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lunedì 25 maggio 2026

Gela, rinvenuto un interessante tesoretto di 71 monete

Gela sullo sfondo del tesoretto rinvenuto
(Foto: stilearte.it)

A Gela, in Sicilia, sono state rinvenute 71 monete in ottimo stato di conservazione, risalenti al V secolo a.C.
Il ritrovamento è avvenuto nel sito di Orto Fontanelle, nell'ambito delle attività di archeologia preventiva condotte dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Caltanissetta all'interno del cantiere PNRR per la realizzazione del futuro Palazzodella Cultura.
All'interno di un ambiente annesso ad un sacello è stato individuato un piccolo vasetto contenente un tesoretto monetale di carattere votivo, composto da 71 emissioni: 67 in argento e 4 in bronzo. Le monete risultano attribuibili a tre diverse zecche dell'antica Sicilia: Agrigento, Siracusa e la stessa Gela. Il contesto chiuso ed integro del deposito ne accresce il valore scientifico, offrendo agli studiosi un quadro particolarmente affidabile per l'analisi storica ed economica dell'area in età greca.
L'area di Orto Fontanelle non è nuova a rinvenimenti significativi. Si colloca in una porzione urbana di straordinaria sensibilità archeologica, in una città che, letteralmente, poggia sopra secoli di stratificazioni. Gela era un punto strategico nei traffici marittimi del Canale di Sicilia e nei rapporti con l'entroterra.
Fondata nel 688 a.C. da coloni provenienti da Rodi e Creta, Gela divenne rapidamente una delle più potenti città greche dell'Occidente. Non fu una polis marginale, ma un attore geopolitico di primo piano. Da qui partirono i fondatori di Agrigento (Akragas), una delle città più ricche della Magna Grecia siceliota. Gela sviluppò una propria identità politica, militare e culturale molto forte, segnata dalla presenza di tiranni come Cleandro, Ippocrate e soprattutto Gelone, figura decisiva che trasferì poi il proprio potere a Siracusa, trasformandola in grande capitale del Mediterraneo occidentale.
Nel V secolo a.C., proprio il periodo cui sembrano appartenere le monete appena rinvenute, Gela attraversava una stagione complessa, segnata da equilibri mutevoli, conflitti interni, rapporti competitivi con altre città greche e pressioni provenienti dal mondo cartaginese. La moneta, in questo quadro, non rappresentava soltanto un strumento economico, ma era anche un mezzo di propaganda politica, un marcatore identitario, un oggetto simbolico.
Riguardo alle monete, l'ipotesi avanzata in prima battuta è quella di un deposito votivo, un'offerta collegata a pratiche religiose. L'eccezionale conservazione delle monete lascia supporre una deposizione protetta e stabile. La leggibilità quasi completa degli esemplari potrebbe consentire identificazioni numismatiche precise.
Le tre zecche coinvolte non sono casuali. Gela coniava moneta con una propria iconografia distintiva, spesso legata al cavallo o a simboli identitari urbani. Agrigento, tra le città più opulente del mondo greco occidentale, produceva emissioni di altissima qualità artistica, celebri soprattutto per il granchio, segno distintivo della polis. Siracusa, potenza dominante della Sicilia greca, rappresentava uno dei massimi centri monetari del Mediterraneo, con emissioni oggi considerate capolavori assoluti dell'arte incisoria antica.

Fonti:
ragusah24.it
stilearte.it


domenica 18 gennaio 2026

Turchia, l'anello dell'arciere...

Turchia, anello da arciere del XII secolo
(Foto: storicang.com)

La città di Hasankeyf, nel sudest della Turchia, è stata abitata senza interruzione per ben dodicimila anni. Si tratta di uno dei centri abitati più antichi del mondo.
Ad Hasankeyf gli archeologi hanno fatto una scoperta affascinante: un anello da arciere intagliato in avorio, decorato con perle, turchesi e filigrane d'argento, straordinariamente ben conservato.
Questo raro gioiello, scoperto durante gli scavi del 2025 nell'ambito del progetto Heritage for the Future del Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia, si distingue non solo per la sua manifattura raffinata, ma anche poiché, ad oggi, non risultano confronti noti in ambito islamico medioevale. Si tratta di uno zihgir, un tipo di anello utilizzato dagli arcieri per proteggere il pollice mentre scoccavano le frecce con l'arco.
Situata sulle rive del Tigri, nella provincia turca di Batman, la posizione strategica di questa città millenaria tra Mesopotamia ed Anatolia ne fece un nodo cruciale per il commercio, la difesa e la vita culturale. Da qui passarono romani, bizantini, arabi, ottomani e, tra l'XI e il XIII secolo, la potente dinastia turcomanna degli Artuqidi.
Sotto il dominio artuqide, Hasankeyf visse la sua età dell'oro. Furono costruiti palazzi, fortezze, ponti e moschee che ancora oggi colpiscono per grandezza ed eleganza. Il Palazzo artuqide dove è stato rinvenuto l'anello, fu proprio l'epicentro del potere politico e culturale della regione.
L'anello è stato trovato nel settore sudest del complesso palaziale, in un'area direttamente associata all'élite governativa. Sia la manifattura che il luogo del rinvenimento indicano che non si trattava di un semplice accessorio militare, ma di un oggetto cerimoniale o legato al prestigio personale.
Intagliato in avorio, un materiale di grande valore nel mondo islamico medioevale, l'anello presenta una decorazione raffinata con piccole perle incastonate in file simmetriche, una pietra turchese montata su una base romboidale e dettagli in argento (cerchi, triangoli e motivi geometrici) che circondano l'apertura per il dito. Al centro della composizione è presente un motivo argentato a forma di rombo.
Nelle culture islamiche e turciche medioevali l'arte del tiro con l'arco non era soltanto un'abilità militare, ma anche una pratica nobile, una disciplina spirituale ed un indicatore di prestigio. Lo zihgir, indossato sul pollice per proteggerlo dallo sfregamento della corda, passò così da oggetto funzionale a gioiello distintivo dell'élite.
Per gli arcieri comuni la protezione del pollice di solito era in cuoio o in osso, mentre gli esemplari di fattura così raffinata servivano a marcare l'appartenenza ad una casta guerriera privilegiata. I ricercatori ritengono che questo anello non fosse usato in combattimento, ma in contesti di corte, forse come parte dell'abbigliamento cerimoniale di un membro della famiglia reale artuqide o del suo entourage.
La dinastia artuqide governò parti dell'Anatolia e della Mesopotamia settentrionale tra l'XI ed il XIII secolo. Fu una grande promotrice dell'architettura, delle arti decorative e delle scienze, esibite in capitali come Mardin ed Hasankeyf, dove s'intrecciavano diverse influenze culturali. Questo anello è una testimonianza di questa raffinatezza e pluralità culturale: la combinazione di avorio, perle, argento e turchese non ha precedenti noti, nemmeno nel tesoro del palazzo di Topkapi ad Istanbul e rende il ritrovamento un pezzo unico a livello mondiale.
Gli esperti sono convinti che l'anello sia stato deposto deliberatamente in quest'area del palazzo, forse come parte di un rituale di chiusura o come offerta. Il suo stato di conservazione è eccezionale, malgrado sia rimasto sepolto per oltre ottocento anni.

