mercoledì 30 settembre 2009

I meravigliosi segreti di Fanum Voltumnae


La campagna di scavo del 2008 a Campo di Fiera, nel territorio di Orvieto, ha portato ad interessanti scoperte. Innanzitutto gli archeologi sono sempre più convinti che proprio qui gli Etruschi decisero di porre il Fanum Voltumnae, il grande santuario della loro Dodecapoli.
Sicuramente il ritrovamento più importante è un magnifico busto marmoreo, che fu sotterrato, a suo tempo, per una damnatio memoriae e non distrutto proprio a causa della sua bellezza. Non solo, chi lo seppellì mostrò certamente pietas, perchè adagiò il busto con il capo appoggiato ad un cuscino di pietra, quasi a volerne preservare la memoria per i posteri.
Secondo il professor Coarelli, etruscologo, attraverso una sorta di deduzioni ed esclusioni, si tratterebbe del busto dell'imperatore Geta, figlio di Settimio Severo e fratello minore di Caracalla, ucciso e colpito da damnatio memoriae il 27 febbraio dell'anno 212. Il ritratto, pertanto, sarebbe stato eliminato e nascosto nei primi giorni del marzo 212 e sarebbe riemerso solo nel 2008, a duemila anni di distanza. La somiglianza con Geta è evidente da una moneta con l'effige dell'imperatore. Se sarà confermata questa identificazione, sarebbe sicuramente un evento straordinario, poichè non si hanno ritratti dell'imperatore.
Oltre al busto, durante gli scavi sono stati ritrovati numerosi reperti votivi: vasi fabbricati in loco, bronzetti, vasi greci, basamenti d'altare, un basamento con il perno per una statua, antefisse a forma di volto umano ed una maschera inquietante di Gorgone.
Negli anni scorsi, poi, sono stati rinvenuti il basamento di un grande edificio nella parte meridionale dello scavo, un altare etrusco di larghe dimensioni, altri altari etruschi su pavimenti evidentemente bruciati da sacrifici votivi, una grande fontana circolare con gocciolatoio a forma di testa di leone, frammenti statuari in marmo greco, matrici di antefisse: tutti reperti che avvalorano l'ipotesi di un luogo di culto molto importante, nato nel VI secolo a.C. e frequentato fino all'epoca medioevale.
Molto importanti sono anche le 214 monete romane che raffigurano i magistrati monetari. Una di queste monete recava il ritratto di Augusto. Esse erano poste in uno scrigno di fronte ad un altare del quale era già stata ritrovata la pietra forata che serviva da coperchio.
Rare, inoltre, sono le iscrizioni etrusche rinvenute, tra cui un hapax che, forse, allude al padre degli dei, al Dio al quale il Fanum era dedicato.

La paga perduta

In località Venèra, a sud di Verona, nel 287 d.C. fu sotterrata una cassa militare che conteneva la paga di otto giorni che doveva essere consegnata ad una legione di 5.500 uomini. La cassa e, conseguentemente, anche le paghe non furono più recuperate a causa, pare di un'incursione degli Alamanni, calati lungo la valle dell'Adige.
Le cinquantamila monete, delle quali ne restano quasi 46.000, sono state recuperate, con incredibile tenacia, nel 1876, dall'allora sindaco di Casalone per essere donate ai Musei di Verona. Il medagliere è, dunque, motivo di vanto della sezione numismatica dei Musei d'Arte,

martedì 29 settembre 2009

La Coenatio Rotunda


Roma non cessa di stupire. Sul colle Palatino, nell'area di Vigna Barberini, è stata ritrovata la sala da pranzo della Domus Aurea. Una sala che aveva una piattaforma di legno che ruotava giorno e notte, imitando il movimento della terra.
Forse si tratta della celeberrima coenatio rotunda descritta da Svetonio nella "Vita dei Cesari". La scoperta è stata annunciata oggi dalla Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Roma. Finora gli studiosi avevano identificato questa sala con la Sala Ottagonale sul Colle Oppio, ora, invece, gli studiosi hanno riportato alla luce una nuova verità archeologica. Secondo gli archeologi, infatti, la dimora di Nerone, oltre che il Colle Oppio, occupava gran parte del Palatino. La struttura riportata alla luce, a detta degli stessi studiosi, non ha eguali nell'architettura romana.

