sabato 29 dicembre 2018

I Messapi di Muro Leccese

Muro Leccese, il deposito con sepolture appena scoperto
(Foto: corrierenazionale.net)
Resti della civiltà messapica venuti alla luce durante i lavori per il potenziamento della rete fognante pluviale. A Muro Leccese è stato ritrovato un deposito funerario con all'interno delle ossa di bambini e numerosi vasi di epoca ellenistica (IV-III secolo a.C.), oggetti di piccole dimensioni che venivano utilizzati nella sepoltura dei più piccoli: vasi, ciotole, giocattoli e poppatoi di ceramica ancora integri. I reperti sono stati portati alla luce dalla Dottoressa Oda Calvaruso e da Francesco Meo dell'Università del Salento per conto della Soprintendenza Archeologica delle Belle Arti e del Paesaggio di Brindisi, Lecce e Taranto.
Muro Leccese, statuetta di bambino su cane
(Foto: SABAP Brindisi, Lecce, Taranto)
Non si tratta di una tomba vera e propria ma di un deposito, cioè di una piccola cassa dove venivano riposte le ossa e custoditi gli oggetti legati ai defunti. Una tradizione tipica dei Messapi successiva alla sepoltura. Il ritrovamento è avvenuto in una zona di periferia di Muro Leccese, a pochi metri da un parco archeologico che presto sarà completato e inaugurato.
A circa 200 metri dalla nuova scoperta c'è, infatti, una vasta area archeologica all'interno della quale sono ancora in corso gli scavi condotti dall'Università del Salento. Si tratta di studi iniziati nel 2000 e finanziati con fondi regionali. Nell'area archeologica è possibile ammirare l'antica cinta muraria di età messapica, un edificio residenziale sempre del IV-III secolo a.C. e parte di una necropoli con due tombe a semicamera.
Muro Leccese, scorcio della cinta muraria messapica
(Foto: Alessandro Romano)
L'edificio è stato ritrovato lungo la vecchia via per Otranto. I nuovi oggetti recuperati nell'ultima scoperta sono ora custoditi dalla Soprintendenza dei Beni culturali di Lecce, Brindisi e Taranto che procederà al restauro. Il ritrovamento è avvenuto a meno di un metro e mezzo di profondità e ha un grande valore per la conoscenza della comunità locale. Il tutto era coperto da due lastroni di pietra.
Il territorio di Muro Leccese è da sempre un importante giacimento di beni archeologici, essendo stato sede di uno dei più floridi insediamenti del popolo dei Messapi, giunti in Puglia via mare dall'Illiria (odierna area balcanica). Non mancano, tuttavia, testimonianze dell'Età del Bronzo, come i menhir, e altre di Età Neolitica, che attestano la presenza di insediamenti pre-messapici. E' infatti su un precedente villaggio japigio di capanne che i Messapi hanno impiantato, a partire dall'VIII secolo a.C., un centro urbano con case e strade, circondato, a partire dal IV secolo a.C., da una cinta muraria in blocchi squadrati lunga 4 chilometri di cui persistono cospicui resti. Ancor oggi se ne scorgono massi disposti in tre o cinque filari, per un'altezza complessiva di 3 metri, che in origine raggiungeva i 7 metri, a protezione di un'area urbana di 107 ettari.

Fonti:
bari.repubblica.it
corrierenazionale.net

Molfetta, scoperto affresco medioevale

Molfetta, l'affresco scoperto a Palazzo Tattoli (Foto: baritoday.it)
Per togliere i puntelli ci sono voluti quasi 50 anni, ma i lavori di messa in sicurezza di Palazzo Tattoli, storico edificio nel centro storico di Molfetta, hanno portato alla luce quella che potrebbe rivelarsi una gradita sorpresa per l'arte pugliese: un affresco. Ad accorgersene sono stati gli operai della ditta Balacco, curatrice dei lavori nel palazzo risalente al '600, che nel rimuovere una porzione di muro ad altezza elevata, ha rivelato il particolare disegno di colore rossiccio.
Ora sarà la Soprintendenza Belle arti e Paesaggio della Città metropolitana di Bari - che con il Comune sta supervisionando i lavori di messa in sicurezza di Palazzo Tattoli - a definire con certezza il periodo a cui risale l'affresco. Una prima analisi è però stata effettuata dalla storica dell'Arte Vincenza Regina, che ha riconosciuto nel disegno a parete i tratti delle opere medioevali. Un periodo ben antecedente a quello di realizzazione del palazzo, che dimostrerebbe - se confermata la datazione - quindi la sua costruzione su una base già esistente in precedenza. Quella rappresentata nel disegno sarebbe una barca di pescatori, con sopra alcune figure antropomorfe che tengono in mano strumenti forse utilizzati proprio per la pesca. La semplicità della fattura non sarebbe quella di un professionista, quindi potrebbe essere stata realizzata da un popolano.
Quel che è certo è che l'opera entrerà a far parte del futuro museo ospitato a Palazzo Tattoli. La volontà dell'amministrazione guidata da Minervini, infatti, è realizzare "una struttura in cui tra spazi espositivi e realtà aumentata - spiegano dal Comune - sarà possibile 'ascoltare' il racconto della città, ammirare, attraverso un percorso di rampe, i ruderi del palazzo e l'evoluzione urbanistica della città, un museo cittadino da aprire ai turisti e alle scuole".

