lunedì 30 settembre 2013

Culti pagani nella Mileto bizantina

Uno dei frammenti ritrovati a Mileto
Durante i lavori di pulizia di una locanda a Mileto, nell'odierna provincia di Aydin, in Turchia, gli archeologi hanno ritrovato frammenti di estremità di antiche sculture. I reperti suggeriscono che, anticamente, la locanda doveva essere un luogo sacro.
Gli scavi sono stati effettuati dal Professor Philipp Niewohner, le parti di statue ritrovate sono molto simili a quelle che si sono rinvenute a Corinto e nell'Italia meridionale e si pensa che siano oggetti di culto presentati a dei e dee. Sono state rinvenute ad un metro di profondità, concentrate in un rettangolo di scavo, come se qualcuno avesse voluto nasconderle per bene durante il regno dell'imperatore bizantino Teodosio I, che aveva vietato i culti pagani.
Tra gli altri reperti ritrovati vi sono lampade ad olio risalenti al IV-V secolo d.C. e frammenti di tegole di un tetto.

Scoperta una necropoli ellenistica a Norcia

Una delle sepolture ritrovate nella frazione Campi, vicino Norcia
Straordinaria scoperta a Norcia, in Umbria: scavano per costruirsi una casa e incappano in una necropoli ellenistica. Succede nella frazione di Campi, dove uno scavo assolutamente fortuito ha portato alla scoperta di un cimitero ellenistico.
La Dottoressa Gabriella Sabatini, della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Umbria, illustrerà presto i primi risultati di questa eccezionale scoperta nel corso di una conferenza. Con lei saranno anche l'archeologa Alessia Anzani e il Dottor Massimiliano Gasperini.
Il primo sbancamento dell'area destinata ad uso privato è avvenuto nel 2012. Si doveva scavare un garage. A 4 metri di profondità, alla presenza di un archeologo, sono state ritrovate sei tombe a fossa con relativi scheletri e corredi, che sono state datate al periodo ellenistico-repubblicano. Ultimamente, in seguito ad altri scavi per la realizzazione di una fossa settica e l'installazione di una cisterna nella medesima proprietà, sono emersi altri resti funerari. Si tratta, per lo più, di tombe di bambini sepolti tra due coppi assieme ai loro corredi.

domenica 29 settembre 2013

Scoperte antiche trappole per felini

La trappola ritrovata nel Negev (Foto: Naomi Porat)
Gli archeologi hanno individuato una trappola per leopardi risalente a 5000 anni fa nel deserto del Negev, in Israele. La trappola è stata inizialmente ritenuta meno antica perché identica a trappole utilizzate per anni dai beduini del deserto che vivevano, fino al secolo scorso, nella zona.
Almeno 500 trappole piuttosto semplici sono state ritrovate, finora, nel deserto del Negev, nel sud di Israele. Trappole che, spesso, non si distinguono dal paesaggio circostante. Appaiono come un mucchio di pietre, un tumulo, e ci vuole un buon occhio per capirne la reale natura. Scavando, poi, attorno a questo mucchio di pietre, si capisce esattamente di cosa si tratta. Il felino veniva attratto da un pezzo di carne legato ad una corda collegata ad una sorta di botola sul terreno. Quando l'animale tirava la carne, la corda faceva aprire la botola che precipitava lo sfortunato felino nella trappola.
La trappola appena ritrovata nel Negev risale a circa 5000 anni fa, ma ce ne sono altre, pressoché identiche, che risalgono a 1600 anni fa, il che fa pensare che questo modello rimase invariato per diverse migliaia di anni. Oltre ai leopardi, le trappole servivano per attirare volpi, lupi, iene e caracal, gatti con lunghe orecchie, molto comuni in tutto il Medio oriente.
Le trappole sono state ritrovate vicino ad antichi recinti utilizzati per custodire pecore e capre, probabilmente perché i pastori avevano la necessità di proteggere le greggi.

Il quarto cippus confinario di Abella

Il cippo di cofine ritrovato ad Avella
La Dottoressa Ida Gennarelli, responsabile dell'Ufficio Archeologico di Avella, non ha ancora fatto una dichiarazione ufficiale, ma pare sia stato individuato un quarto cippus abellanus in località San Pietro, vicino l'antica città di Abella.
La scoperta è stata fatta nel mese di giugno, durante un saggio preventivo in località San Pietro, a circa 50 metri dall'anfiteatro di Abella. Qui è stato ritrovato un termine di confine con iscrizione in lingua osca. Ora sono in corso una serie di ricerche condotte dall'archeologa Natascia Pizzano che ha curato l'indagine sul posto. Il cippo, probabilmente, commemora la fondazione della cittadina mandamentale ed era posto a confine su quelle che erano, forse, le mura perimetrali dell'antica Abella. Attorno al reperto, ricoperto da un cospicuo ammasso di ciottoli, sono state ritrovate una serie di ossa di animali, soprattutto suini ed un rettangolo di grosse pietre all'interno del quale era una tibia umana associata a pesi da telaio, che fanno pensare ad un'area cultuale. Sono stati contestualmente riportati alla luce quattro vaghi fittili biconici ed un asse in bronzo del tipo di Giano bifronte e prora di nave, successivo al 217 a.C.. Più ad est è stato scoperto un battuto stradale, ampio circa 1,50 metri, delimitato da ciottoli calcarei.
Il cippus è stato ritrovato là dove era stato collocato, non decontestualizzato, come altre iscrizioni osche ritrovate ad Avella.
Il cippo è attualmente custodito dalla Sovrintendenza nell'Antiquarium di Avella e reca, sembra, le tracce che riconducono ad un illustre personaggio avellano dell'epoca (II secolo a.C.), Maio Vestirikio, firmatario del famoso cippus abellanus che si trova nel Seminario Vescovile di Nola, dove è stato creato un apposito museo. Si tratta di un nome che ricorre qui per la quarta volta su ben quattro diversi cippi, legato a filo doppio ad un periodo oscuro, quello che attraversa la dominazione sannita ed osca fino all'avvento dei Romani.
Il cippus abellanus è una lapide calcarea con iscrizioni in lingua osca risalenti al II secolo a.C., ritrovato nell'antica città sannita di Abella. Sul cippus è riportato un trattato stipulato tra due meddix, due magistrati sanniti, per definire le pertinenze e i confini del santuario, gestito in comune tra Abella e Nola. Venne ritrovato tra i ruderi del castello di Avella nel 1745 ed in seguito fu posto a soglia di un'abitazione.

Un carro dall'antica Tracia

La sepoltura ritrovata a Svestari, in Bulgaria
Gli archeologi bulgari hanno scoperto i resti di un carro e di due cavalli che sembrano essere stati seppelliti in posizione verticale in una tomba tracia. Sia gli scheletri che i resti del carro risalgono a 2500 anni fa e sono stati rinvenuti nel villaggio di Svestari, nel nordest della Bulgaria.
La Professoressa Diana Gergova, dell'Istituto Nazionale di Archeologia presso l'Accademia Bulgara delle Scienze e responsabile dello scavo da cui sono emersi i preziosi reperti, ha affermato che si tratta di un ritrovamento eccezionale, unico nel suo genere, dal momento che finora non è stato ritrovato alcun mezzo di trasporto di epoca tracia.
Il tumulo dove giaceva il carro è adiacente a quello del bulgaro Khan Imurtag, dove lo stesso gruppo di archeologi, nel 2012, ha rinvenuto un tesoro di oggetti in oro.
I cavalli che erano aggiogati al carro sono stati uccisi dopo essere stati condotti nel tumulo. Il carro è stato puntellato, poi, con delle pietre in modo da mantenerlo il più possibile nella posizione in cui era stato collocato. Questo permetterà, in questi mesi, agli archeologi di studiare meglio la costruzione dei veicoli dell'epoca. Accanto al carro è stata rinvenuto anche lo scheletro di un cane e, poco oltre, la sepoltura di un guerriero che si presume possa essere il proprietario del carro. Questi aveva con sé la sua armatura, lance, spade, farmaci ed un completo per scrivere, cosa che denota un'educazione elevata.