lunedì 28 settembre 2009

Vita da...gatto


Nella cultura egizia, l'adorazione degli animali era una parte essenziale del culto e della cultura. Molte erano le specie venerate in quanto manifestazioni della divinità. Tra di esse riveste un ruolo senza dubbio particolare il gatto.
Il gatto era sacro alla dea Bastet, dea della gioia, dell'amore, della danza e della musica. Le caratteristiche del gatto che colpivano gli Egizi erano, senza dubbio, la possibilità di vedere al buio, le abitudini notturne, il carattere mutevole, l'agilità, l'astuzia, il distacco.
In Egitto vi sono due specie indigene: il Felis chaus, presente solo nel paese e in Asia Sudorientale, ed il Felis silvestris libica, una specie africana selvatica.
In antico egizio il termine per indicare il gatto era onomatopeico del suo verso, "miu", ed è attestato dall'Antico Regno (2575-2135 a.C.) in poi come componente di nomi propri. Dalla XII Dinastia i gatti vengono raffigurati sugli affreschi delle tombe private, in scene di caccia, in prossimità di acquitrini o seduti sulla sedia del padrone. I resti più antichi sono stati ritrovati a Mostaggedda (presso l'attuale Assiut).
L'apoteosi del gatto è raggiunta nei testi funerari del Nuovo Regno (1550-1075 a.C.), dove, nell'Anduat (uno dei testi che accompagnano i defunti nel loro viaggio nell'aldilà) il gatto è un demone che decapita i prigionieri legati. Nella "Litania di Ra" il gatto è la personificazione del dio solo stesso ed uccide il serpente Apopi con un coltello ai piedi dell'albero sacro.
Dal 1100 a.C. in poi il culto degli animali sacri va sempre più diffondendosi. Un gran numero di gatti, sacri a Bastet, vengono allevati nei templi per divenire ex voto, mummificati e sepolti nelle gallerie sotterranee di Bubasti, 80 chilometri a nordest del Cairo, centro principale del culto. La mummificazione permette al gatto di trasformarsi in un Osiride, dio dell'oltretomba, un essere divino al quale è concessa l'immortalità.
Erodoto, nelle sue "Storie", dà una descrizione delle vivaci feste che si svolgevano in onore della dea Bastet, caratterizzate da danze, atteggiamenti licenziosi, grande consumo di vino e dal suono ossessivo dei sistri.
Le mummie di gatto sono così numerose che, nel XIX secolo, furono spedite in Inghilterra ed in Francia per essere utilizzate come fertilizzante.
Gli esami condotti sulle mummie di questi animali hanno rivelato aspetti interessanti. Innanzitutto gli animali hanno pochi mesi di vita, non raggiungono i due anni e presentano traumi all'altezza del collo o della testa che indicano il modo in cui sono stati soppressi.

In una caverna di 20 metri di profondità, vicino Gerusalemme, sono state scoperte 120 monete d'oro, d'argento e di bronzo risalenti alla rivolta di Bar Kokhba. Con esse gli archeologi hanno recuperato armi di ferro, una giara, lampade ad olio, un piccolo boccale, un orecchino d'argento ed una bottiglia di vetro.
La maggior parte delle monete, che sono in ottime condizioni, sono romane e sono state sovrascritte in un secondo tempo. Le nuove impressioni, oltre ad immagini tipicamente ebraiche, recano incisi slogan del tipo: "Per la libertà di Gerusalemme" e raffigurazioni del secondo Tempio.
Il Professor Frumkin, dell'Università Ebraica di Gerusalemme, è convinto che i fuggitivi della fallita rivolta di Bar Kokhba si siano rifugiati nelle grotte, nel centro di un'area popolata, ma anche in aree più isolate del deserto giudaico. Sicuramente chi lasciò dietro di sé queste monete, doveva essere fuggito dalla propria casa o da una battaglia contro i Romani e, comunque, non tornò più indietro per riprendersi i suoi tesori.

Uova...non di giornata!


