domenica 8 luglio 2018

Turchia, bambini e sacrifici umani nell'antica Mesopotamia?

Turchia, la sepoltura dei fanciulli (Foto: Ba sur Hoyuk progetto di ricerca)
Circa 5000 anni fa, vennero sepolti due fanciulli di appena 12 anni, un ragazzo ed una ragazza. I loro corpi furono circondati da centinaia di punte di lancia in bronzo, forse parte di un sacrificio di otto individui.
Gli otto individui sacrificati sono stati trovati appena fuori la sepoltura, nel sito di Basur Hoyuk, nella Turchia sudorientale. Le vittime avevano un'età compresa tra gli 11 ed i 20 anni. I due fanciulli dodicenni, insieme agli altri, sono stati deposti in un angolo e dotati di un corredo di alto rango per il periodo e la regione.
La sepoltura è stata scoperta nel 2014. Accanto ai bambini sono stati rinvenuti i resti di un adulto ma si pensa che appartengano ad una sepoltura precedente che si è "mescolata" con quella dei due fanciulli. Al momento si hanno prove di un trauma violento solo su due degli scheletri rinvenuti, anche se i ricercatori ammoniscono che non sempre la morte violenta lascia tracce sui resti umani.
Turchia, punte di lance in bronzo trovate nella sepoltura
(Foto: 
Ba sur Hoyuk progetto di ricerca)
La preparazione attenta e la posizione dei corpi degli otto ragazzi trovati accanto alla sepoltura dei bambini, porta a pensare che siano stati vittime di un sacrificio per accompagnare questi ultimi e servirli nell'aldilà. Permangono, tuttavia, una serie di misteri: chi erano i due dodicenni che sembrano essere i "proprietari" della sepoltura? Sono stati anche loro sacrificati? Purtroppo lo stato di conservazione dei resti all'interno della camera sepolcrale non è dei migliori e non si hanno prove che anche i due ragazzi dodicenni siano stati sacrificati. Tuttavia il fatto che abbiano ricevuto una sepoltura elaborata fa pensare che abbiano avuto, in vita, uno stato sociale piuttosto elevato.
Sacrifici umani sono stati rintracciati in altre parti dell'antica Mesopotamia, come Arslantepe, in un sito risalente anch'esso a 5000 anni fa. Alcuni archeologi ritengono che la sepoltura rappresenti una manifestazione di potere da parte di una società sempre più gerarchizzata. Il potere di disporre di grande ricchezza ma anche della vita di altri esseri umani.