Dov'è il cuore di Solimano il Magnifico?

Solimano il Magnifico
Si cerca, in Ungheria, la sepoltura di Solimano detto il Magnifico dagli occidentali e Kanuni (cioè il Legislatore) dai turchi e, mentre si cerca, si scopre una città di epoca ottomana. E' quel che è accaduto ad un gruppo di archeologi ungheresi che stavano scavando nel sud dell'Ungheria, dove si crede sia stato seppellito il cuore di Solimano, nel XVI secolo.
Il sultano morì a Szigetvar nel 1566, mentre le sue truppe erano impegnate nell'assedio della rocca della cittadina, difesa dalla gente del posto guidata dal nobile croato-ungherese Miklos Zrinyi. La morte di Solimano venne tenuta nascosta per 48 giorni alle sue truppe.
Gli storici ritengono che il cuore del sultano, unitamente ai suoi organi interni, siano stati sepolti vicino Szigetvar, mentre il suo corpo è stato, invece, sepolto a Costantinopoli (attuale Istanbul), accanto all'amata moglie Roxelana. Norbert Pap, membro del team di ricerca e di scavo, ha affermato che la scoperta della città ottomana potrebbe offrire ulteriori indizi per restringere la ricerca del luogo di sepoltura del cuore di Solimano.
La città ottomana si chiamava Turbek e fu fondata dopo la morte del sultano. Fu, poi, distrutta nel 1680, quando i turchi vennero cacciati dall'Ungheria. Fino alla sua morte, all'età di 71 anni, Solimano fu il sovrano che aveva regnato più lungamente. Durante il suo regno la dominazione turca conobbe la sua massima espansione nei Balcani, in Medio Oriente e nel Nord Africa. Il regno di Solimano il Magnifico durò 46 anni.
Gli archeologi hanno finora ritrovato oggetti di lusso quali porcellana cinese, ceramiche persiane, vetro che stanno ad indicare la ricchezza della popolazione della città. La scoperta riveste, inoltre, una particolare importanza anche perché i turchi usavano raramente costruire le loro città nelle zone d'occupazione, preferendo insediarsi in agglomerati urbani già esistenti.
La città ottomana, costruita in malta e mattoni, aveva sicuramente un intento celebrativo, spirituale e politico, dal momento che doveva sorgere nei pressi della tomba in cui era stato seppellito il cuore di Solimano. Le fonti storiche affermano che la città era dotata di una moschea, di un chiostro derviscio e di caserme militari. Successivamente fu edificata anche una taverna, una madrasa ed una locanda per i pellegrini che intendevano recarsi in visita alla sepoltura di Solimano.

Macine neolitiche in Inghilterra

Una delle macine neolitiche ritrovate a Balnaguard Glen
La Scottish Wildlife Trust ha fatto una scoperta emozionante durante la riparazione di un muro sulla collina di Balnaguard Glen, in Inghilterra. Dei volontari che stavano lavorando sulla collina hanno notato che alcune pietre di un muro avevano la forma di un bacino poco profondo.
Queste pietre sono state riconosciute come una sorta di macina creata nel Neolitico, più di 6000 anni fa. Questo dimostra che, nel Neolitico, un gruppo umano viveva sulle colline di Balnaguard Glen coltivando la terra e producendo arte rupestre e tumuli che sono stati ritrovati nella vallata sottostante.

mercoledì 25 settembre 2013

Scoperto un antico monastero a Creta

Gli scavi del Monastero (Foto: Greek Reporter)
Un importante centro di documentazione e di educazione bizantina, forse molto simile alle attuali Università, è stato ritrovato dal Professor Paliouras nei dintorni di Heraklion.
Lo scavo avrebbe, secondo gli archeologi, permesso il ritrovamento del monastero dei Tre Santi Gerarchi, fondato a metà del XIV secolo dal monaco studioso Joseph Filagris, che fu uno dei più importanti commentatori di Aristotele. Il monastero abbandonato fu scoperto, per la prima volta, nel 1992 dal giornalista Nikos Psilakis, che lo inserì nel suo libro sui monasteri e gli eremitaggi di Creta.

martedì 24 settembre 2013

Nuove scoperte a Lambayeque

La tomba femminile scoperta a Lambayeque
(Foto: Andina)
Gli archeologi hanno ritrovato una tomba Chimù a Lambayeque, in Perù, per l'esattezza presso il complesso archeologico Saltur. La tomba, intatta, apparteneva ad una nobile donna, morta intorno ai 30 anni di età e sepolta con una serie di vasi in ceramica, con i resti di alcuni pesci e uccelli.
Il corpo della donna presenta le ginocchia piegate e la testa rivolta verso sud. La sepoltura risale, con tutta probabilità, a 600 anni fa. Purtroppo i saccheggiatori si sono dati molto da fare nella necropoli (oltre alla tomba della donna, sono state scavate altre sepolture). Gli archeologi sono riusciti, comunque, a recuperare elementi dell'architettura cerimoniale della cultura di Lambayeque.

In fondo ad un pozzo di Portsmouth...

L'anello romano ritrovato nel pozzo
Importantissima scoperta archeologica nella zona di Portsmouth: sepolto a pochi metri di profondità sotto un giardino nel centro di Havant, gli archeologi hanno ritrovato un pozzo romano pieno di monete e un anello di bronzo con una raffigurazione di Nettuno. Sul fondo il pozzo riservava altre sorprese: otto scheletri di cane.
Gli archeologi ritengono che i cani siano stati adorati in alcune religioni del passato e che siano stati gettati nel pozzo come sacrificio a qualche divinità. Il pozzo è stato datato ad un periodo compreso tra il 250 e il 280 d.C. ed è stato costruito con pietra proveniente dall'isola di Wight. Le ferite ritrovate sugli scheletri dei cani fanno pensare che gli animali siano stati utilizzati nei combattimenti tra di loro.

lunedì 23 settembre 2013

L'Afrodite di Antiochia ad Cragum

La testa di Afrodite ritrovata ad Antiochia ad Cragum
(Foto: Michael Hoff, University of Nebraska-Lincoln)
Un gruppo di archeologi, mentre stavano ultimando lo scavo di un mosaico, ha scoperto la testa in marmo, a grandezza naturale, di Afrodite, il reperto è emerso nei pressi di una piscina nel sud della Turchia.
La testa, rimasta sepolta per centinaia di anni, ha solo qualche scheggiatura sul naso e sul viso. Gli archeologi ritengono che sia un importante reperto per capire l'influenza culturale dell'Impero Romano in questa parte del Mediterraneo. La testa è stata rinvenuta ad Antiochia ad Cragum, una città posta su una costa ricca di calette ed insenature nascoste, comodo rifugio dei pirati cilici, gli stessi pirati che rapirono Giulio Cesare nel 75 a.C.
Gli scavi di Antiochia ad Cragum
(Foto: Michael Hoff, University of Nebraska-Lincoln)
Antiochia ad Cragum venne ufficialmente fondata sotto il regno di Nerone e fiorì quando l'Impero Romano era al culmine. I ricercatori stanno cercando le parti del mosaico romano più grande mai ritrovato in Turchia: 150 metri quadrati di pavimento riccamente decorato con disegni geometrici che apparteneva ad un balneum romano. La testa di Afrodite è stata ritrovata a faccia in giù, accanto sono state ritrovate tracce di forni per la calce che fanno pensare che molte statue siano andate irrimediabilmente bruciate e trasformate in altro materiale.
La testa di Afrodite è il primo frammento di una statua monumentale trovata ad Antiochia ad Cragum in oltre otto anni di scavo. Sono emerse, in compenso, le nicchie in cui erano ospitate le statue ed un altro mosaico che adornava un edificio che gli archeologi ritengono essere stato un tempio. Si attendono, ora, ulteriori conferme a quest'ipotesi.

