sabato 16 dicembre 2017

Scavi in Israele identificano una città asmonea

Monete scoperte sul sito (Foto: Dipartimento della terra d'Israele,
Herzog College)
Monete, ceramiche e bagni rituali recentemente scoperti hanno permesso l'identificazione di una città ebraica dell'epoca degli Asmonei a Susya, nei pressi del monte Hebron. I risultati sono sorprendenti alla luce dei rapporti storici sull'attività degli Asmonei volta a convertire gli Edomiti che vivevano nella regione, nel 112 a.C..
Finora il sito di Susya era conosciuto come quello di una città ebraica di 1500 anni fa, abitata dall'epoca romana fino al periodo musulmano. Le nuove scoperte spostano indietro di 600 anni la costruzione della città.
Lo scavo è condotto dall'amministrazione civile archeologica Staff Officer di Giudea e Samaria, con l'assistenza della direzione del sito Susya e della società di sviluppo di Hevron Hills.

Fonte:
Arutz Sheva

Ippocrate e i parassiti intestinali...

Uova di tricocefali (a sinistra) e nematodi (a destra), parassiti intestinali
che affliggevano gli antichi Greci (Foto: Elsevier publishing)
Anni fa il medico greco Ippocrate, considerato il padre della medicina moderna, ha scritto molto sulle malattie ed anche sui parassiti intestinali. Gli studiosi hanno sempre pensato che questi ultimi, descritti nel testo medico "Corpus Hippocraticum", fossero ascaridi, ossiuri e tenie, ma finora non hanno potuto averne la certezza.
Recentemente i ricercatori hanno raccolto delle prove che confermano i loro sospetti e le abilità diagnostiche di Ippocrate. Escrementi umani, oramai divenuti parte del terreno, sono stati trovati aderenti ad ossa pelviche in un sito sepolcrale sull'isola greca di Kea. Qui sono stati trovati reperti risalenti ad un periodo compreso tra il 4000 a.C. e il 330 d.C.. Nelle feci umane i ricercatori hanno trovato uova appartenenti a due tipi di parassiti intestinali, tricocefali e ascaridi, che hanno permesso di riconoscere le antiche diagnosi effettuate da Ippocrate 2500 anni fa circa la presenza di parassiti intestinali nell'antica Grecia.
Sono tre i termini utilizzati negli antichi testi di medicina greca per descrivere questi parassiti: l'Helmins strongyle, descritto come un "grande verme tondo", la Plateia Helmins, un "verme piatto" e l'Ascaris, descritto come una sorta di "vite senza fine rotonda". Questi termini, secondo gli studiosi, sono riferiti a tre specie di parassiti, conosciuti attualmente come ascaridi, tenie e ossiuri.
Per giungere a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato 25 sepolture risalenti a 4000 anni fa, rimuovendo i sedimenti che contenevano tracce decomposte di escrementi umane. In quattro individui sono state trovate le prova della presenza di uova di parassiti.