Fonte:
baritoday.it

Pompei, un teatro prima del teatro

Pompei, antefissa trovata negli scavi accanto al Teatro Grande
(Foto: ansa.it)
Un teatro a Pompei già nel IV secolo a.C.. E' una delle ipotesi che arrivano dai nuovi scavi in corso nel sito archeologico, che hanno rivelato la presenza alle spalle del teatro ancor oggi esistente (costruito nel II secolo a.C. e quindi per questo già molto antico) di una sorta di cavea naturale. "Sono novità emerse in un sopralluogo e che andranno verificate e studiate", precisa il direttore del Parco Archeologico Osanna, intervenendo alla presentazione della rassegna "Pompeii Theatrum Mundi" che si terrà nel sito archeologico dal 20 giugno al 13 luglio 2019.
Alle spalle dell'attuale Teatro Grande, spiega Osanna, i geologi "indicavano la presenza di un antico cratere. Scavando è emersa la presenza di un vallone naturale che ha la forma di una sorta di cavea e che nel II secolo a.C., quando a Pompei si fece una campagna di ristrutturazione della città e contestualmente si eresse l'attuale teatro, fu poi riempito con materiali 'sacri' provenienti dal vicino tempio di Atena, creando così il piazzale che ancora oggi è visibile".
Tra i primi frutti dello scavo, anticipa all'Ansa il direttore, una serie di frammenti e sculture sacre, tra cui due antefisse che "forse provengono dal primitivo tempio di Atena poi ricostruito probabilmente proprio nel II secolo a.C.".
I lavori sono ancora in corso e ci vorrà del tempo per approfondire, studiare e rendere pubblico quanto si va mano a mano scoprendo.

Fonte:
ansa.it

mercoledì 26 dicembre 2018

Gran Bretagna, scoperto un nuovo forno nell'antica Verulamium

Gran Bretagna, i resti del forno romano appena trovato a Verulamium
(Foto: popular-archaeology.com)
I resti di un forno di 1800 anni fa sono stati scoperti durante gli scavi dell'antica città di Verulamium, vicino St. Albans, nello Hertfordshire, in Gran Bretagna. Il forno era utilizzato per la cottura delle ceramiche. Verulamium era la terza città della Britannia romana, metà circa della quale sorgeva, un tempo, sulla superficie dell'attuale Verulamium Park.
Si tratta del quinto forno rivenuto in loco. Essenziale è stato il lavoro di scavo iniziato lo scorso mese per il posizionamento di una conduttura del gas. Là dove si era pensato che sorgesse una intersezione di strade sono state trovate prove inconfutabili della presenza di una ricca casa di città che, con tutta probabilità, conserva ancora dei pavimenti musivi. E' stata scoperta anche una parte delle mura cittadine che, sorprendentemente, non conservano segni di torre, il che potrebbe suggerire che non siano state costruite per difesa.
Gli altri quattro forni presenti sono stati scoperti nei tardi anni '80 del secolo scorso. Tre di questi forni sono stati scavati. I resti combusti del forno hanno conferito al terreno un colore rosso cupo. Sono stati anche rinvenuti resti di terraglie.

Fonte:
popular-archaeology.com

Ramallah, qui venne sepolto Santo Stefano

Ramallah, il luogo di sepoltura di Santo Stefano (Foto: it.aleteia.org)
L'archeologo palestinese Salah Hussein al Hudeliyya, a capo della squadra di studiosi impegnati nella campagna di scavi e ricerche presso il sito archeologico di Khirbet El Tireh, a due chilometri dalla città di Ramallah, ha confermato il ritrovamento di indizi che consentono di identificare nell'area il luogo di sepoltura di Santo Stefano, il primo martire cristiano.
"Le ricerche condotte nel sito da archeologi palestinesi e israeliani - scrive l'Agenzia Fides - fanno parte di un progetto sostenuto dalla Al Quds University e sono concentrate intorno ai resti di un grande complesso bizantino, comprendente una chiesa e un monastero".
"In uno degli ambienti studiati - ha dichiarato l'archeologo - ci siamo imbattuti in un'iscrizione che indica che questa chiesa è stata costruita in onore dell'apostolo e arcidiacono Santo Stefano protomartire, sepolto qui nel 35 d.C.". Il progetto di studio permetterà di condurre ricerche e campagne archeologiche nel sito per i prossimi cinque anni. Un'ampia sezione dell'area archeologica appartiene al Patriarcato ortodosso di Gerusalemme. E c'è già chi vuole inserire l'area archeologica di Ramallah negli itinerari dei pellegrinaggi in Terra Santa.

