lunedì 29 novembre 2010

Il buen retiro dei gladiatori


Un antico sito, nella provincia nordoccidentale di Mugla, sembra essere stato il luogo in cui si ritiravano a vivere i gladiatori che riuscivano a sopravvivere ai giochi circensi.
Gli scavi, ancora in via di completamento, nel distretto di Mugla Yatang, hanno portato alla luce la città di Stratoniceia, dove erano dislocati il più grande gymnasium dell'Anatolia ed un luogo di sepoltura per i gladiatori. Bilal Sogut, professore del dipartimento di archeologia dell'Università di Pamukkale, ha dichiarato che è molto probabile che i gladiatori avessero eletto Stratoniceia a luogo di ritiro. Ha aggiunto, poi, che ci sono molti particolari che fanno sì che Stratoniceia sia una città diversa da altri siti antichi. Innanzitutto la presenza del gymnasium.
Nella parte nord della città, poi, è stata scoperta una necropoli comprendente sepolture di gladiatori, tra i quali alcuni erano piuttosto famosi, come Droseros, che fu ucciso da Akhilleus, e Vitalius, Eumelus, Amarios, Khrysopteros e Khrysos. Droseros poteva vantare ben 17 vittorie, prima di essere sconfitto da Akhilleus.
In nessuna località dell'Anatolia sono presenti così tante sepolture di gladiatori. Ed altre si aspetta di scoprirne durante i prossimi scavi.

sabato 27 novembre 2010

Riciclaggio di denarii


Il British Museum, nel ripulire una partita di denari romani in argento, ha ritrovato un denario che era stato coniato da un falsario nel 31 a.C..
Quello che ha più incuriosito gli studiosi è che il falsario ha utilizzato, per confezionare questo falso denario, una quantità di argento che in purezza e peso era di molto superiore al valore dello stesso denario. Questa rarità ha spinto a valutare la moneta dalle 100 euro nominali ad oltre 3000 euro.
Il denario repubblicano era la paga giornaliera di un legionario. Il denario falso, in particolare, raffigura una battaglia di Marco Antonio e Cleopatra, ma poichè il falsario lo ha coniato molto tempo dopo quella battaglia e poichè aveva anche una scarsa memoria di ciò che la moneta voleva rappresentare, ha inserito nel denario alcuni particolari sbagliati. Per esempio c'è un coccodrillo volto, però, dalla parte sbagliata; la faccia di Giulio Cesare, posta sul retro della moneta, dovrebbe, invece, essere quella di Ottaviano, imperatore con il nome di Augusto; la scritta invece di essere Aegypto o Aegvpto risulta essere Aegipto.
Il mistero su cui gli studiosi stanno ancora interrogandosi è quello riguardante l'identità del falsario e le motivazioni che lo hanno spinto a coniare monete con un alto tenore di argento. Si è formulata l'ipotesi che ci fossero dei veri e propri gruppi di falsari specializzati nel riciclaggio di refurtiva.

venerdì 26 novembre 2010

La donna dai capelli grigi


E' stato riportato alla luce uno scheletro di 2000 anni fa, intatto, appartenente ad una donna anziana, sepolta in una tomba dei primi anni della dinastia Han. La sepoltura si trovava nel cantiere di un parco industriale, in una città satellite di Wuhan.
Molti dei capelli della vittima hanno conservato il loro colore originale, il grigio, segno che la defunta era una persona anziana. La tomba della donna era quasi intatta all'esterno ed era a tenuta stagna, legata con sette pezzi di corda di canapa. La donna ha l'apparente età di 70 anni e fu sepolta con le usanze funebri dei primi anni della dinastia Han.

giovedì 25 novembre 2010

Buddisti d'Afghanistan

In Afghanistan è stato scoperto un monastero buddista in una miniera di rame. A fare l'interessante scoperta, una compagnia mineraria cinese. Il monastero risalirebbe al VII secolo a.C. e gli archeologi stanno facendo di tutto per salvarlo. Finora sono state trovate più di 150 statue, ma alcune sono ancora in loco e sono troppo pesanti per essere trasporate. Inoltre mancano gli esperti di chimica che assicurino una corretta conservazione dei reperti.