Fonte:
livescience.com

venerdì 15 dicembre 2017

Aswan, nuove scoperte

sepoltura di bambino rinvenuta ad Aswan
(Foto: english.ahram.org.eg)
Ad Aswan ci sono nuove scoperte, tra queste le sepolture di quattro bambini ed una piccola statua raffigurante Artemide. La missione svedese-egiziana che lavora nella zona di El Gebal-Silsila ha scoperto quattro sepolture intatte, mentre la missione austriaca che si trova a Kom Ombo ha scoperto un segmento importante di una necropoli del Primo Periodo Intermedio. La missione svizzero-egiziana, invece, sta operando nella vecchia città di Aswan ed ha riportato alla luce una piccola statua di Artemide, piuttosto incompleta.
Il Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità egiziano, Mostafa Waziri, ha dichiarato che le sepolture ritrovate appartengono a quattro bambini e sono databili alla XVIII Dinastia (1550 - 1292 a.C.). La prima sepoltura è scavata nella roccia per ospitare i resti di un bambino di due o tre anni. La mummia del piccolo è tuttora conservata nelle sue bende di lino ed è circondata da materiale organico derivante dalla bara di legno nel quale era rinchiusa. La seconda sepoltura appartiene ad un bambino di età compresa tra i sei ed i nove anni, sepolto all'interno di una bara in legno; la terza sepoltura è quella di un bambino di 5-8 anni di età. Sia la seconda che la terza sepoltura contengono corredi funerari, tra cui amuleti e una serie di ceramiche. Anche la quarta sepoltura appartiene ad un bambino di 5-8 anni.
Busto di divinità ritenuta essere Artemide
(Foto: english.ahram.org.eg)
Le nuove scoperte gettano luce sui costumi funerari dell'età thutmoside, sulla vita sociale, economica e religiosa di tale periodo. La missione austriaco-egiziana che lavora a Kom Ombo, guidata da Irene Foster, ha scoperto parte di una necropoli del Primo Periodo Intermedio, con tombe in mattoni di fango. Al loro interno sono stati rinvenuti numerosi vasi in ceramica e corredi funerari. Questa necropoli è stata costruita su una precedente, della quale è emersa una parte pertinente il soffitto della sepoltura del faraone Sahure, della V Dinastia (2494-2345 a.C.).
Ad Aswan, dove opera la missione svizzero-egiziana, guidata dall'egittologo Wolfgang Muller, è stata trovata la statua di una donna alla quale mancano testa, gambe e una mano. Abdel Moneim Saeed, direttore generale di Aswan e delle antichità della Nubia, ha affermato che la statua è stata ricavata dalla pietra calcarea, misura 14 centimetri per 9 di larghezza. Uno studio preliminare ha rivelato che le vesti indossate dalla figura femminile scolpita rimandano a quelle indossate da Artemide, la dea greca della caccia, della procreazione e della fertilità, assimilata alle dee egiziane Iside e Bastet.