Antico quanto...il vino!

Gli scavi di Dikili Tash
I più antichi campioni di vino mai registrati in Europa sono stati ritrovati a Dikili Tash, in Grecia. I campioni risalgono al 4200 a.C.. Dikili Tash si trova a sudest di Drama, nella Macedonia Orientale, a circa 2 chilometri dalle rovine dell'antica città di Filippi.
Gli scavi e la successiva scoperta sono stati effettuati all'interno di una casa antica, chiamata Casa 1, dove sono stati ritrovati acini d'uva carbonizzati e pressati all'interno di un vaso. Il processo di vinificazione, dunque, sembra essere stato conosciuto ben prima di quanto si era finora pensato.

sabato 21 settembre 2013

La residenza del comandante della guarnigione della Tauride

I resti del comandante della guarnigione della Tauride
(Foto: Trzop-Szczypiorska)
Gli archeologi polacchi hanno scoperto la residenza del comandante della guarnigione romana in Tauride, antico nome della Crimea. La dimora era stata scoperta nella scorsa campagna di scavo, ma solo in quest'ultima stagione è stato possibile definirne la destinazione d'uso.
Gli archeologi pensavano di aver individuato la caserma o l'abitazione di uno degli ufficiali romani di stanza in Crimea. Nel corso dell'ultima campagna di scavi, però, la struttura si è rivelata più vasta e complessa del previsto. Sono emersi i resti di una grande casa con camere che circondano, su tre lati, un cortile lastricato. Si tratta di una struttura che presenta analogie con altri edifici simili che, nei forti romani, fungevano da casa del comandante della guarnigione.
La costruzione è ben conservata nella sua ultima fase costruttiva, che risale agli inizi del III secolo d.C.

Sorprese da una sepoltura vichinga

Il teschio del vichingo trovato sepolto con i suoi servitori
(Foto: Elisa Naumann)
Circa 1000 o 1200 anni fa, un giovane vichingo venne sepolto su un'isola nel Mar di Norvegia. Una nuova analisi sul suo scheletro e su altri sepolti nelle vicinanze, alcuni dei quali senza testa, suggerisce che alcuni defunti siano stati seppelliti assieme ai loro schiavi.
La schiavitù era diffusa nel mondo vichingo e gli scienziati hanno scoperto diverse tombe di esponenti di questo popolo con i resti di schiavi sacrificati e posti a "corredo" delle sepolture. Il sito appena esplorato è una delle poche tombe vichinghe che comprende più di un solo schiavo sacrificato. Ad effettuare le ricerche è stata la Dottoressa Elise Naumann, dell'Università di Oslo.
Diversi scheletri sono stati ritrovati nel 1980 da un contadino che lavorava i suoi campi e, per questo, la documentazione è piuttosto scarsa. Almeno tre degli scheletri ritrovati nel 1980 erano senza cranio, un segno di mancanza di rispetto. L'individuo scoperto attualmente era sepolto con uno o forse due scheletri senza testa.
Per comprendere la relazione tra i corpi deposti nella tomba appena ritrovata, gli scienziati hanno misurato i rapporti di taluni tipi di atomi di azoto e di carbonio che indicano la dieta seguita in vita dai defunti. L'analisi consente di individuare i cibi che sono stati consumati abitualmente. Dai dati è emerso che le persone il cui scheletro era intatto avevano una dieta ricca di proteine, quali il latte o la carne, mentre coloro che sono stati deposti privi della testa, avevano una dieta ricca di frutti di mare. L'analisi del Dna mitocondriale ha confermato che la maggior  parte di coloro che erano stati sepolti nella stessa tomba non erano parenti stretti, almeno da parte di madre. Inoltre gli scheletri senza testa mostrano tracce di maltrattamenti.

Importante scoperta a Selinunte

Gli scavi della fornace di Selinunte
Nel parco archeologico di Selinunte, nell'area industriale ritrovata diversi anni fa, è stata da poco scoperta una straordinaria fornace a due bocche, del tipo praefurnia, unica nel suo genere e mai ritrovata in precedenza.
La scoperta è stata effettuata dall'equipe del Professor Martin Bentz, dell'Università di Bonn, che da tre anni lavora nell'area archeologica. Gli scavi tedeschi hanno permesso, finora, di identificare con maggiore precisione, l'area artigianale e industriale tra le più rilevanti dell'antichità greca. Si tratta di un vero e proprio polmone produttivo, indice della potenza raggiunta da Selinunte tra il V e il VI secolo a.C..

Ritrovata una tomba intatta a Tarquinia

L'interno della Tomba del Principe con le ossa del defunto
(Foto: Il Corriere.it)
Gli archeologi dell'Università di Torino, coordinati dall'etruscologo Alessandro Mandolesi, e della Sovrintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale hanno scoperto un ipogeo del VII secolo a.C. inviolato. La scoperta è stata fatta a Tarquinia, nella necropoli della Doganaccia.
All'interno dell'ipogeo i ricercatori hanno ritrovato lo scheletro del defunto adagiato su una banchina di pietra e, accanto a lui, armi, vasellame etrusco-corinzio, un aryballos (un unguentario) ancora appeso alla parete. Nascosti in vasi votivi vi sono gioielli e sigilli di quello che, in vita, doveva essere un personaggio di alto rango vissuto al tempo di Tarquinio Prisco.
Immagini dall'interno della Tomba del Principe
L'ultima tomba intatta era stata rinvenuta più di trent'anni fa, ma era crollata e non era stato possibile recuperare nulla che riguardasse il defunto. Nella sepoltura appena ritrovata, gli archeologi sono già riusciti ad individuare una lancia e un giavellotto. Le pareti sono affrescate con estrema semplicità ma con un un gusto considerato piuttosto insolito, per l'epoca. I lavori di scavo sono stati finanziati da imprenditori privati e si pensa che saranno protratti per diverso tempo. La sepoltura, battezzata la Tomba del Principe, può infatti riservare ancora molte altre sorprese. L'aryballos è stato ritrovato sorprendentemente sospeso alla parete, appeso ad un chiodo in ferro da 2700 anni circa.
Il tumulo ha un diametro di 6 metri ed una sepoltura a camera a doppia deposizione. Si trova poco lontano dal tumulo della Regina.
Gli archeologi pensano che in questa parte della necropoli di Tarquinia fossero usualmente sepolti sovrani e principi etruschi.

giovedì 19 settembre 2013

Scoperto il palazzo di Caifa?