Il sigillo del gambero

A Farindola, in provincia di Pescara, i resti di un'antica abitazione romana hanno restituito un anello-sigillo d'oro. La scoperta è stata fatta durante dei lavori, peraltro abusivi, per la realizzazione di un fabbricato ed è stata recuperata grazie ai carabinieri della stazione di Penne.
Il sigillo rappresenta un gambero di fiume, scoperto proprio nella zona della villa, sul bordo di una cisterna. Sul fronte e sul retro sono riportati i nomi dei proprietari: Iunius Auriclianus e Rectina, schiava di Petronius, che, si pensa, siano stati moglie e marito. Il sigillo sembra appartenere, dall'analisi della grafia, al periodo tardo-antico (IV-V secolo d.C.) e può essere considerato la testimonianza di una grande abitazione nel territorio dei Vestini, attiva fino alla fine dell'impero romano.

mercoledì 24 novembre 2010

I tesori di Qatna, una scoperta italiana

(Fonte: Archeorivista) La spedizione archeologica giunta della Direzione Generale della Antichità e dei Musei della Siria e dell'Università di Udine ha scoperto, nel sito di Qatna, antica capitale siriana, un'officina per la lavorazione dell'argento e del bronzo, databile alla prima metà del secondo millennio a.C.
La scoperta consentirà di chiarire quali fossero le tecniche di produzione dei metalli, di far luce sull'origine delle materie e prime e sulle vie commerciali che distribuivano il metallo, in antico, nel Vicino Oriente. Daniele Morandi Bonacossi, condirettore della spedizione, ha affermato che si tratta di una scoperta unica nel suo genere per l'archeologia della regione siro-palestinese.
La XII campagna di scavo dei ricercatori dell'università friulana a Qatna ha portato alla luce anche uno scarabeo egizio, risalente alla seconda metà del secondo millennio a.C., con montatura d'oro e cartiglio e la titolatura reale di Amenhotep III. Una scoperta di enorme importanza che conferma le strette relazioni tra l'Egitto e l'antica capitale siriana che per diversi secoli ha governato un grande regno al centro delle strade carovaniere tra Occidente e Oriente. La spedizione ha, inoltre, concluso la prima parte dei lavori di restauro del palazzo reale, rendendo fruibili seimila metri quadrati di sito archeologico al pubblico.

lunedì 15 novembre 2010

Una strada fiancheggiata di sfingi

(Fonte: AdnKronos) - Sono state ritrovate ben 12 sfingi tra Luxor e Karnak. Le sculture tornate ora alla luce risalgono all'epoca dell'ultimo re della XXX Dinastia (343-360 a.C.). Il viale fiancheggiato da due file di sfingi che rappresentano il dio Amon-Ra è lungo circa 2700 metri e largo circa 70. Ritrovata anche una strada che dai templi portava al fiume Nilo di cui, finora, sono stati scavati solo 20 dei 600 metri.
A fare l'importante scoperta è stato un team di archeologi internazionale. Le sfingi hanno corpo di leone e testa umana o di ariete. Il viale fiancheggiato dalle due file di sfingi fu fatto costruire da Amen-hotep III (1372-1410 a.C.) e restaurato molto più tardi da Nectanebo I (360-362 a.C.).
Zahi Hawass, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità Egizie, ha dichiarato che il viale di sfingi un tempo univa i templi di Luxor e Karnak e veniva utilizzato per portare in processione l'immagine del dio Amon nel suo viaggio annuale al tempio di Luxor. Qui si ricongiungeva con la raffigurazione di sua moglie Mut. Questo percorso veniva utilizzato anche dal faraone quando partecipava a solenni cerimonie religiose.

giovedì 11 novembre 2010

Tombe puniche in Sardegna

Ad Olbia sono state ritrovate, tra via San Simplicio e corso Umberto, dove verrà costruito un centro commerciale e residenziale, ben 24 tombe puniche. Alcune, purtroppo, non potranno essere aperte al pubblico a causa di mancanza di fondi.

Un antico cacciatore calabrese...

