce i suoi veri colori insieme ai frutti emozionanti dei nuovi scavi, i primi in epoca recente in una zona "vergine" dei 66 ettari lungo i quali si estendeva la colonia romana.
Il ritrovamento dei balconi - in tutto al momento sono quattro, uno accanto all'altro sullo stesso vicolo che si sta tirando fuori in questi giorni - emoziona, spiega all'Ansa il direttore del Parco Archeologico Massimo Osanna, perché a Pompei ne sono rimasti pochi e "la conservazione del piano superiore è una rarità". La casa era stupefacente, con colonne corinzie alte sette metri, la vasca in tufo nell'atrio, la sala del triclinio con le pareti dipinte che raccontano storie di amorini e pigmei. Un lusso e una magnificenza che in questa dimora, il cui ultimo proprietario era L. Albucius Celsus, un edile proveniente da una famiglia molto benestante, si rivela persino nella latrina, piccola e attaccata alla cucina, ma con le pareti intensamente dipinte con raffinate decorazioni rosse su fondo color crema.
Incentrato su un'area di 1400 metri quadrati, in quello che gli archeologi chiamano "il cuneo", un grande triangolo inesplorato nella Regio V, il nuovo scavo - che punta in primo luogo alla messa in sicurezza di 2,6 chilometri di muri - impegnerà gli esperti ancora per mesi. Al lavoro c'è una squadra che conta circa 40 persone, dagli architetti agli archeologi, fino agli archeobotanici che si muove con tecnologie d'avanguardia, dai droni ai laser scanner fino alle microtelecamere infilate nella terra.
Il ritrovamento della strada e delle abitazioni è l'ultimo, in ordine di tempo dei ritrovamenti effettuati nelle ultime settimane, in seguito agli scavi eseguiti per stabilizzare pareti a rischio di crollo. Appena una settimana prima di questo ritrovamento, gli archeologi hanno trovato la figura completa di un cavallo, il primo mai trovato prima a Pompei. Insieme con un maiale e un cane è uno dei pochi animali rintracciati nel sito.