Fonte:
storicang.it


domenica 12 ottobre 2025

Turchia, l'antichissima e leggendaria città di Troia svela nuovi gioielli

Turchia, il fermaglio d'oro di 4500 anni rinvenuto a Troia
(Foto: Ministero della Cultura e del Turismo della 
Repubblica della Turchia)

Le campagne di scavo condotte nel sito archeologico di Troia (l'antica Ilio, in Turchia) hanno portato alla luce una scoperta che promette di entrare a pieno titolo nella letteratura archeologica mondiale. Nel corso delle ricerche del 2025 promosse dal Ministero della Cultura e del Turismo turco, è stato rinvenuto un prezioso broche (fermaglio) d'oro risalente all'Età del Bronzo Antico, databile intorno al 2500 a.C. Il reperto, ritrovato all'interno degli strati associati a Troia II, rappresenta una testimonianza materiale di straordinaria rilevanza per la ricostruzione delle origini della civiltà troiana.
Utilizzato come simbolo di potere e status sociale, il broche presenta un anello dorato la cui tipologia, secondo gli studiosi, lo colloca tra i più importanti ritrovamenti archeologici degli ultimi cento anni. La sua eccezionalità è ulteriormente accresciuta dal fatto che nel mondo siano noti soltanto tre esemplari di questo tipo, e quello emerso a Troia risulta essere il meglio conservato tra quelli documentati finora. Il ritrovamento ha permesso, inoltre, di chiarire uno dei nodi cronologici più dibattuti della ricerca su Troia. La presenza del broche nei livelli stratigrafici attribuiti a Troia II ha, infatti, fornito elementi determinanti per definire la datazione di questa fase insediativa.
Se fino ad oggi gli studiosi oscillavano tra un'inquadratura cronologica compresa tra il 2300 ed il 2200 a.C. e l'ipotesi di un'origine più antica, la scoperte consente di fissare con maggiore precisione l'inizio di Troia II intorno al 2500 a.C. Si tratta di un avanzamento importante nella comprensione della sequenza storica del sito e delle trasformazioni che interessarono la comunità troiana nel corso dell'Età del Bronzo Antico.
Il broche non è stato l'unico reperto ad emergere durante le indagini. Nello stesso contesto stratigrafico gli archeologi hanno individuato anche una spilla in bronzo ed un raro frammento di giada. Quest'ultimo, in particolare, si distingue per la sua rarità all'interno dei corredi di lusso dell'epoca. Secondo le prime ipotesi, la pietra, lavorata con estrema cura, potrebbe essere stata impiegata come elemento decorativo, forse incastonata in un anello od utilizzata come ornamento personale.

Fonte:
finestresullarte.info

lunedì 7 aprile 2025

Germania, rinvenuto un insediamento agricolo romano

Germania, gli scavi e gli oggetti scoperti in Vestfalia
(Foto: stilearte.it)

A circa 400 chilometri ad ovest di Berlino, nella cittadina di Delbruck-Bentfeld, situata nel cuore del distretto di Paderborn, in Germania, si sta aprendo una finestra su un passato rurale sorprendentemente articolato.
A partire da novembre 2024, una campagna promossa dall'Associazione regionale Vestfalia-Lippe e guidata dall'archeologo Sven Knippschild ha restituito alla luce un insediamento agrario databile tra il II e il III secolo d.C., le cui caratteristiche testimoniano una dinamica interazione tra il mondo romano e le popolazioni locali, anche dopo il ritiro delle legioni imperiali dal vicino accampamento di Anreppen.
Fin dalle prime esplorazioni archeologiche dell'area residenziale di Schafbreite, avviate otto anni fa, si pensava che il sito fosse occupato da una singola fattoria. Ma i recenti scavi, condotti in parallelo all'espansione urbanistica, hanno completamente ribaltato questa visione. Oggi si delinea un complesso ben più vasto, articolato su almeno tre corti agricole, le cui strutture principali sono state identificate grazie all'attenta lettura delle buche per pali, ancora visibili nel sottosuolo come ombre scure e scolorite.
L'interesse dei ricercatori è particolarmente accesso perché la scoperta rappresenta uno dei rari esempi in cui è possibile studiare in modo coerente i resti di un insediamento rurale sviluppatosi ai margini del Limes, dopo la ritirata romana.
Al centro della prima corte identificata, gli archeologi hanno rinvenuto i resti di un edificio residenziale in legno, circondato da piccole dipendenze seminterrate. Questi ambienti secondari erano probabilmente destinati alla tessitura, attività attestata in tutta l'area germanica come prerogativa femminile e strettamente collegata alla sfera domestica.
Un pozzo, profondo meno di due metri, completava l'infrastruttura idrica della fattoria. Le tracce di rivestimento ligneo, rilevabili grazie alla decolorazione del terreno, rivelano l'attenzione dei coloni alla conservazione della qualità dell'acqua, elemento prezioso in un contesto produttivo.
Nell'area sudoccidentale è emersa una seconda corte, ancora più intrigante. Oltre ai consueti resti edilizi, è venuto alla luce un laboratorio artigianale per la lavorazione del bronzo: frammenti di pareti in argilla cotta e scorie metalliche indicano che qui si producevano oggetti di ornamento e forse anche amuleti. Una scoperta che getta nuova luce sull'economia dell'insediamento e sul ruolo delle corti non solo come centri di produzione alimentare, ma anche come officine artigiane.
I frammenti di ceramica finemente decorati e numerose monete romane rinvenute nei livelli di riempimento, permetteranno di stabilire con maggiore precisione le fasi di utilizzo delle diverse corti. I dati contribuiranno a chiarire se le fattorie fossero contemporanee o se ci troviamo di fronte a una sequenza di ricostruzioni successive, causate dal degrado strutturale delle abitazioni in legno.
Una terza fattoria, individuata solo parzialmente sul margine occidentale dell'are di scavo, lascia intuire che l'insediamento potesse estendersi ben oltre i confini dell'attuale zona edificabile. Questo suggerisce una comunità agricola ben strutturata, attiva ancora due secoli dopo la ritirata romana dalla regione.
Uno dei ritrovamenti più affascinanti della campagna è una gemma incisa, grande appena 1,5 centimetri, raffigurante il dio romano Mercurio. L'opera, finemente lavorata, mostra la divinità con la tipica borsa, il bastone caduceo e l'elmo. Probabilmente era incastonata in un anello appartenente a un colono romanizzato, forse un mercante o un artigiano legato alle reti commerciali imperiali.
Altro oggetto enigmatico è un coltello in ferro con decorazioni in ottone, ritrovato sotto il pavimento di una piccola struttura simile ad una cantina. La lama, intatta e rivolta verso l'alto, si trovava troppo in profondità per costituire un pericolo. Questo dettaglio ha portato ad ipotizzare che il coltello potesse avere un funzione apotropaica: un sacrificio edilizio, inteso a proteggere l'edificio o i suoi abitanti da influssi maligni. L'origine del manufatto, con ogni probabilità romano, rafforza l'idea di un legame culturale ancora vivo tra queste terre e l'impero.

Fonte:
stilearte.it


domenica 23 marzo 2025

I tesori dell'antica e misteriosa città greca di Tenea

Grecia, gioielli in oro trovati nella sepoltura di Chiliomodi (Foto: Ministero della Cultura greco)
Il comune greco di Tenea vanta una storia molto antica e i reperti archeologici rinvenuti nel corso degli anni lo dimostrano. I ritrovamenti nella regione hanno a lungo parlato di un insediamento un tempo fiorente, così anche l'ultima scoperta di un complesso funerario che promette di svelare altri antichi segreti della città.
Gli archeologi hanno scoperto la monumentale struttura a nord di Tenea, a Chiliomodi. La costruzione somiglia a quella delle tombe macedoni costruite in epoca ellenistica (323-31 a.C.). L'edificio a forma di T ospita due sezioni: una camera principale ed uno stretto corridoio parzialmente coperto che corre perpendicolarmente a questa.
Nella camera principale sono presenti sei sepolture, una delle quali è costituita da un sarcofago monolitico che conteneva resti sia di animali che umani. Due tombe erano state aperte. Nello spazio erano presenti anche ossa di animali e vasi datati al VI e V secolo a.C.
I ricercatori ipotizzano che la stanza sia stata utilizzata per le sepolture fino al IV secolo, prima di essere sigillata. Nel tardo periodo romano, tuttavia, il tetto venne sfondato, le tombe saccheggiate e lo spazio utilizzato per scopi rituali.
Malgrado questo, gli archeologi sono riusciti a dissotterrare una grande quantità di reperti dalla cripta. Reperti di epoca ellenistica e romana. Il tesoro comprende piccoli vasi ellenistici, frammenti di ceramica, monete d'oro, oggetti decorativi in bronzo, perle di vetro, bottigliette di profumo, statuette di argilla ed un anello d'oro incastonato con un sigillo in pietra semipreziosa raffigurante Apollo accanto ad un serpente guaritore.
Secondo il Ministero Greco, queste scoperte, unite alle offerte votive e all'architettura rinvenuta all'esterno del monumento, indicano chiaramente il suo utilizzo secolare connesso ad un culto associato alla guarigione.
Secondo la leggenda, la città fu colonizzata da prigionieri troiani dopo il sacco di Troia. Nel 146 a.C., mentre la vicina Corinto veniva distrutta dagli invasori romani, Tenea sopravvisse e prosperò per secoli. Le ragioni del suo declino e del suo abbandono finale, tuttavia, rimangono tuttora un mistero.
Tra le scoperte più importanti c'è il Kouros di Tenea, una scultura in marmo del 560 a.C. circa, rinvenuta in un luogo di sepoltura nel 1846 e che probabilmente raffigura un individuo deceduto. Nel 1984 è stato dissotterrato un sarcofago appartenente ad una donna di alto rango mentre nel 2017 sono tornate alla luce altre sepolture.
La cosa più sorprendente è stata la scoperta stessa della città di Tenea, da tempo perduta. Nel 2018 un team guidato dall'archeologa Elena Korka ha scavato un sito disseminato di pavimenti e muri in argilla, marmo e pietra, monete e ceramiche risalenti ad un periodo compreso tra il IV secolo a.C. e la tarda epoca romana. Il Ministero Greco salutò la scoperta come prova dell'esistenza dell'antica Tenea.