Fonte:
iltempo.it

martedì 25 dicembre 2018

Pompei, clamorosa scoperta dei resti di un cavallo

Pompei, il ritrovamento del cavallo bardato (Foto: ilmessaggero.it)
Bellissimo, con la moderna sella in legno e bronzo appena montata dagli inservienti, il muso ornato dai luccicanti finimenti, il cavallo del comandante militare era ancora legato nella stalla quando dalla bocca del Vesuvio è arrivato il vento di fuoco che ha tolto ogni speranza di sopravvivenza a chiunque fosse riuscito a sfuggire.
E così lo splendido sauro ha avuto in sorte una morte atroce, per soffocamento o per choc termico, condivisa con ogni probabilità con il suo augusto padrone e le persone che in quel momento lo stavano aiutando a partire, chissà, forse per tentare un estremo soccorso ai civili in pericolo.
Lo scheletro dell'animale, la testa ripiegata, le membra ancora contratte nello spasimo, è l'ultima eclatante scoperta dei nuovi scavi in corso a Pompei, anticipata in esclusiva all'Ansa dal direttore Massimo Osanna. Un reperto "di grande importanza perché particolarmente raro", sottolinea il direttore, indicando i preziosi frammenti della sella e dei finimenti allo studio degli esperti nei laboratori del parco. Ma che prelude anche ad una nuova stagione di ritrovamenti clamorosi, al di là del Grande Progetto Pompei, tanto che il Parco ha appena stanziato per il 2019 due milioni di euro dai suoi fondi ordinari da destinare per metà agli scavi e per l'altra metà agli espropri dei terreni sui quali intervenire.
Pompei, lo scavo della stalla dove si trovavano i resti del cavallo
(Foto: ilmessaggero.it)
Perché la Tenuta del Sauro Bardato, ovvero la grande villa suburbana adiacente a via di Civita Giuliana alla quale apparteneva la stalla appena scavata, "era una residenza di altissimo pregio, con ambienti riccamente affrescati e arredati, sontuose terrazze digradanti che affacciavano sul golfo di Napoli e Capri, oltre ad un efficiente quartiere di servizio, con l'aia, i magazzini per l'olio e per il vino, e ampi terreni fittamente coltivati".
Tutto questo è documentato da una serie di scavi che vennero fatti agli inizi del '900 dal marchese Imperiali, allora proprietario del fondo, che con un'autorizzazione dello Stato portò alla luce alcuni ambienti riccamente affrescati insieme a suppellettili e oggetti che poi in parte vendete ai musei ma che oggi, sfortunatamente, sono andati perduti anche in seguito al bombardamento che nel 1943 distrusse l'Antiquarium del parco. Di quegli ambienti di lusso, giudicati alla stregua della celeberrima Villa dei Misteri, ci restano oggi solo alcune foto in bianco e nero scattate dal marchese prima di dare ordine ai suoi uomini di seppellire nuovamente tutto. Altri scavi parziali, a metà degli anni Cinquanta, hanno messo in luce anche la presenza di un lunghissimo, imponente porticato sul quale si affacciavano ambienti affrescati in III stile pompeiano.
E che si trattasse di un posto favoloso lo prova anche l'attività incessante dei tombaroli, che negli ultimi decenni hanno continuamente tentato di aprire cunicoli alla ricerca di tesori. Proprio un'indagine della Procura di Torre Annunziata sugli scempi degli scavi clandestini ha convinto il Parco ad intervenire con nuovi studi, spiega Osanna, deciso a riportare alla luce il prestigioso complesso che può raccontare molto della vita a Pompei e della storia ultima della cittadina romana. "Ci vorrà tempo, naturalmente, ma per i visitatori sarà un'esperienza unica", assicura il direttore. Intanto, chissà, subito all'esterno della stalla potrebbero trovarsi i corpi del comandante militare e dei suoi inservienti fermati dal vulcano mentre tentavano un ultimo, disperato, tentativo di soccorso.

Fonte:
ilmessaggero.it/italia

Pompei, rivive la famosa rosa rossa

Pompei, particolare di affresco con rose dalla Casa
del Bracciale d'Oro, I secolo d.C.
(Foto: Museo Archeologico Nazionale di Napoli)
La rosa antica di Pompei, protagonista della vita quotidiana nell'antica città romana e resa famosa nel mondo dagli affreschi pompeiani, è tornata a vivere. Lo straordinario risultato è stato possibile grazie ad una ricerca scientifica sulla presenza e sull'utilizzo di questo pregiato fiore nell'antica Pompei e nell'area vesuviana, svolta a cura del Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei e del Dipartimento di Agraria dell'Università "Federico II" di Napoli (Professor Luigi Frusciante, docente di genetica e Gaetano Di Pasquale, ricercatore di archeobotanica), in collaborazione con l'associazione "La Rosa antica di Pompei".
Come simbolo di seduzione e di grazia, per la sua bellezza ed il suo aroma la rosa era associata alla dea Afrodite. Il suo uso come pianta ornamentale o nell'alimentazione, per la salute e il benessere, o ancora in cosmesi, è testimoniato dal ritrovamento di numerose ampolline contenenti profumi (lekythoi) e dalle svariate botteghe di produzione di profumi di Pompei. La rosa che oggi chiamiamo "di Pompei" fioriva due volte l'anno, era rossa ed aveva 36 petali. In Campania la produzione e la lavorazione della rosa erano destinate ad un mercato più ampio della sola penisola italiana, affermandosi come attività di gran pregio sulle sponde dell'intero Mediterraneo antico.
I ricercatori hanno ricreato il fiore grazie alle moderne tecniche di genetica molecolare, associata alle potenzialità dell'ibridazione sessuale. L'esperimento è stato condotto in vitro ed ha permesso di ottenere una rossa rossa riconducibile a quella dell'antica Pompei.
Esemplare di rosa rossa a fiore doppio (Foto: famedisud.it)
Con il proposito di scoprire la natura della rosa pompeiana, il Dipartimento di Agraria dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II" ha condotto analisi genetiche e di comparazione genomica tra le varietà e le specie oggi coltivate e quelle conservate nelle collezioni private di rose antiche campane, nei cimiteri monumentali campani e negli erbari storici italiani. A questo lavoro si è affiancato un importante studio di archeobotanica finalizzato a studiare reperti vegetali provenienti da siti archeologici campani. Questi studi sono stati finanziati dalla società "Villa Silvana", che si è anche fatta carico dell'allevamento delle giovani piantine di popolazioni segreganti, contribuendo alla loro selezione.
"Villa Silvana", inoltre, tramite la sua associazione "La Rosa antica di Pompei", su autorizzazione del Parco Archeologico di Pompei, coltiva attualmente le rose in alcuni giardini delle domus pompeiane, come la Casa del Fauno, la Casa di Loreio Tiburtino e la cosiddetta Casa del Profumiere.
Studi su materiali disponibili, poi, hanno permesso di appurare che in Campania e a Pompei non esisteva una sola specie di rosa, quanto, piuttosto, un gruppo di piante che comprendeva specie spontanee ed ibride, fra le quali la rosa rossa a fiore doppio e rifiorente, che risulta essere la più frequente, come comprovato dalla sua ricorrente presenza nei dipinti rinvenuti in vari siti archeologici della Campania e, in particolare a Pompei, in domus come la Casa del Bracciale d'Oro, quella di Venere in Conchiglia o la Casa dei Quadretti Teatrali, che guardavano l'esempio offerto dalla Villa di Livia a Prima Porta, a Roma.