Fonte:
livescience.com

Memorie di Vindolanda, trovata una mano in bronzo di Giove Dolicheno

Scozia, la mano in bronzo di Giove Dolicheno
trovata a Vindolanda
(Foto: Vindolanda Trust)
Gli archeologi hanno scoperto un'antico reperto romano, chiamato "mano di Dio", ma la storia che questo particolare reperto racconta è tutt'altro che celeste. La mano è stata rinvenuta nei pressi del Vallo di Adriano ed è di 2,3 chili di peso. Il materiale in cui è forgiata è il bronzo massiccio. Fu quasi certamente il dono ad una divinità militare che doveva dare ai Romani una grande vittoria prima di un'operazione militare.
Per quanto riguarda quest'ultima, si pensa sia l'invasione romana della Scozia, condotta tra il 209 e il 210 d.C., uno degli eventi più sanguinosi della storia britannica che portò all'uccisione di migliaia di persone appartenenti alle tribù dell'attuale Scozia. I Romani sostenevano che i capi nativi avevano infranto un accordo di pace e li consideravano, pertanto, dei ribelli. E' probabile che la mano di bronzo, un oggetto sacro, sia stata sepolta da un comandante romano che aveva preso parte al conflitto.
Per descrivere la rabbia che i Romani provavano, Cassio Dione pone in bocca all'imperatore romano dell'epoca, Settimio Severo, un discorso particolarmente raccapricciante preso in prestito dall'Iliade: "Non ci accingiamo a lasciar vivo nemmeno un bambino nel grembo della madre, nessuno di loro deve sopravvivere. Tutto il popolo deve essere sterminato, nessuno deve rimanere a versare una lacrima per loro, non devono lasciare traccia". Anche se quasi certamente l'imperatore non pronunciò mai queste parole, esse restituiscono la dimensione violenta e vendicativa con cui agirono le truppe romane.
Moneta romana con ritratto di Settimio Severo trovata a Vindolanda
(Foto: Vindolanda Trust)
La mano in bronzo era stata depositata in una zona paludosa, ritualmente significativa, adiacente ad uno dei forti romani di Vindolanda. E' stata associata ad una divinità di origine mediorientale, Giove Dolicheno, originariamente una versione locale siriana di Giove, signore degli dèi. Giove Dolicheno era particolarmente venerato dai militari romani. La mano in bronzo veniva spesso posta sulla cima di un palo ed utilizzata per benedire o santificare i seguaci del durante i rituali religiosi all'interno dei templi a lui dedicati. I militari che occupavano i forti di Vindolanda erano di origine gallica ed erano prevalentemente militari di fanteria ausiliaria e cavalleria. Erano comandati da un ufficiale benestante di origine borghese, Sulpicius Pudens, che da quanto si conosce era particolarmente devoto a Giove Dolicheno, al quale dedicò due altari all'interno del tempio del forte di Vindolanda, nei pressi di una sorgente di zolfo.
Settimio Severo morì prima che il conflitto fosse completamente risolto ed i suoi successori mostrarono poco interesse per la Gran Bretagna. La mano di bronzo sarà in mostra permanente nel Museo di Vindolanda.

Fonte:
independent.co.uk

Luxor, trovati vasi canopi in una sepoltura

Luxor, i vasi canopi così come sono stati ritrovati
(Foto: english.ahram.org.eg)
Gli archeologi che stanno scavando una tomba a Luxor hanno scoperto quattro vasi canopi della XXVI Dinastia, dedicati alla "Signora della Casa Amenardis". La scoperta è stata fatta da una missione egiziano-americana guidata da Elena Pischikova e Fathy Yassin che si occupa dei lavori di restauro nella tomba di Karabasken, un sacerdote cuscita, che si trova nella necropoli di Asasif, sulla sponda occidentale di Luxor.
Mostafa Waziri, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità, ha detto che i vasi sono stati trovati in un vano sepolcrale tagliato nella parete sud del corridoio colonnato della tomba. I vasi sono in buono stato, malgrado siano caduti, nel corso del tempo, a causa della pressione dell'acqua penetrata negli ambienti sepolcrali. Solo uno di loro è risultato frammentato. La Dott.ssa Pischikova ha dichiarato che i vasi erano vuoti e che probabilmente contenevano le viscere del defunto.
Il coperchio dei vasi canopi hanno forma di uomo, babbuino, sciacallo e falco e sono stati sapientemente scolpiti da almeno tre diversi artisti.

Fonte:
english.ahram.org.eg

Tintagel, re Artù ed un misterioso scriba...