I resti di un palazzo del I secolo d.C. ritrovati a Gerusalemme
(Foto: Shimon Gibson/UNC Charlotte)
Gli archeologi affermano di aver scoperto un palazzo di I secolo a.C. sul monte Sion, a Gerusalemme, completo di un'antica vasca da bagno. Il palazzo potrebbe essere appartenuto ad uno dei sacerdoti che condannò a morte Gesù.
Fonti bizantine collocano, infatti, in questo luogo il palazzo di Caifa o di suo suocero Anna. Il complesso edilizio poteva avere fino a 20 camere e si sviluppava, probabilmente, su piani diversi. E' la posizione stessa della villa a suggerire che il suo proprietario fosse un membro eminente della classe sacerdotale ebraica. A condurre gli scavi sono stati l'archeologo Shimon Gibson e James Tabor, studioso di storia cristiana presso l'Università del North Carolina.
La vasca da bagno ritrovata nel palazzo
(Foto: Shimon Gibson/UNC Charlotte)
Il palazzo è stato costruito a ridosso delle mura del Secondo Tempio, eretto dal re Erode il Grande. Aveva un forno, una vasca da bagno, una piscina rituale e bagni separati, un lusso per quei tempi. Solo altre tre vasche da bagno, ritrovate dagli archeologi, sono state datate al periodo del Secondo Tempio. Due di queste vasche sono state ritrovate nei palazzi di Erode a Gerico e a Masada, la terza è stata trovata in una residenza sacerdotale scavata nel quartiere ebraico di Gerusalemme.
Tra le rovine del palazzo i ricercatori hanno anche ritrovato gusci di murex, molto apprezzati perché da essi si ricavava il colore blu, utilizzato come colorante dei capi di vestiario destinati ai religiosi. Gli archeologi hanno anche esplorato una cisterna situata di 10 metri di profondità, nella quale sono stati rinvenuti molti detriti, compreso un numero consistente di ossa di animali, frammenti di pentole e vasellame. Gibson pensa che gli ebrei abbiano utilizzato la cisterna come ultimo rifugio durante l'assedio romano di Gerusalemme del 70 d.C.. Durante quest'assedio Giuseppe Flavio afferma che furono ritrovati più di 2.000 corpi nelle cisterne di Gerusalemme ed in altri condotti idrici, la maggior parte dei quali appartenevano a persone morte di fame.
Resti del bagno rituale scoperto nel palazzo
(Foto: Shimon Gibson/UNC Charlotte)
La conservazione del palazzo appena riportato alla luce è dovuta ad una serie fortuita di fatti. Dopo il saccheggio di Gerusalemme da parte dei Romani, la zona rimase deserta per 65 anni e quando l'imperatore romano Adriano ricostruì la città, nel 135 d.C., la zona del monte Sion venne lasciata libera e tale rimase fino al periodo bizantino, all'inizio del IV secolo d.C.. Gli abitanti della Gerusalemme bizantina iniziarono a costruire le loro dimore sulle mura più antiche e coprirono, in seguito, i resti del passato con materiale da discarica, specialmente durante il regno di Giustiniano I, per preparare il terreno alla costruzione di una chiesa conosciuta come la Nea Ekklesia della Theotokos.

Un cavallo dell'Età del Ferro in Norvegia

Resti di letame e ferri di cavallo ritrovati in Norvegia
I resti di un cavallo dell'Età del Ferro sono stati ritrovati in un ghiacciaio a duemila metri di quota sulle montagne della Norvegia. E' la prima volta che i resti di un cavallo vengono trovati ad una quota simile.
La scoperta è stata fatta in agosto ed è avvenuta grazie allo scioglimento delle nevi e delle calotte polari, che stanno restituendo quanto hanno custodito finora. Il cavallo ritrovato serviva, probabilmente, per cacciare. Il team di archeologi che ha effettuato la scoperta ha già rinvenuto, in precedenza, letame di cavallo risalente a mille anni fa e alcuni ferri di cavallo. Quest'anno un'altra scoperta, della stessa squadra di archeologi, ha fatto scalpore: quella di una tunica di lana intatta risalente a 1700 anni fa.

martedì 17 settembre 2013

Ritrovata una chiesa medioevale a York

Il cantiere di scavo in King's Square, a York
(Foto: York Press)
Gli archeologi inglesi pensano di aver trovato i resti di una chiesa medioevale nel centro di York. Nelle prossime settimane faranno ulteriori accertamenti per capire se sono necessari scavi più diffusi e sistematici.
I resti individuati potrebbero essere quelli della chiesa della Santissima Trinità, le cui prime notizie risalgono al 1268, che venne demolita nel 1861 per dar posto ad una chiesa vittoriana. Gli archeologi hanno trovato le mura della chiesa vittoriana in buone condizioni e ritengono che questa sia stata costruita sulle fondamenta di un'altro edificio religioso medioevale.
Nelle settimane che verranno gli archeologi puliranno e registreranno i reperti della chiesa e rimuoveranno le eventuali sepolture che troveranno.

Ritrovati reperti di 30.000 anni fa sugli Appennini

Gli archeologi al lavoro sullo scavo
Trentamila anni fa sugli Appennini vi era un accampamento di cacciatori. E' questa la scoperta che, recentemente, è stata fatta nei dintorni di Cassimoreno, frazione di Ferriere. Un gruppo di archeologi dell'Università di Ferrara ha ritrovato i resti di una roccia chiamata diaspro rosso che sarebbero riconducibili alla presenza di cacciatori nomadi in mezzo ai ghiacciai.
I cacciatori avrebbero utilizzato il diaspro per fabbricare armi per la caccia o per la lavorazione di carni e pelli. L'analisi al radiocarbonio ha permesso di datare i reperti a 30.000 anni fa: i reperti più antichi mai trovati sugli Appennini.

lunedì 16 settembre 2013

Ritrovata un'antica città sul Mare di Galilea

Fotografia aerea della città di Magdala, sulle rive del Mare di Galilea
Sulla costa nordoccidentale del Mare di Galilea, nella valle di Ginosar, in Israele, è stata ritrovata una città di circa 2000 anni fa. Questa città potrebbe essere Dalmanùta (o Dalmanoutha), che nel Vangelo di Marco viene descritta come il luogo il cui Gesù ha operato la moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Gli archeologi, guidati dal Professor Ken Scuro, dell'Università Reading del Regno Unito, hanno stabilito che un'imbarcazione scoperta nel 1986 è sicuramente una delle barche utilizzate dai pescatori della città che, nei tempi antichi, doveva essere piuttosto prospera. Vi sono stati rinvenuti, infatti, dei vasi in vetro e delle anfore, pesi in pietra e resti degli accessi alle rive del Mare di Galilea. I resti architettonici suggeriscono che ebrei e pagani abbiano vissuto fianco a fianco nella comunità locale. I ricercatori, inoltre, hanno trovato un'altra città, poco distante, conosciuta con il nome di Magdala.
I campi che fiancheggiano la moderna di città di Migdal e la costa hanno restituito centinaia di pezzi in ceramica risalenti ad un periodo compreso tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C., all'epoca dell'impero bizantino. Alcune ceramiche attestano con sicurezza la presenza ebraica nella città.
Alcuni dei reperti più importanti, tuttavia, sono stati ritrovati non tanto nella campagna di Migdal, quanto proprio in città. Sono stati ritrovati più di 40 conci in basalto in un solo giardino. Sono stati ritrovati anche frammenti di colonne e di capitelli in stile corinzio, nonché un altare pagano in pietra calcarea di colore grigio chiaro, utilizzato per un culto politeista.
Nell'Antico Testamento Dalmanùta è menzionata solo brevemente nel Vangelo di Marco. Qui, secondo l'Evangelista, Gesù, dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, salì su una barca con i suoi discepoli. Gli archeologi non sono del tutto sicuri che la città appena scoperta sia l'antica Dalmanùta, sebbene siano consapevoli della notevole ricchezza del luogo nel I secolo d.C.

domenica 15 settembre 2013

Il Canada prima del...Canada

Alcuni dei reperti ritrovati nella contea di Lakeshore
(Foto: La Stella di Windsor)
Più di 80.000 reperti risalenti a 4000 anni fa sono stati recuperati dagli archeologi sulle rive del fiume Puce, nella contea di Lakeshore, in Canada. La maggior parte dei reperti sono punte di freccia e frammenti di ceramica. I manufatti sono stati scoperti per caso.
Quello che rende lo scavo del fiume Puce unico al mondo è il fatto che il terreno sembra essere congelato nel tempo ed i reperti sono stati trovati esattamente dove devono essere stati lasciati. I reperti sono stati inviati ad un laboratorio di Hamilton, tra questi vi sono punte di lancia e coltelli in pietra.
Lo scavo è iniziato nel luglio 2012, in seguito alla progettazione di un ponte che dovrebbe attraversare il fiume Puce. Archeologi e architetti lavorano in perfetto coordinamento, la contea, infatti, si aspetta che i lavori di recupero e di costruzione del ponte terminino nella primavera del 2014.