Fonti:
madeinpompei.it
amalfinotizie.it
famedisud.it

domenica 23 dicembre 2018

Smirne, si scava nel teatro greco

Turchia, gli scavi nel teatro greco di Smirne (Foto: AA)
E' attualmente in corso di scavo, da parte degli archeologi dell'Università di Dokuz Eylul, l'antico teatro della città greca di Smirne (attuale Izmir) in Turchia. Gli scavi stanno riportando alla luce sezioni della cavea che si appoggiava alle pendici del monte Pagos (oggi Kadifekale).
Smirne ha una storia di 8000 anni. La costruzione del teatro, sulle pendici del monte, con una magnifica vista sulla città, iniziò nel III secolo a.C.. L'edificio venne utilizzato per circa 700 anni, fino a quando venne abbandonato nel IV secolo d.C.. Gli scavi sono iniziati nel 2012 non senza difficoltà, dal momento che gli strati di riempimento sono troppo elevati e poiché sono stati utilizzati moltissimo blocchi per la costruzione della struttura monumentale.
Durante i lavori di scavo sono state trovate sculture antiche, monete e ceramiche. Gli archeologi si aspettano altri ritrovamenti, nel corso degli scavi. Smirne venne fondata nell'XI secolo a.C. da coloni greci ed era uno dei principali insediamenti greci nell'Anatolia occidentale. La presenza greca si è protratta fino al 1922, quando l'esercito turco di Kemal Ataturk bruciò i quartieri greci e armeni della città in quello che è conosciuto come il grande incendio di Smirne. Si pensa che nel terribile eccidio della popolazione greca e armena siano state uccise 100.000 persone.

Fonte:
Hurriyet Daily News

Turchia, trovata una spada vichinga

Turchia, città di Patara, la spada vichinga appena trovata
(Foto: aa.com.tr)
Durante ricerche archeologiche nell'antica città di Patara, della regione di Antalya, in Turchia, gli archeologi turchi hanno scoperto una spada di circa mille anni.
I ricercatori hanno identificato il reperto come una spada vichinga del IX o X secolo d.C.. I lavori di sterro che interessano il sito, sono in corso da più di trent'anni ed hanno permesso il ritrovamento di importanti testimonianze archeologiche.
La spada è una testimonianza di come i Vichinghi abbiano servito l'Impero Romano d'Oriente. La spada è lunga circa 43,2 centimetri e si trovava all'interno di una guaina in legno. Potrebbe essere stata deposta nella sepoltura di un soldato vichingo. Secondo i ricercatori le spade vichinghe nelle guaine in legno venivano lasciate nelle sepolture come regalo per i defunti di sesso maschile.

Fonte:
aa.com.tr

I tesori della necropoli del Lincolnshire

Lincolnshire, alcuni dei reperti rinvenuti durante lo scavo della necropoli
(Foto: Danny Lawson/PA)
Gli archeologi hanno scoperto, nel Lincolnshire, in Gran Bretagna,  ricchi luoghi di sepoltura femminili che forniscono un'idea di come fossero ornate le donne del V e VI secolo d.C.. Gli elementi recuperati dal cimitero anglosassone, già peraltro conosciuto, comprendono gioielli in ambra, argento e vetro ed anche oggetti personali quali delle pinzette.
Il Dottor Hugh Willmott, docente di archeologia storica europea dell'Università di Sheffield e responsabile dello scavo, ha dichiarato: "Queste donne indossavano collane fatte da centinaia di grana di ambra, vetro e perline in cristallo di rocca ed utilizzavano strumenti personali quali le pinzette, custodite in borse di stoffa chiuse da anelli di avorio. Indossavano anche spille squisitamente decorate per fissare i loro abiti. Due donne avevano anche anelli di argento ed un tipo di spilla d'argento associabile alla comunità Juti nel Kent".
Lincolnshire, una delle sepolture femminili con scheletro intatto
(Foto: Università di Sheffield/PA)
Questi ritrovamenti sono stati descritti dal Dottor Willmot come fuori contesto nel Lincolnshire, che venne conquistato dai Germani all'indomani della partenza delle truppe romane. L'analisi agli isotopi su denti e ossa di una delle donne ha rivelato che era cresciuta nelle South Downs, le terre di gesso. Questo dimostra, secondo gli studiosi, che le persone si muovevano all'interno delle isole britanniche ma anche dall'Europa fino in Gran Bretagna. Inoltre gli anelli di avorio trovati nelle sepolture provengono dall'Africa sub-sahariana che, nel contesto temporale in cui vennero importati, era come se venissero dalla luna.
Una delle sepolture più sorprendenti è quella di una donna riccamente abbigliata, sepolta con un bambino adagiato sul braccio sinistro. Gli scavi nella necropoli, contenente 20 sepolture, sono stati condotti nell'estate di quest'anno da volontari internazionali e dagli studenti dell'Università di Sheffield. La necropoli è tornata alla luce lo scorso anno, quando un ricercatore dilettante, munito di metal detector, ha scoperto una serie di manufatti anglo-sassoni quali spille in rame dorato, borchie di ferro che adornavano degli scudi e delle ogive.