Fonte:
news.artnet.com


Paesi Bassi, il tesoro di Utrecht

Utrecht, il tesoro di monete d'oro di diversa origine
(Foto: RMO)

Nell'ottobre 2023, due cercatori di metalli iniziarono a setacciare un campo della regione di Bunnik, nella provincia di Utrecht, nei Paesi Bassi.
Sebbene la regione più ampia avesse ospitato una significativa presenza militare come parte della frontiera della Bassa Germania, o limes, il campo in questione era molto lontano da qualsiasi sito noto dell'era romana. Ed era anche decisamente paludoso, quindi inadatto per l'insediamento umano che per l'agricoltura.
Nonostante queste premesse non positive, i cercatori dilettanti hanno scoperto un tesoro di monete che segna una straordinaria prima volta non solo per i Paesi Bassi, ma anche per l'Europa continentale. Il nascondiglio, una volta individuato, ha restituito monete romane in oro e argento unitamente a monete d'oro - conosciute come stateri - provenienti dalla Gran Bretagna. Gli stateri riportano il nome di Cunobelin, sovrano dell'Età del Ferro, e vennero coniati nel luogo in cui aveva stabilito la sua residenza stabile: Camulodunum, oggi conosciuta come Colchester.
Questo tesoro ibrido di monete romane e britanniche ha un unico precedente, quello di Helmingham Hall, nel Suffolk. La datazione delle monete rinvenute rimanda ad un periodo compreso tra il 46 ed il 47 d.C. e portano a pensare ad una stretta connessione con la conquista romana della Britannia sotto l'imperatore Claudio.
Le monete recuperate sono circa 381. Altre 23 monete sono state rinvenute nello strato superficiale del terreno durante i successivi lavori di scavo archeologico. La spiegazione più probabile è che tutte le monete provenissero dallo stesso tesoro, depositato in una piccola fossa in un'area remota altrimenti priva di caratteristiche o reperti archeologici. 
Il tesoro è costituito da 288 monete d'argento, 72 aurei d'oro e 44 stateri d'oro britannici. Al momento della loro deposizione, il valore totale di queste monete sarebbe stato quasi 11 volte la paga annuale di un legionario, una somma notevole. Le monete furono coniate in un ampio arco di tempo, con la monetazione d'argento dominata da emissioni del periodo repubblicano, la più antica risalente al 200 a.C. Una sola moneta coniata sotto Giuba I, re di Numidia dal 60 al 46 a.C. Gli aurei risalgono fino all'imperatore Augusto (27 a.C. - 14 d.C.) e includono esempi coniati sotto Tiberio (14-38 d.C.) e Claudio (41-54 d.C.), ma non del predecessore di quest'ultimo, Caligola (38-41 d.C.).
Sebbene gli stateri britannici nominino solo Cunobelin, sovrano dei Catuvellauni dal 5 d.C. al 40 d.C. circa, si ritiene che quattro delle monete siano state emesse postume e rechino simboli che fanno riferimento ai suoi figli.
"L'importanza della regione del Basso Reno per l'invasione romana della Britannia è una scoperta relativamente recente. - Ha affermato Jasper de Bruin, curatore della collezione romana al Rijksmuseum van Oudheden di Leida. - Questa scoperta è emersa solo negli ultimi 25 anni. Era da tempo noto che un numero cospicuo di monete emesse sotto Caligola era stato trovato in molti dei forti romani della zona, anche se si pensava generalmente che queste basi fossero fondazioni successive. Sappiamo che nel 41, dopo l'assassinio di Caligola, le sue monete furono ritirate dalla circolazione. (...) Venti anni fa, il piccolo forte romano di Alphen aan den Rijn è stato scavato ed ha fornito date dendrocronologiche del 40-41 d.C., dimostrando che il legno proveniva da alberi abbattuti sotto Caligola. Abbiamo anche una data dendrocronologica dalla fortezza legionaria di Valkenburg, che suggerisce che sia stata costruita nel 40 d.C., il che si adatta al suo nome romano, Praetorium Agrippinae, apparentemente in riferimento alla madre di Caligola."
Il nome di Caligola venne cancellato - damnatio memoriae - dopo la sua morte e le monete coniate sotto il suo regno furono dotate di un nuovo contrassegno che abbreviava il titolo ufficiale del nuovo imperatore Claudio. La presenza di molte monete di questo genere nel Basso Reno indica, secondo i ricercatori, la presenza di soldati romani durante questo periodo di transizione.

Fonte:
world-archaeology.com

domenica 15 dicembre 2024

San Casciano dei Bagni, la fonte meravigliosa...

San Casciano dei Bagni, nuovi ritrovamenti
(Foto: Ufficio Stampa e Comunicazione MIC)