Tintagel, scritta trovata su una sorta di davanzale in pietra
(Foto: Christopher Ison)
Un componente di una finestra, probabilmente un davanzale, risalente al VII secolo d.C. recante un'iscrizione che è un mix di latino, greco e celtico, con nomi e simboli, è stato portato alla luce nel castello di Tintagel, nella Cornovaglia del nord. Il castello è noto per essere frequentemente associato alla leggenda di re Artù.
Nei pressi del castello sono stati scoperti altri reperti "curiosi", quali calici iberici e vasellame proveniente dalla Turchia, che portano a pensare che Tintagel sia stato un'importante avamposto reale per quel che riguarda i legami commerciali che dalla costa atlantica dell'Europa si dipanavano fino al Mediterraneo orientale.
Tintagel è uno dei luoghi più suggestivi e spettacolari della Gran Bretagna. Sulle scogliere sono stati costruiti più di 100 edifici abitati a partire dal IV secolo d.C. fino all'VIII. Il reperto con le iscrizioni appena ritrovato sembra essere stato una sorta di supporto per le esercitazioni di uno scriba, piuttosto che un prodotto finito. Questo suggerisce che chi ha inciso queste iscrizioni aveva familiarità con lo stile informale di scrittura utilizzato per i documenti e la grafia più formale che si trova nei Vangeli dell'epoca.
Sul reperto sono stati identificati due nomi, quello che si pensa essere un nome romano, Tito, e quello che è chiaramente un nome celtico, Budic. Compaiono anche parole latine come fili (figlio o figli) e viri duo (due uomini). Un altro elemento interessante è una lettera "A" con una "V" al suo interno ed una linea sulla parte superiore. La lettera "A" può riferirsi alla lettera greca alfa, associata a Dio.
Il reperto è stato scoperto nell'ambito di un progetto quinquennale commissionato dall'English Heritage e intrapreso dall'Unità archeologica di Cornovaglia (CAU). Gli archeologi pensano che a Tintagel, nel corso del medioevo, era insediata una comunità cristiana alfabetizzata con forti connessioni dall'Europa atlantica al Mediterraneo.
La professoressa Michelle Brown, esperta in manoscritti medioevali dell'Università di Londra, che ha decifrato l'iscrizione, ha affermato "La sopravvivenza della scrittura in questo periodo è rara e si tratta di una scoperta molto importante. Il testo presenta un mix di alfabeto latino con alcune lettere greche e un monogramma distintivo (la forma alla base della lettera "A"). Suggerisce un alto livello di alfabetizzazione e la consapevolezza della scrittura contemporanea di stili associati con i primi manoscritti miniati di Gran Bretagna e Irlanda. Altri esempi di scrittura in Cornovaglia e Bretagna occidentale in questo periodo assumono la forma di iscrizioni monumentali sulle pietre, ma questo esempio è differente, con uno stile di scrittura e un layout indicativi di uno scriba competente sicuramente cristiano, che aveva familiarità con la scrittura di documenti e libri".

Fonte:
theguardian.com

Sorprendente Roma: villa trovata vicino ponte Milvio

Roma, pavimenti della villa romana scoperta presso ponte Milvio
(Foto: roma.fanpage.it)
Una sorpresa che gli archeologi proprio non si aspettavano. Una villa residenziale di duemila anni fa che riaffiora sugli argini del Tevere, all'altezza di ponte Milvio, durante un cantiere di lavori dell'Acea. La scoperta è dell'inverno scorso.
A tornare alla luce è una vasta porzione di pavimento in opus sectile, decorato, cioè, con straordinari marmi policromi. Tarsie marmoree rosse e verdi che disegnano splendidi motivi floreali (non così comuni) intorno ad un quadrato centrale con doppia cornice. Secondo i funzionari della Soprintendenza Speciale di Roma responsabili dell'area, potrebbe trattarsi di una porzione di un ricco edificio a carattere residenziale risalente alla piena età imperiale. La bellezza del pavimento echeggia indubbiamente la preziosità di un complesso abitativo. Resta ancora da sciogliere l'enigma della posizione.
L'aspetto insolito è proprio la vicinanza al fiume. Il complesso è stato reinterrato, una scelta dettata dalle esigenze di conservazione e sicurezza dei reperti in considerazione dell'innalzamento stagionale del livello del Tevere che avrebbe potuto danneggiare i reperti.
Presso ponte Milvio confluivano, oltre alle vie Cassia e Flaminia, anche la Clodia e la Veientana. Il ponte fu costruito nel 207 a.C. da un appartenente alla gens Molvia, quindi pare che il nome derivi da Molvius, donde Molvio e quindi Milvio, durante il corso della seconda guerra punica e rinnovato nel 110 a.C. da Marco Emilio Scauro. Fu reso celebre per la storica battaglia del 312 d.C. combattuta tra Massenzio e Costantino che, nello stesso anno, avrebbe emanato un editto di tolleranza che rendeva legale la religione cristiana.