Scoperta la sepoltura di una donna potente in Cina

L'ingresso della sepoltura di Shangguan Wan'er
E' stata scoperta, in Cina, la sepoltura di una donna che rivestì un'importante carica politica. Una sorta di primo ministro. La tomba di Shangguan Wan'er, che visse tra il 664 e il 710 d.C., è stata ritrovata nella provincia di Shaanxi.
Shangguan Wan'er era un'autorità importante, all'epoca, ma anche una letterata, che ha servito l'imperatrice Wu Zetian, primo sovrano femminile di Cina. La sua sepoltura si trova in prossimità dell'aeroporto di Xianyang. E' stato ritrovato anche un epitaffio gravemente danneggiato, che però ha confermato l'identità della proprietaria della sepoltura ritrovata.
Le pareti della tomba di Shangguan Wan'er sono gravemente danneggiate ma è stato possibile apprezzarne, comunque, la grandezza.

Studi sulle caratteristiche dei mesoamericani

Uno dei teschi esaminati
(Foto: Ann Ross)
Ben prima dell'arrivo degli Europei, gli abitanti del Messico mostravano diversità nei tratti somatici. Questa diversità è stata recentemente confermata dallo studio dei resti degli antichi abitanti della Mesoamerica.
La ricercatrice Ann Ross, antropologa forense presso l'Università di Stato della North Carolina, ha preso in esame, con alcuni suoi colleghi, decine di teschi di età precolombiana, tra i quali alcuni provenienti dalla città maya di Chichen Itza, nello Yucatan. Tra i resti umani analizzati vi sono anche quelli di origine spagnola e quelli appartenenti ad afroamericani e maya. L'attenzione dei ricercatori si è particolarmente focalizzata sulle caratteristiche del volto, poiché alcune popolazioni mesoamericane praticavano la modificazione del cranio.

Eccezionali scoperte a Bagnoregio

I resti dell'Elephant rinvenuti a Bagnoregio
Una fornace romana ed un elephant di età paleolitica sono stati rinvenuti nel comune di Bagnoregio, nel Viterbese.
I reperti, rinvenuti a fine agosto, sono stati coperti in attesa che venga redatta una relazione dettagliata e video-fotografica da parte della Soprintendenza.
L'elephant è stato ritrovato su una strada di proprietà dell'Università Agraria. La sua altezza era di circa 4 metri e pesava intorno ai 120 quintali. Si tratta, sicuramente, di un'eccezionale scoperta: l'elephant è ben conservato e risale a circa 750 mila anni fa.
L'intenzione del sindaco di Bagnoregio è quella di mettere a disposizione del pubblico le recenti scoperte mediante l'allestimento di una mostra con pannelli illustrativi.

sabato 14 settembre 2013

Scoperto l'osservatorio di Machu Picchu

Il professor Kosciuk scansiona l'interno
di una nicchia di osservazione
(Foto: Mariusz Ziolkowskj)
Un team di ricercatori peruviano-polacchi hanno recentemente scoperto un osservatorio astronomico a Machu Picchu.
Il monumento è stato costruito con pietre ben lavorate e si trova nella zona inaccessibile ai turisti del parco della città andina. E' stato scoperto dal direttore del parco archeologico, l'antropologo Fernando Astete Victoria, durante un lavoro di inventario condotto sulle pendici del monte Huayna Picchu.
Sono state eseguite, dagli archeologi, delle scansioni laser 3D, utilizzare per preparare un modello preciso del complesso astronomico. Questo luogo è stato utilizzato, con tutta probabilità da un piccolo gruppo di sacerdoti Inca che investigava sulla posizione dei corpi celesti. La scoperta è davvero eccezionale anche perché l'osservatorio appena identificato appare essere diverso da quelli conosciuti negli altri complessi cerimoniali Inca.
I ricercatori polacchi stanno lavorando a Machu Picchu dal 2008. Lo scopo della loro missione è quella di documentare in 3D tutto il sito.

Scoperte nella terra di Elena

Scavo di Aghios Vassilios a Xirokambi, in Laconia
La Laconia era considerata, fino a qualche tempo fa, un luogo tutto sommato poco interessante dal punto di vista archeologico, anche se vi sorgeva un palazzo dove aveva vissuto la bella Elena, causa della guerra di Troia. Nonostante questo, però, gli archeologi si sono sempre interrogati sulla politica e sull'organizzazione amministrativa della Laconia durante il periodo miceneo.
Risposte a queste domande hanno cominciato a venir fuori dagli scavi nel 2008, quando sono venute alla luce delle tavolette d'argilla inscritte in Lineare B nel sito archeologico di Aghios Vassilios, vicino Xirokambi. Si suppone la presenza, in questa località, di una sorta di archivio che potrebbe testimoniare la presenza di un centro amministrativo piuttosto importante. I testi in Lineare B si riferiscono a due importanti produzioni locali: il profumo e i tessuti. Entrambe le attività erano svolte all'interno dei palazzi della Laconia e venivano controllate dalle autorità locali. Si sono anche ritrovati un gran numero di manufatti, tra i quali la doppia ascia, un oggetto dalla forte connotazione simbolica.
Sia i dati raccolti dagli scavi che quelli ricavati dallo studio delle tavolette in Lineare B hanno restituito l'immagine, risalente al periodo miceneo, di una burocrazia locale potente e farraginosa. Queste scoperte hanno indotto a promuovere il programma archeologico intrapreso ad Aghios Vassilios per l'esplorazione sistematica del sito.
Proprio le indagini sistematiche avviate dal progetto hanno condotto, nel 2010, ad esplorare una collina non lontana dal sito archeologico miceneo, dove si trova la chiesa post bizantina di Aghios Vassilios. L'insediamento miceneo copre le colline della pianura di Sparta a sud della città di Xirokambi. La fase costruttiva principale, che riguarda tre palazzi micenei ancora in corso di scavo, risale al XIV secolo a.C.. Uno degli edifici indagati aveva, probabilmente, carattere sociale e religioso. Vi sono stati ritrovati resti di una sala per banchetti, statuette, sigilli in pietra ed in argilla, vasi in bronzo e 21 spade dello stesso materiale. I numerosi frammenti di pitture murali mostrano che gli edifici di Aghios Vassilios avevano le pareti dipinte come quelle dei centri micenei della Grecia continentale e del Mar Egeo. Alla fine del XIV secolo scoppiò un grande incendio che distrusse tutti gli edifici che, comunque, furono in seguito ricostruiti nella medesima posizione che avevano prima dell'incendio.

La tomba macedone di Atripalda

Ricostruzione grafica della tomba macedone di Atripalda
Intercettata una tomba macedone nel territorio di Atripalda, in provincia di Avellino. I rilevamenti hanno confermato la presenza del sepolcro a circa 10 metri di profondità, mentre la sommità della stessa si troverebbe a sei metri. La tomba dovrebbe avere una volta a botte costituita da blocchi squadrati di pietra calcarea.
L'ipogeo si trova al centro di una strada di percorrenza e si pensa che sia necessario consolidarla. L'obiettivo è di recuperarla e lasciarla dove si trova. La sepoltura fu scoperta per la prima volta nel 1881, durante i lavori di costruzione della strada che collega Atripalda e la stazione ferroviaria di Avellino. Ai primi del '900 fu interrata per mancanza dei fondi necessari per proseguire gli scavi. Gli archeologi non pensano di trovare, all'interno della tomba, reperti significativi, dal momento che l'ipogeo è stato già visitato. Probabilmente quanto è stato ritrovato si trova custodito nel Museo di Avellino. Una dettagliata descrizione della tomba è stata lasciata da Antonio Sogliano, archeologo e ispettore degli scavi di Pompei di fine secolo scorso. Un disegno rappresenta la pianta e due sezioni ortogonali. Recenti studi della Dottoressa Antonietta Simonelli, responsabile della datazione del monumento, indicano che il materiale costruttivo è rappresentato dalla pietra calcarea.
L'importanza storico-culturale della scoperta è notevole, poiché permette di spostare la data di origine degli insediamenti umani in Campania a sette secoli prima dell'edificazione dell'antica civita romana di Abellinum. La tomba fu utilizzata come rifugio antiaereo durante l'ultima guerra mondiale.
La presenza dell'antica cinta muraria e di questa sepoltura principesca portano ad ipotizzare l'esistenza, nel IV secolo a.C., di un importante centro abitato governato, molto probabilmente, da un'élite locale di etnia sannita o sabella, che compiva scelte ellenizzanti per motivi di autorappresentazione. Non è stato tramandato il nome di questo insediamento, che ha preceduto la romana Abellinum.