Fonte:
english.ahram.org.eg

Lechaion, capolavoro dell'ingegneristica romana

Fondamenta di una struttura dell'antico porto di Lechaion
(Foto: Vassilis Tsiairis/Lechaion harbour project)
Gli scavi archeologici a Lechaion, antico porto di Corinto, forniscono ulteriori notizie ed approfondimenti sull'ingegneria dell'impero romano.
Il porto di Lechaion era uno dei due porti che collegava la città di Corinto alle antiche rotte commerciali nel Mediterraneo. Si trova sul Golfo di Corinto mentre l'altro porto, Kenchreai, si trova sull'istmo di Corinto. I Romani distrussero la città nel 146 a.C., al momento della conquista della Grecia. Giulio Cesare ricostruì la città ed i suoi porti nel 44 a.C., dando l'inizio ad un lungo periodo di prosperità.
Recenti scavi a Lechaion hanno rivelato l'impressionante conoscenza ingegneristica posseduta dai Romani. Dal porto di Lechaion partivano navi ricolme di beni di lusso e approdavano altre cariche di merci da tutto il Mediterraneo. Antiche monete raffigurano un porto con un grande faro, ma i resti presenti a Lechaion sono piuttosto scarsi. Nei pressi della linea di costa si possono oggi vedere le fondamenta di due grandi strutture che formavano, un tempo, il porto esterno. Il resto è sepolto da secoli di detriti e sedimenti. Solo ora gli scavi stanno cercando di gettare luce su un passato che pare dimenticato.
Un palo di legno antico di duemila anni rinvenuto
a Lechaion (Foto: Angeliki Zisi/Lechaion 
harbour project)
Gli archeologi hanno scoperto un complesso portuale monumentale che ha subito, nel tempo, delle variazioni. Il porto esterno di Lechaion ricopriva, un tempo, 40.000 metri quadrati mentre quello interno si estendeva su una superficie di 24.500 metri quadrati. I bacini portuali e l'accesso al porto erano delineati da grandi moli e banchine costruite con blocchi di pietra del peso di cinque tonnellate ciascuno. Vi erano diversi edifici monumentali ed anche un faro, come risulta da alcune monete.
Il monumento che è stato individuato, secondo gli archeologi, sarebbe un santuario religioso. Ma potrebbe essere anche una grande base per qualche scultura monumentale oppure un ufficio doganale. Il complesso venne distrutto da un terremoto tra il 50 e il 125 d.C., probabilmente si tratta dell'evento sismico verificatosi nel 70 d.C., al tempo di Vespasiano, menzionato dalle fonti antiche.
Dal VI secolo d.C. venne costruito un nuovo bacino portuale a servizio della Corinto bizantina, bacino che si estendeva su 40.000 metri quadrati. Le aree che un tempo ospitavano gli antichi bacini vennero colmate di sedimenti, mentre un terremoto di notevole intensità sollevo la terra nella zona di Lechaion di più di un metro.
Le strutture in blocchi di pietra sono certamente imponenti opere di ingegneria, ma gli scavi e le esplorazioni archeologiche stanno rivelando informazioni sul processo di costruzione del porto, portato avanti e completato grazie a cassoni in legno e pali di fondazione utilizzati come fondamenta. Gli elementi lignei sopravvivono raramente al passare dei secoli, ma se sono sepolti sott'acqua si conservano piuttosto bene. La scoperta di questi elementi in legno offre spunti per approfondire le antiche tecniche ingegneristiche e i manufatti scoperti a Lechaion sono conservati molto bene.
Oltre alle infrastrutture in legno, gli archeologi hanno trovato delicati reperti organici, tra i quali semi, ossa, parte di una puleggia in legno e pezzi di legno intagliati. Si tratta di testimonianze della vita quotidiana nell'antica Corinto, unitamente alla ceramica proveniente dalle rotte commerciali del Mediterraneo.
I ricercatori stanno utilizzando l'analisi del Dna per capire il "paesaggio genetico" formato dagli alberi, dalle piante e dagli animali che popolavano la regione circa duemila anni fa. Un giorno, queste informazioni potrebbero consentire la ricostruzione della Lechaion antica, bizantina e moderna.
Il progetto che ha permesso queste interessanti scoperte nasce da una collaborazione tra l'Istituto Danese di Atene, l'Università di Copenhagen e l'Eforato delle antichità subacquee greco. E' diretto dal Dottor Bjorn Lovén e dal Dottor Dimitris Kourkoumelis.

Fonte:
theguardian.com

Indonesia, trovate antiche pitture rupestri

Alcune delle pitture rupestri rinvenute sull'isola indonesiana di Kisar
(Foto: Università Nazionale Australiana)
Una piccola isola indonesiana, mai esplorata prima dagli archeologi, è risultata essere "popolata" da pitture rupestri che risalgono a 2500 anni fa. A fare la scoperta i ricercatori dell' Università Nazionale Australiana, che hanno trovato diversi siti di arte rupestre sull'isola di Kisar, una piccola isola di appena 81 chilometri quadrati.
Kisar ed altre isole dell'arcipelago indonesiano sono state, in passato, il cuore del commercio delle spezie. L'arte rupestre trovata dagli archeologi ha come soggetti barche, cani, cavalli e persone che recano scudi. Altre immagini mostrano persone che suonano tamburi forse nell'ambito di cerimonie religiose. Le figure hanno dimensioni molto ridotte, si parla di più o meno 10 centimetri di altezza.
I rapporti tra Kisar e Timor risalgono, con tutta probabilità, al periodo Neolitico (3500 anni fa), quando un flusso di coloni si installò nelle isole portando con sé animali domestici come i cani e colture di cereali. Alcune delle pitture rupestri hanno, comunque, un'origine recente e ricordano altre immagini rinvenute nel nord Vietnam e nella Cina sudoccidentale, risalenti a 2500 anni fa. Si pensa che le pitture appena rinvenute siano spia dell'introduzione di un nuovo sistema di simboli ricollegabili allo scambio di beni di lusso e all'insorgere di gerarchie sociali.