Fonte:
theguardian.com

Bulgaria, scoperta una strada romana a Plovdiv

Bulgaria, la strada romana di Plovdiv (Foto: sofiaglobe.com)
Una strada risalente all'epoca in cui l'attuale città di Plovdiv, in Bulgaria, si chiamava Filippopoli è stata scoperta durante gli scavi che stanno impegnando la piazza centrale vicino all'ufficio postale. L'antica strada è stata costruita in pietra sienite, estratta dalle colline che circondano Plovdiv.
La strada era collegata alla piazza romana di Filippopoli e gli archeologi ritengono sia stata costruita a metà del III secolo d.C.. Nella piazza si svolgevano, all'epoca, la maggior parte delle attività commerciali. La strada, poi, interseca un altro percorso scoperto nel 1980. Il nuovo ritrovamento aggiunge particolari allo studio della costruzione del sistema stradale dell'antica Filippopoli. Gli scavi hanno portato alla luce anche delle condutture ed un sistema fognario.

Fonte:
sofiaglobe.com

sabato 22 dicembre 2018

Riemerge statuetta di Cernunnos in Gran Bretagna

Gran Bretagna, la statuetta in rame trovata a Wimpole
(Foto: James Fairbairn)
Uno scavo archeologico condotto nella tenuta di Wimpole, in Gran Bretagna, ha portato alla luce un insediamento risalente a 2000 anni fa, tra gli oggetti recuperati una piccola statuetta che si pensa raffiguri il dio della fertilità.
L'insediamento venne costruito tra il 100 a.C. ed il 150 d.C.. Tra i 300 reperti trovati vi sono monete, complementi cosmetici, imbracature per cavallo, fibule ed un anello. Il ritrovamento più importante è stata la piccola statua raffigurante una figura umana in lega di rame, di appena 5 centimetri di altezza, datata al II secolo d.C.. L'individuo rappresentato nella statuetta non ha volto ed ha una torque, un collare celtico, al collo, simbolo di elevato status sociale. Si pensa che si tratti di Cernunnos, il dio della fertilità. Se così fosse, si tratterebbe di una delle due statue finora scoperte di questa misteriosa quanto importante divinità.
Le indagini archeologiche sembrano suggerire che l'insediamento fosse sostanzialmente autosufficiente, mentre le ceramiche ed i frammenti di vetro parlano di materiali importati attraverso un'importante via commerciale.

Fonte:
royston-crow.co.uk

Il primo omicidio politico al mondo

Germania, le ossa del Principe di Helmsdorf
(Foto: alliance/dpa/H. Schmidt)
Un gruppo di archeologi e ricercatori forensi che operano nella città tedesco orientale di Halle, nella Sassonia-Anhalt, dopo l'esame delle ossa del Principe di Helmsdorf, ha concluso che l'uomo venne molto probabilmente assassinato 3800 anni fa. Si tratterebbe, pertanto, del più antico omicidio politico al mondo.
L'archeologo Haald Meller sostiene che la cultura dell'Età del Bronzo di Unetice, che ha prodotto il famoso Disco di Nebra, raffigurante il cosmo, sia stata la prima cultura di un certo rilievo ad evolversi a nord delle Alpi. Gli antropologi che hanno studiato le ossa del Principe nel 2012, pur riscontrando segni sospetti di lesioni, non sono stati in grado di avere prove inconfutabili del supposto omicidio politico.
Il disco di Nebra (Foto: J. Liptak, Landesamt fur Denkmalpflege und
Archaologie Sachsen-Anhalt)
In questi giorni Frank Ramsthaler, vice direttore dell'Istituto di medicina legale dell'Università del Saarland, ha detto: "Siamo stati in grado di verificare tre chiare lesioni alle ossa. Probabilmente ci sono state delle ferite, tutte e tre le lesioni, comunque sono state sicuramente mortali. L'arma del delitto potrebbe essere stato un pugnale, la cui lama doveva avere almeno 15 centimetri di lunghezza". Ramsthaler ha aggiunto anche che a pugnalare il Principe deve essere stato un guerriero piuttosto forte, con esperienza sul campo di battaglia, dal momento che deve aver spinto il pugnale nello stomaco del Principe fino alla spina dorsale, com'è dimostrato da una profonda incisione di sei millimetri di larghezze per tre millimetri di profondità presente sulla undicesima vertebra.
Ramsthaler ha anche detto che l'intensità del colpo inferto indica che il principe è stato forse pugnalato mentre si trovava contro un muro o giaceva sul pavimento. Il colpo avrebbe reciso le arterie e avrebbe portato a morte certa.
Una seconda ferita presente sia sopra che dietro la clavicola e la scapola sinistra del Principe ha portato a recidere gravemente le vene e a danneggiare parte dei polmoni. Il che non fa altro che confermare che il colpo venne sicuramente inferto da un guerriero esperto. Del resto anche i gladiatori sapevano dove colpire l'avversario per provocargli la morte.
La presenza di una lesione al braccio, inoltre, suggerisce che il Principe venne sorpreso dal suo assassino e che abbia tentato in qualche modo di difendersi. Probabilmente l'assassino era una persona di fiducia, forse un parente o un amico, oppure un componente del corpo di guardia. Nonostante la morte di uno dei suoi esponenti più in vista, la cultura di Unetice è sopravvissuta ed ha continuato a fiorire, come testimonia la qualità del disco di Nebra, scoperto nel 1999. Il Principe di Helmsdorf venne sepolto nel tumulo di Leubinger, scoperto da Friedrich Klopfleisch nel 1877 e datato al 1940 a.C. circa. E' considerata una delle tombe più ricche dell'Età del Bronzo e di tutta l'Europa occidentale.