Fonti:
ilmessaggero.it
romadailynews.it

Ossario medioevale scoperto in Slovacchia

A Samorin, in Slovacchia, gli archeologi hanno trovato resti umani in un ossario risalente al XII-XIII secolo, sepolto ad un metro di profondità nel terreno accanto ad una chiesa romanica. L'ossario è stato dedicato a San Mikulas (Nicola), secondo l'archeologo Peter Nagy, del Museo Archeologico di Bratislava.
Il seminterrato dell'edificio in cui è stato trovato l'ossario è stato costruito in pietra ed è stato datato anche grazie ai materiali di costruzione dell'edificio stesso. La chiesa di Samorin è considerata il più prezioso monumento storico della città e conserva degli affreschi medioevali.

Fonte:
spectator.sme.sk

Bassania, misteriosa città perduta in Albania

Albania, resti della scomparsa città di Bassania (Foto: M. Lemke)
Gli archeologi polacchi hanno scoperto una città perduta di duemila anni fa, Bassania, in Albania. Il centro venne probabilmente distrutto dai Romani agli inizi del I secolo d.C.
La città è stata trovata si pensa sia Bassania, descritta dallo storico romano Tito Livio nel contesto degli scontri tra le truppe romane con l'ultimo re dell'Illiria, Genzio. In maggio gli archeologi hanno portato alla luce una parte delle mura ed una porta. Le strutture sono apparse subito ben fatte, costituite da blocchi di pietra. La porta era accompagnata da due bastioni ugualmente eretti in pietra.
Secondo il Professor Piotr Dyzeck, direttore delle antichità del sudest Europa nel centro di ricerche dell'Università di Varsavia, questo tipo di costruzione è tipica delle strutture difensive di età ellenistica. L'attribuzione al I secolo d.C. è supportata anche dagli oggetti che gli archeologi hanno rinvenuto nei pressi delle mura: monete e frammenti di vasi in ceramica risalenti ad un periodo che va dal IV al I secolo a.C.. Questo indica che la città ha continuato ad esistere durante tutto il periodo del Regno Illirico e che cessò di essere in epoca romana.
La città era molto grande, le mura difensive in pietra circondavano un'area di circa 20 ettari. I ricercatori si domandano come mai vi sia un silenzio quasi totale su Bassania tra i viaggiatori che, circa un secolo fa, descrissero piccole e grandi rovine con straordinaria meticolosità. Probabilmente il nome di Bassania era stato dimenticato, visto che la città era stata completamente distrutta e mai più ripopolata in epoca antica. Recenti ricerche hanno confermato che la città cessò di esistere nel I secolo d.C., alla fine del regno di Ottaviano Augusto. Probabilmente le rovine sono sfuggite agli esploratori di un secolo fa per la struttura geologica della collina sulla quale sorgono, costituita da conglomerati ed arenarie. Dopo secoli di erosione, i resti di strutture in pietra erette dall'uomo finiscono per somigliare a strutture geologiche naturali.