Sono stati presentati, a San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena, gli eccezionali risultati della campagna di scavi 2024 nel santuario etrusco e romano del Bagno Grande.
L'estensione delle indagini e l'ampliamento dell'area di scavo nel santuario del Bagno Grande ha portato, tra giugno ed ottobre, al rinvenimento del temenos, il muro di recinzione dello spazio sacro, che racchiudeva più edifici tra i quali il tempio costruito attorno alla grande vasca sacra.
Un edificio più antico, o forse un grande recinto, costruito in blocchi di travertino, già in età etrusca circondava la sorgente del Bagno Grande, definendo lo spazio sacro del culto, almeno dal III secolo a.C. Lo scavo ha ora messo in luce gran parte della vasca più antica, che fu poi ricostruita tra i regni degli imperatori Tiberio e Claudio, forse a seguito di un prodigio associato alla caduta di un fulmine.
Se all'esterno del tempio sono stati portati alla luce gli strati di vita e, soprattutto, i resti di doni e cerimonie che avvennero nel corso dei secoli, con deposizioni di lucerne, unguentari di vetro, bronzetti votivi, ex voto anatomici in terracotta dipinta e perfino foglie d'oro, è all'interno della vasca sacra che la stratificazione dei doni votivi continua a restituire un contesto assolutamente unico, protetto dall'acqua termale e dal fango argilloso. Dopo un complesso lavoro di gestione dell'acqua proveniente dalla sorgente, alla profondità di quasi 5 metri, lo scavo ha raggiunto nuove sequenze stratigrafiche.
Ancora una volta sono le offerte in metallo pregiato a costituire l'elemento caratterizzante del deposito votivo. Quattro nuove statue e poi braccia, teste votive e gambe iscritte, assieme a strumenti del rito, come un'elegante lucerna o un piccolo toro in bronzo, a richiamare quel mondo agro-pastorale così importante in questo contesto e già rappresentato dal bassorilievo all'interno della vasca sacra. E ancora monete di età repubblicana e imperiale, ormai più di 10.000, rinvenute nel santuario del Bagno Grande. Ma accanto al bronzo, il rinvenimento di una corona e di un anello d'oro si associa alla moltiplicazione di aurei romani. Sono metalli preziosi, tra cui gemme, ambra e altri gioielli, che legano il dono per le capacità terapeutiche delle acque calde alle pratiche divinatorie che nel santuario dovevano trovare certamente il loro fulcro.
San Casciano dei Bagni un serpente agatodemone rinvenuto
in loco (Foto: 
Ufficio Stampa e Comunicazione MIC)
Le nuove, eccezionali, iscrizioni rinvenute sono in etrusco e in latino. Appaiono voti che recano il nome etrusco di Chiusi - Cleusi - accanto a dediche alle Ninfe e alla Fonte Calda, Flere Havens, in etrusco, giuramenti sulla Fortuna e sul Genio dell'imperatore.
Un eccezionale corpo nudo maschile e offerto esattamente a metà, come reciso dal collo ai genitali da un taglio chirurgico. Dedicato da un Gaio Roscio alla Fonte Calda, questo mezzo corpo testimonia forse la guarigione della parte immortalata nel bronzo.
Un bimbo augure, un piccolo sacerdote della fine del II secolo a.C., con una lunga iscrizione in etrusco sulla gamba destra, reca nella mano sinistra una palla, con i classici pentagoni cuciti, che ancora ruota tra le dita: forse un elemento divinatorio, da far ruotare in un rito.
Il gesto dell'offerente è reso da una statua femminile, quasi identica a quella rinvenuta nel 2022, con eleganti trecce che ricadono sul petto e deposta su un lato. Le teste votive sono ritratti eleganti protoimperiali, con la prima dedica in latino alla fonte, sul collo di una testa, i cui tratti sembrano quasi ricordare Cesare, che menziona anch'essa la Fonte.
Nella stratificazione del deposito, si alternano strati di offerte, scaglie di travertino e piani d'argilla. E ancora pigne, rametti tagliati e decorati con intrecci vegetali, a ricordare come le acque salutifere debbano essere in qualche modo "nutrite" dalla forza rigenerante della natura. Alla base di grandi tronchi lignei, infissi in verticale nel deposito, in uno dei punti focali della vasca più antica, lo scavo ha portato alla luce una serie di serpenti in bronzo concentrati nella profondità del deposito. Di forme diverse, presentano misure di scale differenti: dai piccoli serpentelli ad un esemplare di oltre 90 cm, quasi la mensura honorata, la misura perfetta di tre piedi romani, barbuto e cornuto. Si tratta, con ogni probabilità, di un serpente agatodemone, il più grande oggi rinvenuto (se ne conoscono in bronzo al Museo Archeologico di Napoli e al British Museum di Londra), protettore della sorgente e detentore di un ruolo fondamentale nelle pratiche divinatorie.

Fonte:
Ufficio Stampa e Comunicazione MIC


sabato 16 dicembre 2023

Gran Bretagna, indagini su una sepoltura femminile di 1300 anni fa

Gran Bretagna, ricostruzione della sepoltura femminile ed
i gioielli che vi sono stati trovati (Foto: stilearte.it)

Ad un anno dalla scoperta di quella che si ritiene essere una delle sepolture femminili altomedioevali più significative mai scoperte in Gran Bretagna, le indagini continuano su questo straordinario ritrovamento, che ha permesso di portare alla luce straordinari gioielli d'oro, pietre preziose e monete romane.
La tomba risale al 700 circa. La persona sepolta - come testimonia il corredo - dovrebbe essere un giovane membro femminile dell'aristocrazia locale o una badessa. Accanto ai gioielli compositi che inglobano, come nell'oreficeria franco-longobarda, pezzi contemporanei e oggetti archeologici, è stata trovata una croce formalmente molto complessa e particolare, realizzata con lamine d'argento legate a un supporto ligneo. la sepoltura conteneva anche due vasi decorati e un piatto di rame. La tomba risale ai tempi della diffusione del Cristianesimo in Gran Bretagna. Un culto che si sviluppa anche grazie agli stretti contatti con i Merovingi, la prima dinastia dei Franchi. La collana è stata datata al 670 circa.
La sepoltura di Harpole, che prende il nome dal vicino villaggio di Harpole, nel Northamptonshire, è stata scoperta nel 2022 durante gli scavi archeologi preventivi in vista della realizzazione di un complesso residenziale del Vistry Group, supportati dai consulenti archeologici.
Gli archeologi ed i restauratori hanno completamente ripulito molti dei 30 pendenti e perline che compongono una straordinaria collana in oro, vetro e pietre preziose sepolta insieme al defunto. Il restauro ha rivelato la bellezza del manufatto, mettendo in luce l'intricata lavorazione dell'oro ed i ricchi colori delle pietre semipreziose e del vetro multicolore.
Gran Bretagna, verso e recto della collana realizzata con
materiali preziosi o semipreziosi (Foto: Museum
of London Archaeology)
Micro-scavi accurati, una tecnica in cui interi blocchi di terreno vengono asportati da un sito per essere scavati in condizioni di laboratorio controllate, di una grande croce, vista per la prima volta su un'immagine a raggi X, hanno rivelato parte della sua superficie. Ora gli archeologi stanno iniziando a valutare appieno questo oggetto particolare. Non si tratta, infatti, di un normale crocifisso.
Una croce centrale è decorata con una croce d'oro più piccola, che reca un grande granato e quattro granati più piccoli. All'estremità di ciascun braccio ci sono croci circolari più piccole d'argento, con centri in granato e oro. Queste sono molto simili alle croci pettorali trovate in altre sepolture femminili di alto rango di questo periodo. L'uso di queste croci all'interno di una croce più grande, tuttavia, è unico e suggerisce che l'individuo potrebbe aver ricoperto una posizione molto speciale all'interno della comunità cristiana.
Il crocifisso è per lo più costituito da fogli estremamente sottili di argento attaccati al legno, la cui superficie corrosa è appena distinguibile dal terreno circostante. Gli studiosi stanno cercando di identificare il legno utilizzato come supporto delle lastre d'argento che coprono la croce e di comprendere meglio come è stato costruito questo prezioso oggetto di devozione cristiana.
Mentre inizialmente si credeva che fossero sopravvissuti solo pochi frammenti di denti, i lavori su un altro blocco di terreno hanno portato alla luce ulteriori frammenti dello scheletro dell'individuo. Gli osteologi hanno identificato la parte superiore di un femore, parte dell'osso pelvico, alcune vertebre e parte di una mano e di un polso che giacevano sotto un piatto di rame frantumato posto all'interno della tomba: il metallo rallentava il decadimento del materiale organico vecchio di 1300 anni. Attualmente i ricercatori ritengono che i resti rinvenuti siano quelli di una donna, sulla base delle sepolture comparabili dell'epoca. Si tratta di una persona giovane e si attendono i risultati di ulteriori test per avere maggiori dettagli sul luogo in cui la persona è vissuta e che confermino il suo sesso.