Fonte:
ibtimes.co.uk

sabato 9 dicembre 2017

Egitto, trovate statue di Sekhmet

Il deposito in cui sono stati rinvenuti i frammenti delle statue di
Sekhmet (Foto: english.ahram.org.eg)
Un gruppo di 27 frammenti pertinenti statue della dea dalla testa leonina Sekhmet è stato portato alla luce presso il tempio funerario del faraone Amenhotep III, nell'area di Kom el-Hettan, sulla sponda occidentale di Luxor. La scoperta è opera di una missione archeologica egiziano-europea, diretta dall'archeologa Hourig Sourouzian che lavora al progetto di conservazione del tempio di Amenhotep III.
Le statue, tutte in granito nero, avevano un'altezza massima di due metri, alcune di esse raffiguravano Sekhmet seduta in trono, con il simbolo della vita nella mano sinistra; altre mostravano la dea in piedi con uno scettro di papiro stretto al petto. La testa di Sekhmet è coronata dal disco solare, mentre la fronte è adorna di un ureo.
I frammenti scoperti appartengono a diverse statue, alcune quasi complete, della dea Sekhmet, sepolte poco profondamente nel terreno e in buono stato di conservazione. Altri frammenti, invece, sepolti ad un livello più profondo sono in cattive condizioni a causa della presenza di acque sotterranee e di sali.
Le statue sono ora in mano ai restauratori. Saranno pulite e liberate dai sali, dal momento che erano deposte in uno strato di fango e sepolte dall'arenaria. Ayman Ashmawy, responsabile del settore Antichità Egiziane ha posto l'accento sulla collaborazione tra la missione europea e il Ministero delle Antichità Egizie per quel che riguarda i lavori di scavo tuttora in corso e il restauro del tempio di Amenhotep III. La missione ha iniziato i suoi lavori di scavo nel 1998 e da allora sono state scoperte ben 287 statue di Sekhmet.
Il tempio di Amenhotep III è il più grande del suo genere. Un tempo era una magnifica struttura con un numero considerevole di statue reali e divine, tra queste centinaia erano le statue di Sekhmet, il cui nome significa "la potente", una delle tre figure divine della triade di Memphis con Ptah e Ramses III.

Esaminato un resto osseo di San Nicola

L'osso del bacino sottoposto ad analisi dai ricercatori dell'Università di
Oxford (T. Higham & G. Kazan)
Il frammento di un osso che molti sostengono appartenga a S. Nicola, il santo che ha ispirato la figura di Babbo Natale, è stato testato con il radiocarbonio dall'Università di Oxford. Il test ha rivelato che la reliquia risale all'epoca in cui si pensa che sia morto S. Nicola, ossia il 343 d.C. circa. Quindi, pur non confermando la "paternità" del reperto, gli studiosi hanno confermato la datazione dell'osso all'epoca in cui è vissuto il santo. Le reliquie di San Nicola, morto nell'attuale Turchia, sono state custodite nella cripta della chiesa a lui dedicata a Bari, fin dall'XI secolo.
La popolarità del santo e la sua associazione con il Natale ha fatto si che molti frammenti delle ossa abbiano preso le più disparate direzioni, sollevando dubbi e domande su quanti di questi frammenti siano autentici. Il test dell'Università di Oxford ha interessato un frammento del bacino, un tempo custodito in una chiesa francese ed ora venute in possesso di un sacerdote, padre Dennis O'Neill, che risiede negli Stati Uniti.
I test di datazione al radiocarbonio effettuato sui campioni di reliquie hanno confermato che le ossa appartengono ad un individuo vissuto nell'epoca di San Nicola. Altre reliquie del santo sono custodite in una chiesa di Venezia. I ricercatori intendono, ora, utilizzare il test del Dna per capire quanti dei frammenti raccolti in tutto il mondo appartengono allo stesso individuo e quanti possono essere collegati all'osso appena esaminato ad Oxford. Sicuramente il primo test comparativo riguarderà le reliquie custodite a Bari, dove il bacino che vi si trova è incompleto.