Trovato un relitto romano nel Mar Ligure

Il materiale recuperato dalle forze dell'ordine e appartenente al
relitto romano ritrovato nel Mar Ligure
I carabinieri subacquei di Genova, in collaborazione con i colleghi della compagnia di Alassio, hanno scoperto il relitto di una nave romana del II secolo d.C., adagiato ad un miglio di distanza dal litorale di Porto Maurizio, a 50 metri di profondità. Il relitto conserva almeno cinquanta pregiatissime anfore. Gli archeologi ritengono che molte altre anfore siano state trafugate dai tombaroli del mare.
La presenza di questa nave permette agli archeologi di poter ricostruire il traffico delle navi romane nel Mediterraneo, nel tratto tra l'Italia, la Francia e la Spagna. Il relitto non era presente sulle carte ufficiali, ma recentemente sono stati recuperati una serie di reperti, nelle case di alcuni tombaroli conosciuti alle forze dell'ordine, che hanno consentito di individuare il luogo in cui giaceva la nave. Sono ora cinque i relitti conosciuti e custoditi dal mare della Liguria.
La nave individuata è lunga una cinquantina di metri ed ha un valore storico incalcolabile. Si pensa di poter trovare ancora altre anfore nella parte bassa dell'imbarcazione, quella non visibile. Tra il materiale recuperato dalle forze dell'ordine vi sono alcuni pezzi particolarmente pregiati: un gladio appartenuto ad un gladiatore romano, un anello romano con sigillo imperiale, un vaso greco a figure nere, monete romane e bizantine ed un'incredibile varietà di anfore romane, massaliote, ciraniche, di forlimpopoli, galliche e brocche ed anche piatti medioevali.

Il recupero della sala del trono di Arechi II a Salerno

Salerno, il complesso monumentale di S. Pietro a Corte
Si sta cercando di recuperare, nell'unica reggia longobarda rimasta a Salerno, la sala del trono dove Arechi II rifiutò di fare atto di sottomissione a Carlo Magno, quando quest'ultimo ebbe vinto Desiderio, ultimo re longobardo, a Pavia, nel 774 d.C.
Il Dottor Felice Pastore, l'archeologo che ha curato la ricerca, ha spiegato di aver seguito parola per parola il percorso descritto nel "Chronicon Salernitanum", dove si racconta l'arrivo dell'ambasceria inviata da Carlo Magno ad Arechi. Quest'ultimo aveva sposato Adelperga, figlia di Desiderio e sorella di Ermengarda, la moglie ripudiata di Carlo Magno.
La sala del trono si trova nel Complesso Monumentale di S. Pietro a Corte, nel centro storico di Salerno, il quartiere dei Barbuti (come venivano chiamati i Longobardi da Paolo Diacono, loro storiografo). Il palazzo reale longobardo era stato eretto sui resti delle terme romane, abbandonate in seguito ad un terremoto e successivamente reimpiegate come sepolcreto.
Adelchi, secondo il "Chronicon Salernitanum", si fece trovare dai messi di Carlo Magno seduto sul trono, abbigliato con i paramenti imperiali. Il recupero della sala del trono è tuttora in corso ed è un lavoro piuttosto difficile, perché i resti della sala longobarda sono state malamente restaurate negli anni '50 del secolo scorso, quando l'allora Soprintendente aveva preferito concentrarsi sul recupero delle terme romane. Ora il recupero del palazzo reale longobardo è stato affidato al Professor Paolo Peduto, dell'Università di Salerno.

venerdì 13 settembre 2013

Sorprese dal sottosuolo di Alessandria d'Egitto

Le tombe appena scoperte ad Alessandria d'Egitto
(Foto: Egypt Independent)
Nella zona orientale di Alessandria d'Egitto sono stati trovati i resti di alcune sepolture nonché quelli relativi ad un monumento funebre. A fare la scoperta è stato il Dipartimento di Antichità di Alessandria d'Egitto.
Gli archeologi hanno ispezionato diversi elementi, tra i quali alcune cisterne, i resti di diverse ceramiche ed una lapide. I reperti sono stati immediatamente trasportati al museo della città. Tutti risalgono ad epoca romana.
Mostafa Rushdy, responsabile del Dipartimento di Antichità di Alessandria e Beheira, ha dichiarato che la scoperta effettuata non è che l'ennesima dimostrazione che Alessandria d'Egitto era la città più grande del Mediterraneo dopo Roma.

L'ultima fortezza romana d'Oriente

Alcuni dei reperti ritrovati a Siirt, in Turchia
I resti di una fortezza romana del IV secolo d.C. sono stati scoperti nella provincia sudorientale della Turchia vicino alla valle di Botan. Si tratta dell'ultima fortezza dell'impero romano in Oriente.
Con i resti della fortezza sono stati trovati manufatti in bronzo, pentole, padelle, perle, metalli, spille e oggetti artistici in argento. Le miniere di rame di Siirt, così si chiama la località in cui sono stati fatti questi importanti ritrovamenti, erano un tempo molto ricche.
Tra i vari reperti vi è anche una serie di pietre, ne sono state contate 49, utilizzate come pedine per un antico gioco che potrebbe essere il precursore degli scacchi. Ora gli archeologi si stanno concentrando sulla costruzione di un museo che possa contenere i reperti ritrovati.

Eccezionale ritrovamento in Bassa Sassonia

Resti della cotta di maglia romana ritrovati in Germania
(Foto: Detlef Bach, Winterbach)
Durante uno scavo su un campo di battaglia romano-germanico ad Harzhorn, in Bassa Sassonia, una squadra di archeologi della Freie Universitat di Berlino ha fatto una sorprendente scoperta. Il team, guidato dal Professor Michael Meyer, ha scoperto i resti di una cotta di maglia appartenuta ad un soldato romano del III secolo d.C. Si tratta della prima scoperta del genere fatta su un campo di battaglia.
Questo pezzo di armatura ha permesso agli storici ed agli archeologi di ricostruire una parte della storia di un'antica battaglia. La cotta di maglia è composta da piccoli anelli in ferro del diametro di circa 6 millimetri, legati gli uni agli altri. Il ferro appare decomposto. I soldati romani di vario rango avevano l'abitudine di indossare cotte di maglia, durante le battaglie, mentre i guerrieri germanici non avevano questo tipo di protezione.
Questo genere di ritrovamento non è usuale. I resti erano posti direttamente ai margini del campo di battaglia di Harzhorn, nel luogo in cui il combattimento deve essere stato più intenso. Probabilmente la cotta di maglia alla quale appartenevano i frammenti ritrovati, rivestiva un soldato romano rimasto ferito che deve essersene spogliato. La scoperta di questo sito, nel 2008, ha provocato un certo scalpore perché fino a quel momento non era stata trovata alcuna presenza romana in Germania all'indomani della Battaglia della Foresta di Teutoburgo del 9 d.C.. La battaglia di Harzhorn è stata studiata dal Professor Meyer e dal suo team, in collaborazione con il Dipartimento di Stato di Archeologia della Bassa Sassonia e degli archeologi del distretto di Northeim.
I frammenti della cotta di maglia sono attualmente in mostra nella Bassa Sassonia, nel Museo di Stato di Braunschweig, dove rimarranno fino al 19 gennaio 2014. La mostra comprende anche 2700 oggetti ritrovati nel corso di questi cinque anni di scavi.