Fonte:
stilearte.it

giovedì 7 dicembre 2023

Norvegia, il mistero della moneta bizantina

Norvegia, la moneta bizantina trovata
(Foto: cbsnews.com)

Un'antica moneta d'oro, molto rara, è stata trovata di recente tra le montagne della Norvegia centrale, in una città rurale chiamata Vestre Slidre, nella contea di Innlandet. Potrebbe essere un denaro appartenente ad uno dei primi monarchi della regione.
La moneta, chiamata "histamenon nomisma", fu introdotta per la prima volta intorno al 960 d.C. ed utilizzata come valuta bizantina standard. Il manufatto, dunque, avrebbe compiuto un viaggio lunghissimo dal sito di origine fino in Norvegia.
La moneta venne introdotta dall'Impero Romano d'Oriente e venne probabilmente coniata a Costantinopoli (oggi Istanbul). E' decorata su entrambe le facce, con un lato che mostra, in rilievo, Cristo che tiene in mano una Bibbia. L'altro lato mostra quelli che sono, forse, gli ex imperatori bizantini Basilio II e Costantino VIII. I due fratelli furono nominati co-governatori dell'Impero Bizantino verso la fine del IX secolo. I ricercatori, alla luce di questa identificazione, affermano che la moneta trovata in Norvegia venne probabilmente coniata in un periodo compreso tra il 977 ed il 1025 d.C.
Sulla moneta vi sono anche delle scritte: una in latino recita "Gesù Cristo, re di coloro che regnano"; l'altra in greco, sul lato opposto della moneta, recita: "Basilio e Costantino, imperatori dei Romani". Al culmine del suo splendore, l'Impero Bizantino comprendeva gran parte del territorio circostante il Mar Mediterraneo, compresi alcuni territori dell'Italia, della Grecia e della Turchia, nonché anche alcuni territori posti nell'Africa settentrionale del Medio Oriente.
Una possibile spiegazione di come la moneta sia arrivata in Norvegia è che un tempo sia appartenuta ad Harald Hardrade, un re norvegese che regnò dal 1046 al 1066 d.C., che aveva precedentemente prestato servizio come soldato dell'Impero Bizantino a Costantinopoli. All'epoca era consuetudine saccheggiare, alla morte dell'imperatore, il palazzo, asportando quanto era di valore. La moneta ritrovata potrebbe essere arrivata in Norvegia attraverso gli scambi commerciali del sale.

Fonte:
cbsnews.com



sabato 25 novembre 2023

Tarquinia, i tesori delle sepolture di Carcarello

Tarquinia, orecchini rinvenuti nel nuovo scavo
(Foto: stilearte.it)
A Carcarello, nelle vicinanze di Tarquinia, sono stati compiuti scavi archeologici preventivi in concomitanza con la costruzione di un impianto a pannelli solari. Ciò che è emerso durante queste indagini è un tesoro storico: una necropoli dell'epoca imperiale (II-IV secolo d.C.).
Il lavoro di scavo, condotto con cura dalla società Eos Arc S.r.l., tra marzo ed aprile 2023, ha portato alla luce ben 57 sepolture di vario tipo. Tra queste, spiccano tombe a cappuccina, sepolture in anfora, casse funerarie in muratura e semplici fosse terragne. Ciò che rende particolarmente significativo questo ritrovamento è la presenza di corredi funerari di notevole bellezza, alcuni dei quali saranno esposti dopo un accurato restauro nell'esposizione collegata a una giornata di studi.
Oltre alla necropoli, gli scavi hanno rivelato parte di una divisione agraria, aggiungendo ulteriori strati di complessità storica a questa scoperta straordinaria. La storia di quest'area sarà approfondita nel corso di un convegno che si terrà il 2 dicembre presso il Castello di Santa Severa, organizzato dalla Soprintendenza Archeologia Belle arti Paesaggio Etruria Meridionale.
Questo ritrovamento non solo arricchisce la nostra comprensione dell'epoca imperiale romana, ma apre nuovi scenari sulla vita quotidiana, le pratiche funerarie e l'organizzazione territoriale di quel periodo. 

Fonte:
stilearte.it


mercoledì 1 novembre 2023

Creta, nuovi scavi nel palazzo di Archanas

Creta, alcuni ambienti del palazzo minoico di Archanas
(Foto: Ministero della Pubblica Istruzione)

Uno studio sul palazzo minoico di Archanas, sull'isola di Creta, ha rivelato che nell'adornarlo furono utilizzati numerosi effetti architettonici, quali il gesso, per far splendere l'edificio.
Il palazzo venne costruito per essere residenza estiva dei re di Cnosso ed è collocato nell'attuale Archanes, un ex comune di Heraklion.
Scavi precedenti hanno portato alla luce blocchi bugnati, placche di pietra calcarea, pavimenti in stucco, pavimenti in marmo blu, altari scolpiti e diversi affreschi risalenti al periodo Minoico Medio.
Gli ultimi scavi nella parte più settentrionale del palazzo hanno rivelato che pilastri, porte multiple ed ingressi erano stati ricoperti di gesso. La parola gesso deriva dal termine greco gypsos. Si presenta in natura sotto forma di cristalli appiattiti e spesso agglomerati e di masse trasparenti e scindibili chiamate selenite.
Gli scavi hanno individuato, grazie ai resti di vasi in pietra, in cristallo ed in steatite anche l'esistenza, nel palazzo, di un santuario. Sono stati trovati anche frammenti di ossidiana, un materiale non comune nella Creta del 1600 a.C. L'abbondanza di ossidiana trovata, secondo gli archeologi, suggerisce un utilizzo rituale di questo materiale.
Negli strati superiori sono stati rinvenuti anche un frammento di fibbia in bronzo ed il piede di una coppa micenea, unitamente ad un moneta della Venezia dei Dogi e ad una moneta americana datata 1963. Altri frammenti di coppe coniche e di piccoli vasi sono la testimonianza di scavi clandestini nell'area del palazzo, scavi condotti dai proprietari della sovrastante casa.

Fonte:
heritagedaily.com

sabato 15 aprile 2023

Gerusalemme esposti i gioielli di una ragazza di 1800 anni fa

Gerusalemme, alcuni dei gioielli esposti appartenenti
ad una donna romana (Foto: shalom.it)

Per gli archeologi è un grandissimo evento: per la prima volta sono stati esposti i monili d'oro provenienti da una tomba del Monte Scopus, a nordest di Gerusalemme, ritrovati nel 1971. Gli splendidi gioielli in oro e con gemme sono stati mostrati in pubblico al 48esimo Congresso Archeologico organizzato dall'Israel Antiquities Authority e dell'Israel Archaeological Association, oltre 50 anni dopo il loro ritrovamento e possono raccontare la storia di chi li indossava.
Dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme e l'esodo della popolazione ebraica, la Gerusalemme tardo romana, ribattezzata Aelia Capitolina, aveva una popolazione cosmopolita. Durante quel periodo, alcune ragazze furono sepolte adornate con gioielli in oro pregiato. I gioielli furono scoperti in una bara di piombo sul Monte Scopus, durante gli scavi guidati dal defunto archeologo Yael Adler del Dipartimento di Antichità israeliano.
Il ritrovamento comprendeva orecchini d'oro, una forcina, un ciondolo d'oro, perline d'oro, perline di corniola e una perlina di vetro e portano il simbolo di Selene, divinità romana rappresentante la Luna: questo dettaglio fa pensare che i gioielli fossero portati per tutto il corso della vita della fanciulla, per poi accompagnarla anche durante la morte e continuare a proteggerla nell'aldilà. Scoperti nel 1971, i reperti non sono stati mai esposti da allora, ma soltanto studiati. Si riferiscono, secondo i ricercatori, ad un periodo dopo che Gerusalemme fu quasi interamente distrutta in seguito all'assedio del 70 d.C.
Gerusalemme, uno dei gioielli rinvenuti nel 1971
(Foto: shalom.it)
Le divinità romane ebbero molta diffusione nella nuova città di Adriano. A quel tempo agli ebri era vietato entrare a Gerusalemme, occupata dai legionari romani. Se mai avessero avuto l'ardire di farlo, per loro c'era la pena di morte.
I gioielli esposti sono noti nel mondo romano e sono caratteristici delle sepolture delle fanciulle, forse fornendo prove delle persone sepolte in questi siti. La nuova Gerusalemme, Aelia Capitolina era popolata all'epoca da persone provenienti da diverse parti dell'Impero Romano, che avevano portato un diverso insieme di valori, credenze e rituali.
I ricercatori ritengono che i gioielli d'oro siano stati utilizzati come amuleto contro il malocchio dalle giovani ragazze pagane. Per questo sono stati sepolti con chi li possedeva, per continuare a proteggere le giovani donne anche nell'aldilà.
Le attuali ricerche sui monili sono state condotte da Ayelet Dayan, Ayelet Gruber e Yuval Baruch dell'IAA. Non si tratta dell'unico ritrovamento di questo tipo avvenuto in Israele. Due orecchini d'oro molto simili sono riemersi in un altro scavo, effettuato da Vassilios Tzaferis, sempre per conto del Dipartimento di Antichità, sul Monte degli Ulivi nel 1975. La ragazza alla quale apparteneva la tomba era stata sepolta con un preziosissimo corredo di gioielli d'oro di cui facevano parte una coppia di orecchini, un fermaglio per capelli ed una catenella con un ciondolo a forma di lunetta (lunula) allusivo al culto della Luna.