Sono stati riportati alla luce i resti di un giovane cacciatore vissuto ben 16.000 anni fa nell'area del sito archeologico "Grotta del Romito" di Papasidero, in Calabria. A fare questa importante scoperta è stata la squadra di studiosi guidati dal professor Fabio Marini, del Dipartimento di Paletnologia dell'Università di Firenze. L'evento coincide con il cinquantesimo anniversario del rinvenimento del Bos primigenius, il graffito unanimamente ritenuto dagli studiosi la più felice espressione del verismo nel Paleolitico Mediterraneo.

lunedì 8 novembre 2010

L'ascia degli aborigeni


Ad Arnhem Land, in Australia, è stata scoperta la più antica ascia del mondo. Lo strumento è stato ritrovato in una grotta nella parte sud ovest della Terra di Arnhem il maggio scorso, misura 4 centimetri di lunghezza ed è stata datata a 35.000 anni fa.
Sulla pietra sono incisi una serie di segni che, secondo gli archeologi dell'Università di Melbourne, dimostrano che è stata affilata con un processo di molatura. L'importanza della scoperta sta nel fatto che questo oggetto precede di almeno 5000 anni le più antiche asce che si conoscano, datate a 22.000 e 30.000 anni fa. L'ascia è stata inviata in Francia perchè fosse analizzata dall'archeologo Hugues Plisson dell'Università di Bordeaux.
E' anche significativo, affermano gli studiosi, che l'ascia sia stata forgiata nella roccia vulcanica. La fonte di basalto più vicina al luogo del ritrovamento si trova a 40 chilometri di distanza, il che suggerisce che l'attrezzo sia stato molto apprezzato e forse ceduto da un esponente di una tribù ad un esponente di un'altra tribù.
Nawarla Gabarnmang, la località dove è stata ritrovata l'ascia, si trova a 40 chilometri da Nauwalabila, uno dei siti più antichi e conosciuti degli aborigeni australiani.

domenica 7 novembre 2010

I misteri della Sfinge


(Fonte: Il Fatto Storico) Gli archeologi egiziani hanno scoperto un grande muro di mattoni di fango risalente al regno di Thutmosis IV (1400-1390 a.C.). Probabilmente il muro circondava la Sfinge per proteggerla dalla sabbia portata dal vento.
Questa costruzione è composta da una sezione di 75 cm, sul lato orientale della Sfinge per una lunghezza di 86 metri. La seconda sezione è alta 90 cm e corre per 46 metri lungo il perimetro settentrionale del tempio a valle di Chefren, a sud della Sfinge.
La presenza di un muro era già conosciuta dagli archeologi che, ora, sanno che questa costruzione era ancora più grande di quello che lasciavano immaginare le poche sezioni scoperte.
Gli antichi testi egizi scrivono che la costruzione del muro fu conseguente ad un sogno avuto da Thtumosis dopo una lunga battuta di caccia nel Wadi el-Ghezlan, un'area vicino alla Sfinge. Nel sogno proprio quest'ultima chiese al faraone di rimuovere la sabbia dal suo corpo perchè la soffocava. Se avesse fatto questo, promise in sogno la Sfinge, Tuthmosis sarebbe stato re d'Egitto.
Gli archeologi hanno trovato anche un muro di mattoni di fango sul lato orientale del tempio a valle di Chefren. Zahi Hawass pensa si tratti dei resti di un insediamento della piramide di Chefren, abitato da sacerdoti ed ufficiali che erano dediti al culto del faraone, che si protrasse fino all'VIII Dinastia (2143-2134 a.C.). Si è scavato anche davanti al tempio a valle di Chefren ma si è trovata solo sabbia, il che proverebbe un abbandono del sito.