Il Nucleo Tutela per il patrimonio culturale ha riconsegnato, alla Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei, due uova di dinosauro, sequestrate due anni fa ad un privato di Piano di Sorrento che le aveva acquistate sul mercato clandestino dell'arte.
I due reperti sono stati stimati risalire a 150 milioni di anni fa e, forse, furono il frutto di una più numerosa covata. Il riconoscimento della loro antichità è stato fatto dagli esperti del museo antropologico dell'Università Federico II di Napoli. Nei prossimi mesi saranno sottoposti ad analisi e ricerche per capire se, al loro interno, custodiscono gli embrioni dell'ornitisco (il dinosauro alla cui specie le uova appartengono)

Il guerriero dimenticato


Nella necropoli francescana del convento di San Francesco a Folloni di Montella, in provincia di Avellino, è stato ritrovato il corpo di un giovane soldato morto prima del 1400. L'archeologo che lo ha scoperto si chiama Simone Schiavone ed è stato coadiuvato dalla paleopatologa Marielva Torino e dall'antropologa danese Jesper Boldsen.
Gli studiosi stanno lavorando su 22 corpi in sepoltura primaria ed altri resti databili ad un lasso temporale compreso tra il 1190 ed il 1500. Il giovane soldato, secondo gli esperti, avrebbe un'età compresa tra i 18 ed i 24 anni, presenta ferite da taglio attribuibili ad una sciabola. Indossava anche una corazza e sarebbe stato decapitato in combattimento. I suoi resti sono stati sottoposti all'esame del carbonio 14 che ha permesso una prima datazione.
La particolarità di questa sepoltura è che essa non è extraconventuale, come, di solito, si effettuava per chi era morto ammazzato.
Tra non molto gli studiosi si dedicheranno anche all'identificazione dei monaci sepolti nella necropoli francescana.

Testimoni di Troia


Alcuni archeologi hanno trovato, nei pressi della città di Troia, in Turchia, i resti di un uomo e di una donna che, secondo le stime, dovrebbero essere morti nel 1200 a.C., la fatidica data della leggendaria guerra narrata da Omero.
La notizia è stata diffusa dal professor Ernst Pernicka, docente di archeometria all'Università di Tubingen. I corpi sono stati ritrovati vicino ad una linea di difesa, all'interno della città dell'Età del Bronzo.
Qualora si abbia la conferma che i corpi realmente appartengono ad individui morti nel 1200 a.C., si avrà un ulteriore tassello da aggiungere al puzzle sulla veridicità della storia raccontata da Omero. Troia fu riportata alla luce da Heinrich Schliemann nel 1870. Il professor Pernicka ha accertato che gli oggetti di ceramica, ritrovati accanto ai corpi, risalgono al 1200 a.C. ma ha aggiunto che i due corpi potrebbero essere stati sepolti 400 anni più tardi, in quella che gli archeologi chiamano Troia VI o Troia VII, vale a dire stratificazioni successive del medesimo luogo abitato.

Una venere israeliana...

Nell'area archeologica di Hippos, conosciuta anche come Sussita, in Israele, è stato scoperto un teatro di epoca romana diverso da tutti gli altri presenti nella regione.
Durante la decima campagna di scavi condotta da Arthur Segal e Michael Eisenberg, dell'Università di Haifa, è venuta alla luce anche una basilica romana e tre statuette d'argilla, raffiguranti Aphrodite, che risalgono a 1600 anni a.
Le sculture sono alte 23 centimetri e rappresentano un particolare tipo iconografico della divinità dell'amore, la "Venere Pudica", chiamata in questo modo perchè si copre pudicamente le nudità con il palmo della mano.

Un importante scavo archeologico a Birne, nei pressi di Elgin, in Scozia, ha rivelato interessanti connessioni tra Celti e Romani.
Gli archeologi stanno disseppellendo i resti di una casa circolare celtica, risalente all'età del Ferro. Questo non è che l'ultimo di una serie di interessanti ritrovamenti nel luogo dove il National Museum sta scavando da ben dieci anni. Il sito è stato scoperto nel 1980 ma deve ancora rivelare tutti i suoi segreti. L'ultimo ritrovamento è stato una spilla romana, ma è stato già portato alla luce un tesoretto di monete, sempre romane, che fanno bella mostra di sé al Museo di Elgin.
Il prossimo anno gli scavi entreranno nella loro fase finale, permettendo di conoscere bene la vita degli antichi Celti.