Fonte:
dw.com

Turchia, antichi incantesimi aramaici...

Turchia, il contenitore in pietra recante l'incantesimo contro gli scorpioni
(Foto: Roberto Ceccacci, Spedizione archeologica a Zincirli)
Un incantesimo di 2800 anni fa, in aramaico, descrive la cattura di una creatura chiamata il "Divoratore", in grado di provocare il fuoco. L'incantesimo è inscritto su un contenitore in pietra per cosmetici, scoperto nel 2017 all'interno di un piccolo edificio - forse un santuario - presso Zincirli, in Turchia, in antico Sam'al.
L'incantesimo sembra sia stato inciso da un uomo che praticava la magia e che si chiamava "Rahim figlio di Shadadan". Descrive il sequestro di questa minacciosa creatura. Il sangue del "Divoratore" è stato, pare, utilizzato per trattare le bruciature da lui inflitte ad alcune persone. Non è ancora chiaro se il sangue sia stato somministrato attraverso una pozione o se sia stato spalmato sul corpo dell'ustionato.
Alcuni animali, quali un millepiedi, uno scorpione ed un pesce, accompagnano il testo magico. Le figure sono presenti su entrambi i lati del contenitore. Quest'ultimo aveva inizialmente la funzione di custodire cosmetici e sembra che abbia acquisito questa funzione magica in seguito.
Dalle immagini presenti sul reperto si è dedotto che il "Divoratore" potrebbe essere uno scorpione o un millepiedi. Il fuoco, in questo caso, potrebbe riferirsi al dolore causato dalla puntura di queste due creature. Gli scorpioni, del resto, rappresentano tuttora un pericolo per gli archeologi che lavorano sul posto.
Le analisi della scrittura del testo magico indicano che è stato scritto in un periodo compreso tra l'850 e l'800 a.C., il che la rende la più antica iscrizione magica in aramaico che sia stata mai trovata. L'edificio in cui è stato trovato il contenitore, però, venne utilizzato fino al secolo successivo, alla fine dell'VIII o del VII secolo d.C. Questo porta a pensare che l'incantesimo doveva essere considerato molto importante anche dopo la scomparsa di chi lo aveva scritto.
Nel piccolo edificio che ha restituito questo importante reperto sono stati trovati altri oggetti, tra i quali una base di statuetta raffigurante un leone accovacciato che si pensa possa essere datata al X o IX secolo a.C.. Sam'al, il luogo dove sono state fatte queste scoperte, era un tempo la capitale di un piccolo regno arameo che fiorì tra il 900 e il 700 a.C.. La città venne assediata dagli Assiri intorno al 700 a.C.

Fonte:
livescience.com

Cipro, scoperti mosaici di una basilica cristiana

Cipro, i mosaici pavimentali della basilica bizantina appena scoperta
(Foto: greece.greekreporter.com)
Un importante sito cristiano è stato scoperto a Cipro. Sono stati riportati alla luce mosaici con iscrizioni in greco. Lo scavo, iniziato nel 2007, si trova nella penisola di Akrotiro ed è condotto dal Dipartimento delle Antichità di Cipro.
Il mosaico recentemente scoperto è in ottime condizioni e l'iscrizione greca recita: "Signore, aiuta coloro che temono il tuo nome". Nel sito archeologico sono presenti anche due templi. Sul lato nord del tempio orientale si sta scavando una sorta di atrio. L'edificio religioso è una basilica a tre navate, con una navata trasversa larga 36 metri per 29 metri di lunghezza. Tutti i pavimenti interni sono ricoperti di mosaici.
La natura unica dell'intero complesso nel suo impianto architettonico, così come la ricchezza della decorazione, confermano che la basilica venne costruito al tempo dell'imperatore bizantino Eraclio (610-641 d.C.), quando Bisanzio stava conducendo una guerra feroce contro la Persia. Dimitris Triantafyllopoulos, ex professore di archeologia bizantina all'Università di Cipro, ha affermato che questa era, con tutta probabilità, una chiesa martiriale, vale a dire un luogo di sepoltura e di culto di persone ritenute martiri e santi, molto simile a sito di San Minias in Egitto.

Fonte:
greece.greekreporter.com

domenica 16 dicembre 2018

Egitto, trovata tomba intatta nella necropoli di Saqqara

Egitto, l'interno della sepoltura di Wahtye (Foto: Amr Nabil)
E' stata trovata, in Egitto, una tomba ben conservata risalente a 4400 anni fa, decorata con geroglifici e statue. La scoperta è stata fatta a sud del Cairo e i funzionari si aspettano ulteriori scoperte dagli scavi in corso. La sepoltura si trova presso l'antica necropoli di Saqqara ed è stata rinvenuta intatta.
Le pareti della tomba sono decorate con geroglifici e statue di faraoni che sono arrivate intatte fino a noi. La sepoltura risale all'epoca del faraone Neferirkare-Kakai, della V Dinastia. Gli archeologi hanno rimosso da poco un ultimo strato di detriti dalla tomba. Si pensa che ci siano molti manufatti ancora sepolti nella zona.
La tomba è lunga 10 metri per 3 metri di larghezza e per poco meno di 3 metri di altezza. Appartiene ad un sacerdote di nome Wahtye. All'interno sono stati trovati i resti su due livelli, in quello superiore ci sono 18 nicchie con 24 statue e, nel livello più basso, 26 nicchie con 31 statue.
La V Dinastia governò l'Egitto dal 2500 al 2350 a.C. circa. Non molto tempo dopo venne edificata la piramide di Kufu. Saqqara era la necropoli di Memphis, capitale dell'antico Egitto per più di due millenni.
Egitto, interno della sepoltura di Wathye con le statue ed i colori in condizioni quasi perfette (Foto: Amr Nabil)