Fonti:
ilmattino.it
storiearcheostorie.com

martedì 28 marzo 2023

Arabia saudita, il tesoro del portatore d'acqua...

Arabia Saudita, i gioielli rinvenuti nello scavo
(Foto: stilearte.it)

Rari reperti archeologici e iscrizioni Musnad - appartenenti alla cultura che precedette la diffusione dell'Islam - sono stati portati alla luce nel sito archeologico di al-Ukhdud, nella regione di Najfran, in Arabia saudita.
Durante i lavori è stata rinvenuta una pietra di granito di circa 230 cm di larghezza e 48 cm di altezza, sulla quale è inciso, in caratteri preislamici, il nome del defunto ed il mestiere che esercitava.
Il corredo funebre e la pietra di granito apparteneva ad uno degli abitanti di al-Ukhdud, di nome Wahib Eilbin Magan. Di professione era portatore d'acqua, un mestiere che, se organizzato con dei lavoranti, doveva consentire a chi la praticava una certa agiatezza.
Nello stesso sito sono stati rinvenuti tre anelli-orecchini d'oro di dimensioni simili, ciascuno sormontato da un lobo dorato a forma di farfalla con un piccolo ciuffo che ne unisce le due estremità.
E' stata recuperata anche una testa di bronzo raffigurante un toro. Il toro apparteneva all'olimpo delle popolazioni arcaiche. La devozione al grande e possente animale era una caratteristica comune e diffusa tra gli antichi regni preislamici dell'Arabia Meridionale.

Fonte:
stilearte.it

martedì 7 marzo 2023

Armenia, trovata una sepoltura bisoma intatta risalente all'Età del Bronzo

Armenia, gli scavi nel sito di Metsamor
(Foto: Marek Truszkowski)
Un team di archeologi polacchi ed armeni ha scoperto una tomba nel sito archeologico di Metsamor, contenente collane d'oro che risalgono all'Età del Bronzo.
Il sito di Metsamor si trova vicino al villaggio di Taronik, nella provincia armena di Armavir, dove la più antica traccia di insediamento umano risale al IV millennio a.C., durante l'Età del Rame.
Nell'Età del Bronzo e nella Prima Età del Ferro il sito divenne un importante centro religioso ed economico, vi venne costruita una città circondata da mura ciclopiche, con ricchi templi e santuari, con una cittadella fortificata e un'economia avanzata basata sulla produzione metallurgica.
Recenti scavi hanno portato alla luce un vano incorniciato da grandi pietre, contenente i resti di una sepoltura in cassa lignea e due scheletri di individui morti intorno ai 30-40 anni di età, durante la tarda Età del Bronzo, intorno al 1300-1200 a.C.
Gli archeologi hanno rinvenuto anche un centinaio di perle fatte in oro e corniola e che formavano tre collane, oltre a ciondoli sempre in oro, una dozzina di vasi di ceramica e una fiaschetta in maiolica proveniente dal confine siriano-mesopotamico.
La tomba è stata trovata in una necropoli dove sono state già esaminate altre 100 sepolture, alcune delle quali saccheggiate nell'antichità.
Metsamor è un sito archeologico considerato riserva archeologica. Gli scavi nell'area sono stati effettuati a partire dal 1965 ed hanno consentito il rinvenimento di altri esempi di collane d'oro e accessori per cinture con raffigurazioni di leonesse che cacciano. 
La sepoltura scoperta attualmente ospitava due persone, probabilmente una coppia, composta da un uomo e una donna. I due sono morti contemporaneamente, intorno a 3200 anni fa ed i loro corpi furono affidati, insieme, all'Aldilà, deposti su un letto di legno ed ornati da ricche corone preziose, tra le quali tre erano d'oro. I due sono vissuti nell'epoca del faraone Ramses II.
"La morte di queste persone per noi è un mistero. Non ne conosciamo la causa, ma tutto indica che sono morte contemporaneamente, perché non ci sono tracce della riapertura della tomba. Quindi la tomba è stata chiusa su entrambi, nello stesso istante", ha affermato il responsabile della ricerca, Professor Krzysztof Jakubiak, della Facoltà di Archeologia dell'Università di Varsavia, lo studioso che coordina il progetto congiunto del Centro di Archeologia mediterranea dell'Università di Varsavia e del Dipartimento di antichità e protezione del patrimonio nazionale dell'Armenia.
E' evidente che la giovane coppia apparteneva all'élite della città di Metsamor. I resti non mostrano, apparentemente, segni di violenza sull'apparato osseo. Ma è anche chiaro che lesioni ai tessuti molli non sono più rilevabili. Difficile, quindi, ipotizzare la causa di morte a livello di sepolture bisome, che potrebbe essere legata a un avvelenamento del cibo o dell'aria a causa del monossido di carbonio. Più difficile ancora ipotizzare che le sepolture bisome siano originate da una contemporanea malattia mortale della coppia.

Fonti:
heritagedaily.com
stilearte.it
lamoneta.it


sabato 11 febbraio 2023

Gerusalemme, il vago d'oro perduto 1600 anni fa

Gerusalemme, il vago composto da perline dorate
(Foto: Koby Harati, City of David)

Un vago di collana d'oro puro, databile ad almeno 1600 anni fa e realizzato con tecnica sopraffina, è stato trovato a Gerusalemme all'interno dell'imponente struttura di epoca romana tornata alla luce nello scavo di Pilgrimage Road, la strada realizzata in età romana per consentire ai pellegrini di raggiungere il Tempio. 
L'autrice del ritrovamento è Hallel Feidman, diciottenne volontaria di Bnei Ayish, che stava partecipando al progetto di scavo curato dalla Israel Antiquities Authority, l'Autorità israeliana per le Antichità. "Ho svuotato il contenuto del secchio sul setaccio e ho iniziato a lavare il materiale, che proveniva dagli scavi in corso nella Città di David", racconta. "All'improvviso ho visto qualcosa di luccicare nell'angolo e ho chiamato l'archeologo; allora si è scatenato l'entusiasmo generale".
Il ritrovamento è veramente particolare, si tratta di una perlina che, molto probabilmente era parte di una collana o di un bracciale appartenente ad una persona facoltosa.
Secondo Shlomo Greenberg e Ari Levy, i due direttori dello scavo, il piccolo ma prezioso oggetto proviene dal grande edificio di epoca romana, lungo almeno 25 metri, che si affacciava sulla via battuta dai pellegrini, dove sono già riemersi raffinate ceramiche d'importazione e un pavimento a mosaico decorato, a loro volta testimonianza del benessere raggiunto da chi lo abitava. E' possibile, aggiungono i ricercatori, che il vago risalga a un periodo precedente rispetto alla struttura, ma molto probabilmente chi lo indossava lo smarrì quando il monile di cui era parte si ruppe.
Il ritrovamento è importante in primis per la sua rarità. Oggetti simili, ma d'argento, sono infatti stati riportati alla luce nel 1979 a Ketef Hinnom, non lontano dalla città di David (il nucleo originario di Gerusalemme, posto sul monte Sion) all'interno di grotte sepolcrali risalenti a 2500 anni fa (fine del periodo del Primo Tempio) in occasione degli scavi effettuati da Gabriel Barkay. Reperti di questo tipo in oro sono poco frequenti e assommano a qualche decina.
Quel che colpisce maggiormente è però la realizzazione del vago, ottenuto tramite la saldatura di piccole sfere d'oro. Una tecnica di oreficeria molto complessa, elaborata probabilmente in Mesopotamia circa 4500 anni fa e che richiede un'ottima conoscenza dei materiali e delle loro proprietà, ma anche dei meccanismi di regolazione della temperatura: il calore è indispensabile per saldare insieme le minuscole sfere, ma occorre assolutamente evitare il surriscaldamento perché altrimenti l'oro si scioglie. Una tecnica simile poteva essere padroneggiata solo da un artigiano professionista e di grande abilità.
Gli archeologi pensano che il vago possa essere d'importazione: realizzato fuori da Israele, sarebbe giunto a Gerusalemme con le carovane di mercanti e qui acquistato, verosimilmente, già come parte integrante del gioiello. La collana (o il bracciale) potrebbe essere stato donato, ma è altrettanto possibile che fosse un monile di famiglia poi lasciato in eredità e tramandato di generazione in generazione.