sabato 5 settembre 2009

Vendesi T-Rex


Chi vorrà possedere un esemplare unico di Tyrannosaurus Rex dovrà sborsare tra i 6 e gli 8 milioni di dollari. Il 3 ottobre, a Las Vegas, saranno battuti all'asta i fossili di un gigantesco T-Rex, un dinosauro bipede e carnivoro vissuto in America Settentrionale, vissuto circa 66 milioni di anni fa.
Questo particolare dinosauro è stato ribattezzato Sansone e, quando era in vita, pesava intorno alle 7,5 tonnellate ed era lungo 12 metri. Gli studiosi hanno recuperato il 57% dello scheletro di Sansone e sono certi che l'asta interesserà molti musei di scienze naturali, dal momento che tutti gli esemplari di T-Rex recuperati negli ultimi 100 anni, presenta non più del 10% delle ossa.
I primi resti di Sansone furono ritrovani dal figlio di un allevatore, nel 1987. Le ricerche, da allora, sono andate avanti fino al 1992, quando sono state recuperate tutte le ossa dell'antico rettile. Sansone non è mai stato esposto al pubblico od in privato.
Un T-Rex molto simile a Sansone fu messo all'asta nel 1997 e se lo aggiudicò il Field Museum di Chicago. Il rettile fu battezzato Sue ed è una delle principali attrazioni del museo, con una lunghezza di 13 metri e circa 300 ossa fossilizzate.

L'antica Grumentum


Importanti novità provengono dalla campagna estiva di scavi condotta nella città romana di Grumentum, in Lucania, la quinta campagna, per la precisione, che coinvolge molti archeologi, storici, epigrafisti, architetti e geofisici.
Le indagini effettuate attorno al tempio del culto imperiale hanno portato alla luce molti reperti risalenti al I secolo d.C., tra i quali frammenti della decorazione fittile del tempio. Questa decorazione era composta da una serie di antefisse decorate con una testa leonina al centro di una palmetta ed un fregio fittile, con intrecci vegetali. L'ambiente adiacente al tempio ha conservato uno strato su cui sono rimasti sigillati moltissimi resti di una cerimonia di probabile carattere religioso. Sono rimaste sepolte, infatti, molte coppe, vasi, brocche ed anfore oltre a resti di un pasto a base di carne. Fra i reperti spicca una coppa del vasaio aretino Tigrane, decorata a bassorilievo con satiri, menadi e tripodi.
Il settore di scavo tra le terme repubblicane ed il Foro ha fatto riaffiorare strutture murarie ed anche tubature di acqua in terracotta. In questa zona si presume di poter scoprire quanto resta di un quartiere centrale della città dalle sue fasi tardo-repubblicane a quelle alto-medioevali.
Nell'area del Capitolio, dove si venerava Giove, per realizzare il tempio fu rasa al suolo una grande fontana della quale gli archeologi hanno ricostruita la forma. Davanti al tempio sono emerse due basi, che, con tutta probabilità, sostenevano due statue onorifiche. Sono state messe in luce anche i livelli di pavimentazione del Foro, in pietra.
Lo studio incrociato tra gli studi degli archeologi, degli storici e degli epigrafici ha permesso di stabilire che la colonia romana fu fondata ai tempi del primo triumvirato, grazie ad una legge agraria di Giulio Cesare del 59, in base alla quale molti veterani di Pompei e molti Romani poveri furono letteralmente trapiantati in Italia meridionale.
Negli anni 50 a.C., Grumentum era in fase di ristrutturazione o di costruzione.
La vita della città proseguì fino a tutto l'VIII secolo d.C., con una certa vivacità dal punto di vista commerciale, provata dalle importazioni di ceramiche dalle coste dell'Egeo o da Pantelleria, oltre che enormi anfore dall'Africa e dall'Asia Minore.

Continuano le scoperte ad Aquileia

Gli scavi di via delle Vigne Vecchie ad Aquileia (Foto: messaggeroveneto.it) In via delle Vigne Vecchie , ad Aquileia , lo scavo archeo...