Fonte:
scienceinpoland.pap.pl

Gerusalemme, un amuleto islamico trovato nella Città di Davide

L'amuleto islamico trovato in un edificio della Città di Davide
a Gerusalemme (Foto: haaretz.com)
Gli archeologi che stanno scavando in una delle zone più antiche della città di Gerusalemme hanno rinvenuto un piccolo amuleto islamico. Sull'oggetto vi è scritto il nome di un uomo, Kareem, che è vissuto nella Città Santa più di mille anni fa. Kareem, tramite l'amuleto, invocava la protezione di Allah.
Il piccolo talismano è stato datato al IX-X secolo d.C., all'epoca del califfato abbaside. La scrittura devozionale si snoda su due linee ed è stata tradotta come: "Kareem (ha) fiducia in Allah. Signore dei mondi è Allah". "Lo scopo di un amuleto come questo è quello di ottenere protezione personale", ha affermato il Dottor Yiftah Shalev dell'Israel Antiquities Authority. "E' come se un ebreo dei giorni nostri andasse in giro con un ciondolo con la preghiera Shema Yisrael. Da tempo immemorabile, lo scopo di amuleti come questo è quello di avere protezione dal malocchio".
L'edificio di epoca abbaside in cui è stato rinvenuto l'amuleo islamico
(Foto: haaretz.com)
La prima riga è stata facilmente interpretata grazie al raffronto con i graffiti trovati lungo la strada di Darb al-Haj, percorsa per il rituale pellegrinaggio alla Mecca dall'VIII al X secolo d.C.. La seconda riga presente sull'amuleto è apparsa piuttosto erosa e la sua interpretazione è stata ottenuta dal raffronto con frasi simili trovate su sigilli personali e nel Corano.
Gli Abbasidi discendevano dallo zio del profeta Muhammad, Al-Abbas ibn Abd al-Muttalib (566-653 d.C.) e governarono da Baghdad su un territorio esteso a partire dall'VIII fino al XIII secolo d.C.. Al suo apice il loro dominio si estendeva dal nord Africa fino alla Terra Santa ed a tutto il Golfo Arabico, raggiungendo Armenia, Turkestan e Afghanistan. In Israele governarono dall'VIII fino alla fine del X secolo d.C..
L'amuleto è stato rinvenuto in una zona immediatamente a sud del Monte del Tempio, dove si pensa sorgesse il primo nucleo abitativo di Gerusalemme. Questa zona, chiamata città di Davide (anche se non ci sono prove archeologiche dirette dell'esistenza di un re di nome Davide) presenta resti che vanno dall'Età del Bronzo fino al periodo ottomano, nonché strutture lasciate da Romani ed Arabi.
L'amuleto è stato datato dal Dottor Nitzan Amitai-Preiss dell'Università ebraica di Gerusalemme, in base alla calligrafia, tipica del terzo periodo del califfato, in base alla struttura nella quale è stato trovato e dai frammenti di ceramica presenti nei pressi tra i quali una lampada intatta, tipici tutti dell'epoca degli Abbasidi.
L'amuleto è unico nel suo genere, forgiato in argilla friabile. Non si sa se sia stato collocato volutamente nella pavimentazione durante la costruzione dell'edificio nel quale è stato rinvenuto, come una sorta di offerta di fondazione, oppure se sia stato perso dal suo proprietario, Kareem. Gerusalemme non era una capitale abbaside, ma la città rivestiva una grande importanza per l'Islam del califfato omayyade a causa del Monte del Tempio, che i musulmani chiamano Al-Haram al-Sharif, dove si crede che il profeta Muhammad sia asceso al cielo. Il Monte del Tempio è, parimenti, un luogo sacro anche per gli ebrei, poiché ospita i resti del primo tempio di Gerusalemme.

Fonte:
haaretz.com

venerdì 8 giugno 2018

Mummia di bambino creduta mummia di falco

La mummia creduta di falco appartenente, invece, ad un feto affetto
da anencefalia (Foto: University of Western Ontario)
I resti mummificati di quello che si era pensato finora essere un falco di 2100 anni fa, in realtà si è scoperto che appartengono ad un bimbo nato morto, che ha sofferto di anencefalia, una malattia rara a causa della quale non si sviluppa parte del cervello e del cranio.
"La parte intera superiore del cranio non si è formata", ha dichiarato il Professor Andrew Nelson, antropologo e bioarcheologo della University of West Ontario. "Gli archi delle vertebre della spina dorsale non sono chiusi". La mummia appena riconosciuta è una delle due sole mummie in cui sia stata riscontrata l'anencefalia. Questa mummia venne donata al Museo Maidston in Gran Bretagna nel 1925 da un medico locale. Per anni si è creduto che fosse la mummia di un falco, a causa del cartonnage che la ricopriva e che ha una figurazione simile a quella di un falco.
La mummia è stata sottoposta ad una micro TAC che ha permesso ai ricercatori di ottenere immagini ad alta risoluzione, evidenziando come si trattasse di un feto umano senza aprire l'involucro che la conteneva. Si pensa che il feto sia morto alla 23ma o 28ma settimana di gestazione. Sembra che il piccolo sia stato accuratamente mummificato e l'immagine sul cartonnage mostra Osiride, il dio egizio dell'oltretomba, con le dee Iside e Nefti in piedi sopra di lui. Un uccello ba, dalla testa umana, sorvola Osiride sulla scena. Al di sopra di tutto l'occhio Udjat, simbolo di protezione e buona salute.
Non si sa dove né come la mummia venne sepolta. L'unico caso di mummia egizia affetta da anencefalia è stata descritta dallo zoologo francese Etienne Geoffroy Saint Hilaire nel 1826 e si trattava di una mummia trovata in un deposito votivo contenente mummie di babbuino.