Fonte:
storiearcheostorie.com

venerdì 6 gennaio 2023

Gli Etruschi e la coltivazione del vino in Toscana

Comeana, Tumulo di Montefortini, ingresso di sepoltura
del VII-VI sec. a.C. (Foto: Direzione Regionale
Musei della Toscana)

Nel 1966, l'anno dell'alluvione di Firenze, l'archeologo Francesco Nicosia scopriva il maestoso tumulo principesco di Montefortini a Comeana, non lontano da Prato, là dove vigne ed uliveti si intrecciano con la storia degli Etruschi, primi vignaioli della penisola, che scelsero la zona del crinale appenninico per i loro insediamenti e controllare il territorio. Grazie a Francesco Nicosia l'area fu accuratamente indagata, divenendo nota come l'Etruria delle tholoi, per le sepolture a falsa cupola che richiamano le monumentali tombe del Vicino Oriente.
Non a caso il tumulo di Montefortini, costituito da due tombe a camera (una più antica a tholos con la cella del diametro di 7 metri e risalente alla seconda metà del VII secolo a.C., l'altra più recente a falsa volta, realizzata tra la fine del VII e l'inizio del VI secolo a.C.), appartiene proprio a quel periodo che gli studiosi chiamano orientalizzante in virtù di traffici commerciali e scambi culturali che favorirono la diffusione di modelli artistici dal Vicino Oriente.
A questa temperie culturale è riconducibile lo straordinario complesso di avori frammentari (quasi 10.000 pezzi), scoperto all'interno della tomba più antica, insieme ad importanti vasi di bucchero come una coppia di incensieri traforati, una coppa in vetro turchese decorata a baccellature ed altri manufatti che testimoniano l'alto livello delle produzioni artigianali etrusche.
Gli avori sono minuscole creature fantastiche e placchette appartenenti al rivestimento di pissidi, pettini e altre suppellettili, parte del prezioso corredo funebre saccheggiato ripetutamente nel tempo, incise e traforate con sfingi, grifi e leoni alati, rosette e fiori di loto, e con scene omeriche, motivi che ricorrono poi anche su manufatti in bronzo e in ceramica.

Fonte:
ilgiornaledellarte.com


lunedì 26 dicembre 2022

Francia, il signore della torque...

Francia, la torque metallica scoperta intorno al collo
di uno scheletro (Foto: Denis Dubesset, Inrap)

La torque è un collare o girocollo, o più raramente un bracciale, solitamente d'oro o di bronzo, torto - forse da qui l'etimologia - a partire da una verghetta di metallo. Si tratta di un cerchio aperto in un punto, che si avvicina all'immagine di un serpente che sta cercando di mordersi la coda.
La torque veniva usata dai Celti, dagli Sciti e da altri popoli antichi, tra i quali i Reti, i quali ultimi conoscevano e utilizzavano la torque come dimostrano alcune incisioni di divinità della Valcamonica, in cui compare il dio Cernunnos.
La tomba trovata dagli archeologi dell'Inrap durante uno scavo di archeologia preventiva, è stata portata alla luce a Camp de Sarlier, nel territorio comunale di Aubagne, presso il dipartimento delle Bocche del Rodano, nell'estremo sud della Francia, nella regione della Provenza.
Durante le campagne del 2022 sono state indagate tre sepolture, una delle quali si trova al di sotto di un tumulo di circa 10 metri di diametro, circondato da un fossato. In origine, secondo gli archeologi dell'Inrap, il tumulo era probabilmente circondato da un anello di pietre. Le altre due sepolture non erano contrassegnate da un tumulo, ma il mobilio che contenevano è di enorme importanza.
Per la prima volta è stato rinvenuto un defunto con al polso un anello ritorto in lega di rame ed una perla in materiale litico sulla spalla sinistra. All'interno della sepoltura erano collocati anche due vasi in ceramica. L'ultima sepoltura è quella che ha restituito il maggior numero di suppellettili metalliche in lega di rame. Il defunto che vi era deposto, infatti, indossava una torque con anello tubolare ed estremità arrotondate, tre braccialetti su ciascuna caviglia e tre anelli per le dita dei piedi. Accanto al defunto sono stati trovati uno spillone ed una grande urna in ceramica.
L'epoca è quella dell'Età del Bronzo. Gli studiosi, che per ora parlano di necropoli protostorica, giungeranno presto a una datazione molto precisa delle sepolture, grazie alle indagine su materiale organico, che saranno compiute in laboratorio.
Gli spazi sepolcrali del tumulo ed un'altra sepoltura erano delimitati da un allineamento di buche per pali. Una struttura lineare delimitava l'area dedicata ai defunti. Per la terza sepoltura, spazialmente distante dalle altre due, blocchi allineati su circa due metri potrebbero aver avuto la stessa funzione.

Fonte:
stilearte.it

giovedì 22 dicembre 2022

Gran Bretagna, la signora della collana...

Gran Bretagna, alcuni dei gioielli rinvenuti in una tomba
(Foto: MOLA/Andy Chopping)

Gli archeologi hanno scoperto un vero e proprio tesoro che può portare indizi su un periodo della storia medioevale inglese in cui le tradizioni pagane e cristiani si sono fuse. In questo periodo le donne hanno ricoperto posizioni di potere all'interno della chiesa.
I manufatti sono stati scoperti in una sepoltura di 1400 anni fa, trovata appena fuori Northampton, in Inghilterra.
Gli scavi hanno portato alla luce una collana composta da trenta monete di età romana, granati, vetro e pietre semipreziose. Si tratta della collana più preziosa mai trovata in Inghilterra. Lo scheletro posto all'interno della sepoltura era del tutto decomposto ad eccezione dei denti. Il fatto che le collane siano prerogativa delle sepolture femminili ha indotto gli studiosi a ritenere che i resti sepolti con il tesoro fossero quelli di una donna benestante o di alto rango. Con i gioielli è stata ritrovata anche una grande croce in argento, due vasi decorati ed un piatto di rame. La croce è piuttosto deteriorata ed è decorata con insoliti volti umani sopravvissuti al tempo trascorso.
Gli oggetti ritrovati suggeriscono che la donna sepolta sia vissuta tra il 630 ed il 670 d.C., quando credenze ed usanze pagane si mescolavano a credenze ed usanze cristiane. Seppellire le persone con i loro gioielli è, infatti, un'usanza pagana fortemente legata ad un'iconografia cristiana. Probabilmente la donna era una ricca esponente della classe dominante cristiana oppure una badessa od una principessa.
Gli esperti pensano si tratti di una delle prime donne, in Gran Bretagna, a ricoprire un ruolo di potere all'interno della chiesa. In Inghilterra sono state rinvenute circa una dozzina di altre donne di alto rango, alcune contenenti una collana simile a quella appena ritrovata. Pochi di questi siti, però, risalgono ad un periodo antecedente al VII secolo d.C.