Terribili rituali maya scoperti ad Uxul

I corpi ritrovati in una grotta di Uxul, in Messico
(Foto: Nicolaus Seefeld/Uni Bonn)
I ricercatori del Dipartimento di Antropologia delle Americhe presso l'Università di Bonn hanno scoperto una fossa comune in una grotta artificiale nella città maya di Uxul, in Messico. I segni sulle ossa presenti nella grotta indicano che gli individui che vi sono stati sepolti sono stati decapitati e smembrati circa 1400 anni fa. Gli archeologi ritengono che si tratti di prigionieri di guerra o nobili del regno di Uxul.
Sono ben cinque anni che gli archeologi stanno lavorando nella città di Uxul per cercare le origini del crollo degli stati regionali maya. Il progetto è diretto dal Professor Nikolai Grube e dal Dottor Kai Delvendahl, dell'Università di Bonn e dal Dottor Antonio Benavides dell' Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico.
Gli scheletri ritrovati appartengono a 24 persone, tutte stipate in 32 metri quadrati di grotta artificiale che, in precedenza, aveva avuto funzioni di serbatoio d'acqua. Gli scheletri non erano più in connessione anatomica, tutti i teschi erano staccati dal resto del corpo e così le mandibole. L'esame dettagliato di un antropologo ha rivelato che gli arti erano stati, in alcuni casi, completamente conservati. Gli scienziati sono arrivati alla conclusione che le persone sepolte nella caverna sono state decapitate e smembrate. Sono chiaramente visibili i segni lasciati da un'ascia sulle vertebre cervicali. Un cranio mostra una frattura non cicatrizzata, probabilmente causata da un colpo di clava. Altri crani mostrano segni di taglio apportati con oggetti appuntiti quali le asce di pietra.
Le ossa sono così ben conservate che è stato possibile determinare l'età e il sesso dei defunti. Tra questi vi erano 13 uomini e due donne, di età compresa tra i 18 e i 42 anni al momento della morte. Diversi defunti soffrivano di malnutrizione e per questo avevano perso diversi denti. Alcuni avevano, invece, alcuni denti in giada e questo viene interpretato come il segno di uno status sociale elevato. Gli archeologi non sanno, però, se i defunti fossero prigionieri di guerra provenienti da un'altra città maya sacrificati a Uxul o nobili della stessa città. Solo l'analisi degli isotopi potrà chiarire il mistero. Tuttavia i ricercatori sono convinti che i Maya praticassero lo smembramento dei prigionieri di guerra e degli oppositori, così come è rappresentato nell'arte di questo popolo.

La domus ecclesiae di Nola

Il Duomo di Nola
Un'indagine archeologica voluta e sovvenzionata dalla Curia di Nola, ha permesso una scoperta archeologica straordinaria: sotto la Cattedrale della città sono stati scoperti i resti di una domus ecclesiae, una casa privata in cui venivano celebrati culti religiosi cristiani nel I secolo d.C.
Il rinvenimento è particolarmente importante perché consente di studiare e spiegare come pregavano e dove si radunavano i cristiani prima che il cristianesimo divenisse la religione ufficiale dell'Impero. La scoperta è del luglio di quest'anno, mentre le indagini sono iniziate a marzo ed hanno interessato la cripta di San Felice. Gli scavi archeologici, autorizzati dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei e dalla Soprintendenza di Napoli e provincia, stanno facendo emergere la più antica domus ecclesiae e, forse la prima di questo tipo, della Campania. Documenti presenti nell'archivio diocesano attestano la presenza di un luogo di culto antecedente alla costruzione del Duomo.
La scoperta è interessante anche perché si tratta di un edificio di età romana inglobato in una fabbrica altomedioevale che può aiutare a comprendere il rapporto del luogo di culto con gli edifici successivi, Duomo compreso.

Antica cinta muraria riemersa in Bulgaria

I resti di mura scoperti in Bulgaria
Il recente periodo di siccità in Bulgaria ha permesso una scoperta archeologica inaspettata: i resti di un muro difensivo di 7000 anni fa, emerso dalle acque del lago Ticha, vicino alla città di Shoumen, nel nordest del Paese.
Il muro è alto più di cinque metri, composto da rocce tenute insieme dall'argilla e sembra essere piuttosto resistente, il che porta a pensare che gli abitanti dell'antica roccaforte abbiano dovuto subire diversi assedi. All'interno delle mura sono visibili resti di un antico villaggio abitato per diversi secoli, probabile roccaforte dei signori della guerra locali. Tra gli oggetti trovati, diversi articoli di lusso, marmi e gioielli di giada, nonché attrezzature legate alle attività belliche.

Scoperta una sepoltura dei Pitti in Scozia

La sepoltura ritrovata in Scozia
Durante uno scavo archeologico a Rhynie, nell'Aberdeenshire, in Scozia, sono stati scoperti i resti di quello che era, probabilmente, un membro importante della casa reale dei Pitti. I resti sono stati trovati in una tomba in arenaria, realizzata con molta cura al punto da far pensare agli archeologi di trovarsi al cospetto dei resti di una persona dallo status sociale elevato.
Responsabile del progetto da cui è scaturita la scoperta è il Dottor Gordon Noble, dell'Università di Aberdeen. Dell'uomo sepolto sono stati ritrovati elementi delle gambe, del bacino e le ossa della mascella. Sono resti ritrovati raramente in Scozia.
Il regno dei Pitti era uno delle più forti realtà della Britannia post romana ma la struttura sociale di questo popolo è scarsamente conosciuta a causa della mancanza di documenti storici. Rhynie è da tempo nota per le sue otto pietre erette scolpite, tra le quali il celebre Craw Stane. Scavi recenti hanno riportato alla luce rari esempi di oggetti importati dall'area del Mediterraneo e complesse lavorazioni metalliche che non fanno altro che confermare l'importanza del luogo come centro di potere dei Pitti. E' la prima volta che vengono scoperti i resti di un essere umano, del resto il terreno è piuttosto acido e contribuisce alla decomposizione dei corpi e alla scarsa conservazione delle ossa.
I resti dell'individuo ritrovato a Rhynie saranno presto studiati al radiocarbonio se lo stato di conservazione lo permetterà. A Rhynie sono state ritrovate anche schegge di vetro di età medioevale. Il vetro, forse, proveniva dalla Francia e questo conferma ulteriormente la grande importanza della località nel passato.

Il tesoro dimenticato di Gerusalemme

Il medaglione ritrovato a Gerusalemme, nella Città Vecchia
(Foto: Hebrew University)
Un nascondiglio di oggetti preziosi risalente al VII secolo d.C. è stato riportato alla luce nella Città Vecchia di Gerusalemme, a circa 50 metri dalla zona che gli Ebrei chiamano Monte del Tempio. Il tesoro è costituito da 36 monete d'oro, una medaglia ugualmente d'oro ornata con le immagini di una menorah, uno shofar e un rotolo della Torah oltre a gioielli d'oro e d'argento, probabilmente sepolti durante la conquista persiana della città del 614 d.C..

Il bracciale vichingo...

Il bracciale vichingo ritrovato in Irlanda
David Taylor, della contea di Down, nell'Irlanda del Nord, ha scoperto un oggetto dalla forma di un braccialetto in un campo, un oggetto che faceva parte di un tesoro vichingo. Il manufatto è stato datato ad un periodo compreso tra il X e il XII secolo d.C..
Gli studiosi pensano che il braccialetto sia stato forgiato nelle isole Shetland o nelle Orcadi, che all'epoca erano sottoposte al dominio vichingo. Nel luogo dove è stato ritrovato sorgeva, un tempo, una chiesa medioevale. Gli archeologi pensano che, poiché i siti religiosi erano, all'epoca, spesso utilizzati come luogo di stoccaggio di oggetti di valore, il bracciale vichingo possa essere stato rubato ai locali dai vichinghi.