Fonte:
bbc.com

Turchia, scoperto un insediamento dell'epoca di Urartu

L'antico insediamento urartiano mostrato da Omer Faruk Kizilkaya
(Foto: hurriyetdailynews.com)
Scavi archeologici in Turchia hanno permesso di riportare alla luce delle tombe rupestri, un tempio e un tunnel per lo scorrimento dell'acqua a 50 metri di profondità nei dintorni di Dumlu, nella provincia orientale di Erzurum. Si ritiene che i resti appena scoperti siano da attribuire al Regno di Urartu.
Il ricercatore e scrittore Omer Faruk Kizilkaya ha avviato un'indagine su larga scala nella zona, trovando, per l'appunto, tombe scavate nella roccia, tracce di insediamento umano e un tunnel per il passaggio dell'acqua che appartengono ad un'antica civiltà un tempo presente nella regione. In questo luogo si svolgevano cerimonie funerarie per sovrani e gente comune che godeva del rispetto della comunità. I ricercatori ritengono che una delle tombe rinvenute appartenga ad un re, un governante o un sacerdote.
Alcune delle sepolture scavate nella roccia sono composte da una camera sepolcrale, altre da più camere. Questi spazi erano essenzialmente ideati per essere posti a disposizione dei defunti nell'aldilà. Qui, anticamente, veniva lasciato del cibo come sacrificio a questi ultimi. Sepolture analoghe si trovano nei pressi di Erzurum.

Fonte:
hurriyetdailynews.com

venerdì 1 dicembre 2017

Pavimento bizantino in moschea araba

Il pavimento bizantino trovato nella moschea di Fatih
(Foto: greekrepeorter.com)
A Trabzon, sulla costa del Mar Nero è venuta alla luce l'ennesima sorpresa bizantina. Nell'antica Trebisonda, che fu l'ultima città bizantina a cadere in mano ottomana nel 1461, nella moschea di Fatih, è venuto alla luce un pavimento intarsiato in marmi policromi pertinente alla fase in cui l'edificio era una chiesa con il nome di Panagia Chrysokephalos.
Gli Ottomani, una volta impadronitisi della città di Trebisonda, riconvertirono l'edificio bizantino, distruggendo, cancellando e nascondendo ogni attestazione artistica del passato cristiano. Qualcosa di simile era accaduto, in ordine inverso, alla Mezquita di Cordova.
Fortunatamente sembrerebbe che le autorità turche siano piuttosto interessate nei confronti del pavimento appena scoperto e che vogliano ricoprirlo con una lastra di vetro che permetterà al pubblico, e non solo ai fedeli della moschea, di ammirare la meravigliosa testimonianza degli antichi splendori di quello che fu l'Impero Romano d'Oriente.

Fonte:
greekreporter.com



INTEGRAZIONE E CORREZIONE
Come commentato dal Dott. Andrea Angelucci al presente articolo che, ad onor del vero, non volevo assolutamente attribuire alla mia misera cultura personale, visto che ne ho citata, comunque, la fonte, correggo quanto ho inserito come "Fonte" nel modo seguente:

articolo tratto dal sito www.romafu.it/splendido-pavimento-bizantino/
scritto, dopo una seria traduzione, documentazione e integrazione, dal Dott. Andrea Angelucci


Sia dato a Cesare quel che è di Cesare.