Fonti:
abc.net.au
msn.com

Azerbaigian, il gioco degli antichi pastori

Azerbaigian, il "gioco da tavolo"  (Foto: W. Crist/Gobustan National Park)
Una serie di piccoli fori intagliati nel pavimento di un riparo roccioso in Azerbaijan rivela che i pastori nomadi di 4000 anni fa conoscevano quelli che noi oggi chiameremmo "giochi da tavolo". Il ricercatore Walter Crist, dell'American Museum of Natural History di New York, ha esplorato questo antico rifugio posto in un parco nazionale dell'Azerbaijan ed ha rinvenuto questo prezioso reperto sul quale compaiono 58 fori.
Questo "gioco da tavolo" è stato talvolta chiamato "cani e sciacalli". Howard Carter, celebre per aver trovato la sepoltura di Tutankhamon, rinvenne un gioco simile, comprensivo di "pedine" a forma di animali, nella sepoltura di Amenemhat IV, vissuto nel XVIII secolo a.C.
Per quanto riguarda il gioco trovato nel rifugio roccioso dell'Azerbaijan, sembra risalga al II millennio a.C., quando questa parte dell'Asia era popolata da pastori nomadi. All'epoca il gioco era diffuso in tutto il Medio Oriente antico, in Egitto ed in Mesopotamia. "Appare improvvisamente ovunque nello stesso tempo", ha detto Walter Crist. "Al momento la forma più antica è stata rinvenuta in Egitto, ma non è molto più antica di quella dell'Azerbaigian".
Crist stava cercando un'altra copia di questo gioco, che aveva visto in una fotografia su una rivista dell'Azerbaijan. Purtroppo, però, il sito archeologico, che si trova nei pressi della capitale del Paese, Baku, è stato interrato al di sotto di un complesso residenziale.
Gli archeologi del Parco Nazionale di Gobustan, dove è stato rinvenuto il "gioco da tavolo", conoscevano questi reperti ma non erano riusciti a collegarli ad una funzione precisa. Le regole che guidavano questo gioco sono ancora sconosciute ma molti ricercatori pensano che si trattasse di una sorta di backgammon antico, con contatori fatti di semi o pietre, spostati lungo il bordo. Crist ritiene, invece, che il backgammon sia un "erede" del gioco romano della Tabula.
Il gioco dei 58 fori è antico, ma non è il gioco più antico. Il gioco reale di Ur, risalente al III millennio a.C., è l'esempio più antico. Crist ha studiato anche i giochi da tavolo egiziani quali il Senet e il Mehen, comparsi a partire dal 3000 a.C.

Fonte:
livescience.com

Ucraina, le pietre a forma di testa di serpente

Ucraina, le pietre più vecchie scolpite con teste di serpenti
(Foto e ricostruzione: Kotova Natalia)
Gli archeologi hanno scoperto, in Ucraina, delle pietre scolpite a forma di testa di serpente che potrebbero aver avuto uno scopo rituale, potrebbero essere state, cioè, durante cerimonie religiose. La ricercatrice Nadia Kotova, dell'Istituto di Archeologia dell'Accademia Nazionale delle Scienze dell'Ucraina.
La Dottoressa Kotova e il suo team hanno rinvenuto le pietre nel 2016, durante uno scavo presso Kamyana Mohyla, nei pressi della città di Terpinnya. Accanto alle pietre sono state rinvenute delle ossa e delle pietre focaie dello stesso periodo, il Mesolitico. C'erano anche molte arenarie nel sito. La pietra più antica è stata rinvenuta nei pressi di un focolare all'aperto, vicino a mucchi di conchiglie e utensili in selce. Utilizzando il materiale organico rinvenuto nei pressi del focolare, i ricercatori sono riusciti a datare le pietre ad un periodo compreso tra l'8000 e il 7500 a.C.
Una delle pietre a forma di testa di serpente è molto piccola, ha una forma triangolare e mostra due occhi a forma di rombo intagliati sulla superficie. Purtroppo, durante lo scavo, alcune pietre sono state danneggiate. La più piccola può stare comodamente in una mano.
Gli archeologi ancora non sanno chi possa aver creato queste sculture in pietra. Si sa che nella zona, durante il periodo preistorico, viveva un gruppo umano che si spostava nelle steppe che ricoprivano il territorio posto a nordovest del mar di Azov. "Hanno creato strumenti con pietra, pietra focaia e ossa, cacciavano con archi e frecce in selce", ha detto la Dottoressa Kotova. "Era una società di cacciatori e raccoglitori. Purtroppo ancora non sappiamo molto sulle loro tradizioni culturali".