I primi bacilli di tifo in Europa

Già all'inizio del XVIII secolo la Francia è stata colpita da un'epidemia di tifo. La prova è costituita da alcune testimonianze archeologiche recentemente analizzate che proverebbero che la malattia fu portata in Europa dai conquistadores spagnoli.
Tra il 1710 ed il 1712 la città di Douai, nel nord della Francia, fu assediata a diverse riprese durante la guerra di successione spagnola. Durante alcuni lavori in città, nel 1981, sono stati rinvenuti degli scheletri sepolti in fosse comuni. Questi scheletri non presentano ferite traumatiche, il che ha fatto immediatamente pensare agli esiti ferali di un'epidemia. Le analisi di biologia molecolare, condotte dal Centre National de la recherche scientifique hanno identificato l'epidemia. I campioni di Dna estratti dalla polpa dentaria di alcuni scheletri hanno identificato i batteri responsabili del tifo.

lunedì 1 novembre 2010

Psusennes, il ricchissimo e dimenticato faraone


La tomba del faraone Psusennes I è ritenuta la più spettacolare scoperta mai fatta in Egitto. Come mai, allora, il mondo sembra ignorarla? E cosa può rivelare dell'antico Egitto?
Tanis, Egitto, 1939, una squadra di archeologi guidata dall'archeologo francese Pierre Montet disotterra una camera sepolcrale intatta, che contiene tesori tali da rivaleggiare con quelli ritrovati nella tomba di Tutankhamon, ritrovati appena dieci anni prima. Una delle più spettacolari scoperte effettuate nella cripta, è uno squisito sarcofago d'argento, appartenente al faraone Psusennes I un, almeno finora, oscuro potente che governò l'Egitto più di 3000 anni fa, durante uno dei periodi più difficili per il paese. La scoperta della tomba di Psusennes non destò alcun clamore, nell'ambiente scientifico.
Dopo aver fatto questa scoperta sensazionale, Montet raggiunse la sua famiglia in Europa, prima che scoppiasse la guerra ed il tesoro che aveva trovato, comprendente la maschera d'oro di Psusennes I, fu trasportato al Cairo per sicurezza. Qui il tesoro d'argento del faraone rimase dimenticato e non studiato.
Ora un team di scienziati, comprendente la Dottoressa Salima Ikram, il Dottor Fawzy Gaballah ed il Dottor Peter Lavovara, ha deciso di dare un'altra occhiata ai resti del faraone, vissuto 3000 anni fa, ai suoi tesori ed alle note di scavo di Montet.
Psusennes governò l'Egitto alla fine del II millennio a.C., circa 300 anni dopo Tutankhamon. A quel tempo l'Egitto era un paese diviso nei due regni rivali del nord e del sud. La classe sacerdotale deteneva il potere nella parte sud del paese e governava da Tebe, mentre i faraoni deposti erano esiliati nel nord, a Tanis. Da Tanis Psusennes governò per circa 46 anni: lo studio dello scheletro di Psusennes mostra un uomo abituato ai lavori duri, che soffriva di problemi invalidanti di natura reumatica, ma arrivò abbastanza bene agli ottanta anni.
I cartigli di Psusennes offrirono agli archeologi degli indizi su come egli avesse accumulato la sua fortuna. Il primo di questi cartigli è stato trovato all'interno di un comune piatto d'argento, siglato con la firma di Psusennes insieme con una serie di iscrizioni geroglifiche che citavano i suoi titoli. Psusennes non era solo un faraone ma anche un alto sacerdote. Ulteriori indagini hanno svelato che sua figlia aveva sposato suo fratello, un alto sacerdote del sud dell'Egitto. Con questo matrimonio, Psusennes rafforzò il potere della sua famiglia e riunì il paese.
Il sarcofago di questo semi-ignoto faraone ha fornito, agli studiosi, un altro indizio sulla politica del Terzo Periodo Intermedio in Egitto. Su di esso, infatti, gli egittologi hanno trovato un cartiglio appartenente a Merenptah, figlio di Ramesses il Grande. Merenptah morì 150 anni prima dell'ascesa di Psusennes al potere. Ulteriori ricerche hanno dimostrato che Psusennes aveva ricevuto il sarcofago di Merenptah come regalo ed aveva aggiunto la sua firma a quella del figlio di Ramses.

Continuano le scoperte ad Aquileia

Gli scavi di via delle Vigne Vecchie ad Aquileia (Foto: messaggeroveneto.it) In via delle Vigne Vecchie , ad Aquileia , lo scavo archeo...