Fonte:
thelocal.it
napoli.repubblica.it
ansa.it

Ercolano, un papiro restituisce un'opera di Seneca il Vecchio

Ercolano, il papiro P.Herc. 1067 contenente un testo di Seneca padre
(Foto: napoli.repubblica.it)
La ricercatrice Valeria Piano ha riletto il papiro numero 1067 e lo ha attribuito ad Anneo Seneca detto il Vecchio o il Retore, padre del filosofo Lucio Seneca. Il testo riproduce l'opera dedicata alla storia romana dalla fine delle guerre civili fino alla morte di Tiberio. Seneca morì nel 37 d.C. a Roma. Il papiro si data a prima del 79 d.C., momento del seppellimento di Ercolano.
Quello che sembrava un papiro con il testo di un'orazione politica attribuita a Lucio Manlio Torquato, è invece parte dell'opera storica del padre del filosofo Seneca, alla quale il Retore lavorò negli ultimi anni della sua vita "Ab initio bellorum civilium".
Entusiasta della scoperta il direttore della Biblioteca nazionale di Napoli Francesco Mercurio. La Nazionale conserva la collezione di papiri scoperti nella Villa dei Pisoni a Ercolano. A presentare la nuova lettura la filologa e papirologa Valeria Piano, che lavora all'Università di Firenze.
Nel papiro latino che gli studiosi citano come "P.Herc. 1067", nonostante l'esiguità dei frammenti, l'impronta della narrazione storiografica è immediatamente percepibile nel testo, confermando che si tratta delle "Historiae ab initio bellorum civilium" data per perduta e di cui finora non avevamo nessuna notizia diretta di tradizione manoscritta.
Lucio Anneo Seneca il Vecchio (Foto: repubblica.it)
I nuovi studi hanno affermato con certezza l'attribuzione del testo contenuto nel "P.Herc. 1067" a Lucio Anneo Seneca, padre del filosofo Seneca. La scoperta è stata fatta nell'ambito del progetto europeo Platinum, che fa capo all'Università Federico II ed è finanziato dall'Unione Europea.
"Il P.Herc. 1067 è uno dei più noti papiri latini della collezione di Ercolano, conosciuto come 'Oratio in Senatu habita ante principem' - spiega il direttore Francesco Mercurio - fino a oggi si era ritenuto che tale papiro conservasse un discorso di tenore politico, pronunciato in Senato davanti all'imperatore: l'attribuzione a Seneca padre è strabiliante. Il papiro ci offre una memoria storica delle vicende della prima Roma imperiale sotto Augusto e Tiberio, con qualche possibile riferimento alla storia immediatamente precedente. Inoltre il lasso di tempo individuato, i personaggi menzionati nel papiro, la presenza nella biblioteca di Ercolano della produzione di Seneca padre, ci danno un'altra conferma e dimostrano, in modo inequivocabile, che la Villa dei Pisoni e con essa la sua biblioteca, era un importante e vitale centro di studi fino a poco prima l'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.". Francesco Mercurio si augura che i papiri di Ercolano vengano dichiarati dall'Unesco Patrimonio dell'umanità.
Frammenti preziosi, dunque, che la lava e il tempo hanno restituito anneriti, ma comunque almeno in parte leggibili. Tasselli di un puzzle che Valeria Piano ha ricostruito con ostinata accuratezza, al termine di un lavoro certosino di ricostruzione durato un anno sugli scampoli ritrovati nell'antica biblioteca di Filodemo di Gadara, costituita da centinaia di scritti in quella che non a caso ha preso il nome di Villa dei Papiri. "L'eruzione ha salvato quella villa e la sua biblioteca di natura filosofica e in particolare epicurea", conferma la studiosa, che ha passato mesi a ricomporre, decifrare e interpretare le lettere latine incise su un papiro lungo ben 13 metri ridotto in brandelli.
Un'impresa nella quale la tecnologia ha avuto un ruolo fondamentale. "Per esaminare i frammenti ho usato microscopi e immagini multispettrali. - Spiega la ricercatrice molisana. - Ho condotto questo studio nell'ambito del progetto europeo Platinum, che ha sede qui a Napoli, alla Federico II, ed è diretto dalla Professoressa Scappaticcio. Ma sono stata seguita anche dal Cispe, il Centro internazionale per lo studio dei papiri ercolanesi, che ha sede a Napoli."
Dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali arriva la soddisfazione della direttrice generale delle biblioteche e istituti culturali Paola Passarelli, che parla di "segnale positivo di come fare sistema possa portare a questi risultati e uno stimolo incoraggiante a proseguire in questo senso". Il binomio tutela e ricerca, commenta a sua volta la segretaria generale del ministero Carla di Francesco, "porta oggi un risultato straordinario e restituisce al mondo un'opera della letteratura latina finora ritenuta perduta".