Fonte:
sciencealert.com

domenica 18 dicembre 2022

Egitto, i gioielli della "figlia della Signora delle Due Terre"

Egitto, uno dei gioielli recuperati in una tomba appena
scoperta (Foto: english.ahram.org.eg)

Una missione archeologica britannica dell'Università di Cambridge che lavora presso la necropoli di Tell el-Amarna, nel governatorato di Minya, nell'Alto Egitto, ha scoperto un piccolo tesoro in gioielli d'oro e steatite (pietra ollare) in una necropoli della XVIII Dinastia (1550-1292 a.C.).
I gioielli sono stati rinvenuti nella sepoltura di una giovane donna che indossava una collana formata da ciondoli a forma di petalo e portava tre anelli su un dito. La donna era stata avvolta in una stuoia di tessuto e fibre vegetali e sepolta in una piccola tomba a pozzo insieme ad altri individui.
Ann Steven, vicedirettore della missione, ha affermato che questa sepoltura si trova presso una necropoli a nord di Amarna, che comprende un piccolo numero di pozzi funerari e tombe. Il progetto Amarna ha indagato le necropoli dell'antica città dal 2005, con l'obiettivo di acquisire informazioni sulla vita e le usanze funerarie dell'antica città del faraone Akhenaton.
La collana rinvenuta nella sepoltura
(Foto: english.ahram.org.eg)
Gamal el-Samastawy, direttore generale delle antichità dell'Egitto centrale, ha affermato che il ritrovamento consiste, più precisamente, in tre anelli ed una collana. Il primo anello presenta un'immagine del dio Bes, considerato un potente amuleto. Bes, con la sua controparte femminile Bastet, è un'antica divinità venerata come protettrice delle famiglie e, in particolare delle madri, dei bambini e del parto. Una divinità benevola, venerata anche come dea dei gatti, della casa e della fertilità. Il secondo ed il terzo sono, invece, decorati con numerosi geroglifici e riportano un'incisione che si può tradurre come "la figlia della Signora delle Due Terre", cosa che potrebbe dare un indizio sull'identità della ragazza sepolta. 
La missione dell'Università di Cambridge ha iniziato gli scavi a Tell el-Amarna nel 1977, in diversi siti tra i quali il grande tempio di Aton, il villaggio di al-Ahgar, il palazzo settentrionale e le dimore di Ra e Banehsi. La missione ha anche effettuato lavori di restauro al piccolo tempio di Aton ed al palazzo settentrionale.
Nell'area si possono ammirare 25 tombe direttamente scolpite nella montagna, dove furono sepolti alti statisti e sacerdoti e che recano incisi temi religiosi. A queste sepolture si aggiungono quelle del cimitero reale, che nella loro disposizione ricordano quelle della Valle dei Re.
Tell el-Amarna si trova a circa 12 chilometri a sudovest della città di Minya, custodisce le rovine della città fatta edificare dal faraone Akhenaton e da Nefertiti per essere il luogo di culto di Aton. Tra le rovine sono riconoscibili quelle di templi un tempo magnifici, palazzi e sepolture.

Fonti:
english.ahram.org.eg
tecnologia.libero.it


domenica 15 maggio 2022

Como, il tesoro ritrovato

Como, il tesoro di monete (Foto: romanoimpero.com)
Nel settembre 2018 aveva fatto notizia lo straordinario rinvenimento, nel corso di indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Como, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e Varese, di un tesoro composto da mille solidi del V secolo d.C. e da alcuni altri manufatti aurei.
Grazie alla collaborazione fra la Soprintendenza e diversi enti di ricerca è stato possibile effettuare analisi scientifiche che hanno offerto importanti tasselli per l'interpretazione del tesoro e per accrescere le nostre conoscenze sulla monetazione sulla storia del V secolo d.C.
Le monete appartengono alle emissioni degli imperatori Arcadio, Onorio, Teodosio II, Valentiniano III, Marciano, Petronio Massimo, Avito, Leone I, Maioriano, Libio Severo, Antemio e Anicio Olibrio. Sono presenti solidi anche a nome delle Auguste Aelia Pulcheria, Galla Placidia, Giusta Grata Onoria e Licinia Eudossia.
Sono presenti per lo più emissioni di zecche occidentali con prevalenza di quella di Milano, dalla quale provengono 639 solidi. Questo indica che il tesoro fu costituito in Italia settentrionale, nell'area direttamente dipendente da Milano per l'approvvigionamento monetale.
Il V secolo d.C. fu un periodo di grande incertezza politica, a causa del rapido susseguirsi di diversi imperatori e per le tensioni fra loro e i comandanti barbari dell'esercito. Il periodo di crisi culminò nell'anno 470 d.C. con la rottura tra l'imperatore Antemio e il magister militum Ricimero. Particolarmente rilevante risulta l'assedio di Roma da parte dello stesso Ricimero e da una coalizione di barbari nell'anno 472 d.C.
All'epoca Como era sede del praefectus classis Comensis. Da questo ufficiale dipendevano i marinai e i soldati della flotta imperiale, schierata a difesa del bacino lacustre e delle sue vie di transito lungo il Lario. Chi ha occultato il tesoro a Como era probabilmente legato a Ricimero e poteva temere per i beni di cui disponeva dopo la morte del magister militum e di Anicio Olibrio.
L'esame dei segni presenti sulle monete ha consentito di avanzare una proposta di ricostruzione della catena operativa di produzione, dall'affinamento del metallo, alla realizzazione dei tondelli e alla coniazione e di indicare quali dovevano essere le caratteristiche e le dotazioni degli spazi in cui avvenivano le diverse operazioni.
Se, infatti, per la verifica della temperatura dell'oro fuso erano necessari ambienti bui dotati di piccoli forni, per la coniazione era opportuno che le stanze avessero buona illuminazione e disponessero di postazioni di lavoro con incudini e martelli.
La presenza di frammenti di ferro in alcune monete è indizio del recupero dell'oro proveniente dalla limatura dei bordi per aggiustare il peso. Durante questa operazione i frammenti delle lime potevano non essere riconosciuti e finivano mischiati all'oro da rifondere.
La presenza nel tesoro di consistenti gruppi di monete che non presentano tracce d'uso e che sono stati prodotti con la stessa coppia di conii suggerisce che il tesoro contenga porzioni di pagamenti effettuati direttamente dalle casse imperiali a un ricco privato o ad un ufficio pubblico. Si tratterebbe, quindi, di una riserva costituitasi in almeno 15-20 anni e nascosta tra la fine del 472 ed i primi mesi del 473 d.C., ovvero tra la morte di Anicio Olibrio e la nomina ad imperatore di Glicerio nel marzo del 473 d.C.
Fra i gioielli nascosti con le monete, tre anelli portano segni d'uso mentre gli orecchini appaiono non finiti e devono provenire da un atelier orafo, come pure altri manufatti in oro, tra cui un frammento di lingotto che le analisi hanno rivelato essere composto da una lega di oro e argento analoga a quella utilizzata per i monili. La presenza di questi oggetti dipende dalla volontà di preservare tutto il metallo prezioso che era stato possibile raccogliere.
Il tesoro è stato ritrovato nel corso di alcuni scavi in vista della costruzione di palazzine. Gli scavi, realizzati con l'aiuto di pompe idrovore per risolvere il problema dell'acqua di falda, hanno portato alla luce un edificio di funzione ignota e di epoca tardoantica, fabbricato con pezzi di reimpiego, tra cui alcune epigrafi di epoca imperiale. In uno dei vani dell'edificio, poggiato sopra uno strato di cocciopesto (che i romani utilizzavano per impermeabilizzare pavimenti o pareti), nel livello più antico individuato nello scavo, era poggiato un boccale con coperchio in pietra ollare grigia proveniente dalle Alpi centrali, con una strana forma: un'ansa quadrangolare ed una larghezza più accentuata alla base e più stretta verso il collo.
Il più antico degli edifici identificati nel corso dello scavo era strutturato attorno ad uno spazio lastricato. Entrambi gli edifici erano posti all'angolo di un'insula, fra il cardo e il decumano.

Fonti:
stilearte.it
romanoimpero.com
archeologiacomo.com

Tunisia, Numluli: una città dalle molte vite

Tunisia, gli scavi di Numluli (Foto: Unione Sarda) Nel governatorato tunisino di Béja , gli archeologi stanno riportando alla luce una città...