Un romano gigantesco

Un gigante di epoca romana dell'altezza di ben 202 centimetri 167 usualmente raggiunti dagli esseri umani durante l'epoca romana. Già due scheletri, uno in Polonia e l'altro in Egitto, hanno contribuito a comprovare la presenza del fenomeno del gigantismo in epoca antica, ma il campione romano è il primo che emerge grazie ad uno studio. Ad effettuare questo studio la Dottoressa Simona Minozzi, una paleopatologa dell'Università di Pisa.
Lo scheletro del "gigante" è stato ritrovato nel 1991 durante lo scavo di una necropoli di Fidene. Subito la sepoltura è apparsa, agli archeologi, troppo lunga, ma solo grazie ad un successivo esame antropologico è stato possibile confermare che lo scheletro del defunto era davvero insolito. La squadra di ricercatori, guidati dalla Dottoressa Minozzi, hanno sottoposto le ossa e il cranio del defunto ad un attento esame ed hanno scoperto danni al cranio dovuti a un tumore ipofisario che provoca la sovrapproduzione di ormone della crescita.
L'individuo ritrovato nel 1991 morì, molto probabilmente, intorno al sedicesimo o ventesimo anno di età. Il gigantismo è probabilmente associato con malattie cardiovascolari e problemi respiratori, ma ancora non si sa cosa abbia provocato il decesso del giovane "gigante" romano.

sabato 7 settembre 2013

Trovata una chiesa medioevale in Finlandia

Scavi nei resti della chiesa medioevale di Turku, Finlandia
(Foto: Juha Ruohonen/Turun yliopisto, arkeologia)
Gli archeologi dell'Università di Turku ha scoperto le fondamenta di una chiesa di pietra nel quartiere di Ravattula di Kaarina, a sud di Turku. Si crede che la chiesa risalga al XII secolo.
Gli archeologi pensano che l'edificio fosse alto circa 10 metri e largo sei e ospitasse una sala di preghiera separata. Gli scavi hanno scoperto anche quel che si crede essere la base di un altare. Si tratta della prima chiesa di questo tipo ritrovata in Finlandia in 150 anni di ricerche.

Sepolture cristiano-sassoni nel Suffolk

Una delle tombe cristiano-sassoni di Aldeburgh
(Foto: BBC)
Uno scavo archeologico ha riportato alla luce, vicino ad Aldeburgh, nella contea di Suffolk, in Gran Bretagna, un cimitero sassone risalente al VII secolo d.C., probabilmente uno dei primi cimiteri cristiani della regione. Finora sono state scoperte 12 sepolture, ma lo scavo si è dovuto interrompere per mancanza di fondi.
L'attuale scavo ha completato le ricerche precedenti, svoltesi nel 2004, nel 2007 e nel 2010.
Nel 650 d.C., l'abate Butwulf iniziò a costruire qui la sua cattedrale, divenuta simbolo del cambiamento da una cultura e religione pagana ad una cultura e religione cristiana. Il sito venne cristianizzato, a ben vedere, in epoca molto antica, nel 620 d.C., quando la maggior parte dei Sassoni erano ancora pagani.
Le tombe, purtroppo, non hanno restituito oggetti di corredo. Una delle ultime scoperte è stata quella di un oggetto raffigurante un delfino, un ornamento di origine romana. Si spera, grazie a nuovi finanziamenti, di poter riprendere presto gli scavi appena interrotti.

Ornamento a forma di delfino ritrovato ad Aldeburgh
(Foto: BBC)

Antica domus ecclesia in Anatolia?

Derbe, resti di antiche strutture riportate alla luce durante
scavi recenti
Nell'antica città di Derbe, nella provincia centrale anatolica di Karaman, è stata scoperta una struttura che gli archeologi credono sia servita come luogo di culto paleocristiano. Gli scavi sono stati effettuati dagli archeologi dell'Università di Selcuk con il sostegno del Ministero della Cultura e di quello del Turismo.
Gli archeologi e gli storici pensano che lo stesso Paolo di Tarso sia arrivato nella regione di Karaman ed abbia vissuto a Derbe, nella struttura recentemente scavata ed in parte esplorata, trasformata, in seguito, proprio in chiesa. Certamente sono state ritrovate tracce e testimonianze, in alcuni documenti molto antichi, della presenza, a Derbe, di una persona molto importante per il cristianesimo primitivo. Quella che si crede essere stata prima l'abitazione di Paolo di Tarso e poi una chiesa paleocristiana, sembra essere stato un luogo molto venerato e meta di pellegrinaggi anche in tempi recenti.
Finora sono state riportate alle luce delle murature in mattoni e in pietra. Sono emerse anche sepolture con i resti dei defunti. Certamente il luogo ha subito molti danneggiamenti e la rimozioni degli elementi architettonici degli edifici, dal momento che è stato utilizzato come cava di pietra.
Altre scoperte archeologiche hanno fornito una datazione del sito a 8000 anni fa, si tratta di ceramiche ed altri oggetti.

I mammut di Perugia

I resti di mammut ritrovati a Ellera di Corciano
Nel sito paleontologico di Ellera di Corciano, alle porte di Perugia, è stato recuperato da poco lo scheletro parziale di un mammut. Nella stessa località, già nel 2011 erano stati recuperati reperti datati ad un milione di anni fa.
Lo scavo è stato diretto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Umbria e curato dal Dottor Marco Cherin, paleontologo dell'Università degli Studi di Perugia. Nel 2011 ad Ellera di Corciano sono stati recuperati oltre 200 resti scheletrici di mammiferi. L'ampliamento dei lavori per la realizzazione di un nuovo centro commerciale, ha permesso di aggiungere altri reperti all'importante collezione finora raccolta, quelli, appunto di un mammut che conferma la ricchezza faunistica antica della zona attorno a Perugia.

Necropoli sconosciuta ritrovata a Cividale

La nuova area sepolcrale scoperta in località Grupignano
Una vera sorpresa per gli archeologi, che non ne conoscevano l'esistenza: un'area cimiteriale in località Grupignano, qualche centinaio di metri a nord della necropoli longobarda "Gallo", a Cividale del Friuli.
Il ritrovato, fortuito, è avvenuto durante un intervento di sorveglianza archeologica predisposto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia. Sono state individuate, al momento, 17 sepolture, dieci delle quali integre, sei indagate o intercettate solo parzialmente ed una sepoltura vuota. Sono stati ritrovati, inoltre, più di venti oggetti di corredo che sono stati immediatamente inviati al Museo Archeologico Nazionale di Cividale, dove saranno restaurati e studiati.
Lo scavo è stato condotto da archeologi della Società ArXe sotto la direzione della Soprintendenza e del Museo Archeologico di Cividale. E' immediatamente emersa la complessità etnia e cultura della comunità suburbana cividalese: individui collegati alla cultura romana sepolti con rituali a inumazione e a cremazione (II secolo d.C.), affiancati da tombe appartenenti a gruppi umani diversi contenenti oggetti di corredo tipici delle culture germaniche (V-VI secolo d.C.).
Questa nuova scoperta, unitamente a quanto è emerso durante le esplorazioni ottocentesche, non fa che confermare che nelle adiacenze della necropoli "Gallo", vi erano importanti sepolture di epoca romana, i cui resti monumentali sono stati rilevati nell'800 ma che oggi risultano completamente dispersi.
Tra le sepolture più antiche della nuova area cimiteriale - completamente distinta da quella della necropoli di età longobarda - vi è quella di una donna deposta in posizione prona all'interno di un sudario, con un corredo composto da tre balsamari e due brocche. Più tarda è la sepoltura di un guerriero con lancia, scavata solo in parte, forse coevo alla giovane donna sepolta, intorno alla metà del VI secolo d.C., con una collana di pasta vitrea e un abito trattenuto sul petto da due fibule in bronzo dorato a forma di "S", con inserti di pietre preziose e foglia d'oro. La donna presentava altre due fibule a staffa con almandini che trattenevano le vesti all'altezza del bacino. Proprio queste ultime starebbero ad indicare la presenza di contatti con la cultura franco-alamanna. Ai piedi della giovane defunta erano stati deposti due aghi da cucito, forbici e fusaiole.

Sicilia, nuove scoperte nella villa di Realmonte

Gli archeologi sul sito dell'antica villa di Realmonte, in Sicilia (Foto: USF) Gli archeologi hanno scoperto nuovi reperti di un...