Fonte:
napoli.repubblica.it
ilmattino.it

mercoledì 16 maggio 2018

Germania, le tracce della difficile convivenza con i Romani

Uno degli elmi romani rinvenuti nello scavo a Krefeld, Germania
(Foto: DPA)
Uno scavo recente, condotto nella città di Krefeld, nel nord Reno-Westfalia, in Germania, ha portato alla luce antiche reliquie che narrano la storia della turbolenta convivenza con i Romani. Si tratta di decine di migliaia di manufatti scavati nella sabbia e nell'argilla del Reno. Tra questi centinaia di monete, armi, scheletri di cavallo, gioielli, elmi e la fibbia finemente lavorata di un soldato.
Nella cittadina, che sorge appena fuori Dusseldorf, sono state trovate quasi 6.500 sepolture databili ad un periodo compreso tra l'800 a.C. e l'800 d.C., contenenti diversi oggetti preziosi quali corredo. Si tratta di uno dei più grandi cimiteri antichi a nord delle Alpi. Questi oggetti sono legati alla storia stessa della Germania e ad una sanguinosa rivolta con successiva presenza massiccia delle truppe romane.
I Romani costruirono, nel 69 d.C., un campo militare a metà strada tra le antiche città di Neuss e Xanten, nel Basso Reno, in quello che ora è Krefeld. L'area venne scelta per la sua posizione strategica su una piccola collina che fronteggiava un'importante rotta commerciale che attraversava la Germania. I Romani avevano chiamato questo luogo Gelduba. Oggi questo luogo, che è un quartiere di Krefeld, si chiama Gellep.
Tacito è stato il primo a menzionare Gelduba, teatro di una importante battaglia tra Romani e Batavi nel 69 d.C., quando il principe germanico Iulius Civilis capeggiò la rivolta contro i conquistatori nella regione del Reno. Qui combatterono, tra Romani e Batavi, ben 20.000 uomini. Gli scheletri di cavallo unitamente a più di 300 scheletri umani recuperati dagli archeologi nei recenti scavi sono probabilmente la testimonianza di questo scontro sanguinoso.
All'indomani della battaglia contro i Batavi, i Romani costruirono un forte militare in città (V secolo d.C.). Durante il dominio romano Krefeld venne più volte utilizzata come centro di stazionamento delle truppe romane provenienti dalla Spagna ed arrivò ad avere anche una piscina riscaldata all'interno del campo romano. Presto i reperti recuperati nello scavo (elmi di soldati Romani, urne dell'Età del Ferro, oggetti romani in bronzo e la ricostruzione di una grande fornace per la ceramica) saranno esposti presso il Museo di Burg Linn.

Fonte:
thelocal.de

Praga, scavi e ritrovamenti nel centro città

Praga, la statuetta della Madonna con Bambino trovata negli scavi di
Piazza Venceslao (Foto: CTK)
Il Museo di Praga ha pubblicato i risultati di due scavi archeologici effettuati nel centro della città. Tra le scoperte vi sono oggetti di uso quotidiano che rimandano al medioevo e che gettano una nuova luce sulla vita quotidiana dell'epoca. Tra gli oggetti una rara statuetta raffigurante la Madonna.
Le indagini si sono concentrate sulla Porta S. Valentino, nella città vecchia. Durante lo scavo dei bastioni della città, gli archeologi hanno riportato alla luce un'antica porta. Le analisi del legno hanno determinato che si trattava di una porta ricavata da un albero di quercia tagliato intorno al 1239.
Per quanto riguarda gli oggetti rinvenuti nello scavo nel centro di Praga, si tratta di oggetti legati alla vita e al mercato della città medioevale (metà XIV - fine XVI secolo). A piazza Venceslao, nel centro di Praga, all'epoca vi era un mercato di cavalli, uno dei tre mercati della città destinato alla compravendita di questi animali, nonché alla vendita di prodotti agricoli e di artigianato. Molti sono stati i "rifiuti" trovati in situ. I frammenti estratti da questi rifiuti si sono rivelati essere ossa di animali, frammenti di ceramiche da tavola e ferri da cavallo, che gettano nuova luce sulla vita della Praga medioevale.
Tra le scoperte negli scavi di piazza Venceslao vi è quella, piuttosto insolita, di una statuetta della Madonna incisa in un corno animale. La statuetta ha circa tre centimetri di altezza e raffigura la Vergine Maria con Gesù bambino in braccio. Sulla parte posteriore della statuetta vi è un piccolo dispositivo metallico che, probabilmente, era associato ad un altare domestico. Forse la statuetta apparteneva ad un cittadino benestante ed è stata, quasi con certezza, persa dal momento che si tratta di un oggetto di un certo valore.

Fonte:
radio.cz

Iraq, scoperta un'antica città perduta

Mardaman, una delle tavolette scoperte dall'Università di Tubinga (Foto: Peter Pfalzner, Università di Tubinga) La traduzione di al...