Fonte:
livescience.com

Egitto, trovata una tomba a pozzo a Gebel el-Silsila

Egitto, alcuni degli oggetti trovati nella sepoltura di Gebel el-Silsila
(Foto: english.ahram.org.eg)
Una missione archeologica svedese, guidata dalla Dottoressa Maria Nilsson e da John Ward, della Lund University, ha scoperto un'antica tomba a pozzo risalente alla XVIII Dinastia, al periodo tuthmoside, nel Governatorato di Assuan, nell'Alto Egitto. La missione opera nella zona di Gebel el-Silsila, a Kom Ombo. La sepoltura è situata a cinque metri sotto terra e si compone di una camera funeraria e due camere disposte ai suoi lati, senza nessuna decorazione.
Le infiltrazioni d'acqua freatica  ed un recente tentativo di saccheggio hanno danneggiato l'interno delle camere funerarie ed alcuni manufatti. Nonostante questo sono stati recuperati tre sarcofagi di pietra calcarea, scarabei, amuleti, perle, bracciali, grandi anfore, boccali per la birra, scodelle, fiasche, vari contenitori di stoccaggio e i resti di 60 scheletri, un terzo dei quali appartenenti a dei bambini. Si pensa che la zona intorno alla sepoltura fosse, un tempo, una zona residenziale.
Cronologicamente ci sono attestazioni di almeno tre generazioni di inumazioni, dal regno di Thutmosis II a quello di Amenhotep II (1481-1349 a.C.). Nessuna tomba finora documentata a Gebel el-Silsila conteneva un così elevato numero di sepolture. Quello che, però, rende ancora più importante il ritrovamento è la quantità di bambini e donne deposti, ad indicare che intere famiglie vivevano e lavoravano nell'antica Kheny.

Fonti:
english.ahram.org.eg
mediterraneoantico.it

domenica 9 dicembre 2018

Israele, il nome di Pilato

Israele, l'anello con il nome di Pilato (Foto: repubblica.it)
Il nome di Ponzio Pilato, l'ufficiale romano che ordinò l'uccisione di Gesù, è sicuramente una figura storica. Il suo nome è stato trovato, ultimamente, su un anello in lega di rame di duemila anni fa. L'anello è stato scoperto negli anni '60 del secolo scorso, dopo la Guerra dei sei giorni, negli scavi condotti da Gideon Forster dell'Università ebraica di Gerusalemme. Era uno dei migliaia di artefatti trovati nello scavo dell'Herodium, un'antica fortezza ed un palazzo reale a sud di Betlemme, in Cisgiordania, ma solo ora i ricercatori sono riusciti a decifrare, grazie alle tecniche più avanzate, l'iscrizione presente sull'anello.
La scritta "di Pilato", in lettere greche, si trova disposta attorno all'immagine di un recipiente per vino, un cratere. Gli archeologi sostengono che si tratta del secondo manufatto con il nome di Pilato finora trovato. Pilato era il prefetto governatore della provincia della Giudea, ai margini orientali dell'Impero Romano, negli anni che vanno dal 26 al 36 d.C.
Gli esperti affermano che è improbabile che l'anello sia appartenuto a Pilato, innanzitutto perché questi anelli, di fattura molto semplice, di solito appartenevano a soldati e funzionari di rango minore, non a chi godeva di fama e fortuna come un prefetto. L'anello è in bronzo, non ha particolare raffinatezza ed è probabilmente di uso quotidiano. L'oggetto è stato scoperto in un giardino costruito su un portico che risale a non oltre il 71 d.C. ed era "accompagnato" da vetri, ceramiche, manufatti metallici ed un gran numero di monete risalenti all'epoca della prima rivolta ebraica.

Fonti:
nytimes.com
repubblica.it

Slovacchia, trovato un tesoro dell'Età del Bronzo

Slovacchia, uno degli oggetti del tesoro (Foto: Oliver Ondràs, TASR)
Gli archeologi hanno effettuato un'importantissima scoperta nel villaggio di Hozelec vicino a Poprad, in Slovacchia. Hanno scoperto molti materiali risalenti a diverse epoche tra i quali i più preziosi sono dei gioielli dell'Età del Bronzo.
Matùs Hudàk, archeologo del Museo Spis Spisskà Novà Ves, ha affermato che parte interessante del tesoro sono anche delle clip celtiche. "Abbiamo scoperto uno sperone, un ago e ferri di cavallo di epoche tarde, nonché monete - un solidus - e vari gioielli, coltelli ed altri oggetti che sono stati persi probabilmente da qualcuno", ha detto Hudàk.
Il tesoro vero e proprio è costituito da gioielli fatti da spirali di bronzo e stagno, custoditi in un sacchetto di cuoio assieme a tre dischi in bronzo e poi sepolti nel terreno. Con i gioielli si sono conservati resti di materiale organico in pelle di 3000 anni fa.
Gli oggetti sono stati trasportati al Museo della Tecnica di Brno, dove sono stati esaminati in laboratorio per poter essere restaurati e conservati. Questi gioielli sono la prova delle avanzate tecniche metallurghiche utilizzate durante l'Età del Bronzo. La ricerca che ha condotto a questi ritrovamenti è stata la prima nella storia del Museo di Spis e dura da circa 40 anni.

Fonte:
spectator.sme.sk

Gran Bretagna, le ossa del convento carmelitano

Gli scavi nei pressi dell'antico convento carmelitano di Kingussie
(Foto: Highland Council)
Teschi e ossa di gambe e braccia risalenti al medioevo sono stati scoperti in un villaggio delle Highlands. I resti umani e le fondamenta di quella che si pensa possa essere una cappella sono stati scoperti durante i lavori per la posa di condutture idriche in Mill Road a Kingussie. Si pensa che siano collegabili ad un convento di frati carmelitani anteriore al XVI secolo.
L'archeologo Steven Birch ha affermato che le ossa potrebbero essere state spostate da dove erano state originariamente seppellite per far posto ad una cappella. I resti sarebbero rimasti indisturbati durante la costruzione della cappella per poi essere trasportati nella chiesa.
I carmelitani sono una delle più antiche comunità religiose della chiesa cattolica e raggiunsero la Gran Bretagna nel XIII secolo.

Fonte:
bbc.com

Tracce di monete bizantine sulla Sindone

Le microparticelle aspirate dalla Sindone di Torino, composte da una lega di oro e di argento con residui di rame (elettro bizantino) (Fot...