domenica 26 novembre 2017

Alessandria d'Egitto: scoperti i resti di un antico naufragio

La barca votiva di Osiride trovata nel fondo del mare ad Alessandria d'Egitto
(Foto: english.ahram.org.eg)
Sul fondo del mar Mediterraneo, di fronte alla città egiziana di Alessandria, questa settimana sono stati scoperti tre relitti di navi romane ed una barca votiva del dio Osiride, unitamente ad altri manufatti.
I reperti sono stati rinvenuti durante un'esplorazione archeologica subacquea effettuata da una missione congiunta del Dipartimento di archeologia subacquea del Ministero per le antichità e dell'Istituto europeo di archeologia subacquea nella baia di Abu Qir.
Tra i reperti trovati vi è anche una testa romana in cristallo, raffigurante probabilmente il generale romano Marco Antonio e monete d'oro dell'epoca di Augusto. Il porto orientale, che si trova nella baia di Abu Qir, nasconde ancora molti tesori, a detta di Osama al-Nahas, capo del Dipartimento di archeologia subacquea presso il Ministero delle Antichità. Quanto ritrovato è la prova di un naufragio ancora non identificato e che potrebbe essere circoscritto ed esplorato durante la stagione di scavi 2018. La missione archeologica ha già individuato diverse grandi assi di legno e resti archeologici di vasi in ceramica che possono rappresentare il carico della nave.

Fonte:
english.ahram.org.eg

Israele, trovato il rilievo di una leonessa a Tell el-Araj

Il rilievo raffigurante una leonessa o una chimera trovato a el-Araj
(Foto: Dottor Mordechai Aviam)
Un rilievo raffigurante una leonessa, risalente a 1500 anni fa, è stato scoperto a Tell el-Araj, in Israele. Il prezioso rilievo giaceva in un mucchio di immondizia. La roccia dalla quale è stato ricavato il rilievo è di basalto e pesa ben 600 chilogrammi.
La scultura risale al IV-VI secolo d.C., ha affermato il Dottor Mordechai Aviam, direttore degli scavi in Galilea. Il rilievo è abbastanza ben conservato, la testa è stata scolpita tridimensionalmente, mentre il corpo è bidimensionale, ad altorilievo. Gli archeologi sono indecisi se si tratti di una leonessa o, piuttosto, di una chimera, vista la criniera piuttosto scarna.
Durante gli scavi del 2016 nel sito di el-Araj, gli archeologi hanno scoperto i resti di un villaggio ebraico dell'epoca del secondo tempio. Il simbolo del leone è molto frequente nel giudaismo, le antiche sinagoghe della Galilea e del Golan recano spesso immagini del leone, che non compare, viceversa, negli edifici ecclesiastici di epoca bizantina. Il Dottor Aviam ha paragonato il rilievo appena scoperto ad altri raffiguranti leoni e leonesse scoperti nelle sinagoghe del Golan.
Il Dottor Aviam pensa che il sito in cui è stato rinvenuto il prezioso reperto sia stata, un tempo, la città romana di Julias. Probabilmente, se così fosse, il rilievo leonino abbelliva un edificio pubblico non ebraico. Diverse emergenze archeologiche rinvenute nella regione, del resto, indicano la presenza di un grande edificio del IV-VI secolo d.C. che, però, non è stato ancora trovato.
La scoperta del rilievo è stata accidentale, effettuata tra i detriti di epoca moderna. Julias, insediamento romano, era una sorta di periferia della città biblica di Betsaida. Il sito è al momento in fase di scavo da parte del Kinneret Academic College, del Kinneret Archaeology Institute e del Nyack College.
Betsaida, alla quale Julias era collegata, era un villaggio di pescatori presso il mare di Galilea. Fu il re Filippo Erode, figlio di Erode il Grande, a far costruire la città di Julias Betsaida o, comunque, l'estensione dell'originaria Betsaida, stando a quanto racconta lo storico ebreo Giuseppe Flavio. Molti ricercatori ritengono che il sito di el-Araj sia l'originaria Betsaida, dove Gesù operò diversi miracoli, luogo di nascita di Filippo, Pietro e Andrea.

Fonte:
haaretz.com

Scavi in Israele identificano una città asmonea

Monete scoperte sul sito (Foto: Dipartimento della terra d'Israele, Herzog College) Monete , ceramiche e bagni rituali recentement...