Fonte:
livescience.com

Smirne e le ceneri di Antikithera

Smirne, gli scavi dai quali sono emersi strati di cenere vulcanica
(Foto: dailysabah.com)
Gli archeologi hanno rinvenuto le ceneri di una delle più grandi eruzioni vulcaniche della storia a 270 chilometri di distanza dal luogo in cui è avvenuta. Si tratta di un'antica città, la terza della Turchia, l'antica Smirne, oggi Izmir.
Smirne venne conquistata dalla Lidia nel VI secolo a.C., poi Alessandro Magno decise, nel IV secolo a.C., di ricostruirla su una collina più grande, a sud del Golfo di Smirne. La città vecchia è diventata, poi, praticamente un tumulo situato nell'entroterra. Il sito è stato scavato ininterrottamente sin dal XIX secolo. Nel 2007 sono stati aperti nuovi scavi che hanno restituito importanti reperti tra i quali, ultimi, quelli relativi all'eruzione del vulcano di Antikithera (oggi Santorini) avvenuta circa 3600 anni fa. Quest'anno, infatti, dopo una serie di perforazioni nel terreno, sono stati estratti campioni di cenere relativi all'antica eruzione.
L'eruzione del vulcano di Antikithera provocò la diffusione di ceneri su larga scala ed innescò uno tsunami in tutto l'Egeo, causando l'eclissi della civiltà minoica e il collasso di Creta. I ricercatori sperano di ricavare, dall'esame delle ceneri vulcaniche, indizi per capire i cambiamenti che l'eruzione portò nell'antica Smirne e come questi abbiano coinvolto sia le persone che la cultura da queste espressa.

Fonte:
dailysabah.com

Israele, trovata una piccola scultura. Forse un re biblico?

Israele, ritratto in legno di uno sconosciuto sovrano di 2800 anni fa
(Foto: Gabi Laron)
Una scultura di piccole dimensioni e finemente intagliata nel legno potrebbe essere il ritratto di un re biblico di 2800 anni fa. La scoperta è stata fatta nell'antica città di Abel Beth Maacah, nel nord di Israele. La scultura è stata scoperta lo scorso anno in un grande edificio posto nel punto più alto della città antica. Vi è rappresentato un uomo dai lunghi capelli neri e con barba, che indossa una fascia gialla e nera. Ha occhi scuri ed un'espressione seria sul volto.
La testa, intagliata nella faience, è alta dai 5,1 ai 5,6 centimetri ed era parte di una piccola statua oggi perduta, dell'altezza stimata di 20-25 centimetri. La qualità della scultura ed il fatto di essere stata trovata in un edificio amministrativo nel cuore dell'antica città, ha portato gli archeologi a pensare che possa essere il ritratto di un re. La datazione al radiocarbonio del materiale organico trovato nell'edificio e della scultura stessa hanno restituito una datazione che va dal 900 all'800 a.C.. All'epoca il controllo sulla città di confine di Abel Beth Maacah cambiava in continuazione, per cui gli archeologi hanno ipotizzato che possa trattarsi o di Ahab, re d'Israele, o di Hazael, re di Aram-Damasco o di Ethbaal, re di Tiro. Ma, in realtà, i candidati sono molti di più.
Lo scavo del grande edificio nel quale è stata trovata la scultura continueranno per tutta quest'estate. Sono effettuati congiuntamente tra l'Azusa Pacific University e l'Università Ebraica di Gerusalemme. Attualmente la scultura lignea è in mostra presso il Museo di Israele a Gerusalemme.

Fonte:
livescience.com

Turchia, bambini e sacrifici umani nell'antica Mesopotamia?

Turchia, la sepoltura dei fanciulli (Foto: Ba sur Hoyuk progetto di ricerca) Circa 5000 anni fa , vennero sepolti due fanciulli di appe...